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PORDENONE: STOP RIFORMA CONTRO I LAVORATORI

montizombiefbSABATO 7 aprile – ORE 17.00

P.tta CAVOUR – PORDENONE


UN ALTRO GOVERNO CONTRO LAVORATORI, STUDENTI,
PENSIONATI e che fomenta la GUERRA FRA POVERI


THE SHOW MUST GO OFF
[spettacolo annullato]


SIT IN con banchetto, sound system e interventi al microfono

contro l’affossamento dell’art. 18
il decentramento del CCNL
la regola del 33% nelle rsu
per una vera democrazia sindacale
per l’autorganizzazione delle lotte


Iniziativa Libertaria

ilpn (chiocciola) autoproduzioni.net

Protezione civile. Peggio di Attila

Questo articolo apparirà su Umanità nova di questa settimana.

 

La protezione civile devasta una riserva naturale

Peggio di Attila

 

La Val Rosandra è una piccola, stupenda valle che si insinua fra la città di Trieste e le colline del Carso. Dal 1996 è una riserva naturale, habitat di moltissime specie animali e vegetali e luogo di riposo per i cittadini stanchi e stressati dal lavoro quotidiano, che qui, a pochi chilometri dalla città, possono riposarsi e ritrovare per un giorno quell’equilibrio con la natura che durante la settimana feriale è compromesso dal cemento, dall’asfalto e dal lavoro di tutti i giorni. E’ un luogo ancora in parte selvaggio. In alcuni punti il bosco è fitto e il torrente Rosandra scorre veloce fra gli ontani e i pioppi. Un luogo magnifico. Qui il 24 marzo è stato compiuto un vero e proprio scempio: circa 200 fra volontari e stipendiati della protezione civile sono arrivati con ruspe e motoseghe e hanno indiscriminatamente tagliato tutto ciò che si poteva tagliare lungo gli argini, e non solo, del torrente. Doveva essere un’operazione di bonifica, pianificata già da tempo dalla giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il comune di San Dorligo della valle (Dolina) e dato in gestione alla protezione civile regionale. Nella realtà si è trasformata in un’azione devastante, non solo per gli alberi e gli arbusti, ma anche per gli animali, in particolare per gli uccelli, che su queste piante hanno i loro nidi, e per gli anfibi, che in questo periodo si riproducono e hanno bisogno di un ambiente umido e fresco dove poi deporre le uova. La Val Rosandra è stata mutilata per sempre: secondo diversi esperti botanici ci vorranno decine di anni affinché si torni a formare un boschetto lungo il torrente e in ogni caso non tonerà come prima. La mancanza del presidio forestale accelererà infatti il disseccamento del suolo e l’erosione delle rive. I motivi di questa operazione nefasta non sono chiari: coloro che hanno organizzato e pianificato l’opera parlano di bonifica dalle piante infestanti e messa in sicurezza del letto del torrente, che però negli ultimi trent’anni era esondato solo due volte, senza peraltro procurare troppi danni. A parte che le due azioni sono diverse fra loro e necessitano strumenti diversi, ma lo sanno questi signori che gli alberi a grosso fusto proteggono gli argini dei fiumi con le radici e li rendono più solidi? Eppure sono cose che si imparano alle scuole medie! E allora perché sono state tagliate, in malo modo, piante ad alto fusto come gli ontani mentre non sono state toccate piante infestanti e alloctone come la robinia? La Regione e il Comune di San Dorligo hanno difeso l’intervento a spada tratta, accusando addirittura coloro che faticosamente hanno cercato di pulire la zona dalle ramaglie lasciate sul terreno di “portare via il legname dopo aver protestato”. Una situazione quasi paradossale. Il rischio di un disastro ambientale ancora peggiore è alto: se nei prossimi giorni pioverà, come dalle previsioni, il torrente trascinerà a valle rami e detriti, con pericolo di frane e smottamenti. Un punto da non sottovalutare, in questa vicenda – volendo fare i malpensanti – è quello del TAV. Cosa c’entra l’alta velocità con l’opera di bonifica di un torrente? C’entra, ma per spiegarlo è necessario spendere due righe sulla situazione del TAV in questo territorio. Ancora non c’è un progetto definitivo e negli anni si sono alternati diversi progetti. Il primo progetto prevedeva che la Val Rosandra fosse attraversata da una lunga galleria, la cui costruzione avrebbe completamente distrutto la valle. Adesso sembra che il tracciato venga cambiato, ma ancora non è detta l’ultima parola, anzi c’è una grande confusione sulla questione. Che questo scempio sia una sorta di “prova tecnica” per far poi passare in modo meno traumatizzante devastazioni di ben più ampia portata su tutto il territorio circostante? Un’ipotesi assurda certo… ma a volte l’assurdità non si discosta così tanto dalla realtà…

