ANTIFASCISMO/ Memoria Storica: 8 novembre 1979 a Trieste

Lo sviluppo della mobilitazione antifascista contro la nuova uscita dalle fogne dei fascisti in Regione (dopo Fogna Nuova ad Udine il 28 settembre ora si tratta dell’ MS fiamma tricolore  il 10 novembre a Pordenone) mi ha fatto venire in mente una data del novembre 1979 a Trieste. Si trattava proprio come oggi, dell’8 novembre, quindi 33 anni fa, quando in una spedizione armata di fascisti del Fdg-Fuan all’Università sono rimasto vittima, assieme, ad un’altro compagno del Collettivo Libertario Universitario, di un’aggressione con chiavi inglesi che mi ha lasciato in eredità due ferite lacero contuse in testa da 4 punti di sutura ciascuna.  Sono andato a scartabellare in quel poco di archivio che conservo e ho ritrovato qualcosa.

1. il volantino dei fascisti con il quale accompagnavano la “spedizione punitiva”

2. il volantino dell’assemblea degli studenti (ci fu un immediato corteo di risposta)

3. un volantino del 13 maggio 1980 di denuncia dell’attentato incendiario gravisssimo alla casa di un  testimone al processo nel quale è rimasta gravemente ustionate la madre dello stesso.

4. un volantino del 19 novembre 1980 che faceva l’analisi della situazione del fascismo a Trieste

Da qualche parte dovrei avere anche gli articoli di stampa del Piccolo, che in ogni caso in qualche modo mi procurerò, per completare la documentazione del fatto e della pesantissima situazione che si viveva a Trieste in quegli anni con i fascisti che avevano in mano l’intera città, tranne l’Università appunto. Grilz ( morto), Morelli (morto), i fratelli Ciro e Livio Lai (passati a terza posizione e finiti in carcere anche per la strage di Bologna), Sluga, Valencic, Biloslavo, ed altri costituivano una banda, per anni impunita che dall’MSI-FdG si ramificava nel terrorismo nero e che a Trieste aveva una centrale operativa, seconda solo a Roma. L’attività di denuncia, mobilitazione, controinformazioe veniva condotta soprattutto dagli studenti  fuori sede delle Case dello Studente assieme agli studenti palestinesi, greci, latino americani. Il mio ruolo di militante anarchico super attivo era ben noto in tutta l’Università e la Città e sono finito ad essere un bersaglio principale dei fascisti, al punto che anche perchè perfettamente riconoscibile per i cappelli a cespuglio, non potevo neanche avvicinarmi a certe zone della città. Lo scontro fisico con i fascisti all’Università era iniziato nel febbraio del 1976 nell’atrio della facoltà di Legge, con l’aggressione a bottigliate da parte dei fascisti che si erano asserragliati nel bar dell’atrio di Legge e hanno usato le bottiglie per l’aggressione. Se ho tempo ricostruirò anche quell’episodio.

Paolo De Toni (Cespuglio) 8 novembre 2012

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1. Volantino dei fascisti datato 7/11/1979 distribuito davanti alla mensa universitaria l’8/11/1979

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2. Volantino di risposta degli studenti del 8/11/1979

(è stato qui scannerizzato in due parti perchè su un foglio di ciclostile quindi di dimensioni più lunghe)

 

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3. Volantino del 13 maggio 1980  contro l’attentato incendiario alla casa dello studente Ermanno Movio nel quale sono rimasti  ustionati i genitori ed in particolare la madre di Ermanno.

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4. Volantino di controinformazione generale del 19/11/1980. Anche questo scannerizzato in  due parti. Era stato stampato in offsett alla Cluet. La stamperia universitaria che fra l’altro fu vittima anch’essa di un attentato incendiario. Conservo nella mia biblioteca la collezione della Fisica di Feymann annerita dall’incendio che ho comprato a metà prezzo nella svendita che la Cluet fece dei libri danneggiati dall’incendio. Della serie i fascisti bruciano i libri, ma questo era successo anche alla libreria Utopia sempre a Trieste.

