Marzo 17th, 2017 — Bassa friulana, General
MV VENERDÌ, 23 LUGLIO 2010 Pagina 10 – Udine
San Giorgio di Nogaro. L’amministrazione regionale entro il mese avvierà con il Consorzio un approfondimento sugli effetti sul territorio
Quattro centrali nell’area dell’Aussa Corno
Presentata la richiesta di insediamento per la produzione di energia elettrica
SAN GIORGIO DI NOGARO. Quattro aziende per la produzione energetica hanno presentato richiesta di insediamento di impianti di media “taglia” (180- 200 MW) per la produzione di energia elettrica nell’area industriale dell’Aussa Corno a San Giorgio di Nogaro. Bocche cucite sui nomi, ma si parla di aziende di livello internazionale.
Intanto su queste richieste di insediamento, il presidente della Regione Renzo Tondo, su input del consigliere regionale Paride Cargnelutti, promuoverà entro luglio un tavolo, in collaborazione con il Consorzio Aussa Corno, per esaminare la proposte, secondo l’opportunità per l’area e l’impatto ambientale, avviando la fase di approfondimento necessaria per capire le ricadute sul territorio delle eventuali centrali alla luce di un’analisi che dovrà tener conto del fabbisogno energetico, delle tecnologie utilizzate e delle ricadute sull’ambiente. «In questo modo- ha affermato Cargnelutti- si esprimerà un giudizio complessivo sulla qualità dello sviluppo futuro dell’Aussa Corno: un’occasione utile anche per valutare la centrale Edison di Torviscosa sotto l’aspetto dello stato di produzione, del piazzamento del prodotto sul mercato e della risposta fornita dalla struttura alle reali esigenze del territorio». Secondo le indiscrezioni, le richieste di insediamento riguarderebbero centrali energetiche a gas e biomasse, a tecnologia avanzata. Ricordiamo che nella Ziac esiste una sottostazione elettrica nella quale viene convogliata tramite elettrodotto, l’energia prodotta che poi viene distribuita a quanti che ne fanno richiesta.
Il presidente Tondo, che si è impegnato a promuovere il tavolo regionale in collaborazione con l’Aussa Corno proprio per valutare tutti gli aspetti delle richieste di insediamento per nuove centrali per la produzione di energia elettrica, intende anche chiarire la situazione della centrale da 800 MW della Edison di Torviscosa, che starebbe lavorando molto al di sotto delle sue potenzialità (indiscrezioni dicono che lavori per una produzione da 400 MW, impegnando quindi anche meno personale di quello inizialmente previsto); centrale che dopo anni dall’entrata in funzione attende ancora di essere inaugurata e sulla cui produzione poco o nulla si sa.
Dunque l’area dell’Aussa Corno sta vivendo una grande stagione, dando importanti risposte occupazionali al territorio.
Francesca Artico
Marzo 17th, 2017 — General, Nocività
Il Piccolo — 21 luglio 2010 pagina 04 sezione: GORIZIA
Il maxi-processo sulle morti da esposizione all’amianto in cantiere continua a fornire testimonianze di lavoratori che hanno convissuto con la fibra-killer. Continua dunque, davanti al giudice monocratico Matteo Trotta, il più importante procedimentogiudiziario tra quelli avviati a Gorizia in relazione ai decessi di ex operai e impiegati dell’ex Italcantieri o delle ditte dell’appalto dello stabilimento navalmeccanico. L’accusa per tutti i 41 imputati è omicidio colposo. Ieri, in Tribunale, è proseguita l’escussione dei testimoni della pubblica accusa, soprattutto ex operai che tra gli anni ’60 e i primi anni ’90 hanno lavorato in cantiere. Il pubblico ministero, Valentina Bossi, ha voluto in particolare accertare in che modo venissero svolti i controlli medici sui lavoratori. «Ci facevano soffiare all’interno di una macchinetta – ha spiegato un ex operaio che aveva lavorato nel cantiere monfalconese dagli anni ’60 – alla presenza di un medico esterno allo stabilimento». Il pubblico ministero ha cercato di ricostruire, attraverso le deposizioni, in quali condizioni e in che modo si svolgesse il lavoro all’interno dello stabilimento e a bordo delle navi in costruzione o allestimento, e la situazione ambientale in cui operavano i lavoratori. «Ricordo soprattutto che c’era tanto fumo. E c’era anche tanta polvere – ha dichiarato ieri un ex operaio davanti al giudice -. Il fumo era provocato in particolare dalle saldature. Noi operai eravamo consapevoli di maneggiare e trattare l’amianto – ha continuato – ma non avevamo alcuna consapevolezza che si trattasse di una sostanza nociva, come poi è stato accertato». Il processo riprenderà il 28 settembre e le udienze successive si svolgeranno il 30 settembre, il 4, 12, 26 e 28 ottobre. Tutte queste udienze saranno dedicate all’esame dei testi citati dalla pubblica accusa.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
A GRADISCA TORNA LA SCHIAVITU’…
A Gradisca d’Isonzo i locali della ex caserma Polonio ospitano non solo il famigerato CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) ma anche un CARA (Centro Richiedenti Asilo).
