CIE DI GRADISCA: il centro verrà temporaneamente svuotato

Dal Piccolo dell’ 11/11/10

 

Lavori, il Cie verrà completamente svuotato

 

di LUIGI MURCIANO GRADISCA Il Cie di Gradisca potrebbe essere svuotato in vista dell’ormai imminente potenziamento della sicurezza interna alla struttura. Lo hanno confermato fonti vicine alla Prefettura di Gorizia, che proprio in queste ore sta concludendo la procedura di affidamento dei lavori. DUBBI. Il temporaneo svuotamento del centro di identificazione ed espulsione situato all’ex caserma Polonio dovrebbe durare un paio di settimane. In un primo momento era sembrato che le opere di adeguamento strutturale del Cie potessero convivere con la presenza degli ospiti, al punto che ne era stata ipotizzata una semplice riduzione della capienza in concomitanza con i cantieri. A quanto pare così non sarà. Resta invece aperto il grande interrogativo: a lavori terminati il Cie sarà portato alla sua reale capienza di 250 posti o sarà riportato a quella attuale di non più di 130 ospiti? Sulla questione vigilano i sindacati di polizia, secondo i quali un centro a pieno regime «diventerebbe una bomba pronta a esplodere» senza adeguati rinforzi all’organico di vigilanza. APPALTO. Sono tre, tutti regionali, i soggetti in lizza per l’affidamento dei lavori. L’ente appaltante, ovvero la Prefettura, ha voluto privilegiare le ditte del Nordest. In lizza anche la Cerasi spa, il colosso romano dell’edilizia che aveva costruito il Cie di Gradisca negli anni dal 2001 al 2006. L’azienda si sarebbe presentata al nuovo appalto in associazione temporanea d’impresa con aziende regionali. La base d’asta dell’appalto è di 1 milione e 600mila euro. I lavori in questione sono stati sollecitati sin dal 2007 e riguardano il potenziamento dei dispositivi di videosorveglianza e sicurezza (fra cui dispositivi anti-fuga a infrarossi) e interventi strutturali con il riposizionamento di offendicula e camere di parcellizzazione rimosse a suo tempo su indicazione della commissione ministeriale Staffan de Mistura nell’ottica di una politica di umanizzazione dei Cie italiani. TENSIONE. Intanto, dietro il muro dell’ex Polonio, la situazione continua a essere sempre piuttosto calda. Nell’ultima settimana si è registrata l’aggressione a un operatore colpito da una testata sferratagli da un immigrato, un tentativo di fuga – non riuscito – di una quarantina di immigrati di etnia maghrebina e infine una rivolta interna culminata nell’incendio di alcuni materassi dopo che i “rivoltosi” avevano bloccato alcuni lucchetti impedendo agli operatori l’accesso nelle celle della zona notte. Non si conterebbero neppure gli episodi di autolesionismo da parte degli ospiti. La tensione sarebbe dovuta alle procedure di rimpatrio di alcuni irregolari di nazionalità tunisina, che andrebbero a rilento – 4 unità per volta – lasciando a chi rimane nel Cie di Gradisca il tempo per giocare la carta della disperazione e architettare la fuga. DIPENDENTI. In questo contesto già di per sè poco rassicurante va anche sottolineato lo stato di agitazione proclamato dai dipendenti della Connecting People, il consorzio trapanese che sino al 31 dicembre ha in gestione i servizi interni di Cie e Cara. In questo caso una nota positiva: gli operatori hanno appena ricevuto, seppur in ritardo, la mensilità di settembre. L’auspicio è che non vi sia analogo ritardo anche per il prossimo stipendio di ottobre. DROGA. Intanto si è scoperto che all’interno del Cie la droga può arrivare anche via posta. Lo hanno accertato gli agenti della questura di Padova, allertati dai colleghi goriziani. Un 53enne padovano, al secolo Claudio Zorzi, spediva infatti quantitativi di hashish a un suo amico marocchino ospite della struttura nascondendoli in anonime buste di posta ordinaria, con tanto di mittente e con una certa frequenza. Il comportamento ha insospettito gli operatori della Connecting People, che hanno allertato le forze dell’ordine. L’episodio risalirebbe al giugno dello scorso anno ma è emerso solo nei giorni scorsi. Nell’abitazione del padovano gli agenti hanno trovato 100 grammi di hashish. Inevitabili le manette, anche se l’uomo una volta rilasciato ha pensato bene di riprendere ben presto con l’attività di spaccio. A ottobre è stato nuovamente “pizzicato” da un blitz nella sua abitazione da parte della Mobile, che ha accertato all’interno di una tasca di un giaccone la presenza di circa 60 grammi di eroina. Per Zorzi si sono aperte le porte del carcere

 

TRIESTE: le scuole occupate resistono!

VENERDÌ, 12 NOVEMBRE 2010

 

STILATO UN DOCUMENTO CHE ELENCA TRE OBIETTIVI

«Vogliamo risposte», scuole occupate a oltranza

Tra le richieste degli studenti un tavolo sull’edilizia. Primo incontro con Beltrame e Tommasini

di MADDALENA REBECCA

 

L’attivazione di un tavolo tra studenti e Provincia per capire come e dove vengono spesi i fondi dedicati all’edilizia scolastica. L’organizzazione, ogni sei mesi, di controlli sulla sicurezza nei singoli istituti affidati ad esperti. L’impegno a destinare alle scuole pubbliche tutte le risorse attualmente riservate agli istituti privati.

