Marzo 17th, 2017 — General, Sequestro e futuro
Anche nel MV online
di Cristian Rigo
Un intervento straordinario per bonificare l’area dall’amianto nell’ex Frigorifero di via Sabbadini è stato messo a punto dal Comune con l’intenzione di salvare lo storico edificio. Un piano necessario per risolvere due emergenze diverse: quella ambientale e quella architettonica.
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MV LUNEDÌ, 08 NOVEMBRE 2010 Pagina 7 – Udine
Ma resta sempre l’incognita legata ai 9,6 milioni di euro
Ex Frigo, un piano contro l’amianto
Il Comune vuole bonificare l’area e poi procedere al restauro
LE RISORSE
IL PROGETTOx
Una risposta della giunta dopo le recenti proteste del Csa sulla questione ambientale Timori anche per le infiltrazioni d’acqua che stanno minacciando lo stabile da recuperare

di CRISTIAN RIGO
Un intervento straordinario subito per isolare l’amianto e garantire la massima sicurezza in tutta l’area dell’ex Frigorifero e poi un unico appalto integrato per assegnare progettazione definitiva ed esecuzione dei lavori. Questo il piano messo a punto dal Comune per salvare lo storico edificio di via Sabbadini dal degrado.
Un piano in doppia mossa, che si è reso necessario per risolvere due emergenze diverse: la prima, sollevata dal Centro sociale autogestito (che nei giorni scorsi ha organizzato anche una manifestazione di protesta con tanto di volantinaggio), di natura soprattutto ambientale vista la presenza di una tettoia in eternit fatiscente; la seconda, invece, di tipo architettonico perché le infiltrazioni d’acqua stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di quello che nei piani di palazzo D’Aronco dovrebbe diventare il “Centro culturale per la Mitteleuropa”.
Il condizionale però è d’obbligo perché, dopo la mancata assegnazione dei 9,6 milioni di euro per recuperare l’immobile in vista delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, promessi da Roma e poi mai arrivati, il futuro dell’ex Frigo è adesso di nuovo in discussione. Ma non la volontà del sindaco Furio Honsell di recuperare uno dei più importanti esempi di archeologia industriale presenti in provincia.

«Abbiamo già assegnato la progettazione preliminare (a disposizione per il recupero dell’area ci sono 6,5 milioni di euro) e – spiega l’assessore alla Gestione urbana, Gianna Malisani –, visto l’esito del sopralluogo con il Soprintendente Luca Rinaldi, che ha evidenziato la necessità di procedere quanto prima al recupero per evitare che le infiltrazioni compromettano definitivamente l’edificio, stiamo facendo il possibile per ridurre i tempi di attesa prima di avviare il cantiere. In quel contesto – assicura l’assessore – era già previsto anche un intervento per risolvere l’emergenza-amianto, ma il degrado della pensilina ci ha convinto a separare i due interventi».
Prima di tutto quindi il Comune farà partire una bonifica. «Stiamo verificando con gli uffici la possibilità di reperire i fondi necessari – dice ancora la Malisani – perché si tratta di interventi costosi che devono seguire una procedura ben precisa. In attesa della bonifica vera e propria, amplieremo l’area di sicurezza che è stata transennata per evitare qualsiasi possibilità di contatto, ma tengo a precisare che quella zona non faceva parte del parcheggio».
Risolto il problema amianto, si procederà con il recupero dell’immobile e si discuterà sulla possibile destinazione. Ecco perché il Comune ha dato all’associazione temporanea di imprese costituita dalla Progettazione tecnica organizzata scarl di San Donà di Piave, dallo studio Novarin di Udine e da Bulfone Francesco di Tavagnacco, l’indicazione «di recuperare la struttura lasciandola open-space». Un pezzo di storia da salvare e uno spazio vuoto da “abitare” che sarà dunque restituito alla città.
