Rivolta a Cagliari

Rivolta di immigrati al Cpa chiuso per alcune ore  l’aeroporto di Cagliari

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NOTAV: scoppia la polemica anche in veneto

Mentre in Veneto scoppia la bagarre a causa del previsto cambio di tracciato, il PD si conferma nel nord-est il partito più fortemente pro-tav….

 

 

Dal Piccolo del 12/10/10

Il sindaco leghista si ribella

 

TRIESTE «Nessuna infrastruttura calata dall’alto sulle nostra teste». Gianluca Forcolin, sindaco di Musile e deputato della Lega, aspetta i documenti ufficiali sul tracciato Tav da ministero delle Infrastrutture e Regione Veneto. Ma, nonostante il viceministro e il governatore siano del suo stesso partito, si dice pronto alla battaglia in difesa del territorio. Le anticipazioni di Roberto Castelli hanno creato subbuglio tra i sindaci interessati dal tracciato? Mi sono informato con ministero e Regione e ancora non c’è nulla di certo. Quindi è meglio aspettare la documentazione ufficiale per poi valutare le ricadute. Quale atteggiamento intende tenere? Ritengo opportuno chiedere un tavolo tecnico con Governo e Regione per conoscere nel dettaglio le cose. Nel contempo ci deve essere spazio di manovra per i sindaci di proteggere il proprio territorio. C’è preoccupazione sui tempi e sulla perdita dei finanziamenti. Lo capiamo ma se ci sono esigenze territoriali bisogna tenerne conto. Se verranno ascoltati i sindaci sono convinto che potremo rispettare i tempi. In caso contrario? Daremo battaglia per veder rispettati l’ambiente e, nel caso del mio Comune, le attività agricole. Ci sarà battaglia anche con Castelli e Zaia? Qui si parla del territorio, al di là del fatto che il viceministro e il presidente sono del mio stesso partito. E d’altra parte la difesa dei propri cittadini è il credo principale della Lega. (r.u.)

 

Il Pd fa squadra e boccia la Tav lagunare

 

TRIESTE «Il tracciato della Tav a ridosso delle spiagge? Fossimo stati noi al governo non sarebbe andata così». Il Pd del Friuli Venezia Giulia e del Veneto boccia l’ipotesi di un’alta velocità lungo il litorale in provincia di Venezia. E annuncia un’azione congiunta per far cambiare idea a Luca Zaia e all’assessore Renato Chisso: «Facciano dietrofront perché, altrimenti, c’è il rischio di ulteriori ritardi se non di uno stop». Il tracciato migliore? Secondo il Pd quello parallelo alla A4 Trieste-Venezia. Lo dice Debora Serracchiani. Lo ribadisce il capogruppo del partito nel Consiglio regionale del Veneto Laura Puppato che mette nel mirino soprattutto Chisso: «La variazione è stata imposta da un assessore che non ha mai riservato adeguata attenzione per il trasporto ferroviario». All’incontro di ieri a Udine c’era anche Rodolfo Viola, deputato del Pd che ha presentato un’interrogazione sulla Tav dopo che in commissione il viceministro Roberto Castelli ha reso nota l’opzione del tracciato ”basso”, quello che passa nel territorio di bonifica tra Musile-San Donà e Jesolo, toccando Caposile, e nella zona tra Chiesanuova e Passarella per poi risalire verso l’interno dopo aver superato il Piave. Un’ipotesi che, secondo Serracchiani, «vede le amministrazioni locali, nemmeno informate della novità, completamente contrarie». «È l’ennesima prova – aggiunge il segretario del Pd Veneto Rosanna Filippin – del centralismo regionale che sta dietro il vuoto federalismo sbandierato dalla Lega Nord». Non manca il veleno di Serracchiani: «I governatori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto si vedono in trattoria, noi ci incontriamo alla luce del sole». Oggi intanto a Trieste, su un altro fronte della Tav, al termine di un incontro che vedrà presenti il coordinatore europeo del Progetto prioritario n.6 Jan Laurens Brinkhorst e l’assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi, è in programma la firma (contestata all’esterno dai No Tav di Trieste e del Carso) del viceministro Castelli e del segretario di Stato sloveno Igor Jakomin sull’intesa per la progettazione della tratta tra Trieste e Divaccia. Dopo mesi di trattative, Italia e Slovenia si sono hanno accordati sulla linea ”alta”, che sull’altipiano carsico da Aurisina raggiunge Opicina, seguendo la traccia della rete esistente, e poi si dirige verso il confine. Domani invece, sempre a Trieste, si terrà l’incontro tra Tondo e Zaia con Brinkhorst per approfondire le novità sul tracciato veneto. E proprio il governatore veneto, a ridosso dell’incontro, assicura che «c’è la volontà di chiudere la partita». E aggiunge: «Non c’è un tracciato che non abbia conflitto territoriale. Partiamo dal presupposto che ovunque passi, avrà comunque un comitato contro». (m.b.)

