ANTIMILITARISMO/ Sabotaggio nella caserma Cantore a Tolmezzo

Messaggero Veneto 18 ottobre 2011

 

La caserma “Cantore” di Tolmezzo che ospita il 3°reggimento di artiglieria terreste

Sabotati alcuni mezzi militari
nella caserma di Tolmezzo

Una dozzina di mezzi sono stati resi inutilizzabili con dello zucchero messo nella notte nei serbatoi. Bloccata un’esercitazione a fuoco. Sui mezzi dipinti falci e martello e simboli della pace. Si sospetta di alcuni volontari in ferma breve.

TOLMEZZO. Una dozzina di mezzi dell’Esercito del Terzo Reggimento di artiglieria terrestre di stanza nella caserma “Catore” a Tolmezzo, in provincia di Udine, sarebbero stati sabotati e resi temporaneamente inutilizzabili all’interno della caserma.

A renderlo noto è il portale di informazione su sicurezza e difesa GrNet.it secondo cui il «fatto sarebbe accaduto la notte tra domenica e lunedì scorsi, ma la notizia è trapelata solo ora». I mezzi sarebbero stati bloccati versando dello zucchero nei serbatoi, bloccando di fatto un’esercitazione a fuoco programmata. Sui mezzi sarebbero state dipinte con una vernice rossa spray i simboli di falce e martello e la «A» cerchiata di rosso dei movimenti anarchici.

Secondo GrNet.it, «le rivendicazioni di tale atto proverrebbero dai volontari in ferma breve. Una delle tante scritte rinvenute sui mezzi infatti reciterebbe “più rispetto per il personale volontario e di truppa, non nascondetevi dietro al grado”; altri frasi dello stesso genere sarebbero state incollate sui vetri dei mezzi con dei fogli di carta».

 

Messaggero Veneto del 20/10/11

 

La Julia: i sabotatori hanno agito in gruppo

 

Potrebbero arrivare oggi stesso i Ris per dare un contributo determinante alle indagini e per chiudere quanto prima la vicenda che sfregia fastidiosamente l’immagine della Julia. Tra gli elementi a disposizione degli investigatori c’è anche il ritrovamento della bomboletta spry usata per imbrattare i mezzi sabotati. Quei segni sui parabrezza hanno però di fatto insospettito gli altri soldati che hanno immediatamente effettuato una verifica meccanica sui mezzi che ha messo in luce il sabotaggio con lo zucchero. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero dunque molti gli elementi attorno ai quali ruoteranno le indagini. Anche perchè la speranza è che qualcuno possa avere visto qualcosa nella notte tra domenica e lunedì scorso e adesso decida di vuotare il sacco. (d.pe.) di Domenico Pecile wTOLMEZZO Una buffonata, una goliardata, una bambinata; in ogni caso, un episodio senza alcuna giustificazione. I commenti dei vertici della caserma “Cantore” di Tolmezzo, sede del 3° Reggimento artiglieria di montagna, sembrerebbero benevoli, sdrammatizzanti. In realtà, oltre a un comprensibile imbarazzo nascondono la volontà della Julia di usare il pugno di ferro. Ragazzata? Certo, potrebbe essere. Ma chi ha sbagliato, fanno sapere, adesso rischia il carcere. Quello militare. Del resto, come spiega il generale Giovanni Manione, comandante della Julia, che di se stesso dice essere “un alpino fin nel midollo”, «chi ha sabotato alcuni mezzi dell’esercito mettendo dello zucchero nel serbatoio e sporcando gli stessi mezzi con gli spray ha commesso un reato. Un reato – aggiunge – che per i colpevoli potrebbe significare la prigione». E che la Julia abbia intenzione di chiudere quanto prima l’incidente perlomeno odioso sotto il profilo dell’immagine (anche perchè non ha precedenti) lo testimoniano tre elementi. Primo: il comandante Manione ha deciso di parlare senza remora alcuna. Secondo: è stato annunciato l’arrivo dei Ris, chiamati a dare un supporto determinante alle indagini. Terzo: è stato aperto dalla Procura militare un fascicolo per danneggiamento. «Secondo me – dichiara Manione – si è trattato di una bambinata di qualcuno che ha male interpretato le disposizioni operative. Mi spiego: dopo il rientro dall’Afghanistan e un periodo di stasi, adesso l’attività è ripartita a mille. Bene, credo che qualche ragazzino, probabilmente stressato per la ripresa degli addestramenti, abbia avuto un colpo di testa». Poi, due precisazioni dello stesso comandante. La prima riguarda il fatto che probabilmente «ad agire non è stato un singolo soldato, ma due, tre o forse quattro»; l’altra che la motivazione della bravata «non è assolutamente ascrivibile a un malumore interno alla caserma, come qualcuno vorrebbe far credere». Manione smentisce poi le voci, riferite dal portale di informazione su sicurezza e difesa GrNet.i secondo cui sui mezzi sabotati sarebbero state dipinte con una vernice rossa spray simboli politici come la falce il martello, la A degli anarchici e anche la svastica nazista. «Credo di poter affermare con assoluta sicurezza – precisa – che chi ha usato lo spray sul parabrezza non ha disegnato alcun simbolo politico. E chi dice questo usa la fantasia». Eppure, anche ieri lo stesso portale GrNet.it insisteva sul fatto che sui mezzi sabotati sono comparsi simboli di carattere politico. Insomma, gli interrogativi restano. E il primo sorge spontaneo: possibile che nessuno abbia visto nulla? Manione replica immediatamente: «All’interno della caserma non ci premuriamo di prendere precauzioni contro noi stessi. Qualcuno, semplicemente, è sceso dalle camere e ha fatto quello che ha fatto. E chi poteva vederlo? Del resto, è come se un padre di famiglia dovesse preoccuparsi che qualcuno dei suoi familiari potrebbe rubare in casa». Intanto, come fa capire lo stesso comandante, la macchina investigativa – per individuare quanto prima i colpevoli – è già in moto ed è affidata alla Procura militare e allo stesso comandante della Caserma che, nella fattispecie, ricopre anche il ruolo di ufficiale giudiziario