Sono i tre obiettivi fissati dalla protesta delle scuole superiori cittadine, arrivate oggi al quinto giorno di occupazione (autogestione al Deledda). Tre rivendicazioni messe nero su bianco ieri mattina al termine di un’assemblea al Carducci, dalle quali dipenderà la durata dell’agitazione. Fino a quando non verranno esaudite le richieste, o perlomeno fino a che non arriveranno garanzie serie in grado di far immaginare un loro rapido accoglimento, infatti, i ragazzi sono assolutamente decisi a resistere, e quindi occupare, a oltranza.

Un proposito dal quale, però, potrebbero essere costretti a recedere per cause di forza maggiore. Nelle ultime ore infatti sono diventate sempre più insistenti le voci di possibili sgomberi dei presìdi organizzati dagli studenti. La Digos, sempre secondo le versioni arrivate alle orecchie dei ”rivoltosi”, sarebbe cioè sul punto di metter fine alla protesta plateale per garantire la ripresa delle lezioni, quantomeno all’inizio della prossima settimana.

Nell’attesa i ”barricaderi” continuano imperterriti la loro battaglia, segnando già qualche punto a loro favore. Ieri infatti hanno ricevuto al Volta la visita del direttore scolastico regionale Daniela Beltrame e, poi, si sono incontrati con l’assessore provinciale Mauro Tommasini. «Entrambi sono rimasti a bocca aperta sentendo il racconto delle vergognose situazioni di molti istituti scolastici – spiega Tommaso Gandini del liceo Dante -. Nessuno, per esempio, poteva credere che la scala antincendio del Deledda portasse nel cortile interno dove si trova la caldaia, o che il Nautico avesse navi scuola del tutto inutilizzabili».

Oltre ad esporre il lungo cahier de doleances, ieri i rappresentanti delle scuole occupate hanno chiesto anche risposte sui tre punti inseriti nella piattaforma di rivendicazioni. Risposte che arriveranno forse già la settimana prossima. Tanto Beltrame quanto Tommasini, infatti, si sono impegnati a riconvocare nuovi incontri nei quali coinvolgere anche l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Molinaro e tutti i dirigenti scolastici.

 

«Nell’Italia cialtrona delle veline ci sono ragazzi che discutono di Annibale e metodi didattici»

di PAOLO RUMIZ

 

Ero curioso di vedere che faccia avessero i ”sovversivi” che occupano il liceo Petrarca contro i tagli della riforma Gelmini, l’ennesima che smantella la scuola pubblica italiana. Così, l’altro pomeriggio, al volo, ho accettato di tenere una lezione nella sede presidiata. Non era solo una vaga solidarietà per chi spera ancora che le cose cambino nella terra del Bunga Bunga. Era soprattutto curiosità generazionale. Volevo conoscerli, leggerli negli occhi.

Così mi sono inventato una lezione su Annibale, il mio eroe, ho messo nello zaino un po’ di Polibio e Tito Livio, un volumazzo di Arnold Toynbee e persino un libro sugli esperimenti di Archimede (morto nell’assedio di Siracusa, schieratasi con i cartaginesi) e mi sono presentato ai cancelli della scuola per essere ammesso alla palestra, lo spazio deputato delle assemblee e degli incontri. L’invito era nato così velocemente che non c’era stato il tempo per un annuncio o un semplice passa-parola. Arrivavo quasi di sorpresa.

Nonostante questo s’è raccolta all’istante una platea di un centinaio di ragazzi che si sono ordinatamente seduti per terra ad ascoltare. Intorno c’era pulizia, solo qualche segno di bivacco. Insomma, tutto in ordine. Ho spiegato chi ero, poi mi sono arrampicato sulle Alpi assieme agli elefanti del condottiero africano che seminò il terrore a Roma. E qui, posso dirvelo, è stato magnifico. Loro si sono stretti attorno come in un cenacolo greco e man mano che la storia si articolava vedevo accendersi un’attenzione che mai avrei sperato di incontrare.

Da vecchio pessimista e brontolone, ero venuto senza fiducia. E invece ora guardavo i loro occhi attenti, talvolta commossi, e mi sorprendevo a pensare: ma come fanno a essere così belli nonostante noi, nonostante una classe politica che dà loro l’unica libertà di un infinito consumo e di un interminabile happy hour? Come facevano a essere così vivi nonostante la nostra televisione e i modelli che essa propone, l’Italia cialtrona delle veline? Ci pensavo così forte che a volte il pensiero interferiva col racconto annibalico e mi imponeva una piccola sosta per raccogliere nuovamente le idee.

Che fanno gli altri vecchi brontoloni come me? Non amo la parola ”intellettuali”, ma non so come definire altrimenti le persone che vorrei si togliessero i panni curiali per tenere una lezione ai ragazzi della protesta, una lezione seria su un grande tema della nostra storia e cultura. Glielo dobbiamo. L’altra sera raccontavo lo schieramento delle legioni alla battaglia di Canne, evocavo il senso anche olfattivo di un campo di morte con settantamila cadaveri, ma pensavo anche all’abbandono in cui la mia generazione lascia i giovani da un ventennio.

