Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Da Il Piccolo
MARTEDÌ, 09 NOVEMBRE 2010
Studenti in rivolta, occupate 15 scuole
L’«insurrezione» innescata, oltre che dalla riforma Gelmini, dagli edifici fatiscenti e dai tagli ad alcuni corsi
di ELISA COLONI
Studenti triestini in rivolta. Scuole superiori occupate. È stata un’insurrezione di massa, quella scoppiata ieri in quasi tutti gli istituti superiori della città: 15 scuole su 17.
Dai licei agli istituti tecnici, dai commerciali alla scuola d’arte: i ragazzi si sono presentati in centinaia ben prima delle 8, striscioni e volantini alla mano, molti con il viso coperto da sciarponi e bandane; e la mattinata è trascorsa tra concitate assemblee e un tam-tam di notizie ”messaggiate” con i telefonini da un’aula all’altra della città. Risultato: portoni incatenati, scalinate e corridoi interni blindati da poderose barricate, dirigenti e docenti in strada, lezioni cancellate. In alcuni casi i presidi hanno tentato di ”ribellarsi” agli insorti usando la mano pesante, ed è finita, come all’istituto Nautico, a finestre sfondate dai vigili del fuoco (ma senza riuscire a impedire la protesta).
Era dal 2008 che a Trieste non si assisteva a un’occupazione di massa come quella di ieri. Un’iniziativa organizzata capillarmente dagli studenti nelle scorse settimane. Increduli i dirigenti scolastici (fuori dalle scuole sotto la pioggia per ore, in attesa di capire il da farsi), che hanno definito la protesta «del tutto inaspettata».
Gli istituti Carducci, Galvani, Da Vinci-Sandrinelli, Nautico, Carli, Max Fabiani, Nordio, i licei Oberdan, Dante, Petrarca e Galilei, e le quattro scuole slovene Slomsek, Stefan, Zois e Preseren: questa la mappa del dissenso studentesco. Solo in due scuole – Volta e Deledda – le lezioni si sono svolte regolarmente. A scatenare la protesta motivi di portata nazionale – riforma Gelmini, tagli delle risorse, paventata privatizzazione delle università – ma soprattutto alcune vicende triestine: edifici scolastici fatiscenti e cancellazione di alcuni corsi e laboratori.
La rivolta è montata nel corso della giornata, segnata da costanti colpi di scena, con tira e molla che, come spesso accade in queste circostanze, hanno dato vita a situazioni di incertezza. Al Petrarca, ad esempio, per tutta la mattinata si è svolta un’assemblea permanente, che solo nel primo pomeriggio ha deliberato l’occupazione della struttura. Al Galilei invece solo la sede centrale è stata occupata, non la succursale di via Battisti. Al Dante la mattinata è stata contrassegnata dall’«anarchia»: alcune classi hanno fatto lezione, altre no; poi un’assemblea straordinaria ha sancito la definitiva ”presa” dell’edificio. Il Nordio ha dichiarato aperta la rivolta solo nel tardo pomeriggio, contagiato dall’ondata di protesta.
Negli istituti in autogestione via libera a corsi d’arte, cineforum, dibattiti su come dovrebbe essere la scuola a misura di studente. Fitti i preparativi in vista della prima nottata tra i banchi, con scorta di viveri e sacchi a pelo, come al liceo Oberdan, una delle strutture in cui la protesta ha avuto maggiore eco (con circa 200 studenti coinvolti), e dove i ragazzi hanno lanciato una sfida forte e chiara: «Non molleremo. Vogliamo occupare per tutta la settimana. Resisteremo a qualsiasi tentativo di sgombero». «Però vogliamo uscirne a testa alta – ha commentato uno studente, Stefano Pitacco – e per questo motivo saremo corretti: la nostra è una protesta seria».
Marta Pacor, studentessa dell’Oberdan e rappresentante dell’Unione degli studenti, ha spiegato: «Siamo stufi di assistere a continui tagli alle risorse. In alcuni istituti, come il Galvani, è stata cancellata la sezione audiovisivi per mancanza di fondi, mentre al Nordio le prime classi di quest’anno non potranno più seguire alcuni laboratori. Per non parlare degli edifici in cui siamo costretti a fare lezione: obsoleti e vetusti. La Provincia aveva promesso una serie di controlli sullo stato di salute degli immobili, in particolare sotto il profilo della sicurezza, e noi non abbiamo visto nulla di concreto».
Ragazzi dietro le barricate al ”Dante” e al ”Galilei”
«Istituzioni immobili, allora i bagni e le pareti li dipingiamo noi»
Appeso qua e là lungo gli interminabili corridoi del Dante Alighieri c’è il ”decalogo”, un vademecum ideato dagli studenti del liceo classico che elenca le regole da rispettare durante l’occupazione della scuola: niente alcolici e sostanze stupefacenti, ingresso vietato agli esterni ma aperto a tutti coloro che devono seguire i corsi dell’Università popolare e poi, ancora, vietato rovinare o distruggere gli arredi. I ragazzi del Dante hanno optato per un’occupazione ”politically correct”: barricate sì, ma con una porta aperta al dialogo.
Uno degli organizzatori, Tommaso Gandini, però avverte: «Per ora restiamo così. Ma se cominciano a crearci dei problemi, allora chiudiamo il portone e da lì non entra più nessuno. La nostra situazione è particolare: condividiamo l’edificio con la scuola media e con l’Università popolare. Per questo motivo abbiamo deciso di non incatenare l’entrata, ma di fare solo le barricate ai piani superiori, per dividere a metà i corridoi e impedire l’ingresso di eventuali alunni della media».
Ieri, a dare il proprio sì all’occupazione, è stata la stragrande maggioranza dei presenti all’assemblea straordinaria organizzata in mattinata. «A partire da domani (oggi, ndr) organizzeremo vari corsi di tipo artistico e le letture comparate dei giornali».
