domenica 14.02.2010 ore 17.35
Inchiesta G8, gli aquilani violano la zona rossa
Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Marzo 17th, 2017 — General, Scontri inter-etnici
Nostro report da viale Padova
Per quello che posso ricostruire, visto che sono arrivato sul posto solo alle 21.30. Avvertito dalle voci di quartiere, vengo a sapere dell’accoltellamento e degli scontri.
Insieme ad amici ci siamo diretti in via padova e abbiamo trovato ancora la polizia a presidiare la strada con caschi e scudi. la scintilla è quella che potete leggere sui giornali. putroppo anche la parte sugli assalti ai negozi latini è vera. quando sono arrivato c’erano capannelli di persone che parlavano e tutti sparlavano dei latini. perfino un italiano lodava gli egiziani la loro religione e attaccava i latini. notate che intorno c’erano solo egiziani e due giornalisti de il giorno ed il giornale che fomentavano a tre ore dall’accaduto l’odio antilatino per far parlare i ragazzi. al che io e alcuni compagni siamo dovuti intervenire, abbiamo discusso animatamente per far ragionare i ragazzi:
Non tutti i latini sono assassini. noi siamo in tanti in questo quartiere e tutti diversi. dobbiamo imparare a convivere. per fortuna qualcuno di loro ci dava ragione ma forse anche perchè l’animosità degli scontri era ormai passata.
Intanto la polizia che aveva smobilitato, notandoci, ha fatto retro e una camionetta è tornata con un manipolo di uomini con caschi e scudi a tenerci d’occhio. quella è stata l’occasione per discutere con qualcuno dei ragazzi presenti: perché sono tornati quelli?, perché hanno paura di noi, ha risposto un ragazzo. perché il nostro quartiere è sempre presidiato da loro? perché hanno paura di noi, hanno paura della nostra forza. siamo noi che non conosciamo la nostra forza. il ragazzo aggiunge: perché siamo troppo divisi. è solo una piccola cosa, uno scambio a ridosso di una giornata pessima, in cui la morte di un ragazzo che non doveva morire così giovane sui marciapiedi al freddo di una città di merda ha scaricato una rabbia repressa in un conflitto interetnico.
Ma guardatevi le dichiarazioni dei leghisti: parlano di nuove banlieu. Hanno ragione. Parlano di nuove retate casa per casa. e sappiamo che anche questo è vero perché hanno già cominciato a farlo. certo via padova non è via crespi, ma sappiamo che accadrà…
il Controesempio
I media sui fatti di Viale Padova
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Repubblica 15 febbraio
16:09 POLITICAIl leader della Lega boccia l’eurodeputato Salvini, che voleva controlli casa per casa, e attacca il centrosinistra:
«Ha fatto arrivare troppi immigrati, così sono nati quartieri ghetto»
Attesa la fiaccolata Pdl. Il camper del Corriere incontra i cittadini
Maroni: evitare concentrazioni etniche Schiavi
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Reazioni – Bersani: «A Milano è fallita la politica dell’integrazione»
Formigoni: «Episodio isolato»
Penati: «Zone abbandonate»
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
Torino. No Tav occupano sala vip della Freccia Rossa. Foto
Torino e cintura. Sarà dura
Lunedì 15 febbraio. Per oltre due ore e mezza un gruppo di No Tav ha
simbolicamente occupato, incatenandosi, la sala vip della Freccia Rossa,
alla stazione di Torino Porta Nuova.
Foto a quest’indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/7551
Altri No Tav, inizialmente pochi poi sempre più man mano che il tam tam No
Tav diffondeva la notizia, distribuivano volantini, e facevano comizi
volanti con un piccolo megafono. Forte la solidarietà di viaggiatori e
lavoratori delle ferrovie che si sono uniti ai cori, hanno chiesto
informazioni, e, in qualche caso si sono uniti alla protesta. Alla polizia
ferroviaria, subito arrivata sul posto, si è aggiunto un folto gruppo di
Digos e, infine, anche la celere in assetto antisommossa.
Intorno alle 20, subito dopo l’arrivo del Frecciarossa, i No Tav pongono
fine all’occupazione, e, in corteo - alla testa i quattro occupanti ancora
incatenati tra di loro – provano a uscire dall’ingresso principale. La
polizia ha intanto bloccato – a tutti, viaggiatori compresi – l’uscita
principale e l’accesso ai binari. I No Tav procedono lo stesso, fanno
qualche giravolta davanti a quelli dell’antisommossa con casco e
manganello levati. Molti presenti gridano indignati per il blocco. Ma c’è
poco da fare: il treno crociato li rende furiosi come tori e i poliziotti
vogliono caricare. I No Tav si esibiscono in un paio di eleganti veroniche
e poi escono da via Sacchi. Il grido No Tav fa vibrare l’atrio della
Stazione.
