
Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — Manifestazioni locali

Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Superate le 200 visite
Il comportamento dei media. Il Piccolo (che per l’isontino è di gran lunga più importante del Messaggero) in questa occasione è stato più generoso (articolo su 5 colonne) che per la manifestazione del 12 marzo (un articolo striminzito su 3 colonne ed una mutilazione dei contenuti). Da notare inoltre che la RAI regionale ha annunciato alla radio che si sarebbe svolto il presidio del 2 aprile e poi ha fatto un servizio alla TV, mentre per il 12 marzo c’era stata la censura totale dell’iniziativa; e si che i numeri erano completamente diversi: 200 presenze certe al 12 marzo in confronto a meno di 100 presenze al 2 aprile.

Il Piccolo 3 aprile 2011. Fai “visualizza immagine” per ingrandire
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Messaggero Veneto DOMENICA, 03 APRILE 2011 Pagina 60 – Provincia
PRESIDIO
«Cie, struttura antidemocratica»
Chiesto il rientro a Gradisca dei tre richiedenti asilo del Cara
GRADISCA Riportare a Gradisca i tre richiedenti asilo del Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) che nelle scorse settimane erano stati trasferiti al villaggio catanese di Mineo. E’ la richiesta di associazioni, movimenti antirazzisti, partiti (Rifondazione comunista e Sinistra Critica) e rappresentanze sindacali che si sono date appuntamento ieri, davanti al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine, per un presidio «contro i bombardamenti in Libia e la guerra ai migranti». Un centinaio gli attivisti accorsi a Gradisca e pronti a denunciare la situazione di un richiedente asilo curdo «che dopo 4 mesi al Cara di Gradisca aveva ottenuto la convocazione, fissata per il 7 aprile, da parte della commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato. Adesso minaccia il suicidio, non vuole più stare nel ghetto di Mineo: vuole tornare a Gradisca per difendere i suoi diritti». Nel mirino dei portavoce del presidio, però, anche il Cie. «Un vero e proprio dispositivo di guerra interna dello Stato, creato sulla base di un’ideologia e sulla pelle dei migranti. Strutture come quella di Gradisca succhiano 5 milioni di euro l’anno agli italiani: il Cie non è un problema di sicurezza, ma di democrazia». «Il Cie è una foglia di fico – ha denunciato l’esponente dei Verdi, Alessandro Metz – per coprire gli interessi elettorali della Lega, quando i soldi che vengono spesi in queste strutture potrebbero tranquillamente sostenere politiche concrete per difendere il diritto d’asilo europeo”. (m.c.)
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Report. Oggi sabato 2 aprile in concomitanza con le manifestazioni contro la guerra in Libia, l’Officina Sociale di Monfalcone, la Tenda per la Pace, l’area dei disobbedienti, hanno organizzato un presidio al quale hanno partecipato una settantina di persone. Il comportamento della Questura. Anche in questo caso ci sono state le prescrizioni limitative da parte della Questura, ma molto meno pesanti che per il 12 marzo, meno polizia, niente fermi stradali, niente elicottero, niente divieto di somministrazione alcolici, niente divieto di uscire ai richiedenti asilo del CARA, oltre una decina dei quali ha anche partecipato tranquillamente alla manifestazione.




I nomi dei tre ragazzi del CARA deportati a Mineo

Oltre una decina di richiedenti asilo del CARA si sono uniti alla manifestazione
Marzo 17th, 2017 — Base di Aviano
Il Gazzettini on line
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Pordenone. Libia, manifestazione dei |
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PORDENONE – Un centinaio di persone hanno dato vita nel pomeriggio ad un sit-in pacifico nei pressi della Base Usaf di Aviano (Pordenone). La manifestazione di protesta è stata organizzata nell’ambito di un evento nazionale contro tutte le guerre a cui hanno aderito Rifondazione Comunista alcuni arcicoli Arci e le Donne in Nero di Udine oltre agli anarchici di iniziativa libertaria. Il presidio è durato un paio d’ore durante le quali sono continuati i voli di numerosi aerei americani di rientro o in partenza per le missioni in Libia.
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Messaggero Veneto 3 aprile 2011

