SCUOLA/ Lettera al MV sulla manifestazione di mercoledì
Marzo 17th, 2017 — General, Precari
RIFIUTI/ Terzigno frutta deforme vicino alla discarica
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Frutta deforme vicino alla discarica
NO OGM: verso il 2 ottobre, rassegna stampa del 28 settembre
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
Dal Piccolo del 28/09/10
Sarà distrutto il mais transgenico di Pordenone
di MARTINA MILIA TRIESTE Il tribunale di Pordenone sceglie la linea della Procura e condanna Giorgio Fidenato per la semina di mais Ogm. Lo fa con un decreto penale di condanna che impone 25 mila euro di sanzione, la confisca del campo di Fanna – tre ettari e mezzo dove ad aprile è stato seminato mais transgenico – e la distruzione del raccolto. Il provvedimento non è ancora stato notificato a Fidenato e al suo legale, Francesco Longo, ma l’avvocato dice di esserne a conoscenza mentre dalla procura arriva la conferma che i contenuti del provvedimento sono quelli richiesti dalla pubblica accusa. Ma con la decisione del gip del tribunale di Pordenone, Piera Binotto, la vicenda può dirsi però tutt’altro che conclusa. La battaglia di diritto prosegue così come quella politica e di principio. Sul tavolo c’è una normativa europea che contrasta con quella nazionale, ci sono i piani di coesistenza che dovrebbero far capo alle Regioni (così dice una sentenza della Corte Costituzionale) e che secondo recenti interpretazioni la normativa europea stessa starebbe rivedendo. «Naturalmente presenteremo opposizione al decreto – commenta l’avvocato Longo – fondando la nostra difesa su quello che abbiamo sempre sostenuto ovvero che la semina è avvenuta nel rispetto della normativa europea, senza contravvenire le regole. A questo punto siamo sicuramente davanti a una battaglia di forma, ma che è anche di sostanza perché sugli Ogm si è scatenata una guerra di religione sulla base di interessi importanti e diversi mentre sul tema bisognerebbe dare maggiore spazio alla scienza». E se per l’avvocato è presto per capire quali saranno le prossime tappe della battaglia legale («attendo prima di vedere il provvedimento») Fidenato spera che almeno la distruzione del mais possa essere impedita attraverso l’opposizione del decreto. «Spero che, in attesa che si concluda l’iter giudiziario, il mais possa essere raccolto e intanto stoccato in un deposito. La prima varietà dovrebbe già essere raccolta, le altre due hanno ancora bisogno di maturare». Ma a fare pressioni sulla giustizia e sull’accelerazione dell’applicazione del decreto sono i disobbedienti che, dopo aver distrutto il campo di Vivaro lo scorso 9 agosto, domani manifesteranno davanti al tribunale di Pordenone per dire: «Anch’io voglio che il campo di Fanna sia distrutto in nome dell’inammissibilità della presenza degli Ogm nei nostri territori. La terra e la vita non sono in vendita». «Con la distruzione del campo di Vivaro abbiamo affermato materialmente che non ci può essere spazio per gli Organismi Geneticamente Modificati nei nostri territori – rivendica l’associazione Ya basta che raccoglie i no global del Norsest -. Sradicare quel mais è stato un contributo alla lotta di tanti uomini e donne che in tutto il mondo si oppongono al controllo delle multinazionali come Monsanto, Basf, Syngenta, sull’agricoltura, sulla terra, su tutto il vivente attraverso la logica della proprietà e dei brevetti. È stato un modo per affermare che nessun ”apprendista stregone”, né Fidenato né altri può giocare con il nostro futuro. La discussione che si è aperta ha dimostrato quanto vasta sia la condivisione e la convinzione che non si può convivere con gli Ogm»
Dal Messaggero Veneto del 28/09/10
Ogm, multa e distruzione del raccolto

Una condanna a 25 mila euro di multa, la confisca e la distruzione del campo. Il gip Piera Binotto ha emesso il decreto penale di condanna nei confronti di Giorgio Fidenato, l’agricoltore che ha seminato mais Ogm in un campo di Fanna. «Sappiamo che il decreto è stato emesso, ma non ci è ancora stato notificato – dice l’avvocato Francesco Longo –. Siamo pronti a fare opposizione». Il giudice per le indagini preliminari ha sposato in pieno la linea dettata dal procuratore Luigi Delpino emettendo un decreto penale di condanna nei confronti di Giorgio Fidenato – agricoltore che ha scelto di seminare mais Ogm sulla base delle disposizioni europee e di quanto già deliberato dal Consiglio di Stato – al pagamento di 25 mila euro di sanzione. Un decreto che, riconoscendo il mancato rispetto della normativa nazionale, impone la confisca del campo di Fanna – tre ettari e mezzo dove ad aprile è stato seminato mais transgenico – e la distruzione del raccolto. Il provvedimento non è ancora stato notificato a Fidenato e al suo legale, Francesco Longo, ma l’avvocato dice di esserne a conoscenza, mentre dalla Procura arriva la conferma che i contenuti sono quelli richiesti dalla pubblica accusa. Con la decisione del gip del tribunale di Pordenone, però, la vicenda è tutt’altro che chiusa. «Naturalmente presenteremo opposizione al decreto – commenta l’avvocato Longo – fondando la nostra difesa su quello che abbiamo sempre sostenuto, ovvero che la semina è avvenuta nel rispetto della normativa europea, senza contravvenire le regole. A questo punto siamo davanti a una battaglia di forma, ma che è anche di sostanza perché sugli Ogm si è scatenata una guerra di religione sulla base di interessi importanti e diversi, mentre bisognerebbe dare maggiore spazio alla scienza». E se per l’avvocato è presto per capire quali saranno le prossime tappe della battaglia legale («Attendo prima di vedere il provvedimento»), Fidenato spera che almeno la distruzione del mais possa essere impedita attraverso l’opposizione del decreto. «Spero che, in attesa che si concluda l’iter giudiziario, il mais possa essere raccolto e intanto stoccato in un deposito. La prima varietà dovrebbe già essere raccolta, le altre due hanno ancora bisogno di maturare». E se con la decisione del tribunale di Pordenone si mette un primo punto a una vicenda che è tutt’altro che conclusa e definita, la politica continua a confrontarsi con posizioni molto diverse. «Il dissenso del ministro dell’Agricoltura Galan, come di molti suoi colleghi europei, riguardo alla proposta della Commissione europea di delegare agli Stati la decisione di coltivare o meno organismi geneticamente modificati in ogni singolo Paese – commenta il presidente di Futuragra, Duilio Campagnolo – è segno di equilibrio e lungimiranza, che arriva da parte di organismi istituzionali che sanno quello che dicono e rappresentano gli agricoltori. Ora speriamo soltanto che l’Unione europea non agisca in maniera irresponsabile». Martina Milia

