NO OGM: rassegna stampa del 1 ottobre

Da Il Piccolo del 01/10/10

Già arato il campo di mais ogm di Fanna

 

PORDENONE Dopo la raccolta – trebbiati 450 quintali di mais transgenico – ieri mattina l’Ersa, sotto l’occhio vigile della direzione regionale alle politiche agricole, ha provveduto ad arare il campo di Fanna. Qualcuno è riuscito, durante le operazioni di raccolta a “rubare” una pannocchia come cimelio, ma il raccolto vero e proprio si trova sotto chiave in un luogo to secret e vi rimmarà fino alla conclusione del processo. Poi sarà distrutto – se il verdetto sarà confermato – o potrà essere commercializzato se la giustizia darà ragione a Giorgio Fidenato che rivendica tempi brevi da parte dei tribunali proprio perché la granella dovrà essere essiccata. Sparito il campo, però, non sparisce il problema Ogm. Ieri in Parlamento è tornato a parlarne anche Giancarlo Galan, ministro per le politiche agricole, torna rispondendo durante il question time, a Benedetto Della Vedova (deputato del Fli). La posizione di Roma è chiara: se le Regioni non provvederanno ai piani di coesistenza, ”qualcuno lo dovrà fare almeno per quella Regione (il Friuli Venezia Giulia) per cui una sentenza del Consiglio di Stato ci dice che occorre provvedere”, ha detto Galan. Il ministro ha ribadito che protocolli non possono essere effettuati ”perchè mancano le linee guida sulle quali le Regioni devono ancora decidere”, linee guida nelle quali devono essere individuati i siti. «L’urgenza di arrivare a una soluzione – ha proseguito – è determinata da almeno due fatti: il contenzioso che sale enormemente e la necessità di ottemperare alla Sentenza del Consiglio di Stato che chiede impone di attuare, almeno per il Friuli Venezia Giulia quelle linee». Ad oggi, quindi, le sperimentazioni su piante geneticamente modificate non possono essere effettuate proprio perchè i protocolli di sperimentazione, previsti dal decreto del 19 gennaio 2005, non sono stati emanati e ”le Regioni non hanno ancora individuato i siti sui quali effettuarli. Ad oggi nessuna Regione – ha aggiunto Galan in aula – ha comunicato formalmente al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali l’individuazione dei siti per la sperimentazione. Ciò non toglie, però, l’urgenza di uscire da questa situazione di stallo, dovuta principalmente al fatto che la Conferenza Stato – Regioni non ha ancora adottato le Linee guida sulla coesistenza”

 

Dal Messaggero Veneto del 01/10/10

Ogm fobia, rifiutato il mais dei vicini

 

