Marzo 17th, 2017 — Nucleare
da ansa.it
Blocco centrale nucleare Krsko per avaria tecnica
Nessuna conseguenza sull’ambiente circostante
LUBIANA – In Slovenia il funzionamento della centrale nucleare di Krsko, nel sudest del Paese, si e’ arrestato automaticamente oggi a causa di un improvviso calo di pressione nel generatore a vapore. Lo hanno riferito i responsabili dell’impianto, sottolineando che l’inconveniente non ha avuto alcuna conseguenza sull’ambiente circostante o altre ripercussioni negative.
Il riavvio della centrale verra’ comunicato non appena ci saranno le condizioni, hanno aggiunto i rappresentanti dell’impianto di Krsko, situato a un centinaio di km a est della capitale Lubiana.
Marzo 17th, 2017 — Varie
Al ûl tignût cjacarât
Bisogna tener parlato, ma anche, bisogna tenersi parlat∞.
E’ uno dei modi attraverso il quale Sergio Pezzetta attraversa il tempo: dal dopoguerra ad oggi, e lo spazio: dal Friuli alla allora Yugoslavia, in andate e ritorni, in giri, rigiri e labirinti tenendosi al filo della parola che non ti fa mai perdere.
Venerdì 1 marzo ospiteremo Federico Sabot che ha ascoltato, raccolto e trascritto il cjacarà di Sergio; e, anche se materialmente non può essere con noi, ospiteremo anche Sergio e la sua “strategia” di vita nella parola incarnata nella lingua. Ospiteremo la sua lingua, altra creatura viva che esce dal testo, ancora più viva perchè imbastardita da tutt∞ quell∞ che nella vita di Sergio l’hanno attraversata e contaminata.
Federico Sabot-Domenico “Sergio” Pezzetta
L’AMICO DEI CANI
avventure underground di Sergio
ed. Sensibili alle Foglie
VENERDI’ 1 MARZO 2013 H. 20.30 ex CANTUCCIO via Baldissera UDINE – CONVERSAZIONE con l’AUTORE del LIBRO
Qui sotto il volantino dell’appuntamento.

Questo lavoro scaturisce da un incontro-contagio
tra un uomo poco meno che quarantenne e un uomo poco più che ottantenne,
tra due uomini diversi per età, cultura, origine, condizione sociale, esperienza di vita,…
tra i quali scatta una simpatia istintiva, un’amicizia schietta, un affetto privo di sentimentalismo, una familiarità anti-familista, una sintonia curiosa.
Sergio, il protagonista, è un sottoproletario, ha condotto nei suoi 80 anni una vita interstiziale; non si è piegato al sistema d’ordine del linguaggio, ha inventato una pratica alternativa nel raccontarsi, un proprio stile fabulatorio-speculativo; un proprio stile di vita.
Federico, il trascrittore, si è lasciato catturare nella sua trama e si è messo in ascolto.
Da qui la scelta di limitarsi a una trascrizione contigua del parlato, pur nella consapevolezza dell’ostacolo alla comprensione, complicato dal friulano e da inserimenti prestati dalle lingue slave e dal triestino.
Il risultato è una narrazione anomala della propria vita, nella forma e nella sostanza: come quella di chi, ogni tanto, continua a volgere lo sguardo verso il bosco, perchè là si trova la sua vera patria. Testimonianza che non accetta di rimanere inascoltata ma che è meditata e vuole, al contrario, lasciare sensazione di sè.