Se questa è la situazione al liceo Dante, le barricate continuano anche in un altro lieceo, lo scientifico Galilei. Due studentesse della V C, Zoe Nemec e Ludovica Buri, ieri hanno raccontato: «Stiamo facendo noi quello che dovrebbero fare le istituzioni. Abbiamo pulito alcuni bagni della scuola e domani (oggi, ndr) ci armeremo di pittura e dipingeremo i muri. Noi stiamo protestando per il bene di tutti, anche dei professori, costretti a lavorare in condizioni assurde, con stipendi inadeguati rispetto ai colleghi europei. Per non parlare dei problemi del sovraffollamento, con classi che arrivano ormai anche a 32 alunni». (el. col.)
PER UNA CURIOSA COINCIDENZA TEMPORALE
”Ribellione” anche alla facoltà di Lettere
Presidio notturno nella sede di via Economo contro le decisioni del governo
Zaini usati come cuscini, sacchi a pelo gettati a terra, banchi trasformati in giacigli di fortuna. Ieri sera il Dipartimento di Storia dell’Università ha assunto le sembianze di una sorta di dormitorio collettivo. Gli studenti della facoltà di Lettere hanno dato vita ad un presidio che, per tre giornate di seguito, si tradurrà nell’occupazione notturna delle aule e dei corridoi della sede di via Economo, sul modello di quanto accaduto nelle settimane scorse a Scienze.
Una protesta, quella degli iscritti di Lettere, che si salda solo idealmente a quella dei ragazzi degli istituti superiori. Dietro alle due azioni, si affrettano a precisare i rappresentanti di facoltà, non esiste infatti alcuna regia comune, bensì una semplice coincidenza temporale. Per quanto autonome, però, entrambe le mobilitazioni nascono da un’identica convinzione: la necessità di accendere i riflettori sulle conseguenze pesantissime e drammatiche che le manovre partorite dall’attuale governo rischiano di produrre sulla qualità dell’istruzione pubblica.
Del resto se le scuole superiori cadono a pezzi, gli spazi a disposizione degli universitari non sono poi messi tanto meglio. «Nel Dipartimento di Storia le scale puzzano, le sedie sono perennemente sporche e i banchi non si trovano in tutte le aule – spiega Vanja Macovaz, uno dei rappresentanti di facoltà -. Ecco perchè abbiamo scelto di dar vita al presidio proprio in questa struttura: via Economo è la sede più disastrata ed è quindi una sorta di simbolo dello sfacelo a cui l’università sta andando incontro a causa dei continui tagli, che penalizzano prima di tutto la didattica».
Didattica che però, gli studenti di Lettere, non intendono assolutamente bloccare. Fino a mercoledì, infatti, l’occupazione interesserà solo la fascia oraria 19-8, in modo da non interferire con lo svolgimento dei corsi. «Non intendiamo passare per studenti lavativi che puntano solo a saltare le lezioni – continua Macovaz -. Al contrario intendiamo promuovere una mobilitazione costruttiva e non autoreferenziale, attorno alla quale far convergere studenti e professori».
E alcuni docenti, in effetti, ieri sera hanno fatto visita ai manifestanti esprimendo piena condivisione con le motivazioni del presidio. Tra di loro non c’era però la preside di Lettere, Cristina Benussi, che attende ancora di conoscere le richieste degli occupanti. «Parlerò con i ragazzi domani (oggi ndr). Solo dopo potrò fare considerazioni sulla protesta». (m.r.)
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
senzafrontiere.noblogs.org
Lunedì 8 novembre. La polizia arriva in forze alle 6 del mattino per sgomberare il presidio solidale sotto la gru, sulla quale da sei giorni resistono sei immigrati in lotta contro la sanatoria truffa.
Violentissime cariche si susseguono per l’intera mattinata.
Numerosi i feriti e i fermati. Il centro della città è sotto assedio.
La violenza dello Stato in armi è la risposta di Maroni al grande corteo di sabato scorso.
Ore 16. Una trentina i fermati dalla polizia con l’accusa di resistenza e incitamento alla disobbedienza alle leggi. In via S. Faustino si è riformato un presidio di circa 300 persone. Gli immigrati sulla gru – uno si è legato un cappio al collo ed è seduto sospeso sul vuoto – resistono ma sono sotto assedio.
Ore 19. Il bilancio della giornata è molto pesante: sei arresti – due italiani e quattro immigrati – 12 stranieri senza carte sono stati rinchiusi nei CIE, in attesa di espulsione. Tre a Milano, cinque a Torino, degli altri non si sa: potrebbero persino essere già stati deportati.
Ore 21. Tensione al presidio in via S. Faustino tra i cinquecento immigrati e antirazzisti e la polizia in assetto antisommossa: qualche spintone poi cala una calma tesa. Il presidio prosegue tutta la notte.
Aggiornamenti su Indymedia e su radio Onda d’urto.
Repubblica

IL VIDEO A Brescia, al presidio per gli immigrati che protestano sulla gru, un funzionario di polizia invita i manifestanti ad andare “in qualche locale, ma non qui”. E poi…
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Tu bunga bunga, noi macerie
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Il Piccolo MERCOLEDÌ, 10 NOVEMBRE 2010
SI ESTENDE LA PROTESTA NELLE SCUOLE CITTADINE
Studenti sulle barricate, occupati anche Volta e Deledda
Il motto è resistere a oltranza. Ieri sera riunione al Dante tra i rappresentanti dei ”ribelli”
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Marzo 17th, 2017 — General, Loro
IL PICCOLO – MERCOLEDÌ, 10 NOVEMBRE 2010
IL NODO INFRASTRUTTURE
Tav in grave ritardo, proroga dall’Ue
Bruxelles concede due anni in più per il progetto: si va al 2015
TRIESTE La commissione europea salva la Tav che, nel segno di treni più veloci e più capaci, deve attraversare il Friuli Venezia Giulia, accorciando le distanze tra Venezia, Trieste e Divaccia. Lo fa concedendo due anni di tempo in più alla Trieste-Divaccia. E confermando sino all’ultimo cent i finanziamenti complessivi, e sono più di 74 milioni di euro. Ma detta le sue condizioni vincolanti.