 

 

Dal Messaggero Veneto del 12/10/10

Tav, Pd di Fvg e Veneto contro il nuovo tracciato

 

di ANNA BUTTAZZONI UDINE. Le infrastrutture, dalla Tav al super-porto tra Trieste e Monfalcone, e il federalismo. Il Pd di Friuli Venezia Giulia e Veneto fanno squadra per dar forma a iniziative comuni sottolineando ciò che i governi, regionali e nazionale di centro-destra, non stanno facendo. Un’azione congiunta del Pd che verrà allargata anche ad altre regioni, per creare una sorta di blocco democratico e riconquistare il Nord. Debora Serracchiani, europarlamentare e segretaria regionale del Pd, comincia dal progetto Unicredit del super-porto. «Lo stop al finanziamento della piattaforma logistica di Trieste è l’ennesima occasione perduta e la riprova – afferma Serracchiani – che di questa regione non interessa più nulla a nessuno a livello di governo italiano. Mi auguro che l’amministrazione comunale di Trieste e la Regione prendano una posizione forte perché sostenere che il problema dipende dal fatto di attendere il rinnovo dell’Autorità portuale, è un’offesa all’intelligenza di chi ha lavorato per il porto di Trieste, di chi vuole bene a questa regione e di chi vorrebbe vederla veramente presente in modo centrale in Europa». Con lei a presentare la comune azione democratica c’è la segretaria regionale del Veneto, Rosanna Filippin, ma anche i parlamentari e i consiglieri regionali democratici di Fvg e Veneto. Dopo il porto è la volta della Tav, perché in Veneto il tracciato originario potrebbe cambiare. Un’ipotesi che trova l’opposizione dei democratici. «Il percorso – afferma Serracchiani – dovrebbe restare quello a nord, che corre parallelo all’autostrada A4 Venezia-Trieste, ma l’amministrazione veneta vuole spostarlo a sud, rendendo molto più costosa e probabilmente irrealizzabile questa infrastruttura fondamentale per il Nord-Est e per l’Italia. Con il rischio concreto che l’opera, il cui progetto preliminare dev’essere presentato entro il 31 dicembre, abbia ulteriori ritardi, se non addirittura uno stop». I democratici di Fvg e Veneto, quindi, chiederanno verifiche sull’impatto ambientale e sull’effettiva utilità di questo nuovo tracciato, denunciando anche il mancato coinvolgimento delle comunità locali, contrarie – a detta del Pd – alla nuova ipotesi. Il deputato Rodolfo Viola fa sapere di aver presentato un’interrogazione al viceministro Roberto Castelli, mentre Laura Puppato, capogruppo del Pd nel Consiglio regionale del Veneto, svela: «Il nuovo percorso è stato imposto dall’assessore veneto Renato Chisso». E sulla Tav immediata è stata la replica di Luca Zaia, governatore del Veneto. «C’è la volontà di chiudere la partita. Non c’è un tracciato che non abbia conflitto territoriale. Partiamo – ha detto Zaia – dal presupposto che ovunque passi avrà comunque un comitato contro». La partita-federalismo per il Pd si gioca invece assegnando centralità ai Comuni. «La Tav è l’ennesima prova – commenta Filippin – del centralismo regionale che sta dietro il vuoto federalismo sbandierato dalla Lega, e cioè l’esatto contrario del federalismo basato sulle autonomie che, come Pd del Nord, vogliamo sviluppare». I Comuni sono dunque lo snodo. «Quello che invece sta proponendo il governo – attaccano Filippin e il senatore Marco Stradiotto – è clientelare, fondato sul centralismo e rischia di rompere il Paese». Il vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale del Fvg, Mauro Travanut, parla invece di miopia politica. «Sul Federalismo partiamo da due posizioni diverse, la specialità del Fvg e l’ordinarietà del Veneto. È assurdo – spiega Travanut – pensare di abbassare il livello più alto. Va fatto il contrario»

 

Italia-Slovenia, oggi la firma per il tracciato Domani l incontro Tondo-Zaia con Ue

 

