I limoni mutanti di Terzigno
I Limoni mutanti di terzigno
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
NOTAV: report dell’iniziativa a S.Croce (TS)
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Giovedì 4 novembre, presso la Casa del Popolo di Santa Croce, si è tenuta la prevista assemblea pubblica informativa sull’Alta Velocità/Alta Capacità, promossa dal Comitato NOTAV di Trieste e del Carso, dal Circolo Culturale Sloveno “Vesna” e dal Ristorante “Bita”.
Un pubblico numeroso e partecipe, formato in gran parte da abitanti dell’altopiano, ha seguito gli interventi dei membri del Comitato NOTAV di Trieste e del Carso e di un esponente dei Comitati NOTAV della Bassa Friulana.

CIE DI GRADISCA: ancora tensioni e fughe
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Messaggero Veneto del 05/11/10
Centro immigrati, aggredito un operatore
GRADISCA. Un operatore aggredito a pugni e testate nel primo pomeriggio, tentativo di fuga di massa (senza esito) in serata. Nuova giornata di tensione al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine dove i primi disordini si sarebbero registrati già verso le 13, un’operatore della struttura è stato aggredito, prima verbalmente e poi a pugni e testate da due ospiti del Cie. Riuscito a divincolarsi, tuttavia, l’operatore in servizio al Centro per immigrati gradiscano – grazie anche al pronto intervento di alcuni colleghi – è riuscito a uscire dalla struttura. Visibilmente scosso, l’uomo, pur non presentando ferite al volto, è stato ugualmente trasportato al pronto soccorso per gli accertamenti del caso che, hanno evidenziato solo alcune contusioni, giudicate leggere. Tensione rimasta tuttavia elevata per tutto il pomeriggio nella struttura di accoglienza di via Udine e sfociata, poco dopo le 18, in un tentativo di fuga di massa che ha coinvolto una quarantina di immigrati. Tempestivo l’intervento delle forze dell’ordine adibite al servizio di vigilanza della struttura, che sono riuscite ad arginare la sommossa e far rientrare tutti gli ospiti nelle loro stanze. Dai primi accertamenti svolti dal personale interno alla struttura, nessun immigrato sarebbe riuscito a fuggire. A dieci giorni dalla proclamazione dello stato di agitazione – con sospensione degli straordinari – da parte del sindacato che tutela gli operatori del Cie e del Cara, iniziativa motivata dal mancato arrivo degli stipendi (scadenza il 18 di ogni mese), intanto, sembra vicina la svolta: da parte dell’ente gestore, infatti, sono arrivate garanzie in merito all’arrivo degli stipendi già all’inizio della prossima settimana. Ma i motivi di tensione all’interno del Centro immigrati non dipendeva certo dalla vertenza del personale. Marco Ceci
Nucleare a Monfalcone: “un sito ideale” secondo l’oncologo Tirelli
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
di GIULIO GARAU
TRIESTE «Veronesi all´Agenzia per la sicurezza nucleare? Sono felicissimo, sono un suo fan, l´ho sempre supportato e lo farò ancora. È la persona più adatta per quell´incarico». È davvero contento il professor Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia medica dell´Istituto tumori di Aviano della nomina. Ma è anche preoccupato per il lavoro che spetta all´illustre collega: «Avrà difficoltà a convincere la gente sul nucleare, siamo in un Paese arretrato». Anche Tirelli come Veronesi è un pro-nuclearista: «È l´unica energia realmente pulita se vogliamo davvero combattere il buco dell´ozono – dice e aggiunge – Monfalcone, ma anche Pordenone dovrebbero fare salti mortali per avere una centrale nucleare, come all´estero». Professor Tirelli, la sento felice per Veronesi, ma era anche lei in corsa per l´Agenzia. Non ero in corsa per la presidenza, quanto