Pagina 12 – Regione
LA COMMISSIONE EUROPEA SALVA ANCHE LA TRIESTE-RONCHI SUD A PATTO CHE SI RISPETTINO LE SCADENZE
La Tav italo-slovena slitta di due anni
Bruxelles concede la proroga: «Ritardi pesanti, progetto entro il 2015». Ma detta le condizioni
di ROBERTA GIANI
TRIESTE Concede due anni di tempo in più alla Trieste-Divaccia. Conferma sino all’ultimo cent i finanziamenti complessivi, e sono più di 74 milioni di euro. Ma detta le sue condizioni vincolanti e avvisa i ”naviganti”: chi sgarra, stavolta paga.
La commissione europea salva la Tav che, nel segno di treni più veloci e più capaci, deve attraversare il Friuli Venezia Giulia, accorciando le distanze tra Venezia, Trieste e Divaccia. E la salva, spostando addirittura dal 2013 al 2015 il ”d-day” progettuale della tratta transfrontaliera, nonostante denunci nero su bianco «i pesanti ritardi».
Non è poco, anzi: la commissione, con il vicepresidente delegato ai Trasporti Siim Kallas, mette infatti sotto esame con la ”valutazione intermedia” i 92 progetti prioritari di grandi infrastrutture europee cofinanziati nell’ambito delle reti Ten-t per il periodo 2007-2013, e non fa sconti. Il 16,3% di quei 92 progetti, dove ci sono la Ronchi sud-Trieste e la Trieste-Divaccia, escono con le ossa più o meno rotte: 5 non sono ormai «credibili» e perdono completamente i confinanziamenti mentre 10 sopravvivono ma subiscono un taglio. La Torino-Lione, ad esempio, perde più di 9 milioni di euro mentre l’Europa, complessivamente, libera 311 milioni e spicci sui 5,3 miliardi investiti, impegnandosi a reimpiegarli altrove.
La Tav Venezia-Divaccia, malgrado le difficoltà, se la cava. E non soccombe alla ”prova del nove” che vive il suo epilogo in commissione Trasporti il 27 ottobre. Ma la partita non è affatto chiusa, né tantomeno vinta: Bruxelles, mentre screma, promuove, punisce e proroga ben 29 progetti «credibili» ma «in difficoltà a causa della crisi economica», sancisce un principio ferreo. Tutti i progetti, ma proprio tutti, devono rispettare gli obiettivi temporali che l’Europa, nella sua valutazione, sancisce per iscritto: «Se non li raggiungono, il finanziamento Ue deve essere ritirato e riassegnato, in modo da ottimizzare le risorse limitate di cui disponiamo» avverte, perentorio, Kallas.
Nel caso della Trieste-Divaccia, nel dettaglio, la commissione europea parte da un giudizio tutt’altro che brillante: segnala i ritardi pesanti, l’imprevista ma fredda accoglienza sul versante italiano, la cooperazione insufficiente tra i due Paesi. Al contempo, però, confermando i 50,7 milioni di confinanziamento sui 101,4 necessari ed evidentemente apprezzando l’accordo italo-sloveno firmato il 12 ottobre a Trieste, la commissione stessa non impugna la scure. Mentre concede la proroga, però, sancisce quattro condizioni tassative. La prima: la scelta dei progettisti va effettuata entro dicembre 2010 e, in questo caso, è la Slovenia a doversi muovere, giacché l’Italia ha già individuato Rfi-Italferr. La seconda: lo studio di fattibilità della Venezia-Ronchi sud, come traducono a Bruxelles, va presentato entro dicembre. La terza: il gruppo economico di interesse europeo, quello che Italia e Slovenia hanno già deciso di istituire con sede in piazza Unità, va creato entro giugno 2011. La quarta e ultima: la progettazione preliminare, con relativa approvazione ”interna”, va ultimata entro dicembre 2011.
Nella scheda ufficiale sulla Trieste-Divaccia, laddove se ne fotografa la valenza a livello comunitario e regionale, non manca una sottolineatura ”europea” non casuale: la commissione evidenzia infatti che il progetto, tra l’altro, si pone la finalità di ”catturare” i traffici dei porti di Trieste e Capodistria. Lubiana, che su quei sei chilometri di binari fa orecchie da mercante, recepirà?
Nel caso della Ronchi Sud-Trieste – la Venezia-Ronchi Sud non compare nella valutazione di ”mid-term” giacché è finanziata con un bando – Bruxelles conferma invece la scadenza tassativa del 2013 e il cofinanziamento di 24 milioni di euro sui 48 necessari. Subito dopo, evocata la nuova stazione ferroviaria che dovrebbe servire l’aeroporto di Ronchi dei Legionari, detta il suo giudizio. Assai più ”light” rispetto a quello sulla Trieste-Divaccia: il progetto è leggermente in ritardo ma, nonostante ciò, può ancora essere consegnato entro dicembre 2012. Due le condizioni da rispettare per non perdere le risorse. La prima: il progetto preliminare dev’essere definito entro dicembre 2010 e approvato entro il secondo trimestre 2011. La seconda: la procedura di valutazione d’impatto ambientale dev’essere completata entro il secondo trimestre 2011.
