Zardinsmagnetics: Sommario trasmissione del 28/10/10

Leggi gli approfondimenti sul BLOG della trasmissione

https://zardinsmagnetics.noblogs.org/

 

Donna aggredita da volontari pro life mentre va ad abortire, scandalosa sentenza che definisce di minor valore la morte di un immigrato a quella di un italiano!!Lettera dal carcere GOOGLESHARING Facebook: gratis anche le perquisizioni!

Studenti medi in Piazza

Studenti di nuovo in Piazza contro la Gelmini

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Pizzolante story/ Finalmente si è sganciato da Honsell, … speriamo!

A quanto pare  l'”USI”  di Matteo Pizzolante ha deciso di sganciarsi dalla collaudata e prolungata collaborazione con il Comune di Udine. Cosa si aspettavano? Che Honsell fosse un antifascista militante? Come si fa a scoprire  ad età matura che la democrazia borghese ha sempre coltivato e continua a coltivare il fascismo, nelle sue varie forme e mascherature? Dovremo vederceli ancora questi illUSI  a fare da comparse dell’antifascismo istituzionale dell’ANPI? Infatti  li abbiamo dovuti sentir accusare il CSA da un lato di legalitarismo e dall’altro di non partecipare alla farsa della manifestazione istituzionale del 25 aprile, che ad Udine si svolge con tanto di fanfara militare; dovremmo, secondo loro, in quell’occasione, far sventolare le bandiere nere e rossonere in una manifestazione con l’Esercito? In ogni caso fare la solita classica richiesta ad un Sindaco di “non dare la Sala o la Piazza ai fascisti” non è forse, ora più di sempre, antifascismo illusorio e legalitario? Non è alimentare illUSIoni istituzionali? Già, ma forse il vero problema, in questo frangente, era che Pizzolante doveva dimostrare di smarcarsi da Honsell e rompere una collaborazione oramai platealmente compromettente e magari di farsi un pò di propaganda, agitando un problema che poi in realtà non è neanche stato in grado di gestire.

Nonostante questo, appresa la notizia che ci sarebbe stato un presidio antifascista, indetto da loro, avevamo comunque deciso di chiudere in anticipo il presidio contro l’amianto nel parcheggio dell’ ex-frigorifero  per indirizzarci verso questo eventuale presidio antifascista che poi non c’è neanche stato.

L’antifascismo militante è una cosa seria e se si decide di farlo, poi lo si deve fare o, viceversa,  non si fa se non ci sono le condizioni. Non si può certo correre dietro ad ogni puttanata che fanno i fasci e, d’altro canto, è inutile  e dannoso agitare questioni che poi non si è in grado di gestire fino in fondo.

 

Messaggero Veneto VENERDÌ, 29 OTTOBRE 2010 Pagina 2 – Udine

Iniziativa di Casa Pound e Utinum et Patria. Annunciata una conferenza. Dura reazione dell’Unione sindacale: «Il Comune neghi sala Aiace ai neonazisti»

“Onore agli eroici arditi”. E scoppia la polemica

Una targa e scritte sono apparse l’altra notte, dedicate al corpo speciale dell’esercito nella Grande guerra

