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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Piccolo del 07/05/10
Riescono a fuggire in nove dal Centro immigrati scavalcando la recinzione
di LUIGI MURCIANO GRADISCA Al Cie di Gradisca ritorna prepotente l’incubo delle evasioni di massa. Nove immigrati di etnia maghrebina sono riusciti a fuggire dal centro di identificazione ed espulsione attorno alle 23 di mercoledì riuscendo tranquillamente a far disperdere le proprie tracce. Forzando una grata sita fuori dalle camere, in un corridoio della “zona blu” della struttura – quella destinata agli ospiti di recente arrivo in attesa di identificazione – una trentina di clandestini è riuscita ad accedere senza difficoltà al tetto del centro. Erano da poco passate le 22. Il gruppo ha inscenato una protesta che è riuscita a distogliere l’attenzione del personale di sorveglianza, dal momento che nove di loro sono riusciti a raggiungere le barriere e sparire, inghiottiti ben presto dall’oscurità e dalla campagna sul retro del Cie, in borgo Trevisan. Le ricerche sono proseguite senza esito per tutta la giornata di ieri. A quanto si è appreso, i nove fuggitivi non erano ancora stati identificati e avevano dichiarato di essere di nazionalità algerina e tunisina, più un cittadino libico. Per un decimo immigrato la fuga non ha avuto buon esito: è caduto pesantemente a terra nel tentativo di scavalcare la barriera, riportando la frattura di un piede e rimediando un ricovero al nosocomio di Gorizia. Quello che è certo è che nel Cie isontino la situazione è ormai prossima all’anarchia. Le stanze sono di fatto in mano agli immigrati e gli operatori della Connecting People lavorano completamente sotto scacco. La fuga dell’altra notte segue gli episodi di violenza, minacce e autolesionismo accaduti nelle ultime ore. Fra questi, un operatore che si è visto puntare una lametta alla gola, un altro dipendente che ha incassato un pugno al volto, un’infermiera presa a schiaffi. E, in ospedale, un agente di polizia colpito dall’asta di una flebo da un immigrato ricoverato. Emerge anche un dettaglio inquietante: fra i fuggitivi, vi sarebbe pure un ospite che avrebbe denunciato qualche tempo prima un operatore della Connecting People per aver introdotto dello stupefacente all’interno del Cie. Una vendetta, pare, per un debito non saldato. Insomma, la ”Polonio” è terra di nessuno e con la bella stagione è facile pensare che – l’esperienza lo insegna – i tentativi di evasione aumenteranno a dismisura. Estremamente critica la posizione del Sap, il sindacato autonomo di Polizia che, attraverso una nota diffusa dal referente provinciale Angelo Obit, denuncia senza mezze misure la drammaticità della situazione e la mancanza di interventi volti a migliorare la sicurezza della struttura. «Le barriere vengono scavalcate in meno di sette secondi – afferma – eppure in altri Cie, Cagliari docet, hanno risolto la problematica elevando in altezza le barriere per poi ricoprirle internamente di plexiglas così da eliminare ogni possibile appiglio. Nessuna genialità ma unicamente studio e rimozione dei punti deboli. Un soluzione semplice ma evidente non adottabile a Gradisca. Il fatto poi che le camere siano della vere e proprie zone franche dove soggetti diversi dalle Forze dell’ordine dovrebbero esercitare un controllo segnalando le novità, consente agli immigrati di “lavorare” al loro interno, evidentemente con cannucce e forchette di plastica (visto che non dovrebbero disporre di utensili) per forzare, danneggiandola una grata in ferro oppure togliendo le plafoniere». «Il fatto poi che ancora non funzioni il sistema antiintrusione – sostiene il Sap -, idoneo a segnalare per tempo un tentativo di fuga certamente aiuta l’attuazione di azioni come quella messa in atto nella serata di mercoledi». Non si ha alcuna notizia dei lavori di messa in sicurezza del Cie gradiscano, che riguardano il ripristino della rete a infrarossi, il potenziamento del circuito di vidosorveglianza interna, ma anche il riposizionamento degli ”offendicula”, ovvero la sezione ricurva in ferro inizialmente posizionata in cima alle recinzioni e fatta rimuovere per “ragioni umanitarie” dalla commissione parlamentare de Mistura. Quello che rimaneva dei sistemi di sorveglianza, come telecamere e infrarossi, era stato invece danneggiato nel corso delle pesanti rivolte di dicembre 2008 e agosto 2009
