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CSA Udine/ Presidio di mercoledì 30/ Rassegna stampa e considerazioni

img_3514TUTTI AL

PIGNARUL VIRTUALE

MERCOLEDì

6 GENNAIO 2010

DALLE ORE 19.00

DAVANTI AL CSA

in via Scalo Nuovo

Per chiudere l’anno. Alcune considerazioni nei rapporti fra movimenti e società e fra i movimenti al loro interno.

Il presidio di mercoledì 30, in giornata lavorativa, e sotto la pioggia, ha comunque visto la partecipazione, in circa due ore di presidio, di poco meno di un centinaio di compagne e compagni. Le considerazioni del giornalista del MV sono demenziali perché è standard che un pò di gente non prende il volantino e che certamente il passante tipico  mica si ferma a chiedere che cosa facciamo lì, passa e va,  solo chi ha già un minimo di infarinatura del problema (cioè pochi) eventualmente si ferma, come infatti è successo, e stabilisce un qualche rapporto. Allo stesso modo qualcun’ altro, ovviamente di destra, passa ed insulta. E’ sempre così. Semmai si potrebbe fare una considerazione di carattere più generale e cioè che la berlusconizzazione della società ha certamente radicalizzato ed aumentato il rincoglionimento generale soprattutto negli ultimi due anni. Poi ad Udine, che è una città particolarmente borghese, e di mentalità meschina,  se dobbiamo fare altri rilievi di tipo “sociologico”, possiamo dire che si era rilevato già difficile comunicare lo scorso anno, in giugno,  quando siamo scesi in Piazza contro il nucleare; e, si ricordi, era subito dopo l’incidente alla centrale Slovena di Krsko. Eppoi va ricordato il presidio davanti alla Prefettura, per la Libertà di Eluana, più di qualcuno passava in macchina,  tirava giù il finestrino e gridava “assassini”. Figuriamoci, conosciamo bene il Friuli, dove Chiesa + Leghismo + Berlusconismo + falsa Sinistra ( p.e. la Serracchiani è forse, anche genericamente, di sinistra?) hanno un grande controllo ideologico sulla gente.

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MUTAMENTI CLIMATICI/ Entro il 2050, 200 milioni di profughi ambientali

2050, un rischio per la Terra
Milioni di “profughi ambientali”

Il rapporto dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni, che saranno provocate da eventi meteorologici estremi oppure da guerre per il controllo dell’acqua

 

Repubblica 04-01-2010

 


ROMA
– Che dipenda dagli uragani, da tempeste, alluvioni o siccità, oppure che sia la conseguenza di guerre per il controllo dei depositi d’acqua, o ancora che si tratti più in genere di cambiamento climatico, nel 2050 la Terra potrebbe dover affrontare il trauma rappresentato da 200 milioni di “rifugiati climatici”.

A riferirlo, in un recente rapporto, l’Organizzazione per le migrazioni (Iom, International organization for migration), un’agenzia internazionale secondo la quale ad oggi le migrazioni ambientali sarebbero pari a circa 50 milioni. Già nel 1990 – rivela il rapporto dell’Iom – si contavano 25 milioni dei cosiddetti “profughi ambientali”, in sofferenza per la pressione ambientale sulle loro terre, provocata da inquinamento, desertificazione, siccità e disastri naturali.

Anche l’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), il gruppo di scienziati che studiano i cambiamenti climatici su mandato Onu, ha osservato che proprio la migrazione umana potrebbe essere uno degli effetti maggiori dell’impatto dei cambiamenti climatici, ritenuti “uno dei fattori più importanti nel processo decisionale che porta allo spostamento della popolazione”.

Secondo il rapporto dell’Agenzia per le migrazioni, ad oggi sarebbero 192 milioni le persone, pari a circa il 3% della popolazione mondiale, che vivono fuori dal loro luogo di nascita. Quattro sono i punti fondamentali per liberare questi “prigionieri” del clima: riconoscimento da parte della comunità internazionale del problema, politiche contro la vulnerabilità, mantenimento alto del livello della ricerca e aiuto ai Paesi in via di sviluppo.

Infrastrutture/ Terza corsia A4: ma hanno i soldi?