Marzo 17th, 2017 — Storia ed attualità
Dal messaggero Veneto del 28/02/13
«Stop alle provocazione delle bande nere razziste e fasciste a Pordenone». La denuncia è del “Coordinamento antifascista Pn”, che parla apertamente, anche su internet, di propaganda anti-immigrati. I militanti hanno aperto un profilo web di Facebook con le adesioni di Iniziativa libertaria e l’Associazione immigrati: domani faranno il punto, nella sede di via Piave alle 20,30. «Gruppi organizzati di neofascisti e neonazisti stanno riemergendo a Pordenone – denunciano nella bacheca web –. Da molti mesi i muri e i quartieri della città, ma anche in provincia, sono tappezzati di scritte e manifesti razzisti, omofobi e fascisti». Nel mirino Forza Nuova, accusata di aver attaccato in pieno giorno manifesti con scritto “immigrati tornatevene a casa” alle porte di alcuni negozi di immigrati a Pordenone. Domani si parlerà della necesità di attivarsi per bloccare le tensioni in aumento. Più di 10 anni fa, lo stesso fenomeno portò ad atti di aggressione e violenza verso studenti, immigrati, semplici ragazzi considerati “alternativi” o attivisti che facevano riferimento all’antifascismo come un valore portante, denunciando alcuni attivisti immigrati dalla sede di via Piave 40/A. Molti di loro hanno ancora vivo quel ricordo e sentono la necessità di attivarsi qui per evitare di ripiombare in un clima di odio e xenofobia. L’assemblea è aperta ai valori dell’accoglienza, solidarietà, giustizia sociale e inclusione. Hanno aderito i Cobas della scuola, gruppi di studenti progressisti dei licei cittadini, operai, sindacalisti e universitari. Chiara Benotti
Marzo 17th, 2017 — Rassegna stampa
DENISE E I SUOI CONTORNI
Samantha è stata uccisa dal cognato lo scorso mese di luglio, Lisa è stata uccisa dall’ex compagno il 7 dicembre, Denise dal marito ieri, 2 marzo.
Friuli Venezia Giulia, 1.236.103 abitanti più o meno, 7858 km²; donne ammazzate: 3 in 9 mesi.
Ma poi, ci ricorda il giornale, ad Attimis paese in cui da dieci anni viveva Denise, già nel 2007 un uomo aveva ucciso la propria moglie e poi si era suicidato.
Una mappa, una cartografia e un calendario di donne uccise; ci lavorerà sopra la statistica, la psichiatria, l’antropologia, le scienze sociali. Al “fenomeno” è stato dato un nome: femminicidio, ormai acquisito ed accettato da più parti.
Dare un nome al fenomeno è servito a connotarlo nella sua natura, a coglierne l’essenza, a riconoscere le sue caratteristiche: uomini che uccidono le donne in quanto donne cioè in quanto soggetti autodeterminati che in un modo o nell’altro sfuggono alla loro comprensione ed al loro controllo.
Nominare il fenomeno però, non incide su di esso.
Magari tranquillizza perchè è come quando si è isolato il virus e si sa da che malattia si è affett∞ oppure se ne fa un’etichetta da usare politicamente come autocertificazione di sensibilità verso le disgrazie che affliggono le donne. Non cambia niente.
Lo avevamo scritto qui parlando di Lisa: il femminicidio è l’ultimo atto di una sommatoria di pièces culturali dove si mescolano molti input spesso negativi per le donne come oggettificazione, sfruttamento, irrisione, prevaricazione, ma ancora più deleteri per gli uomini che continuano ad alimentare le loro menti di immagini, idee e concetti che li portano dritti verso vie senza uscita.
Dovrebbero aver capito anche i sassi che l’idea di amore e fedeltà coniugate con famiglia e proprietà sono una gabbia e un’arma puntata contro qualcun∞ de∞ componenti.
La propensione alla fuga alcolica, più o meno accentuata in diverse aree del Friuli, è poi una corsa in un vicolo cieco; che altro? L’unica via di uscita socialmente ammessa se pur moralmente e ipocritamente ritenuta riprovevole.
Beveva Silvano che ha ucciso Denise, beveva e la picchiava; bevevano e picchiavano anche Gabriele ucciso da Francesca ad ottobre dell’anno scorso e Carlo ucciso da Fiorella un po’ prima, in febbraio.
Un’altra cartografia collaterale quella delle donne, 2, che in un anno hanno ucciso i loro compagni uscendo da un sottosuolo di botte e soprusi.
Si può sempre sterilizzare il tutto mettendo in primo piano il “vizio”, ma, pur essendo spesso un comun denominatore, non è il motore, no.
