La Gelmini va alla guerra

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Sommario Trasmissione del 7 ottobre 2010
– L’Olanda dopo il 1° ottobre e l’entrata in vigore del “kraakverbod” ovvero la criminalizzazione degli squat
– Solidarietà ai Reykjavík9!
– Ljubljana, per la sedicesima volta città delle donne, comincia il MESTO ZENSK- City of Woman
– Movimento Studentesco Udine : 8 ottobre Manifestazione Studentesca!
– Tiriamo le somme sulla manifestazione No Ogm di Pordenone
– Scarica il Dossier No Ogm a cura del CordinamentoLibertario FVG
Rubrica sull’uso consapevole della rete
Da Autistici/Inventati: *Come e perchè tutelare la privacy della propria posta
– Accorgimenti tecnici e crittografia (cosa?come? il perchè puntata precedente…)
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti

Foto in prima pagina del Messaggero Veneto
SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Pagina 2 – Udine
Centinaia di ragazzi di superiori e ateneo con i precari hanno fatto sentire la loro voce
«Questa non è una riforma, solamente tagli»
Striscioni e fischietti per il “No Gelmini day” Honsell con gli studenti
IL SINDACO
LA PROTESTAx
Il serpentone dal centro studi a piazza Primo maggio, i discorsi finali in piazza Venerio Gli organizzatori lanciano l’allarme: situazione di forte degrado in ogni istituto


Al grido-slogan “Siamo una marea di conoscenza, seppelliamo questa ignoranza”, il No Gelmini day ha riempito anche le piazze di Udine. All’appello, promosso dal Movimento studentesco, dagli Studenti medi organizzati, dal Gruppo protesta alternativa e dal Collettivo Liberamente, hanno risposto in moltissimi: un serpentone formato da oltre 500 ragazzi (c’è chi ne stima anche di più, fino a 600 o 700), ha attraversato le vie della città, dal centro studi a piazza Primo Maggio, per giungere fino a piazza Venerio fra musica, fischietti, striscioni (qualcuno a dire il vero dai contenuti piuttosto discutibili).
A sposare la protesta sono stati anche due gruppetti, uno di docenti precari e l’altro di alcuni universitari. Puntuale è giunta la solidarietà del sindaco di Udine, Furio Honsell ai giovani che hanno protestato. «Sono molto orgoglioso degli studenti sono scesi in massa in piazza – ha detto il primo cittadino. Come ho già affermato in passato, quella della Gelmini non è una riforma, ma sono soltanto dei tagli che non permettono alle scuole di proseguire nella loro attività di offerta formativa che così proficuamente hanno sviluppato negli anni passati. La sperimentazione didattica è l’anima della scuola. Qualunque riforma che soffochi l’autonomia è molto pericolosa soprattutto in un momento in cui invece si dovrebbe investire sulle nuove generazioni.
Bene dunque hanno fatto gli studenti a protestare. Sono dalla loro parte, perché questo Governo non investe assolutamente nella scuola. Il prezzo della crisi viene fatto pagare aumentando il numero dei disoccupati e tra questi i primi saranno proprio i giovani».
Moltissimi, come accennato, gli striscioni preparati dai ragazzi che sono scesi in piazza. Il filo rosso si dipanava fra l’attacco al ministro Mariastella Gelmini e la protesta contro i tagli operati al sistema scuola. La riforma, infatti, si sta facendo sentire non solo sugli studenti iscritti in prima superiore, ma anche sui loro compagni. Tutti lamentano una situazione generale di degrado degli istituti dove, in alcuni casi, mancano persino i gessi per le lavagne, saponi e carta igienica nei servizi. «Protestiamo contro la riforma Gelmini – ha spiegato Giovanni Lupieri del Movimento studentesco – perché dopo molti rinvii è entrata a pieno regime a nostre spese. Il risultato è una scuola che funziona male e su più binari paralleli. L’adozione delle ore da 60 minuti ha creato un piano orario assurdo, con ragazzi che finiscono lezione alle 14. Le sperimentazioni e quindi le specificità che rendevano celebri a livello nazionale le nostre scuole, non esistono più. Ma è l’aspetto economico che ha messo in ginocchio le scuole. Sono uno studente del liceo scientifico Copernico e, agli inizi di ottobre, non abbiamo più gessetti per scrivere sulle lavagne. Manca anche il denaro per pagare le supplenze. Il risultato è una scuola impoverita dove gli studenti non fanno più lezione perché mancano fisicamente gli insegnanti».