Tempi stretti, molto stretti. Ma Riccardo Riccardi, l’assessore regionale alle Infrastrutture, rassicura: «La valutazione positiva di Bruxelles costituisce il riconoscimento del lavoro che abbiamo svolto. E ringrazio, al riguardo, l’eurodeputato Antonio Cancian che ha difeso il nostro lavoro e i nostri interessi in commissione Trasporti. A questo punto manterremo gli obiettivi prefissati a partire dalla presentazione entro l’anno del progetto della Venezia-Ronchi sud su cui i governatori Renzo Tondo e Luca Zaia si sono impegnati il 13 ottobre». La Tav lagunare è solo il primo fronte, non l’unico. La Trieste-Divaccia è il secondo: «Entro dicembre, come previsto dall’accordo italo-sloveno, avremo un ulteriore incontro bilaterale per proseguire l’attività di progettazione» anticipa Riccardi. La corsa contro il tempo prosegue.
L’EURODEPUTATA PD SERRACCHIANI
«I fondi non sono blindati Prima verifica a dicembre»
TRIESTE «I due anni di proroga non sono un automatismo». Debora Serracchiani, eurodeputata del Pd che siede in commissione Trasporti, lancia ancora una volta l’avvertimento. La battaglia pro-Tav è tutt’altro che vinta a Nordest: «Si devono rispettare le condizioni dettate dalla commissione europea che verificherà l’effettivo progresso dei lavori, il completamento e l’approvazione degli studi di fattibilità entro il 2010 e la costituzione entro il 2011 di un gruppo di interesse economico nella sezione italo-slovena, cui parteciperà anche la commissione». Certo, e l’eurodeputata lo sottolinea, la verifica di ”mid-term” offre un’opportunità: «Quella di recuperare il tempo perduto, ma non ci verranno fatti sconti. Inoltre, sul fronte dei rapporti italo-sloveni, occorre un lavoro attento, continuo e sinergico affinché gli interessi italiani trovino adeguato ascolto nelle sedi europee». Il governo nazionale, quindi, si dia da fare: «Il suo ruolo è cruciale per l’azione che saprà perseguire attraverso gli alti funzionari italiani a Bruxelles mentre spetta alla Regione far giungere al governo la cognizione esatta delle criticità del nostro territorio».
L’EURODEPUTATO PDL CANCIAN
«Segnale positivo dalla Ue Ma non possiamo sforare»
TRIESTE «Credo molto alla realizzazione del corridoio V, il ”pp6”, verso Est. Ma ora le promesse vanno mantenute». Antonio Cancian, eurodeputato del Pdl che siede in commissione Trasporti, difende e ”spinge” da tempo la Tav. E l’ha fatto anche il 27 ottobre quando, in commissione, il vicepresidente della Ue Siim Kallas e i coordinatori europei hanno messo sotto esame 92 progetti. È andata bene: «La conferma del cofinanziamento alle tratte Venezia-Ronchi sud e Trieste-Divaccia rappresenta un segnale importante. La commissione ha valutato positivamente il piano di realizzazione degli studi. La proroga alla Trieste-Divaccia? Le tratte transfrontaliere sono le più difficili da realizzare e, dunque, va riconosciuto l’impegno dei due Stati e delle Regioni coinvolte». Adesso, però, nessuno può dormire sugli allori: «Le condizioni poste per mantenere il cofinanziamento sono stringenti e precise. E le responsabilità sono in capo alle amministrazioni regionali e al ministero. Ma a questo proposito, per il lato nazionale della tratta, credo che il lavoro svolto finora stia dando i suoi frutti: le amministrazioni si sono impegnate a chiudere la progettazione preliminare entro il 2010».
Marzo 17th, 2017 — Bollette, General
Il Piccolo GIOVEDÌ, 11 NOVEMBRE 2010 Pagina 11 – Gorizia
Bollette del Tubone, incontro a Udine Comitato-azienda
CERVIGNANO Bollette e allacciamenti, domani mattina il “question – time” all’Ato di Udine. É la nuova iniziativa del Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana, che domani incontrerà i dirigenti dell’Ato per fare il punto sulla situazione delle bollette e degli allacciamenti. Verranno posti una serie di quesiti, le cui risposte saranno poi illustrate in serata a San Giorgio, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata nella sala conferenze di Villa Dora alle 20.30.
Ecco, punto per punto, le domande che domani mattina verranno presentate all’Ato: «Come mai il Tubone per il 2009 ha chiesto solo la quota di scarico e per il 2007 e 2008 anche la depurazione? Se un utente non era depurato nel 2009, come faceva ad esserlo prima?». Poi c’è il problema dei rimborsi del canone di depurazione che era stato fatto pagare senza che essa fosse avvenuta: «A che punto siamo con i rimborsi – insiste il portavoce del Comitato, Paolo De Toni – visto che è l’Ato che deve decidere e non ha ancora fatto sapere niente ai cittadini? Qual è il periodo di rettroattività? Perché solo fino al 2003, come si desume dal sito internet del gestore?» E ancora: «Si tenga presente che la richiesta dei canoni per il 2007 e 2008 equivale a negare anche in via teorica i rimborsi per il pregresso, quindi la truffa è particolarmente pesante».
Infine c’è l’altra grande questione degli allacciamenti, che di recente è tornata alla ribalta delle cronache, dopo che il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti e il Consorzio depurazione laguna (volgarmente detto “Tubone”) ha inviato una lettera a 800 residenti, annunciando l’obbligo di allacciarsi alla rete fognaria entro tre mesi, pena apposita ordinanza comunale. Domani mattina i cittadini del Comitato chiederanno all’Ato se le notifiche per gli allacciamenti sono valide e qual è l’atto amministrativo che nomina l’ente gestore (il Tubone) al ruolo di ente competente per l’effettuazione delle notifiche. «Il regolamento di fognatura – chiosa De Toni – dice infatti che l’ente competente è la Provincia o l’Aato o un soggetto da questi ultimi delegato per la specifica materia. Ma è assolutamente certo che la Provincia di Udine non ha mai delegato un bel niente al Tubone». (el. pl.)