Dice lo psichiatra interpellato, come sempre in questi casi, dal giornale locale: “…in ogni caso è un fenomeno molto grave, da studiare in termini di ‘salute mentale della comunità’...”.
Non ci piace questo determinismo psichiatrico; sono le menti malate? Noi riteniamo di no; la mente, per buona parte, elabora e connette le informazioni che riceve. Nel grande e nel piccolo, nel bene e nel male, siamo tutt∞ codificatori di informazioni. Prima ci sforziamo di capire dove stanno quelle che sono precursori di tragedie annunciate come i femminicidi, prima finiscono.
Gelosia ed alcolismo sono ingredienti bomba soprattutto se mescolati assieme nel contenitore rigido del familismo, della misoginia, del tradizionalismo antropologico dove i soggetti coinvolti non hanno vie di fuga alternative.
Silvano, furlàn patòc, Denise di Antigua, anglicana, ma che “a volte veniva in chiesa a pregare”, dice il prete in un tentativo penoso di assimilazione post mortem.
Marzo 17th, 2017 — Internazionale
da Il Piccolo
La composizione in pietre è spuntata sulla parte slovena della sommità del monte
Sul versante sloveno della sommità del monte Sabotino che domina le due Gorizie è comparsa ieri la scritta Vstaja. In sloveno significa insurrezione ed è la sigla del movimento di protesta che si sta espandendo in tutta la Slovenia anche a causa della crisi economica. Nei giorni scorsi si è svolta a Nova Gorica una manifestazione di piazza organizzata da Vstaja ed è in quella occasione, probabilmente, i manifestanti hanno deciso di riutilizzare la “lavagna naturale” del Sabotino. Infatti, le pietre usate sono quelle che componevano la storica scritta Nas Tito, ricomparsa il 30 aprile del 2004 – dopo essere stata inghiottita per anni dalla vegetazione – in occasione dell’ingresso nella Ue della Slovenia. Non è un gioco da ragazzi comporre la scritta. Le pietre utilizzate sono di dimensioni notevoli e quella che sembra una radura è in realtà un appezzamento gibboso e sconnesso. Quella porzione del monte Sabotino è stata teatro di diverse iniziative lessicali. Si cominciò durante il drammatico secondo dopo guerra. La scritta Nas Tito (Nostro Tito) campeggiava sulla montagna a voler intimidire i goriziani rimasti in Italia, mentre a pochi metri stava sorgendo Nova Gorica. Sul versante italiano del monte, sulla sinistra della casermetta, i militari del nostro Esercito avevano composto la scritta W L’Italia, rispolverata nel 2004 per rispondere alla “provocazione” slovena. Poi Nas Tito è diventato Tito, Slo, non prima di essere stato proposto in versione notturna, illuminato da cento fiaccole che determinarono anche un incendio di sterpaglie sul monte. La crisi colpisce duro anche in Slovenia e c’è poco da scherzare. Ma almeno questa insolita forma di manifestazione del pensiero incute una certa simpatia. Provassero i tanti ideologi del twitter di questi tempi a spostare quei macigni così pesanti. Vedremo se nei prossimi giorni la scritta sarà cancellata o anagrammata. Vista la bella giornata perché non salire il Sabotino e vederla da vicino?
Marzo 17th, 2017 — Internazionale
Filmati
vedi anche
pagina facebook MASA di Fiume
blog MASA di Fiume
Tra le varie altre violenze documentate c‘è una storia che è caduta nell’ombra. Una compagna di Fiume è piena di lividi sulle braccia, schiena e ginocchia. Inoltre, mentalmente abusata per sei ore, adesso ne patisce le conseguenze emotive e psicologiche anche per le insistenze di un ispettore che le ha chiesto durante il fermo cosa ne avrebbe pensato di avere il suo pene nella sua bocca.