Mentre nel CIE le condizioni di detenzione fanno del posto un vero e proprio lager per esseri umani la cui unica colpa è quella di non avere i documenti d’immigrazione in regola, i 138 ospiti del CARA godono di una certa libertà di movimento, in attesa di conoscere l’esito della loro richiesta di asilo politico.
Entrambe le strutture sono gestite dal consorzio “Connecting people” subentrato nell’appalto alla cooperativa “Minerva”. “Crediamo nella differenza come valore ” recita il sito della Connecting people “come motore di trasformazione e crescita, come cuore della società futura. Dialogo, confronto e conoscenza tra persone, storie e culture diverse sono i cardini dell’innovazione promossa nei nostri servizi di accoglienza e integrazione […]” Niente male come programma per la gestione di un carcere !
Ora la novità: Comune di Gradisca, Regione e Connecting people hanno elaborato un “progetto di integrazione” che prevede l’utilizzo “su base volontaria” (ed evidentemente senza retribuzione) dei richiedenti asilo in squadre di lavoro che affiancheranno “i dipendenti comunali nella manutenzione del verde” (Il Piccolo, 24 luglio 2010).
Insomma, se vuoi rimanere in Italia devi capire subito le regole del gioco: il lavoro c’è, ma non pretendere di essere retribuito ! (Rosarno insegna…)
CSA Udine in esilio
Marzo 17th, 2017 — General, Uncategorized
L’Authority spinge il rigassificatore di Zaule
il Piccolo — 24 luglio 2010 pagina 09 sezione: REGIONE
di MARCO BALLICO UDINE «Auspico almeno un rigassificatore nell’Alto Adriatico. Italiano». Anche la Slovenia vuole un impianto? Una sfida con Trieste o ci sarà spazio per la convivenza? Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ”tifa” per tutte le infrastrutture «utili» ma, nello specifico, non ha dubbi: «Serve un rigassificatore italiano». La preferenza, anche della giunta regionale conferma Luca Ciriani, è per il terminal a terra di Zaule. A Udine, dopo un incontro con Renzo Tondo, gli assessori Ciriani e Federica Seganti, il direttore del settore tariffe dell’Autorità Egidio Fedele Dell’Oste, il friulano Ortis incontra i giornalisti sui vari temi dell’energia annunciando anche, con la Seganti, che l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori europei, operativa a Lubiana dal prossimo anno, sarà diretta dal triestino Alberto Pototschnig, «candidatura sostenuto con successo dall’Autorità assieme al governo, al vicepresidente della Commissione Tajani e ai nostri parlamentari europei». Tra i compiti dell’Agenzia «promuovere l’armonizzazione delle regole a livello di Ue e facilitare gli investimenti, anche per meglio integrare i mercati dell’energia elettrica e del gas, per ampliare e rendere più efficienti gli scambi transfrontalieri, a beneficio dei consumatori finali». L’Agenzia potrebbe anche aiutare le imprese regionali a pagare di meno l’energia. Problema chiave in un Friuli Venezia Giulia «per cui si prevede un aumento dei consumi che imporrà la necessità d’importazione». In una regione strategica per posizione geografica due sono le conseguenti priorità, rimarca quindi Ortis, «il rafforzamento delle linee, per scongiurare qualsiasi rischio di blackout, e la convenienza economica, che si ottiene attraverso lo sviluppo delle reti sia dell’energia elettrica che del gas. Lo stesso sviluppo delle energie rinnovabili dipende dall’avere reti adeguate che devono guardare non solo al trasporto dell’energia, ma anche alla capacità di ricevere e distribuire quella prodotta pure da piccole fonti». Un deciso appoggio, dunque, a rigassificatori, potenziamento dei metanodotti e degli stoccaggi: «In regione ci sono progetti che mi auguro trovino rapida attuazione – afferma Ortis – dato che Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese hanno bisogno di aumentare le capacità di importazione per approfittare di quello che sta succedendo sui mercati internazionali del gas dove è comparso il gas cosiddetto non convenzionale a prezzi interessanti». Di qui l’importanza delle opere infrastrutturali. Il rigassificatore italiano nell’Alto Adriatico ma anche gli elettrodotti: si attendono i via libera statali per l’impianto Udine Ovest-Redipuglia e regionali – con Ciriani che assicura che «quello energetico è un tema centrale per lo sviluppo del territorio» – per la linea Somplago-Würmlach, «collegamenti elettrici sicuramente importanti», dice Ortis. Meglio l’elettrodotto interrato o quello aereo? «La soluzione interrata costa di più e pone problematiche di sicurezza maggiori». «Come presidente dell’Autorità – conclude – posso d ire che sul mercato e sulla borsa elettrica abbiamo inserito prodotti interessanti, che riguardano i contratti a lungo termine per l’energia elettrica, per favorire qualsiasi iniziativa industriale dal lato della produzione».
Villesse, il metanodotto frena il rigassificatore
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 07 sezione: GORIZIA
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comunedi Trieste? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente, Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune di Trieste reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore due volte. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Rigassificatore, via libera al metanodotto
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 14 sezione: TRIESTE
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comune? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Marzo 17th, 2017 — Gas, General
L’Authority spinge il rigassificatore di Zaule
il Piccolo — 24 luglio 2010 pagina 09 sezione: REGIONE
di MARCO BALLICO UDINE «Auspico almeno un rigassificatore nell’Alto Adriatico. Italiano». Anche la Slovenia vuole un impianto? Una sfida con Trieste o ci sarà spazio per la convivenza? Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ”tifa” per tutte le infrastrutture «utili» ma, nello specifico, non ha dubbi: «Serve un rigassificatore italiano». La preferenza, anche della giunta regionale conferma Luca Ciriani, è per il terminal a terra di Zaule. A Udine, dopo un incontro con Renzo Tondo, gli assessori Ciriani e Federica Seganti, il direttore del settore tariffe dell’Autorità Egidio Fedele Dell’Oste, il friulano Ortis incontra i giornalisti sui vari temi dell’energia annunciando anche, con la Seganti, che l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori europei, operativa a Lubiana dal prossimo anno, sarà diretta dal triestino Alberto Pototschnig, «candidatura sostenuto con successo dall’Autorità assieme al governo, al vicepresidente della Commissione Tajani e ai nostri parlamentari europei». Tra i compiti dell’Agenzia «promuovere l’armonizzazione delle regole a livello di Ue e facilitare gli investimenti, anche per meglio integrare i mercati dell’energia elettrica e del gas, per ampliare e rendere più efficienti gli scambi transfrontalieri, a beneficio dei consumatori finali». L’Agenzia potrebbe anche aiutare le imprese regionali a pagare di meno l’energia. Problema chiave in un Friuli Venezia Giulia «per cui si prevede un aumento dei consumi che imporrà la necessità d’importazione». In una regione strategica per posizione geografica due sono le conseguenti priorità, rimarca quindi Ortis, «il rafforzamento delle linee, per scongiurare qualsiasi rischio di blackout, e la convenienza economica, che si ottiene attraverso lo sviluppo delle reti sia dell’energia elettrica che del gas. Lo stesso sviluppo delle energie