Umberto Bossi, Umberto I° ed altre cosucce …
Chi finanzia la Lega?
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Temiamo che presto i reclusi del CARA di Gradisca vengano deportati a Mineo…
Virgilio notizie: Immigrati/ 800 volontari saranno impegnati nel centro di Mineo
Saranno ottocento i volontari della Croce Rossa Italiani attivi presso il “Villaggio della solidarietà” di Mineo che ospiterà circa duemila rifugiati politici e che, secondo quanto riferito stamani dal prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, sarà reso operativo entro i prossimi due giorni. “I volontari già da diversi giorni sono all’interno della struttura per allestire il tutto al fine di poter accogliere nel miglior modo possibile gli ospiti che arriveranno, e fornire loro l’assistenza sanitaria – spiega a TMNews il portavoce del commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Tommaso Della Longa – Di fatto aspettiamo soltanto il segnale da parte del Governo che dia il via libera al trasferimento delle persone”.
Marzo 17th, 2017 — Bassa friulana
Il Piccolo 9 marzo 2011
L’allarme è stato lanciato dall’ambientalista De Toni che accusa l’Ato di volere ridurre drasticamente la portata d’acqua dei pozzi artesiani
di Elena Placitelli
CERVIGNANO
A rischio i pozzi artesiani della
Bassa friulana. Si tratterebbe
di chiudere le fontane con una
saracinesca, lasciandone scorrere
solo un piccolo gettito
d’acqua. L’allarme arriva da
Paolo De Toni, portavoce del
Comitato difesa ambientale,
dopo che, il 21 febbraio scorso,
ha incontrato a Udine i vertici
dell’Ato per chiarire la vicenda
dei rimborsi. Finora la
notizia è trapelata solo in via
ufficiosa. Nessuna dichiarazione
formale,maquesto è quanto,
nel corso del vertice udinese,
il direttore dell’Ato, Massimo
Canali, avrebbe anticipato
verbalmente a De Toni: «Il direttore
– insorge il portavoce –
ha espresso la volontà dell’Ato
di strozzare quanto più possibile
i pozzi, per ridurre drasticamente
la loro portata, fino
ad azzerarla quasi completamente
». Si annuncia così una
nuova battaglia del popolo delle
fontane, che chiama in causa
tutti i soggetti coinvolti:
l’Ambito territoriale ottimale
(Ato), il Consorzio acquedotto
Friuli centrale (Cafc), l’Autorità
regionale per la vigilanza del
servizio idrico diretta da Lucio
Cinti, i consiglieri regionali Paride
Cargnelutti e Mauro Travanut,
oltre ai sindaci della
Bassa friulana, con particolare
riferimento ai candidati alle
amministrative di Porpetto,
Torviscosa, Ruda e Villa Vicentina,
che si muovono verso le
elezioni del 15 maggio. Come
soci del Consorzio acquedotto
Friuli centrale (Cafc), infatti, i
Comuni dovrebbero deliberare
in tal senso.
A dare adito alla presunta intenzione
dell’Ato, anche le parole
che il direttore del Cafc
Massimo Battiston pare abbia
espresso quando, sempre secondo
quanto riferito da De
Toni, avrebbe giudicato anacronistica
l’abitudine di utilizzare
le fontane.Einmezzoci si
è messo pure il Wwf, che nel
convegno sulle risorse idriche
sotterranee del Fvg, ha denunciato
lo spreco d’acqua di cui
sarebbero portatori i pozzi artesiani,
chiedendo agli enti locali
di applicare i regolatori di
portata. Secondo l’associazione
ambientalista, le fontane
della Bassa farebbero schizzare
i consumi medi giornalieri a
quasi 18mila litri, contro i 250
stimati per il fabbisogno quotidiano.
«Niente di più buffo – replica
De Toni -. Una cosa è il consumo,
altra cosa il rilascio continuo
di flusso tipico delle fontane.