da Il Piccolo
Protesta a Fiume, scontri con la polizia
Una manifestazione organizzata da Anonymous e Occupy Rijeka sfocia in disordini. Undici denunce, un agente ferito
di Andrea Marsanich
FIUME. Quando una pacifica manifestazione di protesta si trasforma in un quarto d’ora di paura, urla, spintoni e rumori di corpi sull’asfalto. Undici manifestanti sono stati fermati e denunciati dalla polizia a Fiume dopo la protesta svoltasi in pieno centro città, iniziativa promossa dai gruppi Anonymous e Occupy Rijeka, con la partecipazione di circa 200 persone. Il tutto ha cominciato a dipanarsi nel tardo pomeriggio di venerdì in via della Ruota, proprio di fronte al noto ritrovo giovanile Palach. Stando a quanto raccontato ai media da alcuni testimoni, tra cui il noto attore del teatro fiumano Ivan de Zajc, Alen Liveric, la situazione era completamente tranquilla e una decina di manifestanti si apprestavano ad entrare nel Palach. Improvvisamente una coppia di giovani, Eugen Babic e Zorana Jancic, ha dovuto fronteggiare due sconosciuti che li hanno messi a terra con metodi spicci, urlando loro che dovevano stare fermi. I due fidanzati si sono opposti, aiutati da un paio di coetanei e quindi in via della Ruota è arrivato un drappello di poliziotti, che ha dato man forte ai due sconosciuti. «Solo allora ho capito che eravamo stati presi di mira da agenti in borghese – parole di Babic – in un primo momento avevamo pensato si trattasse invece di malintenzionati e per questo abbiamo reagito, spinti dalla paura che ci potessero fare del male. Non ci hanno esibito i distintivi della polizia e allora ci siamo difesi, venendo poi ammanettati e portati al più vicino commissariato. Ho un dito della mano gonfio, per la qual cosa sono stato medicato al Pronto Soccorso». Un poliziotto, così il portavoce della Questura fiumana, Tomislav Versic, ha subito la frattura di un dito della mano, con 11 persone fermate e denunciate per violazione della quiete e ordine pubblici e per oltraggio a pubblico ufficiale. «Nei confronti di tre persone – ha dichiarato Versic – la polizia è stata costretta ad esercitare la forza per bloccarle, senza però commettere alcun abuso». Interessante rilevare che il video di quanto successo in via della Ruota è stato postato su You Tube ed è l’argomento del giorno a Fiume. I manifestanti sono sfilati lungo il Corso e via Lodovico Adamich, protestando pacificamente a favore della tutela del patrimonio pubblico e dei diritti sociali e contro le forze politiche e il sempre più basso tenore di vita in Croazia. Hanno esibito cartelli con scritte tipo La strada vi giudicherà, Il popolo è il potere, Governo, vattene finché sei in tempo. Poi la colluttazione tra forze dell’ordine e manifestanti (tutti tra i 20 e 30 anni d’età), che ha avuto momenti drammatici. Il questore fiumano, Senka Subat, ha dichiarato che gli organizzatori della protesta saranno denunciati in quanto la manifestazione non era stata annunciata e dunque non aveva l’autorizzazione delle competenti autorità.