Il campo di Fanna è stato arato ieri mattina. Dopo le operazioni di trebbiatura completate mercoledì sera – tra gruppi di curiosi che hanno tentato di “rubare” qualche pannocchia Ogm come ricordo – e l’aratura avvenuta ieri mattina, la storia dei campi transgenici sembra destinata a proseguire solo nelle aule dei tribunali. Ma non è così, almeno non per chi ha seminato mais in quell’area. Sarebbero già cinque i casi di agricoltori che si sono visti rifiutare il mais coltivato nella zona in prossimità ai campi transgenici per paura che – in assenza di certezze sulla qualità del prodotto – della granella geneticamente modificata possa mescolarsi con granella tradizionale. Alcuni conferitori, interpellati, preferiscono non commentare, nessuno vuole essere associato al pericolo biotech. Da Coldiretti, però, arriva la conferma: «Ci sono anche nostri associati che si sono visti rifiutare il mais dai centri di raccolta. Credo che il problema non riguardi solo le persone che hanno i campi nelle immediate vicinanze del campo di Fanna e Vivaro, ma l’intera area. Quello che dicevamo mesi fa non era per creare allarmismo, ma per evitare la situazione che si sta creando». In realtà al momento non ci sono certezze – le uniche analisi ufficiali sono quelle fatte dalla forestale per conto della procura e dagli ispettori ministeriali – sulla presenza di geni modificati, ma proprio per questo i conferitori guardando con sospetto il mais proveniente da quelle aree. «Come associazione abbiamo già provveduto a fare campionamenti – spiega Bertoia – e ora attendiamo i risultati. Affianchiamo le aziende in questa delicata fase. Se si fossero rispettate le regole da subito non ci troveremmo in questa situazione. Questo deve far capire che seminare Ogm non è senza conseguenze per gli altri, non si può fare quel che si vuole». Intanto la trebbiatura – richiesta dall’avvocato Francesco Longo, che difende Giorgio Fidenato, e prontamente disposta dal gip del tribunale di Pordenone – si è conclusa anche se, nonostante le varietà seminate avessero maturazioni diverse, è avvenuta con un’unica operazione. Il personale dell’Ersa, sotto l’occhio vigile della direzione regionale all’agricoltura, in circa tre ore ha ultimato la raccolta: 450 quintali. Ieri mattina, infine, il campo di Fanna è stato arato. Il prodotto sarà essiccato e depositato in un magazzino custodito. «Avevo appuntamento con una ventina di agricoltori per far vedere il campo – ha raccontato Fidenato in un’intervista su www.movimentolibertario.it – ma ho dovuto disdire». Ai curiosi non resta che una speranza: le sei pannocchie della semina dimostrativa, la cui ultima foto comparirà nei prossimi giorni sul sito del movimento libertario. La difesa di Fidenato ha già presentato opposizione e farà riferimento alla normativa europea, che non è stata citata nel decreto penale e al fatto, spiega sempre Fidenato nell’intervista «che il decreto legge italiano che vieta la semina non è mai stato notificato alla commissione europea». E ancora, «la sentenza deve avvenire entro limiti di tempo – dice l’agricoltore – perché il prodotto possa essere commercializzato. Quindi chiederemo, attraverso l’avvocato, di fare il processo penale in tempi rapidi». L’obiettivo è «che molti più agricoltori possano seminare liberamente Ogm nella campagna del prossimo anno». Martina Milia

 

Ogm, le Regioni: «L Italia resti free» Ma il ministro: fate le linee guida

 

ROMA. Sugli organismi geneticamente modificati, ieri si è sfiorato uno scontro istituzionale in sedicesimo. Da un lato gli assessori dell’agricoltura delle Regioni che, rivendicando le proprie competenze costituzionali in materia di agricoltura, danno mandato al ministro dell’agricoltura Galan di esercitare la clausola di salvaguardia e non decidono sulle linee di coesistenza. Dall’altro il ministro Galan che dallo scranno del Governo alla Camera, rispondendo al question time, lanciava il suo avvertimento. «Se le Regioni non emanano le linee guida di coesistenza fra ogm e non-ogm qualcuno dovrà pur farlo» e si suppone che a farlo potrebbe essere proprio il suo ministero. La decisione degli assessori all’Agricoltura è stata unanime e quasi certamente sarà ratificata il prossimo 7 ottobre dalla Conferenza Stato-Regioni, quando sarà licenziato l’ordine del giorno proposto dal coordinatore Dario Stefàno (Puglia), dove appunto si chiede a Galan di procedere «con l’esercizio della clausola di salvaguardia» di cui si sono già avvalsi Paesi come Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Germania e Lussemburgo vietando la coltivazione del Mais Mon810 e della patata Amflora. Nella stessa seduta gli assessori hanno poi deciso di non esprimersi sulle linee guida di coesistenza tra coltura convenzionali, biologiche e geneticamente modificate in quanto «superate dai nuovi orientamenti proposti dalla Commissione Europea che prevedono libertà per gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione di colture geneticamente modificate». Non decidendo sulle linee guida di coesistenza le Regioni impediscono di fatto la coltivazione degli ogm. Un voto unanime delle Regioni non era scontato, visto che una regione importante come la Lombardia è sempre stata più possibilista verso il biotech. Poche ore dopo la decisione, rispondendo durante il question time alla Camera Galan ha fatto un intervento che è sembrato piuttosto un avvertimento: se le regioni non deliberano sulle linee guida di coesistenza (in particolare sulla parte relativa alla sperimentazione) «qualcuno lo dovrà fare. Almeno – ha specificato – per quella Regione per cui una sentenza del Consiglio di Stato ci dice che occorre provvedere». La Regione è il Friuli Venezia Giulia, dove l’altro ieri il Gip di Pordenone ha deciso di far arare. raccogliere e stoccare il prodotto del campo di Fanna dove si era seminato abusivamente mais ogm. La decisione delle Regioni ha trovato il plauso delle organizzazioni agricole anti-ogm Coldiretti e Cia-Confederazione italiana agricoltori. «A questo punto il ministro Galan dovrebbe aver ben chiara la posizione da tenere, anche in sede comunitaria», afferma Sergio Marini, presidente Coldiretti. Mentre sull’altro fronte Confagricoltura chiede proprio a Galan «di fare quello che le Regioni non hanno ancora fatto». Il fronte anti-ogm ha poi segnato un altro punto mercoledì sera, quando la commissione Agricoltura del Senato ha espresso, anche qui all’unanimità, il parere favorevole sullo schema di regolamento comunitario che introduce la possibilità per gli Stati membri di vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio.