Tante le testimonianze susseguitesi al microfono, dal palco di piazza Venerio. Fra i ragazzi si poteva legge un’aria incredula, ma non certo rassegnata. Incredula perché le scuole hanno l’acqua alla gola, con precari, collaboratori scolastici e insegnanti sul piede di guerra da tempo. Sempre ieri, infatti, è iniziata la protesta indetta dalla Flc-Cgil e dall’Unicobas. Insegnanti e personale Ata incroceranno le braccia da qui e fino alle vacanze di Natale, con cadenza quindicinale, per una serie di scioperi, da attuare nella prima o nell’ultima ora di lezione, che riesca a portare la protesta al di fuori degli istituti, così da catturare l’attenzione delle famiglie e dell’opinione pubblica.
Michela Zanutto


SABATO, 09 OTTOBRE 2010
Pagina 2 – Udine
«Tasse aumentate del 30% in pochi anni»
Gli universitari
Il taglio dei fondi all’istruzione ha colpito in modo pesante anche gli atenei e ieri, trincerato dietro a cartelli che puntavano il dito contro il ministro Bondi, c’era anche un gruppetto di universitari, studenti della facoltà di medicina. E sono stati loro stessi a dirsi «piuttosto dispiaciuti che la rappresentanza fosse tanto risicata». Dal 2006 a oggi le tasse universitarie sono aumentate di più del 30%. Quattro anni addietro si sfioravano i mille euro, mentre «oggi il conto è salito a 1300 euro – spiega Ludovico Della Vedova, studente modello ammesso alla Scuola superiore dell’ateneo friulano – e si parla di altri possibili incrementi. L’istruzione sta diventando sempre più elitaria, ma al tempo stesso è tagliata nella sua essenza».
A fare le spese della riorganizzazione del mondo universitario sono le ore di lezione “frontale”: «Molti corsi sono stati accorpati con un’evidente flessione nel monte ore di lezione – ha spiegato il gruppetto di studenti della facoltà di medicina – fra l’altro in un contesto in cui vige un ferreo blocco delle assunzioni. Per questo la maggior parte dei nostri professori in realtà è assunto con un contratto da ricercatore. Stipendi inferiori per garantire la stessa qualità dell’offerta formativa. Riteniamo che i ricercatori abbiano tutti i diritti di rifiutare le ore di lezione».
Allo studio del governo c’è anche la ridefinizione formale della figura del ricercatore. «Vogliono ridurre una figura professionale estremamente preparata – ha chiosato il gruppo di studenti – alla pari di un qualunque altro disoccupato, costretto a contratti di tre anni rinnovabili per una sola volta, e poi gettato nella mischia di un concorso nazionale nella speranza dell’assunzione in veste di professore. La sola lternativa è l’emigrazione». (m.z.)


SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Pagina 1 – Udine

Qualifica triennale con gli insegnanti soprannumerari
Copernico e Stellini: lezioni a pagamento
I due licei chiedono un contributo di 100 euro a famiglia per i corsi speciali di matematica e tedesco
PROFESSIONALI
La riforma Gelmini ha eliminato le sperimentazioni e i presidi non hanno fondi per assicurarle gratuitamente E allo scientifico Marinelli il blocco dei viaggi d’istruzione ha salvato francese, tedesco e spagnolo


di GIACOMINA PELLIZZARI
«No alle lezioni a pagamento nella scuola pubblica». L’hanno urlato gli studenti in piazza per bocciare la riforma Gelmini che ha eliminato le sperimentazioni didattiche. E così se i liceali al primo anno vogliono seguire un corso di matematica intensificato o studiare il tedesco come seconda lingua devono versare 100 euro l’anno. Succede al Copernico e allo Stellini.
Nelle scuole dove l’orario della didattica è diminuito, gli insegnanti si rendono disponibili a garantire le sperimentazioni con lezioni a pagamento. E anche se il prezzo è “politico” le famiglie sono comunque costrette ad aprire i portafogli perché i tagli ai finanziamenti impediscono ai dirigenti scolastici di assicurare corsi extracurricolari gratuiti.