MINEO/ La rivolta dei sindaci: “presto diventerà un lager”

da La Repubblica

L’EMERGENZA

Mineo, la rivolta dei sindaci /FOTO
E a Lampedusa manca l’acqua

Gli amministratori locali hanno cercato di impedire l’ingresso degli immigrati al Villaggio della solidarietà. “Maroni ci ha preso in giro”. Allarme acqua potabile sull’isola: sta finendo.  Sbarcati altri 110 migranti. La Regione avvia una serie di interventi igienico-sanitari

Altri 110 immigrati sono sbarcati a Lampedusa nel pomeriggio a bordo di due barconi. Sempre più critiche la situazione sull’isola dove sono stipati più di quattromila migranti. Nelle prossime ore, fa sapere la Regione, saranno avviati una serie di interventi gienico-sanitari: una bonifica e la pulizia straordinaria sull’isola, effettuata da ditte specializzate, per il ripristino delle condizioni igieniche.

Tensione questa mattina a Mineo (Catania) al momento dell’arrivo dei 498 immigrati provenienti da Lampedusa. Sindaci e amministratori della zona hanno cercato di impedire l’ingresso dei pullman con i clandestini al Villaggio della solidarietà, inaugurato la settimana scorsa. Dopo qualche minuto di tensione, poco dopo le 13, le forze dell’ordine hanno fatto entrare gli autobus.

La struttura, costituita da 404 alloggi, fino a poco tempo fa ospitava i militari della base Nato in servizio a Sigonella. Il governo nazionale l’ha trasformata in un centro di accoglienza per immigrati, assicurando che sarebbero stati ospitati solo richiedenti asilo politico.

“E invece era una presa in giro – attacca il sindaco di Caltagirone, Francesco Pignataro – È una grande farsa che noi respingiamo al mittente. Questa non è una riserva indiana, presto diventerà un lager. Nella riserva indiana c’era un equilibrio ecosistemico ma qui queste persone non sanno come trascorrere la giornata”.

I 498 tunisini sono arrivati questa mattina da Lampedusa con la nave militare San Marco (FOTO) che ha attraccato al porto di Augusta. Anche lì gli amministratori locali hanno fatto sentire la loro protesta. “Non firmeremo nessun protocollo sulla sicurezza perché non ci sono le condizioni per garantirla”, ha detto ancora Pignataro. “Il primo protocollo sulla sicurezza – ha aggiunto il sindaco di Caltagirone – sarebbe quello di mantenere la parola data. E Maroni sta invece palesemente venendo meno a ogni impegno, trattando il nostro territorio con i piedi”.

Parla di “una colossale presa in giro” e di “un perfido inganno”, il sindaco di Mineo Giuseppe Castania riferendosi all’utilizzo del Villaggio della solidarietà anche per chi non ha richiesto asilo: “Questo progetto è nato male e sta procedendo peggio – sottolinea Castania – Sette immigrati sono già scappati. Come si fa a gestire questa emergenza con tanto pressappochismo?”.

Dopo le partenze di ieri, tra cui quelle di 83 minori, sono ancora 4.376 i clandestini presenti a Lampedusa. Altri due barconi stanno arrivando con altri 150 migranti. Lo dice l’assessore regionale al Territorio Gianmaria Sparma giunto sull’isola, che ha fatto una riunione col sindaco delle Pelagie, Bernardino De Rubeis. “Siamo delusi dall’attuazione del piano di evacuazione, predisposto dal ministero dell’Interno, per i clandestini – ha detto Sparma – E’ insufficiente il ponte aereo di oggi, perché quattro o cinque voli non sono adeguati nemmeno a coprire gli arrivi della giornata, mentre occorre portare, al più presto, la situazione di Lampedusa dai 4.500 attuali agli 800 ospiti previsti nel centro di accoglienza. E’ allora indispensabile, per bloccare alla radice il fenomeno, consentire che i profughi individuati oltre le 50 miglia marine dalle coste di Lampedusa vengano trasferiti direttamente sulla terraferma invece che sull’isola”.

Un gommone con a bordo cinque extracomunitari è stato intercettato a terra dai carabinieri, dopo avere raggiunto l’isola di Pantelleria. I nordafricani sono stati accompagnati in caserma in attesa di essere trasferiti a Trapani con il traghetto di linea.

