Marzo 17th, 2017 — Scontri inter-etnici
da Il Piccolo 11 marzo 2011 — pagina 29
“SICUREZZA”: DENUNCIA DELLA COMUNITÀ ASIATICA
di Laura Borsani
«La nostra comunità è presa di mira. E purtroppo questo clima sta diventando sempre più difficile». Razzismo: parla di questo il presidente della Consulta immigrati Mohammad Hossain Mukter, all’indomani della festa di Carnevale che, racconta, ha visto un folto gruppo di bulli assumere comportamenti aggressivi e provocatori nei confronti della comunità bengalese. «L’ho visto con i miei occhi – spiega Mukter -. Verso le 21, dopo la manifestazione di Carnevale, il solito gruppo di giovani e ragazzi si aggirava in via Sant’Ambrogio. All’improvviso circa quindici persone, una alla volta, sono entrate nei nostri locali pubblici urlando e dicendo parolacce. Un connazionale che si trovava fuori dal suo negozio a fumare una sigaretta è stato spintonato e gli è stato strappato il cappello di dosso. Un altro mi ha avvisato perchè aveva visto alcuni di questi ragazzi che se la stavano prendendo con la mia vettura». Il gruppo di bulli cui fa riferimento Mark è già tristemente noto nella zona. Ad esso vanno attribuiti altri fatti spiacevoli, tutti accertati: aggressioni di gruppo, vandalismi nella zona e nella vicina area verde. Mark, a nome di tutta la comunità del Bangladesh, solleva una questione di fondo. «Da tempo la comunità asiatica si trova costretta a fare i conti con ingerenze e aggressioni, dai furti o tentati furti alle attività economiche, ai danneggiamenti e agli atti vandalici. Fino ad arrivare a vere e proprie espressioni di disprezzo e discriminazione. Fatti che vedono coinvolti anche minorenni e tossicodipendenti. Ritengo che nei nei nostri confronti – osserva Mukter – vi sia un atteggiamento ingiustificatamente ostile. Non conosciamo le dinamiche giovanili di Monfalcone, non vogliamo nemmeno sapere da dove vengano i ragazzi che esprimono questi atteggiamenti pesanti. Ma non possiamo non denunciare una situazione grave». Certo non è la prima volta che la comunità asiatica viene colpita. Nessuno dei negozi bengalesi aperti in città, da quello di via Sant’Ambrogio a quello di via Mazzini, è stato risparmiato: quasi tutti hanno subito furti, danneggiamenti, atti di puro vandalismo. Un problema, secondo i bengalesi, che si sta aggravando. Si parla di furti, danneggiamenti ai negozi, vandalismi e atti di spregio contro la sede della Bimas, in via Sant’Ambrogio, di bengalesi presi a bottigliate. «A volte entrano nei pubblici esercizi in gruppo – precisa Mukter – e, mentre alcuni acquistano della merce, altri ne approfittano per rubare. È fin troppo evidente – aggiunge – che ci sia un gruppo che deliberatamente si scaglia contro la nostra comunità. Ritengo che alla base di tutto vi siano pregiudizi e scarsa conoscenza della nostra cultura e del nostro modo di vivere. La situazione è difficile, gli episodi si ripetono nel tempo». Una situazione sempre più difficile, dunque, che ha spinto la comunità asiatica – la più numerosa della città – a riunirsi per valutare quali comportamenti adottare. Ed è emerso anche un altro aspetto preoccupante: parecchi dei bulli sono poco più che ragazzini. «Trattandosi di minorenni – spiega il portavoce – non sappiamo come affrontare la questione». E da qui parte un appello alle istituzioni: quello di intervenire in termini di mediazione culturale. «Sarebbe giusto far conoscere a questi ragazzi la nostra comunità e fare in modo che vengano superati i pregiudizi per andare verso una civile convivenza». La comunità, dunque, si rivolge al Comune e alle scuole, chiedendo aiuto, cercando anche di coinvolgere i genitori.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Il Piccolo 12 marzo 2011
Il Comitato Schengen
mette in mora Gradisca
Immigrato si ferisce per protesta durante il sopralluogo parlamentare al Cie
La conclusione: «Il centro va svuotato subito e rimesso in sicurezza»
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Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Tsunami nucleare.