da Soundset.hr
da Varaždinske Vijesti
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Piccolo del 06/03/13
Liberato il magrebino malato del Cie
GRADISCA Si è conclusa positivamente la vicenda di M., il giovane migrante che era rinchiuso da 14 mesi al Centro di Identificazione ed Espulsione di Gradisca nonostante una grave patologia che era stata accertata da un sopralluogo dell’associazione Medu (Medici per i diritti umani). L’uomo, di etnia maghrebina, non ha “scontato” la proroga alla detenzione di ulteriori 20 giorni che era stata decisa dal giudice fra le polemiche, ed è stato destinato di un foglio di via dalla Prefettura goriziana che ne aveva portato alla luce la situazione. Della vicenda si era interessata anche l’associazione monfalconese Tenda per la Pace. «La vicenda di M. dimostra ancora una volta come nei Cie si verifichino chiare e sistematiche violazioni delle normative oltre che la negazione di diritti fondamentali – commenta l’associazione -. È stato inspiegabile l’accanimento nei confronti di una persona il cui stato psicofisico, per norma, non era nemmeno compatibile con la detenzione ed è stato aggravato dalla permanenza nel centro». Il giovane ospite è affetto da una grave sindrome depressiva legata proprio al suo trattenimento «e la sua detenzione – secondo il Medu – è stata protratta oltre ogni ragionevolezza, ledendo gravemente valori fondamentali come la salute e la dignità umana». La vicenda ha riportato alla luce la questione della trasparenza dei Cie italiani. «Sono situazioni come questa, e chissà quante altre, che la Prefettura di Gorizia e il Viminale vogliono nascondere impedendo l’ingresso al Cie di Gradisca». Nel dicembre 2012 la richiesta di ingresso all’ex Polonio della campagna LasciateCientrare era stata respinta dalla Prefettura a causa di lavori in corso per la messa in sicurezza del centro. «Eppure a metà gennaio – attacca Tenda per la Pace – era stato autorizzato l’ingresso di una delegazione della Lega Nord, che addirittura aveva definito il Cie un “centro d’eccellenza”. La verità l’avevano rivelata i sindacati di polizia, che appena pochi giorni dopo avevano lamentato che i lavori di ripristino della sicurezza in realtà non erano ripresi». (l.m.)
Marzo 17th, 2017 — Mare
Dal Piccolo del 06/03/03
«Rigassificatore, parere entro due settimane»
di Paola Bolis «Non sono in grado di dire nulla nel merito perché non ho ancora visto le conclusioni della commissione. Le aspetto in questi giorni. Ci vorranno meno di due settimane, credo: sulla base del rapporto che mi arriverà prenderò una decisione». Lo ha dichiarato ieri il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. La decisione da prendere riguarda la Via, la valutazione d’impatto ambientale. Il progetto su cui dare un giudizio è quello del rigassificatore di Zaule proposto da Gas Natural. È stato lo stesso Clini a riaprire alla fine dello scorso anno (la comunicazione è stata anticipata via fax alla Regione il 27 dicembre) la procedura istruttoria, stoppando così l’iter burocratico per l’autorizzazione unica all’opera. La Via a Gas Natural era già stata infatti concessa nel 2009 alla società spagnola (ministro allora era Stefania Prestigiacomo), ma sull’onda del deciso e più volte ribadito no degli enti locali, e soprattutto alla luce della ferma presa di posizione dell’Autorità portuale che da ultimo ha dichiarato incompatibile l’impianto e le sue gasiere con lo sviluppo degli altri traffici, l’iter è stato riaperto. Con un termine di 45 giorni per il supplemento istruttorio. I 45 giorni sono appunto scaduti. Ma come detto dal ministro Clini, una decisione è attesa a breve. Mentre Gas Natural al momento preferisce mantenere il silenzio, resta ovviamente difficile che sia il governo in carica a poter dire una parola definitiva sull’impianto. Se anche la procedura in corso si concludesse con un ok (ma alla luce di scenari che non sono più quelli di anni fa il parere potrebbe anche cambiare rispetto a quello positivo datato 2009, aveva già detto Clini nelle scorse settimane), potrebbe uscirne un’autorizzazione con una serie di prescrizioni più o meno pesanti (prescrizioni del resto già contenute nel documento datato 2009). In ogni caso dovrebbe essere poi il ministero dello Sviluppo economico, d’intesa con la Regione, a concedere o meno l’autorizzazione unica finale al progetto. Scenari mutati, si diceva. Tra i documenti “forti” all’esame dei tecnici ministeriali c’è infatti il no del Comitato portuale al rigassificatore, votato quasi all’unanimità e supportato da uno studio commissionato dall’Authority sulle prospettive di crescita del traffico portuale di qui al 2020. Uno studio che fa concludere alla Torre del Lloyd senza alcun dubbio come il traffico delle gasiere sia incompatibile con quello delle altre navi. Nel fascicolo del supplemento istruttorio si sono aggiunti da gennaio in poi i pareri di ribadita contrarietà dei Comuni di Muggia, San Dorligo, Trieste («Abbiamo riformulato le nostre osservazioni», commenta l’assesssore all’ambiente Umberto Laureni) e della Provincia. Mentre la Regione nella sua delibera di fine gennaio ha preferito prendere atto delle previsioni dell’Authority, sottolineando però come non siano suffragate – a oggi – da dati oggettivi. E invitando il ministero dell’Ambiente a considerare «la portata e il contenuto delle osservazioni» degli enti locali, fermi sul no come detto. A breve, comunque, si dovrebbe avere un altro tassello sulla vicenda. Una vicenda iniziata nel 2004, quando Gas Natural presentò il progetto, e protrattasi per anni tra posizioni politiche altalenanti fino al maturare del no dal territorio.
