MEMORIA STORICA: l’elenco dei sovversivi schedati a Trieste

Da Il Piccolo del 02/11/10

 

di CLAUDIO ERNÈ Sovversivi, comunisti, anarchici, socialisti repubblicani. Tutti schedati, diffidati, confinati, incarcerati, processati, costretti all’esilio o a una lunga detenzione. I nomi di 3395 triestini e triestine perseguitati dal regime fascista perché considerati «pericolosi» assieme ad altri 150mila altri italiani che si opponevano alla dittatura, sono stati estratti dal casellario della direzione generale della Pubblica sicurezza e pubblicati sul sito internet del Ministero dei Beni culturali. La lista non appare a un primo esame completa perché, ad esempio, risulta assente il nome di Pinko Tomazic, il giovane antifascista sloveno fucilato il 15 dicembre 1941 con altri quattro compagni all’interno del poligono di Opicina. Altri nomi al contrario sono registrati con grande precisione. Compare quello di Vittorio Vidali, alias Enea Sormenti, ragioniere nato a Muggia nel 1900 con svariati luoghi di «residenza»: Spagna, Parigi, Chicago, Mosca. Poi nel dopoguerra segretario del Partito comunista della Venezia Giulia nonché parlamentare della Repubblica. C’è il medico pediatra, poi consigliere comunale del Psiup Bruno Pincherle, e c’è il professor Eugenio Colorni, ebreo, per cinque anni al ”Carducci”, poi confinato a Ventotene. Alla sua figura di recente la ricercatrice Diana De Rosa ha dedicato un approfondito studio. Ci sono Eugenio Curiel, Luigi Frausin, ma anche Aurelia Gruber, parlamentare della Repubblica e fondatrice negli anni Settanta della Lista per Trieste. C’è Giusto Pietro Jacchia, ebreo e massone, fondatore nel 1919 dei fasci di combattimento triestini, camicia nera della Marcia su Roma, ma espulso dal Pnf nel 1927 per non aver voluto giurare fedeltà al Regime e morto nel 1937 nella guerra di Spagna sul fronte di Madrid dove combatteva nelle file dei repubblicani con Carlo Rosselli. Per ogni «sovversivo», la scheda offre anche qualche informazione estremamente sintetica sulla professione, sul «colore» politico, sull’età e sull’eventuale percorso giudiziario. Accanto a molti nomi compare infatti l’informazione «denunciato al Tribunale speciale» o «processato per offese al capo del Governo», ovvero a Benito Mussolini. Accanto alle schede di questi «sovversivi», passati comunque alla Storia non solo cittadini, compaiono nel sito anche quelle di persone di cui negli anni si è persa progressivamente la memoria. Tra essi Mario Berce, nato nel 1899, comunista. Aveva il torto agli occhi del Regime di essere un redattore del quotidiano ”Il lavoratore”, più volte devastato dagli squadristi e sequestrato dalle autorità del Regno. C’è Eugenio Parovel, nato a Muggia nel 1890, anche lui «comunista»: era un giornalaio e la polizia politica, come si legge nella scheda, lo aveva ”diffidato” più volte. Era stato anche ”radiato”, impedendogli di lavorare. Secondo il figlio Paolo la data di nascita è errata perché suo padre Eugenio era nato nel 1900. Gli altri dati sono verosimili, ma inesatti. «Mio padre era mazziniano e non comunista. Nel 1931, dopo aver lavorato alternativamente tra Trieste e Istanbul, ha acquisito l’agenzia di distribuzione di giornali e la libreria che per tanti anni hanno portato il nostro cognome. Di altri Parovel, giornalai a Muggia, non ho mai sentito parlare». Al contrario, non sembrano al momento consultabili via web le 120mila fotografie scattate ai ”sovversivi” al momento del fermo, dell’arresto, della perquisizione o ricavate da altre fonti. Ad esempio, da immagini di gruppi aziendali, album di famiglia, richieste di documenti come la carta di identità o il passaporto. In effetti l’istituzione di uno schedario biografico degli iscritti ai partiti ritenuti pericolosi, risale al lontano maggio del 1894. Il capo del Governo Giovanni Giolitti introdusse nelle questure poco dopo l’apparecchio messo a punto da Salvatore Ottolenghi e Umberto Ellero, oggi ancora presente negli uffici di polizia. La macchina si chiama ”Le gemelle di Ellero” e consente di ricavare nello stesso istante attraverso due fotocamere altrettante foto dell’arrestato: una di profilo, l’altra di fronte che finiscono entrambe nel fascicolo d’indagine. La svolta nell’ambito del fotosegnalamento avviene nel 1926 quando Mussolini vara le leggi ”fascistissime” che prevedono l’impiego massiccio del fotosegnalamento. L’avversario politico diventa un ”sovversivo” e gli inquirenti devono acquisire al fascicolo il maggior numero di ritratti possibile dell’antifascista. Tutte le fotografie, anche quelle non scattate dalla polizia, vengono prelevate dai cassetti delle anagrafi comunali, da enti, associazioni, studi. In sintesi ogni archivio, ogni album anche familiare perde per sempre la propria innocenza perché le immagini di chi si oppone al Regime, o manifesta idee diverse da quelle dominanti, finiscono inevitabilmente alla Sezione Prima Divisione Polizia della Direzione generale della Pubblica sicurezza del ministero degli Interni. Esemplari per dimostrare l’effetto della repressione sono le immagini dei leader politici antifascisti fotografati al momento dell’ingresso in questura o in carcere e poi ripresi qualche anno più tardi quando le loro schede segnaletiche devono essere aggiornate. I ritratti Antonio Gramsci, Camilla Ravera, Altiero Spinelli, Ferruccio Parri, rappresentanto altrettanti atti d’accusa perché dimostrano quali fossero le loro condizioni di detenzione. Dovevano incastrare i ”sovversivi”, sono diventate le prove dell’ingiustizia e della violenza.