 

Monta la protesta

Gli abitanti dei comuni limitrofi e quelli di Trieste hanno reagito immediatamente con indignazione a questo macello. Questa valle era il luogo prediletto per le passeggiate domenicali per tante famiglie, e il fatto di vederla ridotta in questo stato ha fatto scattare un’ampia protesta che si è diffusa prima su internet e poi si è riversata in valle. Domenica 1 aprile si è svolta una manifestazione che ha mobilitato quasi duemila persone, che si sono ritrovate all’inizio della valle, sul ponte di legno che attraversa il torrente e si sono potute rendere conto con i propri occhi di cosa era successo. La mobilitazione non si fermerà. Nelle prossime settimane sono previste altre iniziative, in particolare a Trieste contro la giunta regionale, vero responsabile politico di questa operazione, e contro la protezione civile, esecutore materiale. E’ importante smascherare questi soggetti e mostrare ciò che sono realmente: saccheggiatori e devastatori.

 

redTS

 

 

NOTAV: Sui fatti di ieri al Piccolo di Trieste

Quello che segue è il comunicato diffuso oggi dal Comitato NOTAV di Trieste e del Carso in seguito ai fatti di ieri pomeriggio alla sede del Piccolo di Trieste.

 

 

Il 2 aprile 2012 alle ore 18 il Comitato Notav di Trieste e del Carso aveva indetto una conferenza stampa assieme al Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci per parlare del documento inviato da 360 tecnici al presidente del consiglio Mario Monti chiedendogli di ripensare il progetto alta velocità, documento ricco di motivazioni tecniche, ambientali e socioeconomiche. Questo documento, inviato il 9 febbraio scorso, non è stato ancora preso in considerazione dal governo, nonostante una petizione a sostegno sia stata sottoscritta da circa 15.000 cittadini.

Il Comitato Notav (assieme a decine e decine di persone) ha inviato il testo dell’appello alla redazione de “Il Piccolo”, unico quotidiano triestino in lingua italiana, con la richiesta di dare quantomeno notizia del fatto, e dato che nel frattempo (dal 17 marzo) era iniziato un digiuno a staffetta in tutta Italia, a Trieste il Comitato Danilo Dolci si era fatto carico di organizzare questa forma di protesta con l’adesione all’appello “Ascoltateli!” per la riapertura del dialogo democratico sulla questione dell’alta velocità..

Questo pomeriggio una ventina di persone, tra i quali anche alcuni digiunanti, si sono presentati alla conferenza stampa, dove il Comitato Notav intendeva anche smentire le illazioni false e diffamatorie del “Piccolo” che aveva scritto che il Movimento Notav aveva cercato di strumentalizzare la protesta contro la devastazione operata dalla Protezione civile nella Val Rosandra.

Stante che nessun giornalista del “Piccolo” si è presentato alla conferenza stampa, i presenti hanno domandato in portineria di essere ricevuti da qualcuno della redazione, ma dopo alcune telefonate la risposta è stata che non c’era nessun giornalista disponibile a scendere.

Pertanto alcuni aderenti ai due comitati sono saliti alla segreteria di redazione domandando un breve incontro con qualche giornalista, ed a quel punto alcuni giornalisti del “Piccolo” sono usciti dalla redazione protestando contro la presenza degli attivisti, intimando loro di uscire ma rifiutandosi persino di ritirare il volantino dell’appello “Ascoltateli!”, arrivando al punto di dire che se i Comitati avevano qualcosa da dire potevano indire una conferenza stampa (!): a questo punto è stato fatto loro presente che la conferenza stampa era stata indetta ed il motivo per cui si era saliti era proprio il fatto che alla conferenza stampa non era intervenuto alcun rappresentante del “Piccolo”.