Marzo 17th, 2017 — Internazionale
Anti-Capitalist Block. Lubiana. 1 mar 2013.
GOTOVI SO! Sono tutti finiti!
Tre mesi fa la gente in Slovenia si levò in una decentrata rivolta di massa. Ha segnato l’inizio di un
intenso e in gran parte auto-organizzata resistenza alla crisi. La rivolta è iniziata a Maribor contro il
corrotto sindaco e il consiglio comunale, ma è nata da più di 20 anni di transizioni politiche e delle accumulazioni del capitale che hanno ulteriormente incrementato la disuguaglianza e l’ impotenza. La lenta privatizzazione della società non ha lo scopo di darci una buona vita e ora viene rifiutata in tutto. È nel quotidiano comune e nelle eccezionali pratiche che si sfidano i rapporti di potere e che vediamo la nostra rivolta. Come la resistenza ha luogo in tutta Europa, si tratta di un processo con molte forme differenti di lotta e di espressione. Tutte sono ugualmente importanti e non devono essere ignorate, messe da parte o criminalizzate. È in questa molteplicità che ci impegnamo in un processo che ri-orienta il potere verso il controllo sulle nostre vite e che non possono essere catturate,bandite o strumentalizzate da interessi particolari, gruppi o partiti. In questo modo, si apre un processo di recupero di spazio di intervento per le persone in un dibattito sulla crisi politica riguardante tutta l’Europa.
È per questo che diciamo che la rivolta è di tutti e tutti noi!
L’ appello sistematico dall’inizio di buttare fuori l’élite politica ha chiarito che questo processo riguarda più di qualche singolo politico o cricca particolare. La corruzione degli individui al potere è solo l’
esempio estremo di ciò che effettivamente combattiamo: il sistema stesso. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di continuare la nostra lotta al di là della caduta del governo attuale e al di là dei confini della nostra città e dei nostri Stati. Noi stiamo chiedendo un processo diverso, un processo basato sulla completa realizzazione dei nostri bisogni. Nessuno al potere potrà offrirci benevolmente le alternative quindi le imporremo dal basso verso l’alto!
È per questo che noi diciamo che nessuno ci rappresenta e non vogliamo discriminare: sono tutti finiti!
Nei mesi da quando la rivolta è iniziata abbiamo visto gli attacchi sempre più draconiani da parte della polizia. Siamo stati intimidati nelle nostre case e gli spazi comuni, siamo stati spruzzati con gas lacrimogeni e spray al pepe, siamo stati picchiati e arrestati per motivi futili e per lunghi periodi ci sono stati negati i diritti; siamo perseguitati e provati. La stessa rivolta è stata criminalizzata! Lo stato di polizia in aumento è un chiaro indice che la resistenza succede qui e in Europa ha scosso quelle posizioni della vita economica
e il potere statale. Il processo avviene senza alcuna domanda sulla violenza sistemica che abbiamo di fronte ogni giorno,che ha un impatto negativo enorme sulla nostra vita. I mercati finanziari e le banche attaccano i nostri mezzi di riproduzione sociale, prendono le nostre case e ci minacciano di debiti, lo stato fa il lavoro sporco di tenerci tranquilli durante questa rapina.