La circolare indirizzata agli studenti delle classi 1ªD e 1ªE dal dirigente scolastico del liceo scientifico Copernico, Andrea Carletti, parla chiaro: la sperimentazione con il potenziamento dell’Informatica e delle Scienze, per l’intero anno scolastico, costa 100 euro. L’importo dovrà essere versato con bollettino postale o bancario, mentre le ricevute dovranno essere consegnate all’ufficio alunni. «I professori di matematica si sono resi disponibili a integrare l’orario curricolare con un’ora in più a settimana offerta come proposta didattica ai genitori e, con l’approvazione del consiglio d’istituto, hanno progettato un’intensificazione del corso di matematica sulla linea delle vecchie strutture didattiche del piano nazionale di informatica» spiega Carletti, nel precisare che si tratta di una sesta ora al termine di una mattinata». Vale a dire 30 ore all’anno a 3 euro cadauna. Fatto notare che la ricaduta economica è minima, Carletto sostiene che, a questo punto, le vecchie sperimentazioni didattiche vengono trattate come il corso per il conseguimento del patentino da sempre a pagamento.
Stesso copione al liceo classico Stellini dove per seguire due lezioni di tedesco a settimana i ragazzi pagano 100 euro l’anno. Questo perché la riforma Gelmini nei licei, tranne i linguistici ovviamente, ha eliminato l’insegnamento della seconda lingua straniera. Ma il Marinelli per fronteggiare questa situazione ha scelto un’altra strada. «Abbiamo deciso di garantire le lezioni gratis utilizzando il contributo annuale che le famiglie versano (90 euro) al momento dell’iscrizione. Non va dimenticato però che il giro di denaro si è potuto fare perché gli insegnanti, in segno di protesta contro la riforma, hanno bloccato i viaggi di istruzione. In passato, infatti, il budget accumulato grazie al contributo delle famiglie veniva utilizzato per pagare le spese di viaggio agli studenti meno abbienti. Ora questa necessità non c’è più anche all’istituto d’arte Sello e al Copernico dove i Collegi dei docenti, a larga maggioranza, hanno bloccato i viaggi d’istruzione e gli stage linguistici. Ma i problemi creati dalla riforma Gelmini non finiscono qui. Dalle super classi con oltre 30 studenti in aula un po’ ovunque, negli istituti professionali si passa all’eliminazione del diploma di qualifica. Al Ceconi questa possibilità permane solo perché vengono impiegati gli insegnanti di ruolo sopranumerari sempre per effetto della riforma.
SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Pagina 1 – Udine
«Era l’unica strada per non impoverire l’offerta»
La dirigente del classico
La dirigente scolastica del liceo classico Stellini, Giovanna Marsoni, ha usato l’escamotage della certificazione europea per ovviare all’eliminazione della seconda lingua straniera scelta da 46 studenti della quarta ginnasio. Un’istanza che non avrebbe potuto trovare risposta nel piano dell’offerta formativa della scuola, ridotto di tutte le sperimentazioni intraprese negli anni per effetto della riforma dell’istruzione superiore. L’unica strada, dunque, per accontentare famiglie e studenti era quella dell’istituzione di un’ora suppletiva di lezione finalizzata alla certificazione europea (da attivare in un secondo momento con un esame al Goethe institut di Trieste).
Un abile espediente che impone un problema etico: la scuola pubblica dovrebbe essere accessibile a tutti, senza distinzione di reddito (anche se gli istituti cittadini, all’atto dell’iscrizione chiedono un obolo – in media 100 euro – a tutte le famiglie. Contributo per altro aumentato, in alcune scuole, rispetto all’anno passato). «Le famiglie versano due rate da 50 euro – spiega la preside – e la scuola copre la parte restante che però è difficile da quantificare. Nelle lezioni, bisettimanali, sono impiegati due insegnanti che gestiscono altrettanti corsi. I ragazzi si fermano il martedì e il giovedì un’ora in più oltre al consueto calendario. Al termine del corso potranno richiedere la certificazione europea per la lingua tedesca al Goethe institut di Trieste».