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il Piccolo del 07/11/10
Nasce il Coordinamento dei comitati popolari contro il Corridoio 5
Forse, almeno nella Bisiacaria, la tensione si è un po’ allentata. Ma l’emergenza appare ancora giustificata se, come ben si sa, entro il prossimo 31 dicembre, Rfi dovrà presentare il progetto preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest che riguarda l’ormai famoso Corridoio 5 e l’Alta velocità. Il punto della situazione è stato fatto venerdì sera, a Ronchi dei Legionari, in occasione di un’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Rifondazione comunista e dai Giovani comunisti della provincia di Gorizia. «Lo scenario appare inquietante – ha esordito Luigi Bon – in quanto proprio a Ronchi dei Legionari si delineano tre prospettive che andranno a mutare il volto del territorio, vale a dire l’alta velocità, il polo intermodale dei trasporti e la variante generale del piano regolatore. Tre aspetti che ci preoccupano non poco». E’ più che mai attivo, invece, il comitato “No Tav” della Bassa Friulana che, per voce di Giancarlo Pastorutti, sottolinea come dalla Regione tutto venga fatto passare sotto silenzio e senza che nessuno abbia la possibilità di vedere le “carte” che sono state prodotte in merito. Ad evidenziare ciò anche Dario Predonzan, responsabile settore trasporti ed energia del Wwf regionale. Il tracciato dell’alta velocità, però, interessa anche Monfalcone. Esso, infatti, prevede una galleria ai piedi della Gradiscata, a qualche centinaio di metri dall’ospedale di San Polo: 28 chilometri sotto il monte Hermada sino a Opicina. «Un’opera ciclopica – ha dichiarato il consigliere provinciale Fabio Del Bello – con un impatto ambientale che appare davvero molto preoccupante». E se, poi, il progetto iniziale prevedeva l’ingresso della galleria sotto la collina dello Zochet e il passaggio sotto i laghetti delle Mucille, la strenua battaglia del comitato locale ha avuto partita vinta. Il tracciato è stato infatti abbassato e passa dietro le colline monfalconesi, con un sensibile peggioramento dell’impatto proprio ai danni della città dei cantieri. Ma, sempre secondo Del Bello, va fatto rispettare ciò che ha deliberato il Consiglio comunale nel 2008, quando venne chiesta una revisione del progetto. E questa mattina, alle 11.30, nel parco della Rocca, verrà presentato il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, il quale punta alla realizzazione del parco naturale del Carso.
Luca Perrino
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
MV MARTEDÌ, 09 NOVEMBRE 2010
martedì 09.11.2010 ore 09.26
L’emergenza non è rientrata e lo stato d’allerta resta alto: le tante ore di pioggia hanno ingrossato i corsi d’acqua di tutto il Friuli e del territorio isontino. Critica la situazione nelle Valli del Natisone, provate dall’abbondanza delle precipitazioni, ma anche nella Bassa Friulana, mentre a Gorizia vengono allagate case e strade.

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Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Da Il Piccolo
MARTEDÌ, 09 NOVEMBRE 2010
Studenti in rivolta, occupate 15 scuole
L’«insurrezione» innescata, oltre che dalla riforma Gelmini, dagli edifici fatiscenti e dai tagli ad alcuni corsi
di ELISA COLONI
Studenti triestini in rivolta. Scuole superiori occupate. È stata un’insurrezione di massa, quella scoppiata ieri in quasi tutti gli istituti superiori della città: 15 scuole su 17.
Dai licei agli istituti tecnici, dai commerciali alla scuola d’arte: i ragazzi si sono presentati in centinaia ben prima delle 8, striscioni e volantini alla mano, molti con il viso coperto da sciarponi e bandane; e la mattinata è trascorsa tra concitate assemblee e un tam-tam di notizie ”messaggiate” con i telefonini da un’aula all’altra della città. Risultato: portoni incatenati, scalinate e corridoi interni blindati da poderose barricate, dirigenti e docenti in strada, lezioni cancellate. In alcuni casi i presidi hanno tentato di ”ribellarsi” agli insorti usando la mano pesante, ed è finita, come all’istituto Nautico, a finestre sfondate dai vigili del fuoco (ma senza riuscire a impedire la protesta).
Era dal 2008 che a Trieste non si assisteva a un’occupazione di massa come quella di ieri. Un’iniziativa organizzata capillarmente dagli studenti nelle scorse settimane. Increduli i dirigenti scolastici (fuori dalle scuole sotto la pioggia per ore, in attesa di capire il da farsi), che hanno definito la protesta «del tutto inaspettata».
Gli istituti Carducci, Galvani, Da Vinci-Sandrinelli, Nautico, Carli, Max Fabiani, Nordio, i licei Oberdan, Dante, Petrarca e Galilei, e le quattro scuole slovene Slomsek, Stefan, Zois e Preseren: questa la mappa del dissenso studentesco. Solo in due scuole – Volta e Deledda – le lezioni si sono svolte regolarmente. A scatenare la protesta motivi di portata nazionale – riforma Gelmini, tagli delle risorse, paventata privatizzazione delle università – ma soprattutto alcune vicende triestine: edifici scolastici fatiscenti e cancellazione di alcuni corsi e laboratori.
La rivolta è montata nel corso della giornata, segnata da costanti colpi di scena, con tira e molla che, come spesso accade in queste circostanze, hanno dato vita a situazioni di incertezza. Al Petrarca, ad esempio, per tutta la mattinata si è svolta un’assemblea permanente, che solo nel primo pomeriggio ha deliberato l’occupazione della struttura. Al Galilei invece solo la sede centrale è stata occupata, non la succursale di via Battisti. Al Dante la mattinata è stata contrassegnata dall’«anarchia»: alcune classi hanno fatto lezione, altre no; poi un’assemblea straordinaria ha sancito la definitiva ”presa” dell’edificio. Il Nordio ha dichiarato aperta la rivolta solo nel tardo pomeriggio, contagiato dall’ondata di protesta.