NOTAV: continua il teatrino

Da Il Piccolo del 01/11/10

Moretti (Fs): la Tav non può accontentare passeggeri, merci e le spiagge del Veneto

 

PADOVA «L’Alta Velocità non è compatibile con un passo di 40-50 km all’ora necessario per una tratta ad alta frequentazione». Certo, specifica che deve ancora vedere il cosiddetto “tracciato balneare” Mauro Moretti, amministratore delegato di Rfi ma l’affermazione, rilasciata a margine dell’inaugurazione del raddoppio dell’Interporto padovano, non lascia dubbi: un tracciato della Tav che assolvA tre funzioni, l’alta velocità per i passeggeri, quella per le merci e il servizio alle stazioni balneari del Veneto Orientale è impraticabile. Con buona pace degli equilibrismi della Regione che, nel caso del tracciato “basso”, dovrebbe fronteggiare i no del Pd e dei sindaci, il “ni” della Provincia di Venezia e lo scetticismo di chi la Tav dovrebbe costruirla. Eppure la Tav non si discute per Moretti: «Siamo pronti per le linee di Brescia e Verona – ha spiegato – a cui seguiranno quella per Padova. Il dato importante è essere già pronti sullo snodo fondamentale, la Mestre-Padova che è pronta e comunque – ha concesso l’ad – dal Veneto sono sempre giunte idee positive». Resta la spada di Damocle dell’Europa che minaccia di decurtare drammaticamente i finanziamenti per opere come la Tav e il traforo di base del Brennero con tanto di deadline fissata al 15 dicembre per la presentazione dei progetti definitivi. «Siamo ancora in tempo» dichiara fiducioso Moretti che annuncia a partire da dicembre un’implementazione delle corse verso Venezia e verso Verona con connessione wi-fi a bordo. Un appello accorato per una soluzione rapida arriva anche dal presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai: «Spero che lo Stato si accorga che l’Unione europea non toglierà solo 13 milioni di euro ai finanziamenti per il Tunnel del Brennero, se i progetti e i lavori non andranno avanti, ma ancora altri». Un grido d’allarme lanciato all’indomani della decisione della Commissione europea di tagliare i finanziamenti, visti i ritardi italiani accumulati sui progetti di accesso da sud al Brennero, così come per quelli sulla Torino-Lione. «Il mio è un appello a tutte le autorità pubbliche italiane, affinché si vada avanti» ha aggiunto Dellai sottolineando come l’infrastrutturazione del Brennero è tra i punti richiamati nella nuova Finanziaria. L’inaugurazione del raddoppio dell’Interporto di Padova segna anche un brusco stop ai progetti di bonifica e trasformazione logistica delle aree Montefibre di Porto Marghera. In laguna si dibatte animatamente da settimane sull’idea di bonificare e riconvertire la chimica, ormai sul viale del tramonto, a un polo di smistamento logistico fortemente voluto dall’Autorità portuale. L’ad di Rfi, Mauro Moretti, però, parla senza mezzi termini di «errore da non ripetere» e di «rischio di assedio dei due grandi interporti veneti, Verona e Padova, da parte di attività parassite». Insomma, vietato frammentare, men che meno a un passo da Padova con un nuovo polo logistico veneziano. E le suggestioni giocano la loro parte con una coincidenza che Sergio Giordani, presidente di Interporto Padova, non manca di sottolineare: «La distanza fra il porto di Rotterdam e il suo interporto è di 35 km, giusto la stessa che separa il porto di Venezia dall’Interporto padovano». E cala l’asso nella manica respingendo al mittente l’ipotetica critica all’aumento di traffico sulla direttrice Venezia-Padova: «Abbiamo pure l’Idrovia che collega i due punti e deve soltanto essere completata garantendo la sicurezza idraulica dei territori ma anche la possibilità di percorrenza per natanti di Classe V fluviomarittimi da 2000 tonnellate l’uno».