Scoppia la polemica sugli arditi, quel corpo speciale che combattè nella Grande guerra e che, a conflitto finito, aderì quasi interamente al fascismo. L’altra notte una targa commemorativa è stata messa in via Pracchiuso e oltre trenta striscioni con le scritte “Viva gli arditi” e “Onore agli arditi” sono apparsi nelle strade di Udine per ricordare il sacrificio del battaglione, quasi completamente decimato, che il 28 ottobre 1917 difese la città dall’invasione dell’esercito austro-ungarico nei pressi di Porta Manin. L’azione è stata rivendicata dai militanti di CasaPound Italia Friuli e del circolo culturale “Utinum et Patria”. «Sono anni – spiega il coordinatore regionale di Casa Pound Italia Friuli, Nicola Di Bortolo – che queste due associazioni, nel silenzio di una città, commemorano il gesto di questo manipolo d’eroi, dimenticati dalla storia e dalle varie amministrazioni comunali». «Essendo caduta nel vuoto la richiesta di permesso presentata al Comune per affiggere a nostre spese una targa commemorativa, quest’anno – aggiunge il responsabile provinciale di Cpi Udine Domenico Sguazzino – Casa Pound Italia Friuli e “Utinum et Patria” hanno voluto agire, come nel loro stile, recuperando un muro in stato di abbandono sul quale è stata posizionata la targa stessa e un murales tricolore. All’azione – conclude Sguazzino – seguirà una conferenza pubblica per ricordare quello che oggi sarebbe chiamato corpo speciale dell’esercito, quegli arditi che durante la Grande guerra difesero strenuamente l’italianità del confine orientale».
Tale iniziativa è stata però duramente condannata in una nota firmata da Matteo Pizzolante, per la Federazione intercategoriale di Udine dell’Unione sindacale italiana, che dice: «Sabato 30 ottobre, in sala Aiace si terrà una conferenza dal titolo “Arditi eroi dimenticati”. Nulla da ridire sulle manifestazioni storiche miranti a diffondere “cultura”, anche se non possiamo fare a meno di notare una certa vena guerrafondaia e militarista che ci trova e troverà sempre ed ostinatamente contrari. La gravità di tale incontro sta nella natura degli organizzatori dell’evento. Infatti sono Casa Pound Italia e “Utinum et Patria” a organizzarlo. Ricordiamo a tutti che il circolo “Utinum et Patria” ha già chiamato a Udine il noto negazionista Irwing (un antisemita che nega gli stermini nazisti, già condannato per negazionismo) e non si è smentito quando ha chiamato l’ex terrorista neofascista Tuti a parlare di tossicodipendenza e volontariato (la tragedia si tinge di ridicolo…). “Utinum et Patria” è un circolo neofascista e neonazista, frequentato da membri del Fronte Veneto Skin Head e da altri simili individui sulle cui eroiche gesta non ci tratterremo. Casa Pound Italia è anch’essa un’organizzazione di chiara ispirazione neo nazi-fascista, già autrice di proposte xenofobe e smaccatamente inneggianti al ventennio e allo squadrismo. Riteniamo inaccettabile che in una città come Udine, medaglia d’oro alla Resistenza, venga concesso uno spazio pubblico ai neo-fascisti, denunciamo come una vergogna che ai neo-nazisti venga dato il diritto di parola».
«Ci auguriamo – conclude Pizzolante – che il permesso di utilizzare uno spazio pubblico per la propaganda del neofascismo venga ritirato, altrimenti il Comune di Udine dovrà rendere conto di quello che non possiamo non definire un atto di collaborazionismo, dimostrando una volta di più che la democrazia e il fascismo non sono in contrasto ma sono semplicemente i due lati dello stesso sistema sociale fondato su violenza, oppressione e sfruttamento! Per quanto ci riguarda, non esiteremo a reagire con determinazione, coraggio e sdegno contro i tentativi di sdoganare il ciarpame fascista».

 

Mwssaggero Veneto SABATO, 30 OTTOBRE 2010 Pagina 3 – Udine

Utinum et patria e CasaPound replicano al sindacalista: non siamo xenofobi difendiamo solo la libertà di parola

Arditi, convegno tra le polemiche

Oggi pomeriggio, in sala Aiace, il confronto con gli storici

«Non promuoviamo iniziative xenofobe, ma tese a migliorare la vita dei cittadini. Non siamo un’organizzazione neo-fascista, bensì movimenti politici abituati al confronto con chiunque abbia qualcosa da dire da qualunque parte politica provenga». Non si è fatta attendere la replica da parte dei responsabili di CasaPound e Utinum et Patria, Maximilian Crismani e Alessandro Battistig, al rappresentante della Federazione intercategoriale di Udine dell’Unione sindacale italiana, Matteo Pizzolante, che ha criticato duramente la targa commemorativa degli arditi posta l’altra notte dai militanti delle due associazioni vicine alla Destra.
Crismani e Battistig, infatti, invitano Pizzolante al convegno che si terrà questo pomeriggio, alle 16, in sala Aiace, dal titolo “Arditi eroi dimenticati”, e che vedrà la partecipazione fra i relatori del ricercatore Nicola Persegatti, del referente del Museo della prima guerra mondiale di Ragogna, Marco Pascoli, e del presidente degli arditi, sezione di Trieste, Massimiliano Ursini.
Al convegno e alla targa posata in via Pracchiuso plaude il segretario regionale de “La Destra”, Ernesto Pezzetta: «L’apposizione di una targa in borgo Pracchiuso è un gesto nobile nel ricordo del sacrificio degli arditi, inserito nel contesto dei 150 anni dell’Unità d’Italia, di eroi che la storiografia preferisce far cadere nell’oblio. La scomposta reazione di un carneade sindacalista non merita alcun commento. Tra l’altro i protagonisti dell’azione notturna sono veri lavoratori e non presumibili soggetti in distacco sindacale».
Anche Gianfranco Leonarduzzi del Pdl definisce «scandaloso e antidemocratico impedire il convegno sugli arditi. Nessun libertario potrebbe pensare a un simile affronto.  Evidentemente il concetto di libertario per l’Unione sindacale italiana dev’essere del tutto arbitrario».