Ma gli studenti lamentano di essere «ritornati al 1923 dal punto di vista dell’offerta formativa – commenta Elena Gheller -. Dopo aver colpito le classi quarte ginnasiali, la riforma cancellerà progressivamente dal classico l’insegnamento della seconda lingua straniera, del diritto, dell’economia e della storia dell’arte». Una situazione che impoverisce il piano dell’offerta formativa, cui si somma la protesta degli insegnanti che hanno bloccato tutte le visite d’istruzione e la gran parte dei progetti attivati durante gli anni passati, dal teatro allo sport.
Michela Zanutto
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
L’iniziativa di venerdì pomeriggio non è stata l’unica di questo weekend. Questa mattina gli attivisti del Comitato primo marzo sono tornati a far sentire la propria voce. In una ventina siamo andati in molo audace dove sono stati messi in mare sagome umane a simboleggiare i migranti morti in mare…

Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
NOTA: Stralci da articoli del Piccolo e del Messaggero Veneto (il resto delle interviste fa troppo schifo per essere pubblicato), le notizie sulla TAV invece ci servono
Messaggero Veneto SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Pagina 2 – Attualità
Castelli: definito il tracciato Tav condivisione di Italia e Slovenia
L’intervista
MERETO DI TOMBA. La Tav veneto-friulana? Il tracciato è definito – passerà nel territorio di bonifica tra Musile-San Donà e Jesolo, toccando Caposile, la zona tra Chiesanuova e Passarella per poi risalire verso l’interno dopo aver superato il Piave -, ma «è importante che si superino le contrarietà degli enti locali al progetto veneto».
A che punto è la situazione dell’Alta velocità a Nord-Est?
«L’accordo per la Trieste-Divaccia è il primo gradino di una scala, ma lo ritengo importantissimo perché siamo riusciti ad avere la condivisione di Italia, Slovenia ed enti locali su una soluzione che è addirittura meno costosa della precedente».
E il tratto veneto friulano?
«Non si sa nulla del tracciato veneto… Ne ho parlato in commissione Trasporti qualche giorno fa. Il tracciato veneto passerà tra l’autostrada e la costa: in uscita dalla stazione dell’aeroporto il tracciato piega in direzione est, mantenendosi a nord del cordone litoraneo fino alla località di Caposile (Venezia). Da qui prosegue poi verso l’interno, nella bassa pianura, per affiancarsi all’autostrada A ad ovest di Portogruaro. Sembra però che ci sia la contrarietà di alcuni Comuni».
Questo potrebbe ostacolare la presentazione del preliminare entro fine anno?
«Il progetto può essere presentato comunque, ma sarebbe meglio cercare di appianare prima possibile le divergenze con il territorio. Abbiamo visto cosa è successo in Val di Susa: si rischia di fare un lavoro e dover disfare tutto».
Il Piccolo sabato 9 ottobre
La Tav veneta fiancheggerà la laguna Castelli: «Va cercata l intesa con i sindaci»
di MARCO BALLICO UDINE In commissione trasporti, a Montecitorio, Roberto Castelli squarcia il velo. E, dopo mesi di indiscrezioni, silenzi e timori, ”svela” il tracciato veneto della Tav. Il più sofferto: ebbene, come la Regione chiede sin dai tempi di Giancarlo Galan, quel tracciato non affianca l’autostrada A4 ma corre in basso, fiancheggiando la laguna, e strizzando l’occhio alle spiagge. Adesso, al suo arrivo in Friuli Venezia Giulia per un weekend all’insegna di Lega, politica e Barcolana, il viceministro alle Infrastrutture premette: «È un progetto preliminare». Ammette la necessità di superare le resistenze delle amministrazioni locali. Al tempo stesso, però, diffonde fiducia: il Nordest non perderà i fondi comunitari e nemmeno l’ultimo treno… per la Tav. IL TRACCIATO «In uscita dalla stazione dell’aeroporto il tracciato piega in direzione est, mantenendosi a nord del cordone litoraneo fino alla località di Caposile. Da qui prosegue verso l’interno, nella bassa pianura, per affiancarsi all’autostrada A4 a ovest di Portogruaro». Sono le parole con cui Castelli, in commissione Trasporti, risponde nei giorni scorsi a un’interrogazione del Pd. Alla fine, secondo le indicazioni della Regione Veneto ed escludendo l’affiancamento all’autostrada