Negli istituti in autogestione via libera a corsi d’arte, cineforum, dibattiti su come dovrebbe essere la scuola a misura di studente. Fitti i preparativi in vista della prima nottata tra i banchi, con scorta di viveri e sacchi a pelo, come al liceo Oberdan, una delle strutture in cui la protesta ha avuto maggiore eco (con circa 200 studenti coinvolti), e dove i ragazzi hanno lanciato una sfida forte e chiara: «Non molleremo. Vogliamo occupare per tutta la settimana. Resisteremo a qualsiasi tentativo di sgombero». «Però vogliamo uscirne a testa alta – ha commentato uno studente, Stefano Pitacco – e per questo motivo saremo corretti: la nostra è una protesta seria».
Marta Pacor, studentessa dell’Oberdan e rappresentante dell’Unione degli studenti, ha spiegato: «Siamo stufi di assistere a continui tagli alle risorse. In alcuni istituti, come il Galvani, è stata cancellata la sezione audiovisivi per mancanza di fondi, mentre al Nordio le prime classi di quest’anno non potranno più seguire alcuni laboratori. Per non parlare degli edifici in cui siamo costretti a fare lezione: obsoleti e vetusti. La Provincia aveva promesso una serie di controlli sullo stato di salute degli immobili, in particolare sotto il profilo della sicurezza, e noi non abbiamo visto nulla di concreto».
Ragazzi dietro le barricate al ”Dante” e al ”Galilei”
«Istituzioni immobili, allora i bagni e le pareti li dipingiamo noi»
Appeso qua e là lungo gli interminabili corridoi del Dante Alighieri c’è il ”decalogo”, un vademecum ideato dagli studenti del liceo classico che elenca le regole da rispettare durante l’occupazione della scuola: niente alcolici e sostanze stupefacenti, ingresso vietato agli esterni ma aperto a tutti coloro che devono seguire i corsi dell’Università popolare e poi, ancora, vietato rovinare o distruggere gli arredi. I ragazzi del Dante hanno optato per un’occupazione ”politically correct”: barricate sì, ma con una porta aperta al dialogo.
Uno degli organizzatori, Tommaso Gandini, però avverte: «Per ora restiamo così. Ma se cominciano a crearci dei problemi, allora chiudiamo il portone e da lì non entra più nessuno. La nostra situazione è particolare: condividiamo l’edificio con la scuola media e con l’Università popolare. Per questo motivo abbiamo deciso di non incatenare l’entrata, ma di fare solo le barricate ai piani superiori, per dividere a metà i corridoi e impedire l’ingresso di eventuali alunni della media».
Ieri, a dare il proprio sì all’occupazione, è stata la stragrande maggioranza dei presenti all’assemblea straordinaria organizzata in mattinata. «A partire da domani (oggi, ndr) organizzeremo vari corsi di tipo artistico e le letture comparate dei giornali».
Se questa è la situazione al liceo Dante, le barricate continuano anche in un altro lieceo, lo scientifico Galilei. Due studentesse della V C, Zoe Nemec e Ludovica Buri, ieri hanno raccontato: «Stiamo facendo noi quello che dovrebbero fare le istituzioni. Abbiamo pulito alcuni bagni della scuola e domani (oggi, ndr) ci armeremo di pittura e dipingeremo i muri. Noi stiamo protestando per il bene di tutti, anche dei professori, costretti a lavorare in condizioni assurde, con stipendi inadeguati rispetto ai colleghi europei. Per non parlare dei problemi del sovraffollamento, con classi che arrivano ormai anche a 32 alunni». (el. col.)
PER UNA CURIOSA COINCIDENZA TEMPORALE
”Ribellione” anche alla facoltà di Lettere
Presidio notturno nella sede di via Economo contro le decisioni del governo
Zaini usati come cuscini, sacchi a pelo gettati a terra, banchi trasformati in giacigli di fortuna. Ieri sera il Dipartimento di Storia dell’Università ha assunto le sembianze di una sorta di dormitorio collettivo. Gli studenti della facoltà di Lettere hanno dato vita ad un presidio che, per tre giornate di seguito, si tradurrà nell’occupazione notturna delle aule e dei corridoi della sede di via Economo, sul modello di quanto accaduto nelle settimane scorse a Scienze.
Una protesta, quella degli iscritti di Lettere, che si salda solo idealmente a quella dei ragazzi degli istituti superiori. Dietro alle due azioni, si affrettano a precisare i rappresentanti di facoltà, non esiste infatti alcuna regia comune, bensì una semplice coincidenza temporale. Per quanto autonome, però, entrambe le mobilitazioni nascono da un’identica convinzione: la necessità di accendere i riflettori sulle conseguenze pesantissime e drammatiche che le manovre partorite dall’attuale governo rischiano di produrre sulla qualità dell’istruzione pubblica.