Ma è a Lampedusa che, numeri alla mano, l’emergenza sbarchi ha assunto dimensioni drammatiche. Questa mattina l’amministrazione comunale ha annunciato che sull’isola l’acqua potabile non è più sufficiente. E la richiesta di una fornitura straordinaria di ventimila metri cubi, fatta già da un mese, non ha avuto ad oggi copertura economica da parte del ministero della Difesa. Tra isolani, clandestini e forze dell’ordine, sull’isola attualmente sono presenti 11 mila persone.

La vita dei migranti La protesta degli abitanti dell’isola

La Difesa ha messo a disposizione 13 siti “in ogni parte del territorio nazionale, al Nord, Centro e Sud, per un totale di circa 4.600 ettari”, per “l’accoglienza, soprattutto di profughi, in caso di esodi consistenti dalla sponda sud del Mediterraneo”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel suo intervento in aula a Montecitorio sulla crisi libica.

I siti, ha precisato, sono a disposizione “per ogni opportuno utilizzo demandato ad altri ministeri, in particolare a quello dell’Interno”. La Difesa, ha spiegato ancora La Russa, ha messo a disposizione delle prefetture locali “altri 200 uomini fino al 30 giugno 2011”. In particolare, 100 militari sono stati assegnati al prefetto di Agrigento per il centro di accoglienza di Lampedusa e 50 al prefetto Catania per il centro di Mineo, per svolgere funzioni di vigilanza e sicurezza.

Lombardo scrive a Napolitano VIDEO

Nel business degli sbarchi è entrata in gioco anche la mafia. Sono stati arrestati a Catania diciannove extracomunitari ritenuti gli scafisti del barcone di migranti arrivato tre giorni fa sulle coste della provincia etnea. Fra gli arrestati, anche due minorenni. Tutti hanno affermato di essere egiziani. I migranti finora rintracciati dopo quello sbarco sono 136. La maggior parte è stata trasferita in centri di accoglienza. Nell’ambito della stessa inchiesta la Dda della Procura di Catania ha indagato, in stato di libertà, quattro presunti appartenenti a un clan mafioso della zona di Riposto e Mascali, la cosca Brunetta, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di clandestini. Sarebbero stati loro a fornire una barca di pescatori, la ‘Felice’, che avrebbe dovuto portare a terra i migranti che erano sul peschereccio egiziano.

RICCARDI E L’AUTO BLU/ Che figura di merda!!

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Commento

Riccardi dice: «Risponderò volentieri in aula al consigliere Pustetto – fa sapere – e nell’attesa gli dico solo che io lavoro dalla mattina alla sera e quel giorno lavoravo come sempre. Discutere e partecipare agli incontri nei comuni è un mio dovere».

Ma se Brunetti ha detto che l’incontro era privato!

E Duz ha addirittura negato che ci sia stato!!

Che figura di merda!!!

mattinasera

L’Assessore (non eletto) Riccardo Riccardi

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CSA Udine/ Volantino sulla Libia + sfidiamo Tondo e la Lega

Sfidiamo Tondo e la Lega: No al razzismo Si all’accoglienza dei profughi dal nord-africa; un’accoglienza diffusa, partecipata e socializzata per evitare la ghettizzazione, l’isolamento, le strumentalizzazioni razziste ed il rigetto da parte della popolazione.

Il CSA di Udine, nel dibattito al suo interno, aveva elaborato lo slogan “La Guerra Uccide la Rivoluzione”, per intitolare un volantino sulla situazione Libica, per poi scoprire che questo titolo si adatta benissimo  ai contenuti della lettera di un compagno libico che gira nei siti anarchici e che di conseguenza abbiamo pubblicato come volantino con questo titolo. Ovviamente non abbiamo alcun dubbio che vada respinto ogni intervento militare in Libia, come in ogni altra parte del mondo, ma, nella fattispecie, non abbiamo mai avuto dubbi che Gheddafi sia
libiairanegitto
Lo striscione predisposto dal CSA a Gradisca contro il CIE il 12 marzo
Evidentemente andrebbero aggiunti Algeria, Yemen, Bahrein, Siria… e speriamo un numero sempre maggiore di situazioni di rivolta proletaria
un criminale, armato dagli stessi che ora lo “combattono”; Francia ed Italia in particolare; soprattutto però siamo convinti che la rivolta Libica sia reale ed autentica e che non sia riducibile a manovre dell’imperialismo.
Non è azzardato pensare che gli interventisti-militaristi abbiano prima aspettato che Gheddafi indebolisse fortemente la Rivoluzione, fino quasi ad annientarla ed è solo a quel punto, quando le truppe “lealiste”, stavano per entrare a Bengasi, che, in maniera strumentale, è scattato l’intervento militarista il quale, ancor prima di eliminare Gheddafi, evidentemente, punta a sepellire la Rivoluzione.

