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VALSUSA/ Iniziata la costruzione del “muro della vergogna”

murovalsusino

 

VENERDI’ 16 DICEMBRE ORE 20.30 GIAGLIONE CAMPO SPORTIVO FIACCOLATA NO TAV

 

 

15 dicembre

il muro rappresenta la loro sconfitta

 

14 dicembre 2011

Le reti non bastano più, inizia l’operazione “muro”

Submitted by on 14 dicembre 2011 – 13:37 No Comment

Giunge ora la notizia, da chi è presente in baita, che stanno cominciando  a costruire il famoso muro di cui si parlava al posto delle recinzioni.
Stanno piantando nel terreno delle grosse putrelle ad H in cui infilano pannelli di cemento prefabbricati.
Hanno cominciato proprio nella zona dove si sono concentrati i maggiori “tagli” l’8 e il 10 ovvero di fronte al nostro terreno dove è posizionata la baracca di lamiera.

CIE DI GRADISCA: ancora porte chiuse anche ai giornalisti

Da Il Piccolo del 15/12/11

Stampa al Cie sì del Viminale ma il prefetto esclude Gradisca

 

GORIZIA I Cie e Cara vengono riaperti alla stampa, ma quello di Gradisca d’Isonzo rimane off-limits. Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha firmato martedì pomeriggio una direttiva sulla sospensione dello stop alle visite dei giornalisti ai Cie e ai Cara imposto lo scorso primo aprile dal suo predecessore, l’allora ministro Roberto Maroni. Il provvedimento era stato giustificato «in considerazione del massiccio afflusso di immigrati provenienti dal Nord Africa e al fine di non intralciare le attività loro rivolte». La decisione aveva sollevato diverse proteste e gli appelli, affinché venisse concesso ai media l’accesso all’interno delle strutture per immigrati, si erano ripetuti. Nei giorni scorsi la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti avevano inviato al neo-ministro una lettera per chiedere la revoca del provvedimento e martedì un’analoga richiesta è stata avanzata con un’interrogazione parlamentare da Livia Turco, responsabile Immigrazione del Pd, e da Gianclaudio Bressa, capogruppo Pd nella commissione Affari costituzionali. Il ministro Cancellieri ha quindi accolto le richieste e inviato la direttiva di sospensione ai prefetti. L’iniziativa, salutata con favore dal presidente Fnsi, Roberto Natale, non è stata però allargata a tutti i Cie e Cara. I cancelli dei centri di Gradisca d’Isonzo rimangono infatti chiusi. Fonti della prefettura di Gorizia hanno spiegato che il protrarsi degli interventi di ripristino delle condizioni di sicurezza dopo i danneggiamenti inflitti dagli ospiti alla struttura non consentono visite. Dal Viminale hanno confermato che la direttiva è a carattere generale, ma spetta ai prefetti valutare le singole situazioni. (s.b.)

MORTI SUL LAVORO: comunicato sulla morte di Francesco Pinna

Comunicato stampa sulla morte di Francesco Pinna.

 

Si continua a morire sui luoghi di lavoro, a Trieste come ovunque. La tragica morte di Francesco Pinna si va ad aggiungere al lungo elenco dei morti e dei feriti di questo ultimo mese (neanche un mese fa era morto schiacciato da un masso un operaio nella cava di Duino Aurisina mentre nello stesso giorno giorno della morte di Francesco tre operai sono rimasti gravemente feriti nel cantiere in Stazione Marittima).

I morti sul lavoro fanno poca notizia, tranne che in casi eclatanti come questo dove la vittima era giovane e lavorava al palco per il concerto di Jovanotti.

Ora inizierà il solito ipocrita coro di cordoglio da parte delle istituzioni, degli imprenditori e dei sindacati di Stato, ossia i maggiori responsabili di questa situazione intollerabile.