Dopo essere stati oggetto di improperi (“fascisti rossi”, ma anche parolacce) da parte dei giornalisti intervenuti, gli attivisti sono usciti dalla sede del “Piccolo”, e sono stati successivamente raggiunti, in strada, da un giornalista (lo stesso che aveva sostenuto la necessità di indire una conferenza stampa per essere ascoltati) che ha scattato alcune foto dei presenti asserendo di volerle mettere in Facebook.

Auspicando che il giornalista inserisca in Facebook oltre alle immagini degli attivisti dei due Comitati, anche la notizia del documento dei 360 studiosi, non possiamo fare a meno di stigmatizzare che per l’ennesima volta la redazione de il “Piccolo” di Trieste, peraltro in prima fila nel rifiuto delle “leggi bavaglio”, abbia posto il bavaglio a chi domanda solo che vengano pubblicate notizie su un argomento di interesse generale come il progetto dell’alta velocità ferroviaria che riguarda tutta la cittadinanza e non solo gli “addetti ai lavori”.

Per questo motivo i due Comitati continueranno ad inviare solleciti e lettere alla redazione del “Piccolo”, ed invitano la cittadinanza a fare altrettanto.

NO TAV/ Verso l’11 aprile. Udine ore 17.30 in Stazione

Riccardi&Moretti: soci perfetti

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UDINE/ Resistenza No Tav

Udine. Volantone di quattro facciate per il 25 aprile | FOTO

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ANTIFA/ Aggressione fascista a Trieste

dal Messaggero Veneto del 25 aprile 2012

 

Estremisti pestano a sangue un 22enne

Casco in testa, hanno aggredito il cormonese Patrick Dorella: stava staccando un manifesto contro il 25 aprile a Trieste

di Ilaria Purassanta

CORMONS. Aggredito e picchiato a sangue per aver staccato un manifesto contro il 25 aprile: il 22enne cormonese Patrick Dorella, figlio di Alessandro, maresciallo dei carabinieri di Dolegna, è finito all’ospedale. Cinque i giorni di prognosi per un trauma cranico-facciale, contusioni multiple, abrasioni al volto, ginocchio e gomito sinistri, ecchimosi e un’edema all’orbita destra, ma, secondo quanto ha riferito il medico che l’ha visitato, avrebbe potuto anche lasciarci la pelle.

Era la mezzanotte di lunedì. Patrick aveva deciso di fermarsi da un’amica, studentessa universitaria, a Trieste. È sceso per recuperare il portafogli e le sigarette dal cruscotto dell’auto, parcheggiata in via della Ginnastica, quando l’occhio è caduto su alcuni manifesti affissi lungo i muri in cui campeggiavano le scritte: “L’Italia degli ultimi combattenti. 25 aprile: l’Italia dei vigliacchi che diventano eroi”. Sotto, l’annuncio della contro-manifestazione, oggi alle Foibe di Basovizza e, in calce, la firma degli autori: Gruppo unione difesa (Gud), che proprio a Trieste ha una sede.

Il sangue “partigiano” di Patrick gli è ribollito nelle vene: suo nonno, Gastone, scomparso a gennaio, ha combattuto nella fila della Resistenza quando era poco più che ragazzo, mentre il bisnonno, Benedetto Giovanni, è morto nel 1937 per le conseguenze di un pestaggio perpetrato dalle camicie nere. Ferito dalla scritta che offendeva gli ideali della Liberazione, ma anche la stessa memoria dei parenti, Patrick si è «sentito in dovere di staccare i manifesti».

Aveva appena incominciato, quando è stato brutalmente assalito alle spalle da due energumeni con il volto coperto da un casco da motociclista e armati di cinghie. Al grido «Vigliacco, vigliacco!», sotto lo sguardo sbigottito dell’amica che gridava loro di smetterla, hanno atterrato con un pugno al mento il giovane cormonese, che ha sbattuto la testa contro un cassonetto e poi l’hanno colpito ripetutamente – perlomeno quindici volte – con calci e pugni e le cinghie, schiacciandogli la faccia sull’asfalto con gli anfibi per tenerlo fermo.

