CIE DI GRADISCA: operatori terrorizzati

I Cie non possono che produrre frustrazione e rabbia di chi vi è rinchiuso e perciò violenza verso chi la gestisce…i CIE vanno chiusi!!!!

 

Dal Piccolo del 05/10/10

Al Cie di Gradisca 15 aggressioni in un anno operatori terrorizzati

 

GRADISCA Quindici aggressioni in un anno. In alcuni casi molto gravi, culminate con un ricovero in ospedale. E un lavoro portato avanti in condizioni psicologiche difficilissime, continuamente in preda a minacce e ritorsioni da parte degli ospiti della struttura. «Abbiamo il terrore di andare al lavoro»: la denuncia viene dagli operatori della Connecting People, il consorzio siciliano che dal 2008 gestisce il Cie (e successivamente il Cara), al termine dell’ennesima estate di passione. Le rivolte di agosto sono solo i casi più eclatanti, ma è la quotidianità l’incubo dei dipendenti. E così dopo quella delle forze di polizia arriva anche la denuncia degli operatori: «Così non possiamo più andare avanti. Senza dispositivi di sicurezza, sensori a infrarossi e telecamere è impossibile gestire la benchè minima tensione. Ogni pretesto per gli ospiti è quello giusto per alzare la voce o le mani: il pasto, la richiesta di medicinali senza controllo medico, cosa che peraltro è assolutamente vietata ed evitata, le sigarette. Tanti cercano il ricovero in ospedale per tentare la fuga e si feriscono da sè». Fortunatamente, dopo le fughe di immigrati fatte registrare nelle ultime settimane, saranno rafforzate le misure di prevenzione e vigilanza al Cie. Lo ha deciso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, e lo aveva ufficializzato in un summit a Gradisca lo stesso assessore regionale alla Sicurezza, Federica Seganti. Dopo aver ottenuto il via libera dal Viminale, la Prefettura sta completando le procedure per l’affidamento dei lavori di potenziamento delle difese passive della struttura gradiscana. In passato gli operatori avevano posto l’accento anche sulla carenza di personale. «Di giorno siamo al massimo in 6 ma la notte, il turno potenzialmente più pericoloso, capita spesso di operare anche soltanto in 3». Un organico che risale ancora alla fase in cui la struttura era stata adibita a Centro di prima accoglienza per fare fronte all’emergenza-Lampedusa. «Ma ora la situazione è completamente mutata. Senza forze dell’ordine saremmo perduti. Più volte Prefettura e Questura sono state sensibilizzate, ma non è cambiato nulla». Negli ultimi 12 mesi è netto in tutta la Penisola l’aumento delle proteste e dei tentativi di evasione dai Cie. Decisiva l’entrata in vigore della Legge 94 del 15 luglio 2009 che portato da 60 a 180 giorni il termine massimo di permanenza per chi vi è trattenuto. Ospiti e reti di associazioni antirazziste lamentano nei Cie scarsa assistenza e informazione, sovraffollamento, degrado o inadeguatezza delle strutture, stato di “costrizione”, la convivenza forzata tra pregiudicati e incensurati, la spesso impossibile coabitazione tra persone provenienti da Paesi diversi: tutte condizioni aggravate dal caldo di questi mesi estivi.

 

TERRITORIO-BIOREGIONI/ Domenica, Manifestazione per la difesa del Lago di Cavazzo

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SCUOLA UDINE/ Volantino per l’8 ottobre + Foto manifestazione

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Udine: 1000 studenti in corteo.

E’ stata una manifestazione molto bella e spontanea con un’assemblea finale, in Piazza Venerio, durante la quale c’è stata una dozzina di interventi da varie scuole.
Auspichiamo che gli studenti sappiano coltivare  i significativi elementi di novità che sono emersi dalla manifestazione.