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Marzo 17th, 2017 — Sequestro e futuro
Messaggero Veneto SABATO, 12 MARZO 2011 Pagina 4 – Udine
L’ha detto De Toni al processo per via Scalo Nuovo
Occupazione del Csa vicino ai binari: «Il prefetto ci voleva in via Volturno»
TRIBUNALE
«C’era una trattativa sotterranea perché rimanessimo in via Volturno. Il prefetto mi mandò a cercare dalla Digos a casa, a San Giorgio di Nogaro, per garantirmi che noi dovevamo continuare a stare in via Volturno».
Lo ha detto ieri Paolo De Toni al processo in tribunale a Udine che lo vede imputato (assieme ad altre 35 persone) di invasione arbitraria di proprietà altrui in relazione all’occupazione della palazzina ferroviaria in via Scalo Nuovo, edificio abbandonato che ospitava anni fa due famiglie di ferrovieri.
De Toni (unico seduto al banco degli imputati assieme ai suoi avvocati, Andrea Sandra e Roberto Maniacco) rendeva dichiarazioni spontanee ogni volta che un testimone concludeva la propria deposizione. Il giudice monocratico Angelica Di Silvestre ha fatto deporre i dipendenti delle ferrovie intervenuti quel 2 giugno 2006 quando i “ragazzi” del centro sociale autogestito cominciarono a “binificare” l’area dai rifiuti e dalle ramaglie. E così, dopo aver sentito la deposizione d’uno degli agenti della Digos intervenuti quel pomeriggio, De Toni ha inteso precisare sulle «trattative sotterranee» volute dal prefetto.
In precedenza gli altri testimoni avevano ricordato con un po’ di lacune la “fotografia” presentatasi ai loro occhi quando furono mandati a controllare cosa stesse succedendo. Ieri non è stato chiarito, soprattutto, chi aveva divelto una delle finestre murate dell’edificio.
Non solo: un dipendente delle ferrovie prima e un agente della Polfer poi hanno addirittura dichiarato d’aver visto portare all’interno dell’edificio mobili. In realtà – come ha inteso spiegare lo stesso De Toni e come ha confermato un poliziotto della Digos – quel materiale di mobilia altro non erano che pezzi di immondizia.
De Toni ha anche voluto spiegare al giudice come in quel periodo, sotto una tettoia dell’edificio abbandonato, dormivano diverse persone: una signora ungherese riposava proprio il pomeriggio del loro arrivo.
Come si ricorderà, il centro sociale “sfrattato” dalle palazzine liberty di via Volturno riprese l’attività proprio in via Scalo Nuovo, fino all’intervento dei carabinieri nel dicembre 2009, con lo sgombero totale. Rispondendo alle domande dei difensori, un agente della Digos ha ammesso che il loro intervento si chiuse quel pomeriggio «dopo aver capito chi c’era, senza tensione e senza pericolo per l’ordine pubblico».
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Il Gazzettino 12 marzo 2011
DOPO L’OCCUPAZIONE
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Gli agenti: è vero, i giovani del Csa pulirono l’edificio |
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| Sabato 12 Marzo 2011, |
È entrato nel vivo ieri, dopo un cambio di giudicante e un paio di udienze filtro, il processo contro i ragazzi del Centro sociale di via Scalo Nuovo per l’occupazione abusiva dell’edificio di proprietà delle Ferrovie dello Stato. Davanti al giudice monocratico sono sfilati una decina di testi chiamati a riferire sui fatti di quel 2 giugno 2006. Tra i testi d’accusa, oltre ai funzionari delle Ferrovie che fecero i sopralluoghi e che presentarono denuncia per l’occupazione, sono stati sentiti anche gli agenti della Polfer e della Digos intervenuti sul posto. Pur raccontando come gli occupanti avessero divelto le chiusure degli accessi al piano terra, murati proprio per evitare l’ingresso di abusivi come era già accaduto, sono stati proprio loro a segnare un punto a favore della difesa dei 36 imputati, tra cui il portavoce del Csa Paolo De Toni. È dalle loro parole, infatti, che è arrivata conferma della tesi da sempre sostenuta dal centro sociale, ovvero quella di aver valorizzato un sito in abbandono e degrado da tempo, ripulendolo da immondizia e oggetti abbandonati. Prima della decisione del giudice saranno anche gli imputati a dare la propria versione dei fatti. E.V. |
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Gradisca, sabato 12 marzo: oltre 200 persone hanno partecipato alla manifestazione
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Bombardamento sonoro contro il CIE
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
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La notizia è riportata sulla prima pagina del Messaggero edizione Goriziana con il titolo “Bombardamento sonoro” contro il CIE e la sintesi introduttiva con l’attacco a Napolitano !
