Repubblica 7 aprile 2010
BRASILE
Alluvione tragica Cento morti a Rio
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11:06 ESTERI Forti piogge da 14 giorni. Strade allagate, crolli e frane: stato d’emergenza
Marzo 17th, 2017 — Eco-catastrofi, General
Repubblica 7 aprile 2010
BRASILE

11:06 ESTERI Forti piogge da 14 giorni. Strade allagate, crolli e frane: stato d’emergenza
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Notizie flash
Ecco chi paga la crisi:
nel 2009 i redditi
delle famiglie
-2,8% rispetto
all’anno precedente
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — Dibattiti, General
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Ottima riuscita della presentazione del libro: settanta persone hanno partecipato all’iniziativa.
Nella foto una parte della sala |
Messaggero Veneto VENERDÌ, 09 APRILE 2010 Pagina 2 – Udine
CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO
Oggi si presenta il libro sulla genesi del razzismo
CITTÀ
Oggi alle 20.30 al bar “Da Adri e Lully” in via Torino 55, si presenta il libro: “Difendere la razza: identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini”.
Marzo 17th, 2017 — General, Storia ed attualità
Riuscitissima e partecipatissima la presentazione del libro
“Difendere la razza”- Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini”
di Nicoletta Poidimani.
Sala piena e dibattito finale con sullo sfondo uno striscione che recitava
COMBATTI IL RAZZISMO
COMBATTI IL FASCISMO
COMBATTI IL SESSISMO
METTIAMOCI IN AZIONE
PER UNA NUOVA LIBERAZIONE
Al termine dell’iniziativa è stato lanciato il presidio informativo contro C.I.E e deportazioni previsto per martedì pomeriggio a Udine dalle 17.30 alle 19.00 in piazzetta Belloni
MOBILITIAMOCI PERCHE’ A JOY NON RUBINO ALTRI MESI DI VITA!
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
Buona riuscita della “passeggiata antirazzista” organizzata venerdì pomeriggio dal Comitato Primo Marzo per le vie del centro città.
Marzo 17th, 2017 — General, Sequestro e futuro
Messaggero Veneto SABATO, 10 APRILE 2010 Pagina 1 – Udine
«No allo Scalo nuovo» il Centro sociale torna dal sindaco per trovare una sede
La trattativa tra le Ferrovie dello stato e il Centro sociale autogestito per l’affitto della sede di via dello Scalo nuovo non è più percorribile. Ecco perché nei giorni scorsi i ragazzi del centro sociale sono tornati a bussare in Comune. «Abbiamo riaperto il tavolo di discussione con il sindaco Furio Honsell che pur non avendo a disposizione una soluzione immediata si è reso disponibile a trovarla», conferma il leader storico del Centro sociale, Paolo De Toni, nell’assicurare di non voler penalizzare le altre associazioni in attesa di una sede. Il Centro sociale autogestito, insomma, intende mettersi in coda e attendere una soluzione. In questo modo il gruppo sgombera il campo da eventuali attacchi politici e assicura che la sua intenzione è proprio quella di ripartire serenamente a discutere sull’individuazione di una nuova sede. «Abbiamo abbandonato l’ipotesi di tornare in via dello Scalo nuovo – aggiunge De Toni – sia per la difficoltà di individuare la controparte, sia perché, complice il freddo dell’inverno scorso che ha danneggiato i tubi, quella sede richiederebbe troppi lavori di manutenzione». (g.p.)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
da noinonsiamocomplici.noblogs.org
dcc | 12 Aprile, 2010 11:43
Venerdì lo avevano confermato a Debby e Priscilla rinchiuse nel Cie di Torino e questa mattina anche a Joy rinchiusa nel Cie di Modena: per tutte e tre altri due mesi di vita dentro i lager italiani. Per quanto riguarda Florence e Hellen rinchiuse nel Cie di Roma si aspetta di sapere la loro sorte, ma con tutta probabilità anche per loro sarà la stessa.