 

 

AMIANTO/ Vediamo se i giornali ne parlano

30_10_2010

Nostra foto: parcheggio ex frigorifero 30 ottobre 2010

Ed infatti ecco il risultato

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Bene, la pre-tattica  continua ad avere effetto

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Messaggero Veneto DOMENICA, 31 OTTOBRE 2010 Pagina 4 – Udine

Nuova protesta del Centro sociale autogestito. «Perché il Comune non interviene?»

«C’è amianto, transennare l’ex Frigorifero»

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Manifestazione non autorizzata di immigrati a Brescia

Brescia manifestazione non autorizzata di immigrati

brescia

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ANTIFASCISMO MILITANTE/ Attacco alla lapide militarista

LUNEDÌ, 01 NOVEMBRE 2010 Pagina 9 – Udine

Battistig: «Per noi è un luogo simbolo e continueremo a onorare la memoria di chi ha difeso l’italianità delle nostre terre»

Via Pracchiuso, danneggiate le corone per gli arditi

Denuncia di Utinum et patria e CasaPound: «Atto vandalico nella notte»

A poche ore dalla deposizione davanti alla lapide in via Pracchiuso, le corone d’alloro degli arditi sono state rimosse e in parte spezzate. Nella notte, infatti, ignoti hanno danneggiato le corone dopo averle staccate dalla lapide e scaraventate molto più avanti dal luogo dove i militanti di “Utinum et patria” e “CasaPound” le avevano depositate sabato sera. A riportarle davanti alla lapide è stata un’anziana che abita in zona. E sul muro è stata rinvenuta una scritta con un simbolo riconducibile agli anarchici che recita: «Viva gli arditi del popolo che nel 1922 si opposero al fascismo».
Immediata la condanna del presidente del circolo di “Utinum et patria”, Alessandro Battistig: «Anche se si sono comportati come i loro nonni partigiani, non riusciranno a fermarci perché per noi questo luogo è diventato un simbolo e qui continueremo a onorare la memoria di chi ha difeso l’italianità delle nostre terre». Nel riservarsi di valutare se denunciare o meno l’accaduto, Battistig aggiunge: «Alla vigilia di Ognissanti, sono loro che autodenunciano la mancanza di rispetto per i morti».
Analogo il tenore del portavoce di CasaPound, Nicola Di Bartolo, che senza mezzi termini «condanna il vile oltraggioso gesto perpetrato nell’oscurità da indegni signori ai danni delle corone apposte sulla targa in memoria degli arditi della battaglia di Udine». E ancora: «Queste persone, alle quali le parole libertà e democrazia sono certamente sconosciute, hanno infangato la storia del Friuli e mancato di rispetto a coloro che hanno donato la vita per il nostro popolo e per la nostra italianità». CasaPound, però, fa sapere di non voler «dare pubblicità a queste oscure figure il cui unico ideale è basato su un superato antifascismo, ma continuare a portare avanti una politica di costruzione e di confronto con tutte le persone delle quali traspare la limpidità morale».