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Messaggero Veneto 13 marzo 2011 Pagina 0 – Gorizia
Gorizia Lanciate palline da tennis recanti messaggi di pace. Critiche anche a Napolitano
“Bombardamento sonoro” contro il Cie
Manifestazione di 200 pacifisti: verso il Centro indirizzata musica a tutto volume
IL SERVIZIO IN CRONACA
GRADISCA Circa 200 persone hanno manifestato ieri all’esterno del Cie di Gradisca. Organizzato dal Comitato libertario che si batte per la chiusura della struttura gradiscana, il sit-in è stato ribattezzato “Bombardamento sonoro contro il Cie”. Con potenti amplificatori, i partecipanti hanno diretto musica a tutto volume verso le strutture che ospitano circa 200 tra immigrati e richiedenti asilo. «L’istituzione dei Cpt è stata un’operazione anticostituzionale firmata dall’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, oggi considerato garante della legalità – ha attaccato Paolo De Toni, storico leader dei pacifisti –. Le persone ospitate vivono ammassate come animali, private di ogni dignità». I manifestanti hanno denunciato che la Prefettura aveva disposto il divieto di uscita per gli ospiti del Cara.
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MV Online
di Marco Ceci
Circa 200 persone hanno manifestato davanti al Cie di Gradisca. Organizzato per chiedere la chiusura della struttura, il sit-in è stato ribattezzato “Bombardamento sonoro contro il Cie”. Con potenti amplificatori è stata diretta musica a tutto volume verso la struttura che rinchiude circa 200 tra immigrati e richiedenti asilo.
Messaggero Veneto DOMENICA, 13 MARZO 2011 Pagina 6 – Gorizia

Gradisca. Critiche alla Questura che ha imposto lo stop della manifestazione alle 19 e alla Prefettura per non aver fatto uscire gli ospiti del Cara
Duecento pacifisti al sit-in davanti al Cie
“Bombardamento sonoro” con musica a tutto volume e lancio di palline da tennis recanti messaggi di pace
GRADISCA. «Gli ospiti del Cara sono stati segregati nella struttura, oggi non li lasciano uscire perché ci siamo qua noi». È cominciato con una denuncia da parte dei manifestanti (circa 200) il presidio contro il Cie di Gradisca di ieri pomeriggio organizzato dal Coordinamento libertario contro il Cie e al quale hanno risposto le associazioni della “rete” contro i centri d’identificazione ed espulsione.
A far calare il sipario sulla manifestazione (poco dopo le 19), invece, è stata la chiusura disposta cautelativamente dalle forze dell’ordine di via Udine. Per circa un’ora è stato vietato il transito attraverso l’arteria che collega Gradisca con Sagrado.
Una decisione assunta in seguito alla richiesta (respinta) dei manifestanti di far entrare una propria delegazione nel Cie e del successivo lancio di palline da tennis recanti messaggi di pace oltre il muro della struttura. Azione, come il resto della manifestazione, svoltasi sempre in maniera pacifica e senza tensioni con le forze dell’ordine (una cinquantina tra Polizia, Guardia di finanza e Carabinieri, alcuni dei quali in assetto antisommossa), posizionate per tutto il pomeriggio sul lato opposto di via Udine a protezione dell’ingresso della struttura.