 

 

ZardinsMagnetics: Sommario 30/09/10

Leggi gli approfondimenti dal blog

http://zardinsmagnetics.noblogs.org/

 

Sommario Trasmissione del 30 settembre 2010


LA CASA E’ DI CHI LA ABITA, APPELLO DEL MOVIMENTO SQUATTER IN OLANDA!


NO CIE/  Aggiornamenti dal CIE di Gradisca // Richiesta di rinvio a giudizio

per l’ispettore capo Vittorio Addesso // Appello internazionale per Faith


– Fermaregreenhill: 10.000 voci per chi non ha voce


NO OGM approfondimenti in attesa della manifestazione di sabato 2 ottobre a

Pordenone!

 

Rubrica sull’uso consapevole della rete


oggi si e’ parlato di come e perchè tutelare la privacy della propria posta!

NO OGM/ Questo pomeriggio la manifestazione

Questo pomeriggio sabato 2 ottobre si è svolta in Piazza Cavour a Pordenone la manifestazione-presidio contro gli OGM. Oltre un centinaio dipersone hanno partecipato all’iniziativa con molti interventi ai microfoni. Invece del corteo si è scelta la soluzione del presidio comunicativo che in effetti ha avuto un’ottima riuscita, anche per la distribuzione del Dossier elaborato autonomamente dal Coordinamento Libertario Regionale.

 

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DOSSIER NO OGM

SCARICA IL DOSSIER NO OGM: TERRA E LIBERTA?

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distribuito alla manifestazione di PN sabato 2/10/2010

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NO OGM/ Rassegna stampa e commento sulla manifestazione di Pordenone

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Un momento della manifestazione (foto MV), si contano solo qui un centinaio di persone

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ENERGIA/ The Biofuel delusion

Mario Giampietro, Kozo Mayumi,
“The Biofuel Delusion: The Fallacy of Large Scale Agro-Biofuel Production”
Earthscan Publications Ltd. | 2009-09 | ISBN: 1844076814 | 337 pages | PDF | 4,1 MB

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Faced with the twin threats of peak oil and climate change, many governments have turned for an answer to the apparent panacea of biofuels. Yet, increasingly, the progressive implementation of this solution demonstrates that the promise of biofuels as a replacement to fossil fuels is in fact a mirage that, if followed, risks leaving us short of power, short of food, destroying biodiversity and doing as much damage to the climate as ever. Worse still, these risks are being ignored.

Di fronte alle minacce gemelle del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici, molti governi hanno svoltato  per una risposta dalla apparente panacea dei biocarburanti. Eppure, sempre più, la progressiva attuazione di questa soluzione dimostra che la promessa dei biocarburanti in sostituzione ai combustibili fossili è in realtà un miraggio che, se seguita, rischia di lasciarci a corto di energia, a corto di cibo, distruggendo la biodiversità e facendo al clima, più danni di sempre. Peggio ancora, questi rischi sono stati ignorati.

In this definitive exposé, Mario Giampietro and Kozo Mayumi present exhaustive evidence for the case against large scale biofuel production from agricultural crops. The book begins by showing that the characteristics of agro-biofuels make them neither a viable nor a desirable alternative to fossil fuels. It then moves on to discuss a possibly more worrying issue. Even though agro-biofuels are well known, in the field of energy analysis, to be very low quality “energy sources”, the biofuel bandwagon rolls on relentlessly in Western governments. This apparent mystery can be explained by a lack of sound scientific analysis going beyond a simplistic economic reading, a (fatal) political attraction to the idea of biofuels as a ‘silver bullet’, and the continuing allure of a buoyed agricultural industry. In sum, this book will be vital, sobering reading for anyone concerned with energy or agricultural policy, or bioenergy as a complex system.

