NOTIZIE FLASH/ Chissà …

«Creava traffici di droga per poi reprimerli».

Traffico di droga, chiesti 27 anniper il comandante dei Ros

Chissà se anche quel tale amico di Blasoni …

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IMMIGRAZIONE: i medici contro la lega

Da Il Piccolo

 

GIOVEDÌ, 15 APRILE 2010

Cure negate ai clandestini, i medici contro Narduzzi

«È contro la legge» La risposta: va bene ma poi devono essere espulsi

TRIESTE La Lega Nord chiede a Renzo Tondo di proporre al governo «l’obbligo di segnalazione degli stranieri non in regola». I clandestini, insomma. Da denunciare non appena risultino privi di documenti di identità e tessera sanitaria. Le “spie” incaricate? Posto che non lo possono fare i medici, gli addetti amministrativi.

Danilo Narduzzi, il capogruppo, e i consiglieri Franz, De Mattia, Piccin, Picco e Razzini sottoscrivono la mozione “Reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato: obbligo di segnalazione nell’ambito degli enti del servizio sanitario regionale”. Un testo in cui, con la premessa della legge nazionale del 2009 che introduce il reato di clandestinità e dell’articolo 5 dello statuto del Friuli Venezia Giulia che definisce competenza concorrente la materia «igiene e sanità, assistenza sanitaria e ospedaliera, nonché il recupero dei minorati fisici e mentali», immaginando così una possibile iniziativa regionale autonoma, si impegna la giunta «ad attivarsi presso il parlamento e il governo nazionale per la modifica del decreto legislativo 286/1998 affinché sia introdotto l’obbligo di segnalazione degli stranieri non in regola con le norme in materia di ingresso e soggiorno nel nostro Paese alle autorità competenti anche in ambito sanitario».

«Le cure vanno erogate – spiega Narduzzi -, ma subito dopo chi è clandestino se ne deve ritornare al suo Paese». Una posizione che il presidente dell’ordine dei medici di Udine Luigi Conte non digerisce.

«Confermiamo il nostro parere negativo contro ogni forma che ci mette nelle condizioni di non esercitare al meglio il nostro mandato etico, deontologico e sociale di garantire a tutte le persone che hanno bisogno tutte le cure, indipendentemente dalla loro condizione sociale, dal loro credo e posizione politica». E ancora: «E’ altamente pericoloso per la salute dei cittadini lasciare che queste persone malate possano diventare mine vaganti in giro per le nostre città, sfuggendo, per paura di essere denunciati, al controllo della sanità pubblica. Lo ripetiamo una volta di più: noi non diventeremo mai né gendarmi né delatori. Ciò significa tra l’altro fare il bene prima di tutto dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, in una logica generale di tutela e autotutela della sanità e della salute».

MUTAMENTI CLIMATICI/ Situazione in Italia; vabbé adesso vedremo …

… cosa replicheranno gli scettici e i negazionisti

 

Italia più calda, lo dicono le Alpi
E serve un piano per le foreste

Il primo Rapporto ufficiale di un centinaio di scienziati italiani: anche nel nostro paese stagioni anticipate, picchi di temperatura mai raggiunti prima. “Alterazioni anche per colpa dell’uomo”

 

IL RAPPORTO

Le Alpi soffrono il caldo

E le foreste vanno salvate

L’analisi di un centinaio di scienziati in 590 pagine: anche in Italia stagioni anticipate, picchi di temperatura mai raggiunti prima. “Alterazioni naturali anche per colpa dell’uomo”

di ANTONIO CIANCIULLO

Le Alpi soffrono il caldo E le foreste vanno salvate

Le rondini annunciano la primavera. A causa del riscaldamento, le stagioni subiranno un anticipo


ROMA – Picchi di 5 gradi di aumento della temperatura. Una diminuzione del 25 per cento delle piogge nelle regioni meridionali. Ondate di calore triplicate. Collasso dei ghiacciai alpini. Così si presenterà l’Italia a fine secolo se non fermeremo subito le emissioni di gas serra prodotte dall’uso di combustibili fossili e dalla deforestazione.

L’analisi previsionale, con il condizionale di prudenza d’obbligo, è frutto dell’elaborazione di un centinaio di scienziati italiani coordinati dal Centro euro mediterraneo per i cambiamenti climatici. Sono 590 pagine di ricerca che contengono una messa a fuoco dei dati finora raccolti. E gli scenari futuri coincidono con l’analisi del presente e del passato. Tutti i record del caldo sono concentrati negli ultimi anni: i primi 10 anni più caldi dal 1800 ad oggi in Italia sono successivi al 1990 e, di questi, sei su 10 sono successivi al 2000. La top ten dei primati del caldo degli ultimi due secoli è la seguente: 2003, 2001, 2007, 1994, 2009, 2000, 2008, 1990, 1998, 1997.

