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UDINE: no alla discriminazione di genere

NO ALLA DISCRIMINAZIONE DI GENERE

In occasione della giornata nazionale contro l’LGTB fobia l’Arci di Udine ha affisso ai muri della nostra città dei manifesti che ritraevano baci di coppie omosessuali.

Nella notte tra il 18 e il 19 maggio il signor Pezzetta ha intrapreso la “lodevole crociata” di eliminazione dei suddetti manifesti, oscurandoli con dei cartelloni bianchi. Il fatto è stato rivendicato dal politico friulano il giorno seguente sui giornali, accompagnato dalla frase .

Frasi di questo genere ci fanno ricordare che nonostante sia stato sconfitto 65 anni fa il fascismo continua a serpeggiare negli angoli più bui della società.

Durante la stessa sera anche il gruppo neofascista Utinum et patriam ha deciso di combattere questa guerra santa in onore dell’ “unica vera famiglia cristiana”.

Ancora una volta, pochi mesi dopo le scritte apparse in città contro l’assessore comunale Enrico Pizza, gruppi fascisti agiscono impuniti.

Questi sono da considerarsi gesti di estrema inciviltà e discriminazione verso persone viste dalla destra e dalla chiesa come “diverse”.

Noi, come movimento studentesco ci sentiamo indignati di fronte a queste ingiustificate azioni discriminatorie e omofobe: dimostrano come a Udine ancora si verificano episodi di intolleranza che alle volte sfociano addirittura in minacce e pestaggi.

Finche questa situazione persisterà, continueremo a denunciare e opporci a queste manifestazione di odio.

Udine, 21/05/2010

MOVIMENTO STUDENTESCO UDINE

 

www.studentiudine.org

 

NO TAV/ Bagnaria Arsa: La Serracchiani apre ai Comitati … o ai Commissari?

Il Gazzettino 13 giungo 2010

Alberto Landi
Intenso, partecipato dibattito in Bagnaria Arsa, durato circa tre ore, dell’europarlamentare Debora Serracchiani con la popolazione, organizzato dal Pd locale. Sul tappeto i grandi problemi infrastrutturali che gravano sulla piccola comunità. Compresi quelli conosciuti come “casello autostradale di Palmanova” ed “interporto e scalo ferroviario” di Cervignano che riguardano in buona parte sempre il territorio di Bagnaria. Dopo l’introduzione del segretario locale del Pd, Tiussi, è stato il consigliere di minoranza Felcher ad illustrare la complessa situazione di Bagnaria, prigioniera di tre linee ferroviarie a sud e nel suo interno, ad ovest ed est, ed a nord dai lavori per la terza corsia. Ai quali pagheranno dazio il territorio ed i tanti cittadini interessati agli espropri.
Ai raggi X il “cosa, perché e come”, relativi alla necessità dell’AV/AC, soprattutto in considerazione che attualmente è in funzione una sola coppia di treni, mentre per le merci il discorso è, obiettivamente, più complesso abbracciando i porti dell’alto Adriatico e l’auspicato trasferimento da gomma a rotaia. La presenza in sala di diversi “addetti ai lavori” o a conoscenza dei fatti, quali l’ex sindaco di Bagnaria, Piero Cecconi, e l’urbanista ed ex consigliere d’amministrazione di Autovie Venete, Maurizio Ionico, del presidente del Comitato No Tav, Giancarlo Pastorutti e di qualche ferroviere, ha messo legna sul fuoco della discussione. A partire dal “j’accuse” ai vertici regionali anche passati, per il metodo della “compensazione” usato nel tentare di superare gli ostacoli dei vari comuni per arrivare alla fine a sentir dire da Ionico, e confermato dalla Serracchiani, che la progettazione è  sospesa perché mancano i soldi. Per la Serracchiani il “corridoio quinto” è una necessità così come il “corridoio baltico” la cui intersezione, guarda caso, interessa ancora Bagnaria Arsa.
L’attuale situazione di stallo consente, comunque, di ricercare soluzioni migliorative delle quali anche il Comitato No Tav potrebbe farsi interprete in un prossimo incontro tecnico promesso dalla Serracchiani, “senza bisogno di polemizzare sulla stampa”.

(Domenica 13 Giugno 2010)

 

 

 

 

 

 

 

NO TAV: la tav continua ad arrancare… fermiamola definitivamente!