Fidenato
Presidio davanti al palazzo di giustizia
Disobbedienti Il decreto penale di condanna del tribunale di Pordenone non ferma la protesta. I disobbedienti dell’associazione Ya Basta, quelli che lo scorso agosto hanno distrutto il campo di Vivaro che era sotto sequestro per sospetta (all’epoca) semina di mais Ogm, tornano alla carica. Stavolta lo fanno annunciando un presidio davanti al palazzo di giustizia. La manifestazione è in programma domani alle 11 e l’associazione invita tutti a partecipare per dire: «Anch’io voglio che il campo di Fanna sia distrutto in nome dell’inammissibilità della presenza degli Ogm nei nostri territori. La terra e la vita non sono in vendita». Il 9 agosto a Vivaro «abbiamo affermato materialmente che non ci può essere spazio per gli organismi geneticamente modificati nei nostri territori – rivendica l’associazione –. Sradicare quel mais è stato un contributo alla lotta di tanti uomini e donne che in tutto il mondo si oppongono al controllo delle multinazionali come Monsanto, Basf, Syngenta sull’agricoltura, sulla terra, su tutto il vivente attraverso la logica della proprietà e dei brevetti. E’ stato un modo per affermare che nessun “apprendista stregone”, né Fidenato né altri, può giocare con il nostro futuro. La discussione che si è aperta ha dimostrato quanto vaste siano la condivisione e la convinzione che non si può convivere con gli Ogm». Ma i no global non sono gli unici a muoversi. Sabato prossimo è in programma un presidio promosso dal coordinamento libertario (riconducibile al movimento anarchico e da non confondersi col movimento libertario che invece appoggia la battaglia di Fidenato), alle 16.30, in piazza Cavour. In quell’occasione sarà distribuito materiale informativo e sarà messo il microfono a disposizione di quanti vorranno dire la loro sul tema Ogm. E tra gli appuntamenti anti-Ogm spicca anche la Fiera del riso di Isola della Scala (Verona) che giovedì ospiterà un convegno sulla valorizzazione alimentare “Ogm free” al quale sono stati invitati il presidente del Veneto Luca Zaia, esponenti del mondo universitario, di Coldiretti, Slow food e Federica Ferrario di Greenpeace
RISPOSTA alle falsità e alle fregnacce di Matteo Pizzolante
Marzo 17th, 2017 — General, Pseudo-anarchismo
Tratto dal sito dell'”USI” (quella espulsa dall’AIT)
Lucio Urtubia, un piacevole incontro, una polemica per voltagabbana…
Con un nostro modesto, modestissimo contributo, l’associazione culturale Pabitele, in collaborazione con A.N.P.I., biblioteca civica, Hybrida, l’associazione il Caseificio e ARCI Cas’Aupa e comune di Udine, è riuscito a far atterrare Lucio Urtubia, antifranchista libertario, “rapinatore, falsario, soprattutto muratore” nella sonnolenta Udine.
Una ventata di freschezza, limpida e sincera, che non ha risparmiato critiche ai “miti” della sinistra, difendendo la scelta dell’azione illegale e “criminale” – in una Udine dove il legalismo del movimento si è spinto sino al denunciare i neofascisti alla polizia… – segnando, con una dialettica semplice e schietta ed una storia personale, il confine di classe cui quest’uomo ha manenuto fede.
La serata si è conclusa poi presso il Circolo Arci Cas’Aupa, presso il quale abbiamo la sede in affitto, dove è stato proiettato il film. Abbiamo quindi avuto il piacere di ospitare Lucio nel nostro “bugigattolo”, un po’ disordinato e ancora simile ad un deposito, chiacchierando un po’ e lasciandogli in omaggio una bottiglia di malvasia, da bersi alla nostra salute… e anche a quella di chi ci vuole male!
Dobbiamo purtroppo registrare l’ennesimo atto di sciacallaggio operato dagli “anarchici” del CSA (quello che occuparono in tanti per poi essere “scartati” quando oramai non servivano più agli anarchici “veri”…) . Non sono infatti mancati con un volantino inneggiante alla FAI-CNT, con tanto di testo di “negras tormentas”. Eppure la presenza di Urtubia è stata rifiutata da perte del movimento anarchico (sicuramente adducendo validi motivi)… poi, però, quando Urtubia ha smontato in poche parole il “mito” Che Guevara, regalando ai “sinistri” presenti alla conferenza uno spiraglio di verità, non hanno resistito ad applaudirlo e recuperarlo nei propri comunicati (http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=608:bravo-compagno-urtubia-qche-guevara-non-e-un-eroeq&catid=66:storia).
Lungi da noi voler insegnare ai denunciatori di fascisti cosa sia l’anarchia! Stiamo ben lontani da questi individui la cui affinità è un elestico tra opportunismo e rigore moralista, al pari dei preti! Riteniamo più utile parlare con chi Libertario non è, con la popolazione, coi lavoratori: parlare alle persone: diffondere l’idea è il fine della propaganda; mantenersi lontani dai ricatti di partiti ed istituzioni è nostra responsabilità, nostro impegno. Parlare di anarchia con gli anarchici (?), sempre tra anarchici (?) e solo secondo i dettami dei dottori anarchici (?) ci sembra un modus operandi più simile a quello degli Spartani che non dei Durruti e del Malatesta. Rimaniamo sereni, in attesa che il decadimento genetico faccia il suo corso.