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ELETTRODOTTO Udine Ovest/ Il Ministero prende a pesci in faccia i Sindaci

Messaggero Veneto VENERDÌ, 25 MARZO 2011 Pagina 17 – Cronache

Elettrodotto, via libera più vicino

Il ministero dell’Ambiente gela i sindaci e il Comitato protesta a Roma

di Federica Barella I sindaci dei comuni contrari alla realizzazione aerea dell’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest, ieri in missione a Roma al ministero dell’Ambiente (su intercessione dell’Anci regionale e nazionale), hanno ricevuto una vera e propria doccia fredda dal direttore generale del ministero Mariano Grillo. E’ stato quest’ultimo infatti ad annunciare ai sindaci di Pavia di Udine, Mauro Di Bert, Mortegliano, Alberto Comand, e di Lestizza, Geremia Gomboso, che il progetto di Terna, così come presentato dalla società (e quindi con il passaggio della linea quasi tutto in aerea) sta per ottenere il “Via” positivo e definitivo per procedere poi alla realizzazione concreta del progetto. «Si tratta di un passaggio decisamente fondamentale e importante – hanno commentato al termine dell’incontro i sindaci, certamente delusi ma decisi comunque a far valere ancora le proprie ragioni -. A questo punto non ci resta che aspettare di vedere il documento approvato dal ministero per riuscire a capire in che modo potremo ancora tentare di far rivedere il progetto. E’ chiaro però che a questo punto le nostre pressioni si concentreranno anche e soprattutto nei confronti della Regione. Come prevede il decreto 112 del 2002 in sede di atto d’intesa crediamo di poter ancora far sentire le nostre voci. E comunque poi c’è ancora la possibilità di giocare la carta di ricorsi giudiziali agli organi amministrativi. Non abbandoniamo certo la speranza di veder sì realizzato questo progetto, che capiamo essere fondamentale per lo sviluppo della nostra regione, secondo un progetto però interrato e quindi meno impattante per l’ambiente». Più duro nei confronti della Regione invece la presa di posizione di Aldevis Tibaldi, presidente del comitato per la vita del Friuli rurale, che ha anche inscenato ieri a Roma una piccola protesta di fronte la sede del ministero. A suo giudizio Trieste è infatti colpevole di non essersi di fatto espressa su questa opera. «Il presidente Tondo dovrà dare pubblica giustificazione del suo operato – ha spiegato ieri Tibaldi -. Ma il comitato non rinuncerà a mettere in atto nuove e più incisive forme di lotta per far valere la volontà popolare».

NUCLEARE/ Krsko: due blocchi in 48 ore

MV 26 marzo

Nucleare, la centrale di Krsko ferma per un guasto

 

UDINE La centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, è stata fermata l’altra sera verso le 22.30 a causa di un problema all’elettrodotto a cui è collegata. E’ stato il secondo blocco dell’impianto in 48 ore. Infatti, un analogo problema si era verificato anche mercoledì. Responsabili dell’impianto hanno riferito che la centrale si è fermata automaticamente dopo che dal sistema energetico è saltato un elettrodotto che trasporta l’energia in direzione della Croazia. Nessun rischio per la popolazione e per l’ambiente, livello zero di pericolosità, hanno garantito fonti slovene.

Il presidente dell’amministrazione dell’impianto atomico, Stane Rozman, al microfono del Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia, ieri ha spiegato: «Per noi è fondamentale informare regolarmente sull’attività della centrale e segnalare ogni singolo cambiamento o blocco. La trasparenza ci garantisce l’alto livello di fiducia dell’opinione pubblica». Ma c’è chi vuole vederci chiaro. Il senatore del Partito democratico Carlo Pegorer ha presentato infatti un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sull’incidente che si è verificato l’altra sera nella centrale nucleare. «Posto che non è la prima volta che la centrale nucleare di Krsko, situata a un centinaio di chilometri dalla frontiera italiana, registra incidenti conseguenti al suo malfunzionamento – ha spiegato Pegorer – chiedo se il Governo italiano sia in possesso o meno di più dettagliate informazioni su tali recenti incidenti». Secondo Pegorer, poi, nel caso di incidente grave nella centrale di Krsko con la possibile fuoriuscita di vapori contaminanti, «il territorio del Friuli Venezia Giulia ne sarebbe investito in poche ore».

Per la serietà di «un simile grave possibile evento», ha detto ancora il senatore democratico, «la stessa Repubblica di Slovenia si sarebbe dotata di dosi di iodio sufficienti a garantire la cura della propria popolazione». Pegorer, nell’interrogazione, chiede anche al governo italiano se «sia stato definito un piano di distribuzione di pillole di iodio nei territori posti nelle vicinanze di paesi nei quali sono ubicate e funzionanti centrali nucleari da utilizzare in caso di insorgenza di nube tossica da tali impianti».

La centrale di Krsko, l’unico impianto nucleare nei Paesi della ex Jugoslavia, è stata costruita congiuntamente nel 1981 dalla Croazia e dalla Slovenia e dovrebbe restare operativa fino al 2023. Quest’anno il governo di Lubiana dovrebbe varare un piano di sviluppo energetico che prevede anche la costruzione di un secondo reattore. E il presidente della Regione Renzo Tondo ha sempre affermato di voler partecipare allo sviluppo della centrale.

(26 marzo 2011)


da Il Piccolo

Nucleare, la centrale di Krsko fa le bizze

Secondo guasto in due giorni nella “sicurissima” centrale nucleare di Krsko. Come già successo mercoledì, l’impianto è andato in blocco. Le autorità: tutto ok

 

di Stefano Giantin

BELGRADO Ancora un intoppo per la centrale nucleare di Krsko, il secondo in 48 ore. Dopo il blocco automatico di mercoledì, l’impianto non è riuscito, come da programma, a rientrare in servizio giovedì sera per un nuovo problema all’elettrodotto che convoglia l’elettricità verso la Croazia. «Nessun allarme», hanno affermato i responsabili di Krsko. Il guasto non ha comportato pericoli né per la centrale, né per la popolazione. Sul sito internet della «Nuklearna Elektrarna Krsko» si trovano maggiori dettagli sull’accaduto. «Dopo un accurato esame delle attrezzature a seguito del blocco automatico di mercoledì, sono state riscontrate alcune anomalie nel sistema. Per eliminare le irregolarità c’è bisogno di altro tempo – continua il comunicato – la centrale tornerà operativa la settimana prossima». Krsko è comunque «in uno stato di arresto sicuro e non ci sono effetti sulle persone o sull’ambiente».