Parlavo della marcia pazzesca del console Nerone che in pochi giorni portò le sue legioni dalla Puglia alle Marche per affrontare Asdrubale sul Metauro, e intanto rammentavo che, alla loro età, i miei coetanei – me compreso – in caso di occupazione sarebbero stati meno governabili, magari capaci di trasformare i loro licei in un’orgia di vaniloquio e talvolta in un porcaio. Dicevo del veleno preso da Annibale alla fine della sua vita e nel frattempo pensavo che quei ragazzi erano meglio di come vengono dipinti sui nostri giornali.

Ecco. Non vorrei restare il solo ad aver fatto lezione. Chiedo che altri si presentino ai cancelli di questi ragazzi. Sarebbe un segno di civiltà aiutarli e ascoltarli. Farli sentire meno soli. Prenderli sul serio. Uscire dalla logica poliziesca del muro-contro-muro. Specie in una città dove la cultura è scesa a livelli mai visti, una città nella quale persino la musica libera viene criminalizzata, dove la politica che conta è capace di disertare un concerto di Muti ma non di impedire il barbaro ”bum bum” di notte fonda che tanto piace agli esimi amministratori.

A fine storia mi sono fermato a parlare con loro. «Dica che non siamo fannulloni» mi hanno chiesto. «Scriva che lavoriamo, che organizziamo corsi di teatro, dica che domani iniziamo a discutere punto per punto la riforma Gelmini». Un’altra voce: «I genitori ci dicono che l’occupazione non serve a niente, e non nego che abbiano ragione. Ma dopo due anni di presa in giro, due anni senza ascolto, che altra arma ci rimane per far sentire la nostra contrarietà a questi tagli?». E ancora: «Loro si preoccupano del costo della scuola, noi ci preoccupiamo del costo dell’ignoranza». Frasi come rasoiate.

Una giovane bruna dallo sguardo calmo ricordava che un anno fa era stata presentata in consiglio regionale una legge fatta dagli studenti, ma tutto è finito nelle paludi dell’oblio. «Ci dicono che non sappiamo di cosa stiamo parlando, invece lo sappiamo benissimo», spiegava una compagna; «Domani iniziamo a discutere sui metodi didattici adottati all’estero e sul rapporto tra la riforma italiana e le direttive europee». Imparavo da loro, non credevo alle mie orecchie. Poveri ragazzi, truffati, come noi tutti, dopo anni di tasse pagate inutilmente.

Che futuro avranno questi giovani in un paese che taglia le spese su tutto, blocca le supplenze e le gite scolastiche, non ha soldi nemmeno per le fotocopie e la carta igienica, e mette la scuola nella condizione di dover pitoccare contributi obbligatori alle famiglie? Che ripresa economica può esserci senza investimento sulla scuola, la cultura e la ricerca? Cosa resterà della ”Res publica” quando sarà venduto anche l’ultimo soprammobile? Nelle tasche di chi sono finiti i soldi destinati ai nostri figli e nipoti? Ma soprattutto: dov’è finita la nostra capacità di indignarci?

 

MA DISTANTI DALLE FORME DI LOTTA

Petrarca, 42 docenti appoggiano i giovani

 

In una lettera sottoscritta da 42 docenti del liceo classico e linguistico Francesco Petrarca viene espressa «preooccupazione» a seguito dell’occupazione in atto nell’istituto. «Pur avendo noi idee diverse – si legge nel testo – sulle opportunità di certe forme di lotta, facciamo presente che le motivazioni e le preoccupazioni degli studenti sono assolutamente fondate, poiché in questo periodo storico molto si sta decidendo sul destino della scuola pubblica e sull’accesso all’istruzione nel nostro paese». Gli insegnanti ricordano ancora che la riforma per adesso ha agito su due elementi: «Il taglio drastico delle spese… e la riduzione netta di ore di insegnamento». Al Petrarca, viene sottolineato, «il primo anno del Linguistico è passato da 35 a 27 ore settimanali. Ciò ha comportato una riduzione del personale scolastico, insegnante e non, e un peggioramento delle condizioni di lavoro». «La protesta giovanile va guardata con rispetto – concludono – e aiutata a maturare, non ricondotta con la forza o con la svalutazione nell’acquiescenza».

ACQUA/ Bollette/ Assemblea di San Giorgio: sala stracolma

12_11_2010

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TERRITORIO/ Rassegna stampa manifestazione di Cercivento-Paluzza

I politici capiscono che gente come Renato Garibaldi fa solo un bel po’ di confusione per tirare l’acqua al suo mulino, ma in realtà non costituisce un reale problema per il Potere.

La gente che si è mobilitata dovrebbe capire che è necessaria un’altra strategia politica ed un’altra impostazione della lotta.

Le manifestazioni  fatte con il patrocinio del Vescovo e i comizi dei Preti sono come mandare un messaggio a chi comanda che significa che queste sono pecorelle che hanno bisogno del pastore  e non gente autonoma e combattiva.