Matteo Pizzolante
RISPOSTA alle demenziali denigrazioni di Matteo Pizzolante.
Quindi secondo Matteo Pizzolante diffondere un volantino inneggiante alla FAI-CNT è un “atto di sciacallaggio”, e perché mai? Forse il problema è la CNT? Infatti noi continuiamo a riconoscere la CNT spagnola anche oggi, lui invece no, giusto? In ogni caso la sua uscita non ci stupisce, anzi è chiarificatrice, così come è stato chiarificatore che in altra sede Pizzolante abbia scritto che la sua organizzazione sindacale “non è anarcosindacalista”. Noi invece sosteniamo l’anarcosindacalismo e non un generico sindacalismo libertario, inevitabilmente riformista, se non fa esplicito riferimento alle fondamenta rivoluzionarie dell’anarcosindacalismo.
Poi Pizzolante si inventa che la presenza di Urtubia “è stata rifiutata da parte del movimento anarchico”. E quando mai? Dove c’è scritto qualcosa del genere? Da dove lo deduce? Ovviamente, come con tante altre diffamazioni nei nostri confronti, anche in questo caso si tratta di una sua invenzione senza fondamento. Anzi il volantino con il titolo ¡A las Barricadas! era stato proprio ispirato dalla presenza di un anarchico spagnolo ad Udine e per caratterizzare, dall’esterno in modo anarchico, una iniziativa organizzata e gestita da non anarchici.
Poi ci accusa di essere legalisti ma per tutta coerenza ancora una volta mostra che convive organicamente con la sinistra istituzionale, con i Circoli Arci, con il Comune di Udine e con il Sindaco Honsell con il quale l'”USI”-non-AIT di Renato Grego sembra avere un feeling particolare. Con tutto il rispetto per Urtubia noi non avremmo mai partecipato ad una iniziativa di quel tipo. il CSA non va certo a dare l’adesione ad iniziative dei Circoli ARCI e patrocinate dal Comune di Udine. Noi con il volantino abbiamo efficacemente valorizzato Urtubia e la rivoluzione spagnola, ma scartato Circoli Arci e Comune di Udine.
Per quanto riguarda il problema di “parlare con chi libertario non è” neanche qui il Vangelo secondo Matteo ci azzecca perchè la concezione che abbiamo sempre praticato dell’anarchismo è proprio quella di stare fra la gente, come dimostrano decenni di lotte nel territorio con i Comitati Ambientali, NO TAV, ed in particolare le assemblee pubbliche con centinaia di persone, per esempio sul problema dell’acqua, promosse direttamente da noi, come si può rilevare dalla cronaca giornalistica anche su infoaction.
Pizzolante ripete oramai da un anno, come un disco incantato, quella e sempre quella. Il suo teorema denigratorio è basato su due cose che sono allo stesso tempo false e ridicole.
In primo luogo la questione del denunciare i fascisti diventa, nel teorema di Pizzolante, un falso autosputtanante perchè l’unico contesto politico nel quale era stata presa la decisione di denunciare i fascisti è stato “Il Coordinamento Antifascista Udinese” al quale l’adesione era individuale e siccome c’era una mailing list, Pizzolante potrà verificare che per esempio io non ci partecipavo, così come non ho mai partecipato alle riunioni fisiche sullo stesso tema, ed anzi Renato Grego, che ci faceva parte, voleva che al Coordinamento ci fosse l’adesione ufficiale delle sigle; come al solito con lo scopo di marcare il territorio con la sua “USI”-non-AIT.
Arriviamo alla questione del CSA, che non ha mai espulso nessuno, ma proprio nessuno; chi se ne è andato, oggi come ieri, lo ha fatto per scelta sua. Poi basta prendere in mano la lista dei denunciati per l’occupazione del 2006, pubblicata anche dalla stampa, per mostrare l’ulteriore falso di Pizzolante. Infatti, a parte quelli presenti occasionalmente, la stragrande maggioranza dei denunciati fa parte di quel movimento anarchico che lui continua a denigrare. Si potrebbero analizzare anche altri dettagli, ma si sconfina nel dare informazioni alla polizia per cui è meglio evitare, ma è possibile e doveroso dire che la sua campagna denigratoria, emersa ufficialmente circa un anno fa, ha semmai provocato la restituzione di una importante tessera della sua USI.
Per concludere vale anche la pena di spiegare ai lettori cosa è effettivamente successo ad Udine. Il problema è questo. Il CSA di Udine non ha mai avuto predilezioni politiche per nessuna organizzazione ufficiale del movimento anarchico ed anarcosindacalista e, fino a che è stato possibile, ha mantenuto rapporti con tutti. I rapporti con Renato Greco c’erano da ben prima della scissione delle due Usi del 1996, vicenda quest’ultima che il CSA non ha mai analizzato nei dettagli. Poi negli ultimi periodi l’insistenza della sua Usi per essere riconosciuta ufficialmente per esempio attraverso la sottoscrizione di documenti/volantini comuni, ha posto inevitabilmente il fatto che i legami storici da 30 anni a questa parte erano quelli con il Germinal di Trieste, il Circolo Zapata di Pordenone, eccetera, (fra l’altro tutti denunciati per l’occupazione del CSA !!) per cui la coesistenza fondata sulla consuetudine non poteva reggere più di fronte ai tentativi di cooptazione più o meno striscianti attuati dall’Usi nei confronti del CSA. Non solo, ma il CSA che oggi ha rotto con l’Usi di Renato Grego è lo stesso che Giuseppe Martelli (il capo di Grego) dell’Usi di Roma, nel 2002 ringraziava per aver ospitato in Via Volturno la festa della loro Usi cosicchè a quei tempi sembrava che il CSA appoggiasse quella sigla (vedi link http://www.ainfos.ca/02/may/ainfos00407.html ). Estrema ratio, è stato chiesto un confronto fra le due Usi, ma come risposta è iniziata la campagna denigratoria voluta ovviamente dagli strateghi di una guerra, per il possesso di una sigla. La logica di Grego e Pizzolante è diventata quindi quella tipica dell’ “o con me o contro di me”, cioè chi non riconosce la nostra Usi è nostro nemico, anche e soprattutto se è anarchico. Tutti gli altri, Circoli Arci, ANPI, Comune di Udine, … invece possono essere loro amici, anzi sono il veicolo strumentale della loro strategia di legittimazione. Di questo problema non ci interesserebbe molto, nel senso che non lo viviamo in prima persona, se non per il fatto che la verità storica non è dalla parte di Renato Grego e Matteo Pizzolante, ma sta dalla parte dell’altra USI (per esempio quella di Trieste) che effettivamente aderisce all’AIT come i documenti dimostrano e che noi abbiamo pubblicato (clicca qui).