TRIESTE. Il nuovo tracciato della Tav nel tratto Trieste-Divaccia (Slovenia), parte del Corridoio V, sarà formalizzato oggi a Trieste dal viceministro per le Infrastrutture Roberto Castelli e dall’omologo sloveno Igor Jakomin. La firma dei due governi sull’accordo di cofinanziamento del progetto transfrontaliero e sul nuovo tracciato va a modificare il percorso individuato negli scorsi anni. Dopo mesi di dialogo e trattative, i due stati hanno raggiunto l’intesa sulla cosiddetta linea alta, che sull’altipiano carsico da Aurisina raggiunge Opicina, seguendo la traccia della rete esistente e poi si dirige al confine. Il nuovo percorso sostituisce la variante cittadina che avrebbe attraversato la città di Trieste ed era contestato dagli ambientalisti. In questo modo, con il finanziamento da 50,7 milioni di euro per la progettazione stanziato dalla Commissione europea nel dicembre 2008, potranno cominciare gli studi per la realizzazione del tratto transfrontaliero che è lungo poco meno di 40 chilometri. La firma dell’accordo è prevista nella sede della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, protagonista nell’opera di mediazione con l’assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi. Domani, sempre a Trieste, si terrà l’incontro tra i presidenti di Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, e Veneto, Luca Zaia, con il coordinatore del progetto prioritario numero 6 Laurens Jan Brinkhorst. Obiettivo della riunione è trovare l’intesa sul tracciato veneto da Mestre a Portogruaro dell’alta velocità. I due presidenti hanno già mandato al Governo italiano una lettera in cui chiedono la nomina di un commissario, in particolare di Bortolo Mainardi, per accelerare i tempi dell’alta velocità a Nord-Est.

NOTAV: presidio a Trieste

Rassegna stampa: Il Piccolo e il Messaggero Veneto del 13 ottobre

Una trentina di persone hanno partecipato quest’oggi (martedì 12 ottobre alle ore 13.30) al presidio in piazza Unità sotto il palazzo della Regione. L’occasione era la firma dell’intesa per il nuovo tracciato della Trieste-Divaccia fra Italia e Slovenia.

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NO TAV/ Rassegna stampa 13 ottobre

Il Piccolo 13 ottobre

MERCOLEDÌ, 13 OTTOBRE 2010 Pagina 10 – Regione

 

INTESA SULLA TRIESTE-DIVACCIA ALLA PRESENZA DI BRINKHORST.

 

 

OGGI IL VERTICE TRA TONDO E ZAIA

 

Italia e Slovenia firmano l’accordo sulla Tav

 

Via libera al tracciato ”alto”: Opicina stazione passante, 101 milioni per i progetti. Il nodo dei porti

 

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di ROBERTA GIANI

 

 

TRIESTE Trieste e Divaccia, almeno sulla carta, sono più vicine. E la Val Rosandra è ”salva”. Alle 15.57, con due ore di ritardo, la benedizione del coordinatore europeo Laurens Jan Brinkhorst e l’applauso liberatorio a favore di telecamere, Italia e Slovenia firmano in piazza Unità l’accordo quasi impossibile. Quello che, dopo anni di baruffe e ripensamenti, ”disegna” la tratta italo-slovena del corridoio ferroviario che deve unire, all’insegna di treni più veloci e capaci, l’Ovest e l’Est europeo. Lione al confine ucraino.

 

L’INTESA «Accordo storico» esultano i viceministri alle Infrastrutture Roberto Castelli e Igor Jakomin. È stata dura e il tracciato ”basso”, finito in un cestino, ne è la riprova. «Ma il passato è passato» sorride Brinkhorst. Il futuro, però, va ancora scritto: dove passerà esattamente il tracciato ”alto” che, schivando la Val Rosandra e le proteste, toccherà Aurisina, Opicina, Sesana e Divaccia? Che fine faranno i sei chilometri per ora fantasma che dovrebbero unire i porti di Trieste e Capodistria? Chi pagherà un’infrastruttura che dovrebbe costare un po’ meno di 2,4 miliardi? Ma, soprattutto, quando partiranno i primi treni?

 

LE INCOGNITE Domande, tante, in attesa di risposta. «Un passo alla volta. Quello di oggi è un punto di partenza essenziale e ci consente di evitare una nuova Val di Susa» afferma, nei panni di padrone di casa, l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi. «Abbiamo siglato un accordo che definisce irreversibilmente un tracciato condiviso dagli enti locali e più economico di quello iniziale» dà man forte Castelli. E già che c’è, fresco com’è di ”Barcolana”, assicura: «Trieste è in cima ai pensieri del governo». Jakomin, al suo fianco, evidenzia lo spirito di collaborazione mentre Brinkhorst, fedele al suo ruolo, incita a far in fretta: chi primo arriva, più chance ha di ottenere i (pochi) fondi europei.