per la Commissione. Ma questo non vuol dire che non aiuterò Veronesi se servirà. È stata una scelta buona secondo lei, cosa gli augura? Veronesi è la persona più adatta. Per quell´incarico serve autorevolezza, capacità. In Italia purtroppo siamo arretrati sul nucleare rispetto a realtà come la Francia che di centrali ne ha 59. Adesso in molti vogliono il nucleare, ma non in casa. In Slovenia ad esempio. Ma si scordano che il giardino di casa non è il Friuli Venezia Giulia, ma l´Europa. Cosa intende dire.Che se succede qualche incidente in Svizzera, Francia o in Slovenia siamo lo stesso coinvolti. Tutti pensano a Chernobyl. Ma in Italia non sanno, rispetto agli altri paesi, che a Chernobyl il disastro è stato causato da un pazzo. Parlo del figlio del segretario del partito comunista che per farsi bello conduceva esperimenti. L´esplosione è avvenuta dopo aver superato ben 4 allarmi rossi. Gli altri stati lo sanno e hanno continuato a costruire centrali. Veronesi dunque secondo lei avrà delle difficoltà a lavorare. Le ripeto, siamo in un paese arretrato culturalmente e dove è stata inculcata la paura del nucleare. Sarà una lotta culturale convincere la gente. Guardi che il presidente Ombama, idolo della sinistra che governa gli Usa che hanno 100 centrali nucleari, ha già deciso di aprirne altre 4. Anche la Cina ne sta costruendo. Spero che Veronesi sia in grado di comunicare questo alla gente. Secondo lei allora il nucleare è sicuro. Tutto il mondo sa che il nucleare non solo è sicuro ma è utile, pulito, ed è l´unica via che ci resta per combattere l´inquinamento atmosferico e il buco dell´ozono. Allora sarebbe d´accordo di aprire una centrale a Monfalcone che tutti indicano come sito adatto. Magari la realizzassero a Monfalcone, dovrebbero essere felici, io la farei anche a Pordenone. Dovrebbero lottare per averla come fanno le città della Francia, in Svezia o in Finlandia per ospitare gli impianti di stoccaggio delle scorie. Portano lavoro e ricchezza per l´indotto. A decidere dove fare gli impianti sarà l´Agenzia, ma chi viene prescelto dovrebbe fare i salti di gioia per ottenere questa opportunità di sviluppo.
NO ALL’ ECO-TECNOCRAZIA
Marzo 17th, 2017 — General, Gruppo Ecologia Sociale
Sabato 06 Novembre 2010 09:05
A proposito del libro “Una cura per la Terra” del sedicente eco-pragmatista Stewart Brand
Commento
Ma quale cura !?
I negazionisti sono più seri di questi falsi ecologisti. Infatti se si ammette l’esistenza di un effetto serra e di un “global warming” antropogenico che ha una determinante influenza sui mutamenti climatici in atto, allora la conclusione è che non serve fare nulla perchè, qualsiasi cosa si faccia per ridurre i gas serra, il sistema climatico collasserà comunque e lo stiamo vedendo. Allora se vale la pena di fare qualcosa è applicare correttamente la termodinamica cioè l’efficienza energetica spinta e di sistema, cioè l’analisi exergetica generalizzata di tutte le fasi del flusso dell’energia e della materia, all’interno delle organizzazioni sociali. E’ questa scienza che Stewart Brand, come molti altri pseudo-esperti, conosce poco e male. Questo approccio, termodinamico-exergetico, è utile e necessario perchè comunque vadano le cose rispetto all’intensità e alle modalità della catastrofe ecologico-climatica già iniziata, avremo almeno in mano gli strumenti corretti per riorganizzare la società. Si tratta anche di un problema politico: la tecnocrazia centralizzata da un lato e la possibilità della gestione diretta dei processi dell’organizzazione sociale dall’altro. La cura proposta da Stewart Brand invece è come darsi martellate sui coglioni, non cura nulla e ci rende definitivamente impotenti per il futuro.