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NOTAV: Bagnaria Arsa, il comitato non molla

Dal Messaggero Veneto del 06/10/10

 

No Tav, il comitato non molla

 

BAGNARIA ARSA. I comitati No Tav vigileranno e segnaleranno alla Commissione Petizioni del Parlamento europeo se gli iter procedurali sul nuovo progetto Av/Ac, presenteranno passaggi poco chiari. Il 29 settembre c’è stata l’audizione, davanti alla Commissione Petizioni a Bruxelles, della petizione presentata dai comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia. A illustrare la petizione sulla tratta Trieste-Divaccia, è stato il firmatario, Gian Carlo Pastorutti, il quale ha chiesto un’ispezione per verificare eventuali irregolarità procedurali e l’effettivo coinvolgimento del territorio nella stesura del progetto. La presidente della Commissione, l’onorevole Mazzoni, ha affermato che, essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non ci sono le premesse per l’ispezione ma che comunque «verrà inviata una nota per invitare le autorità locali a promuovere una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere». Ha concluso ribadendo che il sottoscrittore della petizione potrà «ripresentarla se ci saranno elementi concreti di valutazione». La discussione, ha coinvolto la segretaria del Commissario Brinkhorst, un rappresentante della Commissione Ambiente, un componente della Commissione Petizioni e l’onorevole Antonio Cancian (Pdl), componente della Commissione Turismo. È stato confermato che il progetto Tav Trieste-Divaccia iniziato con l’amministrazione Illy, durato alcuni anni, che prevedeva un percorso “slalomistico”, e poi abbandonato, non ha beneficiato di finanziamenti della Comunità europea. Allora i No Tav, si chiedono: «Con che fondi è stato chi pagato?» Pastorutti, ricorda che la Comunità ruropea, nel piano di finanziamenti dei progetti Av/Ac 2007- 2013, aveva stanziato 50,7 milioni di euro per questa tratta, fondi che però non sono stati anticipati. Cancian, ha anche affermato il percorso nel Veneto, seppur il termine ultimo per la presentazione del progetto sia il 31 dicembre di quest’anno, non è ancora stato presentato. In merito all’incontro svoltosi a Bagnaria tra l’assessore Riccardi, i tecnici Rfi, il sindaco e la giunta per parlare dell’attraversamento della Tav sul territorio comunale, Pastorutti sottolinea come a Sgonicco la stessa cosa sia stata discussa in consiglio comunale alla presenza del pubblico. «Evidentemente a Bagnaria – dice – la trasparenza amministrativa non appartiene al sindaco, che però ha promesso che entro ottobre indirà un consiglio comunale non aperto, nascondendosi dietro il regolamento, invece che permettere ai cittadini di interloquire e rispondere del proprio operato. Cosa c’è da tener nascosto in questi grandi progetti di pubblica utilità che non saranno utilizzati dalla gente dei territori attraversati con impatti importanti e sicuramente pagati con i soldi dei contribuenti? Perché questo atteggiamento antidemocratico?» (f.a.

DISASTRI/ Ungheria allarme per il Danubio

7 ottobre

Il fango rosso è nel Danubio – video
“A rischio l’ecosistema del fiume”

Il fango rosso è nel Danubio -  video  "A rischio l'ecosistema del fiume"

Allarme in Ungheria: la marea di scorie della lavorazione dell’alluminio fuoriuscita da un’acciaieria, che ha già invaso una vasta zona del Paese, ha raggiunto il corso d’acqua più lungo d’Europa. E potrebbe contaminarlo

 

6 ottobre 2010 Repubblica

Fango tossico, si cercano altre vittime
lotta contro il tempo per salvare il Danubio

Si cerca ancora dopo l’onda di sostanze tossiche che ieri ha investito un paese provocando 4 morti. Protezione civile impegnata a impedire che l’ondata raggiunga gli affluenti del grande fiume europeo

UNGHERIA

Fango tossico, si cercano altre vittime
disastro ecologico senza precedenti

Riprese le operazioni di soccorso dopo la fuoriuscita di materiale pericoloso da una fabbrica che ha invaso una vasta area. Protezione civile impegnata a impedire che l’ondata raggiunga gli affluenti del Danubio

BUDAPEST – È un disastro ecologico senza precedenti quello che ha colpito Kolontar, nella regione occidentale dell’Ungheria. Il “fango tossico 1” fuoriuscito da un impianto di lavorazione dell’alluminio che ha inondato una zona di circa 40 chilometri quadrati, ha provocato almeno quattro morti (una donna anziana, un uomo di 35 anni a  due bambini), sei dispersi, 123 feriti tra i quali 61 ricoverati, e indotto il governo magiaro a proclamare lo stato di emergenza in tre province, Veszprem, Gyor-Sopron e Vas. I danni sono stimati sui dieci miliardi di fiorini, 38 milioni di euro, la bonifica dell’area durerà mesi, se non anni. La marea di fango, alta due metri, ha sollevato timori per la minaccia inquinamento, che potrebbe raggiungere il Danubio nel giro di quattro o cinque giorni.