 

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IL TRACCIATO Ma adesso, firmato l’accordo, che succede? Mentre un gruppo di No-Tav manifesta sotto il Palazzo, definendo «distruttiva, inutile e costosa» un’opera «che non porterà nemmeno l’alta velocità», i tecnici delle ferrovie occupano la scena: devono definire il tracciato, gallerie annesse, e si mettono al lavoro già da ieri nella sede della Regione. «È presto per dire dove passeranno esattamente i binari. Vanno fatti gli approfondimenti e i rilievi» spiega Riccardi. Ribadendo i punti fermi: Opicina, e non Trieste, sarà la stazione passante e i treni raggiungeranno Divaccia «affiancando più o meno la linea esistente». Sempre da Opicina partirà il collegamento con il porto di Trieste: «Valorizzeremo al massimo la rete esistente e quindi useremo la linea di cintura». Pendenza massima: 12,5%. Era del 17% nel tracciato iniziale.

 

I COSTI L’accordo appena firmato blinda l’intera progettazione: il costo totale ammonta a 101,4 milioni di euro, di cui 50,7 a carico dell’Unione europea, 22 a carico dell’Italia e 28,7 della Slovenia. Castelli e Jakomin garantiscono sui fondi: i due paesi apriranno i portafogli. Subito dopo, rassicurano sui tempi: le scadenze imposte da Bruxelles saranno rispettate e, entro tre anni, le ”carte” saranno ultimate.

 

I CANTIERI E dopo? Per costruire la Trieste-Divaccia servono risorse ben più ingenti. «Ma siamo sotto i 2,4 miliardi di euro. Nulla di paragonabile ai 15 miliardi del Frejus» afferma Castelli. Dove trovarli, però? L’Europa può coprire sino al 30% del costo e, come ricorda Brinkhorst, nulla è scontato: «Dovete agganciare la programmazione 2013-2020 rispettando i tempi di progettazione esecutiva. E quindi dovete fare in fretta». I primi cantieri? Jakomin azzarda un pronostico: entro cinque anni. I primi treni? Castelli fa altrettanto: entro il 2020 «ma è solo un’ipotesi visto che si parla di un contesto difficilissimo come il Carso».

 

I DUE PORTI Il collegamento tra i porti di Trieste e Capodistria, di sicuro, rimane un ”mistero”: l’Italia lo vuole, la Slovenia no. Come finirà? «La priorità è chiaramente la tratta tra Trieste e Divaccia. Ma non deve ostacolare, anzi, la futura collaborazione tra Trieste e Capodistria» media Brinkhorst. Una grana ancora aperta, non certo l’unica. Oggi alle 10.30 il coordinatore europeo incontra Renzo Tondo e Luca Zaia, i governatori cui è appesa la tratta Venezia-Trieste, con la Regione Veneto che vuole la Tav ”lagunare”, mentre i sindaci protestano, e Castelli non si sbilancia. Come uscirne? «Vediamo…». Ottimista? «Sempre» sorride Mr Corridoio V.

 

 

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COLLEGAMENTI CON ROMA E MILANO, UDC IN PRESSING

Vertice sui treni soppressi

ROMA «L’Italia non può finire a Mestre». Angelo Compagnon, deputato friulano dell’Udc, si è fatto portavoce, con un’interrogazione al ministro dei Trasporti discussa ieri alla Camera, del grido di dolore di quanti scelgono di utilizzare il servizio ferroviario sulle tratte Trieste-Roma, Udine-Roma e Udine-Milano. Una vera odissea, dopo la decisione di Trenitalia, nel giugno scorso, di sopprimere gli Eurostar che effettuavano il servizio veloce con collegamenti diretti in poco più di cinque ore, e che costringe oggi i viaggiatori su rotaia a lunghe ed estenuanti attese per il cambio alla stazione di Mestre, o a rassegnarsi all’unico collegamento diretto, un Intercity con tempi di percorrenza pari ad otto ore e venti minuti. Senza contare l’eliminazione del treno notturno che arriva e parte non più dalla centrale stazione Termini di Roma ma dalla meno servita e periferica Roma Tiburtina. Tempo di arrivo dal via del capostazione, nove ore e trenta minuti. Un’offerta inadeguata e disdicevole, a giudizio di Compagnon, che ha ottenuto l’impegno a promuovere un incontro, la prossima settimana, con i vertici di Trenitalia per discutere la questione. Derivata, ha spiegato il sottosegretario Bartolomeo Giachino, dalle basse frequentazioni riscontrate sulla tratta Venezia- Trieste. «Da troppo tempo – ribatte Compagnon – a Mestre si bloccano tutti i collegamenti ferroviari diretti. Ma l’estremo Nord Est è un passaggio cruciale non solo per i rapporti commerciali, ma anche per quelli economici con i paesi dell’Est». (m.n.)