Mercoledì la centrale era stata fermata sempre a causa di un problema alla rete di distribuzione elettrica verso Zagabria. L’incidente era stato classificato a «rischio zero» dalla dirigenza di Krsko. Dirigenza che ieri ha messo la faccia per tranquillizzare l’opinione pubblica, compresa quella italiana. Secondo Stane Rozman, presidente del consiglio d’amministrazione della centrale, «è fondamentale informare regolarmente sull’attività della centrale e segnalare ogni singolo cambiamento o blocco. La trasparenza ci garantisce l’alto livello di fiducia raggiunto presso l’opinione pubblica», ha detto Rozman ai microfoni del Tg regionale della Rai. La centrale vanta due cicli di raffreddamento e sarebbe in grado di resistere a terremoti ben più intensi di quelli che possono verificarsi nell’area.

Dovrebbe rimanere operativa fino al 2023, ma la Slovenia sta pensando alla costruzione di un secondo reattore entro il 2013. Ma sono in molti oggi a non fidarsi cecamente né del nucleare in se e per sé, né tantomeno di Krsko. Allarmato dai guasti alla centrale, il senatore Pd Carlo Pegorer ha presentato ieri un’interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo per sapere se il governo italiano «sia in possesso o meno di più dettagliate informazioni su tali recenti incidenti».

La Slovenia, aggiunge con preoccupazione il senatore democratico, «si sarebbe dotata di dosi di iodio sufficienti a garantire la cura della propria popolazione» in caso di incidente grave. E Pegorer si domanda se anche l’Italia ha un piano simile. Piano utile in caso di un malaugurato – anche se a detta degli esperti improbabile – serio incidente a Krsko.

PORDENONE: rassegna stampa sul presidio contro la guerra

Messaggero Veneto del 27/03/11

Libia, protesta in piazza Giallo profughi a Travesio

 

Profughi in Friuli Venezia Giulia, i primi giorni della settimana il ministro dell’Interno Roberto Maroni renderà noto il piano nazionale delle accoglienze. Se Clauzetto l’altro giorno era entrato un po’ a sorpresa nell’elenco delle realtà italiane che potrebbero assumersi l’impegno umanitario tanto che era intervenuta una smentita del sindaco, ieri è stata la volta – attraverso una voce più insistente – del comune di Travesio dove sarebbero stati indicati anche due siti per ospitare 50 persone: la vecchia polveriera e il poligono di tiro. «Sono sorpreso – ha spiegato il sindaco Diego Franz – in quanto non vi è alcun atto ufficiale. Il poligono è privo di manutenzione ormai da anni, la polveriera non è adatta a questo scopo: già oggetto di atti vandalici, è in fase di bonifica. Travesio è una piccola comunità, sarebbe meglio alloggiare altrove i profughi. Dovesse trattarsi di un atto di solidarietà, la comunità, comunque, non si tirerebbe indietro». Se in pedemontata è andata in scena l’ipotesi accoglienza di profughi libici, in pianura ieri è andata in scena la manifestazione contro la guerra in Libia. «No alla guerra, libertà e pace per il popolo libico». Studenti in piazza XX Settembre, a Pordenone con le bandiere arcobaleno e il gruppo di Iniziativa libertaria. Tre ore di sit-in, volantinaggio e slogan no-war per scuotere le coscienze. La reazione c’è stata davanti al banchetto degli anarchici: «Stop ai flussi di immigrati» ha detto Antonio Ferrari, neodiplomato nei corsi serali dell’Itis Kennedy. «Non c’è lavoro in Italia e nemmeno a Pordenone per tutti gli stranieri», ha sostenuto. Punti di vista opposti risolti in scintille dialettiche, con i Giovani comunisti in campo per lo stop ai teatri di guerra. «Fuori l’Italia dalla Nato: siamo dalla parte del popolo libico – hanno detto Renzo Sthylla con Benedetto, Adriano, Marco, Rita Orecchio, Mauro Marra, Luigina Perosa -. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e una soluzione pacifica del conflitto». Studenti in prima linea del liceo Leopardi-Majorana, Itis Kennedy, Isis Flora: «Il Collettivo studentesco Pordenone Cspn – hanno detto Giulio, Alesandra, Valerio e Luca del gruppo liceale del Leopardi-Majorana rivendicando la soluzione umanitaria – è contro la guerra “colonialista” della Nato e dell’Onu. Pace e libertà per il popolo libico: è partita l’ennesima guerra travestita da “missione umanitaria” per spartirsi le risorse energetiche di cui l’Italia è la prima interessata». Collettivo in piazza anche sabato prossimo, 2 aprile, in parallelo alla marcia di Emergency a Roma. Matteo Pinzana Chiara Benotti

CIE: due nuovi lager in regione?