I soccorritori sono tornati al lavoro questa mattina: con indosso maschere e indumenti per proteggersi dalle sostanze tossiche e caustiche, gli uomini dell’autorità nazionale per la gestione dei disastri sono alla ricerca di sei anziani, scomparsi dopo l’inondazione. Dopo due giorni in cui non hanno dato segnali di vita, ci sono poche speranze di trovarli vivi e si teme che andranno a ingrossare il bilancio delle vittime del disastro ecologico. Altri 500 uomini sono impegnati in maniera strenua a

Osservatorio locale sul clima/ Ottobre 2010: I danni in Friuli

Caos Climatico Rassegna Stampa dal 22 luglio

 

MV 6 ottobre 2010

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Straripano i fiumi in Friuli:
nove persone tratte in salvo

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Continua l’ondata di maltempo che ha creato nuovi disagi diffusi. Due tedeschi, in campeggio sul greto del Tagliamento, sono rimasti prigionieri delle acque tra Spilimbergo e Dignano.

MERCOLEDÌ, 06 OTTOBRE 2010 Pagina 5 – Udine

Troppo cemento e niente fossati così la statale va subito sott’acqua

Notte di lavoro, a Remanzacco, per la squadra comunale di Protezione civile e per i vigili del fuoco, intervenuti in supporto ai volontari: le piogge intensissime hanno causato situazioni problematiche, nella tarda serata di lunedì, nel capoluogo e nella frazione di Ziracco. A Remanzacco i disagi maggiori si sono registrati nella zona di vicolo Dri, nei pressi della gelateria che si affaccia sulla statale 54: la pioggia, caduta senza tregua dal pomeriggio, ha causato l’allagamento di un ampio tratto della stessa statale e di alcune aree limitrofe. Protezione civile e vigili sono stati impegnati a lungo, per riportare il tracciato alla normalità, e il traffico (pur non molto intenso, vista l’ora) ha subìto un inevitabile rallentamento. «Il problema degli allagamenti, nelle vicinanze degli insediamenti commerciali, – commenta il sindaco Dario Angeli – si ripete purtroppo con una certa frequenza: sarà necessario programmare un intervento di messa in sicurezza». Ancor più critico il panorama nella borgata di Ziracco: «Il sistema fognario, sul quale anni fa erano stati eseguiti dei lavori, – spiega sempre il primo cittadino – ha retto bene, ma la pioggia era così intensa che l’acqua si è riversata dai campi sulla strada, invadendola. L’ambito viario più colpito è stato quello in prossimità del cimitero. Il problema è che, praticamente, non esistono più i fossi: è inutile dire che il clima è cambiato, che una volta scrosci intensi come quelli di lunedì rappresentavano un’eccezione. Di acquazzoni violenti e lunghi ce ne sono sempre stati: il punto è che un tempo c’erano i fossati, oggi non più. Stiamo pagando il conto di un’eccessiva cementificazione: la giunta comunale intende affrontare seriamente questo argomento. Bisogna porre grande attenzione anche alle concessioni edilizie, a livello di piano regolatore, per evitare che si costruisca in zone a rischio». E non solo la carreggiata, a Ziracco, ha risentito delle precipitazioni: una decina di abitazioni della frazione sono state allagate. Si parla di scantinati, per lo più, ma non solo: «Alcune famiglie – fa sapere sempre il sindaco – si sono viste invadere dall’acqua la cucina».
I volontari della Protezione civile e i vigili del fuoco sono rimasti sul posto fino alle 2 di notte. E a questo proposito Angeli puntualizza: «È bene ricordare che la squadra di Protezione civile è composta da persone che si mettono a disposizione a titolo completamente gratuito, per puro senso civico. Lo sottolineo in quanto in alcune occasioni si è registrata da parte della popolazione quasi una pretesa di intervento, con proteste per presunti ritardi nell’azione: questo atteggiamento non va bene».