MUTAMENTI CLIMATICI/ Catastrofi oramai di ordinaria amministrazione

La catastrofe climatica avanza inesorabilmente

Maltempo in Italia, tre morti /   Foto   Nel Veronese 2mila 500 sfollati

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MEMORIA STORICA: l’elenco dei sovversivi schedati a Trieste

Da Il Piccolo del 02/11/10

 

di CLAUDIO ERNÈ Sovversivi, comunisti, anarchici, socialisti repubblicani. Tutti schedati, diffidati, confinati, incarcerati, processati, costretti all’esilio o a una lunga detenzione. I nomi di 3395 triestini e triestine perseguitati dal regime fascista perché considerati «pericolosi» assieme ad altri 150mila altri italiani che si opponevano alla dittatura, sono stati estratti dal casellario della direzione generale della Pubblica sicurezza e pubblicati sul sito internet del Ministero dei Beni culturali. La lista non appare a un primo esame completa perché, ad esempio, risulta assente il nome di Pinko Tomazic, il giovane antifascista sloveno fucilato il 15 dicembre 1941 con altri quattro compagni all’interno del poligono di Opicina. Altri nomi al contrario sono registrati con grande precisione. Compare quello di Vittorio Vidali, alias Enea Sormenti, ragioniere nato a Muggia nel 1900 con svariati luoghi di «residenza»: Spagna, Parigi, Chicago, Mosca. Poi nel dopoguerra segretario del Partito comunista della Venezia Giulia nonché parlamentare della Repubblica. C’è il medico pediatra, poi consigliere comunale del Psiup Bruno Pincherle, e c’è il professor Eugenio Colorni, ebreo, per cinque anni al ”Carducci”, poi confinato a Ventotene. Alla sua figura di recente la ricercatrice Diana De Rosa ha dedicato un approfondito studio. Ci sono Eugenio Curiel, Luigi Frausin, ma anche Aurelia Gruber, parlamentare della Repubblica e fondatrice negli anni Settanta della Lista per Trieste. C’è Giusto Pietro Jacchia, ebreo e massone, fondatore nel 1919 dei fasci di combattimento triestini, camicia nera della Marcia su Roma, ma espulso dal Pnf nel 1927 per non aver voluto giurare fedeltà al Regime e morto nel 1937 nella guerra di Spagna sul fronte di Madrid dove combatteva nelle file dei repubblicani con Carlo Rosselli. Per ogni «sovversivo», la scheda offre anche qualche informazione estremamente sintetica sulla professione, sul «colore» politico, sull’età e sull’eventuale percorso giudiziario. Accanto a molti nomi compare infatti l’informazione «denunciato al Tribunale speciale» o «processato per offese al capo del Governo», ovvero a Benito Mussolini. Accanto alle schede di questi «sovversivi», passati comunque alla Storia non solo cittadini, compaiono nel sito anche quelle di persone di cui negli anni si è persa progressivamente la memoria. Tra essi Mario Berce, nato nel 1899, comunista. Aveva il torto agli occhi del Regime di essere un redattore del quotidiano ”Il lavoratore”, più volte devastato dagli squadristi e sequestrato dalle autorità del Regno. C’è Eugenio Parovel, nato a Muggia nel 1890, anche lui «comunista»: era un giornalaio e la polizia politica, come si legge nella scheda, lo aveva ”diffidato” più volte. Era stato anche ”radiato”, impedendogli di lavorare. Secondo il figlio Paolo la data di nascita è errata perché suo padre Eugenio era nato nel 1900. Gli altri dati sono verosimili, ma inesatti. «Mio padre era mazziniano e non comunista. Nel 1931, dopo aver lavorato alternativamente tra Trieste e Istanbul, ha acquisito l’agenzia di distribuzione di giornali e la libreria che per tanti anni hanno portato il nostro cognome. Di altri Parovel, giornalai a Muggia, non ho mai sentito parlare». Al contrario, non sembrano al momento consultabili via web le 120mila fotografie scattate ai ”sovversivi” al momento del fermo, dell’arresto, della perquisizione o ricavate da altre fonti. Ad esempio, da immagini di gruppi aziendali, album di famiglia, richieste di documenti come la carta di identità o il passaporto. In effetti l’istituzione di uno schedario biografico degli iscritti ai partiti ritenuti pericolosi, risale al lontano maggio del 1894. Il capo del Governo Giovanni Giolitti introdusse nelle questure poco dopo l’apparecchio messo a punto da Salvatore Ottolenghi e Umberto Ellero, oggi ancora presente negli uffici di polizia. La macchina si chiama ”Le gemelle di Ellero” e consente di ricavare nello stesso istante attraverso due fotocamere altrettante foto dell’arrestato: una di profilo, l’altra di fronte che finiscono entrambe nel fascicolo d’indagine. La svolta nell’ambito del fotosegnalamento avviene nel 1926 quando Mussolini vara le leggi ”fascistissime” che prevedono l’impiego massiccio del fotosegnalamento. L’avversario politico diventa un ”sovversivo” e gli inquirenti devono acquisire al fascicolo il maggior numero di ritratti possibile dell’antifascista. Tutte le fotografie, anche quelle non scattate dalla polizia, vengono prelevate dai cassetti delle anagrafi comunali, da enti, associazioni, studi. In sintesi ogni archivio, ogni album anche familiare perde per sempre la propria innocenza perché le immagini di chi si oppone al Regime, o manifesta idee diverse da quelle dominanti, finiscono inevitabilmente alla Sezione Prima Divisione Polizia della Direzione generale della Pubblica sicurezza del ministero degli Interni. Esemplari per dimostrare l’effetto della repressione sono le immagini dei leader politici antifascisti fotografati al momento dell’ingresso in questura o in carcere e poi ripresi qualche anno più tardi quando le loro schede segnaletiche devono essere aggiornate. I ritratti Antonio Gramsci, Camilla Ravera, Altiero Spinelli, Ferruccio Parri, rappresentanto altrettanti atti d’accusa perché dimostrano quali fossero le loro condizioni di detenzione. Dovevano incastrare i ”sovversivi”, sono diventate le prove dell’ingiustizia e della violenza.