rinnovabili dipende dall’avere reti adeguate che devono guardare non solo al trasporto dell’energia, ma anche alla capacità di ricevere e distribuire quella prodotta pure da piccole fonti». Un deciso appoggio, dunque, a rigassificatori, potenziamento dei metanodotti e degli stoccaggi: «In regione ci sono progetti che mi auguro trovino rapida attuazione – afferma Ortis – dato che Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese hanno bisogno di aumentare le capacità di importazione per approfittare di quello che sta succedendo sui mercati internazionali del gas dove è comparso il gas cosiddetto non convenzionale a prezzi interessanti». Di qui l’importanza delle opere infrastrutturali. Il rigassificatore italiano nell’Alto Adriatico ma anche gli elettrodotti: si attendono i via libera statali per l’impianto Udine Ovest-Redipuglia e regionali – con Ciriani che assicura che «quello energetico è un tema centrale per lo sviluppo del territorio» – per la linea Somplago-Würmlach, «collegamenti elettrici sicuramente importanti», dice Ortis. Meglio l’elettrodotto interrato o quello aereo? «La soluzione interrata costa di più e pone problematiche di sicurezza maggiori». «Come presidente dell’Autorità – conclude – posso d ire che sul mercato e sulla borsa elettrica abbiamo inserito prodotti interessanti, che riguardano i contratti a lungo termine per l’energia elettrica, per favorire qualsiasi iniziativa industriale dal lato della produzione».
Villesse, il metanodotto frena il rigassificatore
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 07 sezione: GORIZIA
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comunedi Trieste? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente, Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune di Trieste reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore due volte. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Rigassificatore, via libera al metanodotto
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 14 sezione: TRIESTE
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comune? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General


COORDINAMENTO LIBERTARIO REGIONALE CONTRO I CIE
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Solare batte nucleare
Marzo 17th, 2017 — Gas, General
Da Il Piccolo prima pagina

MERCOLEDÌ, 28 LUGLIO 2010
Pagina 11 – Trieste
Popovic: «Mai un rigassificatore a Capodistria»
Il sindaco sloveno si ribella: «A Lubiana sono tutti matti, vanno contro la gente»
di GABRIELLA ZIANI
«Sono malati in testa tutti quanti. Non lascerò mai che questi cretini di Lubiana si comportino così». Un rigassificatore dietro il porto di Capodistria? Usato come merce di scambio tra Slovenia e Italia per acconsentire a quello di Gas natural nella baia di Zaule? Il sindaco di Capodistria, Boris Popovic, è scandalizzato per l’idea in se stessa, che vuol combattere con ogni mezzo, dai tribunali in su e in giù. Ma si dimostra anche indignato per il comportamento della politica, dei partiti, del suo governo.
Così cade anche sulla sua testa come una pietra aguzza la notizia che ci sarebbe un accordo scritto, ma non firmato e dunque ancora informale, fatto arrivare da Lubiana a Roma. Nel quale Lubiana detta nuove condizioni per cambiar parere rispetto al pervicace «no» fin qui espreso in ogni sede, anche europea, al rigassificatore triestino. Chiede il nulla osta italiano a un pari impianto, da posizionare appunto a Capodistria, dietro il porto. Chiede che il gasdotto verso Villesse passi non per mare, ma per terra. Promette e chiede in cambio «non belligeranza» sull’ampliamento dei rispettivi porti. Fa intendere che da qui nasceranno fruttuose collaborazioni future in campo energetico.