Anche il 2009 conferma la corsa verso il riscaldamento: la primavera figura al quarto posto tra le più calde negli ultimi duecento anni (con 1,76 gradi di anomalia rispetto alla media 1961-1990), e l’estate è al quinto posto (con 1,87 gradi in più). Per le piogge invece gli ultimi mesi sono stati in controtendenza rispetto alle proiezioni che indicano una diminuzione secca sul versante Sud del Mediterraneo: le precipitazioni nel periodo novembre 2008 – aprile 2009 hanno segnato un 54% in più rispetto al periodo 1961-1990, mai negli ultimi due secoli era piovuto tanto in Italia nello stesso periodo.

Il caos climatico è ancora più visibile nei luoghi più freddi. Sulla catena alpina la superficie ghiacciata si è più che dimezzata (è scesa dai 4.474 km2 del 1850 ai 2000 km2 del 2003): nelle Alpi negli ultimi 80 anni c’è stato un incremento di temperatura quasi doppio rispetto alla media globale.

Non va meglio alle foreste. Anche se finora in Europa hanno registrato una buona avanzata, il futuro si annuncia grigio: “Nei prossimi 100 anni è da attendersi una progressiva ‘disgregazionè degli ecosistemi forestali, dei quali solo poche componenti potranno migrare in aree più adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte di esse saranno destinate all’estinzione, almeno a livello locale”.

L’elenco delle alterazioni climatiche è lungo e comprende l’anticipo di 3 giorni ogni 10 anni per le varie stagioni (vuol dire che a metà secolo la primavera arriverà con due settimane di anticipo).

Ma il senso più generale del rapporto si coglie in questo passaggio, in stridente contrasto con la mozione piena di dubbi sui cambiamenti climatici appena votata dalla maggioranza al Senato: “La comunità scientifica internazionale è ormai unanimemente d’accordo nel considerare il cambiamento climatico del pianeta non solo in atto, ma come principalmente connesso all’alterazione degli equilibri naturali da parte dell’uomo. Tale riscaldamento avrà conseguenze anche sul mare, aumentandone il livello e la frequenza degli eventi estremi. Ciò, molto verosimilmente, potrà provocare l’accelerazione dei processi erosivi e notevoli danni, in termini economici e di qualità della vita, alle popolazioni rivierasche”.

© Riproduzione riservata (14 aprile 2010)

 

 

NOTIZIE/ Capitalismi: la Cina vola

Repubblica 15 aprile
Crescita cinese boom 11,9% nel 1° trimestre

Crescita cinese boom
11,9% nel 1° trimestre

Si tratta del tasso maggiore in circa tre anni. Il Pil su base annua era salito del 10,7% nel precedente trimestre. A marzo la produzione industriale è cresciuta del 18,1%

CIE DI GRADISCA: fuga dall’ambulanza e non solo…

Continuano le fuge dal CIE di Gradisca a cadenza quasi settimanale..speriamo che si moltiplichino!

 

Il Piccolo del 16/04/10

 

Immigrato fugge dall ambulanza

 

 

GRADISCA Finge un malore grave per farsi accompagnare all’ospedale di Gorizia, ma quando l’ambulanza si ferma al semaforo, all’improvviso si riprende e fugge via facendo perdere le proprie tracce. Protagonista dell’ennesimo capitolo dell’incredibile storia di evasioni dal Cie gradiscano questa volta è un immigrato marocchino. Dell’episodio sono noti soltanto pochi particolari. Si sa soltanto che l’autolettiga con il paziente a bordo aveva percorso solo alcune centinaia di metri quando l’extracomunitario, approfittando della coda al semaforo tra via Udine e via Roma, è miracolosamente rinvenuto, ha spalancato il portellone e si è dileguato nei campi. Non è escluso che ad attenderlo nelle vicinanze ci fossero dei complici. Non è andata altrettanto bene ad altri 5 immigrati che per due volte sono stati bloccati all’interno della stessa struttura. La prima volta a mandare all’aria i propositi di evasione dal centro di identificazione ed espulsione è stata un’operatirce che si è messa sulla loro strada facendoli ritardare quel tanto sufficiente perché arrivassero le squadre della sicurezza; la seconda sono stati i militari in servizio intorno alla struttura che li hanno circondati una volta saliti sul tetto. Stefano Bizzi

NOTIZIE/ La crisi in Regione e le responsabilità politiche e sindacali

Non lo hanno detto gli ambientalisti …

Il nodo infrastrutture.