Quello su cui vogliamo far riflettere è che questa morte, come tutte le morti sul lavoro, non è dovuta alla negligenza criminale della singola ditta o cooperativa di turno (vi sono spessissimo anche queste ovviamente), ma all’intero sistema di lavoro e produzione. Si lavora sempre più veloci, sempre più malpagati, sempre più precari, sempre più vessati dal capetto di turno. E questo perché nella nostra società il profitto a qualsiasi costo è l’unico vero motore dell’economia. Chiedere “più sicurezza” e “nuove leggi” non serve a nulla quando i ritmi di lavoro continuano ad aumentare, quando si chiede di fare sempre di più in sempre meno tempo. La sicurezza è prevista solo quando è compatibile con i bilanci: se il costo è inferiore a quello che le aziende dovrebbero sostenere per danni in caso di incidenti, se i morti costano meno degli investimenti sulla sicurezza allora meglio i morti.

Sono anni che ci dicono che le “morti bianche” e i feriti sono in diminuzione ma sappiamo che è una menzogna. Gli ambiti sempre più ampi di lavoro precario, in nero, sottopagato, nonché quelli in cui è praticato un vero e proprio sfruttamento schiavistico, in particolar modo nei confronti degli immigrati, fanno sì che tantissimi morti e feriti non rientrino in nessuna casistica ufficiale.

Questa morte ci ha colpito particolarmente perché sotto quel groviglio di tubi poteva esserci anche qualcuno di noi o nostri amici e compagni che in quel settore hanno lavorato, come centinaia di ragazzi in città.

Siamo vicini e solidali con tutti coloro che hanno amato e apprezzato Francesco Pinna, ai familiari, agli amici e colleghi, così come con quelli di tutti i morti sul lavoro perché, anche se non li conosciamo personalmente, le loro morti non possono che toccare i cuori di tutte e tutti coloro che lottano contro questa società assassina basata sullo sfruttamento e sul disprezzo per la vita umana.

Le donne e gli uomini che muoiono e soffrono di lavoro, non li dimentichiamo mai!

 

 

Gruppo Anarchico Germinal

 

germinalts.noblogs.org

gruppoanarchicogerminal@hotmail.com

 

OCCUPYTRIESTE: articolo del Piccolo sullo sgombero

Dal Piccolo del 16/12/11

Blitz della Digos nella sede di Era

 

Il blitz è scattato alle 6. E ieri non si è trattato di un falso allarme come l’altra mattina. Venti tra poliziotti e carabinieri hanno effettuato lo sgombero dell’ex Meccanografico delle ferrovie dove da una settimana si erano sistemati gli aderenti di “Occuppytrieste”. A entrare nell’area dopo aver rotto i lucchetti con le cesoie sono stati gli agenti della Digos. «Ragazzi, dovete uscire». Sono state queste le parole pronunciate dal funzionario che ha coordinato l’operazione. I sedici presenti sono stati subito identificati dai poliziotti. Nei giorni scorsi erano giunte in Questura alcune segnalazioni e denunce. Pare che una di queste sia stata da parte di Globo l’associazione di divulgazione scientifica che fa riferimento a Fulvio Belsasso, capofila del progetto incompiuto di Era, il polo della scienza che si sarebbe dovuto realizzare proprio all’ex Centro meccanografico attualmente in attesa di conoscere il proprio destino penale in quanto sotto inchiesta per truffa e malversazione. L’altra segnalazione sarebbe giunta dalla ditta che ha in corso i lavori edili. Gli occupanti hanno vivacemente protestato. Ma poi hanno dovuto lasciare lo stabile. Nel pomeriggio hanno inviato una nota. Ecco cosa si legge: «Evidentemente, invece che luoghi vivi e autorecuperati pare meglio lasciare per anni disseminati nella città gusci vuoti e tristi, buchi neri di risorse e spazio comune il cui costo economico e sociale è immane. Un bel regalo coordinato e continuativo al partito trasversale della speculazione e del cemento. La scusa ufficiale, questa volta, è che non era un luogo sicuro. A noi pareva di sì. Ci sentivamo sicuri di condividere la costruzione di qualcosa di migliore rispetto a quello che c’è fuori». Poi continua la nota: «Almeno lì di sicuro il problema non era l’albero di Natale in piazza Unità, ma i beni comuni e il fatto che migliaia di persone in questa città sono senza casa, gas, luce e acqua. O che per occupare i binari dopo tre mesi senza stipendio dalle ferrovie si rischiano anni di galera. O che le scuole crollano a pezzi ma tre milioni di euro per uno scheletro di cemento invece saltano magicamente fuori dalle pieghe dei bilanci». Occupy aggiunge: «Almeno lì dentro avrebbero potuto trovare rifugio fratelli e sorelle con la pelle di ogni colore prima che qualche agente volesse portarli in uno di quei lager chiamati Cie. Dicono che qualcuno avrebbe potuto farsi male, ma sarebbe stato bello che il sindaco avesse accettato il nostro invito di venire a visitarlo e vedere tutti i lavori che stavamo facendo, prima di esserne tanto certo». Infine hanno annunciato: «Insieme a tanti in questa città, stavamo invece organizzando un evento per sabato sera che fosse una risposta di vita alle tragedie di questa settimana. E manterremo questo impegno». (c.b.)