In questa esposizione definitiva, Mario Giampietro e Kozo Mayumi presentano esaustive evidenze del caso contro la produzione di biocarburanti da colture agricole di scala. Il libro inizia mostrando che le caratteristiche del settore agro-biocarburanti non lo fanno né una praticabile né una desiderabile alternativa ai combustibili fossili. Si passa poi a discutere di una questione forse più preoccupante. Anche se gli agro-biocarburanti sono ben conosciuti, in materia di analisi energetica,  come una “fonti di energia” di bassissima qualità, il carrozzone dei biocarburanti avanza inesorabilmente nei governi occidentali. Questo  apparente mistero può essere spiegato dalla mancanza di solide analisi scientifiche che vadano oltre una  semplicistica lettura economica, una (fatale) attrazione politica per l’idea dei biocarburanti come  ‘miracolosa, e la continua illusione di una sostenuta industria agricola. In sintesi, questo libro sarà di vitale importanza, una lettura che farà pensare chiunque si occupi di energia o di politica agricola, o di  bioenergia come un sistema complesso.

SCUOLA/ Informazioni sullo sciopero dell’8 ottobre

Sullo sciopero con corteo dell’8 ottobre

Organizzato dal Movimento Studentesco di Udine, contro la riforma Gelmini.

Partenza da Piazzal Cavedalis alle 8 e da Piazza Primo maggio alle 8.45… arrivo alle 10.30 circa in Piazza Venerio (successivamente microfono aperto)

NOTAV: volantino dato sabato ad Aurisina+foto

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IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI?

TRENI AD ALTA VELOCITÀ: TRA PROMESSE E BUGIE


AVEVANO PROMESSO PARTECIPAZIONE:

ma oggi si apprende dalla stampa che il 12 ottobre verrà firmato un accordo tra Italia e Slovenia su un progetto che praticamente nessuno ha avuto modo di vedere e di discutere seriamente…

AVEVANO PROMESSO TRASPARENZA:

ma da alcune settimane stanno lavorando sul Carso e nella bassa friulana delle macchine per sondaggi su una delle possibili linee della TAV senza che neppure i proprietari dei terreni siano avvisati del loro arrivo…

AVEVANO PROMESSO RAGIONEVOLEZZA:

invece continua la solita logica della forza bruta, delle decisioni imposte, della violenza contro le idee e le cose, e ora per superare ogni possibile obiezione pretendono anche la nomina di un Commissario straordinario con poteri quasi assoluti…

AVEVANO PROMESSO RISPETTO DELL’AMBIENTE:

invece continuano a voler devastare il Carso e la vita delle persone che lo abitano, lo lavorano, lo amano…

I SOLDI CHE VOGLIONO SPENDERE SONO NOSTRI:

ci dicono che non bisogna perdere i finanziamenti europei, ma quelli (che sono anche soldi nostri) sono solo una minima parte del costo dell’opera, il resto dovrà metterlo l’Italia, già disastrata economicamente, ovviamente togliendolo da altri servizi essenziali (scuole, sanità, trasporto locale)…


DICONO CHE LA TAV SERVE A MIGLIORARE IL TRASPORTO FERROVIARIO TOGLIENDO CAMION DALLE STRADE:

ma questa è un’opera rivolta solo al trasporto di persone su lunghe distanze e non di merci, intanto in regione nel mese di agosto in soli 21 giorni sono stati soppressi 81 treni per pendolari, 4 al giorno, questo perché manca il materiale (vagoni e locomotori) da utilizzare. Sono questi gli unici investimenti da fare per migliorare il servizio, non faraoniche opere rivolte a pochi…

È ORA DI FARGLI CAPIRE CHE SIAMO STUFI CHE IL CARSO ED I SUOI ABITANTI HANNO GIÀ PAGATO TROPPO ALLA VIOLENZA DI STRADE E STRUTTURE DALLE QUALI NON HANNO AVUTO NIENTE E CHE NON BASTANO LE “COMPENSAZIONI” AD ACCONTENTARE LA GENTE

“Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro. (Toro Seduto)”

Invitiamo tutti a tenere ben aperti gli occhi su quanto avviene sul territorio ed a segnalare tempestivamente al Comitato la presenza di cantieri sospetti o di trivelle telefonando al 340 0802508 oppure scrivendo a: notavtriestecarso@gmail.com

Comitato NOTAV di Trieste e del Carso
Sip. Trieste 30 settembre 2010 P.le Europa 1

 

 

 

MAR CILJ POSVEČUJE SREDSTVA?