Blocco stradale contro nucleare e guerra in Libia
Contemporaneamente alla manifestazione romana, davanti alla grande base aerea americana di Aviano, attuale capitale militare dei raid contro Gheddafi, hanno manifestato alcune centinaia di pacifisti. Precisi i loro obiettivi per dire: “No alla guerra, basta bombardamenti e guerre “umanitarie”, no al tiranno Gheddafi; sì all’autodeterminazione del popolo libico, sì a un programma di aiuti e di accoglienza per chi scappa da guerre, persecuzioni, fame e povertà”. L’appello per manifestare all’ingresso della base era partito, qualche giorno fa, tramite la rete, da Valentino De Piante e Michele Negro. Grazie a mail e passaparola erano presenti tante sigle della galassia pacifista e della sinistra radicale: dai giovani con le magliette di Emergency, ai circoli Arci di Montereale e Cordenons; da Legambiente Prealpi Carniche, all’Anpi provinciale al comitato referendario per l’acqua pubblica. Numerose le “Donne in Nero” friulane, gli esponenti di rifondazione comunista, giovani comunisti, sinistra critica, anarchici e cobas della scuola. Nei loro interventi, De Piante e Negro, con il rifiuto della guerra hanno auspicato scelte d’accoglienza per chi scappa dal conflitto e dalla miseria. Entrambi, impegnati per lo smantellamento degli arsenali nucleari, hanno ricordato come il movimento pacifista abbia promosso una causa contro il governo americano per aver riempito di bombe atomiche l’Italia, violando i trattati di non proliferazione nucleare. Ricordando le imponenti manifestazioni contro i conflitti in Iraq e Kossovo, qualora continui la guerra in Libia, De Piante, Negro, Raspa e altri pacifisti hanno rivolto un appello a tutte le forze contrarie al conflitto per realizzare ad Aviano una manifestazione nazionale contro la guerra. Gianluca Schiavon della direzione di rifondazione comunista e Annalisa Comuzzi delle “Donne in Nero” hanno denunciato l’intervento italiano nella guerra libica contrario alla nostra costituzione. Durante il blocco stradale della trafficata via Pordenone, durato una ventina di minuti, senza alcun tipo di tensione con le forze dell’ordine, il poeta friulano Silvio Ornella e Rita Orecchio hanno recitato versi toccanti contro le guerre. Nelle due ore di manifestazione, dalla base americana si sono alzati in volo, con rombo assordante, sei cacciabombardieri: quattro F16 e due F15.
Sigfrido Cescut

Marzo 17th, 2017 — Eolico
Commento.
Comunque, Gianni Silvestrini è forse anche troppo ottimista sull’abbandono delle voglie del ritorno del nucleare in italia.
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Repubblica 4 aprile 2011 Il sole splende e il vento soffia mentre l’atomo riflette. Dagli ultimi dati sulla produzione elettrica in Spagna e Germania arrivano indicazioni molto confortanti sulla capacità delle rinnovabili di porsi come alternativa al nucleare. L’eolico spagnolo, ormai da tempo una solida realtà, il mese scorso ha battuto un nuovo record dal valore fortemente simbolico
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QualEnergia 31 marzo 2011
Nel 2010 la Germania ha prodotto il 17% della sua elettricità con le rinnovabili. Oltre 100 TWh, più delle centrali a gas, quasi quanto il carbone e sempre più vicini al nucleare. Eolico e fotovoltaico sono riusciti a fornire alla rete anche il 30% della potenza. Record per il solare con 7.400 MW nel solo 2010. Circa 370mila gli addetti del settore.
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QualEnergia
Il voto nel Lander tedesco di Baden-Wuerttemberg, con la dura sconfitta della Merkel, toglie ogni prospettiva al nucleare in Germania. Dopo l’emergenza giapponese, questo è un altro, forse definitivo, colpo al tentativo di rinascita nucleare italiano. Ora è tempo di pensare ad una vera e incisiva transizione energetica. Un commento di Gianni Silvestrini.
28 marzo 2011
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«È stato un voto sul futuro del nucleare. Abbiamo capito» è stato il commento a caldo del vicepremier tedesco Westerwelle dopo il risultato delle elezioni di domenica nel Baden-Wuerttemberg, la più ricca regione del Paese e roccaforte del partito della cancelliera Merkel, nelle quali un elettore su quattro ha votato per i verdi. Cosa succederà in Italia? Moratoria, ha annunciato nei giorni scorsi il governo. In realtà, l’avventura nucleare si è ormai definitivamente chiusa, e il referendum non farà che rafforzare questo esito. Il tentativo di rilancio, peraltro, era stato gestito in maniera dilettantesca, con ritardi clamorosi: si pensi all’Autorità per la sicurezza nucleare, che fino alla settimana scorsa si riuniva al bar e che non ha ancora un direttore. Ma era evidente la mancanza di consenso da parte delle istituzioni locali, oltre che nell’opinione pubblica. I costi poi erano molto più alti di quelli dichiarati e il mondo finanziario era assolutamente scettico rispetto alla reintroduzione della tecnologia. Dicevamo, prima di Fukushima, che si trattava di un percorso inesorabilmente destinato ad affondare nelle sabbie mobili. Fortunatamente questo cammino si è ora interrotto e possiamo pensare con intelligenza alla transizione energetica che ci aspetta. L’incidente giapponese comporterà infatti una decisa accelerazione delle politiche sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica a livello internazionale. Sarà molto interessante nelle prossime settimane valutare i cambiamenti che si verificheranno in Germania, già capofila mondiale della riscossa delle energie rinnovabili. Ricordiamo che lo scenario del governo prevedeva che fra vent’anni la metà dell’energia elettrica sarebbe stata verde e che entro il 2050 almeno l’80% della domanda elettrica sarebbe stata coperta dalle rinnovabili. Cosa dobbiamo aspettarci adesso con la fuoriuscita anticipata dal nucleare? Un’ulteriore corsa del fotovoltaico che gode di incentivi molto più bassi rispetto all’Italia e che punta a raggiungere una potenza di 70 GWp nel 2020, una forte crescita dei parchi eolici off-shore, il potenziamento della rete con una particolare accento sulle smart grids, e infine un’attenzione alle soluzioni per l’accumulo dell’energia. In pratica è probabile che verranno rivisti al rialzo sia gli obbiettivi al 2020 che quelli al 2050. In Italia l’eliminazione della “distrazione” nucleare consentirà di gestire la crescita delle rinnovabili sia sul fronte della produzione elettrica che nel settore termico, modulando con intelligenza gli incentivi in modo da innalzare gli obbiettivi del 2020. Dovranno inoltre essere rilanciate le politiche dell’efficienza energetica definendo obbiettivi ambiziosi per i certificati bianchi che traguardino la fine del decennio. Per finire occorre rilanciare la proposta di innalzare dal 20 al 30% l’obbiettivo europeo di riduzione al 2020 delle emissioni climalteranti. 28 marzo 2011
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General