«Si costruisce un collegamento autostradale per il triangolo della sedia quando non c’è più il triangolo della sedia …

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ELETTRODOTTO/ Tondo fa il furbo

MV 17 aprile 2010

 

Elettrodotto, progetto ai raggi X

La Regione è pronta anche a chiedere modifiche

AMBIENTE  Martedì il presidente Tondo incontrerà i 12 sindaci interessati Poi arriveranno le proposte, ma c’è il rischio commissariamento
di CRISTIAN RIGO

UDINE. Il progetto dell’elettrodotto sarà sottoposto ai raggi X. Il presidente della Regione Renzo Tondo vuole infatti ascoltare le richieste dei sindaci, che spingono per l’interramento, per poi trattare con Terna e fare tutto il possibile per realizzarle. Anche se gli spazi di manovra non sono molti. Sul progetto incombe infatti l’incubo commissariamento. Il Governo potrebbe infatti inserire l’opera nell’elenco di quelle ritenute fondamentali per lo sviluppo “scavalcando” quindi la Regione per accellerare i tempi della realizzazione. Un rischio che il Governatore Renzo Tondo non intende correre. Ecco perché martedì ha convocato i 12 sindaci dei comuni interessati dal tracciato del nuovo elettrodotto proposto da Terna insieme alle province di Udine e Gorizia con l’intenzione di raccogliere le loro proposte. «Siamo in una fase di consultazione – ha commentato ieri Tondo – e voglio ascoltare tutti».
Alla fase di ascolto seguirà poi quella delle proposte. Ma, come detto, secondo la Regione, i margini di manovra non sono molti. Tondo ha promesso che se sarà possibile interrare alcuni tratti dell’elettrodotto, la Regione chiederà l’interramento. Dove non sarà possibile invece si cercherà di ridurre comunque al minimo l’impatto magari modificando il percorso.
Al momento l’elettrodotto Redipuglia – Udine ovest per il quale Terna ha già chiesto l’autorizzazione (il Ministero sta completando la Valutazione di impatto ambientale) prevede la realizzazione di 117 tralicci a 380 kV alti circa 60 metri lungo un percorso di circa 40 chilometri che interessa 28 comuni (ma soltanto nei 12 convocati ci saranno nuovi tralicci). Secondo Terna l’elettrodotto consentirà un risparmio complessivo nelle bollette degli italiani di circa 60 milioni di euro all’anno. E con la demolizione di 1.200 tralicci vecchi si produrranno anche 12 mila tonnellate di Co2 in meno. Ma il comitato per la vita del Friuli rurale non si fida e ha già raccolto 8 mila firme per chiedere l’interramento totale della linea. E molti consigli comunali hanno votato per l’interramento. Il consiglio regionale invece ha fatto proprio l’impegno di Tondo a fare tutto il possibile per ridurre al minimo l’impatto mentre il presidente della IV commissione Alessandro Colautti sta lavorando con l’esponente del Pd Mauro Travanut per creare un comitato ristretto di controllo.
«Pensiamo a un organismo bi-partisan che segua da vicino l’iter per la realizzazione di questo elettrodotto – riferisce Colautti –. L’intenzione è quella di portare avanti le istanze del territorio tenendo però presente il contesto generale. Il Governo ha già nominato diversi commissari per seguire la realizzazione di progetti analoghi anche perché si tratta di un’opera strategica. Possiamo discutere di tutto quindi – dice –, ma lo dobbiamo fare con senso di responsabilità

 

NOTIZIE FLASH/ La nube: tutti giù per terra!

Tutti giù per terra

Il vulcano non si placa

Filosofi e scienziati: «La natura è più forte di noi»

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BIOREGIONI/ Golfo di Trieste: dimezzato il pesce

Il Piccolo13 aprile

 

Mare più povero, dimezzato il pesce del golfo di Trieste

Attualmente si pescano nel golfo di Trieste 2.500 tonnellate di pesce all’anno. Erano 5.000 nel 2005 per cui nel giro di quattro anni la raccolta si è letteralmente dimezzata. Oltre al quantitativo di pesce in mare però diminuiscono anche le possibilità di pesca. E per di più, un regolamento europeo potrebbe dare la mazzata finale al prodotto ittico locale

 

Mare più povero, dimezzato il pesce del golfo di Trieste

Nelle reti 2500 tonnellate all’anno, erano 5mila nel 2005. In vista la mazzata del nuovo regolamento Ue

di Silvio Maranzana

 

TRIESTE. Dimezzata nel giro di cinque anni con specie drasticamente ridotte e altre pressoché estinte, e con dinanzi a sé lo spauracchio di un regolamento europeo che potrebbe darle la mazzata finale. La pesca locale non se la passa affatto bene soprattutto perché il golfo si sta svuotando di pesce anche se nell’era della globalizzazione il fenomeno non è clamorosamente evidente nelle pescherie dove la merce arriva dal Senegal e addirittura dal Canada.