Paolo De Toni

 

 

Messaggero Veneto 18 novembre

Inascoltata la protesta carnica: l’elettrodotto si farà entro il 2014

 

Le solite super-boiate del PD

Messaggero Veneto 15 novembre

Elettrodotto, il Pd propone un unico impianto dall’Austria

Il giorno dopo la manifestazione di Paluzza interviene il centro sinistra: serve la massima riduzione dei rischi

TOLMEZZO. Il Partito Democratico della Provincia di Udine condivide – in una nota – la posizione politica sulla realizzazione dell’elettrodotto transfrontaliero Würmlach-Somplago maturata nel tempo dalla comunità della Carnia e espressa attraverso le delibere del Consiglio della Comunità Montana, dei sindaci della Carnia e all’unanimità del Consiglio Regionale, e «tale posizione intende con forza riaffermare».

LEGGI La Carnia protesta in corteo

La richiesta della comunità della Carnia e del Partito Democratico è quella «di condizionare eventuali infrastrutture al rispetto di alcuni requisiti, condizioni e benefici che fanno riferimento a tutto il “sistema Carnia”: realizzare un unico elettrodotto di connessione transfrontaliero; Realizzare l’opera prevedendo la massima riduzione dei rischi per la salute dei cittadini ed il minor impatto ambientale possibile per il territorio interessato dall’attraversamento; a tale scopo prevedere l’interramento dell’o pera e lo smantellamento del maggior numero possibile di linee già presenti sul territorio. Prevedere che ci siano ricadute positive e benefici per il “sistema Carnia”, in compensazione all’a ttraversamento del territorio di una infrastruttura così impattante, a maggior ragione nel caso in cui essa dovesse corrispondere ad interessi “esterni” alla Carnia; ricadute queste da valutare per il rilievo verso l’intero sistema territoriale e socio-economico della Carnia, e non verso i singoli soggetti in causa o in base all’appartenenza politica delle amministrazioni coinvolte».

«Per rendere realizzabili e più concrete queste richieste – dice il Pd – occorre che la comunità della Carnia, malgrado il venir meno del ruolo di coordinamento della Comunità Montana per opera del commissariamento regionale, ritrovi al più presto un’unità politica su questo tema, unità che era già stata manifestata e ribadita durante tutti questi anni di discussione sui progetti in discussione, e persino solidalmente fra centro-destra e centro-sinistra».

(15 novembre 2010)

 

 

MV 14 novembre 2010

Elettrodotto e acqua privatizzata La Carnia protesta e dice no in corteo

elettrodotto, acqua, Carnia

di Gino Grillo

Oltre duemila persone si sono trovate ieri sul ponte fra Cercivento e Paluzza per protestare contro l’elettrodotto aereo Somplago-Wurmlach e contro la privatizzazione dell’acqua. I negozi sono rimasti chiusi per solidarietà. L’arcidiacono della Carnia monsignor Zanello: «Questo impianto è un sfregio, una cicatrice che si può evitare»

mv_14_11_2010

Elettrodotto e acqua privatizzata. Ora la Carnia protesta in corteo

Oltre duemila al corteo di Paluzza. Sul ponte di Cercivento manifestanti anche dall’Austria, i negozi sono rimasti chiusi per solidarietà. L’arcidiacono della Carnia monsignor Zanello: «Questo impianto è un sfregio, una cicatrice che si può evitare»
di Gino Grillo
PALUZZA. Oltre duemila persone si sono trovate ieri sul ponte fra Cercivento e Paluzza per protestare contro il progetto di realizzazione dell’elettrodotto aereo Somplago-Wurmlach e contro la privatizzazione dell’acqua. Un successo inatesso: infatti sino a pochi minuti prima delle 14, orario stabilito per l’i ncontro sul ponte fra i due comuni, a essere presente era solamente un imponente servizio delle forze dell’ordine.

Poi sono arrivate le prime persone, a piedi dai comuni del posto, in automobile da lontano, dalle altre valli della Carnia, dal Friuli, ma soprattutto, fra i primi a giungere, sono stati i cittadini arrivati dall’Austria. Quindi l’incontro fra i sindaci di Cercivento e Paluzza sul ponte, l’arrivo dei comitati, i sindaci degli altri paesi della Carnia, anche non coinvolti direttamente dal passaggio dell’elettrodotto Fantoni-Pittini-Burgo a dimostrare la loro solidarietà. Lungo la strada ad attenderli negozi ed esercizi pubblici con le serrande sbarrate, con poche eccezioni, con esposte espressioni di solidarietà.

Nella valle del But ieri non hanno protestato solo contro l’e lettrodotto: i vari slogan hanno spaziato a 360 gradi, in particolare contro la privatizzazione dell’acqua e i comitati che invitavano a firmare per la riconsegna ai comuni della gestione del ciclo integrato delle acqua e invitando le famiglie a scrivere alla Regione chiedendo una legislazione in tal senso.