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CIE DI GRADISCA: gli avvocati al cie

Dal Piccolo dell’08/11/12

Degli avvocati isontini prima ispezione in un Cie

Per la prima volta in Italia una delegazione della Camera penale entra in un centro identificazione espulsione (Cie). Succederà domani dalle 9 alle 10.30 in quello di Gradisca, attualmente a circa metà capienza di ospiti. La delegazione sarà guidata da Riccardo Cattarini, presidente della Camera penale di Gorizia che in collaborazione con l’Unione delle Camere penali italiane ha chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Interno di poter ispezionare il Cie. Un iter non semplice ma il cui positivo coronamento incoraggia Cattarini. «L’iniziativa si colloca nel nostro percorso di verifica di legalità in Italia. Personalmente ritengo che il Cie assomigli troppo a un carcere. Anzi, direi che è un carcere. Solo che in un penitenziario c’è un percorso lineare; si entra e si esce in conseguenza di un’azione penale determinata. Qui invece uomini e donne vengono rinchiusi, e spogliati della libertà, sulla base di provvedimenti amministrativi. Dunque, si evidenzia in modo chiaro un deficit di legalità. Non solo. Le condizioni all’interno di questi centi sono spesso oltre il limite del rispetto umano. Capita che siano immesse improvvisamente decine e decine di immigrati, senza che la struttura sia in grado di accoglierle. Di qui lo sviluppo di azioni di protesta, le cosiddette rivolte, culminanti talvolta con azioni autolesionistiche». Subito dopo la visita gli avvocati che accederanno al Cie relazioneranno pubblicamente sulle condizioni trovate all’interno. Il Cie di Gradisca, al di lùà delle valutazioni sulla effettiva deterrenza all’immigrazione clandestina, rappresenta un “buco nero” anche della politica isontina incapace, all’epoca della sua costruzione, di opporsi in modo efficace a questa scomoda presenza. (r.c.)

TRIESTE: condanne per le emissioni dell’inceneritore

Dal Piccolo del 08/11/12

Inceneritore, Monassi paga 65mila euro

 

L’ex direttore generale dell’AcegasAps ha così oblato per l’emissione di diossina assieme ad altri tre dirigenti

 

di Corrado Barbacini

 

Marina Monassi, quale ex direttore generale dell’AcegasAps, ha pagato 65mila euro per oblare l’accusa della responsabilità relativa alle ripetute uscite di diossina dal camino dell’inceneritore. Francesco Giacomin, già amministratore dell’ex municipalizzata, ha pagato lo stesso conto. Hanno pure oblato gli altri due imputati del processo attivato da un’indagine del pm Federico Frezza. Si tratta di Paolo Dal Maso, responsabile della divisione ambiente dell’ex municipalizzata e Stefano Gregorio, direttore dell’inceneritore di via Errera. Il primo ha versato 91mila, il secondo 277mila euro. In tutto oltre 400mila euro.

 

Nelle motivazioni della sentenza “di non doversi procedere nei confronti degli imputati per oblazione” pronunciata dal giudice Paolo Vascotto, viene evidenziato che l’episodio delle uscite di diossina prescinde dalle autorizzazioni ambientali e dalla funzionalità dell’impianto di via Errera. Si legge che nel 2007 l’AcegasAps ha presentato alla Regione la richiesta per ottenere l’autorizzazione integrata ambientale e che «l’autorità competente, deputata al rilascio dell’autorizzazione ha confermato la corretta individuazione delle migliori tecniche disponibili della gestione dell’impianto. Ciò – osserva il giudice – rende lecita l’oblazione in quanto l’applicazione di tale istituto è indiscindibilmente connesso alla mancanza di conseguenze dannose o pericolose del reato». In pratica si è trattato di una serie di episodi non connessi alla funzionalità ed efficienza dell’impianto di via Errera.

 

Certo è che ai 400mila euro “oblati” dall’ex direttore generale e dal management dell’Acegas si aggiungono al danno che la fuoriuscita aveva direttamente provocato alla società: tra i 4 e i 5 milioni di euro. Infatti tra dicembre 2006 e i primi mesi del 2007 l’AcegasAps aveva dovuto fermare, a causa delle fuoriuscite di diossina misurate dall’Arpa, due delle tre linee di smaltimento rifiuti. Il sequestro era stato deciso dal pm Federico Frezza. Il magistrato aveva agito in base alle misure effettuate dai tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale: la quantità di diossina finita nell’atmosfera aveva costantemente superato i valori di legge in tutti i giorni dei prelievi. L’Arpa aveva informato delle ripetute “anomalie” i carabinieri del Nucleo operativo ecologico e la Procura della Repubblica. Il pm Frezza aveva quindi verificato il superamento dei valori limite e chiesto il sequestro preventivo dell’impianto. Il giudice Massimo Tomassini lo aveva concesso in meno di 48 ore e l’AcegasAps era stata costretta a fermare due linee di smaltimento in quanto pericolose per la salute dei cittadini.