Alla stazione di Torino Porta Nuova ci sono viaggiatori di serie A e
viaggiatori di serie B. Per i primi – quelli che prendono il costosissimo
treno ad alta velocità – c’è una biglietteria riservata con tanto di sala
d’aspetto con divanetti rossi. Per gli altri le code in piedi nella
biglietteria dei tuttiquanti. È il viaggio all’epoca del Tav, un’opera
pagata da tutti ma riservata ai pochi che se la possono permettere. Per
gli altri restano i treni pericolosi, sporchi, sempre in ritardo di un
sistema ferroviario che non bada a chi, ogni giorno, viaggia per lavoro o
per studio.
La propaganda per il Tav sostiene che chi si oppone bada solo al giardino
di casa propria senza farsi gli interessi generali, rappresentati dalle
grandi opere. Opere inutili, dannose, pagate con i soldi sottratti ai
servizi per le persone.
Da ormai 20 anni, invece, i No Tav si battono per treni sicuri, puliti, a
basso prezzo per tutti.
Un’utopia sovversiva in un paese dove conta solo il profitto. Costi quel
che costi. Dove pochi lucrano sulla vita dei più. Dove la nuova linea tra
Torino e Lyon la vogliono imporre con le armi.
Sotto il volantino distribuito durante la protesta dei No Tav.
Treni sicuri a basso prezzo per tutti
No Tav No Trivelle
Da un mese i No Tav - migliaia di persone da Torino alla Val Susa – hanno
dato vita a presidi, bloccato treni e autostrade, fatto informazione e
contrastato i sondaggi per la nuova linea ad alta velocità tra
Torino/Lyon. Al corteo del 23 gennaio a Susa hanno partecipato 40.000
persone.
Le trivelle le hanno piazzate di notte, impiegando centinaia di uomini in
armi. Ogni volta hanno incontrato resistenza.
I media hanno gridato vittoria ma in valle come a Torino abbiamo
dimostrato che le uniche ragioni dei si tav sono quelle della forza e, con
la forza bruta, la militarizzazione di intere città e paesi, l’imposizione
con blindati e manganelli, non faranno molta strada.
Se per fare un buchetto devono impiegare 1000 uomini in armi gli servirà
l’esercito per impiantare i primi cantieri.
Quattro anni sono bastati ad incrinare il fronte istituzionale, dove le
sirene del potere, del denaro e del prestigio suonano più forti, ma non
hanno intaccato un movimento consapevole che velocità, crescita, progresso
sono miti utili solo ad aumentare i profitti di chi, ogni giorno, lucra
sulle nostre vite, portandosi via la vita e la salute di chi, per campare,
deve lavorare.
I No Tav sanno mettere insieme l’autogestione delle lotte, le assemblee
che discutono e decidono con l’azione diretta, senza deleghe.
Il Tav – Treno ad alta velocità - è un opera inutile, dannosa, distruttiva.
Un’opera che ha già devastato mezza Italia. Ovunque inquinamento del
suolo, rumore insopportabile, perdita di fonti idriche, distruzione
irreversibile dell’ambiente, case abbattute, città spezzate in due da
muraglioni.
Ogni chilometro di linea costruita in Italia è costato la vita ad un
lavoratore.
Una montagna di soldi pubblici sono stati sottratti ai treni per chi
lavora, alle scuole per i nostri figli, ad una sanità decente per tutti.
Ha guadagnato chi costruisce, la lobby del cemento e del tondino, amici e
destra come a sinistra, abbiamo perso noi tutti.
Molti credono che il TAV sia solo un affare valsusino ma sbagliano. Il Tav
attraverserà la città, taglierà in due la tangenziale, demolirà case. Ci
aspettano decenni di cantieri e di disagi, per far guadagnare i soliti
noti.
Cagnardi, l’architetto che ha preparato il progetto per Torino, chiama
birilli le case da tirare giù. Nei “birilli” che il Tav incontrerà sulla
sua strada, ci abita gente che magari ha fatto fatica a mettere insieme i
soldi per una casa che verrà espropriata a basso costo. Quelli cui la casa
non la tireranno giù, il Tav se lo vedranno (e sentiranno) sfrecciare
sotto il naso.
Ma a noi, alla nostra vita, serve tutto questo?