Cortei antirazzisti in tutta Italia

No Razzismo,
No Fascismo,  No Casapound

TRIESTE: migranti e antirazzisti in piazza

 

antiraz

 

 

 

Circa un centinaio di persone hanno partecipato alla fiaccolata antirazzista di ieri promossa dal Comitato Danilo Dolci e dall’Associazione Penombre per ricordare gli ambulanti senegalesi uccisi a Firenze e per ribadire la ferma condanna contro ogni forma di razzismo. La fiaccolata è partita da Piazza Ponterosso fino a Piazza Unità dove c’è stata una sosta davanti alla Prefettura con interventi. Una seconda sosta è stata fatta davanti al municipio. E’ stata espressa da parte dei partecipanti la preoccupazione della cittadinanza di fronte ad atti di stampo razzista come quelli avvenuti a Firenze e a Torino dove è stato incendiato un campo rom. Alla manifestazione hanno aderito numerose realtà democratiche ed antirazziste oltre alla comunità senegalese di Trieste. La manifestazione si è svolta in concomitanza con altre manifestazioni in diverse città italiane, prima fra tutte Firenze.

 

Da Il Piccolo:

Fiaccolata per dire «no al razzismo»
Una fiaccolata antirazzista da piazza Unità a piazza Ponterosso. Centinaia di persone in corteo a Trieste, come in molte altri città italiane, per ricordare e denunciare «quanto è accaduto a Firenze». La fiaccolata, promossa dal Comitato pace “Danilo Dolci” e dall’Associazione interculturale Penombre, si è svolta in modo pacifico. «Pensiamo che né Firenze, né altre parti d’Italia, possano ritenersi immuni dai rischi del razzismo. È necessario creare le condizioni affinché gli istinti razzisti siano sconfitti» spiegano i promotori. «Esprimiamo la solidarietà ai cittadini senegalesi di Firenze e all’intera comunità senegalese in Italia, ai familiari e parenti delle vittime di questi brutali assassinii». Per questo chiedono «al Consiglio comunale di esprimere una ferma condanna sul fatti accaduti a Firenze e Torino e alla Prefettura di trasmettere al governo la preoccupazione di molti cittadini della Trieste antirazzista».