«Quando mi hanno mollato il primo cazzotto ho visto le stelle, sono proprio volato a terra. Sputavo sangue. Ho urlato loro – racconta quei terribili momenti Patrick – “lasciatemi vivere, non voglio morire! Vi prego, basta!”. Allora si sono fermati e sono scappati via. Mi sono rialzato, a fatica. Per fortuna non mi hanno spaccato i denti. Poi, insieme con la mia amica, sono andato, a piedi, fino all’ospedale Maggiore. Qui, dopo i controlli, hanno deciso di portarmi in ambulanza a Cattinara, dove sono stato trattenuto in osservazione per tutta la notte, sono stato dimesso stamattina (ieri, ndr). La dottoressa che mi ha visitato ha detto che se quei due avessero continuato a pestarmi ci sarei rimasto secco».

Sul caso sta indagando la Digos di Trieste: parecchi manifesti analoghi, tutti firmati dal Gud, sono stati affissi in città e uno veniva sfoggiato, ieri, sul profilo facebook del Gruppo. Altri scatti on line immortalano un corteo del Gud a base di saluti romani e una locandina dai contenuti offensivi che recita: «Quale altra nazione al mondo sarebbe capace di festeggiare ogni anno il massacro di 38.939 dei propri civili? Se festeggi il 25 aprile sei un po…».

DUMBLES / La nostra Resistenza

La scelta partigiana

Raccontava la partigiana Gianna: “…“lì (in montagna) i compagni ci hanno accolto felici perché avremmo attaccato i bottoni, li avremmo spidocchiati, avremmo fatto da mangiare”, ma no, loro erano andate in montagna per combattere … non per “fare esclusivamente quello che ci propongono i compagni!”…
Loro, come le tante che da casa aiutavano in tutti i modi possibili la Resistenza,  erano donne “donne che la Resistenza ce l’avevano dentro come impulso morale, per cui quello che si doveva fare andava fatto senza discutere ”; loro,  quelle che “gli uomini nei loro libri per decenni neanche le hanno citate.”; quelli che “ci è voluto un sacco di tempo per fargli capire che la Resistenza non sarebbe stata quello che è stata senza la partecipazione delle donne”; (* ) a loro, la scelta partigiana, lo stare con determinazione da una parte, quella parte, è venuto “naturale”; … quello che si doveva fare andava fatto… 
Noi le ricordiamo ad ogni 25 aprile perché per ogni altro giorno che non è il 25 aprile abbiamo con loro un debito che dovremmo onorare, con la nostra, scelta partigiana, con il nostro impulso morale a stare da una parte; da quella antifascista innanzitutto.
Niente di più difficile nel paese che riesce a garantire l’impunità alle stragi fasciste, nel paese dell’ultima sentenza assolutoria sulla strage di Piazza della Loggia di Brescia; nel paese che nel 2001 a Genova faceva le prove di regime alla Diaz e a Bolzaneto e che nel 2012 deve vedere un film per sapere uno spicchio di quello che è accaduto e senza capire che gli attori protagonisti sono ancora nei posti del potere; nel paese che tollera continue iniezioni di omofobia, xenofobia e razzismo come meschino populismo raccattavoti da parte di laruncoli federati in cova nella greppia dello stato; nel paese che chiude un occhio e anche due sulle continue aggressioni e provocazioni dei fascistelli della cinghiamattanza utili idioti battistrada per quelli al governo di Roma capitale con la benedizione delle tuniche che “sono solo camice nere più lunghe“. (come disse Don Giulio Tam con esibizione di saluto romano)
Niente di più difficile in un paese che sta sprofondando nella retorica democraticista tanto utile a coprire ogni operazione di sdoganamento del fascismo residuato dal ventennio o conclamato del terzo millenio, da destra a sinistra (che vergogna!), tutt* a garantire visibilità e diritto di parola  a chi come casa pound tra le sue fila ha avuto persone come Casseri che a Firenze se ne è andato in giro a sparare e uccidere  due senegalesi.
Niente di più difficile in un paese che per iniziativa di due esponenti (Turco-Napolitano) di quella che dovrebbe dirsi sinistra ha concepito i cpt ora cie, lager del terzo millennio, gabbie di concentramento disseminate sul territorio, anche sul nostro.
Niente di più difficile in un paese che il territorio lo consegna alle lobbyes delle grandi opere e dunque alle mafie; lo sfregia e lo consuma con un bel “me ne frego” per i suoi abitanti chiamati comunque a pagare di tasca propria tanta devastazione.
Ecco: da che parte stiamo quando parliamo di TAV? Con la fascistissima insinuazione di tale Terpin interpellato sulle grandi opere (Autovie Venete) (e di quell*, tutt* SìTav che gli fanno quadrato intorno), che dice che “i disfattisti nella prima guerra mondiale venivano fucilati“? In ValSusa la logica è quella: il manganello, il gas Cs, arresti e perquisizioni intimidatorie che sul percorso del corridoio 5 arrivano fino a noi.
Le donne e gli uomini della Val Susa onorano la loro storia partigiana con l’antifascismo e la resistenza di oggi. E le donne della Val Susa ancora di più, perché nemmeno loro, sono andate a manifestare sotto il filospinato che recinta e sequestra militarmente la loro terra, per attaccare  bottoni, spidocchiare, o far da mangiare; sono andate per quell’ impulso morale, che dovremmo avere tutt*,  per cui quello che si deve fare và fatto.
Che cosa va fatto? Ce lo ricordano le partigiane come Gianna e tutte le altre: essere antifascist* sempre, essere donne libere  sempre e comunque.