scelto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, si privilegia dunque il tracciato ”basso”, quello che passa nel territorio di bonifica tra Musile-San Donà e Jesolo, toccando Caposile, la zona tra Chiesanuova e Passarella per poi risalire verso l’interno dopo aver superato il Piave. «Una ferita pesantissima al sistema ambientale del Veneto Orientale per consentire una fermata ferroviaria a Passarella che dista dal centro di Jesolo 14 chilometri» reagisce, a caldo, il deputato del Pd Rodolfo Viola. Sin qui i lavori in commissione. L’OSTACOLO Ma Castelli, arrivando nella serata di ieri alla festa leghista di Pantianicco e premettendo che si tratta per ora di un «progetto preliminare», non nega che il prossimo ostacolo è proprio il confronto con le amministrazioni locali: «C’è il nodo locale di chi si vedrà attraversato il proprio territorio e ha conseguentemente qualche perplessità. Ma non credo serviranno pressioni particolari, parlando con i sindaci cercheremo di trovare una mediazione». I FONDI UE Visti però gli avvertimenti del coordinatore europeo del Corridoio V, Jan Brinkhorst, che chiede il rispetto della scadenza del 31 dicembre, c’è il rischio di perdere i finanziamenti? Castelli rassicura e sparge ottimismo: «A un primo accordo siamo arrivati, non credo ci saranno problemi legati ai fondi». In ogni caso c’è un sostanziale via libera all’ipotesi commissario avanzata da Renzo Tondo e Luca Zaia, tra l’altro con un nome già condiviso dai due governatori, quello di Bortolo Mainardi, membro del cda dell’Anas. «Il commissario è senz’altro utile – sottolinea Castelli -, se verrà considerato necessario, procederemo». TRIESTE-DIVACCIA Martedì il viceministro, presenti anche il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, l’omologo sloveno Patrick Vlacic e il coordinatore Brinkhorst, sarà nuovamente a Trieste. E parteciperà all’incontro interministeriale per l’accordo transfrontaliero sul tracciato della Trieste-Divaccia che, bypassando la Val Rosandra, risolve il nodo di un territorio fortemente contrario. Una soluzione, spiega ancora Castelli, «che scongiura un’altra ”Val di Susa” e che, tra l’altro, costa meno».
Marzo 17th, 2017 — General, Generale
SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Messaggero Veneto Pagina 3 – Pordenone

In piazza contro tagli e disservizi
Protesta degli studenti delle superiori: nel mirino la riforma Gelmini

In via Poffabro prefabbricati «umidi e puzzolenti» per i liceali del Leo-Major Mattiussi senza mensa e trasporti adeguati, Isa Galvani con orari “impossibili”

«Liceo Leopardi-Majorana uguale “favela” di via Poffabro». Voci contro dal popolo della scuola: «L’Istituto artistico Galvani subisce lezioni di 60 minuti in via Scalvons e via Interna, caso unico in Italia». E ancora: «Mancano mensa e trasporti per la ragioneria Mattiussi in via Rive Fontane». Duri e puri, ieri, gli studenti in sciopero a Pordenone. «No Gelmini day – No riforma”, hanno scandito e parcheggiato bandiere e slogan in piazzetta Calderari.
Dalle aule alla piazza: 15-20 per cento di assenze, nella media provvisoria, nelle superiori. Dopo il corteo partito alle 9 dal Concordia, 300 ragazzi e “friend” dell’università e delle cattedre hanno denunciato le scuole-disastro, sotto le finestre del sindaco Sergio Bolzonello. Una delegazione di Portogruaro ha siglato l’asse veneto-friulano della resistenza in aula: protesta bipartisan, con qualche docente in corteo.
«Insieme con i ragazzi per coerenza – ha dichiarato Maria Carmela Salvo, la precaria di Fanna che ha fatto lo sciopero della fame –. Con gli studenti andrò a Roma il 16 ottobre, nella manifestazione con gli operai della Fiom». Alleanze strette con i Giovani comunisti di Pordenone in testa, che dedicheranno alla scuola un affondo nel Deposito Giordani oggi, alle 17. «Ci siamo stancati di tagli, disservizi e sacrifici – ha riassunto Giulio Vianello, leader della contestazione –. La riforma Gelmini non va: c’è il disastro nelle nostre scuole. Le cose che non vanno: le sedi-baracca, le mense-fantasma, gli orari di lezione che non coincidono con quelli dei pullman per i pendolari». Per Benedetto, del classico, «fanno pagare a noi la crisi, quelli al governo – ha detto –. Ci fregano».