NO TAV/ Video Imposimato a Bagnaria Arsa il 10 dicembre 2011

imposimato

Nota: clicca sull’immagine per accedere al sito vimeo e al video

 

Conferenza di Ferdinando Imposimato ed interventi dal pubblico compreso il Sindaco di Bagnaria Arsa

Imposimato nella sua relazione  è stato lapidario: la TAV è un sistema di corruzione, poi nel dibattito ha ripreso l’intervento di Paolo De Toni (che ha puntato il dito sulla inutilità dell’opera e sulle reponsabilità e la codardia dei Sindaci) e ha confermato che l’opera è inutile e che questa verità è centrale e va fatta emergere. Ma il Sindaco di  Bagnaria, di stretta osservanza “Serracchiani”,  ha ignorato completamente tutti questi fondamentali e chiarissimi rilievi e si è soffermato solo sugli aspetti progettuali indesiderati dell’opera. Problemi da tentare di risolvere attraverso una consulenza tecnica pagata con 50 mila euro dalla Regione su proposta di Riccardi. Il Sindaco di Bagnaria ha dimostrato quindi, di fronte ad un’autorevole personalità, di mantenersi, in via definitiva, schierato a favore della TAV nonostante tutte le verità emerse, pertanto non si capisce come sia possibile collaborare con questo Sindaco che peraltro è capofila dei Comuni interessati al tracciato.

 

ANTIRAZZISMO: comunicato di Iniziativa Libertaria

SOFFIA, SOFFIA … IL FUOCO AVVAMPA E I

 

 

POMPIERI SBAGLIANO ESTINTORE


Questa volta non è una metafora, perché il fuoco è stato realmente appiccato, il 10 dicembre in un campo ROM di Torino; come alcuni giorni dopo, a Firenze, si è fatto fuoco su delle persone vere, anche se per molti erano solo dei pezzi di carne sgradevoli alla vista, avevano un nome Samb Modou e Diop Mor e una vita. Il circo mediatico ha subito emesso la sua sentenza, relegando il tutto a concetti astratti come “insana rabbia” e “follia”. Un analisi approfondita avrebbe messo nei guai molti, troppi. Si sarebbe dovuto spiegare perché da anni le autorevoli “fonti di informazione” gonfiano oltre modo ogni fatto che ha odore di immigrato, anzi di non occidentale, mentre celano, mascherano ma soprattutto attutiscono ogni singolo caso di razzismo; perché permettono al fascistoide di turno di fomentare la paura, di attrarre la nostra frustrazione su quel bastardo che “ci ruba il lavoro”, che “occupa le nostre case popolari”, che “è pieno di privilegi” e che “sta portando nel baratro il nostro sistema sanitario”. La nostra Regione infatti, da quando ha chiuso l’ambulatorio per i clandestini, ha ottenuto un così elevato risparmio da NON potersi permettere di togliere la tassa nazionale sul ticket sanitario, come inizialmente promesso. E’ troppo comodo descrivere il camerata Borghezio come una nota folkloristica, a cui si deve rispondere con una nota di sdegno sì, ma misurata. E’ troppo comodo considerare Casseri come “il pazzo omicida/suicida di Firenze” per ridare nuovamente forza e legalità a Casa Pound, che per questo ha preso lo “stimato studioso” Casseri, che partecipava attivamente con la pubblicazione di articoli, saggi antisemiti e biografie di nazifascisti, e lo ha buttato nel cesso retrocedendolo da “intellettuale d’area” a “isolato simpatizzante”. Quei “bravi ragazzi” di Casa Pound possono continuare così la loro azione filantropica di revisionismo storico, xenofobia, pestaggi e devastazioni. Del resto sono in buona compagnia, numerose sono le associazioni culturali che rivendicano la libertà di far parlare dei castroni ignoranti come il, per fortuna estinto, sig. Pirina; ancor più numerosi sono gli uomini volenterosi che “ripuliscono” i nostri quartieri dalla “feccia” multicolore. Alcuni poi si mettono la maschera di “esasperati” per buttare molotov su dei lavoratori regolari che mandano i loro figli a scuola e che hanno molte colpe, tra cui quella di vivere in una roulotte, in un posto isolato, spesso senza acqua ed energia elettrica, come è successo a Torino. Gli immigrati morti in Italia sono indistintamente seppelliti sotto la coltre del cordoglio: il cordoglio della Politica, il cordoglio delle Istituzioni! La stessa politica e le stesse istituzioni che attraverso le “leggi” e le “forze dell’ordine” ogni giorno fermano, minacciano e picchiano molti stranieri, colpevoli anche solo di non avere un documento. Che perpetuano la segregazione nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Che speronano e affondano i “barconi”, come è successo nel marzo del 1997, provocando l’annegamento di 108 profughi. Che fanno finta di accogliere i richiedenti asilo politico e in realtà ingrassano l’albergatore di turno. Che fanno coincidere, senza diritto di replica, il licenziamento o l’assenza temporanea di lavoro con l’espulsione dai “sacri confini della patria”, meglio se si è stati tanti anni in Italia, così in un sol colpo si fotte l’integrazione e, soprattutto, i contributi: l’INPS, democraticamente, ringrazia! Se vivessimo in un mondo capovolto in cui si rispettassero i “modi di vivere e di pensare diversi”, purché non lesivi della dignità e della libertà dell’altro; forse la politica e i suoi cani da guardia e di “intrattenimento”, si occuperebbero della realtà. Quella realtà che ci vede faticare a fine mese, che vuole per l’ennesima volta immolare i nostri diritti solo per ingrassare le tasche già straboccanti dei padroni. L’equazione non è immigrato = delinquente ma meno salari, pensioni, servizi e diritti = più milioni di euro investiti in opere mastodontiche inutili, più soldi per le spese militari, più privilegi per i pochi e soliti noti, politici industriali banchieri o faccendieri che siano. Questo dovrebbe portare al gesto inconsulto, al raptus folle. L’unico estintore efficace per spegnere una volta per tutte la nostra rabbia, le nostre frustrazioni il nostro malessere costante è quello di scendere in piazza per autorganizzarsi e lottare senza compromessi contro questa società, il suo finto benessere, le sue istituzioni, il suo sistema economico e soprattutto i suoi strafottuti “confini geopolitici”. Noi siamo specie che razza non è!