Invitiamo dunque il presidente
regionale del Wwf Roberto
Pizzuti a informarsi meglio,
e siamo pronti a ribattere
il contrario». Insomma, prima
il rischio atrazina, poi la
“subsindenza”, che vedrebbe
il suolo abbassarsi progressivamente
man mano che si munge
dalla falda: secondo il popolo
delle fontane tutto andrebbe
letto come una «nuova spinta
all’acquedotizzazione», anche
perché «strozzare i pozzi
significa intasare di sabbia le
presa sotterranee».

Marzo 17th, 2017 — No OGM
Messaggero Veneto del 09/03/11
Fidenato lancia la semina Ogm 2011
di MARTINA MILIA
La campagna di semina Ogm 2011 è pronta. Giorgio Fidenato ha già inviato alle sette autorità competenti la lettera in cui autodenuncia la sua prossima semina. Di più: fornirà le sementi transgeniche agli agricoltori che vorranno imitarlo. Chiunque, inoltre, potrà chiedere e ricevere senza spese sei semi.
Giorgio Fidenato, edizione 2011, non è meno combattivo dell’agricoltore che un anno fa sfidò lo Stato italiano seminando mais Ogm avocando a sè il diritto europeo e respingendo i divieti nazionali.
Il presidente di Agricoltori Federati, insieme all’amministratore di Movimento Libertario (la sede dell’associazione di categoria è anche la sede del Movimento) ha dato il via alla nuova offensiva, nel nome del diritto, del popolo pro agricoltura biotech. In sette pagine fitte fitte di motivazioni – inviate al ministro dell’Agricoltura, al procuratore della Repubblica, al presidente della Regione, al Commissario europeo (John Dalli) che si occupa di Ogm, al prefetto, al questore e al comandante provinciale dell’Arma – comunica che nella prossima stagione procederà «alla semina di varietà di mais Ogm iscritte nel catalogo comune europeo delle varietà della specie Zea Mais, sulle superfici agricole da me condotte a diverso titolo».
L’agricoltore, in attesa di giudizio per la semina 2010, non chiede autorizzazioni ma si “autodenuncia” preventivamente e aggiunge: «E’ mia intenzione oppormi con tutte le forze a qualsiasi tentativo, sia politico, amministrativo che giudiziario, di bloccare la mia coltivazione, in quanto il diritto europeo, come ampiamente evidenziato, vieta qualsiasi atto di divieto, limitazione e impedimento della possibilità di seminare varietà autorizzate di mais Ogm». Come? Per prima cosa contrassegnando i suoi campi con l’indicazione di proprietà privata.
Fidenato è poi pronto a regalare sementi agli agricoltori che vogliano seguire le sue orme – «più di dieci mi hanno già contattato dalla regione e dal Veneto» – e tramite Facco annuncia una novità. «Intendiamo replicare l’iniziativa della messa a dimora di sei semi – dice Facco – ma questa volta su larga scala. Chiunque volesse sei semi per far crescere Ogm nel giardino di casa o nell’aiuola pubblica, ce li richieda tramite il sito di movimento libertario e glieli forniremo».
Fidenato ha allegato alla lettera la comunicazione del 18 gennaio scorso inviata dal direttore generale salute e consumatori della Commissione europea, Paola Testori Coggi, all’ambasciatore italiano a Bruxelles. Citando anche il procedimento a carico di Fidenato, il direttore ricorda all’Italia che «fin tanto che la direttiva 18 del 2001 non sarà modificata a tale effetto, non consente agli stati membri di vietare la coltivazione Ogm per motivi diversi dal sussistere di un grave rischio per la salute o l’ambiente».
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Messaggero Veneto del 09/03/11
Comitati no Tav a Bruxelles
BAGNARIA ARSA. I comitati No Tav della Bassa friulana e del Fvg saranno presenti oggi a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo, in quanto invitati dal gruppo Parlamentare Europeo Gue/Ngl, organizzatori del convegno dal titolo “Si al trasporto pubblico, No alle grandi opere. Lasciamo decidere le comunità locali!”. Al convegno è prevista la partecipazione di Brian Simpson, presidente della Commissione trasporti del Parlamento europeo e di alcuni europarlamentari. Inoltre sono stati invitati alcuni esponenti dei comitati contro: Stuttgart 21 per la Germania e per l’Italia parteciperanno i rappresentanti dei No Tav Val di Susa e del Terzo valico di Genova, oltre ai già citati No Tav della Bassa friulana e del Fvg.