Ad accogliere il corteo nella piazza di Paluzza c’era un piccolo palco e la musica di Lino Straulino. Prima dei vari discorsi, la corale di Paluzza ha intonato l’inno della Carnia, “Carnorum Regio” del maestro Giovanni Canciani. Dopo l’introduzione, ha preso la parola il parroco di Tolmezzo, don Angelo Zanello che non ha esitato ad usare parole taglienti a sostegno della gente di montagna. «Sulla pelle della Carnia un nuovo elettrodotto sarebbe uno sfregio, una cicatrice che però si può evitare».

Il prelato vede la crisi che attanaglia l’economia e che richiede oggi l’elettrodotto, derivare la scelte lontane: «Non stiamo ricercando, con l’elettrodotto, le cause profonde». Don Zanello ha parlato di solidarietà, di distribuzione della ricchezza, che cresce anche in Italia, ma non per tutti: «Se l’elettrodotto si farà, i benefici debbono essere per tutti, non solo per gli industriali: le ricadute debbono essere per tutti, per tutto il periodo della concessione. Deve vincere la squadra, così le imprese producono di più e danno più lavoro». Quindi ha invitato i sindaci a «non vendersi».

(14 novembre 2010)
Il Gazzettino
Domenica 14 Novembre 2010, La gente della Carnia ancora una volta dice No all’elettrodotto. E per dimostrarlo si è stretta attorno ai sindaci che quel No lo hanno ribadito venerdì alla Regione e alla cordata proponente l’infrastruttura. In 1800 ieri pomeriggio hanno risposto alla chiamata del Coordinamento dei comitati per la difesa del territorio e si sono ritrovati presso il nuovo ponte di Cercivento armati di fischietti, tamburi, bandiere italiane, bandiere austriache, vessilli della Patria del Friuli. Si sono viste famiglie con i passeggini, anziani, giovani, militanti e semplici cittadini, gente di ogni età che ha manifestato civilmente con cori, fischi, inni e proclami lanciati dal capopopolo Renato Garibaldi con il suo megafono. Dal “Non passerete, non molleremo, resisteremo” al “Giù le mani dalla terra o la Carnia si ribella” fino a “Regione, senza remissione, ci togli gli acquedotti, ci imponi elettrodotti”. A guidare il corteo reggendo lo striscione di Carniainmovimento alcuni ragazzini, alle loro spalle il tricolore italiano e la bandiera dell’Austria, dietro ancora i sindaci della Valle del But, Elia Vezzi di Paluzza, Dario De Alti di Cercivento, Sergio Straulino di Sutrio, Elio Moser di Zuglio, Giorgio Morocutti di Ligosullo, Marlino Peresson di Arta Terme. A fianco di loro l’unico consigliere regionale presente era Enore Picco della Lega Nord. E poi i parroci con in testa monsignor Angelo Zanello, Arciprete per la Carnia a testimoniare la vicinanza della Curia udinese. Ma non solo: tra le tante facce di carnici, friulani della bassa, carinziani, tutti con cartelli di denuncia e t-shirt a tema, si sono intravisti anche esponenti di vari partiti (senza bandiere al seguito) da Rifondazione all’Idv, dalla Sinistra e Libertà, agli Autonomisti del Fronte Friulano, passando per diversi rappresentanti del Pd, quindi le associazioni degli ambientalisti, i rappresentanti delle categorie economiche e dei sindacati, dagli artigiani agli allevatori, dal presidente della Secab Cortolezzis al presidente della Banca di Credito Cooperativo della Carnia e del Gemonese Cescutti.
Lungo via Roma “serrata” dalle saracinesche abbassate dei negozi, solidali con il movimento, i rumorosi manifestanti, al ritmo dei tamburi e tra i rintocchi delle campane, si sono ritrovati in piazza della Fontana a Paluzza dove dal palco, allietato dalle note di Lino Straulino, del Carnorum Regio e da Alessio Screm, a turno si sono uditi i vari proclami dei rappresentanti dei comitati, di alcuni sindaci che hanno confermato che “non siederanno più ad alcun tavolo sulla questione”, di don Zanello, del sindaco della carinziana Dellach e di alcuni cittadini. Riposte le bandiere e ripiegati gli striscioni lentamente la folla si è dileguata. La battaglia continua.
«Abbiamo risposto
a chi aspettava 4 gatti»
Chiesto il rispetto dell’ambiente e anche dell’acqua
Il padre al figlio: «Ascolta, qui si parla del tuo futuro»
Domenica 14 Novembre 2010, PALUZZA – «A chi pensava di trovare quattro gatti, abbiamo risposto alla grande. Non so come finirà questa battaglia, so solo che venderemo cara  la pelle. Ora ancor di più che gli amici carinziani della Valle del Gail hanno dimostrato di condividere la lotta. A politici e a sindaci chiediamo di ritornare sui loro passi perché è la gente che glielo sta chiedendo»: Renato Garibaldi condensa in queste parole il senso della giornata, ancora una volta è riuscito a portare tantissime persone in strada, nelle piazze. A fianco a lui oltre ai movimenti e agli altri comitati, si è rivista la presenza importante della Chiesa friulana, il vescovo Mazzoccato ha portato il suo messaggio attraverso l’Arciprete di Tolmezzo don Angelo Zanello, che usando la metafora forte di un malato (la Carnia) che rischia l’infarto, ha invitato a non fermarsi ad un facile peacemaker ma ha chiesto che si utilizzi le più avanzate tecnologie, specificato quindi che: «Noi non siamo a priori contro l’elettrodotto ma chiediamo che venga rispettato l’ambiente e queste genti, e che quindi lo si faccia interrato, anche se costa di più». Richiamando quindi la dottrina sociale della chiesa ha ribadito che l’infrastruttura, “se passerà, dovrà far ricadere gli stessi benefici sia su chi la realizza, sia su chi la ospita”. In chiusura l’appello: «Sindaci, non vendetevi». Ed a proposito di sindaci, freschi del No ribadito alla Regione nel confronto di venerdì, a parlare Elia Vezzi: «Non ci sono più confini quando si parla di territorio, dobbiamo resistere», e poi Dario De Alti: «Noi serviamo per ascoltare la gente e per difendere la gente, il nostro territorio e la nostra acqua hanno un valore inestimabile. Tondo e Cacitti riflettete, se questo mostro verrà realizzato la colpa sarà vostra». Ma anche il popolo della sinistra più o meno radicale si è schierata in blocco nella piazza, Tiziano, giovane militante del Pd ha commentato: «Questa è un opera che non sentiamo necessaria, che ci renderà difficile continuare a vivere quassù, soprattutto per i giovani; la politica deve ascoltare questa gente, non fare gli interessi dei grossi imprenditori». Unico rappresentante della Lega Nord Enore Picco, che ci è andato giù pesante: «L’elettrodotto deve essere solo interrato. Punto. C’è una brutta generazione di sindaci che prima facevano i rivoluzionari, oggi sono entrati nel sistema e stanno distruggendo le generazioni che li hanno preceduti, gente capace di far fare dietro front non ad un pivello ma ad Adriano Biasutti in persona, diga di Pinzano docet». Anche la bassa friulana ha voluto stringersi attorno ai carnici con Adelvise Tibaldi del Comitato Friuli Rurale.
Camminando tra i manifestanti capita di sentire anche un padre che al proprio figlioletto dice: «Fai silenzio, stai attento, qui si parla anche del tuo futuro».
Sono le 16.30, pian piano la gente inizia ad andarsene e Garibaldi lancia l’ultima sortita: «Non ci fermiamo qui, ora marceremo su Tolmezzo e Cavazzo, per far cambiare idea a quelle amministrazioni che non ascoltano i loro cittadini».
D.Z.