Cespuglio
NOTAV: blitz in consiglio comunale a Bagnaria Arsa
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Dal Messaggero Veneto del 29/09/10
Blitz No Tav in consiglio comunale contro i carotaggi
BAGNARIA ARSA. Bliz del Comitato No Tav, l’altra sera in consiglio comunale a Bagnaria Arsa, dov’è stato esposto un enorme striscione con la scritta “latitanti sulla Tav” e la bandiera No Tav, e distribuito un volantino al sindaco e a tutti i consiglieri comunali nel quale si sottolineava l’azione tardiva dell’amministrazione comunale a fronte degli ultimi eventi inerenti i carotaggi “clandestini” effettuati a Castions delle Mura il 1 settembre. Oggi, il rappresentante del comitato, Gian Carlo Pastorutti, sarà in udienza davanti alla Commissione Petizioni di Bruxelles per discutere la petizione 900/2007 presentata dai Comitati No Tav della AV/AC Trieste Divaccia, per illustrare la suddetta petizione. In quell’occasione verranno anche discusse altre quattro petizioni fatte dai No Tav della Val di Susa, riguardanti la tratta austriaca della linea AV/AC del Brennero. Ritornando al bliz in consiglio comunale (il secondo dall’inizio della vertenza sulla Tav), questa azione aveva lo scopo «di evidenziare- come afferma il portavoce del comitato, Pastorutti-, l’inerzia, soprattutto del sindaco Adelmo Bertossi, dopo che erano stati scoperti i carotaggi “clandestini” a Castions delle Mura, portando come esempio la reattività immediata del comune di Sgonico, dove si erano verificate simili situazioni. I carotaggi in quell’area del comune di Bagnaria, sono la dimostrazione che la Tav passerà lì e servono a definire il progetto preliminare che deve essere presentato entro il 31 dicembre 2010, come più volte a sottolineato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, pena la perdita, con restituzione, del contributo comunitario anticipato. La discussione su questa opera ha trovato spazio nella relazione programmatica: incalzato dal consigliere Felcher che chiedeva un’approfondimento sul tema e la disponibilità a votare un documento condiviso per far rispettare gli accordi a margine del Protocollo d’intesa siglato con l’allora assessore regionale, Lodovico Sonego, il sindaco Bertossi, in risposta, si impegnava a discutere la questione in un consiglio comunale da convocare entro il mese di ottobre. Come Comitato No Tav- conclude Pastorutti-, giudichiamo queste azioni tardive considerati i margini temporali strettissimi: in sostanza è inutile chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati!» Francesca Artico
Dal Piccolo 29/09/10
Bagnaria, blitz no-Tav in Consiglio comunale
BAGNARIA ARSA Blitz dei No Tav in Consiglio comunale a Bagnaria Arsa dei comitati della Bassa friulana, che l’altro ieri sera hanno fatto irruzione nell’aula distribuendo volantini ai presenti e srotolando uno striscione contro il progetto della “linea Fs ad alta velocità e capacità” tra Trieste e Venezia, il cui preliminare sarà presentato in Europa entro la fine dell’anno. A scatenare la protesta, l’atteggiamento di sindaco e assessori che, secondo i manifestanti, avrebbero dimostrato di essere “latitanti sulla Tav”, come recitava lo striscione esposto. «In Consiglio non c’è stata nessuna bagarre – ha precisato ieri il sindaco, Anselmo Bertossi – anticipando di aver fissato un incontro tra la sua giunta, l’assessore regionale competente Riccardo Riccardi e i responsabili di Rfi, che si terrà lunedì prossimo, in orario e luogo ancora da definire. Dobbiamo chiarire gli aspetti tecnici con i diretti interessati e poi per il mese di ottobre potremmo fissare un Consiglio comunale sulla Tav». La richiesta dei comitati andava proprio in questo senso. «L’azione ha avuto lo scopo di evidenziare l’inerzia del sindaco – commenta il portavoce del comitato di Bagnaria, Gian Carlo Pastorutti – dopo i carotaggi “clandestini” scoperti il primo settembre a Castions delle Mura. I carotaggi nella Bassa sono la dimostrazione che la Tav passerà proprio di qui e servono a definire il progetto preliminare che deve essere presentato il 31 dicembre, pena la restituzione del contributo comunitario già anticipato». (el. pl.)