Protesta multietnica: presenze massicce di ragazzi che hanno radici nel mondo. Luigina Perosa, che ha cattedra nel Centro territoriale per adulti, ha abbracciato Mohamed fasciato dalla bandiera rossa. «Sono a Pordenone da 7 mesi – ha lasciato l’Algeria – e frequento l’Itg Pertini. Chiedo diritti, come i miei compagni».
Tra i diritti rivendicati: quelli della scuola asciutta e con la luce del sole al posto dei neon rumorosi. «Freddo, infiltrazioni d’acqua, bagni con le porte bucate, tre computer che funzionano per 25 studenti della nostra classe»: al microfono in piazza c’erano Chiara e Ariola della quarta classe del Leopardi-Majorana. Hanno traslocato il 13 settembre nell’ex sede dell’Ipsc Flora e non si danno pace. «La baracca puzza. Abbiamo scioperato 3 ore – hanno aggiunto i liceali di quarta alloggiati in via Colvera – per ottenere di aprire la finestra: ci mancava l’aria. Le tubature esalano odore di marcio».
Problemi di rancio, per i ragazzi del professionale trasferiti nella nuova sede di via Ferraris a Torre Nord. «Chiediamo mense». Richieste fotocopia dei compagni di Cordenons. «Mangiamo un panino all’aperto alle 13 e torniamo a casa dopo le 19: che scuola è?». Noemi e Mattia hanno aperto la due giorni di sciopero: oggi aule vuote, o quasi, nell’Isa Galvani.
Chiara Benotti
Marzo 17th, 2017 — General, Generale
Messaggero Veneto SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Pagina 3 – Gorizia

Slogan contro il ministro Gelmini, sit-in davanti alla Provincia e all’incrocio di via Diaz
Allestiti ai Giardini pubblici
Cinquecento ragazzi hanno manifestato in centro per il diritto allo studio
WORKSHOP
Chiesta anche la valorizzazione delle strutture: molte sono fatiscenti

In 500 secondo l’Unione degli studenti, la metà secondo la Questura nel picco di massima affluenza, gli studenti delle scuole superiori della Provincia di Gorizia sono scesi in piazza, ieri mattina, per manifestare contro il ddl Gelmini e a favore di una riforma del sistema scolastico che metta al primo posto il diritto allo studio, la qualità della didattica e la valorizzazione delle strutture (nella maggior parte dei casi fatiscenti, lamentano i ragazzi). Una protesta, organizzata a livello nazionale in 60 città italiane, che non rimarrà isolata: sono annunciate altre manifestazioni a fine ottobre e in novembre.
Se in piazzale Martiri della Libertà, dal quale è partito il colorato corteo, aperto dallo striscione “Si raccoglie democrazia seminando cultura. Pensa al futuro con la scuola spazzatura”, il gruppo era numeroso, in poco più di 150, invece, sono arrivati fino al traguardo, i giardini pubblici di corso Verdi, dove sono stati allestiti workshop che hanno affrontato i temi del razzismo nella scuola e della tutela degli studenti in stage e laboratori creativi. «Qui sono rimasti coloro che ci credono veramente, oltre che quelli interessati alla musica techno», ironizza Sara, del D’Annunzio, indicando con un cenno del capo il furgone circondato da ragazzi in festa dal quale promana la musica a tutto volume, nei giardini. Gli altri si sono persi per strada. Chi è stato intravisto a scolarsi birre camminando, chi seduto al bar davanti a un cappuccino. «Comunque la partecipazione è stata maggiore e più sentita rispetto all’anno scorso», osserva Greta. Dopo il fermento di occupazioni e autogestioni del 2008, quando l’indignazione e la rabbia da parte degli studenti nei confronti del ddl Gelmini erano molto vive, anche per via del tamtam mediatico, la protesta aveva infatti ceduto il passo al silenzio.
«Molti ragazzi sono rimasti delusi, dicono che i cortei non servono a niente», spiegano gli studenti. Ora le cose però stanno cambiando. Ieri alla manifestazione si respirava grande entusiasmo nei partecipanti.