Venerdì 12 Novembre
alle ore 20.30
San Giorgio di Nogaro
presso la sala Conferenze di Villa Dora
Assemblea Pubblica
per fare il
punto della situazione su
bollette ed allacciamenti.
Venerdì 12 mattina ci sarà la riunione fra il Comitato di Difesa Ambientale e l’ATO a cui dovranno essere date le risposte ad una serie di quesiti ed in particolare:
1. Come mai il Tubone per il 2009 ha chiesto solo la quota di scarico e per il 2007 e 2008 anche la depurazione? Ci si chiede ma se uno non era depurato nel 2009 come faceva ad essere depurato nel 2007 e 2008?
2. Come mai visto che la Provincia dice che non ci sono “sfioratori” (nel senso previsto dalla Legge) e che nelle fognature comunali va fatta la grigliatura, il Tubone invece pretende ancora il canone di depurazione per tutte quelle Vie che sarebbero collegate allo “sfioratore di Via dell’Istria”? Peraltro tale “sfioratore”, del tutto anomalo nella sua concezione, ha la seguente tabella di marcia: (è un trucco che è venuto in mente a Florit dopo la sentenza della Corte Costituzionale 335/08 per giustificare la riscossione del canone)
a) flusso NULLO fino al 24 febbraio 2009, quindi era totalmente inattivo nel 2007 e nel 2008;
b) funzionamento per meno di 30 giorni complessivi per l’anno 2009;
c) funzionamento per qualche mese nel 2010;
3. A che punto siamo con i rimborsi, visto che è L’ATO che deve decidere e non ha fatto ancora sapere niente ai cittadini? Qual è il periodo di retroattività? Perché solo fino al 2003 come si desume dal sito internet del Gestore?
4. Si tenga inoltre presente che la richiesta dei canoni per il 2007 e 2008 equivale a negare anche in via teorica i rimborsi per il pregresso, quindi la TRUFFA è particolarmente pesante.
5. Ci si chiede: le notifiche per gli allacciamenti che sono state spedite dal Tubone sono valide? Con che atto amministrativo vi sarebbe stata la nomina dell’Ente Gestore (Tubone) al ruolo di Ente Competente per l’effettuazione di suddette notifiche?
6. Considerato che il Tubone deve effettuare la grigliatura e quindi le fognature miste comunali sarebbero messe finalmente a norma e conseguentemente potrà legittimamente richiedere il canone (a partire dalla fase di progettazione di questi impiantini che deve mettere in funzione entro 18 mesi) a tutti quegli utenti che poi saranno almeno sottoposti a questo trattamento di depurazione, ci si chiede: non è forse possibile estendere le DEROGHE a tutte quelle situazioni di particolare onerosità economica nonché tenere conto delle situazioni di disagio sociale come per esempio le situazioni di anzianità ed inabilità delle persone che dovrebbero sobbarcarsi questi problemi ed oneri?
PS. Nel corso dell’Assemblea verrà distribuito il testo della delibera che regolamenta l’attuale sistema di deroghe.
PARTECIPATE !
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Comitato di Difesa Ambientale
VOLANTINO VERSIONE CERVIGNANO DEL FRIULI
Bollette
1. Come mai il Tubone per il 2009 ha chiesto solo la quota di scarico e per il 2007 e 2008 anche la depurazione? Ci si chiede, ma se uno non era depurato nel 2009 come faceva ad essere depurato nel 2007 e 2008?
2. A che punto siamo con i rimborsi, visto che è L’ATO che deve decidere e non ha fatto ancora sapere niente ai cittadini? Qual è il periodo di retroattività? Perché solo fino al 2003 come si desume dal sito internet del Gestore?
3. Si tenga inoltre presente che la richiesta dei canoni per il 2007 e 2008 equivale a negare anche in via teorica i rimborsi per il pregresso, quindi la TRUFFA è particolarmente pesante.
Allacciamenti
4. Ci si chiede: le notifiche per gli allacciamenti che sono state spedite dal Tubone sono valide? Con che atto amministrativo vi sarebbe stata la nomina dell’Ente Gestore (Tubone) al ruolo di Ente Competente per l’effettuazione di suddette notifiche? Infatti il regolamento di fognatura dice che “l’Ente Competente è la Provincia o L’AATO o soggetto da lei (Provincia ndr) delegato per la specifica materia”. Ma è assolutamente certo che la Provincia non ha mai delegato al Tubone un bel niente.
5. Il Sindaco di Cervignano Piero Paviotti continua con le bugie e le omissioni per esempio quando dice che è obbligatoria l’installazione della vasca condensa grassi (falso!) e quando non informa sulla possibilità di deroga per i casi tecnicamente difficili (nell’assemblea verranno fornite le modalità per le deroghe) . Paviotti soprattutto mente sul fatto che gli allacciamenti non potevano essere fatti prima e invece la verità è completamente un’altra: cioè gli allacciamenti del 5°, 6° e 7° lotto potevano essere già fatti dal 2000; quelli dell’ 8°e 9° lotto già dal 2004; quelli del 10° lotto già dal 2005 e quelli dell’11° lotto già dal 2007, cioè tutti gli allacciamenti potevano/dovevano essere fatti con i vecchi regolamenti di fognatura dove era previsto che i costi (escluse 500 mila lire oppure 258 euro) erano a carico del Consorzio. Quindi ora se vogliono gli allacciamenti dovrebbero almeno restituire tutti i soldi ingiustamente richiesti per la depurazione.
PARTECIPATE !