Messaggero Veneto DOMENICA, 03 GENNAIO 2010

Pagina 9 – Regione
Pd all’attacco: cantiere a rischio, la Regione non parla con Roma. Tondo e Riccardi replicano: nessuna preoccupazione, non ci saranno ritardi
Terza corsia A4, il ministero chiede garanzie sui fondi
La richiesta con una lettera all’Anas. «Autovie sta fornendo tutte le rassicurazioni»

TRIESTE. La concessionaria dell’autostrada A4, Autovie Venete, «sta fornendo le opportune rassicurazioni» sulla “bancabilità” (cioè i finanziamenti) del progetto per la Terza corsia della Venezia-Trieste. Ad affermarlo è l’Anas, ente che sostiene di aver ricevuto una lettera in cui il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti chiede ulteriori informazioni. La Terza corsia della A4 è un’opera da 2,3 miliardi di euro, il cui costo è coperto interamente da Autovie e i cui cantieri apriranno nei primi mesi dell’anno.
E proprio sulla “bancabilità” dell’infrastruttura il ministero nutrirebbe dubbi. Una sorpresa piombata su Autovie a ridosso di San Silvestro. Ma che non spaventa la società concessionaria, come spiega l’amministratore delegato Dario Melò che afferma di non aver ricevuto comunicazioni ufficiali. «Se giungeranno richieste di spiegazioni – afferma l’ad –, saremo nelle condizioni di rispondere immediatamente con le stesse ragioni che hanno consentito all’Anas l’approvazione del nostro Piano finanziario».
Il 30 dicembre Anas riceve dal Ministero una lettera che interrompe i termini di approvazione (45 giorni) che, per legge, a partire dalla data in cui è avvenuta la firma sulla convenzione del Piano finanziario, sono a disposizione dei ministeri Infrastrutture, Tesoro e Ambiente per esprimere un parere. Il documento, firmato tra Anas e Autovie il 18 novembre 2009, contiene il Piano finanziario di 2,3 miliardi di euro. Il documento aggiorna i termini della convenzione tutelando ancor più Autovie in merito al pagamento dell’indennizzo finale e prevede la possibilità di rinegoziare il Piano con Anas nel caso in cui i finanziatori futuri avanzino richieste non previste.
Mostrano tranquillità Renzo Tondo, presidente Fvg e commissario straordinario per la A4, e Riccardo Riccardi, assessore Fvg alla viabilità e vicecommissario. «Non ho ricevuto comunicazioni ufficiali – ha commentando Tondo – e non ho ragioni d’essere preoccupato: la lettera del ministero è forse frutto di un difetto di comunicazione con l’Anas». Simili le parole di Riccardi. «Non abbiamo ricevuto comunicazioni e se arriveranno, risponderemo. Sulla bancabilità dell’opera – afferma Riccardi – non nutro preoccupazioni. E non credo ci saranno ritardi». Il progetto, infatti, procede. E il 31 dicembre 2009 sulla Gazzetta dell’Unione europea è stato pubblicato il bando di gara per la realizzare del quarto lotto tra Gonars e Villesse.
Critico, invece, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Gianfranco Moretton. «È molto grave che la lettera inviata dal ministero non sia stata a conoscenza di Tondo e Riccardi. Le richieste di chiarimenti – dice Moretton – rischiano di mettere in dubbio la copertura economica e, di conseguenza, la completa realizzazione della Terza corsia. Ciò che è accaduto evidenzia, senza dubbio, la mancanza di contatti con Roma di Tondo ma, ancor di più, di Riccardi». Per Moretton, quindi, le ipotesi sono due: «O il Ministero ha preso un grosso abbaglio (e ci pare abbastanza difficile) o in casa Autovie e negli uffici del commissario Tondo, le idee sono ancora confuse». (s.s.)

CSA Udine/ Parte un nuovo anno di lotte

 

Pignarul libertario 6 gennaio alle 19.00

in Via Scalo Nuovo

 

davanti al CSA sequestrato

 

PARTECIPATE!

Anarchismo e Web/ Potenzialità e controindicazioni

Internet, la Rete, il Web, l’Agorà virtuale, …  la pratica reale dell’assemblearismo, dell’autogestione …

Sembrava che la rete fosse una tecnologia in quanto tale anarchica, poiché senza filtri, diretta, rizomatica, senza centri …  ed invece sta diventando un nuovo strumento di  controllo sociale; ciò nonostante è un mezzo dalle enormi potenzialità, purtroppo adoperato malissimo.

Certamente i regimi totalitari non la sopportano troppo e quelli “democratici” comunque la limitano ogni giorno di più (1), ma dal punto di vista anarchico, oggi come oggi,  vanno fatte una serie di considerazioni molto ben definite.