 

Messaggero Veneto del 29/03/11

Clauzetto e Sgonico: le due tendopoli in Fvg

 

UDINE In Friuli Venezia Giulia saranno inviati circa mille degli extracomunitari – probabilmente tutti tunisini – che in questi giorni hanno “invaso” Lampedusa: 500 a Clauzetto di Pordenone e altrettanti a Sgonico. I numeri non sono stati ancora ufficializzati, ma è già polemica: la Lega Nord di Pordenone è pronta ad alzare le barricate per evitare «l’ingresso in regione dei clandestini» anche perchè, secondo indiscrezioni, a questi due siti se ne potrebbe aggiungere un altro: la caserma Monti di Pordenone. L’ufficializzazione dei siti era attesa per oggi, ma ieri sera il ministro Maroni ha anticipato il piano di evacuazione dell’isola siciliana, allo stremo e invasa da oltre cinquemila tunisini. Un’accelerazione dovuta alla situazione ormai fuori controllo. Il piano, su cui stanno lavorando i tecnici dell’unità di crisi del Viminale, sarà domani sul tavolo del Consiglio dei ministri. Per svuotare Lampedusa, dunque, il ministero ha deciso che domani arriveranno nell’isola cinque navi passeggeri e la San Marco della Marina Militare, per un totale di diecimila posti. L’obiettivo è quello di portare via tutti i migranti, sperando che non ne arrivino altri. Per ospitare gli oltre cinquemila tunisini, il Viminale ha deciso di individuare una serie di aree dove allestire le tendopoli e utilizzare alcuni dei 13 siti messi a disposizione dalla Difesa che, nelle intenzioni del governo, avrebbero dovuto accogliere soltanto i profughi provenienti dalla Libia: tra caserme e aree dismesse ci sono, in Friuli Venezia Giulia, Clauzetto e Sgonico, quindi Trapani, Marsala e Torretta (Palermo) in Sicilia; Manduria (Taranto), Carapelle (Foggia) e San Pancrazio Salentino (Brindisi) in Puglia, Boceda (Massa Carrara) in Toscana, Monghidoro (Bologna) in Emilia Romagna, Cirè e Front (Torino) in Piemonte, Castano Primo (Milano) in Lombardia. Due campi sono di fatto già in funzione: la tendopoli di Manduria, dove ci sono circa 600 migranti e, oggi, arriveranno con nave Grimaldi altri 827, e quella nell’ex aeroporto di Chinisia a Trapani, dove si sta predisponendo l’accoglienza per 500 persone. Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha assicurato che a Manduria andranno al massimo 1.500 migranti» e che è «intenzione del governo – ha confermato Mantovano – far sì che il carico di questa situazione sia distribuito su tutto il territorio nazionale». Domani, subito dopo il Consiglio dei ministri è in programma l’incontro al Viminale con Regioni, Province e Comuni: sarà quella l’occasione per ribadire che per superare l’emergenza serve il contributo di tutti, nessuno escluso. Ma il Carroccio pordenonese è già sul piede di guerra: ieri sera si è tenuto il direttivo provinciale con al centro, appunto, l’emergenza profughi. Dalle informazioni giunte ai dirigenti del Carroccio, al sito di Clauzetto (il poligono militare dove sarebbe allestita una tendopoli) si aggiungerebbe quello della caserma Monti, nella zona della Comina a Pordenone. Una struttura militare non utilizzata, nell’elenco dei beni dismissibili, che sarebbe della partita. Il Carroccio è pronto ad alzare le barricate. La Prefettura, invece, ieri sera era completamente al buio, visto che non aveva ricevuto comunicazioni ufficiali dal ministero, né circa la tendopoli di Clauzetto, né sul possibile coinvolgimento della Monti.

 

Maroni: profughi africani nella caserma di Sgonico

 

Fino a 20 anni fa era la sede dei Lancieri di Novara. Ora è nella lista dei tredici centri di accoglienza indicati dal Ministero. Il sindaco Sardoc: Ma è di nostra proprietà ed è in uno stato di degrado

di Corrado Barbacini

 

La caserma di Borgo Grotta, nel Comune di Sgonico, è stata indicata dal ministro Roberto Maroni come uno dei tredici centri dove l’Italia potrebbe ospitare «immediatamente» i profughi della Libia. La struttura rientra nel cosiddetto piano dell’emergenza immigrati. Lì, dove fino a vent’anni fa, operavano i reparti dei Lancieri di Novara in un’area praticamente parallela al paese di Borgo Grotta, potrebbe insomma sorgere un Cie provvisorio. Cie è l’acronimo di Centro di identificazione ed espulsione. Insomma potrebbe trattarsi di una struttura simile a quella di Gradisca, in questo caso, ovviamente destinata in via esclusiva ai profughi della Libia. La notizia della caserma di Borgo Grotta è uscita ieri da ambienti romani vicini al ministro degli Interni. Ma fin da subito il sindaco di Sgonico, Mirco Sardoc, mette le mani avanti. Con malcelata ironia osserva: «Credo che si un po’ prematuro. Bisognerebbe creare le condizioni».