Attualmente si pescano nel golfo di Trieste 2500 tonnellate di pesce all’anno. Erano 5000 nel 2005 per cui nel giro di quattro anni la raccolta si è letteralmente dimezzata. «Tutto il pesce che si vende regolarmente in provincia passa attraverso il Mercato ittico – riferisce il direttore Maurizio Sodani – oggi il pescato locale costituisce appena il 30 per cento del quantitativo complessivo di merce, era il 40 per cento meno di dieci anni fa». «L’inverno è stato abbastanza proficuo per le reti da posta – spiega Guido Doz responsabile di Agci pesca che raccoglie la maggior parte delle cooperative locali – ma da qualche settimana con l’arrivo dei primi tepori primaverili si è bloccato anche questo settore. Del tutto negativo invece il bilancio delle saccaleve. Riboni, mormore, orate e branzini si sono pescati meno degli anni scorsi. E poi sono sparite del tutto alcune specie, come le scarpene, i saraghi e i dentici che certo non sono mai stati pesci caratteristici del nostro golfo, ma che pure nel recente passato, seppure in quantità minime, si pescavano».

«Prendiamo i calamari che un tempo si prendevano a tonnellate – fa notare Paolo Bullo commissionario al Mercato ittico – da quindici anni si registra un calo costante e preoccupante dei quantitativi pescati. Molte sono le ipotesi che si fanno al riguardo e una si basa sull’aumento della temperatura dell’acqua tant’è che al contrario si sono spinti fino alle nostre latitudini, seppure in un mumero molto limitato, esemplari tipici dei mari tropicali quali il pesce serra e il pesce balestra».

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Oltre al quantitativo di pesce in mare però diminuiscono anche le possibilità di pesca come fa notare un altro pescatore triestino, Salvatore Pugliese rappresentante di Legacoop. «Ci sono troppe zone vietate alle pesca nel golfo – spiega – con le lampare non ci si può avvicinare al Canale navigabile, non si può pescare a Punta Sottile e nemmeno a Grignano. Un tempo c’era più permissività anche da parte degli enti preposti ai controlli, oggi c’è una maggior rigidità e nessun pescatore si azzarda a sgarrare».

Il mare povero di pesce non è una prerogativa dello specchio d’a cqua davanti a Trieste. «Fino a pochi anni fa dalla Croazia venivano portati fino a Trieste scampi a tonnellate – aggiunge Bullo – oggi i quantitativi si sono drasticamente ridotti». «Non è azzardato parlare di un calo del 30 per cento del pescato negli ultimi anni – spiega Antonio Santopolo, presidente della Cooperativa pescatori di Grado – ma ciò presumibilmente sia perché c’è meno pesce che perché sono sparite alcune tecniche di pesca. Ad esempio noi non abbiamo più barche attrezzate per la pesca del pesce azzurro con il sistema dello strascico volante.

A Grado le barche da pesca si sono ridotte da 130 alle attuali 90 mentre i pescatori sono oggi 160. In provincia di Trieste vi sono 80 barche con 200 pescatori. «Ma il nuovo regolamento comunitario rischia di spazzarci via tutti – spiega Doz – perché imporrà dal primo giugno l’obbligo di comunicare il quantitativo pescato quattro ore prima del rientro all’ormeggio, l’obbligo di computer a bordo del peschereccio, l’obbligo di reti con maglie di un minimo di cinque centimetri di larghezza». Le flotte di pesca sono in rivolta in tutta Italia. Si presenta bollente anche l’assemblea dei pescatori triestini convocata per domani alle 11 al Mercato ortofrutticolo.

RIPRODUZIONE RISERVATA

(13 aprile 2010)

TRIESTE: seconda passeggiata antirazzista..verso il primo maggio

Report della seconda passeggiata antirazzista

–> Venerdì si è tenuta la seconda passeggiata antirazzista organizzata dal comitato primo marzo. Circa un’ottantina fra immigrati e solidali hanno attraversato alcune vie del centro volantinando e con varie soste sotto il comune, questura e prefettura. Anche in questa occasione si è denunciata la sanatoria-truffa, le espulsioni che stanno avvenendo, la chiusura degli ambulatori per clandestini, le leggi razziste.

–> Sotto la questura è stata nuovamente ricordata la vicenda di joy.

–> Questa e altre iniziative ci porteranno verso il primo maggio dove il comitato sta organizzando uno spezzone antirazzista al corteo.

 

secondapasseggiata