ANTIFA/ Il volantino di Pordenone

ORA COME ALLORA, CONTRO IL FASCISMO: RESISTENZA! – CAfAr-PN

pubblicata da Iniziativa Libertaria – Pordenone il giorno Venerdì 9 novembre 2012 alle ore 0.05 ·

Fiamma Tricolore, partito dichiaratamente fascista, si arroga il diritto di scendere in piazza in nome di una democrazia e di una libertà di espressione da sempre aborriti e disprezzati dal fascismo, denotando anche l’ipocrisia di chi in barba alle leggi Scelba e Mancino pretende di manifestare con toni violenti e contenuti razzisti.

Riteniamo altresì ipocrita che le stesse istituzioni democratiche concedano di manifestare agli eredi di chi portò l’Italia in guerra in nome della dittatura, della repressione e della supremazia razziale, e per questo fu strenuamente combattuto!

Accettare che questi rigurgiti fascisti manifestino significa considerare vano il sacrificio di tutti gli uomini e le donne impegnate nella battaglia partigiana per la libertà, significa rendere inservibile la Costituzione della Repubblica fondata sull’antifascismo, significa diffondere la demagogia di chi incolpa i lavoratori immigrati della crisi, affermando lo stesso odio che nel Ventennio ha portato alle leggi razziali e distogliendo l’attenzione dai veri responsabili: la finanza, i padroni, un sistema politico marcio e asservito ad un sistema economico sempre più fallimentare!

A rendere ancora più intollerabile il corteo è la preannunciata presenza di un esponente di ALBA DORATA: il partito NEO-NAZISTA GRECO balzato alle cronache per le continue e violentissime aggressioni verso gli immigrati!

 

CONTRO IL RAZZISMO, CONTRO LA XENOFOBIA: PORDENONE ANTIFASCISTA!

Pordenone può essere un esempio estremamente positivo: una società multietnica dove l’immigrazione è già ora una risorsa fondamentale!

Non facciamoci abbindolare dalla demagogia e dal populismo di chi sfrutta il malcontento della gente in un periodo di crisi per accanirsi sui ceti più fragili della società! Costruiamo, piuttosto, una società sempre più aperta, orizzontale e che allarghi i diritti a tutti indiscriminatamente!

Esprimiamo inoltre la nostra solidarietà ai 30 manifestanti antifascisti denunciati a Udine durante la manifestazione di Forza Nuova.

 

Coordinamento Antifascista Antirazzista – Pordenone

CIE DI GRADISCA: gli sbirri si lamentano

Dal Piccolo del 09/11/12

«Noi agenti aggrediti due volte»

 

GRADISCA «Noi agenti, aggrediti due volte». Non si è fatta attendere la reazione degli operatori di polizia alle accuse, riportate da questo giornale, di repressioni violente delle rivolte al Cie di Gradisca. A denunciare presunti comportamenti poco ortodossi erano stati alcuni familiari degli ospiti trattenuti all’ex caserma Polonio, e riprese dall’associazione monfalconese Tenda per la pace. «Con tutto il rispetto per le associazioni che seguono la tematica del Cie – afferma il segretario provinciale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, Angelo Obit – ci permettiamo di osservare come le forze dell’ordine vengano aggredite due volte: prima dagli ospiti del Cie che giungono a raccogliere la propria urina nelle bottigliette di acqua vuote per poi tirarla contro gli operatori. E in seguito da queste dichiarazioni su “riferite” e inesistenti repressioni violente». Secondo Obit, inoltre, “Il condire le denunce non firmate con dichiarazioni di carenze sanitarie è irrispettoso nei confronti della cittadinanza. Agli ospiti del Cie – ricorda Obit – oltre alle presenza di medico sino alle 22 (in orario notturno è garantita la presenza di un servizio infermieristico ndr) è assicurata l’assistenza sanitaria “prioritaria” e gratuita presso i principali nosocomi regionali. In pratica sono garantiti agli ospiti, gratuitamente, tutti gli accertamenti sanitari richiesti dai medici in tempi celeri – cosa non assicurata alla popolazione – e, in caso di accesso al pronto soccorso, spesso per fatti di autolesionismo e per essere ricoverati e quindi garantirsi la fuga, è prevista per loro una priorità (in ragioni di esigenze di sicurezza) rispetto ai cittadini già presenti in sala di attesa”. Secondo Obit «non andrebbe mai dimenticato che il trattenimento è conseguente all’intenzione degli immigrati di sottrarsi, in quanto privi di documenti e celando la loro identità, al rimpatrio in attuazione di leggi dello Stato che tutti i cittadini sono chiamati a rispettare». ( l.m.)