 

 

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Messaggero Veneto 13 ottobre

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Italia e Slovenia hanno firmato l’accordo sul tracciato dell’alta velocità fino a Divaccia e il cofinanziamento della progettazione  I presidenti di Fvg e Veneto si incontrano per decidere sul percorso della linea

Tav, ok al tracciato Trieste-Divaccia Venezia-Trieste, vertice Tondo-Zaia

 

L’INCONTRO

 

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TRIESTE. L’accordo con la Slovenia c’è, ora tocca al Veneto. Il percorso per la Tav a Nord Est procede, un passo alla volta. Oggi a Trieste arriva il governatore del Veneto Luca Zaia (Lega) e la palla è nelle sue mani. Ad aspettarlo, in piazza Unità, non ci sarà soltanto il collega-presidente del Friuli Vg Renzo Tondo, ma anche mister Corridoio 5, l’olandese mandato da Bruxelles, Laurens Jan Brinkhorst, coordinatore del progetto prioritario 6 della Commissione europea. È proprio lui ad attende una posizione chiara della Regione Veneto sul tracciato.L’accordo. Prima le buone notizie: ieri Italia e Slovenia hanno condiviso ufficialmente a Trieste, con la firma di un trattato di cooperazione, il tracciato della Tav tra Trieste e Divaccia (Slovenia) e il relativo cofinanziamento della progettazione, che verrà realizzata nei prossimi tre anni. A siglare l’accordo sono stati i viceministri Roberto Castelli e Igor Jakomin, che hanno definito «storica» la firma dell’accordo e sottolineato che il tracciato scelto è meno impattante dal punto di vista ambientale e meno costoso di quello ipotizzato in un primo momento. Nei prossimi anni la Commissione intergovernativa lavorerà sul progetto. La progettazione, per un costo complessivo di circa 100 milioni di euro, sarà sostenuta per 50,7 milioni da fondi europei e per la parte restante sarà divisa tra i due Governi, che ieri hanno confermato l’impegno finanziario. Il tracciato scelto, il costo del quale è stimato in 2,3 miliardi di euro – secondo quanto ha riferito Castelli – è la cosiddetta «variante alta» che non attraversa il territorio urbano di Trieste, ma da Ronchi dei Legionari (Gorizia) raggiunge le località di Aurisina e Opicina, sul Carso, e poi il confine di Stato, sfruttando in parte la rete ferroviaria esistente.
I comitati. Ai piedi del palazzo della Regione un piccolo gruppo di No Tav manifestava contro l’alta velocità, ma l’assessore regionale Riccardo Riccardi ha evidenziato che «con il nuovo tracciato siamo riusciti ad evitare una nuova Val Susa». La firma di ieri, ha aggiunto Riccardi, che è riuscito a portare a casa la sede esecutiva del Board della progettazione, che sarà a Trieste, «è un punto di partenza essenziale che ci consente di guardare al futuro con maggiori certezze».
L’Europa. Brinkhorst ha aggiunto che farà «tutto il possibile per arrivare all’accordo. Non sono italiano, non sono sloveno – ha detto alla vigilia dell’incontro -, lavoro solo per l’Europa e sarebbe bizzarro se Veneto e Friuli Venezia Giulia non trovassero l’accordo, avendo già raggiunto l’intesa con la Slovenia». Le regioni sono obbligate a premere l’acceleratore sull’alta velocità a Nord Est e consegnare la progettazione a Bruxelles entro l’anno – sui vari tracciati sono già al lavoro i tecnici di Italferr – per evitare di perdere i finanziamenti comunitari.
Venezia-Trieste. Fino a Portogruaro, la Regione Friuli Venezia Giulia ha parlato chiaro, la Tav correrà in parallelo all’autostrada a tre corsie. I dubbi si concentrano tra Portogruaro e Mestre. Ma la questione è ancora accesa: dopo le dichiarazioni al Senato di Castelli, che, citando una delibera dell’allora giunta regionale di Giancarlo Galan, aveva indicato la variante Sud attraverso Caposile, dalle amministrazioni locali e dal Pd è arrivata la netta contrarietà a tale soluzione. Ieri è stato poi lo stesso Castelli a spiegare che «la scelta spetta alle amministrazioni locali», e dunque alla Regione di Zaia. «Magari – ha proseguito Castelli – perdiamo tre o sei mesi per discutere, ma poi guadagniamo cinque anni per non dover rifare tutto come prima».
Le regioni sono obbligate a premere l’acceleratore e consegnare la progettazione a Bruxelles entro l’anno – sui tracciati sono già al lavoro i tecnici di Italferr – per evitare di perdere i finanziamenti comunitari.
Beniamino Pagliaro

 

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La beffa sulla prima pagina del Piccolo

 

Sulla prima pagina del Piccolo del 13 ottobre, sotto l’articolo riguardante la firma dell’accordo Italia-Slovenia compare quello tutt’altro che esaltante sul porto di Trieste.