Purtroppo l’utilizzo in positivo del Web è molto limitato, credo soprattutto perchè non si è colto in profondità il nuovo linguaggio politico-cognitivo che esso porta con sè: cioè  l’ipertestualità. Infatti quello che cresce è  l’uso del web come strumento tecnologico e di comunicazione spicciola piuttosto che come mezzo semantico. L’utilità di internet sta nell’organizzare in maniera più evoluta le informazioni e  nel comunicare all’interno di un’etica della conoscenza invece che cadere nelle logiche da tritacarne mediatico accompagnate quasi sempre dalla miseria dei contenuti.

Qui però voglio fare alcune valutazioni di carattere più concreto ed immediato, cioè considerare il rapporto fra il nuovo strumento tecnologico di comunicazione e le metodologie  consolidate dell’anarchismo.

L’anarchismo si basa sul “vis a vis”, sull’assemblea, sulla democrazia diretta, su un processo decisionale centrato sull’autonomia delle persone e dei gruppi, che poi, via via, costituiscono strutture più complesse, coordinate tramite il federalismo. Nella società futura si può immaginare un federalismo delle municipalità, delle varietà territoriali (regioni, bioregioni…), delle nazionalità (entità da definire con molta cautela); non certamente un federalismo degli Stati, che vanno aboliti e con essi le classi, i confini, gli eserciti, le galere, la proprietà privata ed ogni struttura coercitiva e di sfruttamento. Tutto questo fa parte delle consolidate basi ideologiche dell’anarchismo, si tratta di presupposti di tipo ontologico, cioè basilari e fondativi, quindi non rimovibili, pena il decadere dell’anarchismo stesso.

Allora dobbiamo porci di fronte alla conseguenze non volute delle relazioni virtuali che si stabiliscono attraverso internet.

Un primo rischio di carattere generale è che abolendo le distanze fisiche si dimentica che nella realtà tali distanze poi permangono ai fini pratici in quanto i nostri corpi sono territorialmente localizzati e quindi devono rapportarsi alle realtà  nelle quali in effetti vivono biologicamente, socialmente e politicamente. Questo è un rischio generale che ha già fatto vari danni. Si diceva già molto tempo fa  che oramai siamo netizen (cioè dittadini della rete) e non più citizen; dimenticando peraltro che molti, citizen non lo sono neanche mai stati e che, se anche usano  assiduamente internet, non hanno nessuna intenzione di tagliare le radici dalla realtà in cui sono nati e/o vivono. Non solo, ma occorre essere ben consapevoli del rischio che artificializzando e  virtualizzando sempre di più la realtà che ci circonda, alla fine non si percepisce più quale sia l’ effettiva  “natura delle cose” che è locale, fisica, biologica, ecologica; cioè di nuovo, anche se può sembrare ridondante,  reale e non virtuale.

Ma c’è oggi un pericolo, nella prassi politica quotidiana; anzi più di uno. Si tratta dei pericoli intrinseci alla comunicazione via Web. Prendiamo il caso più semplice. Il contatto via mail è molto comodo se è  di 1 ad 1, diventa però molto più complicato se aumenta il numero degli interlocutori contemporanei a distanza; rischia di cambiare il modo di formulare il proprio pensiero. Qui  ci si riferisce  sempre al problema della compatibilità delle forme di comunicazione in rete con i presupposti dell’anarchismo e più in generale con la logica comunicativa di movimenti e comitati, logica che, in senso lato, vorrebbe riflettere ed enfatizzare le istanze assembleari, il rispetto delle persone ed eventualmente la conoscenza reciproca attraverso il confronto diretto e non solo virtuale.

Ci sono molte controindicazioni alle mailing list, ai forum, e a cose simili, ma esse non vengono mai valutate, purtroppo neanche a posteriori e così i danni nel tempo si accumulano. Le mie esperienze con questo tipo di comunicazione è tutt’altro che esaltante, ma questo potrebbe essere anche uno stato d’animo personale. Quello che invece è un fatto oggettivo e necessario, per restare coerenti con l’anarchismo, è che se si costruisce  una lista territoriale interna al movimento anarchico, essa deve necessariamente avere anche un momento di  verifica diretta delle contraddizioni che possono emergere all’interno del mezzo di comunicazione che si sta usando. Cioè l’inclusione in una lista deve rappresentare anche un’effettiva inclusione riproducibile politicamente e  fisicamente attraverso la pratica del confronto assembleare diretto. Se viene meno questa compatibilità allora si commette un errore molto grave e che purtroppo normalmente si fa, in quanto non è stata ancora valutata la dinamica impattante anche di una semplice mailing-list nelle relazioni reciproche. Per esempio l’inserimento in una lista di nuove persone o sigle,  deve poter avere, in un qualche momento, ripeto, anche una verifica di tipo diretto, cioè ci deve essere la disponibilità dell’effettivo confronto “vis a vis” fra tutti i componentii della lista, se questa è di tipo territoriale. Non è possibile scoprire a posteriori che si fa parte di una struttura di dibattito politico nella quale ci sono situazioni o persone che fra loro si auto-escludono nella pratica reale. Questa contraddizione potenziale, porterà, prima o poi, inevitabilmente a processi degenerativi, proprio in quella realtà, la cui esistenza, purtroppo, attraverso il web,  viene distrattamente ignorata. Ovviamente,  e per concludere, è inammissibile che discussioni fatte internamente ad una lista vengano poi usate per attacchi portati fuori dalla lista stessa e addirittura direttamente in rete o su organi di stampa pubblici.