 

 

ANTIFA PORDENONE/ Rassegna stampa

Messaggero Veneto SABATO, 10 NOVEMBRE 2012   Pordenone

 

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Centro blindato, pomeriggio di tensione

Più di 100 tra poliziotti e carabinieri nel cuore di Pordenone. Da una parte Fiamma Tricolore, dall’altra Rc, Fiom e stranieri

DESTRA CONTRO SINISTRA »I CORTEI SULL’IMMIGRAZIONE

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IL CORTEO DELLA DESTRA Intende denunciare le discriminazioni di cui sarebbero vittime gli italiani nei confronti degli “ipertutelati” immigrati
IL PRESIDIO DELLA SINISTRA Sarà antifascista e antirazzista. Ieri ha incassato il sostegno dell’Arcigay, ma anche i distinguo di Sel

di Martina Milia Più di cento tra poliziotti e carabinieri. Il cuore della città sotto assedio per paura che la manifestazione di due minoranze si trasformi in tafferugli. Prenderanno il via oggi pomeriggio le manifestazioni della Fiamma tricolore e delle forze – politiche e non – riconducibili alla Sinistra, Rc in testa, e dei sindacati (Fiom). I cortei. Da una parte il corteo della destra che attraverserà corso Vittorio Emanuele e terminerà per il comizio in piazza Cavour. Dall’altra un presidio in piazzale Ellero delle forze di sinistra. Rc, che aveva richiesto un banchetto di raccolta firme sul ponte di Adamo ed Eva ha rinucniato. Gli immigrati avevano richiesto l’uso di piazza XX settembre: la manifestazione degli oppositori del Movimento sociale sarà concentrata, invece, in pizza Ellero dei mille. E quel che più preoccupa è il richiamo fatto “ai camerati” di tutto il nord da una parte e “ai compagni” friulani dall’altra. La Fiamma. La manifestazione della destra «intende sensibilizzare la cittadinanza pordenonese e regionale sulle gravi discriminazioni che i cittadini italiani devono subire, particolarmente pesanti in questo difficilissimo periodo di crisi economica e sociale. Le case popolari, a Pordenone, come in Friuli, in attesa del prossimo bando, sembra, dalle prime simulazioni, che finiranno appannaggio di cittadini extracomunitari». Al corteo sarà presente Athanasios Lykotrafitis, rappresentante italiano del partito greco Alba dorata, oltre agli esponenti regionali della Fiamma: il segretario provinciale di Pordenone, Carmine Mucciolo, quello regionale Luca Bego e il responsabile Nord Italia, nonché candidato alla presidenza della Regione, Stefano Salmè. La sinistra. «Prendiamo atto con amarezza che sarebbe stato autorizzato (anche se non sappiamo con quali limitazioni) – scriveva ieri Michele Negro – il corteo e il comizio di Fiamma Tricolore, organizzazione ostentatamente fascista, contro gli immigrati definiti parassiti e e zecche. Sicuramente verranno schierati in pieno centro (con inevitabili disagii al commercio e al passeggio) centinaia di poliziotti (provenienti da fuori provincia) in assetto da combattimento: così mentre si tagliano stipendi,salari,pensioni, posti letto e riscaldamento alle scuole o manifestazioni culturali, con i soldi delle tasse pagate al centesimo da lavoratori dipendenti e pensionati (quelli italiani e stranieri) si garantirà (come chiesto anche da esponenti locali del Pdl) questa “libera” espressione razzista e fascista». Rc, che rinuncia alla banchetto firme, aderirà «alla manifestazione unitaria, antirazzista e antifascista» in piazzale Ellero. Anche i Comunisti italiani saranno in piazza e si augurano che: «le stesse Autorità, dopo aver spostato il presidio antifascista, da piazza XX settembre a piazza Ellero, si facciano parte attiva, affinchè sia preteso il rispetto delle leggi dello Stato democratico, che prevedono il reato di razzismo, perseguendo quindi coloro che chiamano “zecche” gli immigrati». Sel. Il coordinamento provinciale di Sel esprime sdegno, ma puntualizza: «Avremmo auspicato un corale disappunto civile a questa manifestazione con il coinvolgimento di tutte le forze politiche e della società civile piuttosto che un presidio contro, che risponde alla provocazione mostrando i muscoli e alimentando la pochezza di tale manifestazione». Contro l’intolleranza. Solidarietà agli immigrati anche da Arcigay Nuovi passi di Udine e Pordenone. Il presidente Giacomo Deperu sottolinea che «Pordenone è città europea, accogliente, civile. Gli unici a non sembrare pordenonesi sono proprio i manifestanti della Fiamma». Viabilità. Per questioni di sicurezza e logistica, dalle 14 alle 20 saranno sospesi i permessi in Corso Vittorio e sotto la loggia dove sarà vietata la circolazione. Sarà istituito divieto di sosta con rimozione da via Mazzini (tratto della Ztl) fino a via San Marco.