 

E poi lancia l’affondo: «Si dimenticano che la caserma è una proprietà del Comune di Sgonico. «In questi casi – puntualizza – bisognerebbe coinvolgere almeno il proprietario. Qualcuno mi dovrà spiegare perché non si coinvolgano per esempio le proprietà di altri comuni». E poi annuncia: «E’ un sito inquinato. Bisognerebbe bonificarlo dall’amianto. E le condizioni sono di degrado assoluto. Non c’è un sanitario nell’intera struttura e per vent’anni, prima che diventasse di proprietà del Comune, è stata meta di vandali». Alla fine propone: «Se si vorrà procedere con un esproprio…».

 

Come dire: se vogliono la caserma la paghino. Della eventuale riconversione se n’era parlato, seppur in via indiretta, due settimane fa quando il prefetto Alessandro Giacchetti aveva presieduto un incontro con la presidente della provincia Maria Teresa Bassa Poropat e il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto. Erano andato da lui come rappresentante dell’Upi e presidente dell’Anci. Racconta Poropat: «Avevamo rilevato che quello dei siti era un problema di rilevanza regionale che deve essere condiviso. Avevamo anche manifestato la preoccupazione dell’impatto provocato da una struttura del genere in un paese di 800 abitanti». Però il piano presentato dal ministro Maroni «non esenta alcuna regione dal prendersi in carico i profughi libici». Il criterio tutto quantitativo di distribuzione prevede mille stranieri ogni milione di abitanti. A dividersi l’onere in regione saranno, secondo la lista, l’ex poligono Ciarlec a Clauzetto e la caserma di Borgo Grotta.

 

E riguardo al reperimento dei siti, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, non le manda a dire. «Che vadano in Friuli. Hanno tante caserme abbandonate da utilizzare. I profughi dovrebbero essere tenuti in mezzo alla campagna, non vicino a un centro abitato. Per fortuna – chiosa – che la questione non riguarda una struttura in Comune di Trieste. Anche perché la caserma di Banne è inagibile da tutti i punti di vista». Ieri la notizia dell’indicazione della struttura di Borgo Grotta si è diffusa a macchia d’olio. Diversi abitanti si sono fermati vicino alla caserma che ha i cancelli sbarrati. «Donne e bambini che vengano pure. Noi aiutiamo chi ha bisogno. Ma gli uomini che hanno fatto la guerra, è meglio di no», dice una che ieri pomeriggio stava facendo una passeggiata con un’amica proprio lungo il sentiero che costeggia il muro di quello che potrebbe diventare il nuovo Cie. E aggiunge: «Chi vivrà vedrà».

 


da Il Piccolo

 

“Profughi africani a Sgonico? Assurdo”

 

Il centrodestra del Comune carsico si allinea al sindaco Sardoc. La Lega: “Dipiazza intervenga per bloccare il progetto”

 

di Claudio Ernè

Chiederemo la convocazione urgente del Consiglio comunale di Sgonico per discutere di ciò che sta accadendo. Voglio sperare che la scelta dell’ex caserma Dardi come sede di un Centro di identificazione per immigrati non sia vera. Può darsi che il nome sia finito casualmente nella lista approntata a Roma assieme a quello di tante altre caserme dismesse. Ma questa scelta è assolutamente improponibile, sia perché l’area è di proprietà del nostro Comune, sia perché per renderla agibile sono necessari più di un milione di euro».

Lo hanno affermato ieri due consiglieri comunali d’opposizione nella località carsica in cui risiedono complessivamente 2190 persone. Denis Zigante del Partito delle Libertà e Piero Geremia dell’Unione di Centro sembrano oggi più vicini alla posizione espressa su questo tema dal sindaco Mirko Sardoc che a quella del ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni e degli altri esponenti – specie udinesi – del Carroccio. «È assurdo che a Borgo Grotta venga insediato un Cie. Il nostro no è assoluto. Il futuro della caserma Dardi deve essere necessariamente diretto a favorire la comunità che vive in questo Comune».

Piero Geremia rincara la dose. «Mi sembra strano che si sia scelta proprio una località in provincia di Trieste che territorialmente è la più piccola della regione. Ma riesco anche a capirne il motivo: il presidente della Provincia di Udine, il leghista antitriestino Piero Fontanini che appartiene allo stesso partito del ministro che ha compiuto queste scellerate e pericolose scelte, pensa forse che in questo modo la sua popolarità possa crescere e per l’ennesima volta si scaglia contro Trieste a cui ha già imposto il candidato sindaco e il marchio “tipicamente friulano” per la Barcolana. La provincia di Udine ha più spazi disponibili e molti più siti adatti a risolvere il problema. C’è un sito a Gorizia; si sta scegliendo un sito a Pordenone e si sta tentando di farne uno in provincia di Trieste. E Udine?»

Maurizio Ferrara, consigliere comunale della Lega Nord a Trieste, cerca di parare il corpo. Ha chiesto ieri, attraverso una mozione, che il sindaco Roberto Dipiazza si impegni a intervenire con la Regione, «per esprimere il parere assolutamente contrario del Consiglio comunale di Trieste all’accoglimento dei profughi libici nel territorio provinciale». In sintesi Maurizio Ferrara ripropone il contenuto dello slogan del Carroccio: “Padroni a casa nostra”. È però necessario capire quali sono i limiti territoriali di quella che viene indicata come “casa nostra”. La cosiddetta Padania, l’intera regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Trieste, o il Comune di Sgonico o meglio la zona di Borgo Grotta Gigante e delle Girandole? Non si sa, anche se l’eventuale scelta rischia di togliere valore ai terreni e alle ville e villette che sono state o sono in costruzione in quel Comune.