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Coordinamento di Difesa Ambientale della bassa friulana
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Da Il piccolo dell’11/11/10
SCUOLE OCCUPATE. OGGI UNA DELEGAZIONE DAL DIRETTORE REGIONALE
«Edifici fatiscenti, ecco dove studiamo»
Dai wc intasati alle palestre piccole: i ragazzi additano le carenze del Dante e del Petrarca
di ELISA COLONI
Servizi igienici non agibili, porte rotte, crepe nei muri, aule fatiscenti, palestre al limite della praticabilità e soffitti che lasciano filtrare l’acqua piovana, raccolta con secchi sistemati qua e là. È anche per questo che gli studenti triestini stanno protestando, occupando tutte le scuole superiori della città. Ed è per questo che ieri, terzo giorno di occupazione, alcuni gruppi di studenti hanno organizzato un ”tour degli orrori” all’interno di due istituti: il liceo Dante in via Giustiniano e la succursale del liceo Petrarca in largo Sonnino. A partecipare alla visita guidata l’assessore provinciale all’Edilizia scolastica Mauro Tommasini e il consigliere regionale del Pd (ed ex preside, ora in aspettativa, del liceo Oberdan) Franco Codega.
Quello di ieri è stato il primo ”contatto” tra studenti e rappresentanti delle istituzioni dopo lo scoppio della protesta, lunedì mattina. Una prova di disgelo che continuerà anche oggi pomeriggio, quando una delegazione di studenti incontrerà, in due faccia faccia distinti in Provincia, il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame e alcuni esponenti dell’amministrazione provinciale. «Il nostro obiettivo – spiega Riccardo Laterza, coordinatore regionale dell’Unione degli studenti – è rivedere assieme il documento siglato lo scorso anno proprio dalla Provincia e da una rappresentanza di studenti; l’accordo prevede dei controlli semestrali sulle strutture scolastiche. Noi chiediamo di essere tenuti al corrente sull’andamento delle verifiche e dei lavori messi a punto negli edifici fatiscenti». «Vogliamo sapere come vengono spesi i soldi a disposizione della Provincia per l’edilizia scolastica – aggiunge Tommaso Gandini, del liceo Dante -. In virtù di questo abbiamo concordato con l’assessore Tommasini una serie di incontri trimestrali sullo stato dei lavori. E chiederemo un’audizione in Regione, visto che la maggior parte dei fondi per le scuole arriva da lì».
Gli edifici fatiscenti sono, appunto, uno dei motivi della mobilitazione studentesca. Ieri alcuni gruppi di ragazzi hanno organizzato delle ”escursioni” tra le brutture dei licei Dante e Petrarca. «I problemi principali al Dante – aggiunge Gandini – sono i bagni, molti dei quali perennemente intasati, le crepe e i buchi sui muri, le lampade appese con il filo di ferro e una terrazza inagibile e quindi chiusa da tempo». Nella succursale del liceo Petrarca (dove è in corso la ristrutturazione del cortile interno), invece, il nodo più dolente è la palestra: piccola, con due ingressi strettissimi, crepe sui muri e dei pavimenti completamente da rifare. Impossibile utilizzarla per le classi più numerose, che devono ripiegare sulla palestra della sede centrale di via Rossetti. Lamentele, quelle degli studenti, condivise anche alcuni professori di educazione fisica presenti all’incontro.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo dell’ 11/11/10
Lavori, il Cie verrà completamente svuotato
di LUIGI MURCIANO GRADISCA Il Cie di Gradisca potrebbe essere svuotato in vista dell’ormai imminente potenziamento della sicurezza interna alla struttura. Lo hanno confermato fonti vicine alla Prefettura di Gorizia, che proprio in queste ore sta concludendo la procedura di affidamento dei lavori. DUBBI. Il temporaneo svuotamento del centro di identificazione ed espulsione situato all’ex caserma Polonio dovrebbe durare un paio di settimane. In un primo momento era sembrato che le opere di adeguamento strutturale del Cie potessero convivere con la presenza degli ospiti, al punto che ne era stata ipotizzata una semplice riduzione della capienza in concomitanza con i cantieri. A quanto pare così non sarà. Resta invece aperto il grande interrogativo: a lavori terminati il Cie sarà portato alla sua reale capienza di 250 posti o sarà riportato a quella attuale di non più di 130 ospiti? Sulla questione vigilano i sindacati di polizia, secondo i quali un centro a pieno regime «diventerebbe una bomba pronta a esplodere» senza adeguati rinforzi all’organico di vigilanza. APPALTO. Sono tre, tutti regionali, i soggetti in lizza per l’affidamento dei lavori. L’ente appaltante, ovvero la Prefettura, ha voluto privilegiare le ditte del Nordest. In lizza anche la Cerasi spa, il colosso romano dell’edilizia che aveva costruito il Cie di Gradisca negli anni dal 2001 al 2006. L’azienda si sarebbe presentata al nuovo appalto in associazione temporanea d’impresa con aziende regionali. La base d’asta dell’appalto è di 1 milione e 600mila euro. I lavori in questione sono stati sollecitati sin dal 2007 e riguardano il potenziamento dei dispositivi di videosorveglianza e sicurezza (fra cui dispositivi anti-fuga a infrarossi) e interventi strutturali con il riposizionamento di offendicula e camere di parcellizzazione rimosse a suo tempo su indicazione della commissione ministeriale Staffan de Mistura nell’ottica di una politica di umanizzazione dei Cie italiani. TENSIONE. Intanto, dietro il muro dell’ex Polonio, la situazione continua a essere sempre piuttosto calda. Nell’ultima settimana si è registrata l’aggressione a un operatore colpito da una testata sferratagli da un immigrato, un tentativo di fuga – non riuscito – di una quarantina di immigrati di etnia maghrebina e infine una rivolta interna culminata nell’incendio di alcuni materassi dopo che i “rivoltosi” avevano bloccato alcuni