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Le acque non potabili di Carniacque

ANTIFA PORDENONE/ Un pò di foto (Piazzale Ellero + corteo)

Pordenone foto in Piazzale Ellero

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Interventi antifascisti degli immigrati

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Pordenone Foto Corteo da Piazzale Ellero a Piazzetta Cavour

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Anche le bandiere No Tav al corteo

 

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Lo spezzone libertario, anarchico e anarcosindacalista, del corteo con tre striscioni e le bandiere nere, rossonere e poi  dell’USI-AIT e della CNT

 

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Piazza Cavour

 

PORDENONE/ certo che il Messaggero fa proprio schifo

DOMENICA, 11 NOVEMBRE 2012 – Pordenone

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Cortei, evitati gli scontri

Polizia e carabinieri tengono separati Fiamma tricolore, immigrati e Sinistra

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Minuti di tensioni davanti alla biblioteca, ma le due fazioni non vengono a contatto
Poi i manifestanti di destra vengono scortati fino al parcheggio Marcolin e alla stazione

di Enri Lisetto La grande paura è passata quando i manifestanti della Fiamma Tricolore sono stati scortati al parcheggio Marcolin e alla stazione ferroviaria e hanno lasciato Pordenone. Solo in quel momento i 150 tra poliziotti e carabinieri (richiamati da tutta la provincia, tanto che alcune caserme del territorio sono rimaste chiuse, oltre che dai Reparti mobili San Marco di Mestre per l’Arma e Padova per la polizia) hanno abbandonato l’assetto antisommossa. Poco prima era scattato l’allarme rosso: i manifestanti di Assoimmigrati, Rc, Fiom e anarchici erano “evasi” da piazza Ellero dei Mille e, dopo una difficile trattativa con la Digos, avevano raggiunto piazza XX Settembre. A poche decine di metri dalla fazione opposta. Per due ore, prima, piazzetta Cavour non è stata quella del sabato pomeriggio, delle vasche, dello struscio, dello shopping, dei capannelli tra amici. Un deserto assediato da uomini delle forze dell’ordine e camionette di traverso. «Vi prego non fatemi dire niente», scuote la testa il presidente dell’Ascom Aldo Biscontin. Alcuni esercenti avevano tenuto le serrande abbassate, al passaggio del corteo più scortato che si ricordi, lungo Contrada Maggiore. Chiuse anche tutte le vie laterali. Negozi vuoti: «Abbiamo abbassato le serrande per evitare problemi», dicono da Ferronato. Molti commercianti avevano telefonato in questura: dobbiamo restare chiusi? Il servizio d’ordine della Fiamma Tricolore invita a «mantenere la calma, a non rispondere alle provocazioni». Una arriva ancora prima della partenza (in ritardo per aspettare i manifestanti da Bergamo) in piazza Municipio: «Ora e sempre resistenza», grida un giovane che si dilegua in via del Castello, dopo essere inciampato. Arriva l’ordine perentorio: bloccare a tutti l’accesso da tutte le strade sul corso. Partono in 70, portano un tricolore lungo 50 metri, 12 bandiere di Fiamma Tricolore e due italiane. Li osserva da lontano il sindaco Claudio Pedrotti, tra i passanti Fabrizio Venier (già segretario provinciale del Pd) e Vanni Tissino, ma è un caso. Si affacciano dalla Camera di commercio i corsisti del laboratorio del gusto, dai negozi vuoti le commesse. Loro, i manifestanti, scandiscono pochi slogan: «Contro il sistema la gioventù si scaglia, boia chi molla è il grido di battaglia». Un paio di “complimenti” li riservano a Gianfranco Fini e agli immigrati. All’incrocio con via Cesare Battisti, possibile punto di contatto con la controparte, ben più folta, è zona rossa. In piazzetta Cavour cantano l’inno nazionale. «Camerata Pino Rauti presente!», scandiscono tre volte. Poi tocca ai discorsi. Si avvicinano una ventina di pordenonesi. Vengono ringraziati il consigliere comunale Francesco Ribetti (presente) e il presidente della Provincia Alessandro Ciriani, il governo viene invitato a riportare a casa i marò e piovono applausi. Ringraziano «Dio, che non ci ha fatto nascere comunisti» e chiudono la manifestazione. A duecento metri Assoimmigrati, Rc e Fiom chiedono di accedere a piazza XX Settembre. Scatta l’allarme rosso. C’è il rischio di un contatto che potrebbe fare sfuggire di mano la situazione. Ottengono di portarsi fin davanti alla biblioteca. Sono minuti di tensione, mentre oltre il cordone di sicurezza la gente guarda e scuote la testa. I militanti di Fiamma Tricolore se ne vanno scortati. Quando c’è la certezza che sono ripartiti per Udine, Trieste, Gorizia, Veneto, Emilia Romagna, Bergamo, Milano e Brescia, in piazzetta Cavour arriva la controparte. Ma alla Fiamma Tricolore non interessa: «Abbiamo dimostrato la civiltà che da sempre ci contraddistingue».