Dopo il ritorno del Comitato di controllo sugli accordi di Schengen, che venerdì aveva visitato il Cie e il Cara di Gradisca, quindi, è stata la volta (in contemporanea con le manifestazioni organizzate davanti ai Cie di Bari Palese e Ponte Galeria a Roma) anche dei manifestanti, in coincidenza con il quinto anniversario dell’apertura del Centro d’identificazione ed espulsione (al tempo Cpt), avvenuto il 7 marzo 2006. «Siamo qui a manifestare – ha ricordato Paolo De Toni, storico leader degli anarchici friulani – nonostante le pesanti limitazioni imposte dalla Questura di Gorizia, che con un’ordinanza ci obbliga a smettere con la musica alle 19 e ci vieta la somministrazione di sostanze alcoliche. Un’ordinanza da regime fascista, ma che noi violeremo, restando qui fin quando vogliamo. L’aver impedito agli ospiti del Cara di uscire è soltanto l’ennesima privazione di diritti, ma noi faremo ugualmente sentire la nostra voce davanti a questo lager».
Un discorso, quello di De Toni, che non ha mancato di puntare il dito sulla politica: nazionale e locale. «L’operazione che ha portato alla costruzione di questi lager è partita da chi, Napolitano, oggi si erge a garante della Costituzione. È stata la legge Turco-Napolitano a istituirli, ma fortunatamente anche il Comitato Schengen, nel corso della sua visita al Cie, non ha potuto far altro che constatare come al di là di quel muro ci siano persone che vivono ammassate come animali. Anche il Comitato ha dovuto ammettere che questo posto dovrà essere svuotato. Meglio tardi che mai».
Nel mirino di De Toni e dei manifestanti anche il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini: «Dopo cinque anni passati con la testa sotto la sabbia, anche il sindaco Tommasini ha aperto gli occhi, ammettendo di fronte al Comitato Schengen, gliene va dato atto, che questo centro Gradisca non lo vuole, che è uno spreco di soldi e che va chiuso». (ma.ce.)


Il Piccolo 13 marzo 2011


Cie, in duecento al sit in
Bloccata per un’ora dagli anarchici la regionale “305”
«Richiedenti asilo del Cara rinchiusi
come quelli del Cie: a
Gradisca i diritti dei migranti
continuano a venire calpestati
». La denuncia arriva dai manifestanti,
circa 200, che ieri
hanno raggiunto Gradisca per
protestare contro il centro immigrati.
Il pesante
“bombardamento” del Cie a
suondi watt, organizzato dagli
anarchici del Coordinamento
libertario e cui hanno aderito
numerose associazioni della
galassia antirazzista e no-global,
si è svolto in maniera pacifica.
Manon sono mancatimomenti
di tensione : la regionale
305 è rimasta bloccata per
un’ora, iltempodi veder fallire
una trattativa tra manifestanti
e Questura per l’ingresso di
una delegaizone di pacifisti
all’interno del Cie. I manuifestanti
si sono accontentati di
lanciare all’inetrno del centro
immigrati decine di palline di
tennis contenenti messaggi di
solidarietà ai migranti reclusi.
Le forze dell’ordine in assetto
antisommossasi sono limitate
a osservare il sit in. «Hanno impedito
ai profughi del Cara, notoriamente
liberi di circolare,
di lasciare la struttura e avere
contatti con i manifestanti» denuncia
Tenda per la Pace. Il
rappresentante anarchico Paolo
De Toni se l’è presa invece
con le misure restrittive “da
ventennio” della Questura,
che ha imposto alla manifestazione
lo stop alle 19 oltre che la
somministrazione di vin brulè.
(l.m.)
(ANSA) – GRADISCA D’ISONZO (GORIZIA) – Circa duecento persone stanno dando vita a una manifestazione di protesta all’esterno del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Organizzato dal ”Comitato libertario” che si batte per la chiusura della struttura gradiscana, il sit in e’ stato ribattezzato ”Bombardamento sonoro contro il Cie”. Muniti di potenti amplificatori, i partecipanti hanno diretto all’ indirizzo delle strutture che ospitano circa duecento tra immigrati e richiedenti asilo musica a tutto volume. ”L’istituzione dei Cpt e’ stata un’operazione anti- costituzionale, firmata dall’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, oggi considerato garante della legalita’ – ha attaccato Paolo De Toni, storico leader dei pacifisti -. Le persone ospitate nella struttura vivono invece ammassati come animali, lesi di ogni dignita”’. (ANSA).