Repressione/ Napoli Manifestazione + comunicato Comidad
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni
Rassegna Stampa
Anarchici in piazza a Napoli – video
vetrine danneggiate, chiuso il metrò
Tensione in centro per il corteo partito da piazza Mancini. Sassate contro banche, serrata dei commercianti. Chiusa la stazione della Linea 1 in piazza Dante, meta della manifestazione
LA MANIFESTAZIONE
Corteo anarchici, sassi contro banche
chiusa una stazione del metrò
Oltre 1500 manifestanti in corteo da piazza Mancini a piazza Dante.
Lancio di pietre contro le vetrine degli istituti di credito, tagliati i fili delle telecamere
Anarchici e appartenenti ai centri sociali in corteo nel centro di Napoli per la manifestazione nazionale “contro la repressione” indetta dalla Federazione anarchica, con l’adesione di numerose sigle dell’estrema sinistra. Il corteo (1500 persone, secondo le forze dell’ ordine, 3 mila secondo gli organizzatori) è partito da Piazza Mancini, nei pressi della Stazione centrale diretto in piazza Dante, dove si è sciolto in serata.
Alla testa, dietro uno striscione sul quale è scritto “Le lotte non si processano”, si sono collocati diverse decine di manifestanti vestiti di nero e con il volto coperto da caschi. Diversi i manifestanti mascherati con fumogeni tra le mani. In corso Umberto un sasso lanciato da un manifestante ha infranto una vetrina dell’agenzia “Unicredit”, altri hanno preso di mira il “Monte dei Paschi di Siena”. Anche qui, una vetrina è stata infranta e la telecamera esterna è stata messa fuori uso.
I commercianti di Corso Umberto hanno abbassato le saracinesche per paura. Tra i gruppi presenti il “Sindacato lavoratori in lotta” ed i “Carc”, “Comitati di appoggio alla resistenza comunista”. Lungo il percorso del corteo, in piazza Borsa, alcuni manifestanti hanno tagliato i fili delle telecamere incontrate per non farsi riprendere. Contro l’agenzia di Unicredit sono stati lanciati sanpietrini, che hanno infranto l’insegna luminosa. La stazione di Piazza Dante della linea 1 della Metropolitana.
In serata il corteo è giunto in Piazza Dante. Qui la manifestazione si è sciolta senza ulteriori incidenti, ma gruppi di manifestanti, provenienti da Pistoia ed altri centri della Toscana, Torino e Roma, sono rimasti ancora in piazza.
Tre le banche prese di mira lungo il percorso, con danni ad insegne luminose e vetrine, una decina le telecamera di vigilanza di istituti di credito ed edifici messe fuori uso recidendone i fili elettrici, ma i manifestanti più minacciosi, vestiti di nero e con i caschi, che avevano fumogeni tra le mani, si sono limitati ad una dimostrazione di forza senza attacchi alle forze dell’ ordine.
Nel centro di Napoli, dal corso Umberto a piazza Dante è scattato il coprifuoco. Dalle 18, con un rapido passa parola, tutti i negozi hanno abbassato le saracinesche e spento le insegne luminose. Da un furgone attrezzato con altoparlanti, uno dei manifestanti ha accusato le forze dell’ ordine di aver diffuso la paura tra i commercianti.
Nel corteo, aperto dallo striscione “Le lotte non si processano”, tante bandiere nere dell’ anarchia, e la presenza dei disoccupati. Quelli dei “Banchi nuovi”, hanno sfilato con cinque gabbie. Su ciascuna una scritta: “operaio”, “precario”, “disoccupato”,”immigrato” “studente”.Uno striscione chiedeva libertà per “Tonino”, Antonio Mescia, arrestato il 26 luglio per il ferimento di un giovane aderente a “Casa Pound” durante il corteo per il primo maggio a Napoli.
(06 novembre 2010
COMUNICATO COMIDAD
TONINO LIBERO, LIBERI TUTTI
In riferimento alle notizie di stampa apparse
sui giornali di domenica 7 novembre,
si precisa che la manifestazione per
la liberazione di Antonio Mescia che si è
svolta a Napoli il pomeriggio di sabato 6 novembre,
non è stata indetta dalla FAI,
ma compagni e gruppi della FAI ne hanno condiviso
gli obiettivi e vi hanno
partecipato.