Da Il piccolo

LUNEDÌ, 14 GIUGNO 2010

 

CORRIDOIO 5: DOMANI IL VICEMINISTRO CASTELLI NEL FVG

Capodistria-Divaccia, la Slovenia sta correndo

In autunno i lavori del raddoppio ferroviario. Sarà operativo nel 2017. In ritardo il troncone Venezia-Trieste

di MARCO BALLICO

 

TRIESTE Il viceministro Roberto Castelli arriva domani in missione sulla tratta ferroviaria transfrontaliera Trieste-Divaccia, quella su cui, la scorsa settimana alla conferenza di Saragozza, Italia e Slovenia hanno stretto un “patto a due” per garantirne il decollo, con tanto di impegno per un organo esecutivo comune da attivare entro il prossimo ottobre.

Ma, in attesa di sviluppi concreti, il memorandum d’intesa siglato dai ministri dei Trasporti di Francia, Italia, Slovenia e Ungheria, con la benedizione di Laurens Jan Brinkhorst coordinatore europeo del progetto prioritario 6, e del vicepresidente della commissione Sim Kallas, contiene anche un inequivocabile riassunto: mentre la sezione Venezia-Trieste “is lagging significantly behind” (è in forte ritardo), la Slovenia corre, eccome corre.

Debora Serracchiani, membro della commissione Trasporti dell’Europarlamento, rincara la dose: «La Slovenia corre a prescindere dall’Italia». E conferma che il memorandum, nella pagina in cui fa il punto della situazione sull’avanzamento dei progetti, “certifica i ritardi del nostro Paese”.

Il testo denuncia in particolare il ritardo della Venezia-Trieste, a fronte di tutta una serie di operazioni slovene. La costruzione della nuova linea ferroviaria Divaccia-Capodistria, si legge, inizierà entro novembre 2010 e si concluderà nel 2017. Per questo scopo, il Parlamento sloveno ha adottato lo scorso aprile una legge che sblocca le operazioni di finanziamento. I lavori, si spiega ancora nel memorandum di Saragozza, sono già iniziati con la realizzazione di un nuovo sistema di segnalazione e il riammodernamento della stazione merci di Capodistra (probabile conclusione nel 2011). E ancora si stanno progettando le sezioni tra Divaccia e Lubiana e da Lubiana al nodo ferroviario di Zidani Most.

La Serracchiani punta in particolare il dito sul solito problema Veneto, il vero e proprio “buco” italiano del Corridoio 5, riconfermato in ogni caso nella città spagnola tra le priorità europee. Quindi, da finanziare.

«Il ministro Altero Matteoli – afferma l’europarlamentare del Pd – ha certamente fugato i dubbi che i precedenti incontri bilaterali con il viceministro Castelli avevano aperto ma, siglando il memorandum e quel punto della situazione, ha certificato che l’Italia sta segnando il passo. In particolare in Veneto dove, in assenza di un progetto, si è bloccata ogni decisione essendo sempre vive le tentazioni di un percorso lungo la costa. Una scelta che determinerebbe conseguenze non irrilevanti pure in Friuli- Venezia Giulia, posto che la nostra Regione si era accordata sul tracciato adiacente al percorso autostradale».

Questioni che ritorneranno sul tappeto domani in occasione della visita di Castelli. Il viceministro e l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi incontreranno a Divaccia il segretario di Stato sloveno ai Trasporti Igor Jakomin. Della delegazione italiana faranno anche parte l’ambasciatore d’Italia a Lubiana Alessandro Pietromarchi, il capo del dipartimento Infrastrutture del ministero Domenico Crocco, i responsabili di Rete ferroviaria italiana Matteo Triglia e Luca Bernardini.

«Il ministero delle Infrastrutture, la Repubblica di Slovenia e la stessa Regione – ricorda Riccardi – avevano concordato già negli scorsi mesi l’esigenza di verificare un’ipotesi progettuale lungo la cosiddetta direttrice alta, nell’ambito di una fascia territoriale tra Trieste-Villa Opicina-Sesana-Divaccia, evitando in tal modo l’attraversamento in sotterraneo di Trieste e ovviamente comprendendo anche tutte le tratte accessorie e funzionali al porto di Trieste».

MONFALCONE/ Come si respirava l’amianto nelle navi nei Cantieri

Il Piccolo MARTEDÌ, 15 GIUGNO 2010


«Ecco come si respirava l’amianto sulle navi»

Il drammatico racconto dei testimoni nel maxi-processo per la morte di 85 lavoratori del cantiere