NO OGM: rassegna stampa del 29 settembre
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
Dal Messaggero Veneto del 29/09/10
Coldiretti: ci costituiremo parte civile
Non soltanto il campo di Fanna, ma pure quel che resta di quello di Vivaro. Anche se fosse rimasta una sola pannocchia transgenica in circolazione, il mais seminato da Giorgio Fidenato dovrà essere confiscato e distrutto. A deciderlo il decreto di condanna del gip Piera Binotto che è stato salutato dagli oppositori degli Ogm come la doverosa – per alcuni tardiva – risposta della legge a un abuso. E mentre Coldiretti annuncia che si costituirà parte civile nel processo per chiedere il rimborso degli eventuali danni procurati al patrimonio agricolo e ambientale, strada che anche la Regione è intenzionata a seguire, Fidenato si prepara al contrattacco. IN TRUBUNALE. Il gip ha recepito le richieste della Procura disponendo, oltre alla sanzione di 25 mila euro, la confisca e distruzione non solamente del campo di Fanna, ma anche di quello di Vivaro, nonostante questo sia già stato abbattuto dai no global lo scorso 9 agosto. Giorgio Fidenato, l’agricoltore che per la legge italiana è colpevole di avere seminato senza autorizzazione del ministero dell’Agricoltura, contravvenendo a una norma che però non rispetta le direttive europee (che invece consentono la semina di quella varietà di mais), non si arrende. «Per il momento – ha detto – non abbiamo potuto fare nessun passo ufficiale in quanto il procedimento si è sviluppato sulle sole indagini scientifiche e sulle richieste della Procura. Ora entriamo in gioco e tocca a noi fornire le motivazioni e la giurisprudenza che – ha affermato – ci danno ragione. Per esempio, ci dovranno spiegare come si fa a condannare qualcuno perché ha applicato la normativa europea vigente». Proprio alla Ue Fidenato si appellerà se non vedrà riconosciuti i propri diritti in Italia. «Andremo sino in fondo: se servirà – ha concluso – ci rivolgeremo alla Corte di giustizia europea, perché siamo persuasi della bontà delle nostre tesi». COLDIRETTI. Ma le vicende giudiziarie potrebbero non esaurirsi qui. «Abbiamo chiesto ai nostri avvocati di costituirci parte civile nel processo per chiedere il rimborso degli eventuali danni procurati al patrimonio agricolo e ambientale e fare in modo che reati come questo non si verifichino più», ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini nell’esprimere sincero apprezzamento per la decisione del tribunale di Pordenone. Una strada, questa, che la Regione aveva annunciato di voler perseguire. La Coldiretti, però, non si limita a questo: «Occorre ricordare che dai risultati delle analisi rese note dal ministero delle Politiche agricole emerge la presenza nei terreni confinanti di 15 campioni contaminati da Ogm su 30. Una enormità considerando che – ha sostenuto Marini – la contaminazione è avvenuta da un solo campo e in solo anno. Punire i colpevoli e sanare al più presto le illegalità deve essere un obiettivo condiviso da quanti hanno a cuore il rispetto delle regole». TASK FORCE. Soddisfatta Federica Ferrario di Greenpeace, secondo la quale «finalmente si riporta la legalità in Friuli», giudizio condiviso dalle 27 realtà che aderiscono alla Task force anti-Ogm. Martina Milia
«Colpevole assenza delle istituzioni nella vicenda»
Il circolo Legambiente delle Prealpi Carniche, presieduto da Mario De Biasio, denuncia le coltivazioni illegali di mais Ogm e il comportamento delle istituzioni preposte alla salvaguardia ambientale. «Lanciati dalle associazioni ambientaliste, di categoria, dei consumatori e da gran parte della società civile – recita il documento – sono passati alcuni mesi dalle prime grida di allarme per le coltivazioni Ogm sul nostro territorio. Da allora però la questione ha assunto gli aspetti di una vergognosa telenovela». La nota di Legambiente ricostruisce come siano stati scoperti due appezzamenti coltivati a mais Ogm nei comuni di Fanna e Vivaro. Tutte le autorità preposte al controllo e all’applicazione della legge in materia furono avvisate per tempo, a maggio e giugno, e avrebbero dovuto, in tempi rapidi, verificare i fatti, distruggere le colture illegali, applicare la pena prevista per chi aveva eseguito le semine fuorilegge in quei campi. Invece, denuncia Legambiente, «il neoministro alle Politiche agricole ha voluto attuare una sperimentazione illecita in pieno campo, per verificare se il mais Ogm contaminasse davvero. Dai dati raccolti si è verificato che le colture circostanti erano state contaminate. A quella conclusione sarebbe arrivato anche un bambino delle elementari, che stava imparando i primi rudimenti di scienze». Invece che essere puniti e messi a tacere, i protagonisti delle semine illegali hanno trovato notorietà. Un gruppo di ambientalisti radicali ha deciso di «ripristinare la legalità» calpestando e tentando di asportare la coltura del campo di Vivaro: azione giudicata contraria alla tutela della proprietà privata, ma, «a nostro avviso – osserva Legambiente –, un’azione coraggiosa e doverosa a favore della tutela dell’integrità ambientale». L’autorità giudiziaria ha dichiarando la colpevolezza dei protagonisti delle semine Ogm, punendoli con una sanzione di 25 mila euro. Legambiente osserva che è «troppo poco e troppo tardi per frenare l’arroganza di chi, avendo le spalle coperte dalla Monsanto, pensa di poter fare ciò che vuole a scapito della libertà altrui. La sentenza è stata accompagnata dalla falsa affermazione dell’assoluta innocuità dei prodotti Ogm per la salute umana. Al momento questo non può essere sostenuto da nessuno. Anzi, gli ultimi studi scientifici sugli Ogm attestano esattamente il contrario. Altre clamorose bugie – denuncia Legambiente – sono circolate in questi mesi, tipo che con gli Ogm in agricoltura non si useranno più i pesticidi chimici. Ma le varietà Ogm Bt, come il mais seminato a Fanna e Vivaro, sono esse stesse un pesticida che finisce nel cibo derivato. Ci preme sottolineare – conclude Legambiente – la spaventosa, preoccupante e colpevole assenza, su questa vicenda, delle istituzioni che, non facendo il loro dovere, hanno favorito le logiche di dominio delle multinazionali a scapito del faticoso cammino di rinnovamento in atto nell’agricoltura regionale e italiana». (s.c.)