dal sito de La Repubblica



Marzo 17th, 2017 — General, Generale
LEGGI IL VOLANTINO DISTRIBUITO
Messaggero Veneto del 11/06/11
Proteste e spintoni anche senza il ministro Gelmini
«La Gelmini non c’è: il ministro dell’istruzione ha avuto paura delle contestazioni e questo è triste, vuol dire che non sa spiegare la sua riforma agli studenti». I ragazzi del Collettivo studentesco di Pordenone c’erano, invece, ieri in Comina nel “no-Gelmini Day”, anche senza il ministro. Pronti a manifestare a suon di rap e reggae del dj Tubet, contro i tagli alla scuola in occasione del taglio del nastro al nuovo polo tecnologico. «Siamo “indignados” – ha continuato Giulio Vianello, portavoce degli studenti, affiancato da precari, nonni, sindacalisti Flc-Cgil, Comitato genitori, insegnanti del Kennedy e del Flora -. Facciamo sentire la nostra voce alle autorità che non difendono la scuola statale: Tondo, Molinaro, Ciriani, Beltrame ascoltateci». «La nostra protesta arriverà alle orecchie della Gelmini – hanno detto Adriano Zonta, leader sindacale Flc-Cgil, e Natalino Giacomini, segretario regionale -. Vorremmo che le risorse investite nel polo tecnologico fossero uguali per la scuola statale. Faremo una petizione da spedire al presidente Napolitano». Cento “indignados” hanno allungato il serpentone umano, con bandiere e striscioni. Tra il popolo del “no-Gelmini Day” anche un nonno di 73 anni, pronto a protestare per i due nipoti che frequentano la primaria De Amicis. «Avevano promesso la scuola dell’informatica, inglese e impresa – ha detto Rodolfo Bertolo -. Invece per i miei nipoti ci sono meno ore: fanno più religione di inglese». Microfoni aperti nei titoli di coda. Gli anarchici di Iniziativa libertaria si sono aggregati e hanno alzato i toni contro il governo, la Gelmini e pure la riforma Berlinguer. L’attacco all’ex-ministro di sinistra non è piaciuto ai sindacalisti Flc-Cgil: sono volati parole, un paio di spintoni e poi il diverbio è rientrato. Chiara Benotti
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Generale