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C’è chi, tra la decina di testi chiamati ieri a deporre al maxi-processo ripreso ieri al Tribunale di Gorizia, ha raccontato che tagliava l’amianto ma ne aveva scoperto solo dopo la pericolosità. Chi, ancora, lavorando sulle navi in costruzione, dovendo intervenire sulle tubazioni, staccava i rivestimenti in eternit. Altri, ancora, hanno raccontato che, a fine turno, spazzolavano le tute, per poi portarle a casa a lavare. E respiravano la fibra a pieni polmoni. È stata una lunga giornata quella di ieri, all’udienza del processo che vede imputati 41 tra vertici dell’ex Italcantieri, responsabili dei servizi di sicurezza e rappresentanti delle ditte che operavano in subappalto all’interno del cantiere navale. Le parti offese rappresentano 85 vittime, a causa dell’esposizione all’amianto nello stabilimento di Monfalcone. L’udienza, alla fine, è stata riaggiornata al 29 giugno.
Ieri, dunque, la parola è passata agli ex lavoratori, anche ex colleghi a vario titolo delle vittime. Una decina, da tempo in pensione. Avevano iniziato per lo più a lavorare negli anni Sessanta, fino agli anni Ottanta, qualcuno anche fino agli anni Novanta. Un ex lavoratore si è presentato in aula con un respiratore, per le precarie condizioni di  salute. I testi sono stati sottoposti ad una lunga trafila di domande, sia da parte della pubblica accusa, rappresentata dai pubblici ministeri Valentina Bossi e Luigi Leghissa, sia dai legali delle parti civili. Quindi, è seguito il controinterrogatorio dei difensori degli imputati. Interrogativi, dunque, per scandagliare la realtà del cantiere dell’epoca. Non tutti i testimoni sono stati in grado di ricostruire con esattezza le circostanze, rispondendo con un «non ricordo».
Non sono mancate le obiezioni procedurali, avanzate dalle difese. Gli interrogativi erano sostanzialmente volti a comprendere le condizioni di lavoro nelle quali operavano le maestranze. È stato chiesto quali fossero le misure di sicurezza adottate in cantiere. S’è posta l’attenzione anche sull’aspetto legato alla prevenzione. E, ancora, è stato chiesto se c’erano impianti localizzati di aspirazione. Si è discusso altresì sui tempi di esposizione ai materiali, come pure sulla tempistica in ordine ai controlli sanitari. Le parti civili hanno insistito molto, tra l’altro, sull’aspetto informativo inerente le caratteristiche e la pericolosità dell’amianto. «Il quadro che si è tratteggiato – ha spiegato l’avvocato Paolo Bevilacqua, che rappresenta una delle parti civili – è che, in qualche modo, c’era consapevolezza di uno stato di disagio, di condizioni di lavoro per le quali non c’era però un’informazione specifica. Quindi, la pericolosità dell’amianto non era chiara. Ciò che è emerso è il fatto che le garanzie di sicurezza erano pochissime». Il controinterrogatorio delle difese ha spaziato dai controlli in azienda e sanitari, alla presenza in cantiere dei responsabili della sicurezza. (la.bo,)

NOTAV: novità importanti sulla Trieste-Divaccia

Da Il piccolo del 16/06/10

 

Trieste-Divaccia, trovata l’intesa sul tracciato

Castelli incontra Jakomin: accordo prima delle ferie. Su 30 chilometri più di 20 in galleria
DELLA TAV
IL NODO
Decisivo il sopralluogo tecnico italo-sloveno sulla tratta del Corridoio 5. Irrisolto il raccordo con lo scalo giuliano