Infatti negli speakeraggi sotto il palazzo della Regione avevamo proprio evidenziato come Capodistria avesse fregato anche le banane al Porto di Trieste.

Perchè è rilevante questo fatto?

Perchè, come ha affermato lo stesso responsabile del progetto della tratta Venezia-Trieste, Carlo Comin di RFI:

 

«Prima criticità non è la linea ferroviaria,


prima criticità è il porto di Trieste»

 

Esporremo nei dettagli le dichiarazioni di Comin, filmate suo malgrado, il 9 giugno, in Consiglio Comunale a Duino-Aurisina, nell’Assemblea del 15 ottobre nel confronto a Porpetto con Riccardi e la Serracchiani

 

Il Piccolo 13 ottobre 2010

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AMIANTO/ Vertici Italcantieri a processo

La vicenda dell’amianto è la cartina di tornasole di rapporti sociali basati sullo sfruttamento, la violenza, la morte.

La stagione dei processi non potrà chiudere la partita. Non è un punto di arrivo ma un traguardo da cui ripartire.

Fincantieri, nuovo maxi-processo per l amianto

di FRANCO FEMIA GORIZIA Il tribunale di Gorizia sarà duramente impegnato nei prossimi anni sul fronte dei processi legati all’esposizione all’amianto. Da sei mesi è stato avviato il mega-processo per 85 morti da amianto tra i lavoratori del cantiere di Panzano con 41 imputati, e si profila all’orizzonte un nuovo procedimento per altre 35 vittime sempre per l’assunzione del minerale killer. La Procura della Repubblica ha in questi giorni informato gli indagati – sono sempre i vertici dell’ex Italcantieri – della chiusura dell’indagine. Ora i difensori hanno tempo 40 giorni per presentare memorie, nuova documentazione o chiedere l’interrogatorio degli indagati. Successivamente i magistrati chiederanno il rinvio a giudizio degli indagati per omicidio colposo. Spetterà poi al gup fissare l’udienza preliminare e fissare, nel caso di rinvio a giudizio, il processo che si celebrerà sempre dinanzi a un giudice monocratico. Ma il lavoro della Procura della Repubblica – la vicenda amianto è seguita dai pubblici ministeri Luigi Leghissa e Valentina Bossi – non finisce qui. Ci sono altre due o tre inchieste che procedono e che saranno presumibilmente completate entro il 2011. D’altra parte le denunce per presunta morte causata dall’asbestosi continuano a giungere sul tavolo della Procura goriziana e secondo alcune statistiche ogni anno muoiono nel Friuli Venezia Giulia 60 persone per mesetelioma della pleura legato all’assunzione di amianto. E si ritiene che tra gli ex lavoratori dei cantieri si avranno decessi fino al 2020 come scriviamo a parte. Alla Procura, diretta dalla dottoressa Caterina Ajello, per sveltire le inchieste sull’amianto è stato creato un pool di dieci persone che è costituito dai sostituti procuratori Luigi Leghissa e Valentina Bossi, da sei appartenenti alla forze dell’ordine (in gran parte carabinieri), due dirigenti del servizio di prevenzione e sicurezza sull’ambiente del lavoro dell’Azienda sanitaria isontina. C’è poi a disposizione un consulente informatico e, grazie a un server fornito dalla Regione, la Procura sta informatizzando tutto quanto è necessario per snellire il lavoro legato all’esposizione all’amianto. Si tratta di ricostruire 40 anni di storia dei cantieri, dal tipo e dalle modalità di costruzione delle navi, dai vertici apicali che si si sono succeduti in questi anni nello stabilimento di Panzano. E si tratta poi di memorizzare e incrociare migliaia di dati riferiti ai lavoratori e allo loro mansioni, il materiale documentale in possesso dei magistrati. Si stanno raccogliendo e informatizzando anche le testimonianze fornite dai familiari e dai colleghi degli dipendenti deceduti divise anche per periodi di lavoro. Una mole di lavoro notevole che si sta dimostrando utile nelle udienze del maxi-processo in corso al tribunale di Gorizia e che oggi prevede una nuova udienza con nuovi testi.