 

Da Il Piccolo del 01/11/10

Tav italo-slovena, fondi Ue salvi Cancian: «Un passo in avanti»

 

TRIESTE L’Ue taglia più di 300 milioni di euro, le vittime illustri non mancano, nemmeno in paesi come Germania e Danimarca, ma la Venezia-Trieste-Divaccia non si tocca. Lo afferma Antonio Cancian, l’unico deputato nordestino che ha partecipato ai lavori della commissione Trasporti di mercoledì, quella in cui il commissario Kallas ha garantito sui fondi per la progettazione della Tav. «La conferma del cofinanziamento alle tratte Venezia-Ronchi sud e Trieste-Divaccia – spiega Cancian – rappresenta un segnale importante. La commissione ha valutato positivamente il piano di realizzazione degli studi. Le tratte trasfrontaliere sono le più difficili da realizzare e dunque va riconosciuto l´impegno dei due Stati e delle Regioni interessate. Le condizioni poste dalla Ue per mantenere il finanziamento sono stringenti, ma possiamo dirci soddisfatti del lavoro svolto finora»

 

Dal Messaggero Veneto del 30/10/10

Linea Tav, il Comune si affida a Riccardi

 

BAGNARIA ARSA. L’ultima speranza di arrivare a soluzioni meno impattanti per il territorio comunale, sul quale è progettato il passaggio della Tav e di raccordi ferroviari nord-sud tra Udine e Cervignano, è stata quella di affidare a Riccardo Riccardi, assessore regionale alle infrastrutture, il compito di salvatore della patria dei bagnaresi. Nell’esponente politico – sentite le parole dei consiglieri di maggioranza – è stata riposta la piena fiducia e a lui l’impegno a relazionare e di segnalare l’iter del progetto che le Ferrovie si sono impegnate a presentare entro la fine dell’anno, pena la decadenza del finanziamento euopeo sulle grandi opere, tra le quali Tav e Alta capacità. In consiglio comunale, appositamente convocato per discutere lo “spinoso” problema, non è stata affrontata la mozione di sfiducia nei riguardi del primo cittadino in merito a fatti accaduti nel seggio elettorale di Privano ancora nel 2006, presentata dalla minoranza, che è slittata ad un’altra seduta. Il sindaco Bertossi ha ricordato il lungo iter che ha portato l’amministrazione ad affrontare con «determinazione e spirito costruttivo» i vari passaggi delineati dallo sconquasso causato da un probabile passaggio di linee ferroviarie sul territorio comunale. Per la minoranza il consigliere Tiziano Felcher ha parlato di mitigazione ambientale ed ha auspicato che nella fase progettuale venga ascoltata la voce delle comunità locali interessate. Il vice sindaco Eros Schiff ha scoperto le carte e indicato gli indirizzi della Giunta di Bagnaria. Meglio un recupero della tratta ora dismessa Palmanova-San Giorgio – ha ipotizzato – e realizzazione di una bretella che passa a nord dell’abitato di Campolonghetto per arrivare allo scalo di Cervignano. Il consigliere di maggioranza di Castions, Roberto Pellizzari, si è dimostrato preoccupato perchè la linea della Tav, lasciando la ferrovia tradizionale che collega Trieste a Venezia a Torviscosa, viene ad intaccare una zona a vocazione di servizi collettivi ed aree di interesse avifaunistico. Il sindaco Bertossi, a questo punto, ascoltati i vari relatori, ha presentato un ordine del giorno della maggioranza nel quale tra i vari temi indicati invita la Regione a predisporre che nel nuovo progetto preliminare, oltre alla previsione di nuove opere di viabilità ferroviaria, venga formalmente previsto lo smantellamento delle infrastrutture che verranno dismesse e discusso un programma per lo sviluppo economico e sociale del territorio di Bagnaria. Replica del capogruppo di minoranza Oliviero Barbieri: «Questo è l’ennesima scorrettezza nei riguardi della minoranza che non è stata coinvolta nella stesura di un testo così importante». Anche l’opposizione ha ripresentato un proprio documento, votato in consiglio due anni fa. Si passa al voto dei due documenti e quello della maggioranza ottiene i consensi del proprio gruppo. Giancarlo Pastorutti, esponente del comitato no-Tav, commenta a fine della seduta: «Ancora una volta non si è voluto dare una risposta a un tema scottante. A due mesi dalla presentazione del progetto Tav – evidenzia – è mai possibile che “nessuno” sappia dove passi?». Sandro Sandra