Lucia Aviani

Giovedì 29 Luglio 2010 11:55

Dopo la tromba d’aria del 22 luglio, nel medio Friuli,

con danni da milioni di euro

e tonnelate di eternit sparse per il territorio,

ci siamo messi a guardare con un po’ di attenzione

agli eventi climatici

e stiamo assistendo ad un crescendo

di eventi improvvisi e devastanti …

Fra l’altro questo è ben poca cosa rispetto a quello che è successo in Pakistan, in India, in Europa centrale, in Russia …

 

22 luglio 2010

Tromba d’aria, il Friuli
chiede lo stato di calamità

La Regione chiederà al governo lo stato di calamità per le zone colpite dalla sfuriata di maltempo nella notte fra venerdì e sabato. Lo annuncia l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardi. Mercoledì terrà una relazione alla giunta regionale. “Danni sono ingenti, interessati 35 comuni quasi tutti nella provincia di Udine. La zona più colpita va da Codroipo a Manzano”


Decine i Comuni interessati. Agricoltura e molte aziende in ginocchio.

ELETTRODOTTO Würmlach-Somplago: No di Paluzza e Cercivento

Paluzza: «Non ci comprano
con una piscina per l’elettrodotto»

elettrodotto

Una piscina nella valle del But come compensazione all’elettrodotto Wurmlach-Somplago? Dopo la proposta del rappresentante del Pdl locale, Luca Piacquadio, arriva la forte presa di posizione del sindaco di Paluzza, Elia Vezzi. L’esponente del Pdl, ancora una volta, dice no alla linea aerea e soprattutto boccia l’ipotesi di compensazione avanzata dal collega di partito.

 

MV 6 ottobre

I no di Paluzza e Cercivento
all’elettrodotto in Carnia

Per ora è pareggio, ma la partita non è finita. Dopo il sì di Tolmezzo e Cavazzo all’elettrodotto aereo Würmlach-Somplago, sono arrivati i no di Paluzza e Cercivento. A breve si esprimeranno anche gli altri comuni interessati dal passaggio dei tralicci.

Aggiornamento: L’Olanda dopo la legge contro gli squat


Breve report delle manifestazioni ad Amsterdam tratto e tradotto da http://ch.indymedia.org/demix/2010/10/77915.shtml

Dal primo di ottobre occupare in olanda è stato criminalizzato. Le maggiori città comunque hanno deciso di non eseguire la legge.

Quando il nuovo sindaco di Amsterdam Eberhand van del Laan ha annunciato una settimana fa lo sgombero di tutti i 300 squats esistineti prima possibile, la gente era sorpresa e arrabbiata da questi provvedimenti. Il giorno dopo il procuratore per i casi di occupazione Otto van der Bijl e il capo delle unità speciali di sgombero’ Leen Schaap sono stati messi sotto protezione per 24 ore.

Come risposta alla nuova politica di sgombero, 800 squatters e simpatizzanti hanno manifestato ad Amsterdam il primo di ottobre.Durante la manifestazione una casa è stata occupata e il gruppo di manifestanti è rimasto in supporto per un certo tempo anche per celebrare la prima così chiamata “azione di occupazione illegale”.Mentre la manifestazione proseguiva al termine.Dopo un centinaio di metri i dimostranti sono stato violentemente attaccati dalla polizia a piedi e a cavallo, che ha cercato in un primo momento si entrare nel corteo da davanti, ma ha trovato resistenza e sono stati respinti. Solo quando i poliziotti hanno attaccato in massa con i cavalli dal fondo hanno smembrato il gruppo. Questo non ha fermato gli squatter dal tentare di respingere la polizia e riprendersi la strada, cio’ ha portato a degli scontri per diverse ore nelle strade del centro città di Amsterdam.

Per la prima volta in un decennio la polizia ha tentato di fermare gli scontri tirando lacrimogeni nel corteo.In totale 11 persone sono state arrestate, alcuni sbirri e persone sono rimaste ferite e alcuni manifestanti sono stati ricoverati, di questi una persona con due fratture (?) nel cranio.L’ospedale e questa persona hanno denunciato la polizia per tentato omicidio.Tutti gli arrestati sono liberi.
Il giorno seguente un’altra manifestazione ha preso luogo in Nijmegen con 600 persone.Anche qui si è arrivati a un violento confronto con la polizia.La polizia a cavallo è letteralmente calpestato i manifestanti e la gente si è fatta gravemente male.9 persone sono state portate in prigione, ma tutti gli arrestati sono di nuovo liberi.

Nei giorni seguenti una stazione di polizia ad Amsterdam e’ stata attaccata con delle bottiglie molotov.L’atto non è stato rivendicato da nessun gruppo o individuo.