Del resto se le scuole superiori cadono a pezzi, gli spazi a disposizione degli universitari non sono poi messi tanto meglio. «Nel Dipartimento di Storia le scale puzzano, le sedie sono perennemente sporche e i banchi non si trovano in tutte le aule – spiega Vanja Macovaz, uno dei rappresentanti di facoltà -. Ecco perchè abbiamo scelto di dar vita al presidio proprio in questa struttura: via Economo è la sede più disastrata ed è quindi una sorta di simbolo dello sfacelo a cui l’università sta andando incontro a causa dei continui tagli, che penalizzano prima di tutto la didattica».
Didattica che però, gli studenti di Lettere, non intendono assolutamente bloccare. Fino a mercoledì, infatti, l’occupazione interesserà solo la fascia oraria 19-8, in modo da non interferire con lo svolgimento dei corsi. «Non intendiamo passare per studenti lavativi che puntano solo a saltare le lezioni – continua Macovaz -. Al contrario intendiamo promuovere una mobilitazione costruttiva e non autoreferenziale, attorno alla quale far convergere studenti e professori».
E alcuni docenti, in effetti, ieri sera hanno fatto visita ai manifestanti esprimendo piena condivisione con le motivazioni del presidio. Tra di loro non c’era però la preside di Lettere, Cristina Benussi, che attende ancora di conoscere le richieste degli occupanti. «Parlerò con i ragazzi domani (oggi ndr). Solo dopo potrò fare considerazioni sulla protesta». (m.r.)
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
senzafrontiere.noblogs.org
Lunedì 8 novembre. La polizia arriva in forze alle 6 del mattino per sgomberare il presidio solidale sotto la gru, sulla quale da sei giorni resistono sei immigrati in lotta contro la sanatoria truffa.
Violentissime cariche si susseguono per l’intera mattinata.
Numerosi i feriti e i fermati. Il centro della città è sotto assedio.
La violenza dello Stato in armi è la risposta di Maroni al grande corteo di sabato scorso.
Ore 16. Una trentina i fermati dalla polizia con l’accusa di resistenza e incitamento alla disobbedienza alle leggi. In via S. Faustino si è riformato un presidio di circa 300 persone. Gli immigrati sulla gru – uno si è legato un cappio al collo ed è seduto sospeso sul vuoto – resistono ma sono sotto assedio.
Ore 19. Il bilancio della giornata è molto pesante: sei arresti – due italiani e quattro immigrati – 12 stranieri senza carte sono stati rinchiusi nei CIE, in attesa di espulsione. Tre a Milano, cinque a Torino, degli altri non si sa: potrebbero persino essere già stati deportati.
Ore 21. Tensione al presidio in via S. Faustino tra i cinquecento immigrati e antirazzisti e la polizia in assetto antisommossa: qualche spintone poi cala una calma tesa. Il presidio prosegue tutta la notte.
Aggiornamenti su Indymedia e su radio Onda d’urto.
Repubblica

IL VIDEO A Brescia, al presidio per gli immigrati che protestano sulla gru, un funzionario di polizia invita i manifestanti ad andare “in qualche locale, ma non qui”. E poi…
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Tu bunga bunga, noi macerie
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Il Piccolo MERCOLEDÌ, 10 NOVEMBRE 2010
SI ESTENDE LA PROTESTA NELLE SCUOLE CITTADINE
Studenti sulle barricate, occupati anche Volta e Deledda
Il motto è resistere a oltranza. Ieri sera riunione al Dante tra i rappresentanti dei ”ribelli”
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Marzo 17th, 2017 — General, Loro
IL PICCOLO – MERCOLEDÌ, 10 NOVEMBRE 2010
IL NODO INFRASTRUTTURE
Tav in grave ritardo, proroga dall’Ue
Bruxelles concede due anni in più per il progetto: si va al 2015
TRIESTE La commissione europea salva la Tav che, nel segno di treni più veloci e più capaci, deve attraversare il Friuli Venezia Giulia, accorciando le distanze tra Venezia, Trieste e Divaccia. Lo fa concedendo due anni di tempo in più alla Trieste-Divaccia. E confermando sino all’ultimo cent i finanziamenti complessivi, e sono più di 74 milioni di euro. Ma detta le sue condizioni vincolanti.
Pagina 12 – Regione
LA COMMISSIONE EUROPEA SALVA ANCHE LA TRIESTE-RONCHI SUD A PATTO CHE SI RISPETTINO LE SCADENZE
La Tav italo-slovena slitta di due anni
Bruxelles concede la proroga: «Ritardi pesanti, progetto entro il 2015». Ma detta le condizioni
di ROBERTA GIANI
TRIESTE Concede due anni di tempo in più alla Trieste-Divaccia. Conferma sino all’ultimo cent i finanziamenti complessivi, e sono più di 74 milioni di euro. Ma detta le sue condizioni vincolanti e avvisa i ”naviganti”: chi sgarra, stavolta paga.