lucchetti impedendo agli operatori l’accesso nelle celle della zona notte. Non si conterebbero neppure gli episodi di autolesionismo da parte degli ospiti. La tensione sarebbe dovuta alle procedure di rimpatrio di alcuni irregolari di nazionalità tunisina, che andrebbero a rilento – 4 unità per volta – lasciando a chi rimane nel Cie di Gradisca il tempo per giocare la carta della disperazione e architettare la fuga. DIPENDENTI. In questo contesto già di per sè poco rassicurante va anche sottolineato lo stato di agitazione proclamato dai dipendenti della Connecting People, il consorzio trapanese che sino al 31 dicembre ha in gestione i servizi interni di Cie e Cara. In questo caso una nota positiva: gli operatori hanno appena ricevuto, seppur in ritardo, la mensilità di settembre. L’auspicio è che non vi sia analogo ritardo anche per il prossimo stipendio di ottobre. DROGA. Intanto si è scoperto che all’interno del Cie la droga può arrivare anche via posta. Lo hanno accertato gli agenti della questura di Padova, allertati dai colleghi goriziani. Un 53enne padovano, al secolo Claudio Zorzi, spediva infatti quantitativi di hashish a un suo amico marocchino ospite della struttura nascondendoli in anonime buste di posta ordinaria, con tanto di mittente e con una certa frequenza. Il comportamento ha insospettito gli operatori della Connecting People, che hanno allertato le forze dell’ordine. L’episodio risalirebbe al giugno dello scorso anno ma è emerso solo nei giorni scorsi. Nell’abitazione del padovano gli agenti hanno trovato 100 grammi di hashish. Inevitabili le manette, anche se l’uomo una volta rilasciato ha pensato bene di riprendere ben presto con l’attività di spaccio. A ottobre è stato nuovamente “pizzicato” da un blitz nella sua abitazione da parte della Mobile, che ha accertato all’interno di una tasca di un giaccone la presenza di circa 60 grammi di eroina. Per Zorzi si sono aperte le porte del carcere
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
VENERDÌ, 12 NOVEMBRE 2010
STILATO UN DOCUMENTO CHE ELENCA TRE OBIETTIVI
«Vogliamo risposte», scuole occupate a oltranza
Tra le richieste degli studenti un tavolo sull’edilizia. Primo incontro con Beltrame e Tommasini
di MADDALENA REBECCA
L’attivazione di un tavolo tra studenti e Provincia per capire come e dove vengono spesi i fondi dedicati all’edilizia scolastica. L’organizzazione, ogni sei mesi, di controlli sulla sicurezza nei singoli istituti affidati ad esperti. L’impegno a destinare alle scuole pubbliche tutte le risorse attualmente riservate agli istituti privati.
Sono i tre obiettivi fissati dalla protesta delle scuole superiori cittadine, arrivate oggi al quinto giorno di occupazione (autogestione al Deledda). Tre rivendicazioni messe nero su bianco ieri mattina al termine di un’assemblea al Carducci, dalle quali dipenderà la durata dell’agitazione. Fino a quando non verranno esaudite le richieste, o perlomeno fino a che non arriveranno garanzie serie in grado di far immaginare un loro rapido accoglimento, infatti, i ragazzi sono assolutamente decisi a resistere, e quindi occupare, a oltranza.
Un proposito dal quale, però, potrebbero essere costretti a recedere per cause di forza maggiore. Nelle ultime ore infatti sono diventate sempre più insistenti le voci di possibili sgomberi dei presìdi organizzati dagli studenti. La Digos, sempre secondo le versioni arrivate alle orecchie dei ”rivoltosi”, sarebbe cioè sul punto di metter fine alla protesta plateale per garantire la ripresa delle lezioni, quantomeno all’inizio della prossima settimana.
Nell’attesa i ”barricaderi” continuano imperterriti la loro battaglia, segnando già qualche punto a loro favore. Ieri infatti hanno ricevuto al Volta la visita del direttore scolastico regionale Daniela Beltrame e, poi, si sono incontrati con l’assessore provinciale Mauro Tommasini. «Entrambi sono rimasti a bocca aperta sentendo il racconto delle vergognose situazioni di molti istituti scolastici – spiega Tommaso Gandini del liceo Dante -. Nessuno, per esempio, poteva credere che la scala antincendio del Deledda portasse nel cortile interno dove si trova la caldaia, o che il Nautico avesse navi scuola del tutto inutilizzabili».
Oltre ad esporre il lungo cahier de doleances, ieri i rappresentanti delle scuole occupate hanno chiesto anche risposte sui tre punti inseriti nella piattaforma di rivendicazioni. Risposte che arriveranno forse già la settimana prossima. Tanto Beltrame quanto Tommasini, infatti, si sono impegnati a riconvocare nuovi incontri nei quali coinvolgere anche l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Molinaro e tutti i dirigenti scolastici.
«Nell’Italia cialtrona delle veline ci sono ragazzi che discutono di Annibale e metodi didattici»
di PAOLO RUMIZ
Ero curioso di vedere che faccia avessero i ”sovversivi” che occupano il liceo Petrarca contro i tagli della riforma Gelmini, l’ennesima che smantella la scuola pubblica italiana. Così, l’altro pomeriggio, al volo, ho accettato di tenere una lezione nella sede presidiata. Non era solo una vaga solidarietà per chi spera ancora che le cose cambino nella terra del Bunga Bunga. Era soprattutto curiosità generazionale. Volevo conoscerli, leggerli negli occhi.
Così mi sono inventato una lezione su Annibale, il mio eroe, ho messo nello zaino un po’ di Polibio e Tito Livio, un volumazzo di Arnold Toynbee e persino un libro sugli esperimenti di Archimede (morto nell’assedio di Siracusa, schieratasi con i cartaginesi) e mi sono presentato ai cancelli della scuola per essere ammesso alla palestra, lo spazio deputato delle assemblee e degli incontri. L’invito era nato così velocemente che non c’era stato il tempo per un annuncio o un semplice passa-parola. Arrivavo quasi di sorpresa.