Alla manifestazione hanno partecipato
non solo anarchici, ma anche compagni
di varie aree politiche, a testimonianza
del fatto che il caso di Tonino viene
avvertito come un momento di una generale
politica repressiva che vuole
criminalizzare e soffocare ogni espressione
di dissenso.
La manifestazione si è svolta senza incidenti,
e le tendenziose esagerazioni
della stampa circa le "tensioni" che vi
sarebbero state, risultano in linea
con le esigenze della propaganda allarmistica
e vittimistica del governo.
Comidad
www.comidad.org
CIE DI GRADISCA: non si placano i disordini al CIE
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 07/11/10
Non si placano i disordini al Cie
GRADISCA. Resta alta la tensione al Cie (Centro d’identificazione ed espulsione) di Gradisca, dove, dopo l’aggressione a un operatore (rimasto fortunatamente soltanto contuso) e il tentativo di fuga di massa attuato da una quarantina d’immigrati nella prima serata di giovedì, ieri mattina si sono registrati nuovi disordini, culminati nell’incendio di alcuni materassi e nell’autolesionismo di un ospite della struttura, che si è procurato una profonda ferita al braccio. Stando a quanto si è potuto apprendere, la situazione ha cominciato a degenerare già verso le 11, subito dopo il rimpatrio di cinque immigrati tunisini (trasportati a Roma e Milano per essere poi imbarcati su due voli charter con direzione il Paese nordafricano). Praticamente in contemporanea si sono registrati sei nuovi ingressi nel centro di via Udine (per gran parte afgani). La scintilla sarebbe scoccata nel momento in cui un gruppo d’immigrati che aveva già goduto del permesso di uscire nei cortili esterni (che, su direttiva della Prefettura, è di un’ora per gruppi di 40 persone) si è rifiutato di rientrare nelle stanze, pretendendo l’intervento del medico. Gli ospiti hanno quindi “bloccato” i lucchetti dall’interno, impedendo agli operatori dell’ente gestore di entrare nel reparto notte. Un immigrato si è anche procurato (con un frammento di vetro di una finestra rotta durante i disordini della sera prima) una profonda ferita al braccio, schizzando sangue sul personale e cospargendo alcuni lucchetti. Una situazione che ha costretto gli operatori a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine mentre, nel frattempo, gli ospiti di otto stanze hanno trascinato nei corridoi esterni alcuni materassi, dandogli fuoco. Focolai prontamente spenti con gli estintori dagli stessi operatori, mentre solo una volta forzati i lucchetti da parte delle forze dell’ordine il personale medico della struttura ha potuto prestare le cure all’immigrato feritosi al braccio. Un taglio profondo, ma che, tuttavia, non ha richiesto il trasporto al pronto soccorso. La situazione è tornata sotto controllo solamente verso le 15, quando gli operatori hanno potuto somministrare il pranzo a una sola delle due sezioni del Cie teatro dei disordini. Marco Ceci
Sap: la situazione rischia di esplodere
Gradisca GRADISCA. Il Cie di Gradisca «manifesta alti livelli di pericolosità» e la situazione è tornata a essere “calda” a causa «dei rimpatri che avvengono da Milano e da Roma, in cui gli immigrati devono essere accompagnati in assenza di direttive e modalità specifiche, con gravi rischi». È la nuova denuncia della segreteria provinciale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), il quale in una nota ha ricordato che «i rimpatri a piccoli gruppi attuati in questi giorni hanno alzato pericolosamente la tensione nel Cie gradiscano. Nella mattinata odierna (ieri, nd r) sono stati nuovamente bloccati i lucchetti di accesso a otto stanze, così da non permettere ad alcuno di entrarvi e in tre di queste sono stati incendiati materassi. Gli operatori, coadiuvati dalle forze dell’ordine prontamente intervenute, hanno dovuto spegnere, da fuori, i piccoli incendi posti in essere. Il sistema di vigilanza si palesa inadeguato a fronteggiare i disordini interni e andrebbe urgentemente rinforzato. Episodi di autolesionismo, infatti, si verificano con sistematicità per evitare il prossimo rimpatrio e con il blocco delle serrature è impossibile intervenire in soccorso». Fra le criticità operative evidenziate dal Sap anche quelle derivanti dagli accordi internazionali fra l’Italia e gli altri Paesi. «Il problema è che la Tunisia, da cui proviene la maggioranza degli immigrati ristretti al Cie isontino, consente il rimpatrio di sole quattro unità da tutta Italia, costringendo quindi alla duplicazione dei viaggi e aumentando i rischi connessi con le attese, costringendo, quindi, una Questura “piccola” come quella di Gorizia a un costante impiego di personale. Chi rimane ha la coscienza del fatto che, prossimamente, toccherà anche a lui e pertanto gioca la carta della disperazione»
AMIANTO/ Colpiti !!