Ricordiamo che il 29 settembre 2011 , c’era stata l’audizione, davanti alla Commissione petizioni a Bruxelles, della sottoscrizione presentata dai comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia. A illustrare la petizione sulla tratta Trieste-Divaccia era stato il firmatario, Gian Carlo Pastorutti, il quale aveva chiesto un’ispezione per verificare eventuali irregolarità procedurali e l’effettivo coinvolgimento del territorio nella stesura del progetto.
La presidente della Commissione, l’onorevole Mazzoni, aveva affermato che essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non c’erano le premesse per l’ispezione e che comunque sarebbe inviata una nota per invitare le autorità locali a promuovere una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere. Mazzoni aveva concluso ribadendo che il sottoscrittore della petizione poteva ripresentarla qualora ci fossero stati elementi concreti di valutazione. La discussione, era stata l’occasione per i No Tav del Fvg, per aprire una corsia preferenziale con l’Unione Europea alla quale far pervenire le motivazioni del loro no alla linea Av-Ac.
Francesca Artico
Tav presentata alle categorie Riccardi: «La scelta riguarda il sistema del Nord Italia»
Viabilita’ UDINE. «Il tema in discussione oggi non è se fare o non fare la linea ferroviaria AV/AC (alta velocità-alta capacità). Sulla necessità della infrastruttura la Regione ha scelto da tempo e lavora già dalla passata legislatura. Il tema è il “come fare”. La scelta, insomma, non è tanto sul tracciato, ma sul fatto che la linea riguarda, con il Friuli Venezia Giulia, l’intero sistema infrastrutturale del Nord Italia, ha riflessi internazionali ed è un progetto per il nostro futuro».
Lo ha affermato l’assessore regionale ai Trasporti, Riccardo Riccardi, ieri all’incontro con le categorie economiche e sindacali della regione sulla Tav, svoltosi – per iniziativa del presidente di Unioncamere Fvg, Antonio Paoletti – nella sede della Camera di Commercio a Udine.
Gli aspetti procedurali per giungere all’approvazione dei progetti e quelli tecnici degli stessi sono stati illustrati rispettivamente dagli ingegner Agapito della Regione e Mastroianni e Alessi di Rfi. In sostanza, l’approvazione del progetto dovrà passare attraverso varie fasi: localizzazione, Via e gestione interferenze, ognuna delle quali ha caratteristiche particolari e specifiche.
Il progetto AV/AC Venezia-Trieste rientra nel Programma italiano delle infrastrutture strategiche e in quello comunitario del Corridoio 5, intersecherà il Corridoio 23 Adriatico-Baltico, sarà cofinanziato dall’Unione Europea, riguarderà soprattutto il trasporto merci, avrà caratteristiche di notevole complessità e costi rilevanti: per questo sarà realizzato per più fasi funzionali e sarà realizzato in un arco di tempo che dal 2015 arriverà al 2030.
Davanti a questo quadro certamente non facile «ma di grande prospettiva per il nostro futuro», la «Regione – ha affermato Riccardi – non vuole imporre nulla a nessuno, ma intende procedere con un confronto sulle basi concrete di un’ipotesi progettuale come questa sulla quale tutti gli organismi aventi diritto potranno avanzare richieste ed esigenze, esprimere pareri e preoccupazioni, volti tutti a migliorare l’opera non a metterne in discussione la validità».