HITRA ŽELEZNICA (TAV):

OBLJUBE IN LAŽI

OBLJUBLJALI SO SODELOVANJE:

toda te dni nas tisk obvešča, da bosta Italija in Slovenija 12. oktobra sklenili sporazum o načrtu, ki si ga doslej nihče ni mogel ogledati in o njem poglobljeno razpravljati…


OBLJUBLJALI SO PREGLEDNOST:

toda že nakaj tednov so na eni izmed možnih tras TAV med Krasom in Spodnjo Furlanijo na delu vrtalni stroji, ne da bili lastniki zemljišč predhodno obveščeni o njihovem prihodu…


OBLJUBLJALI SO RAZUMNOST:

toda uveljavljajo logiko gole sile, vsiljenih odločitev, nasilja nad idejami in naravo, z namenom, da bi utišali oporečnike pa celo zahtevajo imenovanje posebnega Komisarja s skoraj neomejeno oblastjo…


OBLJUBLJALI SO SPOŠTOVANJE OKOLJA:

toda vztrajajo pri uničevanju Krasa in življenja ljudi, ki na njem živijo, ga obdelujejo, ga ljubijo…

DENAR, KI GA NAMERAVAJO POTROŠITI JE NAŠ:

prepričujejo nas, da ne smemo zapraviti evropskih prispevkov, toda slednji (ki so prav tako naš denar) so le neznate delež stroškov za celotni načrt, kateri levji delež bo padel na pleča italijanskih davkoplačevalcev. Gospodarsko izčrpana Italija jih bo zato odtegnila osnovnim javnim uslugam (šolstvu, zdravstvu, krajevnim javnim prevozom)…


TRDIJO, DA TAV KORISTI ŽELEZNIŠKEMU PREVOZU, ČEŠ DA BO S CEST ODSTRANILA TOVORNJAKE:

toda TAV ni namenjena tovornemu prevozu, pač pa le potnikom, ki potujejo na velikih razdaljah. Med tem pa so v naši deželi v 21 dneh avgusta ukinili 81 krajevnih vlakov, 4 na dan, to pa zato, ker primanjkuje vagonov in lokomotiv. Vlagati je potrebno v obstoječo mrežo prevozov na pa v faraonske načrte, ki koristijo le maloštevilnim…

ČAS JE, DA JIH PREPRIČAMO, DA NAM JE TEGA DOVOLJ,

DA JE KRAS S SVOJIMI LJUDMI ŽE PLAČAL PREVISOK DAVEK

NASILJU INFRASTRUKTUR, KI MU NISO PRINESLE NIČESAR,

S TAKO IMENOVALNIMI „KOMPENZACIJAMI“

SE PREBIVALSTVO KRASA NE MORE ZADOVOLJITI

“Ko boste zrušili poslednje drevo, ko boste ujeli poslednjo ribo, ko boste onesnažili poslednjo reko boste ugotovili, da se denarja ne da jesti.

(Sitting Bull)”

Pozivamo vas, da budno spremljate dogajanje na teritoriju in da obvestite Odbor o prisotnosti sumljivih gradbišč ali vrtalnih strojev. Obrnete se lahko na telefonsko številko 340 0802508 ali na elektronski naslov: notavtriestecarso@gmail.com

Odbor NOTAV iz Trsta in s Krasa

Tvlr. Trst, 30. septembra2010 P.le Europa 1

 

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NO TAV:il comune di Bagnaria crede alle fregnacce di Riccardi?

Dal Piccolo del 05/10/10

Tav, Bagnaria Arsa vuole una sopraelevata

 