Picco di decessi tra il 2015 e il 2020

Di amianto si continua e si continuerà a morire. Una strage destinata a salire ancora, almeno fino al 2015-2020, periodo in cui, ritengono gli studiosi, arriverà il picco delle malattie asbesto-correlate. I rapporti sanitari in materia parlano da soli sulla portata del fenomeno. Secondo i dati del Registro tumori del Friuli Venezia Giulia, infatti, l’incidenza del mesotelioma maligno, forma tumorale legata all’esposizione da amianto, non accenna a fermarsi. Nel biennio 2004-2005 sono stati registrati 30 casi nell’Isontino e 45 nel Triestino. Il tasso di incidenza grezza è di 16 casi ogni 100mila uomini e di 5,5 casi ogni 100mila donne nell’Isontino, mentre nella provincia di Trieste sono 18,8 casi ogni 100mila maschi e 1,2 casi ogni 100mila donne. Per quanto riguarda gli uomini, si tratta di un’incidenza, rispettivamente, di 8 e 9 volte superiore rispetto alla provincia di Pordenone. In assenza di esposizione all’amianto, il rapporto sarebbe di un caso per milione di abitanti. Stando ai dati relativi al biennio 2006-2007, l’incidenza dei casi di mesotelioma per gli uomini è stata stimata da 7 a 15 volte superiore nelle province di Gorizia e Trieste, rispetto a quelle di Udine e di Pordenone. Il territorio continua dunque a pagare in modo drammatico la pesante esposizione da amianto vissuta non solo dai lavoratori di cantieristica e metalmeccanica, ma anche da mogli, madri o sorelle che ne lavavano le tute, come pure da lavoratrici dell’industria tessile. E ancora, secondo gli epidemiologi, negli ultimi 30 anni sono circa 900 i decessi collegabili all’esposizione della ”fibra killer” a Monfalcone, e altri 900 casi a Trieste. Quindi 1800 persone decedute, 60 ogni dodici mesi per ognuno di questi trent’anni. In regione, inoltre, sono 8.400 gli iscritti al Registro degli esposti amianto, di cui 5.032 per motivi professionali. Di questi, i cittadini della provincia di Trieste sono 2.877, mentre dell’Isontino sono 1321.

Il Piccolo, 13 ottobre 2010 

MAXI-PROCESSO AMIANTO

Ascoltati altri quattro testimoni
Stabilito il calendario delle udienze fino alla fine dell’anno

Sono stati ascoltati dalla 10 alle 17 senza sosta i quattro testimoni chiamati a deporre ieri al maxi-processo avviato dal Tribunale di Gorizia per stabilire la responsabilità di 85 morti per amianto. Sul banco degli imputati si trovano 41 persone che a vario titolo negli anni hanno lavorato per il cantiere di Panzano. L’udienza di ieri, e l’intero procedimento, rappresentano un vero e proprio tour de force per il giudice Matteo Trotta. E sarebbe stata ancora più lunga, se uno dei testimoni non fosse stato assente. Ciascuna con le sue peculiarità, le testimonianze sono tutte molto simili tra loro. Anche se le une somigliano alle altre, come ha fatto notare uno dei legali di parte civile, l’avvocato Francesco Donolato, «nel susseguirsi dei racconti, si aggiungono particolari sempre nuovi».
Il volume di informazioni da gestire è mostruoso. Per capire quanto lo sia, è sufficiente prendere in considerazione il numero di testimoni chiamati in aula dal pubblico ministero Luigi Leghissa: quasi 400.
Tra le altre cose, ieri le parti hanno stilato le date delle prossime udienze. La prima sarà quella del 26 alle 9.30. Da qui alla fine dell’anno se ne terranno quattro in novembre e altre quattro in dicembre. È plausibile che solo per ascoltare i testimoni ci vorrà un altro anno e mezzo. «È un processo faticosissimo – assicura l’avvocato Riccardo Cattarini, uno dei difensori -, forse è il più faticoso mai affrontato dal Tribunale di Gorizia e il giudice Trotta sta approfondendo moltissimo dedicando molte energie a questo procedimento. Siamo fiduciosi». (s.b.)

UNIVERSITA’/ Trieste: gli studenti occupano Fisica

Link al sito degli studenti

Università. Novanta studenti “occupano” Fisica

Con gli studenti il preside, Rinaldo Rui, che dall’1 alle 3 ha tenuto un improvvisato seminario. Il rettore Peroni: “Stare dentro un edificio pubblico la notte è una occupazione”. I ricercatori di Scienze hanno tenuto lezione in piazza Unità. Slitta intanto il dibattito alla Camera: mancano i fondi e la riforma Gelmini è a rischio
di Gabriella Ziani

 

Una novantina di studenti di Fisica l’altra notte hanno presidiato la facoltà, cioé sono rimasti dentro. E anche ieri notte si sono (pacificamente) insediati in notturna, fra le guardie giurate, nonostante la clamorosa notizia che il decreto Gelmini è rimandato, e dunque non va oggi alla Camera: manca la copertura finanziaria. I ragazzi sono rimasti in ateneo per scrivere documenti in vista dell’ assemblea di oggi, e comunque per completare una piattaforma che contenga il loro punto di vista. Non è un’occupazione, dicono. Con loro l’altra notte il preside, Rinaldo Rui, che dall’1 alle 3 ha tenuto un improvvisato seminario. «Sono rimasto per convincerli a desistere – dice – ma poi hanno deciso diversamente, con pacatezza e serenità».
Il rettore Peroni attende di aver chiaro il quadro ma avverte: «Stare dentro un edificio pubblico la notte è una occupazione. E se è un’occupazione non è un atto lecito. Si rischia di segare il ramo su cui si sta seduti».