Nonostante questo s’è raccolta all’istante una platea di un centinaio di ragazzi che si sono ordinatamente seduti per terra ad ascoltare. Intorno c’era pulizia, solo qualche segno di bivacco. Insomma, tutto in ordine. Ho spiegato chi ero, poi mi sono arrampicato sulle Alpi assieme agli elefanti del condottiero africano che seminò il terrore a Roma. E qui, posso dirvelo, è stato magnifico. Loro si sono stretti attorno come in un cenacolo greco e man mano che la storia si articolava vedevo accendersi un’attenzione che mai avrei sperato di incontrare.
Da vecchio pessimista e brontolone, ero venuto senza fiducia. E invece ora guardavo i loro occhi attenti, talvolta commossi, e mi sorprendevo a pensare: ma come fanno a essere così belli nonostante noi, nonostante una classe politica che dà loro l’unica libertà di un infinito consumo e di un interminabile happy hour? Come facevano a essere così vivi nonostante la nostra televisione e i modelli che essa propone, l’Italia cialtrona delle veline? Ci pensavo così forte che a volte il pensiero interferiva col racconto annibalico e mi imponeva una piccola sosta per raccogliere nuovamente le idee.
Che fanno gli altri vecchi brontoloni come me? Non amo la parola ”intellettuali”, ma non so come definire altrimenti le persone che vorrei si togliessero i panni curiali per tenere una lezione ai ragazzi della protesta, una lezione seria su un grande tema della nostra storia e cultura. Glielo dobbiamo. L’altra sera raccontavo lo schieramento delle legioni alla battaglia di Canne, evocavo il senso anche olfattivo di un campo di morte con settantamila cadaveri, ma pensavo anche all’abbandono in cui la mia generazione lascia i giovani da un ventennio.
Parlavo della marcia pazzesca del console Nerone che in pochi giorni portò le sue legioni dalla Puglia alle Marche per affrontare Asdrubale sul Metauro, e intanto rammentavo che, alla loro età, i miei coetanei – me compreso – in caso di occupazione sarebbero stati meno governabili, magari capaci di trasformare i loro licei in un’orgia di vaniloquio e talvolta in un porcaio. Dicevo del veleno preso da Annibale alla fine della sua vita e nel frattempo pensavo che quei ragazzi erano meglio di come vengono dipinti sui nostri giornali.
Ecco. Non vorrei restare il solo ad aver fatto lezione. Chiedo che altri si presentino ai cancelli di questi ragazzi. Sarebbe un segno di civiltà aiutarli e ascoltarli. Farli sentire meno soli. Prenderli sul serio. Uscire dalla logica poliziesca del muro-contro-muro. Specie in una città dove la cultura è scesa a livelli mai visti, una città nella quale persino la musica libera viene criminalizzata, dove la politica che conta è capace di disertare un concerto di Muti ma non di impedire il barbaro ”bum bum” di notte fonda che tanto piace agli esimi amministratori.
A fine storia mi sono fermato a parlare con loro. «Dica che non siamo fannulloni» mi hanno chiesto. «Scriva che lavoriamo, che organizziamo corsi di teatro, dica che domani iniziamo a discutere punto per punto la riforma Gelmini». Un’altra voce: «I genitori ci dicono che l’occupazione non serve a niente, e non nego che abbiano ragione. Ma dopo due anni di presa in giro, due anni senza ascolto, che altra arma ci rimane per far sentire la nostra contrarietà a questi tagli?». E ancora: «Loro si preoccupano del costo della scuola, noi ci preoccupiamo del costo dell’ignoranza». Frasi come rasoiate.
Una giovane bruna dallo sguardo calmo ricordava che un anno fa era stata presentata in consiglio regionale una legge fatta dagli studenti, ma tutto è finito nelle paludi dell’oblio. «Ci dicono che non sappiamo di cosa stiamo parlando, invece lo sappiamo benissimo», spiegava una compagna; «Domani iniziamo a discutere sui metodi didattici adottati all’estero e sul rapporto tra la riforma italiana e le direttive europee». Imparavo da loro, non credevo alle mie orecchie. Poveri ragazzi, truffati, come noi tutti, dopo anni di tasse pagate inutilmente.
Che futuro avranno questi giovani in un paese che taglia le spese su tutto, blocca le supplenze e le gite scolastiche, non ha soldi nemmeno per le fotocopie e la carta igienica, e mette la scuola nella condizione di dover pitoccare contributi obbligatori alle famiglie? Che ripresa economica può esserci senza investimento sulla scuola, la cultura e la ricerca? Cosa resterà della ”Res publica” quando sarà venduto anche l’ultimo soprammobile? Nelle tasche di chi sono finiti i soldi destinati ai nostri figli e nipoti? Ma soprattutto: dov’è finita la nostra capacità di indignarci?
MA DISTANTI DALLE FORME DI LOTTA
Petrarca, 42 docenti appoggiano i giovani
In una lettera sottoscritta da 42 docenti del liceo classico e linguistico Francesco Petrarca viene espressa «preooccupazione» a seguito dell’occupazione in atto nell’istituto. «Pur avendo noi idee diverse – si legge nel testo – sulle opportunità di certe forme di lotta, facciamo presente che le motivazioni e le preoccupazioni degli studenti sono assolutamente fondate, poiché in questo periodo storico molto si sta decidendo sul destino della scuola pubblica e sull’accesso all’istruzione nel nostro paese». Gli insegnanti ricordano ancora che la riforma per adesso ha agito su due elementi: «Il taglio drastico delle spese… e la riduzione netta di ore di insegnamento». Al Petrarca, viene sottolineato, «il primo anno del Linguistico è passato da 35 a 27 ore settimanali. Ciò ha comportato una riduzione del personale scolastico, insegnante e non, e un peggioramento delle condizioni di lavoro». «La protesta giovanile va guardata con rispetto – concludono – e aiutata a maturare, non ricondotta con la forza o con la svalutazione nell’acquiescenza».
Marzo 17th, 2017 — Bollette, General