BAGNARIA ARSA Sopraelevata per la Tav. La linea ferroviaria “ad alta velocità e capacità” potrebbe attraversare il comune di Bagnaria su un viadotto lungo quanto quasi tutto il territorio. É la richiesta che ieri pomeriggio il sindaco, Anselmo Bertossi, ha avanzato all’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, nel corso del vertice sulla Tav che si è tenuto a porte chiuse in municipio. All’incontro hanno preso parte anche i rappresentanti di Rfi, Osvaldo Mastroianni e Carlo Comin, l’ingegnere responsabile della tratta Venezia-Trieste. Riccardi ha fatto sapere che la linea non passerà nei centri abitati di Bagnaria, e che l’amministrazione potrà chiedere il viadotto in vista del progetto definitivo. La sopraelevata potrebbe infatti non essere contemplata nel progetto preliminare, che dev’essere pronto entro la fine dell’anno pena la perdita di 2,5 milioni di euro di contributi comunitari. Definitivo addio dunque al tracciato ferroviario esistente, che era una delle priorità contemplate nel protocollo a latere, firmato nel 2008 da Bertossi, Rfi e dall’allora assessore regionale Lodovico Sonego. Riccardi ha infatti detto che la linea «non potrà affiancare il vecchio tracciato della Trieste-Venezia». Positivi poi i responsi sulla linea Cervignano-Udine. Se il protocollo a latere considerava l’urgente bisogno di barriere fonoassorbenti per proteggere l’abitato di Castions delle Mura dai rumori provenienti dallo scalo di Cervignano, Riccardi ha affermato che la Regione valuterà opere di mitigazione da inserire nel progetto definitivo della Tav. Il vertice di ieri era stato annunciato dal sindaco Bertossi martedì scorso, all’indomani dell’irruzione in Consiglio comunale dei No Tav, che erano entrati in aula distribuendo volantini ed esponendo uno striscione di protesta. I manifestanti avevano chiesto un Consiglio comunale interamente dedicato al tema. E ieri Bertossi ha ribadito che «il Consiglio sulla Tav si farà entro ottobre, seppur senza gli interventi dei cittadini, che non sono previsti dal regolamento comunale». La prossima assemblea organizzata dal Comitato No Tav si terrà comunque a Porpetto venerdì 15 ottobre, in sala consiliare alle 20.30. Sono stati invitati l’assessore regionale Riccardi, che ha già confermato la sua presenza, e l’europarlamentare del Pd, Deborah Serracchiani. Intanto mercoledì scorso a Bruxelles il portavoce del comitato No Tav di Bagnaria, Gian Carlo Pastorutti, è stato ascoltato dalla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. L’audizione si riferiva alla petizione presentata nel 2007 da 15 comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia, di cui Pastorutti è il primo firmatario. «Ho chiesto un’ispezione per verificare eventuali irregolarità procedurali e l’effettivo coinvolgimento del territorio nella stesura del progetto – spiega Pastorutti -. L’onorevole Erminia Mazzoni, presidente della Commissione, ha risposto che, essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non ci sono le premesse per l’ispezione. Alle autorità locali verrà tuttavia inviata una nota per invitarle a una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere». «Dal nostro canto – chiosa Pastorutti – continueremo a segnalare alla Commissione eventuali passaggi dell’iter procedurale che risulteranno poco chiari». Elena Placitelli

 

Dal Messaggero Veneto del 05/10/10

«Tav, l impatto sarà ridotto al minimo»

 

BAGNARIA ARSA. La Regione Friuli Venezia Giulia farà quanto di sua competenza per individuare soluzioni tecniche compatibili con le esigenze complessive del progetto e con gli interessi generali, per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e sulle attività produttive del tracciato della linea ferroviaria ad alta velocità – alta capacità nel territorio comunale di Bagnaria Arsa. Lo ha assicurato oggi l’assessore regionale alla mobilità, Riccardo Riccardi, che nella sede comunale di Bagnaria Arsa ha incontrato il sindaco, Anselmo Bertossi, la giunta municipale e, in rappresentanza di rete ferroviaria Italiana, Osvaldo Mastroianni e Carlo Comin. Se in premessa nessuno ha messo in dubbio la valenza del progetto prioritario numero 6, nel corso dell’incontro il sindaco e gli assessori hanno rappresentato una serie di preoccupazioni, che Riccardi ha definito «ragionevoli e legittime», che si sono tradotte, in particolare, nella richiesta di realizzare su viadotto gran parte del tracciato nel territorio comunale. Un aspetto questo che, se non potrà essere contemplato nel progetto preliminare, pronto entro fine anno, verrà richiesto dallo stesso Comune, in vista del progetto definitivo. Preso atto con soddisfazione che, rispetto ad una iniziale ipotesi, la linea ad alta velocità non passerà nei centri abitati del comune, e accertato che, contrariamente a quanto auspicato, essa non potrà affiancare il vecchio tracciato della Trieste-Venezia, l’Amministrazione comunale di Bagnaria Arsa ha anche ricordato come l’intero comune sia stato interessato negli anni, e ancora lo sarà, alla realizzazione di diverse opere di rilievo nazionale ed internazionale. In questo senso appaiono ancora pesanti sotto il profilo dell’inquinamento acustico, oltre che ambientale, le ripercussioni legate alla presenza dello scalo ferroviario di Cervignano. Per questo motivo saranno valutate, assieme alla Regione, opere di mitigazione da inserire nel progetto definitivo dell’alta velocità e in questo senso sarò opportunamente sensibilizzato il ministero dell’Ambiente