Sono state sfruttate, rinchiuse in un Cie, mandate in carcere, fatte ritornare in un Cie, hanno tentato di deportarle nel loro paese dove la loro vita sarebbe stata messa in pericolo, ma non basta: devono continuare a stare rinchiuse in nome di una sicurezza e del rispetto di una legge che serve solo come strumento di manipolazione, oppressione e guadagno per chi la detiene.
Vi ricordiamo che per oggi sono previste iniziative contro i Cie e le deportazioni:
* Bologna: sotto le due Torri dalle 18
* Palermo: in via Cavour (nei pressi della Feltrinelli) alle 17.30
Invitiamo le realtà antirazziste a costruire nei propri territori iniziative e mobilitazioni contro i Cie, le deportazioni e le norme liberticide e razziste del pacchetto sicurezza.
Se vuoi telefonare ai tre Cie dove le ragazze sono imprigionate per dire la tua e protestare:
Cie di Modena : 05451690
Cie di Torino: 011.558.99.18 – 011.558.87.78 – 011.558.98.15
Cie di Roma: 06.658.542.15 – 06.658.542.28
DOMANI A UDINE
PRESIDIO CONTRO CIE, DEPORTAZIONI E NORME RAZZISTE E LIBERTICIDE DEL PACCHETTO SICUREZZA
piazzetta Belloni
dalle 17.30 alle 19.00
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Report martedì 13 aprile

Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
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Joy è una giovane donna nigeriana vittima di tratta che è approdata in Italia 7 anni fa.
Dopo aver tentato di sottrarsi ai suoi sfruttatori che la costringevano a prostituirsi per pagare un riscatto di 50.000 euro, questi le hanno ucciso il padre, la sorella e il fratello mentre la madre vive in Nigeria sotto costante minaccia. Come molte altre donne rinchiuse nei CIE avrebbe diritto ad un permesso di soggiorno come vittima di tratta, ma è ingabbiata nel circuito perverso CIE – carcere – CIE dal 26 giugno 2009.
Quel giorno, a Milano, Joy viene fermata dalla polizia mentre va al supermercato; sprovvista di documenti, che le sono stati sottratti dai suoi sfruttatori, viene trattenuta per 3 giorni in caserma e poi portata al CIE di via Corelli il 29 giugno.
All’inizio di agosto 2009 Joy subisce un tentativo di stupro da parte dell’ispettore capo di polizia Vittorio Addesso (già accusato di abusi di vario genere a Corelli).
La sua determinazione nell’autodifesa e l’aiuto della sua compagna di cella, Hellen, riescono ad allontanare l’uomo.
Ricatti sessuali e stupri da parte dei guardiani sono il pane quotidiano nelle sezioni femminili dei CIE ma anche delle carceri, in particolare quando si tratta di donne migranti. Raramente questi fatti vengono denunciati e diventano pubblici come nel caso di Giuseppe Camparone, direttore del carcere femminile di Genova Pontedecimo, sospeso lo scorso ottobre per aver abusato sessualmente di una detenuta marocchina. Lo stupro delle donne, si sa, è anche un’arma di guerra e come tale viene utilizzata nell’attuale guerra interna che lo stato securitario e razzista ha dichiarato contro le/i migranti.
Il 13 agosto scoppia una rivolta nel CIE di via Corelli a cui partecipano tutti i detenuti. Vengono arrestati 9 uomini e 5 donne tra cui Joy ed Hellen. Dopo la rivolta Joy e le altre ragazze nigeriane vengono portate ammanettate in una stanza senza telecamere, fatte inginocchiare e manganellate. Joy riceverà da Addesso un pugno in faccia.
Tra il 21 e il 28 agosto, durante una delle prime udienze del processo ai 14 detenuti del CIE di via Corelli per la rivolta, al momento dell’ingresso in aula di Vittorio Addesso, le ragazze decidono di denunciare pubblicamente gli abusi quotidiani da parte dell’ispettore capo. Joy trova la forza di parlare del tentato stupro.