Marzo 17th, 2017 — General, Sequestro e futuro
Anche nel MV online
Un piano anti-amianto
per l’ex Frigorifero di Udine
Un intervento straordinario per bonificare l’area dall’amianto nell’ex Frigorifero di via Sabbadini è stato messo a punto dal Comune con l’intenzione di salvare lo storico edificio. Un piano necessario per risolvere due emergenze diverse: quella ambientale e quella architettonica.
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MV LUNEDÌ, 08 NOVEMBRE 2010 Pagina 7 – Udine
Ma resta sempre l’incognita legata ai 9,6 milioni di euro
Ex Frigo, un piano contro l’amianto
Il Comune vuole bonificare l’area e poi procedere al restauro
LE RISORSE
IL PROGETTOx
Una risposta della giunta dopo le recenti proteste del Csa sulla questione ambientale Timori anche per le infiltrazioni d’acqua che stanno minacciando lo stabile da recuperare

di CRISTIAN RIGO
Un intervento straordinario subito per isolare l’amianto e garantire la massima sicurezza in tutta l’area dell’ex Frigorifero e poi un unico appalto integrato per assegnare progettazione definitiva ed esecuzione dei lavori. Questo il piano messo a punto dal Comune per salvare lo storico edificio di via Sabbadini dal degrado.
Un piano in doppia mossa, che si è reso necessario per risolvere due emergenze diverse: la prima, sollevata dal Centro sociale autogestito (che nei giorni scorsi ha organizzato anche una manifestazione di protesta con tanto di volantinaggio), di natura soprattutto ambientale vista la presenza di una tettoia in eternit fatiscente; la seconda, invece, di tipo architettonico perché le infiltrazioni d’acqua stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di quello che nei piani di palazzo D’Aronco dovrebbe diventare il “Centro culturale per la Mitteleuropa”.
Il condizionale però è d’obbligo perché, dopo la mancata assegnazione dei 9,6 milioni di euro per recuperare l’immobile in vista delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, promessi da Roma e poi mai arrivati, il futuro dell’ex Frigo è adesso di nuovo in discussione. Ma non la volontà del sindaco Furio Honsell di recuperare uno dei più importanti esempi di archeologia industriale presenti in provincia.

«Abbiamo già assegnato la progettazione preliminare (a disposizione per il recupero dell’area ci sono 6,5 milioni di euro) e – spiega l’assessore alla Gestione urbana, Gianna Malisani –, visto l’esito del sopralluogo con il Soprintendente Luca Rinaldi, che ha evidenziato la necessità di procedere quanto prima al recupero per evitare che le infiltrazioni compromettano definitivamente l’edificio, stiamo facendo il possibile per ridurre i tempi di attesa prima di avviare il cantiere. In quel contesto – assicura l’assessore – era già previsto anche un intervento per risolvere l’emergenza-amianto, ma il degrado della pensilina ci ha convinto a separare i due interventi».