Incolpare la Gelmini, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di tutte le colpe della “riforma” in atto nella scuola pubblica sarebbe come complimentarsi con babbo natale per i regali sotto l’albero.
E’ tutto molto più comprensibile se le restituiamo il ruolo
pratico di segretaria e responsabile del personale del ministro dell’economia Giulio Tremonti.
La Gelmini ha difatto tagliato tutto: soldi, personale, materie scolastiche, strutture e sedi!
A partire dalle scuole elementari fino all’Università col motto “meritocrazia” ci si è avviati alla “soluzione finale” di un progetto di annichilimento, precarizzazione e declassamento della scuola pubblica italiana; istituzione statale che va riconosciuto non era comunque un fiore all’occhiello viste le non poche carenze e limiti cronici ereditati da decenni di quel “tirare a campare” che ha caratterizzato la filosofia democristiana della “prima” e “seconda” repubblica. Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
a cura del Gruppo Ecologia Sociale
MARTEDÌ, 14 GIUGNO 2011 Pagina 8 – Attualità
Tondo: «Strumentalizzazione» E riapre il dossier Krsko
Il presidente Fvg ripete la necessità di partecipare all’allargamento della centrale nucleare slovena Gottardo: «Segnale chiaro, ma il problema del fabbisogno energetico dovrà essere risolto»
UDINE Ripete d’essere un nuclearista convinto e guarda ancora alla centrale di Krsko. Poi il governatore Renzo Tondo bolla il referendum come una «mistificazione colossale» e spiega perché va rivista la legge per indire la consultazione. Tondo non è andato a votare, come aveva anticipato e allora esplicita le sue ragioni. «Questi referendum erano e sono una mistificazione colossale. L’unico motivo era il tentativo di dare una spallata al governo di Silvio Berlusconi su leggi che la stessa sinistra (come per citarne una quella sull’acqua) aveva approvato e che sono state mal comunicate. Detto questo raccogliamo una protesta popolare contro il governo di cui dobbiamo farci carico. La mistificazione – insiste Tondo – sta tutta nella non corretta informazione sui temi dell’acqua pubblica. Il quesito su questo tema è qualche cosa che grida vendetta perché è stata comunicata dai promotori come la privatizzazione di un bene generale, ma non era così». Tondo ha quindi citato l’ex ministro Franco Bassanini, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e l’ex ministro e ora segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «La legge sulle privatizzazioni dei servizi era stata promossa addirittura dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando era ministro dell’Interno. È la dimostrazione – prosegue il presidente Fvg – di come la Sinistra abbia voluto strumentalizzare, riuscendoci, questi referendum». Poi il nucleare. Il governatore ribadisce d’essere un nuclearista convinto, lui che ha sempre scacciato il rischio di una centrale in Friuli Venezia Giulia, ma ripetuto la necessità di partecipare all’allargamento di quella di Krsko. «Sulla struttura in Slovenia ora bisognerà capire cosa intende fare Lubiana. Ma è evidente che con il risultato di questa consultazione in Italia le centrali non si faranno e di nucleare non si parlerà più per almeno un decennio. La Slovenia deciderà cosa fare. E comunque – aggiunge Tondo – sarebbe opportuno farsi promotori di un’azione politica che possa mettere in sicurezza quella centrale. Io lo farei volentieri, anzi se così sarà parteciperemo, ma a questo punto bisognerà capire le intenzioni della Slovenia». Per il governatore, infine, la norma va cambiata. «Noi prevediamo 500 mila firme per promuovere un referendum, ma questo poteva valere nel ’48 – spiega il presidente Fvg – quando è stata fatta la Costituzione, quando non c’erano radio, televisione, internet, insomma gli strumenti di comunicazione di oggi. In ogni caso, lo ripeto – conclude Tondo – non c’è dubbio che questa sia stata una forte spallata al governo e questo è il significato politico di questo referendum». E di strumentalizzazione parla anche il coordinatore regionale del Pdl, Isidoro Gottardo. «Gli italiani si sono espressi contro il nucleare e perché l’acqua sia un bene pubblico e hanno voluto lanciare alla politica un segnale chiaro del proprio disagio. Ma che l’acqua fosse un bene pubblico nessuno lo ha mai messo in discussione ed è stato falso farlo credere – commenta Gottardo – tuttavia è chiaro che referendum o no il problema di introdurre liberalizzazione nei servizi acqua, trasporti e rifiuti è un fatto che rimane e che l’Italia, chiunque la governi, dovrà risolvere eliminando sprechi e rendite parassitarie che le gestioni pubbliche, fatte le dovute eccezioni, consentono». Gottardo riconosce poi un segnale chiaro: il no al nucleare. «E’ indubbio, ma il fabbisogno energetico dovrà comunque essere risolto perché per quanto si spinga sulle energie rinnovabili queste non risolveranno del tutto il problema dell’Italia che continuerà, purtroppo, ad avere attorno a sè le centrali nucleari comprando da queste l’energia che ci serve. La sicurezza di queste è un problema che non riguarda solo chi le ha, ma anche chi ne può subire le conseguenze. I referendum, il cui responso deve essere ineccepibile, devono restare uno strumento per i cittadini e non per la politica che li strumentalizza per altri fini», conclude Gottardo.