Da venerdì polizia antisommossa, speciali forze militari, cannoni ad acqua ed elicotteri sono stati sistemati in grande concentrazione attraverso tutta Amsterdam.La strategia della città sembra quella di tenere tutti gli squatters in costante stato di emergenza, e cio’ contribuisce a tenere alta la tensione in città, tensione con cui la polizia non è abituata ad avere a che fare.
la gente aspetta la prima ondata di sgomberi che dovrebbe essere imminente.

Il sindaco ha dichiarato che egli trova la situazione molto spiacevole e programma di far pagare i danni per agkli squatters, anche se egli non crede che ci sia molto da ricevere da loro.

presto ulterior informazioni ai seguenti links:

http://www.indymedia.nl/

Amsterdam Demo:

http://www.at5.nl/artikelen/49319/extra-uitzending-at5-nieuws-om-22-55-uur


CIE DI GRADISCA: una bomba ad orologeria…

speriamo che scoppi!

 

Dal Piccolo del 07/10/10

«Un Cie pieno è una bomba a orologeria»

 

di LUIGI MURCIANO «Un’eventuale entrata a pieno regime del Cie di Gradisca significherebbe fare presto i conti con una bomba ad orologeria pronta ad esplodere». Non si nasconde dietro a un dito il segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) Nicola Tanzi, che ieri ha effettuato un sopralluogo nella struttura per immigrati di via Udine reduce dall’ennesima estate “bollente” fatta di rivolte ed evasioni di massa. Allo stato attuale il Cie ospita 136 immigrati (132 il vicino Cara), vale a dire poco più della metà della capienza reale di 250 posti. Una capienza “controllata” – l’altroieri 40 immigrati maghrebini sono stati trasferiti a Gradisca dal Cpa di Cagliari – proprio per evitare guai peggiori a una struttura in grave sofferenza. «Già le condizioni attuali sono precarie: portare il centro a pieno regime significherebbe fare i conti con una polveriera ingestibile». Accompagnato dal segretario nazionale Michele Dressadore, da quello regionale Olivo Comelli e da quello provinciale Angelo Obit, il segretario generale del Sap ha posto l’accento sulle criticità del Cie isontino. Criticità kafkiane al punto «che con le forze attuali gli agenti riescono a scongiurare la fuga di dieci immigrati mentre ne evadono altri venti». Carenza di dispositivi di sicurezza e di personale dunque non potranno più essere tollerati, anche se «con il senso di responsabilità che ci ha sempre distinti, non vogliamo nemmeno ipotizzare uno stato di agitazione o di sciopero». Tanzi ha confermato come i lavori di messa in sicurezza del Cie – dal ripristino delle camere di parcellizzazione alla collocazione di sbarre antifuga rivestite in plexiglass, dagli offendicula ai dispositivi a infrarossi e di videosorveglianza – siano ormai in fase di aggiudicazione. Potrebbero partire entro un mese. «Una notizia che il Sap attendeva da tempo – così Tanzi – perchè un potenziamento strutturale era ormai improprogabile. Rimane però il problema degli organici. Attualmente al Cie operano appena quattro agenti su cinque turni: venti persone nell’arco della giornata sono tecnicamente troppo poche per fare fronte alle mansioni di vigilanza, di compilazione dei registri di entrata e uscita, al controllo dei monitor. Servirebbero almeno 30 agenti sulle ventiquattr’ore. E meno male che c’è l’esercito a dare una grossa mano (22 i militari impiegati ndr). Così come non è accettabile – ha proseguito Tanzi – l’organico di agenti impiegati all’Ufficio immigrazione. Sono appena in 9 (secondo il Sap ne servirebbero poco meno del doppio ndr) e devono fare fronte alle complesse mansioni di identificazione sia al Cie che al Cara, oltre che provvedere agli accompagnamenti sobbarcandosi centinaia di chilometri al giorno. In questo caso è la normativa che andrebbe rivista. Infine, sono insufficienti i mezzi e gli equipaggiamenti a disposizione». Le istanze del Sap saranno notificate già quest’oggi al Dipartimento centrale della Polizia di Stato. E sebbene non sia stato detto apertamente, è facile immaginare che gli operatori di Ps temano che i lavori divengano un pretesto per porta re a pieno regime il Cie, anzichè colmare le lacune attuali. «La sicurezza del Cie è la sicurezza non solo degli agenti, ma degli stessi ospiti» ha spiegato Tanzi. Ben venga allora il ripristino delle camere di parcellizzazione (rimosse nel 2007 per una scelta che Tanzi evitando polemiche definisce «assai poco funzionale”) e della videosorveglianza. Ci è stato assicurato che i tempi saranno celeri». Durante i lavori – i cui costi e la cui aggiudicazione sono apparentemente secretati dal Viminale ma godono del sostegno economico della Regione Fvg- il Sap chiederà che non vi siano altri trasferimenti di immigrati a Gradisca, e che eventualmente gli ospiti presenti siano temporaneamente allocati altrove.