ANTIRAZZISMO/ Una lotta incredibile

Gli immigrati scendono dalla gru (Cavicchi)

Brescia: sulla gru dal 30 ottobre al 15 novembre

 

18 novembre

Brescia, espulsi due immigrati
Guidavano la protesta della gru

Il provvedimento riguarda due cittadini egiziani, fra i protagonisti del presidio nel cantiere. La notizia anticipata dal viceministro degli Esteri del Cairo a un quotidiano online del suo Paese

 

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TRIESTE: aggiornamenti sulle scuole occupate

Da Il Piccolo

 

15/11/10

Scuole, si incrina il fronte dell occupazione

Il fronte si è incrinato e potrebbe spaccarsi già da questa mattina. Non nella sostanza, perché i contenuti della protesta comune restano quelli, bensì nella forma. Dopo una settimana di occupazione infatti ieri ha iniziato a farsi largo la voce di una diversità di vedute diffusa nelle scuole superiori cittadine sulle modalità di prosecuzione dell’agitazione. C’è chi vorrebbe proseguire con l’occupazione almeno fino a domani, giornata dell’atteso incontro in Provincia dal quale avere risposte da palazzo Galatti sulle richieste avanzate. C’è poi la posizione che propende per un’autogestione della durata di due o tre giorni, così da arrivare a mercoledì per chiudere simbolicamente il tutto con il corteo pomeridiano coincidente con la Giornata internazionale per il diritto allo studio. Infine, non mancano i sostenitori di una mediazione, da trovare per mezzo di un’assemblea straordinaria. All’Oberdan per esempio gli studenti, a ieri sera, stavano discutendo il da farsi. Mentre al Petrarca, riferiscono i giovani stessi, «c’è stato un incontro con la preside Donatella Bigotti in cui abbiamo chiesto un’assemblea straordinaria per domani (oggi, ndr ) e poi due giornate di autogestione. Il che significa che chi volesse potrà seguire le normali lezioni, non partecipando a quelle autogestite. Tuttavia non abbiamo trovato l’accordo: la preside è contraria alle lezioni autogestite al mattino». «La situazione è diversa da scuola a scuola – riferisce Riccardo Laterza, coordinatore regionale dell’Unione degli studenti -. Ci sono tante variabili». Questa mattina la Digos monitorerà la situazione nei vari istituti ma non è stata programmata alcuna azione di forza: la via scelta continua ad essere quella del dialogo. Ieri mattina intanto sotto il Dante in via Giustiniano, è stata allestita l’annunciata mostra fotografica composta da 53 immagini raccolte dai ragazzi nelle varie scuole cittadine e che riguardano la situazione dell’edilizia scolastica degli istituti. La mostra sarà visibile anche oggi, come confermato dagli stessi studenti. Riprende oggi, inoltre, il presidio notturno degli universitari iscritti alla facoltà di Lettere all’interno del Dipartimento di Storia in via Economo. Gli studenti hanno organizzato una serie di incontri: stasera la docente Elisabetta Vezzosi dovrebbe intervenire proponendo un confronto fra le università italiane e quelle americane mentre Igor Londero, dottorando, terrà una lezione di storia sui terremoti in Friuli. Per domani è prevista una cena equa e solidale, organizzata in collaborazione con la bottega del mondo “Mosaico”: sono attesi vari interventi. (m.u.)