Joy, Hellen e altri vengono condannati a 6 mesi di carcere. Le ragazze vengono separate e mandate in diverse carceri in modo da isolarle e neutralizzare la forza che hanno saputo esprimere collettivamente. Joy ed Hellen vengono rinchiuse nel carcere di Como. Dopo 6 mesi di carcere, la deposizione della denuncia per tentato stupro da parte di Joy e la scarcerazione avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2010, tutte le ragazze vengono rinchiuse un’altra volta in CIE sparsi sul territorio italiano.
Il 16 marzo 2010 Joy viene trasferita dal CIE di Modena a quello di Ponte Galeria a Roma insieme a molte altre donne nigeriane. In quei giorni un funzionario dell’Ambasciata Nigeriana entra più volte nel CIE per identificare donne e uomini senza documenti ed autorizzarne così l’espulsione.
L’Ambasciata Nigeriana, come altre, è complice delle deportazioni: dietro congruo corrispettivo economico autorizza l’espulsione di donne e uomini senza tener conto dell’effettivo pericolo di vita che queste persone corrono ritornando al loro paese di origine.
Il 18 marzo un volo charter organizzato dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere e co-finanziato dall’infame Agenzia Europea per le Frontiere Estere FRONTEX, ha attuato una vera e propria deportazione di massa, rimpatriando a forza 51 cittadini/e nigeriani/e.
Su quel volo ci sarebbe dovuta essere anche Joy ma la sua espulsione è stata, per ora, bloccata grazie alle mobilitazioni solidali e a interventi di tipo legale.
La questura di Milano ha fatto pressioni per l’espulsione di Joy e la ragione è questa: l’espulsione di Joy significa anche liberarsi di quella fastidiosa denuncia che porterebbe alla luce tutte le nefandezze che ogni giorno avvengono in questi moderni lager per immigrati chiamati CIE, per mano e/o con l’avvallo e la complicità di polizia, Croce Rossa, Misericordia e di tutte quelle imprese sociali che li gestiscono. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più turpi. E’ di questi giorni la notizia di un altro ispettore capo del CIE milanese di Corelli che affitta in nero un tugurio a quelle stesse persone clandestine che poi interna nel lager. A denunciare il fatto è stata Paola, una trans brasiliana. La questura di Milano è stata costretta a far emergere la notizia per evitare un altro scandalo dopo l’affare Addesso.
Questa vergognosa vicenda non è ancora finita:
il 12 aprile sono scaduti i 60 giorni affibbiati a Joy con una udienza di convalida fatta in fretta e furia e senza avvocati, dopo il trasferimento dal carcere di Como al CIE di Modena. Il giudice di pace ha firmato il prolungamento della detenzione di Joy nel CIE per altri 60 giorni su richiesta della questura, grazie agli automatismi burocratici delle nuove norme introdotte con il pacchetto sicurezza. Stessa sorte è toccata alle altre ragazze: Hellen, Priscilla, Florence e Debby.
La forza che hanno dimostrato queste ragazze fa paura al potere perché smaschera la verità di quello che accade dentro le mura dei CIE. I CIE sono luoghi di tortura fisica e psicologica per tutti i reclusi: le persone vengono picchiate, costrette a prendere psicofarmaci, private della loro libertà solo perché non provviste di un pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno.
Anche in Friuli Venezia Giulia c’è un CIE, a Gradisca d’Isonzo, dove si registrano continuamente abusi e maltrattamenti ai danni delle persone recluse che, nel tentativo di opporsi alle condizioni disumane di vita, mettono in atto rivolte e proteste. Risale al 6 aprile l’ultima rivolta culminata nella fuga di un prigioniero mentre dal 2 aprile un cittadino marocchino, in Italia da 20 anni, è in sciopero della fame.
In questi giorni ci sarà a Gorizia il processo contro una trentina di attivisti antirazzisti in lotta contro i CIE, accusati di aver partecipato ad una manifestazione non autorizzata il 29 settembre 2007 a Gradisca.
CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO di UDINE – in esilio –
DUMBLES Grop di Feminis Furlanis Libertariis
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f.i.p. Viale Tricesimo, 34/A – Udine – 13 aprile 2010