Sit-in dei disobbedienti davanti al tribunale
La decisione del tribunale di Pordenone non ferma la protesta. Oggi davanti al palazzo di giustizia i disobbedienti che fanno riferimento ai centri sociali del Nordest si riuniranno per invitare le autorità ad accelerare il processo che dovrebbe portare alla distruzione del mais transgenico. Il presidio sarà blindato: l’associazione Ya Basta lo scorso 9 agosto è riuscita a sorprendere le forze dell’ordine con un blitz a Vivaro che ha portato alla distruzione del campo di Fidenato. Il gruppo – una sessantina di persone che sono state identificate e successivamente denunciate per una serie di reati che vanno dalla manifestazione non autorizzata alla violazione di sigilli – ha più volte annunciato l’intenzione di radere al suolo anche il campo di Fanna e questo ha fatto alzare la tensione nel corso dei mesi. I disobbedienti, però, non sono gli unici che intendono ribadire con fermezza la loro contrarietà agli Ogm. Gli anarchici di Iniziativa libertaria hanno annunciato per sabato pomeriggio una manifestazione in centro a Pordenone e la presenteranno venerdì con una conferenza stampa davanti alla sede di Agricoltori federati. Intanto le reazioni alla decisione del tribunale di Pordenone non sono destinate a fermarsi. Se per il senatore del Pdl Ferruccio Saro «i pronunciamenti della giustizia stanno dimostrando che i colpi di mano in tematiche così delicate e controverse non portano a risultati produttivi, semmai a un arretramento e a un irrigidimento delle posizioni sul campo», per Susanna Cenni, deputata del Partito democratico in commissione Agricoltura, «le decisioni assunte dal giudice a Pordenone, che prevedono una multa di 25 mila euro e la distruzione del raccolto, ristabiliscono finalmente, dopo mesi di attesa e di tensioni, una situazione di legalità». Secondo Andrea Ferrante, presidente dell’Associazione italiana agricoltura biologica, «la condanna ricorda a tutti che le leggi in Italia esistono e richiama le istituzioni a compiere ancora meglio l’azione di vigilanza». (m.mi.)
Sciopero generale in Spagna
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
29 settembre
Sciopero generale in Spagna – foto
scontri, oltre 60 arrestati e 30 feriti
Il Paese si ferma contro la riforma del mercato del lavoro e le misure di austerità. Decine di manifestazioni. Disordini a Madrid e Barcellona, auto in fiamme, alcuni ricoverati. I sindacati europei annunciano 100 mila persone in piazza
La casa è di chi l’abita/ SOLIDARIETA’ al movimento degli squatters nei Paesi Bassi
Marzo 17th, 2017 — General, Movimenti
LA CASA E’ DI CHI LA ABITA!
SOLIDARIETA’ al movimento degli SQUATTERS dei Paesi Bassi, che in questi giorni sta subendo un’ondata repressiva pesantissima, con la minaccia di sgombero a partire dal 1° ottobre per 200 occupazioni solo nella città di Amsterdam. Da domani entrerà in vigore il “divieto di occupazione” , una legge che blatera di offrire nuovi utilizzi per gli spazi abbandonati ma che in realtà non offre altro che protezione ai proprietari speculatori e criminalizza gli squatters che a breve potrebbero rischiare detenzioni fino a 2 anni.
Riportiamo il link all’appello dei compagni olandesi per la difesa delle occupazioni OVUNQUE!
http://ch.indymedia.org/demix/2010/09/77791.shtml
http://www.informa-azione.info/un_appello_dall039olanda_per_la_difesa_degli_squat
“These days are for us all, the variety of people that form the squatting movements of this and every other country. All different approaches and tactics should be used in the coming struggle. These days should be an inspiration for all the things to come. October is just the beginning.”
Queste giornate sono per tutti noi, tutto il variegato mondo che forma il movimento degli squat di questo e di altri paesi. Tutti i differenti approcci e le differenti tattiche devono essere impiegati nella lotta che verrà. Queste giornate dovranno essere un’ispirazione per le cose che seguiranno. Ottobre è solo l’inizio.
CIE DI GRADISCA: «Il Cie è peggio del carcere la polizia ci offende e ci malmena»
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 30/09/10
«Il Cie è peggio del carcere la polizia ci offende e ci malmena»
GRADISCA Una perquisizione “di massa” al Cie di Gradisca. L’episodio si sarebbe verificato una settimana fa, a seguito dell’ennesimo tentativo di fuga dalla struttura di identificazione ed espulsione di via Udine. Le foze dell’ordine avrebbero svegliato i reclusi nel cuore della notte, concentrandoli – pare un’ottantina – in un’unica camerata mentre nel frattempo la polizia avrebbe avviato la perquisizione nelle stanze alla ricerca di corpi contundenti e altri oggetti che avrebbero potuto essere usati nel tentativo di evasione. A testimoniarlo anche una lettera apparentemente inviata dagli immigrati ad alcune testate web vicine alla galassia no-global. «Il trattamento qui è peggio del carcere – recita la missiva che è rimbalzata quà e là nella Rete -: abbiamo soltanto due ore d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo tutti rinchiusi qui dentro, non possiamo uscire. Ci sono tre minorenni tunisini, hanno 16 anni, ci chiediamo come mai li hanno messi qui se sono minorenni? Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli, insetti…Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane. La polizia – denuncia la missiva – spesso entra e picchia. Circa tre mesi fa con una manganellata hanno fatto saltare un occhio ad un ragazzo, poi l’hanno rilasciato perché stava male e non volevano casini, e quando è uscito, senza documenti non poteva più fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio.Ci trattano come delle bestie. Alcuni operatori usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, ci insultano per aspettare la nostra reazione, così poi sperano di mandarci in galera, tanto danno sempre ragione a loro.C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. L’hanno portato in ospedale e l’hanno riportato dentro. Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte, poi passano le settimane e non cambia mai niente. Da due giorni siamo in sciopero della fame, e il medico non è mai entrato per pesarci o per fare i controlli, entra solo al mattino per dare le terapie. Le condizioni qui a Gradisca sono disumane, è assurdo che si rimanga in queste gabbie. Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti e di come viviamo. E ci si chiede, ma è possibile che le persone solo perchè non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per 6 mesi della loro vita?». Dopo le fughe di immigrati fatte registrare nelle ultime settimane, saranno rafforzate le misure di prevenzione e vigilanza al Cie. Lo ha deciso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu. (l.m.)