DUMBLES – feminis furlanis libertaris – volantino per il 25 aprile 2012

(*) da “Soria di Gianna-raccontata da Fidalma Garosi Lizzero A.N.P.I. Udine IFSMI 2007 Publicoop Editore

UDINE foto NO TAV 25 aprile

Un centinaio di persone ha sfilato allo spezzone del corteo No Tav

Ottima partecipazione al chiosco

Distribuiti 500 volantini

Resistenza No Tav Resistenza Generalizzata

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Ci rivediamo

il 1° Maggio

a Cervignano

ud25aprile

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UDINE 25 aprile rassegna stampa

Messaggero Veneto 26 aprile Pagina 16 –

udine_16

Cronache

No Tav e anarchici, fischi a Balloch

Tentativo di fermare il discorso del sindaco di Cividale. Il comandante partigiano Rapotez (92 anni) lo difende dal palco

 

25 APRILE»LA CONTESTAZIONE    le reazioni dei politici Saro (Pdl): una parte della Sinistra è intollerante. Il Pd: protesta inaccettabile. Honsell: i fischi sono stati zittiti dagli applausi
di Giacomina Pellizzari

Dalla piazza udinese del 25 aprile, anarchici e no Tav hanno fischiato il sindaco di Cividale, Stefano Balloch. L’hanno fatto ripetutamente per contestare il primo cittadino che assieme al collega di Tolmezzo, Dario Zearo, aveva tentato di boicottare la manifestazione di Udine e di organizzare un evento alternativo nella città ducale. Balloch ha preso la parola dopo il sindaco di Udine, Furio Honsell più volte inneggiato dalla folla, e appena ha iniziato a parlare dal palco di piazza Libertà sono partiti i fischi che le autorità e buona parte della gente hanno tentato di schermare con gli applausi. Ma è servito a poco perché i contestatori sono comunque riusciti a farsi largo insistendo con la protesta. Una protesta condannata poi dall’Anpi e da tutti i politici presenti sotto la Loggia di San Giovanni. A far arrabbiare un gruppo di anarchici e alcuni rappresentanti del movimento “No Tav” è stato l’invito all’unità rivolto più volte da Balloch mentre ripercorreva i passaggi salienti della lotta di Liberazione combattuta nelle valli del Natisone. Parole sentite accompagnate da un sottofondo continuo di fischi, tant’è che di fronte alla quasi impossibilità di farsi sentire ha cercato di sdrammatizzare dicendo: «In primavera ci sono molti merli che fischiano». Seppur a fatica, Balloch ha concluso il suo intervento ricordando che «il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani che amano la libertà». A quel punto, con il piglio che lo contraddistingue, il comandante Luciano Rapotez, lo speaker storico della manifestazione, prima di procedere con la scaletta ha condannato duramente la contestazione: «In questa splendida giornata non pensavo di assistere allo spettacolo dei fischi. In democrazia ognuno ha diritto di parlare. Scusate – ha concluso – ho dato quasi la vita per la libertà e, in quel momento, nessuno fischiava». Altrettanto duro contro i contestatori il presidente onorario dell’Anpi, Luigi Raimondi: «Prima di fischiare bisogna ascoltare, chi parla qui è un ospite e come tale partecipa per onorare la Resistenza. Questo ha fatto Balloch come rappresentante di Cividale, medaglia d’argento alla Resistenza. Fischiare è un gesto infantile che denota una scarsa conoscenza storica». E il presidente dell’Anpi, Federico Vincenti, ha aggiunto: «Non gradisco questo comportamento anche se i sindaci di Cividale e Tolmezzo avevano cercato di dividere la Resistenza. In ogni caso nelle nostre manifestazioni si può applaudire o farne a meno, ma non fischiare». «I fischi sono stati zittiti dagli applausi» si è limitato a dire Honsell, mentre il senatore Carlo Pegorer e l’europarlamentare Debora Serracchiani (Pd), definivano la protesa «inaccettabile». Più duro il commento del senatore Ferruccio Saro (Pdl) che anche in veste di mediatore tra Udine, Cividale e Tolmezzo ha affermato: «I fischi dimostrano che una parte della sinistra è intollerante e in contraddizione con la Resistenza che dava spazio a tutti. Balloch ha fatto un discorso equilibrato cercando elementi di unione, un passo avanti rispetto al passato». Anche per il vice segretario regionale dell’Udc, Fabrizio Anzolini, «i fischi sono inaccettabili, Balloch rappresentava una città decorata al valor militare e ha fatto un discorso di alto profilo». E ancora: «I fischi – ha aggiunto Natale Zaccuri (Pdl) – confermano che si cambia vestito, ma non l’identità». In effetti, il sindaco di Cividale si è detto dispiaciuto perché «quei fischi hanno colpito la memoria di quanti sono caduti per la libertà»

 