La commissione europea salva la Tav che, nel segno di treni più veloci e più capaci, deve attraversare il Friuli Venezia Giulia, accorciando le distanze tra Venezia, Trieste e Divaccia. E la salva, spostando addirittura dal 2013 al 2015 il ”d-day” progettuale della tratta transfrontaliera, nonostante denunci nero su bianco «i pesanti ritardi».
Non è poco, anzi: la commissione, con il vicepresidente delegato ai Trasporti Siim Kallas, mette infatti sotto esame con la ”valutazione intermedia” i 92 progetti prioritari di grandi infrastrutture europee cofinanziati nell’ambito delle reti Ten-t per il periodo 2007-2013, e non fa sconti. Il 16,3% di quei 92 progetti, dove ci sono la Ronchi sud-Trieste e la Trieste-Divaccia, escono con le ossa più o meno rotte: 5 non sono ormai «credibili» e perdono completamente i confinanziamenti mentre 10 sopravvivono ma subiscono un taglio. La Torino-Lione, ad esempio, perde più di 9 milioni di euro mentre l’Europa, complessivamente, libera 311 milioni e spicci sui 5,3 miliardi investiti, impegnandosi a reimpiegarli altrove.
La Tav Venezia-Divaccia, malgrado le difficoltà, se la cava. E non soccombe alla ”prova del nove” che vive il suo epilogo in commissione Trasporti il 27 ottobre. Ma la partita non è affatto chiusa, né tantomeno vinta: Bruxelles, mentre screma, promuove, punisce e proroga ben 29 progetti «credibili» ma «in difficoltà a causa della crisi economica», sancisce un principio ferreo. Tutti i progetti, ma proprio tutti, devono rispettare gli obiettivi temporali che l’Europa, nella sua valutazione, sancisce per iscritto: «Se non li raggiungono, il finanziamento Ue deve essere ritirato e riassegnato, in modo da ottimizzare le risorse limitate di cui disponiamo» avverte, perentorio, Kallas.
Nel caso della Trieste-Divaccia, nel dettaglio, la commissione europea parte da un giudizio tutt’altro che brillante: segnala i ritardi pesanti, l’imprevista ma fredda accoglienza sul versante italiano, la cooperazione insufficiente tra i due Paesi. Al contempo, però, confermando i 50,7 milioni di confinanziamento sui 101,4 necessari ed evidentemente apprezzando l’accordo italo-sloveno firmato il 12 ottobre a Trieste, la commissione stessa non impugna la scure. Mentre concede la proroga, però, sancisce quattro condizioni tassative. La prima: la scelta dei progettisti va effettuata entro dicembre 2010 e, in questo caso, è la Slovenia a doversi muovere, giacché l’Italia ha già individuato Rfi-Italferr. La seconda: lo studio di fattibilità della Venezia-Ronchi sud, come traducono a Bruxelles, va presentato entro dicembre. La terza: il gruppo economico di interesse europeo, quello che Italia e Slovenia hanno già deciso di istituire con sede in piazza Unità, va creato entro giugno 2011. La quarta e ultima: la progettazione preliminare, con relativa approvazione ”interna”, va ultimata entro dicembre 2011.
Nella scheda ufficiale sulla Trieste-Divaccia, laddove se ne fotografa la valenza a livello comunitario e regionale, non manca una sottolineatura ”europea” non casuale: la commissione evidenzia infatti che il progetto, tra l’altro, si pone la finalità di ”catturare” i traffici dei porti di Trieste e Capodistria. Lubiana, che su quei sei chilometri di binari fa orecchie da mercante, recepirà?
Nel caso della Ronchi Sud-Trieste – la Venezia-Ronchi Sud non compare nella valutazione di ”mid-term” giacché è finanziata con un bando – Bruxelles conferma invece la scadenza tassativa del 2013 e il cofinanziamento di 24 milioni di euro sui 48 necessari. Subito dopo, evocata la nuova stazione ferroviaria che dovrebbe servire l’aeroporto di Ronchi dei Legionari, detta il suo giudizio. Assai più ”light” rispetto a quello sulla Trieste-Divaccia: il progetto è leggermente in ritardo ma, nonostante ciò, può ancora essere consegnato entro dicembre 2012. Due le condizioni da rispettare per non perdere le risorse. La prima: il progetto preliminare dev’essere definito entro dicembre 2010 e approvato entro il secondo trimestre 2011. La seconda: la procedura di valutazione d’impatto ambientale dev’essere completata entro il secondo trimestre 2011.