«Non è un problema di tempi – ha proseguito l’assessore -: la Regione darà tutto il tempo necessario allo studio dei progetti e al confronto, ma il percorso deve essere rispettoso e corretto e non pregiudiziale. Da parte nostra vi è la più ampia disponibilità al confronto. Il lavoro sarà lungo e impegnativo, ma alla fine dovremo arrivare a una decisione che auspico ampiamente condivisa. Ripeto: in gioco vi è il futuro di tutti noi».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Messaggero Veneto del 09/03/11
Il Cie al massimo della capienza, no a nuovi arrivi
GRADISCA. Impensabili nuovi arrivi al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) finchè non sarà ripristinata l’agibilità della struttura (al momento risultano agibili soltanto 2 camere sulle 28 totali, per una capienza massima di una trentina di persone a fronte di 101 immigrati presenti). L’ha fatto sapere ieri la prefettura di Gorizia, ribadendo come l’emergenza sbarchi, che ha portato al tutto esaurito praticamente tutti i Cie italiani, non abbia reso possibile nemmeno l’auspicato svuotamento del centro isontino. Prefettura di Gorizia che, avendo già in carico sul proprio territorio un Cie e un Cara, non è per il momento stata invitata dal Viminale a individuare ulteriori siti idonei per fronteggiare i nuovi flussi migratori.
Nonostante l’imminente apertura del villaggio catanese di Mineo, dove secondo il piano d’emergenza disposto dal Viminale saranno trasferiti gli oltre 2 mila richiedenti asilo attualmente ospitati nei Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) italiani per rendere tali strutture pronte a recepire nuovi immigrati, al momento nessun trasferimento previsto da quello gradiscano, come ha confermato la direttrice della struttura, Giorgia Savoja. «Il centro ospita attualmente 128 persone, a fronte di una capienza di 138 posti: potremmo accogliere solo una decina di persone. Su eventuali nuovi arrivi o sul presunto trasferimento dei nostri ospiti nel villaggio catanese di Mineo non abbiamo alcuna disposizione ufficiale».
Nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo isontino sono al momento presenti anche una ventina di donne e 15 minori. Oggi, intanto, sono previste in prefettura a Gorizia l’apertura delle buste contenenti le offerte economiche e la stesura di una prima (ufficiosa) graduatoria relativa all’assegnazione dell’appalto triennale, per un importo di 15 milioni di euro, di Cie e Cara. Tra i sei soggetti rimasti in gara, dopo l’esclusione della friulana Invita Spa, l’attuale gestore (il consorzio cooperativistico trapanese “Connecting people”) e la cooperativa goriziana Minerva. Per l’assegnazione definitiva bisognerà attendere ulteriori 30 giorni, nel corso dei quali i soggetti in gara potranno presentare le loro obiezioni. Tempistica confermata, del resto, anche da una recente disposizione prefettizia, che ha disposto una proroga fino al 31 marzo del contratto di gestione da parte di Connecting People. Venerdì, invece, è in programma la visita alle due strutture isontine del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione ed il funzionamento della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen e di vigilanza sull’attività dell’unità nazionale Europol, la commissione bicamerale presieduta dall’onorevole Margherita Boniver.
Il tutto mentre il Cie di Gradisca d’Isonzo continua a operare in regime di piena emergenza. Una situazione che lunedì aveva scatenato l’ennesima protesta da parte degli immigrati, sei dei quali (un settimo è stato arrestato per il danneggiamento di una telecamera) sono rimasti per diverse ore sul tetto della struttura, per poi desistere al sopraggiungere del buio e del freddo. Giornata di calma apparente, invece, quella di ieri, durante la quale non si sono registrati disordini.
Marco Ceci
Centro di accoglienza, un sit-in dell Ugl polizia
Sit-in davanti alla Prefettura di Gorizia organizzato dall’Ugl polizia per protestare contro il mancato intervento da parte del governo e del ministero dell’Interno sulla questione Cie di Gradisca e del Dipartimento della pubblica sicurezza per quanto riguarda le risorse straordinarie per le forze di polizia. «Una manifestazione riuscita», ha commentato il vicesegretario nazionale Raffaele Padrone, il quale, accompagnato dal segretario provinciale di Gorizia Mario De Marco, da quello regionale Maurizio Visentini e da Vittorio Medizza, della segreteria di Pordenone, ha incontrato il prefetto Maria Augusta Marrosu e il questore Pier Riccardo Piovesana.