NOTAV: continua il teatrino

Da Il Piccolo del 01/11/10

Moretti (Fs): la Tav non può accontentare passeggeri, merci e le spiagge del Veneto

 

PADOVA «L’Alta Velocità non è compatibile con un passo di 40-50 km all’ora necessario per una tratta ad alta frequentazione». Certo, specifica che deve ancora vedere il cosiddetto “tracciato balneare” Mauro Moretti, amministratore delegato di Rfi ma l’affermazione, rilasciata a margine dell’inaugurazione del raddoppio dell’Interporto padovano, non lascia dubbi: un tracciato della Tav che assolvA tre funzioni, l’alta velocità per i passeggeri, quella per le merci e il servizio alle stazioni balneari del Veneto Orientale è impraticabile. Con buona pace degli equilibrismi della Regione che, nel caso del tracciato “basso”, dovrebbe fronteggiare i no del Pd e dei sindaci, il “ni” della Provincia di Venezia e lo scetticismo di chi la Tav dovrebbe costruirla. Eppure la Tav non si discute per Moretti: «Siamo pronti per le linee di Brescia e Verona – ha spiegato – a cui seguiranno quella per Padova. Il dato importante è essere già pronti sullo snodo fondamentale, la Mestre-Padova che è pronta e comunque – ha concesso l’ad – dal Veneto sono sempre giunte idee positive». Resta la spada di Damocle dell’Europa che minaccia di decurtare drammaticamente i finanziamenti per opere come la Tav e il traforo di base del Brennero con tanto di deadline fissata al 15 dicembre per la presentazione dei progetti definitivi. «Siamo ancora in tempo» dichiara fiducioso Moretti che annuncia a partire da dicembre un’implementazione delle corse verso Venezia e verso Verona con connessione wi-fi a bordo. Un appello accorato per una soluzione rapida arriva anche dal presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai: «Spero che lo Stato si accorga che l’Unione europea non toglierà solo 13 milioni di euro ai finanziamenti per il Tunnel del Brennero, se i progetti e i lavori non andranno avanti, ma ancora altri». Un grido d’allarme lanciato all’indomani della decisione della Commissione europea di tagliare i finanziamenti, visti i ritardi italiani accumulati sui progetti di accesso da sud al Brennero, così come per quelli sulla Torino-Lione. «Il mio è un appello a tutte le autorità pubbliche italiane, affinché si vada avanti» ha aggiunto Dellai sottolineando come l’infrastrutturazione del Brennero è tra i punti richiamati nella nuova Finanziaria. L’inaugurazione del raddoppio dell’Interporto di Padova segna anche un brusco stop ai progetti di bonifica e trasformazione logistica delle aree Montefibre di Porto Marghera. In laguna si dibatte animatamente da settimane sull’idea di bonificare e riconvertire la chimica, ormai sul viale del tramonto, a un polo di smistamento logistico fortemente voluto dall’Autorità portuale. L’ad di Rfi, Mauro Moretti, però, parla senza mezzi termini di «errore da non ripetere» e di «rischio di assedio dei due grandi interporti veneti, Verona e Padova, da parte di attività parassite». Insomma, vietato frammentare, men che meno a un passo da Padova con un nuovo polo logistico veneziano. E le suggestioni giocano la loro parte con una coincidenza che Sergio Giordani, presidente di Interporto Padova, non manca di sottolineare: «La distanza fra il porto di Rotterdam e il suo interporto è di 35 km, giusto la stessa che separa il porto di Venezia dall’Interporto padovano». E cala l’asso nella manica respingendo al mittente l’ipotetica critica all’aumento di traffico sulla direttrice Venezia-Padova: «Abbiamo pure l’Idrovia che collega i due punti e deve soltanto essere completata garantendo la sicurezza idraulica dei territori ma anche la possibilità di percorrenza per natanti di Classe V fluviomarittimi da 2000 tonnellate l’uno».