 

14/11/10

Gli studenti: occupiamo almeno fino a martedì

Domani o dopodomani: potrebbe essere vicino l’epilogo della protesta degli studenti delle scuole superiori, tutte occupate da lunedì scorso. In queste ore infatti è iniziata un’azione ”persuasiva” da parte di presidi e organi di polizia per convincere i ragazzi a porre la parola fine all’occupazione, trasformandola perlomeno in autogestione. Una richiesta che i giovani, per il momento, non intendono accettare. «Vogliamo almeno arrivare a martedì sera, quando avremo un incontro in Provincia. Se riceveremo le risposte che aspettiamo, allora potremmo considerare l’idea di terminare la protesta». Così dice Tommaso Gandini, studente del liceo Dante e uno dei portavoce della mobilitazione, che per il momento procede senza strappi. «Abbiamo fatto volantinaggio per tutta la città: da piazza San Giacomo alla stazione centrale, passando per le vie e piazze del centro. Domani alle 10.30 (oggi, ndr. ) sotto i portici del liceo Dante in piazza Oberdan organizzeremo una mostra fotografica che immortala, scuola per scuola, le brutture degli edifici in cui studiamo. Sono immagini scattate e stampate in questi giorni da noi stessi. Poi, nel pomeriggio ci sarà un’assemblea, sempre al Dante, con ospite un rappresentante degli insegnanti precari che ci racconterà la sua esperienza. In queste ore – afferma ancora Gandini – i presidi di alcune scuole hanno cominciato a fare pressione sui rappresentanti di istituto per convincerli a smontare domani. Ma la nostra linea è di non mollare, almeno fino a dopodomani, quando è in programma l’incontro in Provincia (verranno proposte delle modifiche all’attuale iter di monitoraggio delle strutture e alla pianificazione degli interventi edilizi sulle scuole, ndr. )». Che la situazione possa sbloccarsi nei prossimi giorni lo fa capire anche Franco De Marchi, dirigente scolastico del Carducci e coordinatore dei presidi degli istituti superiori. «I ragazzi sono stati avvicinati da funzionari preposti all’ordine pubblico, che stanno tentando di far loro capire che è stato superato il limite, e che è arrivato il momento di terminare l’azione di protesta. Nessuno ha intenzione di sgomberarli con la forza ma è in atto un’azione persuasiva forte e mirata, perché la mobilitazione è durata fin troppo. Gli studenti hanno avuto molta visibilità e ora è giusto che la protesta rientri, a prescindere dall’esito dell’incontro in Provincia. Ricordo infatti che siamo in democrazia e che le cose non si ottengono con la forza e le minacce. Credo che nei primi giorni della settimana gli studenti dovranno aprire le porte delle scuole e permettere a tutti di seguire le lezioni». Il profilo della Digos dunque resta, per il momento, basso. In nessuna scuola verrà usata la forza, ma da domani o dopodomani qualcosa si dovrà necessariamente muovere. Nel frattempo a muoversi è stata Daniela Beltrame, direttore scolastico regionale, che ieri mattina ha fatto pervenire a ciascuna scuola un documento con cui si impegna a portare avanti i termini dell’accordo preso con i ragazzi l’altro giorno. Allegata al documento una copia della lettera che la dirigente ha inviato, d’intesa con gli studenti, all’assessore regionale all’Istruzione Molinaro sul trasferimento dei finanziamenti da Stato e Regione alla Provincia. (el. col.)

CIE DI GRADISCA: rinchiuso uno degli immigrati arrestati a Brescia

Dal Piccolo

 

13/11/10

 

Dalle telecamere di Annozero al Cie di Gradisca

 

GRADISCA Dalle telecamere di Annozero al Cie di Gradisca. È la storia di un immigrato di nazionalità indiana che ha preso parte al presidio con cui, a Brescia, veniva manifestata solidarietà ai 6 immigrati barricati dal 30 ottobre sul braccio meccanico del cantiere Metrobus, a 35 metri d’altezza, per protestare contro quella che definiscono “sanatoria-truffa” da parte del governo. L’uomo, connazionale di uno dei sei migranti, è stato fermato dagli agenti della Questura bresciana al termine dell’azione di sgombero del presidio, ripresa dalle telecamere della trasmissione di Michele Santoro. Trovato senza documenti, l’indiano è stato immediatamente tradotto nel Centro di Identificazione ed espulsione di Gradisca. Un’altra vicenda singolare che riguarda la struttura isontina è emersa invece nei giorni scorsi dal Tribunale di Udine: un immigrato irregolare ha evitato l’espulsione in quanto dichiaratosi omosessuale. L’uomo, un cittadino tunisino, è finito nella struttura isontina dopo avere impugnato attraverso il suo legale il decreto di espulsione. Nel suo Paese d’origine la sodomia è considerata un reato grave, punito con la reclusione sino a tre anni. Ecco perchè il 40enne tunisino lotta da anni per l’ottenimento dell’asilo politico come perseguitato per motivi religiosi.. L’immigrato è stato assolto dal Tribunale di Udine per il reato contestatogli, la violazione della Bossi-Fini, ma è stato ugualmente tradotto nel Cie di Gradisca finchè un secondo tribunale, quello di Trieste, non si sarà espresso sulla bocciatura della domanda di asilo avvenuta nel frattempo ad opera della Commissione territoriale per i rifugiati. Sentenza attesa per il 29 novembre. (l.m.)