Marzo 17th, 2017 — Noi
Messaggero Veneto SABATO, 12 MARZO 2011 Pagina 14 – Udine
I rappresentati della Bassa al convegno dei parlamentari della Sgu.
Pastorutti: la protesta non è più localista
No Tav a Strasburgo: poca informazione
I comitati: disattese le normative sul convolgimento del territorio
PORPETTO. Scarsa informazione e poco coinvolgimento: i rappresentanti No Tav Fvg, intervenuti al convegno “Sì al trasporto pubblico, no alle grandi opere, Lasciamo decidere alle comunità locali”, organizzato al Parlamento europeo di Strasburgo dal gruppo parlamentari Gue (al quale erano presenti un centinaio di rappresentanti dei comitati No Tav della Val Susa del Terzo Valico di Genova e della Regione Fvg e della Bassa friulana, e di Stoccarda 21) hanno sottolineato che vengono disattese le normative italiane ed internazionali sull’informazione e il coinvolgimento del territorio da parte delle Autorità regionali, come si è visto in occasione della presentazione del progetto preliminare della linea Av/Ac Venezia Trieste.
Hanno inoltre evidenziato le criticità della cantierizzazione su un territorio a ridosso delle lagune di Grado e Marano come pure dell’area carsica e il sottoutilizzo delle linee attuali. Sulla progettazione della Tav in Fvg, è stata consegnata documentazione a testimonianza di tutto ciò come pure le Osservazioni metodologiche e tecniche fatte per la Via chiedendo l’impegno per sollecitare l’invio di una commissione per verificare quanto denunciato.
All’incontro erano presenti le eurodeputate Sabine Wils e Eva Lichtenberger, della Commissione parlamentare dei trasporti, alle quali è stata chiesta la cessazione di qualsiasi opera o lavoro preparatorio delle opere Ten-T e conseguente co-finanziamento, proponendo invece di destinare le risorse nell’interesse della maggioranza della popolazione in una miriade di “piccole opere utili”.
Come sottolinea il portavoce dei No Tav della Bassa friulana, Giancarlo Pastorutti, questo convegno è stato un’occasione per allargare i contatti con gli europarlamentari sensibili agli sprechi ambientali ed economici, oltre che relazionare con gli altri comitati e averee dare informazioni, evidenziando che la protesta non è localista, ma si va estendendo.
Ricordiamo che i No Tav della Bassa Friulana, assieme a quelli dell’area giuliana, da tempo hanno avviato una corsia preferenziale con Strasburgo, dove vanno a discutere le varie situazioni del progetto della Av/Ac nella Bassa friulana e nell’area giuliana. (f.a.)
Il Piccolo 12 marzo 2011

I “No Tav” a Strasburgo: bloccate l’opera
I comitati italiani e tedeschi a un convegno. Presente Pastorutti portavoce del movimento della Bassa
fai ingrandisci immagine
CERVIGNANO
I “No Tav” della Bassa friulana
e del Friuli Venezia Giulia
chiedono a Strasburgo il blocco
della grande opera. Un’
azione congiunta con i Comitati
italiani della Val Susa e
del Terzo valico di Genova e i
tedeschi di Stoccarda 21,
quella cui mercoledì ha partecipato
anche Giancarlo Pastorutti,
che da Bagnaria ricopre
il ruolo di portavoce del movimento
regionale dei “No
Tav”.
I comitati italiani e tedeschi
sono stati infatti invitati
al Convegno “Sì al trasporto
pubblico, No alle grandi opere.