Messaggero del 07/05/10
Fuga dal Cie, riescono a dileguarsi in nove
GRADISCA. Nove immigrati clandestini dileguati e uno ricoverato all’ospedale di Gorizia per una frattura al piede. È il bilancio della fuga di gruppo messa in atto mercoledì sera da alcuni ospiti del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine mentre per una decina di loro il piano è stato sventato dall’immediato intervento delle forze dell’ordine adibite alla sorveglianza della struttura. La prima fuga di massa del 2010, stando a quanto si è potuto apprendere, sarebbe stata inscenata poco dopo le 22 di mercoledì da una ventina di immigrati clandestini, ma non certo improvvisata. Nel corso delle perquisizioni, scattate subito dopo l’accaduto, infatti, le forze dell’ordine hanno scoperto come il gruppetto sia riuscito a raggiungere il tetto della struttura forzando una grata di ferro posizionata sul soffitto, in coincidenza dell’atrio di una delle stanze della zona notte. Da lì una quarantina di metri prima di raggiungere le recinzioni perimetrali. In nove, come detto, sono riusciti a scavalcarle dileguandosi nei campi retrostanti la struttura di via Udine mentre per un decimo fuggiasco il sogno della libertà è rimasto tale a causa della rovinosa caduta dalla barriera in ferro. Recuperato dagli agenti di polizia, l’uomo è stato subito trasportato nell’infermeria del Cie, dove il personale medico ha immediatamente disposto il ricovero in ospedale. Frattura composta del piede destro il responso delle radiografie che hanno convinto i sanitari del nosocomio goriziano a determinare il ricovero, con una prognosi di 35 giorni. Dei nove immigrati riusciti a far perdere le loro tracce, invece, sono uno è già stato identificato e anche se dalla lista identificativa del personale del Cie risulta che i componenti della fuga siano tunisini e algerini, oltre a un libico. Quanto accaduto mercoledì sera non è l’unico indizio di una tensione in crescita nel centro di identificazione ed espulsione di via Udine, dove nei giorni scorsi si sono registrate due distinte aggressioni da parte di immigrati ai danni di altrettanti operatori del consorzio cooperativistico Connecting Peole di Trapani, dal 2008 ente gestore dei servizi interni del Cie gradiscano. Recentemente, inoltre, un poliziotto è stato aggredito con l’asta di una flebo mentre stava sorvegliando, in ospedale, un immigrato ricoverato nel nosocomio goriziano. (ma.ce.)
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
NO ALL’ELETTRODOTTO, NO AL NUCLEARE
ed infatti… la Confindustria rilancia!
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Marzo 17th, 2017 — Bollette, General
Il Piccolo 7 maggio 2010
CERVIGNANO
Bollette del ”Tubone” ancora nella bufera.
Ieri il Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana ha reso noto che gli abitanti di Cervignano e di San Giorgio di Nogaro non avrebbero ricevuto le bollette relative all’anno 2009. Bollette che, secondo il Comitato, non sarebbero proprio state spedite. Così, a pochi passi dalla sua fusione con il Cafc, il ”Tubone” ripiomba nel caos. E per ridiscutere delle bollette non pervenute, dei rimborsi e del regolamento di fognatura, il Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana ha indetto un’assemblea che si terrà a venerdì 14 maggio a San Giorgio di Nogaro, nel salone di Villa Dora, con inizio alle 21. Lo ha reso noto ieri il portavoce del Comitato, Paolo De Toni, che ha rilevato come «le bollette del Consorzio Depurazione Laguna Spa (Tubone) relative all’anno 2009 siano già da tempo arrivate in vari comuni, fra cui Porpetto e Terzo di Aquileia, ma non sarebbero ancora state spedite in altri comuni, tra cui quelli di Cervignano e San Giorgio».