 

 

DOMENICA, 11 NOVEMBRE 2012

Pagina 17 – Pordenone

Qualche malumore per il “cordone” in piazza

Numerosi i disagi per i cittadini che, ieri pomeriggio, avevano deciso di fare una passeggiata in centro: in piazza XX Settembre, all’altezza del Barcollo, un cordone di forze dell’ordine ha impedito a chiunque di dirigersi verso piazzetta Cavour. Una precauzione inevitabile, in considerazione del clima di tensione che si respirava ieri pomeriggio in città, ma che non tutti hanno compreso: diverse sono state, infatti, le persone che, appresa l’impossibilità di passare, hanno protestato con polizia e carabinieri. Una ragazza, tuttavia, ce l’ha fatta: «Devo andare a lavorare» ha detto all’ufficiale dell’Arma che coordinava i militari impegnati insieme ai poliziotti nel duro lavoro di ieri: il carabiniere, ravvisata la tranquillità della ragazza e comprese le sue necessità, l’ha lasciata passare. (m.p.)

 

DOMENICA, 11 NOVEMBRE 2012

Pagina 17 – Pordenone

Gli immigrati: «Non siamo un limite, ma una risorsa»

Numerosi gli stranieri tra le fila di Rc, movimenti di sinistra, Fiom e studenti «La Costituzione ha cancellato il fascismo, il loro corteo non andava autorizzato»

«Gli immigrati non sono un limite per il nostro Paese, bensì una risorsa: a poche centinaia di metri da qui, c’è qualcuno che non solo non ha compreso questo concetto, ma assume comportamenti caratterizzati da razzismo e xenofobia, sentimenti che noi aberriamo in modo assoluto». Michele Negro ha scaldato i circa 200 militanti di Rifondazione Comunista, che ieri pomeriggio, in piazzale Ellero, luogo simbolo della resistenza pordenonese, hanno manifestato contro l’iniziativa della Fiamma Tricolore, che si teneva poco distante. Non solo Rc, però: all’iniziativa hanno preso parte anche esponenti della Fiom e un alto numero di stranieri, in particolar modo africani, ma anche di altre nazionalità. La musica di Manu Chao usciva dagli autoparlanti, i giovani militanti comunisti distribuivano volantini per spiegare il senso della “contromanifestazione”: il clima era “caldo”, c’è stata molta rabbia nei confronti del partito di estrema destra, che, secondo i partecipanti all’iniziativa di sinistra, non avrebbe dovuto ottenere il via libera alla propria manifestazione. «Sono qui per dire no al fascismo e al razzismo, due concetti che la nostra Costituzione ha inesorabilmente cancellato» ha detto un manifestante, Mauro Bianchettin. A un certo punto ha preso il microfono un immigrato, che ha ricordato come gli stranieri in Italia producano un Pil annuale «pari a 5 miliardi di euro: non siamo certo noi a essere dalla parte sbagliata…». Massimo Pighin