 

Da Il Piccolo del 30/10/10

Bagnaria, il Consiglio alla Regione: «Via i vecchi binari»

 

 

 

BAGNARIA ARSA La Tav torna in Consiglio e il Comune di Bagnaria chiede a Riccardi lo smantellamento dei vecchi binari. Come annunciato dal sindaco Anselmo Bertossi dopo le insistenze del Comitato No Tav locale, il tema della linea ferroviaria “ad alta capacità e velocità” Trieste-Venezia è stato al centro del Consiglio comunale di Bagnaria dell’altra sera, senza prevedere interventi da parte dei cittadini, come era invece stato richiesto. All’assemblea ha preso parte anche l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, che ha ribadito l’opera come strategica per il Friuli Venezia Giulia e prioritaria per l’Europa. Presente anche una delegazione No Tav, che a margine del consiglio ha criticato «la decisione della Regione di voler nascondere il tracciato, a due mesi dalla presentazione del progetto preliminare: una scelta – dichiara il portavoce Giancarlo Pastoruttti – tesa a tenere lontane le proteste della popolazione». In aula la discussione ha preso corpo attraverso due ordini del giorno, presentati e votati rispettivamente solo dalla maggioranza e dalla minoranza. Con il primo, il Comune ha chiesto lo smantellamento dei binari compresi nella vecchia linea Palmanova–San Giorgio, già dismessa da tempo, e della rete ferroviaria che attualmente collega Cervignano a Udine passando per Sevegliano. Come previsto dal protocollo Sonego, con la costruzione della Tav Trieste–Venezia, la rete ferroviaria Udine–Cervignano dovrà infatti essere tolta e ricostruita ex novo più a Ovest del centro abitato di Bagnaria. Il secondo ordine del giorno, presentato e votato solo dalla minoranza, ha invece ribadito la necessità di costruire la Tav lungo il tracciato esistente Trieste e Venezia, come era stato chiesto nel 2007 da un documento gemello, che però al tempo era stato votato dal consiglio all’unanimità. «Questa volta invece l’abbiamo bocciato – spiega il sindaco – perché i tecnici di Rfi dicono che non è possibile far passare la Tav lungo il percorso storico: ne prendiamo dunque atto, con l’impegno a verificare la correttezza di queste osservazioni». Novità anche per la sopraelevata, che era stata annunciata come ipotesi di passaggio della Tav lungo il territorio di Bagnaria: «Probabilmente sarà inserita nel progetto preliminare che sarà presentato entro il 31 dicembre», chiosa Bertossi. (el. pl.)

REPRESSIONE/ Prima assoluzione anche per il processo CIE

Oggi a Gorizia: assolti per non aver commesso il fatto,

 

per le manifestazioni davanti al CPT (ora CIE)

 

di Gradisca d’Isonzo del 29 settembre 2007.


Il carico giudiziario accumulato negli ultimi anni


incomincia ad alleggerirsi …

 

Segue rassegna stampa

Continue reading →

I Limoni mutanti di terzigno

I limoni mutanti di Terzigno

Continue reading →

NOTAV: report dell’iniziativa a S.Croce (TS)

Giovedì 4 novembre, presso la Casa del Popolo di Santa Croce, si è tenuta la prevista assemblea pubblica informativa sull’Alta Velocità/Alta Capacità, promossa dal Comitato NOTAV di Trieste e del Carso, dal Circolo Culturale Sloveno “Vesna” e dal Ristorante “Bita”.