dall’inviato
GIULIO GARAU


DIVACCIA C’è l’intesa tra Italia e Slovenia sulla tratta ferroviaria di alta velocità/alta capacità tra Trieste e Divaccia, i tecnici si sono messi d’accordo sul congiungimento dei binari sul confine e Roma e Lubiana sono pronte a firmare il protocollo di intesa. Anzi, ora entrambe hanno fretta: non si può rischiare di perdere i benefici della Ue. «C’è la possibilità di sottoscriverlo già prima delle ferie estive» dichiara ai giornalisti il viceministro ai trasporti italiano, Roberto Castelli imitato a pochi metri di distanza dal segretario di Stato sloveno ai Trasporti Igor Jakomin. «Lo facciamo prima dell’estate – ripete davanti ai microfoni – manca solo l’ultima riunione tecnica per chiudere tutti i punti in maniera definitiva». Trenta i chilometri totali di ferrovia tra Aurisina e Divaccia, oltre 20 dei quali interamente in galleria.
Rapporti tornati ottimali ora tra Italia e Slovenia. La cruciale giornata si chiude alle 14 passate con un pranzo tutti assieme alla Gostilna Risnik di Divaccia (famosa per la carne della vicina macelleria) compresa la delegazione delle Ferrovie guidata dal responsabile della direzione investimenti di Rfi (rete ferroviaria italiana), Matteo Triglia. Resta ancora un problema irrisolto, non c’entra con il tratto prioritario, ma è rilevante per il trasporto logistico: il collegamento tra il porto di Trieste e quello di Capodistria. Sei chilometri soltanto, ma tra Roma e Lubiana le posizioni sono ancora distanti: la Slovenia è concentrata a correre sul collegamento tra il suo porto e Divaccia. «Non ne abbiamo parlato – spiega Jakomin – oggi abbiamo trovato l’accordo sulla Trieste-Divaccia. Per il futuro del collegamento tra i due porti non mi pronuncio, non ho la sfera magica di cristallo».
Sollevato e soddisfatto l’assessore regionale ai trasporti Riccardo Riccardi che in questi mesi ha cercato di cucire quello che appariva incucibile.
«C’era il rischio di trovarsi di fronte a un’altra Val di Susa – commenta – e alla fine è stato trovato il percorso migliore anche se si tratta di una soluzione delicata soprattutto per il Carso visto che il percorso sarà sostanzialmente tutto in galleria. Grazie al ministro Castelli è stata valutata questa proposta di tracciato alta che ha trovato il consenso di tutti». Sereno in volto anche Jakomin: «L’ultima proposta di tracciato è quella migliore per trovare una soluzione, è quella che ci trova più favorevoli – ribadisce il sottosegretario – è il percorso più veloce dove i treni potranno andare a 250 km orari, la migliore tecnicamente, quella più corta e soprattutto quella meno costosa. Mancano solo gli ultimi dettagli con una riunione tra i tecnici, prima dell’estate siamo pronti a firmare l’accordo».
Quelli prossimi saranno giorni caldissimi, il 24 a Roma, annuncia lo stesso Riccardi, è in programma un vertice con il Coordinatore europeo del progetto prioritario 6 Laurens Jan Brinkhorst. La progettazione della tratta, nelle tre fasi (preliminare, definitiva ed esecutiva) deve essere conclusa entro il 2012 e i cantieri dovranno essere aperti entro il 2013.
Ne hanno parlato a lungo Castelli, Jakomin assieme a Riccardi e Triglia nel sopralluogo fatto ieri sulla tratta. Prima l’incontro ad Aurisina dove c’erano anche il sindaco Giorgio Ret e l’assessore regionale alle relazioni internazionali Federica Seganti. Poi il viaggio su uno speciale treno, un Minuetto, fino a Opicina. Da lì, tutti assieme in macchina sino a Divaccia. «Siamo al punto finale, abbiamo trovato la soluzione – conclude Castelli – dopo tanto lavoro e tre percorsi c’è quello giusto. C’è grande condivisione tra italiani e sloveni e Lubiana è molto contenta. In tempi brevi firmeremo l’accordo, se siamo bravi prima delle ferie estive».

ARIA/ Udine Critical Mass

CRITICAL MASS!

Udine oggi. Traffico nelle strade, smog, aria calda e puzzolente, motori rabbiosi che vibrano nel cervello, urla di automobilisti in eterno ritardo.
Questa è la società dell’automobile, del petrolio e della guerra.

Contro l’AUTO-distruzione, per una città più verde e vivibile, per una cultura nuova dove la sostenibilità ambientale e sociale vengano prima del profitto e del “progresso”

SABATO 19 GIUGNO ore 17.00 Piazza Libertà – Udine

Porta una bici e i tuoi amici!

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L’AQUILA/ Manifestazione combattiva

L’Aquila: 10 mila persone contro il Governo

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GENOVA 2001/ Sorpresa: De Gennaro condannato in appello.

Corriere 17 giugno

L’APPELLO

G8 di Genova, De Gennaro condannato

G8 di Genova, De Gennaro condannato1 anno e 4 mesi per l'ex capo  della polizia

Un anno e 4 mesi all’ex capo della Polizia: per la corte d’appello indusse l’ex questore Colucci alla falsa testimonianza nel processo per l’irruzione alla Diaz

16:28 CRONACHE In primo grado l’attuale capo del Dis era stato assolto Video

 

Repubblica

Irruzione alla Diaz
Per De Gennaro
condanna in appello

“Istigò false testimonianze
sugli incidenti di Genova”

Per i fatti del G8 2001 condannato a un anno e due mesi anche l’ex capo della Digos e attualmente vicequestore vicario di Torino Spartaco Mortola. In primo grado entrambi assolti “per mancanza di prove sufficienti”. Il pm: “‘Perche’ non pensare che la sentenza di primo grado non era giusta? L’appello serve anche a questo”

CSA in esilio/ Concerti fine giugno

concerti_giugno
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Quale dovrebbe essere il primo punto di un movimento politico attuale?

«Esseri umani estinti entro 100 anni»

«Esseri umani estinti entro cento anni»

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