I dati, confermati anche dai tecnici governativi, dicono di no. Una linea
che collega Torino alla Francia c’è già ed è sotto utilizzata: ogni giorno
ci passano 78 treni e ne potrebbero passare 210 prima che la linea si
saturi.
In questi anni viaggiare in treno, per chi lavora e per chi studia, è
diventato sempre più pericoloso, disagevole, costoso. La drastica
riduzione del personale si è tradotta in diminuzione della sicurezza,
della pulizia, della puntualità. Ma il biglietto è aumentato anno dopo
anno. Tragedie come quella di Viareggio si sarebbero potute evitare, ma i
soldi pubblici sono stati spesi per la Freccia Rossa, per il trasporto di
elite. A Torino Porta Nuova quelli del supertreno hanno una biglietteria e
una sala d’aspetto riservate. Per gli altri carrozze sporche, in ritardo,
poco sicure.
Nel 2005 le barricate hanno fermato il Tav: i politici gli hanno riaperto
la strada.
Fermarli è possibile. Tocca a ciascuno di noi farlo.
No Tav Autogestione – Torino
notav_autogestione@yahoo.it – 338 6594361
Marzo 17th, 2017 — Disastri vari, General
In 50 anni mezzo milione di smottamenti.
I tecnici: troppo cemento e i mutamenti climatici provocano sempre più danni.
Il piano dell’associazione nazionale bonifiche di A. CIANCIULLO / Commenta
Repubblica 16 febbraio 2010
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
Il 27 gennaio del 1945 il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche: una data scelta come Giorno della Memoria dalla legge italiana per ricordare la Shoah ebraica, ma anche dei Rom, degli omosessuali e dei dissidenti politici. A noi ricorda la dittatura nazi-fascista che solo 60 anni fa ha imposto, tra intrallazzi politici e olio di ricino, il suo regime repressivo e razzista alla nostra società. Vogliamo ricordare che il primo nucleo si è sviluppato nella paura di molti ed è cresciuto nell’indifferenza degli altri, portando alle disastrose conseguenze che tutti noi conosciamo. Purtroppo oggi noi udinesi, studenti ma non solo, constatiamo che nella storia si hanno cicli e ricicli: non è la prima volta negli ultimi anni che denunciamo pestaggi, presenze e propaganda neofascista.
Marzo 17th, 2017 — General, Storia ed attualità
Il 27 gennaio del 1945 il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche: una data scelta come Giorno della Memoria dalla legge italiana per ricordare la Shoah ebraica, ma anche dei Rom, degli omosessuali e dei dissidenti politici. A noi ricorda la dittatura nazi-fascista che solo 60 anni fa ha imposto, tra intrallazzi politici e olio di ricino, il suo regime repressivo e razzista alla nostra società. Vogliamo ricordare che il primo nucleo si è sviluppato nella paura di molti ed è cresciuto nell’indifferenza degli altri, portando alle disastrose conseguenze che tutti noi conosciamo. Purtroppo oggi noi udinesi, studenti ma non solo, constatiamo che nella storia si hanno cicli e ricicli: non è la prima volta negli ultimi anni che denunciamo pestaggi, presenze e propaganda neofascista. Da qualche settimana in particolare sono apparse scritte in tutta la città (primariamente la zone dell’ex birreria Dormish e il centro studi),
inneggianti a ideali e dittature che non dovrebbero avere alcuno spazio nella società, né al di fuori di essa: svastiche, celtiche, scritte fasciste. Queste sono state firmate da Forza Nuova (stessa firma apparsa poco distante dalla loro sede in allegato alla scritta “25 aprile lutto nazionale”). Negli stessi luoghi sono apparsi volantini di Casa Pound, di Lotta Studentesca e del centro UtinUm et Patria, tutte organizzazioni che si rifanno direttamente al ventennio fascista, senza contare i manifesti negazionisti che proprio durante la settimana della memoria sono puntualmente comparsi nella zona del centro studi. Come se non bastasse, proprio in questi giorni si è diffusa la notizia dell’aggressione omofoba a Enrico Pizza e al suo compagno, l’ennesimo atto di intolleranza e odio per il diverso che ha raggiunto livelli agghiaccianti. L’aggressione, seguita dalla denuncia di Pizza contro ignoti, è stata immediatamente accompagnata da un’ulteriore serie di scritte ed insulti comparsi in tutta la città, offese ai danni degli omosessuali e di Pizza stesso. Denunciamo che tutto questo si sta svolgendo qui e cresce nell’indifferenza dei più, così come nella complicità delle istituzioni, che dovrebbero vigilare e prevenire invece di ignorare come stanno facendo. Più volte sono stati portati all’attenzione dei presìdi questi fatti, ma nessuno si è fatto carico delle denunce ne ha provveduto alla cancellazione delle suddette. Noi pensiamo come fondamentali valori quali libertà, rispetto del prossimo, integrazione e garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo parte di una società.