Il sindaco di Capodistria trasecola. «Io ho sempre sospettato che dietro quelle proteste si nascondesse qualcosa. Ma non avrei mai pensato che qualcuno avrebbe parlato, che sarebbe venuto allo scoperto. L’ex sindaco di Capodistria e l’ex ministro dell’Ambiente, oggi presidente del Parlamento – afferma Popovic – erano da sempre favorevoli a un rigassificatore a Capodistria, ben prima che ci pensasse l’Italia. Ma finché sindaco sono io, questo non accadrà. Naturalmente faranno di tutto perché io non resti sindaco, tutti i partiti vogliono farmi fuori, perché non mi controllano. Io sono onesto».
Popovic ancora non ha digerito quello che considera il voltafaccia del presidente della Regione Renzo Tondo, appoggiato in campagna elettorale contro Illy solo perché aveva promesso «niente rigassificatori in golfo». Il precedentemente favorito Illy aveva perso il sostegno proprio per la sua politica in questo senso. Ma l’indignazione va oltre, assume un aspetto morale: «Non puoi – afferma accalorato il primo cittadino di Capodistria – batterti contro l’Italia parlando di pericoli per l’ambiente, e poi dire che il rigassificatore lo fai tu. I cittadini in Slovenia saranno contrari, su una cosa come questa può anche cadere il governo. E sarebbe quasi ora. Non gioca contro gli altri Stati, ma contro la propria gente. E questo è davvero troppo».
Popovic, eletto per due volte con una sua lista indipendente, non digerisce. «Mai, mai e poi mai i nostri politici hanno parlato bene di Berlusconi, adesso si fanno fotografare con lui, amici qui e amici là». Cavolate a non finire, dice Popovic, e in realtà lo dice peggio.
Quanto agli amici, Popovic mette una linea retta anche tra sè e l’«amico Dipiazza». «Su questo argomento non sono amico neanche un po’, glielo dico sempre ma non serve. Anche a Tondo ho rinfacciato le mancate promesse, mi ha risposto: ”Devi capirmi, tu hai gli elettori in Slovenia, e io li ho qui”».
I conti son dunque tutti aperti, e anzi comincia una battaglia nuova. Mentre sull’intenzione di costruire a Capodistria il Parco del mare che Trieste ha cassato, Popovic conclude: «Lascio passare ancora agosto, poi chiedo un appuntamento al presidente della Camera di commercio, Paoletti. E vediamo che cosa fare. Dò tempo. Così che nessuno possa dire ”Capodistria ci ha portato via questo e quello”».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Messaggero Veneto del 29/07/10
Nuova fuga dal Cie di via Udine: 6 immigrati riescono a scappare
GRADISCA. Sei immigrati clandestini sono riusciti a fuggire, in pieno giorno, dal Cie di via Udine. Un bilancio ancora ufficioso considerando che, a ieri sera, erano ancora in corso sia gli accertamenti interni sia le ricerche nella campagna limitrofa alla struttura da parte delle forze dell’ordine. A quanto si è potuto apprendere, l’ennesimo tentativo di fuga di massa dal centro di identificazione ed espulsione isontino sarebbe scattato nel primo pomeriggio, poco dopo le 15, coinvolgendo circa una ventina di immigrati, riusciti a raggiungere il tetto della struttura forzando alcune grate in ferro posizionate sul soffitto di una camera. Un’azione fulminea che, sfruttando il mancato ripristino dei sistemi elettronici di sorveglianza (telecamere e sensori di passaggio a infrarossi erano stati pesantemente danneggiati nel corso della rivolta della scorsa settimana), avrebbe consentito ai clandestini di cogliere inizialmente di sorpresa le forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza. Nel corso dell’azione sei immigrati sarebbero riusciti a scavalcare le recinzioni esterne e dileguarsi nei campi retrostanti al Cie mentre per altri ospiti della struttura di via Udine il sogno di libertà si è infranto proprio a un passo dalla meta, grazie all’intervento delle pattuglie di vigilanza, riuscite a bloccarli proprio mentre stavano scavalando il reticolato. Un’altra decina di clandestini, invece, avrebbe desistito facendo autonomamente ritorno nelle camerate. (ma.ce.)