 

Dal Messaggero Veneto del 07/10/10

Il Sap: al Cie personale insufficiente «E una bomba pronta a esplodere»

 

GRADISCA D’ISONZO. Portato a piena capienza (250 posti) senza potenziamenti strutturali e ai sistemi di sicurezza, e senza il necessario incremento degli organici di polizia e del parco mezzi, il Cie (Centro d’identificazione ed espulsione) di Gradisca sarebbe «una bomba pronta a esplodere». Non ha usato giri di parole il segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di polizia), Nicola Tanzi, per descrivere la situazione di assoluta criticità in cui versa la struttura per immigrati isontina. Un allarme lanciato ieri pomeriggio, subito dopo la sua prima visita ufficiale al complesso di via Udine (accompagnato dal segretario nazionale Michele Dressadore e dai responsabili sindacali di regione, Olivo Comelli, e provincia di Gorizia, Angelo Obit), dove sono state diverse le criticità riscontrate dal massimo esponente del Sap. «L’integrazione nel servizio di vigilanza dei militari si è rivelato semplicemente provvidenziale, ma il personale delle forze di polizia attualmente impiegato resta sottodimensionato, in maniera preoccupante direi. Quattro poliziotti per ognuno dei cinque turni giornalieri, come da disposizioni attuali, sono assolutamente insufficienti per espletare un servizio che comprende il controllo delle telecamere e la sorveglianza fisica della struttura. Sei agenti sarebbero il numero minimo. Lo stesso problema interessa l’ufficio immigrazione, dove sono attualmente impiegati nove poliziotti: ne servirebbero almeno 15 per compensare non soltanto le procedure amministrative, ma anche per colmare l’emorragia di personale determinata dagli accompagnamenti degli immigrati, sia alle frontiere sia in altri siti italiani, a cui l’ufficio è sistematicamente chiamato». Tanzi che, nell’annunciare che già questa mattina invierà al Dipartimento una dettagliata relazione sul Cie di Gradisca, accompagnata dalle richieste del Sap, ha aggiunto: «Nel Cie sono attualmente ospitati 136 immigrati, una capienza regimentata proprio in attesa dei lavori di adeguamento e potenziamento strutturale e dei sistemi di sicurezza che, ci è stato garantito, dovrebbero partire entro un mese. Interventi, di cui non ci è stato comunicato l’importo economico, che porteranno al ripristino delle cosiddette celle di parcellizzazione del cortile esterno, evitando così pericolosi ammassamenti, all’innalzamento delle recinzioni e, come già successo alla struttura di Cagliari, al loro rivestimento con appositi pannelli di plexiglas. A Gradisca, lo si è visto, fuggire è diventato troppo facile e tale situazione comporta rischi inaccettabili, tanto per le forze di polizia quanto per gli immigrati. La politica di umanizzazione dei centri voluta nel 2007 dalla Commissione interministeriali De Mistura? Rimuovere sbarre e parte delle recinzioni, lo si è visto, non è stata una decisione funzionale alla realtà dei Cie». Fra le altre richieste che il Sap presenterà, indicandole come «assolutamente necessarie», al Dipartimento anche l’innalzamento delle garitte, un vestiario di servizio adeguato alle specifiche del servizio quotidianamente svolto dal personale di polizia al Cie e mezzi adeguati. Marco Ceci

NO TAV: conferenza stampa a Trieste

Si è svolta quest’oggi sotto gli uffici dell’assessorato ai trasporti della regione una conferenza stampa del Comitato NOTAV di Trieste e del Carso per ribadire le ragioni dell’opposizione a qualsiasi tracciato dell’alta velocità.