C’erano studenti di Gorizia e di Monfalcone, ma anche da Gradisca e da Cervignano. Sulle note degli evergreen “Quarant’anni” e “Contessa” dei Modena City Ramblers, gli studenti hanno attraversato a passo di marcia e anche di corsa le vie principali della città (corso Italia e corso Verdi) e improvvisato due sit-in, davanti al palazzo provinciale e all’incrocio fra via Diaz e via Garibaldi, con momenti di riflessione e discussione e slogan scanditi con i megafoni (“Ma quale pacifismo, ma quale non violenza. Ora e sempre, Resistenza!” e un motto sarcastico nei confronti della Gelmini e di Berlusconi). Seduti per terra, i manifestanti hanno spiegato meglio alla città le ragioni della manifestazione. «Diritto allo studio sono tre parole che racchiudono però un sacco di proposte – è entrata nel dettaglio Greta –. La scuola pubblica dovrebbe permettere a tutti d’istruirsi, ma questo diventa difficile quando i libri costano 500 euro all’anno e altrettanti soldi bisogna spendere per l’abbonamento ai mezzi di trasporto. Noi contestiamo i tagli ai fondi per l’istruzione e l’università (che sono stati spesi invece per altre cose, come il pacchetto sicurezza). Depauperando il sistema d’istruzione pubblico le istituzioni vogliono creare il popolo bue, più facile da governare. Senza cultura si accetta tutto acriticamente».
Nei giardini è stata costruita in legno una cella a grandezza naturale. Soci delle Officine culturali di Monfalcone e della Comunità Arcobaleno intendevano sensibilizzare i giovani sul tema dell’indulto e sul fatto che si stia abbassando l’età media della popolazione carceraria. «Viviamo in un clima preoccupante. A Monfalcone alla fine dello scorso anno ha fatto una retata a casa di un ragazzo una quarantina di carabinieri alle 5 del mattino per controllare se ci fosse droga», ha raccontato una ragazza.
Ilaria Purassanta
SABATO, 09 OTTOBRE 2010
Pagina 3 – Gorizia
«Ecco tutti i cambiamenti che ci danneggiano»

Le lamentele
«Al D’Annunzio non ci hanno fatto vedere “Videocracy” soltanto perché parlava di Berlusconi». Dalle parole degli studenti che hanno partecipato ieri alla manifestazione traspare tanta amarezza mentre raccontano come l’istruzione secondaria superiore stia cambiando.
Obiezioni che riportiamo qui di seguito. Al Liceo linguistico le matricole fanno appena due ore di latino nel biennio e non per cinque anni, all’indirizzo turistico hanno soppresso in terza le ore di conversazione in lingua inglese e si studia geografia appena al quinto anno, all’artistico hanno tolto i rientri pomeridiani con i laboratori.
Al Cossar «vogliono accorparci all’alberghiero di Grado e non potremo più fermarci al terzo anno, nonostante sia una scuola professionale.
Siamo una specie in via di estinzione», lamenta Ana Maria. I ragazzi sciorinano tutti i cambiamenti a loro avviso dannosi per la qualità della didattica ed elencano le necessità logistiche: gli edifici cadono a pezzi in molti casi. Elia è scappato dall’Agrario di Gradisca al D’Annunzio con indirizzo biologico: «Ci hanno tagliato le ore di laboratorio. Noi vendevamo all’esterno i prodotti dei campi per trovare i finanziamenti per pagare le spese dei laboratori. Se poi sul lavoro ti chiedono: fammi un’analisi del terreno, non sei capace di farla, perché non hai avuto una preparazione pratica. è una cosa inaccettabile». Insomma questi ragazzi scendono in piazza con cognizione di causa, per cambiare davvero la realtà in cui vivono, senza annegare l’azione politica nell’utopia. Qual è il senso di questo impegno politico? Risponde Yannick, liceale del classico: «Credo che sia un obbligo morale, quello di acquisire i problemi presenti nella società e interiorizzarli». «Io faccio politica perché è così che si capisce il mondo in cui viviamo. Non accetto che mi dicano che sono piccola e quindi non capisco. Noi giovani capiamo eccome come vanno le cose. Io una capra che segue il branco non voglio esserlo», spiega decisa Sara. (i.p.)