NO OGM: distrutto il campo di Fanna, rassegna stampa
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
La lotta continua….
30/09/10
Il Piccolo
Raccolto e subito nascosto il mais ogm di Pordenone
di MARTINA MILIA PORDENONE Erano pronti a una nuova incursione, ma sono stati battuti sul tempo. Ieri sera gli uomini della forestale della Regione hanno raccolto il mais transgenico seminato a Fanna impedendo ai no global di distruggerlo. «Il tribunale, con il decreto penale di condanna, ha riconosciuto che quello che abbiamo fatto distruggendo il campo di Vivaro era giusto. A questo punto vogliamo che il campo di Fanna sia distrutto o ci dovremo pensare ancora noi» aveva dichiarato ieri mattina Luca Tornatore, attivista dell’associazione Ya Basta che raccoglie i disobbedienti del Nordest. La giustizia, però, per una volta è stata più rapida. Ieri sera prima delle 19, uomini della forestale regionale con una trebbiatrice e due carri per la raccolta – il tutto sotto l’occhio vigile di polizia e carabinieri – hanno provveduto a mietere i tre ettari di mais ogm seminato da Giorgio Fidenato a Fanna. Il granoturco è stato trasferito in un luogo top secret e rimarrà al sicuro in attesa che la sentenza diventi definitiva. Il giudice Piera Binotto, dopo aver emesso il decreto penale di condanna nei confronti di Fidenato (che prevede confisca e distruzione del raccolto nonché una sanzione da 25 mila euro), ieri ha nominato Luca Bulfone, direttore centrale alle risorse agricole, naturali e forestali della Regione, custode giudiziario. «Ho l’incarico di provvedere alla raccolta del mais e di conservarlo in un luogo adatto in attesa che si concluda l’iter giudiziario» confermava nel pomeriggio Bulfone. Quando? I fatti, in questo caso, hanno preceduto anche le parole. Intono alle 19 personale della forestale, lo stesso Bulfone e il direttore dell’Ersa – braccio operativo della Regione -, Mirko Bellini, hanno raggiunto il campo incriminato e provveduto alle operazioni di trebbiatura e raccolta. Sul posto anche carabinieri e polizia – che fin dalla mattina presidiavano il campo per il timore di incursioni da parte dei disobbedienti – che hanno seguito le operazioni. «Affidare la custodia alla Regione e all’Ersa è come dare il sangue a Dracula. Questi enti non hanno avuto una posizione neutra nella vicenda» tuonava nel primo pomeriggio Fidenato. Ma lo stesso agricoltore poche ore dopo si è ricreduto. «Mi hanno assicurato che il mais, raccolto in granella – spiega -, sarà essiccato. Questo consentirà al raccolto di mantenere le sue proprietà inalterate».
«Sono il futuro, ma in Italia manca una legge di garanzia»
TRIESTE Ne ha discusso la politica e si è espressa la magistratura. Ma della vicenda del mais Ogm di Vivaro parla anche il mondo della ricerca. «Gli Ogm sono da prendere con cautela, perché come tutte le tecnologie comportano dei rischi che vanno valutati con attenzione dalla comunità scientifica», dice Giuliano de Grassi, ricercatore dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (Icgeb) di Trieste, dove proprio in questi giorni si svolge un corso sul rischio derivante dal rilascio ambientale di Ogm. «Per un uso sicuro e sostenibile delle biotecnologie l’analisi del rischio in tutte le sue declinazioni (valutazione, gestione, comunicazione) è fondamentale – sostiene De Grassi -. Ma nel caso dell’agricoltore di Vivaro bisognerebbe anche chiedersi cosa l’ha portato a scegliere di piantare mais geneticamente modificato. Ci sono altri motivi oltre all’evidente vantaggio economico». Per esempio? Una maggiore facilità di coltivazione: gli OGM di prima generazione resistono agli insetti, ai virus, agli erbicidi. Facendo risparmiare all’agricoltore tempo e denaro. Quelli di seconda generazione hanno qualità nutrizionali migliori. C’è per esempio il golden rice, il riso arricchito con vitamina A, ideato per attenuare le carenze alimentari in alcuni paesi in via di sviluppo. Ma ci sono anche Ogm resistenti a fattori abiotici, come la siccità o gli ambienti salini. E gli Ogm di terza generazione, alcuni in avanzato stato di sperimentazione, sono fabbriche per la produzione di vaccini. Ma come essere certi che non nuocciano alla salute? È come in automobile: il rischio di fare un incidente esiste, ma non per questo ci muoviamo a piedi. La valutazione va fatta con strumenti scientifici. Ma in Italia c’è un vuoto legislativo. Giulia Basso
Messaggero Veneto
I no global: «Distruggeremo gli Ogm» Ma nel pomeriggio li precede il giudice
La svolta. Il giudice del tribunale cittadino Piera Binotto ha affidato la custodia giudiziaria alla direzione regionale delle risorse agricole e forestali L’antefatto. Ieri mattina l’associazione Ya Basta ha annunciato l’intenzione di distruggere il campo di Fanna sei i giudici non avessero provveduto L’epilogo. Ieri sera uomini della Forestale e dell’Ersa hanno trebbiato il mais transgenico portandolo in un luogo top secret. Sarà stoccato ed essiccato. «Il tribunale, con il decreto penale di condanna, ha riconosciuto che quello che abbiamo fatto distruggendo il campo di Vivaro era giusto. A questo punto vogliamo che il campo di Fanna sia distrutto o ci dovremo pensare ancora noi». Quando? Luca Tornatore, attivista dell’associazione Ya Basta che raccoglie i disobbedienti del Nordest lancia la sfida: «Anche domani». Ma questa volta la giustizia