Un pubblico numeroso e partecipe, formato in gran parte da abitanti dell’altopiano, ha seguito gli interventi dei membri del Comitato NOTAV di Trieste e del Carso e di un esponente dei Comitati NOTAV della Bassa Friulana.

scroce-2ritoccata

Continue reading →

CIE DI GRADISCA: ancora tensioni e fughe

Messaggero Veneto del 05/11/10

Centro immigrati, aggredito un operatore

 

GRADISCA. Un operatore aggredito a pugni e testate nel primo pomeriggio, tentativo di fuga di massa (senza esito) in serata. Nuova giornata di tensione al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine dove i primi disordini si sarebbero registrati già verso le 13, un’operatore della struttura è stato aggredito, prima verbalmente e poi a pugni e testate da due ospiti del Cie. Riuscito a divincolarsi, tuttavia, l’operatore in servizio al Centro per immigrati gradiscano – grazie anche al pronto intervento di alcuni colleghi – è riuscito a uscire dalla struttura. Visibilmente scosso, l’uomo, pur non presentando ferite al volto, è stato ugualmente trasportato al pronto soccorso per gli accertamenti del caso che, hanno evidenziato solo alcune contusioni, giudicate leggere. Tensione rimasta tuttavia elevata per tutto il pomeriggio nella struttura di accoglienza di via Udine e sfociata, poco dopo le 18, in un tentativo di fuga di massa che ha coinvolto una quarantina di immigrati. Tempestivo l’intervento delle forze dell’ordine adibite al servizio di vigilanza della struttura, che sono riuscite ad arginare la sommossa e far rientrare tutti gli ospiti nelle loro stanze. Dai primi accertamenti svolti dal personale interno alla struttura, nessun immigrato sarebbe riuscito a fuggire. A dieci giorni dalla proclamazione dello stato di agitazione – con sospensione degli straordinari – da parte del sindacato che tutela gli operatori del Cie e del Cara, iniziativa motivata dal mancato arrivo degli stipendi (scadenza il 18 di ogni mese), intanto, sembra vicina la svolta: da parte dell’ente gestore, infatti, sono arrivate garanzie in merito all’arrivo degli stipendi già all’inizio della prossima settimana. Ma i motivi di tensione all’interno del Centro immigrati non dipendeva certo dalla vertenza del personale. Marco Ceci

Nucleare a Monfalcone: “un sito ideale” secondo l’oncologo Tirelli

Tirelli è un TIRacampanELLI.
Commento a cura di Ecologia Sociale:
TIRacampanELLI dice  «È l´unica energia realmente pulita se vogliamo davvero combattere il buco dell´ozono …»
E questo sarebbe un tecnico?
Cosa c’entra il buco dell’ozono che riguarda i gas CFC usati nei conpressori dei frigoriferi e nelle bombolette spray e che sono da anni proibiti?
Veronesi: un’altro autogoal del PD
——————————————————–
Ora anche i tecnici premono per questa opera devastante sul nostro territorio.
Il Piccolo – SABATO, 06 NOVEMBRE 2010 Pagina 4 – Attualità
Tirelli “felice” della nomina «È la persona più adatta Monfalcone un sito ideale»