Tempi stretti, molto stretti. Ma Riccardo Riccardi, l’assessore regionale alle Infrastrutture, rassicura: «La valutazione positiva di Bruxelles costituisce il riconoscimento del lavoro che abbiamo svolto. E ringrazio, al riguardo, l’eurodeputato Antonio Cancian che ha difeso il nostro lavoro e i nostri interessi in commissione Trasporti. A questo punto manterremo gli obiettivi prefissati a partire dalla presentazione entro l’anno del progetto della Venezia-Ronchi sud su cui i governatori Renzo Tondo e Luca Zaia si sono impegnati il 13 ottobre». La Tav lagunare è solo il primo fronte, non l’unico. La Trieste-Divaccia è il secondo: «Entro dicembre, come previsto dall’accordo italo-sloveno, avremo un ulteriore incontro bilaterale per proseguire l’attività di progettazione» anticipa Riccardi. La corsa contro il tempo prosegue.
L’EURODEPUTATA PD SERRACCHIANI
«I fondi non sono blindati Prima verifica a dicembre»
TRIESTE «I due anni di proroga non sono un automatismo». Debora Serracchiani, eurodeputata del Pd che siede in commissione Trasporti, lancia ancora una volta l’avvertimento. La battaglia pro-Tav è tutt’altro che vinta a Nordest: «Si devono rispettare le condizioni dettate dalla commissione europea che verificherà l’effettivo progresso dei lavori, il completamento e l’approvazione degli studi di fattibilità entro il 2010 e la costituzione entro il 2011 di un gruppo di interesse economico nella sezione italo-slovena, cui parteciperà anche la commissione». Certo, e l’eurodeputata lo sottolinea, la verifica di ”mid-term” offre un’opportunità: «Quella di recuperare il tempo perduto, ma non ci verranno fatti sconti. Inoltre, sul fronte dei rapporti italo-sloveni, occorre un lavoro attento, continuo e sinergico affinché gli interessi italiani trovino adeguato ascolto nelle sedi europee». Il governo nazionale, quindi, si dia da fare: «Il suo ruolo è cruciale per l’azione che saprà perseguire attraverso gli alti funzionari italiani a Bruxelles mentre spetta alla Regione far giungere al governo la cognizione esatta delle criticità del nostro territorio».
L’EURODEPUTATO PDL CANCIAN
«Segnale positivo dalla Ue Ma non possiamo sforare»
TRIESTE «Credo molto alla realizzazione del corridoio V, il ”pp6”, verso Est. Ma ora le promesse vanno mantenute». Antonio Cancian, eurodeputato del Pdl che siede in commissione Trasporti, difende e ”spinge” da tempo la Tav. E l’ha fatto anche il 27 ottobre quando, in commissione, il vicepresidente della Ue Siim Kallas e i coordinatori europei hanno messo sotto esame 92 progetti. È andata bene: «La conferma del cofinanziamento alle tratte Venezia-Ronchi sud e Trieste-Divaccia rappresenta un segnale importante. La commissione ha valutato positivamente il piano di realizzazione degli studi. La proroga alla Trieste-Divaccia? Le tratte transfrontaliere sono le più difficili da realizzare e, dunque, va riconosciuto l’impegno dei due Stati e delle Regioni coinvolte». Adesso, però, nessuno può dormire sugli allori: «Le condizioni poste per mantenere il cofinanziamento sono stringenti e precise. E le responsabilità sono in capo alle amministrazioni regionali e al ministero. Ma a questo proposito, per il lato nazionale della tratta, credo che il lavoro svolto finora stia dando i suoi frutti: le amministrazioni si sono impegnate a chiudere la progettazione preliminare entro il 2010».
Marzo 17th, 2017 — Bollette, General
Il Piccolo GIOVEDÌ, 11 NOVEMBRE 2010 Pagina 11 – Gorizia
Bollette del Tubone, incontro a Udine Comitato-azienda
CERVIGNANO Bollette e allacciamenti, domani mattina il “question – time” all’Ato di Udine. É la nuova iniziativa del Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana, che domani incontrerà i dirigenti dell’Ato per fare il punto sulla situazione delle bollette e degli allacciamenti. Verranno posti una serie di quesiti, le cui risposte saranno poi illustrate in serata a San Giorgio, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata nella sala conferenze di Villa Dora alle 20.30.
Ecco, punto per punto, le domande che domani mattina verranno presentate all’Ato: «Come mai il Tubone per il 2009 ha chiesto solo la quota di scarico e per il 2007 e 2008 anche la depurazione? Se un utente non era depurato nel 2009, come faceva ad esserlo prima?». Poi c’è il problema dei rimborsi del canone di depurazione che era stato fatto pagare senza che essa fosse avvenuta: «A che punto siamo con i rimborsi – insiste il portavoce del Comitato, Paolo De Toni – visto che è l’Ato che deve decidere e non ha ancora fatto sapere niente ai cittadini? Qual è il periodo di rettroattività? Perché solo fino al 2003, come si desume dal sito internet del gestore?» E ancora: «Si tenga presente che la richiesta dei canoni per il 2007 e 2008 equivale a negare anche in via teorica i rimborsi per il pregresso, quindi la truffa è particolarmente pesante».