 

DOMENICA, 11 NOVEMBRE 2012

Pagina 17 – Pordenone

L’amarezza dei commercianti: «Bastava la crisi, incassi sfumati»

«Ci bastava la crisi: gli incassi sono sfumati». Alza bandiera bianca il commercio in centro a Pordenone, nel sabato pomeriggio della città blindata dal corteo e presidio. «Manifestazioni inopportune nel fine settimana – ha tagliato corto Anita da “Mikos”, nel negozio vuoto ieri, alle 18, in corso Vittorio Emanuele – Il lavoro è venuto meno per un pomeriggio». Facce storte da “Zest” che affaccia sotto i portici con la vetrina alla moda. «Meno affari» è stato il commento di una commessa, la quale ha osservato: «La gente ha avuto paura di recarsi in centro città. Pochi clienti sono sinonimo di scarse vendite». Il settore gastronomico accusa il colpo anche in corso Garibaldi. «Un calo secco nelle vendite – ha registrato la cassa in affanno della storica “Casa del tortellino” – Il 20 percento di clienti spariti». Scarsa frequentazione anche nel laboratorio-pensatoio della città smart, a palazzo Badini: nell’ambito del progetto “Pordenone + facile” si contava una quindicina di presenze, prima del tea-break. Poca gente nei corsi, rispetto alla quotidianità dei fine settimana senza cortei blindati. «Flussi scarsi di persone – ha fatto il punto Paolo Iacomi sotto il tendone della Proloco Pordenone in piazza XX Settembre – La gente ha avuto paura e non è venuta in centro». Ha fatto affari, invece, il “vù cumprà” Cheikh, immigrato dal Senegal che vende a braccio i libri di fiabe africane. «Bene gli affari nel presidio di piazza Ellero – ha spiegato – Molti fratelli africani e numerose altre persone ci tengono alla fratellanza e alla multicultura». Chiara Benotti

 

 

Sull’online poi l’MV metteva solo robe dei fascisti

 

Cortei di destra e sinistra, tensione a Pordenone

Fazioni schierate nel faccia a faccia sull’immigrazione: le forze dell’ordine monitorano la situazione

PORDENONE. Fazioni schierate, a Pordenone, nel sabato ad alta tensione del corteo della destra e del presidio della sinistra in materia diimmigrazione. In piazzale Ellero sono radunati in presidio gli iscritti a Rc, Pdci, Fiom e altri movimenti di sinistra, oltre a numerosi stranieri appartenenti alle associazioni di immigrati del Friuli occidentale.

Davanti al municipio si sono invece raccolti gli esponenti e i simpatizzanti di Fiamma tricolore, che hanno cominciato a sfilare verso piazzetta Cavour, dove le distanze fra i gruppi saranno sensibilmente ridotte.

Sarà questo il momento più delicato del pomeriggio, con le forze dell’ordine a monitorare costantemente la situazione. Il cielo è sempre più nuvoloso e incombe la minaccia maltempo.

 

Messaggero Veneto del 12/11/12

Negro: «Ciriani si dimetta» «Taci, sfrutti gli immigrati»