di GIULIO GARAU
TRIESTE «Veronesi all´Agenzia per la sicurezza nucleare? Sono felicissimo, sono un suo fan, l´ho sempre supportato e lo farò ancora. È la persona più adatta per quell´incarico». È davvero contento il professor Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia medica dell´Istituto tumori di Aviano della nomina. Ma è anche preoccupato per il lavoro che spetta all´illustre collega: «Avrà difficoltà a convincere la gente sul nucleare, siamo in un Paese arretrato». Anche Tirelli come Veronesi è un pro-nuclearista: «È l´unica energia realmente pulita se vogliamo davvero combattere il buco dell´ozono – dice e aggiunge – Monfalcone, ma anche Pordenone dovrebbero fare salti mortali per avere una centrale nucleare, come all´estero». Professor Tirelli, la sento felice per Veronesi, ma era anche lei in corsa per l´Agenzia. Non ero in corsa per la presidenza, quanto per la Commissione. Ma questo non vuol dire che non aiuterò Veronesi se servirà. È stata una scelta buona secondo lei, cosa gli augura? Veronesi è la persona più adatta. Per quell´incarico serve autorevolezza, capacità. In Italia purtroppo siamo arretrati sul nucleare rispetto a realtà come la Francia che di centrali ne ha 59. Adesso in molti vogliono il nucleare, ma non in casa. In Slovenia ad esempio. Ma si scordano che il giardino di casa non è il Friuli Venezia Giulia, ma l´Europa. Cosa intende dire.Che se succede qualche incidente in Svizzera, Francia o in Slovenia siamo lo stesso coinvolti. Tutti pensano a Chernobyl. Ma in Italia non sanno, rispetto agli altri paesi, che a Chernobyl il disastro è stato causato da un pazzo. Parlo del figlio del segretario del partito comunista che per farsi bello conduceva esperimenti. L´esplosione è avvenuta dopo aver superato ben 4 allarmi rossi. Gli altri stati lo sanno e hanno continuato a costruire centrali. Veronesi dunque secondo lei avrà delle difficoltà a lavorare. Le ripeto, siamo in un paese arretrato culturalmente e dove è stata inculcata la paura del nucleare. Sarà una lotta culturale convincere la gente. Guardi che il presidente Ombama, idolo della sinistra che governa gli Usa che hanno 100 centrali nucleari, ha già deciso di aprirne altre 4. Anche la Cina ne sta costruendo. Spero che Veronesi sia in grado di comunicare questo alla gente. Secondo lei allora il nucleare è sicuro. Tutto il mondo sa che il nucleare non solo è sicuro ma è utile, pulito, ed è l´unica via che ci resta per combattere l´inquinamento atmosferico e il buco dell´ozono. Allora sarebbe d´accordo di aprire una centrale a Monfalcone che tutti indicano come sito adatto. Magari la realizzassero a Monfalcone, dovrebbero essere felici, io la farei anche a Pordenone. Dovrebbero lottare per averla come fanno le città della Francia, in Svezia o in Finlandia per ospitare gli impianti di stoccaggio delle scorie. Portano lavoro e ricchezza per l´indotto. A decidere dove fare gli impianti sarà l´Agenzia, ma chi viene prescelto dovrebbe fare i salti di gioia per ottenere questa opportunità di sviluppo.

NO ALL’ ECO-TECNOCRAZIA

Sabato 06 Novembre 2010 09:05

A proposito del libro “Una cura per la Terra” del sedicente eco-pragmatista Stewart Brand

Commento

Ma quale cura !?

I negazionisti sono più seri di questi falsi ecologisti. Infatti se si ammette l’esistenza di un effetto serra e di un “global warming” antropogenico che ha una determinante influenza sui mutamenti climatici in atto, allora la conclusione è che non serve fare nulla perchè, qualsiasi cosa si faccia per ridurre i gas serra, il sistema climatico collasserà comunque e lo stiamo vedendo. Allora se vale la pena di fare qualcosa è applicare correttamente la termodinamica cioè l’efficienza energetica spinta e di sistema, cioè l’analisi exergetica generalizzata di tutte le fasi del flusso dell’energia e della materia, all’interno delle organizzazioni sociali. E’ questa scienza che  Stewart Brand, come molti altri pseudo-esperti, conosce poco e male. Questo approccio, termodinamico-exergetico, è utile e necessario perchè comunque vadano le cose rispetto all’intensità e alle modalità della catastrofe ecologico-climatica già iniziata, avremo almeno in mano gli strumenti corretti per riorganizzare la società. Si tratta anche di un problema politico: la tecnocrazia centralizzata da un lato e la possibilità della gestione diretta dei processi dell’organizzazione sociale dall’altro. La cura proposta da Stewart Brand invece è come darsi martellate sui coglioni, non cura nulla e ci rende definitivamente impotenti per il futuro.

Continue reading →

Repressione/ Napoli Manifestazione + comunicato Comidad

Rassegna Stampa

Anarchici in piazza a Napoli – video
vetrine danneggiate, chiuso il metrò

foto

Anarchici in piazza a Napoli -  video  vetrine danneggiate, chiuso il metrò -  foto

Tensione in centro per il corteo partito da piazza Mancini. Sassate contro banche, serrata dei commercianti. Chiusa la stazione della Linea 1 in piazza Dante, meta della manifestazione

LA MANIFESTAZIONE

Corteo anarchici, sassi contro banche
chiusa una stazione del metrò

Oltre 1500 manifestanti in corteo da piazza Mancini a piazza Dante.