ha reagito subito: ieri sera, intorno alle 18.30, uomini della forestale regionale con una trebbiatrice e due carri per la raccolta hanno provveduto a mietere i tre ettari di mais ogm seminato da Giorgio Fidenato a Fanna. Il granoturco è stato trasferito in un luogo top secret e rimarrà al sicuro in attesa che la sentenza diventi definitiva. Tutto in una giornata. Dopo mesi di lentezza e polemiche, ieri si è messo un primo punto alla storia dei campi di mais geneticamente modificato. Mentre in mattinata – in una provincia blindata per evitare incursioni no global – il movimento “Ya Basta” annunciava di essere pronto a una nuova incursione per abbattere anche il mais seminato a Fanna, il tribunale era al lavoro per accelerare le procedure. Il giudice Piera Binotto, dopo aver emesso il decreto penale di condanna nei confronti di Giorgio Fidenato (che prevede confisca dei campi, distruzione del mais e sanzione da 30 mila euro), intorno all’ora di pranzo ha nominato Luca Bulfone, direttore centrale alle risorse agricole, naturali e forestali della Regione, custode giudiziario. «Ho l’incarico di provvedere alla raccolta del mais e di conservarlo in un luogo adatto in attesa che si concluda l’iter giudiziario» ha confermato nel pomeriggio Bulfone. Quando? I fatti, in questo caso, hanno preceduto anche le parole. Intorno alle 18.30 personale della guardia forestale, lo stesso Bulfone e il direttore dell’Ersa – braccio operativo della Regione -, Mirko Bellini, hanno raggiunto il campo incriminato e provveduto alle operazioni di trebbiatura e raccolta. «Affidare la custodia alla Regione e all’Ersa è come dare il sangue a Dracula. Questi enti non hanno avuto una posizione neutra nella vicenda» ha tuonato nel primo pomeriggio Fidenato. Ma lo stesso agricoltore poche ore dopo si è ricreduto: «Mi hanno assicurato che il mais, raccolto in granella – ha spiegato -, sarà essiccato. Questo consentirà al raccolto di mantenere le sue proprietà inalterate». E visto che i tempi del procedimento sono tutt’altro che certi, il mais transgenico potrebbe “riposare” ancora per mesi. Dove? Il luogo naturalmente resta top secret, per evitare incursioni. Nel frattempo lo stesso Fidenato e l’avvocato Francesco Longo, che ne tutela gli interessi legali, presenteranno opposizione al decreto (hanno 15 giorni di tempo dalla notifica del provvedimento, avvenuta martedì scorso). La raccolta tempestiva rompe anche i piani del no global, ma nello stesso tempo garantisce loro una seconda vittoria: quella di aver tolto di mezzo – anche se non distrutto – il mais transgenico. «Quella degli Ogm è una guerra contro il sistema vivente – ha affermato ieri mattina con calore, davanti al tribunale, Luca Tornatore -. Aziende come la Monsanto o la Bayer hanno cominciato come industrie di guerra e gli Ogm vengono dalla filiera della guerra». I disobbedienti non smetteranno di combattere il transgenico e per farlo stanno lavorando in sinergia con le popolazioni indigene dell’America Latina, «che conoscono bene gli effetti degli Ogm». I primi di novembre, ha anticipato Tornatore, in Friuli Venezia Giulia arriverà anche Luis Evelis, presidente del Fondo Indigeno Latinoamericano. Martina Milia
Intanto Slow food pronta a costituirsi parte civile
Per la questione Ogm, «quella in corso è una settimana cruciale che evidenzia come la situazione sia in rapida evoluzione tra luci e ombre, mentre diventa sempre più indispensabile assumere posizioni chiare». È la valutazione di Slow food, che in una nota sottolinea che la decisione del tribunale di Pordenone, «è un provvedimento giusto che ripristina la legalità, ma arriva tardivamente e in caso di opposizione al decreto penale di condanna Slow food si costituirà parte civile». «In questo quadro, Slow Food ritiene che un’Italia libera da Ogm sia la scelta migliore: sul piano economico, ambientale, scientifico e delle garanzie sulla sicurezza alimentare – ha dichiarato il presidente di Slow Food Italia, Roberto Burdese –. Crediamo che l’Italia debba confermare la sua vocazione per un’agricoltura libera da Ogm
«Introiti a rischio»
I vicini Se il mais geneticamente modificato ha trovato “casa” ed è stato raccolto seguendo procedure delicate per evitare ogni forma di contaminazione con altri terreni, gli effetti della “vicinanza” con le colture tradizionali difficilmente si potranno evitare. Non solo effetti reali, ma soprattutto mediatici. In questi giorni, infatti, anche nei campi vicini a quelli di Giorgio Fidenato, finiti nel mirino della procura, si sta raccogliendo il mais arrivato a maturazione. Alcuni agricoltori, però, avrebbero avuto problemi nel conferire il granoturco perché i proprietari dei silos non vorrebbero rischiare di raccogliere un raccolto che potrebbe essere entrato in contatto con il mais transgenico. Rischi reali di contaminazione? Difficile dirlo. Per appurarlo – le analisi fatte dai consulenti della Procura e dagli ispettori ministeriali sui terreni limitrofi escludevano un pericolo conclamato – andrebbero fatti accertamenti ad hoc, ma da chi e soprattutto chi paga? Nel dubbio, intanto, qualcuno si è dovuto tenere il mais e rischia di perdere il raccolto se non sarà trovata una soluzione diversa. La psicosi da Ogm potrebbe costare cara e potrebbe trasferirsi nelle aule della giustizia civile per quantificare eventuali “danni” economici. (m.m.)