È per questo che diciamo che ci sono poliziotti ovunque e da nessuna parte giustizia!
Si tratta di una rivolta che va oltre le specificità, i processi locali in Slovenia. Si va al cuore del grande
mentire: che l’economia di mercato e privata dell’industria, dei servizi e dei beni si concluda con il
la prosperità di tutti i popoli. Il progetto di un sistema neo-liberale in Europa, un processo costituente dall’alto, è il principale manifesto con cui vendono questa menzogna, mentre socializza i costi su di noi per una crisi che non ha ancora creato. Il sistema ottiene accumulazione, noi otteniamo austerità. Non si può lottare contro un sistema transnazionale del capitale se siamo bloccati nei nostri stati nazionali. In effetti in questa lotta , vogliamo trascendere identità parrocchiali, miti storici e politiche marginali.
È per questo che noi diciamo di transnazionalizzare la rivolta! Diffondiamo l’appello per riunirci in un percorso comune.
http://www.a-federacija.org/2013/03/01/antikablok-vsi-na-ulice/
Marzo 17th, 2017 — Mare
Zittire Tondo e Clini il 10 dicembre scorso a Trieste ha dato i suoi frutti…..
Dal Piccolo del 08/03/13
Rigassificatore, l’ultimo no della Regione
Parere definitivo della giunta Tondo: l’impianto di Gas Natural è incompatibile con i traffici portuali
di Matteo Unterweger
Lo sviluppo del porto di Trieste esclude la presenza del rigassificatore. L’eventuale traffico delle gasiere non può integrarsi nello scenario complessivo che verrà nel golfo triestino. Dati, forniti dall’Autorità portuale, alla mano, le due cose «non possono coesistere». La Regione sposa la conclusione già messa nero su bianco dalla Torre del Lloyd e lo fa con un nuovo atto ufficiale, deliberato l’altro giorno dalla giunta. Un documento che approderà al più presto a Roma, posandosi sul tavolo del Ministero dell’Ambiente ed entrando così nel faldone inerente il supplemento di istruttoria sulla Valutazione d’impatto ambientale. Integrazione formale aperta – nell’ambito dell’iter burocratico per l’autorizzazione unica all’opera – per volontà del ministro Corrado Clini alla fine dello scorso anno, decisione presa sulla base dei dati resi noti dall’Authority e considerata inoltre la posizione espressa compattamente dal territorio per il “no” al progetto. A proposito, il documento della Regione va a rafforzare la categorica contrarietà all’impianto proposto da Gas Natural ribadita a più riprese dai Comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle e dalla Provincia.
«La Regione – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Sandra Savino – ha rivalutato nell’ambito della Via la documentazione, integrandola con lo studio effettuato all’Autorità portuale sui traffici portuali. L’analisi degli uffici regionali del Servizio di valutazione impatto ambientale ha acquisito i dati, analizzandoli. Alla luce di questi elementi, è emerso come le due cose (sviluppo del porto e rigassificatore, ndr) non possano coesistere. Di questo, la Regione informerà ora il ministero». L’assessore in carica ancora per una manciata di giorni prima dell’insediamento in Parlamento a Roma da neo-eletta senatrice, rivela un altro dettaglio contenuto nel documento regionale, laddove «il presidente Tondo auspica in prima battuta uno sviluppo portuale» per il golfo di Trieste. Un nuovo “no” pesante, dunque, al progetto del terminale di rigassificazione che la società spagnola Gas Natural vorrebbe costruire nella baia di Zaule. E per il quale la Via era stata concessa nel 2009 dall’allora governo Berlusconi, con il ministro Stefania Prestigiacomo. A dicembre Clini, ministro di quel governo dei tecnici in sella ancora per pochi giorni, aveva disposto la riapertura dell’istruttoria per integrazioni. Da ultimare in 45 giorni. Lunedì scorso lo stesso Clini ha preannunciato l’arrivo delle conclusioni della commissione nel giro di due settimane. In mezzo, rimane l’incognita del passaggio di consegne con la formazione del nuovo governo ancora in alto, altissimo mare.