 

Da Il Piccolo del 01/11/10

Tav italo-slovena, fondi Ue salvi Cancian: «Un passo in avanti»

 

TRIESTE L’Ue taglia più di 300 milioni di euro, le vittime illustri non mancano, nemmeno in paesi come Germania e Danimarca, ma la Venezia-Trieste-Divaccia non si tocca. Lo afferma Antonio Cancian, l’unico deputato nordestino che ha partecipato ai lavori della commissione Trasporti di mercoledì, quella in cui il commissario Kallas ha garantito sui fondi per la progettazione della Tav. «La conferma del cofinanziamento alle tratte Venezia-Ronchi sud e Trieste-Divaccia – spiega Cancian – rappresenta un segnale importante. La commissione ha valutato positivamente il piano di realizzazione degli studi. Le tratte trasfrontaliere sono le più difficili da realizzare e dunque va riconosciuto l´impegno dei due Stati e delle Regioni interessate. Le condizioni poste dalla Ue per mantenere il finanziamento sono stringenti, ma possiamo dirci soddisfatti del lavoro svolto finora»

 

Dal Messaggero Veneto del 30/10/10

Linea Tav, il Comune si affida a Riccardi

 

BAGNARIA ARSA. L’ultima speranza di arrivare a soluzioni meno impattanti per il territorio comunale, sul quale è progettato il passaggio della Tav e di raccordi ferroviari nord-sud tra Udine e Cervignano, è stata quella di affidare a Riccardo Riccardi, assessore regionale alle infrastrutture, il compito di salvatore della patria dei bagnaresi. Nell’esponente politico – sentite le parole dei consiglieri di maggioranza – è stata riposta la piena fiducia e a lui l’impegno a relazionare e di segnalare l’iter del progetto che le Ferrovie si sono impegnate a presentare entro la fine dell’anno, pena la decadenza del finanziamento euopeo sulle grandi opere, tra le quali Tav e Alta capacità. In consiglio comunale, appositamente convocato per discutere lo “spinoso” problema, non è stata affrontata la mozione di sfiducia nei riguardi del primo cittadino in merito a fatti accaduti nel seggio elettorale di Privano ancora nel 2006, presentata dalla minoranza, che è slittata ad un’altra seduta. Il sindaco Bertossi ha ricordato il lungo iter che ha portato l’amministrazione ad affrontare con «determinazione e spirito costruttivo» i vari passaggi delineati dallo sconquasso causato da un probabile passaggio di linee ferroviarie sul territorio comunale. Per la minoranza il consigliere Tiziano Felcher ha parlato di mitigazione ambientale ed ha auspicato che nella fase progettuale venga ascoltata la voce delle comunità locali interessate. Il vice sindaco Eros Schiff ha scoperto le carte e indicato gli indirizzi della Giunta di Bagnaria. Meglio un recupero della tratta ora dismessa Palmanova-San Giorgio – ha ipotizzato – e realizzazione di una bretella che passa a nord dell’abitato di Campolonghetto per arrivare allo scalo di Cervignano. Il consigliere di maggioranza di Castions, Roberto Pellizzari, si è dimostrato preoccupato perchè la linea della Tav, lasciando la ferrovia tradizionale che collega Trieste a Venezia a Torviscosa, viene ad intaccare una zona a vocazione di servizi collettivi ed aree di interesse avifaunistico. Il sindaco Bertossi, a questo punto, ascoltati i vari relatori, ha presentato un ordine del giorno della maggioranza nel quale tra i vari temi indicati invita la Regione a predisporre che nel nuovo progetto preliminare, oltre alla previsione di nuove opere di viabilità ferroviaria, venga formalmente previsto lo smantellamento delle infrastrutture che verranno dismesse e discusso un programma per lo sviluppo economico e sociale del territorio di Bagnaria. Replica del capogruppo di minoranza Oliviero Barbieri: «Questo è l’ennesima scorrettezza nei riguardi della minoranza che non è stata coinvolta nella stesura di un testo così importante». Anche l’opposizione ha ripresentato un proprio documento, votato in consiglio due anni fa. Si passa al voto dei due documenti e quello della maggioranza ottiene i consensi del proprio gruppo. Giancarlo Pastorutti, esponente del comitato no-Tav, commenta a fine della seduta: «Ancora una volta non si è voluto dare una risposta a un tema scottante. A due mesi dalla presentazione del progetto Tav – evidenzia – è mai possibile che “nessuno” sappia dove passi?». Sandro Sandra