Prima di tutto quindi il Comune farà partire una bonifica. «Stiamo verificando con gli uffici la possibilità di reperire i fondi necessari – dice ancora la Malisani – perché si tratta di interventi costosi che devono seguire una procedura ben precisa. In attesa della bonifica vera e propria, amplieremo l’area di sicurezza che è stata transennata per evitare qualsiasi possibilità di contatto, ma tengo a precisare che quella zona non faceva parte del parcheggio».
Risolto il problema amianto, si procederà con il recupero dell’immobile e si discuterà sulla possibile destinazione. Ecco perché il Comune ha dato all’associazione temporanea di imprese costituita dalla Progettazione tecnica organizzata scarl di San Donà di Piave, dallo studio Novarin di Udine e da Bulfone Francesco di Tavagnacco, l’indicazione «di recuperare la struttura lasciandola open-space». Un pezzo di storia da salvare e uno spazio vuoto da “abitare” che sarà dunque restituito alla città.
NO TAV nell’isontino
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il Piccolo del 07/11/10
Nasce il Coordinamento dei comitati popolari contro il Corridoio 5
Forse, almeno nella Bisiacaria, la tensione si è un po’ allentata. Ma l’emergenza appare ancora giustificata se, come ben si sa, entro il prossimo 31 dicembre, Rfi dovrà presentare il progetto preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest che riguarda l’ormai famoso Corridoio 5 e l’Alta velocità. Il punto della situazione è stato fatto venerdì sera, a Ronchi dei Legionari, in occasione di un’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Rifondazione comunista e dai Giovani comunisti della provincia di Gorizia. «Lo scenario appare inquietante – ha esordito Luigi Bon – in quanto proprio a Ronchi dei Legionari si delineano tre prospettive che andranno a mutare il volto del territorio, vale a dire l’alta velocità, il polo intermodale dei trasporti e la variante generale del piano regolatore. Tre aspetti che ci preoccupano non poco». E’ più che mai attivo, invece, il comitato “No Tav” della Bassa Friulana che, per voce di Giancarlo Pastorutti, sottolinea come dalla Regione tutto venga fatto passare sotto silenzio e senza che nessuno abbia la possibilità di vedere le “carte” che sono state prodotte in merito. Ad evidenziare ciò anche Dario Predonzan, responsabile settore trasporti ed energia del Wwf regionale. Il tracciato dell’alta velocità, però, interessa anche Monfalcone. Esso, infatti, prevede una galleria ai piedi della Gradiscata, a qualche centinaio di metri dall’ospedale di San Polo: 28 chilometri sotto il monte Hermada sino a Opicina. «Un’opera ciclopica – ha dichiarato il consigliere provinciale Fabio Del Bello – con un impatto ambientale che appare davvero molto preoccupante». E se, poi, il progetto iniziale prevedeva l’ingresso della galleria sotto la collina dello Zochet e il passaggio sotto i laghetti delle Mucille, la strenua battaglia del comitato locale ha avuto partita vinta. Il tracciato è stato infatti abbassato e passa dietro le colline monfalconesi, con un sensibile peggioramento dell’impatto proprio ai danni della città dei cantieri. Ma, sempre secondo Del Bello, va fatto rispettare ciò che ha deliberato il Consiglio comunale nel 2008, quando venne chiesta una revisione del progetto. E questa mattina, alle 11.30, nel parco della Rocca, verrà presentato il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, il quale punta alla realizzazione del parco naturale del Carso.
Luca Perrino
CAOS CLIMATICO/ Anche la bassa friulana sott’acqua
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
MV MARTEDÌ, 09 NOVEMBRE 2010
Ancora allagamenti in Friuli
Forti danni causati dai fulmini
L’emergenza non è rientrata e lo stato d’allerta resta alto: le tante ore di pioggia hanno ingrossato i corsi d’acqua di tutto il Friuli e del territorio isontino. Critica la situazione nelle Valli del Natisone, provate dall’abbondanza delle precipitazioni, ma anche nella Bassa Friulana, mentre a Gorizia vengono allagate case e strade.