 

INIZIATIVA LIBERTARIA

NO TAV news

Dal profilo facebook del gruppo NoTavFVG

NO CIE / L’anomalia gradiscana

da senza frontiere

 

Che il CIE  di Gradisca fosse particolare rispetto agli altri lager lo abbiamo detto più volte negli articoli di questo blog. Due recenti novità non fanno che rafforzare questa convinzione.

Iniziamo dalle novità sulla gestione. E’ quasi un anno infatti che la gestione affidata alla Connecting People viene continuamente prorogata senza che ci si capisca una granchè. Quello che è certo è che in corso una “guerra” all’ultima carta bollata per aggiudicarsi la grossa torta in palio che vede in campo la Connecting People, la Gepsa (il colosso transalpino che aveva vinto in prima istanza la gara d’appalto per la gestione delle due strutture sino al 2014, salvo però vedersi congelare l’aggiudicazione definitiva per alcuni elementi di irregolarità emersi nelle credenziali delle imprese italiane a esso collegate (le romane Cofely Italia e Sinergasia e la siciliana Acquarinto) e la Cooperativa Minerva (il vecchio gestore della struttura). La gestione alla Connecting è stata prorogata fino a fine febbraio, per un totale di un anno di proroga. Non ci risulta che una cambio di gestione in un Cie sia mai stato più sofferto, senza contare che periodicamente vengono fuori problemi legati al ritardo nel pagamento degli stipendi dei dipendenti che lavorano all’interno.

L’altra anomalia è legata all’entrata dei giornalisti. Come forse alcuni sanno è stato reitrodotto il permesso a visitare i CIE per i giornalisti. Questa possibilità è però a discrezione dei prefetti e, guarda caso, il prefetto di Gorizia ha deciso di non far entrare i giornalisti in quello di Gradisca.
Tempo fa ci chiedevamo “cosa nascondono?” dietro quelle mura, oggi ce lo chiediamo con ancora più preoccupazione e rabbia.