Lancio di pietre contro le vetrine degli istituti di credito, tagliati i fili delle telecamere

Anarchici e appartenenti ai centri sociali in corteo nel centro di Napoli per la manifestazione nazionale “contro la repressione” indetta dalla Federazione anarchica, con l’adesione di numerose sigle dell’estrema sinistra. Il corteo (1500 persone, secondo le forze dell’ ordine, 3 mila secondo gli organizzatori) è partito da Piazza Mancini, nei pressi della Stazione centrale diretto in piazza Dante, dove si è sciolto in serata.

Alla testa, dietro uno striscione sul quale è scritto “Le lotte non si processano”, si sono collocati diverse decine di manifestanti vestiti di nero e con il volto coperto da caschi. Diversi i manifestanti mascherati con fumogeni tra le mani. In corso Umberto un sasso lanciato da un manifestante ha infranto una vetrina dell’agenzia “Unicredit”, altri hanno preso di mira il “Monte dei Paschi di Siena”. Anche qui, una vetrina è stata infranta e la telecamera esterna è stata messa fuori uso.

I commercianti di Corso Umberto hanno abbassato le saracinesche per paura. Tra i gruppi presenti il “Sindacato lavoratori in lotta” ed i “Carc”, “Comitati di appoggio alla resistenza comunista”. Lungo il percorso del corteo, in piazza Borsa, alcuni manifestanti hanno tagliato i fili delle telecamere incontrate per non farsi riprendere. Contro l’agenzia di Unicredit sono stati lanciati sanpietrini, che hanno infranto l’insegna luminosa. La stazione di Piazza Dante della linea 1 della Metropolitana.

In serata il corteo è giunto in Piazza Dante. Qui la manifestazione si è sciolta senza ulteriori incidenti, ma gruppi di manifestanti, provenienti da Pistoia ed altri centri della Toscana, Torino e Roma, sono rimasti ancora in piazza.
Tre le banche prese di mira lungo il percorso, con danni ad insegne luminose e vetrine, una decina le telecamera di vigilanza di istituti di credito ed edifici messe fuori uso recidendone i fili elettrici, ma i manifestanti più minacciosi, vestiti di nero e con i caschi, che avevano fumogeni tra le mani, si sono limitati ad una dimostrazione di forza senza attacchi alle forze dell’ ordine.

Nel centro di Napoli, dal corso Umberto a piazza Dante è scattato il coprifuoco. Dalle 18, con un rapido passa parola, tutti i negozi hanno abbassato le saracinesche e spento le insegne luminose. Da un furgone attrezzato con altoparlanti, uno dei manifestanti ha accusato le forze dell’ ordine di aver diffuso la paura tra i commercianti.

Nel corteo, aperto dallo striscione “Le lotte non si processano”, tante bandiere nere dell’ anarchia, e la presenza dei disoccupati. Quelli dei “Banchi nuovi”, hanno sfilato con cinque gabbie. Su ciascuna una scritta: “operaio”, “precario”, “disoccupato”,”immigrato” “studente”.Uno striscione chiedeva libertà per “Tonino”, Antonio Mescia, arrestato il 26 luglio per il ferimento di un giovane aderente a “Casa Pound” durante il corteo per il primo maggio a Napoli.

(06 novembre 2010

 

COMUNICATO COMIDAD

TONINO LIBERO, LIBERI TUTTI

In riferimento alle notizie di stampa apparse
 sui giornali di domenica 7 novembre,
si precisa che la manifestazione per
 la liberazione di Antonio Mescia che si è
svolta a Napoli il pomeriggio di sabato 6 novembre,
 non è stata indetta dalla FAI,
ma compagni e gruppi della FAI ne hanno condiviso
 gli obiettivi e vi hanno
partecipato.

Alla manifestazione hanno partecipato
 non solo anarchici, ma anche compagni
di varie aree politiche, a testimonianza
 del fatto che il caso di Tonino viene
avvertito come un momento di una generale
 politica repressiva che vuole
criminalizzare e soffocare ogni espressione
 di dissenso.

La manifestazione si è svolta senza incidenti,
 e le tendenziose esagerazioni
della stampa circa le "tensioni" che vi
 sarebbero state, risultano in linea
con le esigenze della propaganda allarmistica
 e vittimistica del governo.