Lasciamo decidere le comunitàlocali!”,
promossodai
gruppo parlamentare europeo
Gue/Ngl, che rappresenta
le sinistra europea e i Verdi
del Nord – Europa. Così, alla
presenza delle euro deputate
Sabine Wils e Eva Lichtenberger,
entrambe membre della
Commissione parlamentare
dei trasporti, i “No Tav” hanno
chiesto la cessazione di
qualsiasi opera o lavoro preparatorio
delle opere Ten–t,
comprese nel piano europeo
per i corridoi ad Alta velocità.
Comespiega Pastorutti, «in
cambio al finanziamento della
Tav, è stato proposto di destinare
le risorse nell’interesse
della maggioranza della popolazione
in una miriade di
piccole opere utili». Sul tavolo
di Starsburgo sono finite
tutte le critiche che il Comitato
della Bassa ha avanzato di
recente, da quando il progetto
preliminare della Tav è stato
presentato nei Comuni della
regione interessati alla
grande opera.
«Abbiamo sottolineato – riprende
Pastorutti – come vengono
disattese le normative
italiane, facendo riferimento
alla procedura di Via, che è
stata presentata a 8 giorni dalla
scadenza del termine che i
cittadini avevano a disposizione
per esprimere le proprie
osservazioni. Documentazione
che, peraltro, è incompleta,
perché priva della
relazione costi-benefici, anch’essa
obbligatoria dalla legge
italiana».
Sul piatto anche il rispetto
delle normative europee:
«Non ènemmenostata rispettata
la convenzione Aarhus –
continua il portavoce – secondo
cui le istituzioni e la popolazione
devono essere coinvolte
per la stesura del progetto.
Invece, per come è stato
presentato il preliminare, sappiamo
che non c’è stata informazione
da parte delle autorità
regionali. Pure gli uffici comunali
non hanno avuto il
tempo di aiutare i cittadini a
capire cosa prevede il progetto
». Infine si è parlato del problemacantierizzazione:
i“No
Tav” friulani hanno denunciato
che nella Bassa i lavori
per la grande opera implicheranno
il movimento di 3 milioni
di metri cubi di materiale,
di cui quasi la metà destinati
alla discarica. (el.pl.)
Marzo 17th, 2017 — Ultime
LO SCRIVE IL SOLE 24 ORE (13.3.2011): “non ci sono forze dell’ordine, nè il municipio, non i vigili del fuoco, nè i vigili urbani (subito rimpiazzati con ragazzini armati di paletta). Si fatica a immaginare come una città di 700mila abitanti possa andare avanti di questo passo”.
UN ABITANTE COMMENTA ORGOGLIOSO: “avete mai visto una città dove tutti possiedono un’arma e non ci sono praticamente crimini ? Dove le proprietà private abbandonate non sono custodite e sono ancora lì, intatte ?”
“i comitati locali che hanno preso in mano la situazione, ripartendosi i settori pubblici, sembrano funzionare. Eppure è ancora difficile capire chi sia il responsabile, e spesso non parlano con la stessa voce”
INSOMMA: LA SOCIETA’ RIESCE A FUNZIONARE ANCHE SENZA STATO (…ma guarda un po’ !?!)
Posted in Internazionalismo.
By csa – 13 marzo 2011
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Messaggero Veneto del 13/03/11
Domani sera l incontro sul progetto della Tav
GONARS. Si terrà domani, alle 20,30, nel Centro Civico di Fauglis, la riunione organizzata dal Comune di Gonars sul tracciato Tav. Il sindaco Marino Del Frate, l’assessore all’agricoltura, attività produttive Alberto Budai e l’assessore ai lavori pubblici e urbanistica Ivan Boemo illustreranno il percorso, le più importanti caratteristiche tecniche e l’impatto ambientale di tale opera. I cittadini potranno esprimere le loro critiche, i suggerimenti e le precisazioni che, in quella sede, verranno raccolte dall’amministrazione comunale per essere inviate agli organismi regionali. Il tutto segue una precisa disposizione dell’assessore Riccardo Riccardi che ha invitato i Comuni a riportare in Regione le considerazioni dei cittadini riguardo al percorso Tav.