Movimento Studentesco – Udine
studentiudine.org
studentiudine@inventati.org
Marzo 17th, 2017 — Elettrodotti, General
Messaggero Veneto

MERCOLEDÌ, 17 FEBBRAIO 2010 Pagina 8 – Udine
Continua la protesta contro il progetto di Terna. Il portavoce Tibaldi: il Friuli è autosufficiente, l’energia servirebbe al Veneto
Elettrodotto aereo: 8 mila firme dei contrari
Il comitato le consegnerà al presidente del consiglio regionale Ballaman
di CRISTIAN RIGO
UDINE. Sono più di 8 mila le firme che il comitato per la vita del Friuli rurale presenterà al presidente del Consiglio regionale Edouard Ballaman per chiedere l’interramento dell’elettrodotto Redipuglia – Udine ovest e la sospensione dell’iter autorizzativo del progetto di Terna che invece prevede la realizzazione di un elettrodotto aereo con 117 nuovi tralicci.
«Dopo le parole – dice il portavoce del comitato Aldevis Tibaldi – vogliamo i fatti. Per cui ci aspettiamo che la Regione si faccia sentire al Ministero imponendo lo stop al piano di Terna». Un piano che a detta di Tibaldi servirà soprattutto a portare energia nel vicino Veneto. «Nel 2008 in Fvg è stato prodotto il 97% dell’elettricità poi consumata nella nostra regione – sottolinea Tibaldi – in Veneto questa percentuale oscilla intorno al 50%. Facile immaginare quindi che questo elettrodotto non servirà soltanto a mettere in sicurezza la nostra linea elettrica».
Il comitato insomma continua la sua battaglia. E non si fida né del progetto presentato da Terna, né dell’impegno assunto dal presidente della Regione Renzo Tondo che nel suo intervento poi votato da tutta la maggioranza in Consiglio regionale ha assicurato che farà tutto il possibile per la soluzione interrata e se non sarà possibile lavorà per una parziale soluzione interrata. Se nemmeno quella sarà possibile il presidente si è impegnato a cercare di «migliorare la soluzione aerea sfruttando gli assi viari esistenti». Ma per il comitato i “se” pronunciati da Tondo sono troppi. Così come sono troppi i dubbi sul progetto di Terna. «Mi domando – spiega Tibaldi – su cosa si basi il presunto risparmio energetico che dovrebbe consentire una riduzione della produzione di anidride carbonica di ben 12 mila tonnellate. E soprattutto mi domando se questo risparmio non si avrebbe ugualmente anche con la linea interrata. Terna evidenzia che a fronte di 117 nuovi tralicci ne sarebbero abbattuti circa 1.200, ma perché non ha inserito la demolizione nel progetto al vaglio del Ministero? E in ogni caso con la linea interrata i tralicci demoliti sarebbero gli stessi. Ma la cosa più incredibile – sostiene Tibaldi – è che per la prima volta Terna ha spiegato che la mega centrale di Torviscosa non è in grado di trasmettere tutta l’energia prodotta, tant’è che ogni anno andrebbe sprecata la bellezza di quarantadue milioni di euro. Ma perché nel progetto di Terna non se ne parla? La verità è che Terna sta collezionando autogol nel tentativo di convincerci a realizzare un’opera impattante per l’ambiente e di cui il Friuli non ha bisogno».

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Un po’ di memoria storica sulla questione della centrale
e della Via integrata centrale-elettrodotto
da www.ecologiasociale.org
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Scheda Torviscosa:
la “città-fabbrica”
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Corriere 17 febbraio Val di Susa: un «No Tav» manganellato è grave
Marzo 17th, 2017 — General, Storia
> Volantino < distribuito all’iniziativa ai Colonos
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Messaggero Veneto GIOVEDÌ, 18 FEBBRAIO 2010
In una lettera agli organizzatori di “In file” annuncia il ritiro dall’appuntamento di domani. «Siamo contrari a tutte le religioni»
Omaggio alla Carnia anarchica, ma De Toni diserta
L’esponente di Ecologia sociale rifiuta «per coerenza» il confronto con don Di Piazza ai Colonos