Comidad
www.comidad.org

CIE DI GRADISCA: non si placano i disordini al CIE

Da Il Piccolo del 07/11/10

 

Non si placano i disordini al Cie

 

GRADISCA. Resta alta la tensione al Cie (Centro d’identificazione ed espulsione) di Gradisca, dove, dopo l’aggressione a un operatore (rimasto fortunatamente soltanto contuso) e il tentativo di fuga di massa attuato da una quarantina d’immigrati nella prima serata di giovedì, ieri mattina si sono registrati nuovi disordini, culminati nell’incendio di alcuni materassi e nell’autolesionismo di un ospite della struttura, che si è procurato una profonda ferita al braccio. Stando a quanto si è potuto apprendere, la situazione ha cominciato a degenerare già verso le 11, subito dopo il rimpatrio di cinque immigrati tunisini (trasportati a Roma e Milano per essere poi imbarcati su due voli charter con direzione il Paese nordafricano). Praticamente in contemporanea si sono registrati sei nuovi ingressi nel centro di via Udine (per gran parte afgani). La scintilla sarebbe scoccata nel momento in cui un gruppo d’immigrati che aveva già goduto del permesso di uscire nei cortili esterni (che, su direttiva della Prefettura, è di un’ora per gruppi di 40 persone) si è rifiutato di rientrare nelle stanze, pretendendo l’intervento del medico. Gli ospiti hanno quindi “bloccato” i lucchetti dall’interno, impedendo agli operatori dell’ente gestore di entrare nel reparto notte. Un immigrato si è anche procurato (con un frammento di vetro di una finestra rotta durante i disordini della sera prima) una profonda ferita al braccio, schizzando sangue sul personale e cospargendo alcuni lucchetti. Una situazione che ha costretto gli operatori a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine mentre, nel frattempo, gli ospiti di otto stanze hanno trascinato nei corridoi esterni alcuni materassi, dandogli fuoco. Focolai prontamente spenti con gli estintori dagli stessi operatori, mentre solo una volta forzati i lucchetti da parte delle forze dell’ordine il personale medico della struttura ha potuto prestare le cure all’immigrato feritosi al braccio. Un taglio profondo, ma che, tuttavia, non ha richiesto il trasporto al pronto soccorso. La situazione è tornata sotto controllo solamente verso le 15, quando gli operatori hanno potuto somministrare il pranzo a una sola delle due sezioni del Cie teatro dei disordini. Marco Ceci

Sap: la situazione rischia di esplodere

 

Gradisca GRADISCA. Il Cie di Gradisca «manifesta alti livelli di pericolosità» e la situazione è tornata a essere “calda” a causa «dei rimpatri che avvengono da Milano e da Roma, in cui gli immigrati devono essere accompagnati in assenza di direttive e modalità specifiche, con gravi rischi». È la nuova denuncia della segreteria provinciale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), il quale in una nota ha ricordato che «i rimpatri a piccoli gruppi attuati in questi giorni hanno alzato pericolosamente la tensione nel Cie gradiscano. Nella mattinata odierna (ieri, nd r) sono stati nuovamente bloccati i lucchetti di accesso a otto stanze, così da non permettere ad alcuno di entrarvi e in tre di queste sono stati incendiati materassi. Gli operatori, coadiuvati dalle forze dell’ordine prontamente intervenute, hanno dovuto spegnere, da fuori, i piccoli incendi posti in essere. Il sistema di vigilanza si palesa inadeguato a fronteggiare i disordini interni e andrebbe urgentemente rinforzato. Episodi di autolesionismo, infatti, si verificano con sistematicità per evitare il prossimo rimpatrio e con il blocco delle serrature è impossibile intervenire in soccorso». Fra le criticità operative evidenziate dal Sap anche quelle derivanti dagli accordi internazionali fra l’Italia e gli altri Paesi. «Il problema è che la Tunisia, da cui proviene la maggioranza degli immigrati ristretti al Cie isontino, consente il rimpatrio di sole quattro unità da tutta Italia, costringendo quindi alla duplicazione dei viaggi e aumentando i rischi connessi con le attese, costringendo, quindi, una Questura “piccola” come quella di Gorizia a un costante impiego di personale. Chi rimane ha la coscienza del fatto che, prossimamente, toccherà anche a lui e pertanto gioca la carta della disperazione»