TRIESTE: «Gli agenti non si curarono di come stava Rasman»

Da Il Piccolo del 04/10/10

«Gli agenti non si curarono di come stava Rasman»

 

Sarà la Corte di Cassazione a decidere in modo definitivo se gli agenti di polizia Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biase hanno sbagliato e con la loro azione di contenimento hanno provocato la morte di Riccardo Rasman, il giovane di 34 anni stroncato nel suo monolocale di via Grego 38 il 27 ottobre 2006. Saranno i giudici della Corte di Cassazione perché il difensore dei tre agenti della ”volante”, l’avvocato Paolo Pacileo, ha già annunciato il proprio ricorso contro la sentenza di condanna a sei mesi con la condizionale per omicidio colposo pronunciata in primo grado e ribadita all’inizio dell’estate dalla Corte d’appello. Pochi giorni fa sono state depositate in cancelleria le motivazioni con cui la presidente Francesca Morelli e consiglieri Donatella Solinas ed Edoardo Ciriotto hanno ribadito che l’intervento effettuato dagli poliziotti nel monolocale di Borgo San Sergio era legittimo e comprensibile, ma le modalità con cui si è protratto nel tempo al contrario hanno infranto la legge. Ecco in dettaglio cosa si legge a pagina 8 della sentenza di secondo grado. «È pacifico, per ammissione degli stessi imputati e dei vigili del fuoco, oltre che degli agenti delle volanti uno e due, che Riccardo Rasman fu tenuto ammanettato e prono per terra, mani e piedi, con il corpo compresso per lunghi minuti, almeno cinque e mezzo, senza che qualcuno si fosse preoccupato delle sue condizioni di salute e men che meno si fosse pensato di rimettere il giovane in una posizione adeguata che gli consentisse di respirare in maniera agevole. Se anche vi fosse stato il rischio, come affermano gli imputati, che Riccardo Rasman potesse colpirli con una testata o avventarsi contro di loro e i vigili del fuoco con il peso del proprio corpo, si osserva che non potevano di certo essere i rischi di eventuali colpi a far cambiare idea agli agenti sulla necessità di salvaguardare, oltre che la propria incolumità anche quella del Rasman, facendogli assumere dopo l’ammanettamento una posizione consona che gli consentisse di respirare senza difficoltà. Il che non è stato fatto». La sentenza va al di là di questi agghiaccianti dettagli e affronta anche la tesi sostenuta dal difensore che aveva fatto sentire in aula, nel corso dell’istruttoria, un sovrintendente-istruttore della polizia di Stato. «Al di là della genericità delle domande poste, le risposte dell’istruttore non si sono certo incentrate sul tema più rilevante del giudizio, e cioè di quale deve essere la condotta di un agente nella fasi che seguono l’ammanettamento. Sembra alla Corte – si legge ancora nelle motivazioni – che un conto è disquisire di tecniche di difesa personale e di ammanettamento impartite nelle scuole, altro, della condotta degli imputati, i quali quando Rasman era stato messo nelle condizioni di non nuocere, immobilizzato a terra, prono, con le braccia e le gambe legate, fu mantenuto nella posizione di contenzione al suolo per almeno cinque minuti e mezzo, esercitando per questo periodo una pressione che si è dimostrata letale». Nel processo d’appello il difensore della famiglia Rasman, l’avvocato Giovanni Di Lullo, aveva chiesto che Francesca Gatti, l’agente di polizia che aveva partecipato all’ammanettamento, e che in primo grado era stata assolta, fosse condannata come i colleghi a risarcire il danno provocato dall’intervento. La richiesta è stata respinta in quanto la poliziotta «non ebbe alcun ruolo, in quanto è accaduto dopo l’ammanettamento». (c.e.)