Infine c’è l’altra grande questione degli allacciamenti, che di recente è tornata alla ribalta delle cronache, dopo che il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti e il Consorzio depurazione laguna (volgarmente detto “Tubone”) ha inviato una lettera a 800 residenti, annunciando l’obbligo di allacciarsi alla rete fognaria entro tre mesi, pena apposita ordinanza comunale. Domani mattina i cittadini del Comitato chiederanno all’Ato se le notifiche per gli allacciamenti sono valide e qual è l’atto amministrativo che nomina l’ente gestore (il Tubone) al ruolo di ente competente per l’effettuazione delle notifiche. «Il regolamento di fognatura – chiosa De Toni – dice infatti che l’ente competente è la Provincia o l’Aato o un soggetto da questi ultimi delegato per la specifica materia. Ma è assolutamente certo che la Provincia di Udine non ha mai delegato un bel niente al Tubone». (el. pl.)
Venerdì 12 Novembre
alle ore 20.30
San Giorgio di Nogaro
presso la sala Conferenze di Villa Dora
Assemblea Pubblica
per fare il
punto della situazione su
bollette ed allacciamenti.
Venerdì 12 mattina ci sarà la riunione fra il Comitato di Difesa Ambientale e l’ATO a cui dovranno essere date le risposte ad una serie di quesiti ed in particolare:
1. Come mai il Tubone per il 2009 ha chiesto solo la quota di scarico e per il 2007 e 2008 anche la depurazione? Ci si chiede ma se uno non era depurato nel 2009 come faceva ad essere depurato nel 2007 e 2008?
2. Come mai visto che la Provincia dice che non ci sono “sfioratori” (nel senso previsto dalla Legge) e che nelle fognature comunali va fatta la grigliatura, il Tubone invece pretende ancora il canone di depurazione per tutte quelle Vie che sarebbero collegate allo “sfioratore di Via dell’Istria”? Peraltro tale “sfioratore”, del tutto anomalo nella sua concezione, ha la seguente tabella di marcia: (è un trucco che è venuto in mente a Florit dopo la sentenza della Corte Costituzionale 335/08 per giustificare la riscossione del canone)
a) flusso NULLO fino al 24 febbraio 2009, quindi era totalmente inattivo nel 2007 e nel 2008;
b) funzionamento per meno di 30 giorni complessivi per l’anno 2009;
c) funzionamento per qualche mese nel 2010;
3. A che punto siamo con i rimborsi, visto che è L’ATO che deve decidere e non ha fatto ancora sapere niente ai cittadini? Qual è il periodo di retroattività? Perché solo fino al 2003 come si desume dal sito internet del Gestore?
4. Si tenga inoltre presente che la richiesta dei canoni per il 2007 e 2008 equivale a negare anche in via teorica i rimborsi per il pregresso, quindi la TRUFFA è particolarmente pesante.
5. Ci si chiede: le notifiche per gli allacciamenti che sono state spedite dal Tubone sono valide? Con che atto amministrativo vi sarebbe stata la nomina dell’Ente Gestore (Tubone) al ruolo di Ente Competente per l’effettuazione di suddette notifiche?
6. Considerato che il Tubone deve effettuare la grigliatura e quindi le fognature miste comunali sarebbero messe finalmente a norma e conseguentemente potrà legittimamente richiedere il canone (a partire dalla fase di progettazione di questi impiantini che deve mettere in funzione entro 18 mesi) a tutti quegli utenti che poi saranno almeno sottoposti a questo trattamento di depurazione, ci si chiede: non è forse possibile estendere le DEROGHE a tutte quelle situazioni di particolare onerosità economica nonché tenere conto delle situazioni di disagio sociale come per esempio le situazioni di anzianità ed inabilità delle persone che dovrebbero sobbarcarsi questi problemi ed oneri?
PS. Nel corso dell’Assemblea verrà distribuito il testo della delibera che regolamenta l’attuale sistema di deroghe.
PARTECIPATE !
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Comitato di Difesa Ambientale
VOLANTINO VERSIONE CERVIGNANO DEL FRIULI
Bollette
1. Come mai il Tubone per il 2009 ha chiesto solo la quota di scarico e per il 2007 e 2008 anche la depurazione? Ci si chiede, ma se uno non era depurato nel 2009 come faceva ad essere depurato nel 2007 e 2008?
2. A che punto siamo con i rimborsi, visto che è L’ATO che deve decidere e non ha fatto ancora sapere niente ai cittadini? Qual è il periodo di retroattività? Perché solo fino al 2003 come si desume dal sito internet del Gestore?
3. Si tenga inoltre presente che la richiesta dei canoni per il 2007 e 2008 equivale a negare anche in via teorica i rimborsi per il pregresso, quindi la TRUFFA è particolarmente pesante.