CIE DI GRADISCA: rinchiuso uno degli immigrati arrestati a Brescia

Da Il Piccolo

 

13/11/10

 

Dalle telecamere di Annozero al Cie di Gradisca

 

GRADISCA Dalle telecamere di Annozero al Cie di Gradisca. È la storia di un immigrato di nazionalità indiana che ha preso parte al presidio con cui, a Brescia, veniva manifestata solidarietà ai 6 immigrati barricati dal 30 ottobre sul braccio meccanico del cantiere Metrobus, a 35 metri d’altezza, per protestare contro quella che definiscono “sanatoria-truffa” da parte del governo. L’uomo, connazionale di uno dei sei migranti, è stato fermato dagli agenti della Questura bresciana al termine dell’azione di sgombero del presidio, ripresa dalle telecamere della trasmissione di Michele Santoro. Trovato senza documenti, l’indiano è stato immediatamente tradotto nel Centro di Identificazione ed espulsione di Gradisca. Un’altra vicenda singolare che riguarda la struttura isontina è emersa invece nei giorni scorsi dal Tribunale di Udine: un immigrato irregolare ha evitato l’espulsione in quanto dichiaratosi omosessuale. L’uomo, un cittadino tunisino, è finito nella struttura isontina dopo avere impugnato attraverso il suo legale il decreto di espulsione. Nel suo Paese d’origine la sodomia è considerata un reato grave, punito con la reclusione sino a tre anni. Ecco perchè il 40enne tunisino lotta da anni per l’ottenimento dell’asilo politico come perseguitato per motivi religiosi.. L’immigrato è stato assolto dal Tribunale di Udine per il reato contestatogli, la violazione della Bossi-Fini, ma è stato ugualmente tradotto nel Cie di Gradisca finchè un secondo tribunale, quello di Trieste, non si sarà espresso sulla bocciatura della domanda di asilo avvenuta nel frattempo ad opera della Commissione territoriale per i rifugiati. Sentenza attesa per il 29 novembre. (l.m.)

STUDENTI UDINE/ Domani, mercoledì 17, corteo

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 16 NOVEMBRE 2010 Pagina 4 – Udine

Gli udinesi esprimono solidarietà ai colleghi triestini che da giorni occupano gli istituti. Contestata la riforma delle superiori

Giornata della mobilitazione, corteo in città

Domani il movimento studentesco sfilerà da Giardin grande lungo le vie del centro

Il «no» alla riforma Gelmini arriva anche dal movimento studentesco che domani mattina, alle 8.30, sfilerà lungo le vie della città per denunciare le condizioni in cui si trova la scuola pubblica. «Il movimento studentesco – si legge in una nota – scende in piazza per manifestare i propri diritti e il dissenso verso questa politica». Il corteo partirà da piazza Primo maggio e percorrerà poi le vie del centro storico.
In questo modo gli studenti, aderenti al Movimento studentesco, esprimono anche la loro solidarietà ai giovani colleghi triestini che da giorni ormai occupano gli istituti. «Il movimento studentesco di Udine – si dice sempre nella nota – scende in piazza per manifestare e per appoggiare l’occupazione degli istituti triestini, la protesta contro la riforma Gelmini e la disastrosa edilizia scolastica della provincia di Trieste».
Questo perché «da anni – continuano i ragazzi – da anni assistiamo al progressivo degrado della scuola attraverso riforme senza alcuna logica didattica e con unica motivazione il taglio dei fondi, emanata da ministri sia di destra che di sinistra». E ancora: «La scuola pubblica non è una miniera da cui attingere fondi per far quadrare il bilancio statale» aggiungono gli studenti aderenti al Movimento nel reclamare «una seria riforma della nostra scuola discussa e condivisa anche da studenti, docenti e da tutto il personale scolastico». Domani, quindi, in occasione della Giornata internazionale della mobilitazione studentesca, andranno in scena diverse proteste. Tutte contestano la riforma Gelmini e la legge 133/2008 Tremonti, quella che ha tagliato i fondi alle università. Il timore degli studenti è che l’obiettivo del Governo sia quello di favorire le scuole e le università private. Al fianco degli studenti c’è anche il circolo provinciale di Sinistra Ecologia Libertà che, ieri pomeriggio, ha organizzato un volantinaggio nel polo scientifico dei Rizzi.

TRIESTE/ Studenti in lotta: blocchi e cortei spontanei!

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Giornate intense per la lotta degli studenti a Trieste. Ieri dopo le minacce della Digos…

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