Messaggero Veneto del 12/03/11
Alta velocità, segnalate le criticità del progetto
RONCHI. Con il sì di maggioranza e Luigi Bon (Rc), il consiglio comunale di Ronchi ha approvato lo studio di impatto ambientale annesso al progetto preliminare “Nuova linea Av/Ac Venezia Trieste, tratta Ronchi-Trieste”.
Presenti alla discussione anche altri due consiglieri di opposizione, Davide Rega e Livio Moreu, che però hanno scelto di non partecipare alla votazione, spiegando che la delibera presentava “profondi vizi dal punto di vista formale ed evidenti contraddizioni con documenti votati in precedenza. La relazione è stata realizzata a più mani e manca una firma che dimostri l’assunzione di un atto di responsabilità tecnica”. Prima del voto, Bon ha chiesto, con un emendamento non approvato, che fosse aggiunto al documento la dichiarazione di parere negativo all’intero progetto Tav.
La documentazione approvata e inviata a Ministero dell’ambiente, Ministero per beni e attività culturali, Regione, Comuni contermini e altri enti interessati, contiene la segnalazione delle interferenze e criticità non rilevate dal progetto presentato da Italferr, tra cui la soppressione del passaggio a livello di via Dobbia senza alcuna opera sostitutiva per l’attraversamento della linea e per cui è stato chiesto che il progetto preliminare recepisca invece le previsioni sia del piano regolatore che del piano del traffico, così come quanto previsto nella convenzione stipulata tra Rfi con Comune e Provincia di Gorizia che a fronte della soppressione del passaggio a livello poneva la realizzazione di un sottopasso e dalla relativa viabilità di collegamento.
Il tracciato del progetto preliminare della nuova linea Av/Ac Venezia-Trieste tratta Ronchi-Trieste prevede la realizzazione di una nuova stazione antistante l’aeroporto. Tra le varie osservazioni, quella di prolungare uno dei due sottopassi previsti per il collegamento dei marciapiedi della stazione al fine di renderlo accessibile a pedoni e ciclisti, connettendolo anche alle piste ciclabili esistenti e di cui si prevede la realizzazione nella zona. Viene chiesto anche un sottopasso ciclo-pedonale sulla via San Vito e che oltre alle previste barriere fonoassorbenti venga realizzato anche un filtro verde (piante) in prossimità delle case e che sia posta attenzione al mantenimento anche a seguito delle operazioni di esproprio, dell’accessibilità ai fondi agricoli nell’area.
Rispetto alla prevista trasformazione del cavalcavia sulla statale 14 in sottopasso è stata chiesta una correzione del progetto al fine di mantenere la percorribilità di via Verdi e l’inserimento di un’adeguata pista ciclabile sul sottopasso previsto.
Viene chiesta una seria riflessione sulla dismissione del binario unico di collegamento tra le linee Udine-Trieste e Venezia-Trieste ed è ribadita la richiesta di interramento della linea storica Gorizia-Trieste da bivio San Polo fino in prossimità del viadotto autostradale, permettendo innanzitutto il mantenimento della percorribilità di via Monte Cosich. (c.v.)
Marzo 17th, 2017 — Nucleare
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Martedì, 15 Marzo 201108:24:00
News
E il governo cancella la trasparenza sul nucleare
Domani torna in commissione il decreto nucleare. Il tempo stringe, entro il 23 marzo deve essere approvato, pena la decadenza. La Corte Costituzionale ha imposto correzioni che aumentino il peso delle singole regioni interessate dallo sviluppo di centrali nucleari. Ma già che c’era, il governo propone di togliere alcuni vincoli di pubblicità: nella vecchia versione i criteri in base ai quali saranno scelti i siti per le centrali venivano infatti pubblicati sui siti istituzionali e sui giornali. Nella nuova versione, in discussione domani e spinta dalla fretta, questi obblighi sono stati abrogati.
Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy, firmatari dell’accordo sul nucleare (Afp)
14 marzo 2011 – 13:02
Destino cinico e baro. Proprio questa settimana, la settimana della paura nucleare planetaria, il decreto legislativo sul nucleare entra nel vivo nelle commissioni congiunte di Camera e Senato. Proprio domani è atteso il primo incontro in Parlamento e la pressione è doppia: da un lato un’opinione pubblica e i governanti regionali e comunali sempre meno disponibili a pensare al nucleare in casa propria; dall’altro i tempi sempre più stretti per arrivare alla meta. Già, per il progetto di rinuclearizzazione del nostro Paese ormai è questione di vita o di morte. Il 23 marzo, infatti, scade il termine di un anno che il decreto – entrato in vigore il 23 marzo 2010 quando ancora il ministro competente era Claudio Scajola – poneva tassativamente per le correzioni definitive. L’anno scade, appunto, il prossimo 23 marzo, e il termine per l’approvazione della normativa definitiva è ormai arrivato.
Il decreto ha per oggetto la “disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi”. E’ insomma la legge fondamentale: quella che deve dire come e dove fare le centrali, come e dove stoccare e smaltire le scorie. Parliamo del cuore della questione. Lo schema approvato un anno fa ha subito diverse critiche e richieste di correzioni. Anzitutto dai ministeri competenti per materia: quello dello sviluppo economico, passato dopo una lunga vacanza sotto la guida di Paolo Romani, e poi dal ministero dell’Ambiente guidato da Stefania Prestigiacomo. Ma altre critiche sono arrivate dalla Corte Costituzionale, che ha chiesto in particolare una maggiore trasparenza in tema di “autorizzazione agli impianti nucleari”, regolati nel testo originario all’articolo 4. Il testo prevedeva per ogni sito un’autorizzazione unica rilasciata dalla conferenza unificata tra stato e regioni, mentre la Corte ha chiesto che la Regione su cui è previsto lo stabilimento dell’impianto fosse sentita e consultata in maniera autonoma, nella forma del parere non vincolante.
Il nuovo decreto, quello in discussione con tempi serrati in questi giorni, recepisce questa istanza proveniente dalla Corte Costituzionale. A leggere con attenzione il documento, tuttavia, non è questa l‘unica modifica apportata al testo rispetto a quello originario. Tra le varie differenze, salta all’occhio quella che ha colpito l’articolo 8 sulla “definizione delle caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione degli impianti nucleari”. La norma prevede infatti che il legislatore definisca nel dettaglio uno schema di parametri esplicativi dei criteri tecnici, con particolare riferimento a popolazione e fattori socio-economici, idrologia e risorse idriche, fattori meteorologici, biodiversità, geofisica e geologia, valore paesistico, valore architettonico-storico, accessibilità, sismo-tettonica, distanza da aree abotate e da infrastrutture di trasporto, strategicità dell’area per il sistema energetico, rischi potenziali indotti da attività umane. Questi criteri sono rimasti intatti nelle due versioni di decreto legislativo.
Quello che invece risulta modificato, nella versione che sarà discussa domani alla Camera e deve essere approvata in tempi strettissimi, sono i criteri di pubblicità delle aree idonee. Nella versione iniziale, infatti, si prevedeva che la definizione dei criteri e lo schema definitivo fossero pubblicati sui siti internet di tre ministeri, dell’Agenzia per il nucleare e su almeno cinque quotidiani a diffusione nazionale. Questa pubblicità massima serviva perché gli enti locali interessati potessero formulare le proprie obiezioni. Anche le consultazioni con gli enti locali interessati, e le motivazioni del loro eventuale rifiuto, dovevano essere pubblicate sugli stessi siti internet e gli stessi quotidiani. Nella versione in discussione da domani, quella che è stata richiesta dalla Corte Costituzionale per tutelare una maggiore trasparenza, tutto questo è sparito. Si legge che i commi 2 e 3 che sancivano questi obblighi sono stati semplicemente abrogati.
Sarà pur vero, come dicono fonti vicine al dossier, che il diritto dei cittadini a conoscere questi criteri è già tutelato dall’imposizione di Valutazione Ambientale Strategica sancita dalle norme generali. Tuttavia, non è un bel segnale di rispetto eliminare un obbligo in più, e per di più in zona Cesarini. In fondo, pubblicare un decreto legge su pochi siti istituzionali e su qualche giornale, costa pochi soldi e nessuno sforzo.