Allacciamenti
4. Ci si chiede: le notifiche per gli allacciamenti che sono state spedite dal Tubone sono valide? Con che atto amministrativo vi sarebbe stata la nomina dell’Ente Gestore (Tubone) al ruolo di Ente Competente per l’effettuazione di suddette notifiche? Infatti il regolamento di fognatura dice che “l’Ente Competente è la Provincia o L’AATO o soggetto da lei (Provincia ndr) delegato per la specifica materia”. Ma è assolutamente certo che la Provincia non ha mai delegato al Tubone un bel niente.
5. Il Sindaco di Cervignano Piero Paviotti continua con le bugie e le omissioni per esempio quando dice che è obbligatoria l’installazione della vasca condensa grassi (falso!) e quando non informa sulla possibilità di deroga per i casi tecnicamente difficili (nell’assemblea verranno fornite le modalità per le deroghe) . Paviotti soprattutto mente sul fatto che gli allacciamenti non potevano essere fatti prima e invece la verità è completamente un’altra: cioè gli allacciamenti del 5°, 6° e 7° lotto potevano essere già fatti dal 2000; quelli dell’ 8°e 9° lotto già dal 2004; quelli del 10° lotto già dal 2005 e quelli dell’11° lotto già dal 2007, cioè tutti gli allacciamenti potevano/dovevano essere fatti con i vecchi regolamenti di fognatura dove era previsto che i costi (escluse 500 mila lire oppure 258 euro) erano a carico del Consorzio. Quindi ora se vogliono gli allacciamenti dovrebbero almeno restituire tutti i soldi ingiustamente richiesti per la depurazione.
PARTECIPATE !
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Coordinamento di Difesa Ambientale della bassa friulana
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Da Il piccolo dell’11/11/10
SCUOLE OCCUPATE. OGGI UNA DELEGAZIONE DAL DIRETTORE REGIONALE
«Edifici fatiscenti, ecco dove studiamo»
Dai wc intasati alle palestre piccole: i ragazzi additano le carenze del Dante e del Petrarca
di ELISA COLONI
Servizi igienici non agibili, porte rotte, crepe nei muri, aule fatiscenti, palestre al limite della praticabilità e soffitti che lasciano filtrare l’acqua piovana, raccolta con secchi sistemati qua e là. È anche per questo che gli studenti triestini stanno protestando, occupando tutte le scuole superiori della città. Ed è per questo che ieri, terzo giorno di occupazione, alcuni gruppi di studenti hanno organizzato un ”tour degli orrori” all’interno di due istituti: il liceo Dante in via Giustiniano e la succursale del liceo Petrarca in largo Sonnino. A partecipare alla visita guidata l’assessore provinciale all’Edilizia scolastica Mauro Tommasini e il consigliere regionale del Pd (ed ex preside, ora in aspettativa, del liceo Oberdan) Franco Codega.
Quello di ieri è stato il primo ”contatto” tra studenti e rappresentanti delle istituzioni dopo lo scoppio della protesta, lunedì mattina. Una prova di disgelo che continuerà anche oggi pomeriggio, quando una delegazione di studenti incontrerà, in due faccia faccia distinti in Provincia, il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame e alcuni esponenti dell’amministrazione provinciale. «Il nostro obiettivo – spiega Riccardo Laterza, coordinatore regionale dell’Unione degli studenti – è rivedere assieme il documento siglato lo scorso anno proprio dalla Provincia e da una rappresentanza di studenti; l’accordo prevede dei controlli semestrali sulle strutture scolastiche. Noi chiediamo di essere tenuti al corrente sull’andamento delle verifiche e dei lavori messi a punto negli edifici fatiscenti». «Vogliamo sapere come vengono spesi i soldi a disposizione della Provincia per l’edilizia scolastica – aggiunge Tommaso Gandini, del liceo Dante -. In virtù di questo abbiamo concordato con l’assessore Tommasini una serie di incontri trimestrali sullo stato dei lavori. E chiederemo un’audizione in Regione, visto che la maggior parte dei fondi per le scuole arriva da lì».
Gli edifici fatiscenti sono, appunto, uno dei motivi della mobilitazione studentesca. Ieri alcuni gruppi di ragazzi hanno organizzato delle ”escursioni” tra le brutture dei licei Dante e Petrarca. «I problemi principali al Dante – aggiunge Gandini – sono i bagni, molti dei quali perennemente intasati, le crepe e i buchi sui muri, le lampade appese con il filo di ferro e una terrazza inagibile e quindi chiusa da tempo». Nella succursale del liceo Petrarca (dove è in corso la ristrutturazione del cortile interno), invece, il nodo più dolente è la palestra: piccola, con due ingressi strettissimi, crepe sui muri e dei pavimenti completamente da rifare. Impossibile utilizzarla per le classi più numerose, che devono ripiegare sulla palestra della sede centrale di via Rossetti. Lamentele, quelle degli studenti, condivise anche alcuni professori di educazione fisica presenti all’incontro.