Cespuglio 4 gennaio 2010

 

Nota (1) Vedi per esempio la recente legge in Francia

 

 

 

 

Chi siamo

actionInfoAction torna online dopo una pausa “forzata” causata da un probabile hackeraggio. In questo portale è possibile informarsi di quanto avviene Continue reading →

Antifascismo/ Storia ed attualità/ Sul campo di concentramento di Visco

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VISCO (Ud): l’ex campo di concentramento fascista sarà distrutto dalla speculazione edilizia ?

Il 6 aprile 1941 Italia fascista e Germania nazista invadono e occupano la Jugoslavia. Buona parte della Slovenia viene annessa al Regno d’Italia assumendo il nome di “Provincia di Lubiana”.

Diversi campi di concentramento vengono creati per internare sloveni e croati considerati sospetti dagli occupanti (nell’isola croata di Rab, in Friuli a Gonars, Visco…).

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CSA sequestro e futuro/ Rassegna stampa 5 gennaio 2010

MV MARTEDÌ, 05 GENNAIO 2010

Pagina 2 – Udine
Pignarûl di protesta del Csa domani in via Scalo nuovo

Il Csa di Udine organizza per domani alle 19 un “pignarûl virtual” contro sgomberi e repressione, in via Scalo nuovo, davanti al Centro sociale sequestrato.
Il livello inaudito di repressione raggiunto in questi ultimi tempi non fermerà la nostra attività: in totale ci sono attualmente 75 denunciati per le diverse attività del Csa e del Movimento studentesco (27, quasi tutti minorenni, per l’occupazione del liceo “Marinelli” dell’anno scorso) e a fine gennaio è prevista una nuova udienza per la prima tranche di 36 denunciati per l’occupazione dello stabile di via Scalo nuovo.
Il Csa rivendica la riapertura di uno spazio autogestito a Udine. «In questi 22 anni – si sottolinea in una nota abbiamo recuperato dall’abbandono totale e salvato dal degrado prima le palazzine di via Volturno (che si sono salvate dalle ruspe solo grazie all’intervento del Csa) e poi l’edificio di via Scalo nuovo, che era ridotto a una discarica abusiva. Spazi che sono stati riqualificati e rivitalizzati trasformandosi in contenitori di un’intensa attività musicale, culturale, sociale e politica autogestita».
«Autogestione, confronto assembleare, sensibilità libertaria, musica autoprodotta, lotta alle droghe pesanti e occhio critico a quelle leggere, antimilitarismo, ecofemminismo, valorizzazione della lingua e della cultura friulana, ecologia sociale, radicamento nelle lotte del territorio e nella difesa dell’ambiente – prosegue la nota -sono sempre stati i cardini dell’azione del Csa».
«Anche quest’anno, nonostante lo sgombero, il Csa mantiene vivo l’appuntamento con il proprio “pignarûl” che si terrà davanti all’edificio che – si legge nella nota – magistratura e carabinieri vorrebbero riconsegnare all’abbandono e al degrado».

CSA sequestro e futuro/ Rassegna stampa 6 gennaio 2010

 

Messaggero Veneto MERCOLEDÌ, 06 GENNAIO 2010

Csa, pignarûl per ricordare 22 anni di storia

Sarà acceso stasera, alle 19,

in via Scalo nuovo

davanti alla sede sequestrata

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CSA Udine/ 200 persone hanno partecipato al Pignarul

pignarul1

Un Pignarul di lotta con un bel botto iniziale a segnalare che siamo incazzati

Solidarietà anche al compagno (astrofisico) Luca Tornatore

ancora detenuto a Copenhagen, vittima di una montatura giudiziaria

 

Per vedere le foto dell’iniziativa vai alla galleria fotografica