 

Da Il Piccolo del 30/10/10

Bagnaria, il Consiglio alla Regione: «Via i vecchi binari»

 

 

 

BAGNARIA ARSA La Tav torna in Consiglio e il Comune di Bagnaria chiede a Riccardi lo smantellamento dei vecchi binari. Come annunciato dal sindaco Anselmo Bertossi dopo le insistenze del Comitato No Tav locale, il tema della linea ferroviaria “ad alta capacità e velocità” Trieste-Venezia è stato al centro del Consiglio comunale di Bagnaria dell’altra sera, senza prevedere interventi da parte dei cittadini, come era invece stato richiesto. All’assemblea ha preso parte anche l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, che ha ribadito l’opera come strategica per il Friuli Venezia Giulia e prioritaria per l’Europa. Presente anche una delegazione No Tav, che a margine del consiglio ha criticato «la decisione della Regione di voler nascondere il tracciato, a due mesi dalla presentazione del progetto preliminare: una scelta – dichiara il portavoce Giancarlo Pastoruttti – tesa a tenere lontane le proteste della popolazione». In aula la discussione ha preso corpo attraverso due ordini del giorno, presentati e votati rispettivamente solo dalla maggioranza e dalla minoranza. Con il primo, il Comune ha chiesto lo smantellamento dei binari compresi nella vecchia linea Palmanova–San Giorgio, già dismessa da tempo, e della rete ferroviaria che attualmente collega Cervignano a Udine passando per Sevegliano. Come previsto dal protocollo Sonego, con la costruzione della Tav Trieste–Venezia, la rete ferroviaria Udine–Cervignano dovrà infatti essere tolta e ricostruita ex novo più a Ovest del centro abitato di Bagnaria. Il secondo ordine del giorno, presentato e votato solo dalla minoranza, ha invece ribadito la necessità di costruire la Tav lungo il tracciato esistente Trieste e Venezia, come era stato chiesto nel 2007 da un documento gemello, che però al tempo era stato votato dal consiglio all’unanimità. «Questa volta invece l’abbiamo bocciato – spiega il sindaco – perché i tecnici di Rfi dicono che non è possibile far passare la Tav lungo il percorso storico: ne prendiamo dunque atto, con l’impegno a verificare la correttezza di queste osservazioni». Novità anche per la sopraelevata, che era stata annunciata come ipotesi di passaggio della Tav lungo il territorio di Bagnaria: «Probabilmente sarà inserita nel progetto preliminare che sarà presentato entro il 31 dicembre», chiosa Bertossi. (el. pl.)

REPRESSIONE/ Prima assoluzione anche per il processo CIE

Oggi a Gorizia: assolti per non aver commesso il fatto,

 

per le manifestazioni davanti al CPT (ora CIE)

 

di Gradisca d’Isonzo del 29 settembre 2007.


Il carico giudiziario accumulato negli ultimi anni


incomincia ad alleggerirsi …

 

Segue rassegna stampa

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