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Il Quotidiano del FVG

qfvg26aprile2012

LA CERIMONIA. Battimani entusiasti per l’ex Rettore. Fischiato e “buato” il primo cittadino di Cividale, Balloch
«Vergogna per chi nega la Lotta Partigiana!»
I PRESENTI PLAUDONO LA PROVOCAZIONE DEL SINDACO: «LA RESISTENZA HA VINTO NUOVA M E N T E
CONTRO CHI HA CERCATO DI MINARE L’INTEGRITÀ DI QUESTA MANIFESTAZIONE NELLA NOSTRA CITTÀ»
………………………………………………….. ……….
LUCIABURELLO
cultura@ilquotidianofvg.it
È sceso imbarazzo ieri, quando davanti
alla cappella dedicata ai caduti
in piazza Libertà, il sindaco di
Cividale, Stefano Balloch è stato
fischiato dagli udinesi. Ricordiamo,
infatti, che qualche mese fa il
pidiellino aveva lanciato la proposta,
insieme ad altri sindaci di centrodestra,
di celebrare la Liberazione
separatamente dal capoluogo
friulano, ritenuto politicamente
troppo di “sinistra”. «È primavera –
se ne è uscito Balloch interrompendo
per un attimo il suo lungo discorso,
provocatoriamente il doppio di
quello di Honsell – ci sono molti
merli che cantano» un commento
che si poteva risparmiare. E l’im –
barazzo è stato soprattutto del nostro
sindaco che, più volte, sembrava
suggerire a Balloch d’interrom –
pere la sua “straziante” performan –
ce. Ma a proposito d’interventi,
quello del primo cittadino udinese
ha certamente riacceso gli animi,
entusiasmato i più giovani, e commosso
i più anziani. Appassionato
come poche volte lo abbiamo visto,
Honsell ha “gridato” un vero inno
alla Resistenza, non risparmiando
frecciatine alle fazioni “opposte”.
Ma ecco alcuni stralci del suo intervento:
«la Resistenza, ricca di
coraggio e d’ideali, segnò la rinascita
del nostro paese dal buio morale
della violenta dittatura fascista
e dalla feroce occupazione nazista,
restituendoci democrazia, libertà,
giustizia, solidarietà, equità sociale
e pari opportunità, nel rispetto
delle diversità e del pluralismo. (…)
Ma sarebbe un’offesa a questi eroi
se la Festa della Liberazione si riducesse
ad occasione di retorica
commemorazione, o venisse strumentalizzata
come molti preferirebbero.
E proprio per questo hanno
cercato di minare l’integrità di
questa manifestazione a Udine.
Gioiamo perché alla fine la forza
della Resistenza ha prevalso, e ci ritroviamo
ancora tutti qui uniti! (…)
La Resistenza fu la fucina dove maturarono
i principi che oggi sono
espressi in quel documento di altissima
civiltà che è la nostra Costituzione.
Fondamento della nostra
Repubblica democratica perché
l’unica garanzia dei diritti civili nei
confronti di una possibile arroganza
dell’autorità. Basata sulla separazione
dei poteri ha potuto resistere
a innumerevoli attacchi negli ultimi
anni, diversamente da quanto è