«L’incontro è stato proficuo – riferisce Padrone –. Abbiamo discusso con entrambi in modo razionale e costruttivo, sono stati affrontati i problemi esistenti nell struttura e l’impiego del personale, ma non soltanto. Il prefetto ha condiviso con noi l’opinione che in questo momento ci sia la necessità di prestare maggiori attenzioni ai controlli sugli ospiti, vietando agli stessi la possibilità di fumare, che ha lo scopo di non far utilizzare accendini o quant’altro possa generare fiamma e anche l’uso dei telefoni cellulari muniti di telecamera».
«E’ giusto che si sappia – continua l’esponente dell’Ugl polizia – che sono già stati spesi soldi pubblici, ben 17 milioni di euro, per quel centro e altri ne devono essere spesi per la ristrutturazione. Ci auguriamo, poi, che anche la Regione, attraverso l’assessore alla Sicurezza, Federica Seganti, possa sollecitare il governo per un rapido intervento. Mi auguro inoltre che, vista l’inagibilità del Centro e i continui arrivi che nessuno riesce a fermare, questa estate in spiaggia non ci si trovi come vicini d’ombrellone profughi libici, algerini o turchi, ospitati nelle nostre strutture ricettive, come accadde qualche tempo fa ad Aviano creando non pochi problemi a uomini e donne delle forze dell’ordine».
Padrone è stato invitato a partecipare nei prossimi giorni a Gorizia a un tavolo tecnico della speciale commissione bicamerale chiamata a riferire al Parlamento sulle tematiche inerenti all’immigrazione e all’accoglienza.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
I Giovani Comunisti isontini hanno pubblicizzato su facebook un presidio nel luogo, data e ora in cui DA MESI noi insieme agli altri anarchici della regione abbiamo organizzato una manifestazione contro il CIE:
oltre al fatto che questi signori si dovrebbero ricordare che il loro partito HA APPOGGIATO LA CREAZIONE DI QUESTI LAGER troviamo questo loro atto provocatorio oltre che misero e meschino!
Rifondazione tramite la sua “avanguardia” in disarmo dei giovani comunisti continua nelle politica che la vede da un lato fingere opposizione dall’altro contrattare con PD e compagnia: così accade per il CIE come per la TAV pur di ottenere o mantenere posti istituzionali…
Noi non abbiamo scadenze elettorali… ci vediamo sabato davanti al CIE!
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Messaggero Veneto del 10/03/11
Lavori a rilento nelle zone danneggiate
GRADISCA. Due sole stanze agibili sulle 28 totali e prima serie di lavori di adeguamento e messa in sicurezza della struttura conclusi non prima di aprile. Il Cie di Gradisca d’Isonzo continua a funzionare in regime d’emergenza, con una settantina dei 101 ospiti attuali ancora ospitata in sistemazione di fortuna (materassi sistemati alla bene e meglio nei corridoi, locali mensa e centralino) e al momento non è ancora stata presa una decisione in merito al ripristino delle 22 stanze comprese nelle zone “rossa” (8 camere) e “blu” (16 camere), tutte rimaste pesantemente danneggiate dagli incendi appiccati nel corso degli ultimi mesi durante le rivolte degli immigrati. Incertezza dovuta anche ai costi che una simile operazione comporta, visto che un primo preventivo di spesa aveva indicato in circa 8 mila euro il costo per il ripristino di una singola stanza, in regime standard predisposta per ospitare 8 persone. Diverso, invece, il discorso per la zona “verde”, la più vicina alla porta carraia e dotata di sole 4 stanze: l’area, infatti, è la prima ad essere stata oggetta dei lavori di adeguamento della struttura decisi dal Viminale e appaltati per circa un milione e mezzo di euro. Un intervento che prevede l’innalzamento di circa un metro e mezzo delle recinzioni perimetrali, la rivisitazione e il potenziamento del circuito di telecamere a circuito chiuso e la realizzazione ex novo di un sistema anti-intruisione a infrarossi, predisposto per segnalare eventualimovimenti sia lungo il perimetro del centro che sui tetti. Lungo le recinzioni, inoltre, è prevista anche la sistemazione di pannelli in plexiglas per evitare lo scavalcamento delle stesse. Praticamente inutilizzabili, invece, i sistemi infrarossi e di telecamere già esistenti, anch’essi pesantemente danneggiati nel corso delle continui rivolte dei mesi scorsi. (ma.ce.)