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
Da Il piccolo del 11/10/10
Tav a rischio, Tondo e Zaia al summit con l Ue
di MARTINA MILIA TRIESTE Il conto alla rovescia per il progetto dell’alta Velocità a Nordest è partito. Se domani a Trieste sarà il giorno della firma dell’accordo italo-sloveno per la Trieste Divaccia, mercoledì sempre a Trieste ci sarà il faccia a faccia tra il coordinatore del progetto prioritario 6 Laurens Brinkhorst e i governatori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto Renzo Tondo e Luca Zaia. Brinkhorst vuole vederci chiaro, vuole capire se le due Regioni siano pronte a presentare il progetto preliminare della linea ad alta velocità-alta capacità entro fine anno. Ma se il Friuli Venezia Giulia lavora da due anni per smussare gli spigoli del tracciato e arrivare alla piena condivisione con il territorio, in Veneto si rischia lo scontro tra Regione e Comuni. Un rischio che pesa anche sul Friuli Venezia Giulia perché il destino della linea ferroviaria e del corridoio V vede strettamente legate le due regioni. TRIESTE DIVACCIA Il nuovo tracciato della Trieste Divaccia, quello che bypassa la val Rosandra e così facendo la contrarietà delle popolazioni, sarà recepito formalmente martedì a Trieste alla presenza del ministro Altero Matteoli, del vice Roberto Castelli, del Ministro sloveno Patrick Vlacic e del coordinatore Laurens Brinkhorst. A fare gli onori di casa sarà la Regione Friuli Venezia Giulia che ha lavorato in prima linea per arrivare all’accordo. Se il tracciato “alto” (trenta chilometri di cui venti in galleria lungo l’asse Aurisina-Opicina-Sesana-Divaccia) trova l’accordo dei due Stati e, come ha evidenziato il viceministro Castelli, «è più economico», i tempi di realizzazione – comprensivi di quelli per la progettazione definitiva e le autorizzazioni – sono stimati in 8-9 anni: la progettazione deve essere conclusa entro il 2012 e i cantieri dovranno essere aperti entro il 2013. VENEZIA-TRIESTE E se la tratta transfrontaliera sembra avere, almeno sulla carta, tutti i requisiti per essere portata avanti, l’alta velocità in Friuli Venezia Giulia e Veneto fa i conti con forti ritardi e con due visioni diverse che rischiano di mettere in pericolo la realizzazione dell’opera. Se il Friuli Venezia Giulia ha confermato il tracciato parallelo alla rete autostradale e da due anni lavora a un confronto serrato con le amministrazioni locali per cercare di superare le perplessità e gli ostacoli posti dalle comunità sul passaggio di un’opera che, per quanto indispensabile, sarà impattante, in Veneto il confronto non è ancora partito e rischia di trasformarsi in uno scontro aperto. La Regione ha dato indicazioni a Rfi di progettare un tracciato che corra a metà strada tra la linea dell’autostrada e la costa. Un tracciato che le ferrovie hanno elaborato, ma che la Regione ancora non ha in mano materialmente per cui – almeno così riferiscono gli uffici competenti – non ha avviato il confronto con gli enti locali. Il caso vuole, però, che il viceministro Castelli intervenendo in commissione Trasporti abbia già fornito le indicazioni della linea – il tracciato prescelto è quello «basso», che dalla stazione dell’aeroporto di Venezia correrà a ridosso delle spiag ge fino a Caposile per poi risalire verso l’interno dopo aver varcato il Piave e affiancarsi all’A4 ad ovest di Portogruaro, dove si congiungerà con il tratto friulano – scatenando le preoccupazioni dei comuni interessati. Il progetto preliminare dell’opera va consegnato prima di Natale e se la Regione Veneto ha tutta l’intenzione di rispettare la scadenza, le contrarietà del territorio rischiano di mettere in pericolo questa volontà. IL COMMISSARIO I presidenti Zaia e Tondo dovranno, quindi, essere convincenti mercoledì prossimo nel confronto con Brinkhorst. I governatori puntano a giocare una carta in più: un commissario che acceleri le procedure di realizzazione. In una lettera inviata al governo, Tondo e Zaia hanno chiesto la dichiarazione dello Stato di emergenza e la nomina di Bortolo Mainardi, attuale consulente del commissario della terza corsia e già commissario per le infrastrutture del Nordest. Una nomina che le Regioni contano di ottenere in tempi celeri