accaduto recentemente in altri paesi
europei. (…) Alto è oggi il rischio
di derive totalitarie anche a causa
della gravissima recessione economica
che sta colpendo in modo
sempre più spietato. Recessione
negata fino all’ultimo da chi era al
potere, solamente per lasciarci in
una situazione drammatica. Alto è
oggi il rischio di sperequazioni e
dunque di rottura della solidarietà
sociale. (…) Dobbiamo resistere a
un ritorno dei tiranni camuffati da
buffoni! Dobbiamo però anche resistere
all’asservimento a una logica
che tutela i bisogni dei bilanci finanziari
ma è cieca di fronte a quelli
degli uomini. Dobbiamo resistere
affinché, parafrasando la famosa
frase di D’Azeglio, una volta fatto
il decreto “Salva Italia” si faccia
anche un decreto “Salva Italiani”.
(…) Dobbiamo resistere a chi pensa
di superare la recessione togliendo
la voce ai lavoratori. (…) Resistere
al Fascismo e combattere il “non
dissenso” al fascismo. Cittadini,
allora come oggi, l’indifferenza, il
non prendere posizione, sono già
complicità. (…) Sapremo essere
all’altezza del sacrificio di chi partecipò
alla Resistenza, dei valori
che da loro abbiamo ereditato? Sapremo
assumerci responsabilità
collettive, come seppero fare i Partigiani?
Avremo il coraggio di esercitare
una cittadinanza attiva? La
Resistenza è il nuovo Umanesimo,
è il nostro patrimonio di ideali anche
per il futuro! (…) Vergogna per
chi tenta di cancellare la memoria e
il significato della Lotta Partigiana!
(…) Cittadine e cittadini seguiamo
l’esempio dei partigiani, siamo
attori coraggiosi e mai spettatori
passivi! Viva la Resistenza! Viva la
Costituzione! Viva la Repubblica
Italiana!».

PORDENONE: 25 aprile R*esistente [foto+report+vol.]

25_02Anche quest’anno il presidente della Provincia di Pordenone A. Ciriani, ex Fronte della Gioventù (MSI), poi Alleanza Nazionale e ora PDL, ha parlato dal palco ufficiale delle celebrazioni per il 25 aprile.

Anche quest’anno il suo discorso era pregno di revisionismo e offese a chi morì per la libertà e, non pago, ha incluso offese anche a chi da anni lo contesta, dando dei “facinorosi, patetici e ammuffiti” agli anarchici.

Anche quest’anno abbiamo sovrastato di canti partigiani e di fischi la sua indegna orazione.

Dalle 10.30 circa ci siamo trasferiti come consuetudine presso l’ex Caserma Martelli dove abbiamo allestito il presidio antifascista con musiche, cibo e interventi al microfono sulla storia della resistenza e sulla sua attualità. Oltre una sessantina di presenza hanno accompagnato il presidio.

Una delegazione ha deposto una corona di fiori sul muro, ancora crivellato di colpi, dove vennero fucilati dai fascisti i 10 partigiani del pordenonese.

NO PASARAN! Continue reading →