Seganti: «No ai profughi in Friuli Vg Costruiamo i Cie dove non ci sono»
Una posizione in linea con quella, seppur più colorita, espressa nei giorni scorsi dal collega di partito e capogruppo del Carroccio in consiglio regionale, Danilo Narduzzi, che in merito a possibili nuovi arrivi di immigrati in Friuli Venezia Giulia aveva dichiarato: «Che trovino sistemazione a Lampedusa o in Aspromonte, non vogliamo i profughi della Libia in regione».
Al momento impensabile per la Seganti anche ipotizzare uno svuotamento del Cara di Gradisca (138 posti di capienza e 127 ospiti a ieri), con trasferimento dei suoi ospiti nel villaggio catanese di Mineo, pronto entro il fine settimana e dove il Viminale vorrebbe trasferire duemila dei circa 2.300 richiedenti asilo attualmente ospitati nei Cara italiani. Soluzione che renderebbe la struttura isontina pronta ad accogliere immigrati provenienti da Lampedusa, con il concreto rischio di trasformarsi in un secondo Cie.
«Soluzione – osserva la Seganti – che potrebbe essere possibile qualora ci fossero gli investimenti e le attività necessarie sul territorio, ma la realtà è che oggi come oggi il Cara di Gradisca non è assolutamente attrezzato per ospitare immigrati di questa tipologia. Invece di pensare a una simile ipotesi che i soldi li utilizzino prima in altre regioni, per costruire altri Cie invece che trasformare, o rischiare di farlo, il Cara di Gradisca. Per quanto ci riguarda continuamo a lavorare affinchè arrivino meno immigrati possibile in regione. Abbiamo già una situazione grave e il buon senso consiglierebbe di risolvere prima la situazione di oggettiva criticità del Cie di Gradisca».
Sulla notizia che la prefettura di Gorizia non è ancora stata invitata dal Viminale a individuare ulteriori siti idonei per fronteggiare l’emergenza immigrazione, proprio alla luce della presenza sul territorio isontino di un Cie e di un Cara, invece, l’assessore regionale precisa: «Il Cie e il Cara sono ubicati in provincia di Gorizia, ma sono strutture che hanno una notevole rilevanza regionale. Quando in tutte le regioni ci saranno strutture con questa incidenza rispetto alla polazione residente, allora verificheremo il da farsi anche da noi. A livello politico, in questo momento, la Regione non può assolutamente dare disponibilità in questo senso, non abbiamo individuato alcun sito idoneo alternativo alle strutture gradiscane per fronteggiare i flussi migratori. Non possiamo dimenticare, poi, che la nostra regione recepisce già flussi di migranti provenienti dai confini con Austria e Slovenia. Svolgiamo già quotidianamente un servizio rilevante per la politica migratoria nazionale e abbiamo il Cara più grande del nord Italia».
A confermare come il trasferimento dei 127 ospiti del Cara di Gradisca nel villaggio catanese di Mineo resti al momento una semplice ipotesi anche le parole della direttrice della struttura, Giorgia Savoja: «Non è un’operazione realizzabile in poche ore e al momento non abbiamo alcuna comunicazione ufficiale in merito da parte del ministero dell’Interno».
Marco Ceci
Appalto Cie, sub judice 4 offerte su 6
GRADISCA. È il costituendo raggruppamento temporaneo d’impresa guidato dalla francese Gepsa (in associazione con Cofely Italia e le romane Acuarinto e Sinergasia) a occupare provvisoriamente, dopo l’apertura in Prefettura delle buste con le offerte economiche dei 6 soggetti in gara) il primo posto nella graduatoria per l’assegnazione dell’appalto triennale di Cie e Cara.