NO TAV: continuano le iniziative del Comitato di Trieste e del Carso

Nonostante il quasi totale blackout dei mezzi di informazione locali che ormai vige da qualche settimana sull’argomento il Comitato NOTAV di Trieste e del Carso continua la sua opera di informazione. Venerdì 25 si è tenuta presso il bar Knulp una nuova serata informativa per illustrare il nuovo progetto che dovrebbe interessare la nostra provincia. La serata è servita anche a denunciare gli scandalosi pareri favorevoli al progetto del Comune di Trieste e di Duino Aurisina.

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MINEO: continue fughe

da il Corriere del mezzogiorno

domenica prevista la protesta dei sindaci del calatino

Fuga dal Villaggio della Solidarietà
Gruppo di migranti nelle campagne

Si sarebbero allontanati in venti e non si tratterebbe del primo episodio verificatosi nel Centro Accoglienza

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CATANIA – Almeno venti migranti avrebbero lasciato il Villaggio della Solidarietà di Mineo facendo perdere le proprie tracce con una fuga precipitosa nelle campagne della zona. Secondo alcune indiscrezioni quello di stamane non sarebbe il primo episodio verificatosi presso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo dove sono stati alloggiati alcuni extracomunitari trasferiti negli ultimi giorni dall’isola di Lampedusa. Molti dei nuovi arrivati temono di non riuscire a superare l’iter burocratico che conduce all’ottenimento dell’ asilo politico e, spaventati dall’ ipotesi di un rimpatrio, tentano di far perdere le proprie tracce. Saltare la recinzione alta circa 2 metri non è una impresa impossibile: l’unico ostacolo è il filo spinato che lascia comunque un margine non coperto di almeno 30 centimetri. Le forze dell’ordine stanno monitorando l’intera pianura e la Questura di Catania fa sapere che sono tuttora in corso controlli approfonditi.

DOMENICA PROTESTA DEI SINDACI – Il primo cittadino di Mineo Giuseppe Castania, che nei giorni scorsi ha definito «cartaccia» il Patto per la Sicurezza proposto dal ministero degli Interni, domenica mattina parteciperà ad un sit-in di protesta all’ingresso dell’ex Residence degli Aranci. «Era facile», ha affermato Castania, «prevedere un avvenimento del genere. Lo stesso ministro Maroni aveva detto che solo il 30 per cento degli immigrati sarebbe stato in grado di raggiungere lo status di rifugiato. Chi non ce la fa scappa per le campagne. Incontriamo quotidianamente i migranti che camminano lungo la statale». Il senatore dell’ Udc Achille Serra, oggi in visita nel comune calatino, ha dichiarato: «Mineo si appresta diventare una seconda Lampedusa, e questo non è accettabile. La situazione rischia di divenire drammatica se il Governo non interverrà con una risposta seria all’appello della cittadinanza».

LOMBARDO A LAMPEDUSA – L’emergenza immigrazione preoccupa non poco anche il governatore Raffaele Lombardo, che, sempre domenica, raggiungerà Lampedusa per verificare la situazione in prima persona. Grazie ad uno stanziamento di 250mila euro da parte della Regione Sicilia sono iniziate le prime operazioni di bonifica dei rifiuti lasciati sulle strade della cittadina, che ha ormai raddoppiato la sua popolazione grazie al flusso ininterrotto di nuovi arrivi. Agli spazzini ufficiali si è aggiunto anche un gruppo di tunisini, armati di palette e sacchetti, per ripulire la collina alle spalle del molo.

Andrea Di Grazia

da La Repubblica

Mineo, protesta contro il villaggio
“Da qui ogni giorno fughe di massa”

Manifestazione organizzata dai sindaci della zona. “Il governo non ha gestito al meglio la situazione: è impensabile volere tenere 1.500 persone dentro un recinto”

MINEO (CATANIA) – “C’è stata una previsione troppo ottimistica da parte del governo” che “non ha gestito al meglio la situazione: è impensabile volere tenere 1.500 persone dentro un recinto”. Lo ha affermato il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, partecipando alla manifestazione indetta da primi cittadini del Calatino contro la realizzazione del Villaggio della solidarietà nel Residence degli aranci, nella Piana di Catania.

“Non sappiamo se questa struttura è un Cara o altro – ha aggiunto Castania – non sappiamo se arriveranno altri extracomunitari. Ma sappiamo che ci sono fughe di gruppi, di massa. Li vediamo andarsene verso Catania, ma anche girare nei nostri paesi, dove ci sono state già delle prime tensioni, anche se, per fortuna, per il momento, non è accaduto alcunché di grave”.

Alla manifestazione hanno preso parte il segretario del Pd della Sicilia, Giuseppe Lupo, il responsabile Sicurezza del Partito democratico, Emanuele Fiano, e il deputato democratico Giuseppe Berretta.

“Noi crediamo – ha osservato il sindaco di Mineo – che ci sarebbe voluta, e ci vuole ancora, una grande prudenza nella gestione dell’emergenza, per garantire solidarietà ma anche sicurezza. Fin’ora hanno sbagliato strategia e previsioni”.

Domani è previsto un incontro dei sindaci del Calatino a Palermo con il prefetto Giuseppe Caruso, che è commissario per l’emergenza immigrazione.

(27 marzo 2011)