«Bandiere rosse e nere? Siamo nel 2012, è roba vecchia». A 18 anni Tommaso Del Col parla già alla prima persona plurale, con una maturità fuori dal comune: «Stiamo uniti – raccomanda lo studente – contro la crisi, è più importante». Tra il corteo della Fiamma Tricolore in centro e il presidio di Rc e collettivi in piazzale Ellero, lo studente dell’Isis Zanussi ha preferito la biblioteca: «Per essere liberi di pensare e protestare bisogna creare unione e conoscenza reciproca: quella tra operai di destra e di sinistra, per esempio. Uniti contro il disagio sociale, contro la crisi. Andiamo tutti dalla stessa parte, senza divisioni – ha concluso Tommaso -. Il problema che dobbiamo risolvere è ancorato alla realtà del 2012. Le vecchie ideologie e le ruggini non servono. Guardiamo più in là». (c.b.) «E’ accettabile che Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone, medaglia d’oro alla Resistenza, abbia sostenuto e sponsorizzato il corteo fascista e razzista di Fiamma Tricolore e di Alba? E’ accettabile che si rimanga a guardare in silenzio, come ha fatto il sindaco Pedrotti, o addirittura si chieda a Questura e Prefettura, come potrebbe aver fatto Ciriani (dalle dichiarazioni dei fascisti) di lasciarli sfilare in pieno centro, con uno schieramento mai visto di forze di polizia per “tenere a bada” questi personaggi e costringere alla chiusura molte attività di Corso Vittorio Emanuele?». A parlare è il segretario provinciale di Rifondazione comunista, dopo il sabato di tensione fra destra e sinistra. Negro va oltre e chiede le dimissioni di Ciriani, che replica stizzito: «Senti chi parla. Manda avanti e utilizza strumentalmente la manodopera degli immigrati, facendo loro rischiare reati ed espulsioni in massa e fa la lezione a me. Le sue parole mi danno ulteriori stimoli per continuare a far bene il mio lavoro in Provincia». Negro naturalmente non ci sta: «Si svegli dal torpore “primario” il centro sinistra locale. Basta organizzare comitati dei più fedeli al capo o chiedere la rottamazione degli stessi oppure trovarsi a brindare in pochi intimi: si presenti in consiglio provinciale una mozione per chiedere le dimissioni di Ciriani! Preoccupa quanto dichiarato dal Salmè dopo la iniziativa razzista: il ringraziamento a Ciriani per essersi speso a favore della stessa in nome di una (ex) comune visione del mondo, promettendogli riconoscenza eterna. Così capisco gli atteggiamenti “prudentemente tecnici” del Questore e dei funzionari di polizia che nell’incontro di martedì, sapendo delle “sollecitazioni” di Ciriani, non han potuto dire nulla nemmeno di fronte a precise e documentate testimonianze di pronunciamenti violenti per la iniziativa razzista avvallati dal Salmè». Ma Ciriani smentisce: «Io non ho nè sponsorizzato nè avuto colloqui con nessuno. Non ho mai sostenuto questa manifestazione. Ho semplicemenete approvato il concetto che chiunque possa fare un corteo per esprimere le proprie idee a Pordenone, dove da tantissimi anni ciò accade e nulla mai è successo. Io provengo da quel mondo e so che gli esponenti di Fiamma tricolore avranno anche le loro idee ma sono persone civili. I funzionari della Questura erano più preoccupati dagli anarchici che non dai partecipanti al corteo di destra. Salmè ha ringraziato me, ma anche le forze dell’ordine e la città di Pordenone. Se Negro avesse evitato provocazioni non ci sarebbe stato alcun clamore. E’ stato lui a richiamare immigrati, anarchici, sindacalisti della Fiom. La città non si sarebbe neppure accorta di un corteo, quello di Fiamma tricolore, di gente che voleva esprimere le proprie idee. Io ho espresso un principio: era giusto che chiunque potesse farlo. C’era il diritto degli uni e degli altri di manifestare. Se questo è un errore me ne assumo la responsabilità. Ma non accetto lezioni da chi si schiera al fianco di anarchici che insultano, minacciano, lanciano i sassi e aggrediscono, come da me stesso provato a ogni 25 aprile, in Fiera, sotto la Provincia e in tutte le occasioni in cui sono stato insultato insieme a mia moglie»

 

 

PORDENONE: NOI 300 LORO 60 !!

FOTO | Superate le 800 visite | Statistiche sito | Rassegna stampa | Facebook | Risposta a Ciriani

Riuscita oltre le previsioni l’iniziativa unitaria dell’assemblea autoconvocata nella sede dell’Associazione Immigrati martedì.

All’appello per il presidio in P.le Ellero hanno risposto in più di 300.

Un presidio multietnico davvero, una piazza dove decine di immigrati hanno preso la parola per raccontarsi con l’incazzatura, il cuore e la dignità che ha scaldato tutti. E mentre un paio di compagni anarchici con un blitz hanno gettato 200 volantini sopra le teste dei razzisti il  presidio ha saputo poi trasformarsi in corteo e spingere per riprendersi alla fine Piazzetta Cavour dov’erano approdati i fascisti.

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