Mentre per stamani era prevista la sosta di mezz’ora, dalle 11 alle 11.30, per protesta contro la riforma, ieri i ricercatori di Scienze (dove un terzo dei corsi, dicono gli studenti, ha per docenti ricercatori che si astengono dalla didattica), attorniati da ragazzi ma pochi cittadini di passaggio, erano in piazza Unità per lezioni all’aperto, attorno alla fontana. «Una generazione è in strada davvero – dicevano a margine -, ragazzi già ben formati dovranno andarsene altrove, e c’è anche una caterva di pensionamenti: chi sostituirà i professori?». I docenti raccontano degli scatti di stipendio che diventano triennali e di liquidazioni «date in due rate» a chi va in pensione. Nessuno poi sa come si tornerà alla didattica dalla prossima settimana.

Peroni è netto: «Due settimane di libero confronto, da lunedì tutto deve tornar normale». Vedremo l’evoluzione, dopo la decisione del governo. Oggi alcuni rappresentanti dei ricercatori saranno in ogni caso a Roma davanti alla Camera, e a una riunione di Rete29aprile. «È successa una cosa importante – commenta Luca Bortolussi, ricercatore a Scienze -, ma non è che la riforma sparisce, è solo rimandata».

Alle 10 a Scienze c’è un’assemblea; domani alle 14 si riuniscono tutti i ricercatori, alle 16 c’è Consiglio di facoltà sempre a Scienze, il 22 la preside di Lettere Cristina Benussi incontra i «suoi» ricercatori per sentire che intenti manifestano, il 25 indice un Consiglio di facoltà «e solo a quel punto – afferma – saprò come andremo avanti». C’è l’ipotesi che, dopo ampia protesta e lungo dibattito, e forse anche di fronte alle novità di ieri, gli «astensionisti» ritengano soddisfatte le loro ragioni e tornino alle cattedre come prima.

(14 ottobre 2010)

NO TAV/ Report Assemblea di Porpetto

Grande successo di partecipazione e soprattutto politico, ieri sera a Porpetto per il confronto sulla TAV con Riccardi e la Serracchiani

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Nessuno dei due ha risposto alle domande, che erano semplici ed essenziali:

1) Cos’è oggi, dal punto di vista progettuale, la tratta AV/AC, del Corridoio 5, Venezia-Trieste? 2) A cosa serve?  3) Quanto costa?  4) Quando verrà fatta?

dimostrando in questo modo l’assoluta debolezza del progetto. La Serracchiani non ha risposto, probabilmente perchè non ne sa molto, nonostante sia membro della Commissione Trasporti e Riccardi perché probabilmente ha ragionato così: “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Una facoltà che non ha, ma della quale si è avvalso lo stesso.

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La manifestazione di Roma della Fiom

Rassegna stampa sulla

manifestazione della Fiom

+ critica del sindacato concertativo

operai

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NO TAV/ Rassegna stampa: un vero golpe dell’informazione

A proposito di informazione, fra l’altro sapevi che in Val Susa sabato 9 ottobre hanno manifestato 40/50 mila persone (clicca qui  12 ) contro la TAV??

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Riccardi ha capito la rovinosa sconfitta subita a Porpetto venerdì 15 ottobre e così il giorno dopo, alle ore 12.28 di sabato 16 ottobre, è corso ai ripari ed ha emesso un comunicato stampa per imporre la sua linea ai giornali, che sono usciti praticamente all’unisono nel dare informazioni di fondo depistanti e con tanto di locandine nelle edicole (Messaggero Veneto: “Tav Percorso ancora da decidere”, Il Piccolo ,”nella bassa la Tav ancora lontana”).  Fra l’altro l’assemblea organizzata dai “Comitati NO TAV della Bassa Friulana” diventa, nel comunicato della Regione, un incontro pubblico organizzato dal locale Comitato di persone contrarie all’opera”. Non parliamo poi della RAI-venduta, che, come al solito mette la sordina a quasi tutte le iniziative NO TAV.

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L’occupazione anarchica a Milano

L’occupazione anarchica a Milano

Milano, gli anarchici Bottiglieria hanno occupato un’altra palazzina

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