Nell’occasione, e in vista della firma prevista per il 12 ottobre a Trieste fra Italia e Slovenia per il nuovo tracciato, è stata consegnata alla segretaria dell’Assessore Riccardi una copia del libro “Corruzione ad alta velocità” con in allegato la lettera qui sotto.

Prossimi appuntamenti:

-12 ottobre in piazza Unità sotto il palazzo della giunta regionale (ora da stabilire quasi sicuramente in mattinata) presenza Notav sotto il palazzo in cui firmeranno l’accordo

-15 ottobre a Porpetto incontro pubblico dei comitati della bassa con Riccardi e la Serracchiani

 

 

Trieste, 8 ottobre 2010

LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE REGIONALE RICCARDO RICCARDI

Egregio Signor Assessore

Le facciamo dono di una copia del libro “Corruzione ad alta velocità”, libro che illustra, a nostro parere molto chiaramente, come spesso gli interessi legati alla realizzazione di grandi opere, come la TAV, si siano trovati in passato in rotta di collusione (non è un errore di battitura) con gli interessi di gruppi della criminalità organizzata desiderosi di partecipare ai lucrosi affari collegati con opere che costano miliardi di euro consentendo talvolta il riciclaggio di denaro sporco da investire una volta ripulito.

I meccanismi individuati e descritti in questo libro sono ancora praticabili ed attuali.

Questo anche per dirLe che la contrarietà a certe opere non è solo ed esclusivamente di carattere ambientalistico.

Comunque ci permetta di farLe presente che, se la vantata salvaguardia della val Rosandra è un fatto positivo, il nuovo tracciato, per come è possibile vederlo dal misero disegno reso pubblico una sola volta sul “Piccolo” di Trieste, finirà comunque per sconvolgere la vita del Carso e anche quella degli abitanti del tratto previsto per la penetrazione fino alla stazione centrale, da Prosecco a Roiano, quindi rioni cittadini densamente abitati, dei quali sembra che nessuno si interessi.

Inoltre il costo di questa opera finirà per gravare pesantemente sui conti di un paese, l’Italia, che è ben lontano dall’essere uscito dalla crisi ed il cui il debito pubblico è in costante aumento.

Nessuno è ancora riuscito a dimostrare che l’opera, se realizzata, potrà riuscire a pareggiare con le entrate i costi relativi neppure alla normale gestione e manutenzione (men che mai a recuperare i fondi investiti), mentre sono ampiamente preventivati oneri in crescita per le future generazioni, con debito pubblico aumentato da compensare con nuovi tagli su sanità, istruzione, pensioni ecc..

Tutto questo ci indica che ci vorrebbe un serio ripensamento sulla utilità di dei finanziamenti di opere di questa portata, quando invece, a nostro parere, sarebbe più utile e positivo finanziare il recupero e la manutenzione delle tratte e dei treni esistenti.

Tenga presente inoltre che sul Carso triestino esistono già oggi, in rapida successione, ben tre stazioni dotate di molti binari (Prosecco, Opicina e Sesana) già pronte per l’uso, magari con pochi interventi dalla spesa limitata, ed una quarta potrebbe essere ripristinata in zona Aurisina (esiste il sedime parzialmente disarmato dei binari).

Interventi ben più leggeri quindi potrebbero riportare rapidamente Trieste e le sue non poche strutture ferroviarie ai livelli internazionali di 30 – 40 anni or sono (fruendo in più dei miglioramenti tecnologici intervenuti), cosa che per la città (e per il paese) sarebbe un enorme passo avanti rispetto al progressivo degrado cui l’hanno relegata le FFSS prima e RFI poi.

A conclusione Le facciamo presente che il manto di segretezza in cui sembra essere avvolta l’ipotesi di progetto e la proposta di nominare un commissario, per accelerare (quindi ridurre i tempi anche di discussione e dibattito) le procedure non sembrano deporre, a nostro avviso, a favore di questo necessario ripensamento né della auspicata trasparenza e condivisione con gli abitanti degli atti necessari alle realizzazioni previste.

Sperando di averLe chiarito, almeno in parte, le posizioni di chi ritiene inutile e disastrosa (non solo ambientalmente) la progettata realizzazione della TAV,

Le porgiamo i nostri auguri di buona lettura

Comitato NOTAV di Trieste e del Carso

notavtriestecarso@gmail.com