A seguire l’attuale gestore, il consorzio cooperativistico trapanese Connecting people, la cooperativa Minerva di Savogna e la cooperativa sociale La Ghirlandina di Modena. Tutte e 4 le offerte, tuttavia, sono sub judice, in quanto la Prefettura le ha considerate anomale, mentre sono risultate in regola la cooperativa Albatros di Caltanisetta e l’Ordine dei Cavalieri di Malta.
«È stata una tappa interlocutoria – ha detto il prefetto vicario Gloria Allegretto –. Una volta aperte le offerte economiche si è proceduto a stilare una graduatoria provvisoria e stabilire quella che è la soglia di anomalia, sotto la quale sono risultate le prime quattro ditte della graduatoria provvisoria. Sulla base di tale anomalia abbiamo concesso ulteriori 15 giorni alle suddette imprese per spiegare nel dettaglio i singoli capitolati di spesa al fine di valutare l’effettiva sostenibilità delle offerte. Dopo i 15 giorni la prefettura, in quanto ente appaltante, potrà stilare una classifica più veritiera, seppur sempre provvisoria, mentre confidiamo di arrivare alla graduatoria definitiva entro la fine del mese. Considerando i tempi tecnici, tuttavia, è plausibile che il nuovo gestore di Cie e Cara gradiscani entri in carico a maggio».
Aggiudicazione che viene fatta sulla base dei punteggi accumulati nelle due offerte: quella tecnica (risorse personale, incremento servizi notturni, struttura organizzativa, proposte migliorative e referenze) e quella economica. La miglior valutazione tecnica è quella della Connecting People (60 punti, il massimo), seguita da Minerva (57), Gepsa (56.5), Albatros (52), La Ghirlandina (50.5) e Ordine di Malta (25.25). L’offerta economica più bassa, invece, è stata quella presentata da Gepsa con circa 14.6 milioni di euro per tre anni (34.6 euro al giorgno per ogni ospite).
Seconda Connecting people con 16.9 milioni di euro (40 euro al giorno per ospite, contro i 42 che incassa nell’attuale gestione), poi Minerva e Ghirlandina, distanti poche migliaia di euro, entrambe con circa 18 milioni (circa 42,7 euro al giorno per ospite). L’Ordine di Malta ha offerto 17.5 milioni, mentre la richiesta più alta è quella presentata da Albatros con 23.7 milioni di euro.
Marco Ceci
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Superate le 600 visite
Pesantissime prescrizioni da parte della Questura di Gorizia per la manifestazione del 12 marzo. Questo fatto segue al comportamento tenuto dal Comune di Gradisca per la concessione della Sala Bergamas che avevamo richiesto in gennaio per lo svolgimento di un’assemblea pubblica; il Comune voleva perfino i nomi dei relatori, il titolo ed i contenuti delle relazioni. E’ da lì che abbiamo coniato il termine DemocraCIE. Ora per la manifestazione del 12 marzo avevamo richiesto (sapendo benissimo che ci avrebbero limitato i tempi) il presidio fino alle ore 24.00, ma ci aspettavamo una limitazione al massimo fino alle ore 21.00 ed invece ci hanno ristretto fino alle ore 19.00. Poi tutto il resto che potete leggere nel testo sotto ed infine la ciliegina sulla torta della questione del divieto della somministrazione di alcolici (hanno letto sui volantini che era previsto nientemeno che il vin brulè in previsione di una probabile serata fredda). Questo ridicola prescrizione sembra fatta quasi per avere la scusa di rompere le palle a tutti i costi. Non si era mai vista una cosa del genere. Questo è l’Italia di oggi, a 150 dalla sua nascita, con una banda di ladri e farabutti al potere, che fanno quel cazzo che vogliono, e con una continua limitazione delle libertà reali della gente che esce fuori per dire la verità. Comunque stiano le cose, tutti a Gradisca sabato!
Paolo De Toni
Leggi qui sotto il testo integrale delle prescrizioni