Secondo il Comitato, la mancata spedizione delle bollette sarebbe da imputarsi al contenzioso in corso sulla legittimità del concetto di ”allacciabile” e di quello di ”sfioratore”. «Gli ultimi mesi sono stati febbrili – continua De Toni – e hanno visto lo sviluppo dell’indagine della Procura di Udine sulle denunce da parte dei cittadini di San Giorgio e Cervignano. Le perizie condotte dall’Arpa, dai Noe e dalla Guardia Costiera avrebbero verificato l’assoluta illegittimità dello sfioratore di San Giorgio e la mancata effettuazione della grigliatura negli scarichi delle fognature comunali. Il 12 maggio, davanti al Tribunale di Udine, ci sarà l’udienza davanti al Gip Paolo Alessio Vernì per la nomina del perito per l’incidente probatorio, un altro filone dell’inchiesta relativo agli appalti».
Il portavoce del Comitato ha inoltre fatto sapere di aver incontrato, il 7 aprile scorso, il presidente dell’Ato, Andrea Zuliani: «Stiamo ancora aspettando – chiosa De Toni – che l’Ato risponda ai nostri quesiti relativi alla legittimità delle bollette e al problema dei rimborsi. Sono preoccupato, perché ho avuto l’impressione che l’Ato sia sottomesso al ”pensiero unico” imposto dai gestori. Se nel frattempo le bollette non arriveranno, probabilmente non sarà possibile dare avvio immediato alla seconda ondata di autoriduzioni, e l’assemblea del 14 maggio è molto importante per fare il punto della situazione che è giunta ad un punto di svolta». ( el.pl.)
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
Al di là delle recenti sparate di Ballaman sul nucleare in regione, a Monfalcone (dove tanti paventano ci sarà una futura centrale nucleare come se non bastassero la centrale a carbone, l’elettrodotto Udine Ovest-Redipuglia, il possibile centro a biomasse a Bistrigna oltre al paventato rigassificatore in golfo) il nucleare sta già sbarcando con la ditta Mangiarotti Nuclear che nel capoluogo bisiaco farà produzione di grandi componenti per impianti a energia nucleare.
Il tutto sembra senza riassorbire nella produzione come novelli Homer Simpson gli operai ex-Ineos che probabilmente verranno trombati a favore dei colleghi lombardi della Mangiarotti o di italiani d’Argentina rientrati e formati con i fondi regioanali (mentre per loro pare i fondi siano esauriti).
Alla faccia del comune “denuclearizzato”…
Il Piccolo, 04 maggio 2010
TRASFERIMENTO DELLA PRODUZIONE DA MILANO IN REGIONE
Protesta contro la Mangiarotti
È protesta contro la Mangiarotti, la società che ha acquistato i terreni ex Ineos a Monfalcone. Ma non da parte dei lavoratori monfalconesi, che sperano di essere riassorbiti. Bensì da quelli della Mangiarotti Nuclear di Milano che domani saranno a Trieste per manifestare contro il temuto trasferimento della produzione nella nostra regione. Una protesta che potrebbe incidere sul riassorbimento degli ex Ineos che hanno perso il lavoro. E non solo perchè la professionalità richiesta è molto elevata e specifica, visto il prodotto che sarà realizzato nel sito, cioè grandi componenti per centrali nucleari. Una parte della manodopera dello stabilimento in fase di completamento al Lisert potrebbe arrivare quindi da Milano, cioè dall’ex fabbrica Ansaldo Nucleare e poi Camozzi, che ha ceduto l’attività (ma non il terreno) a Mangiarotti nel 2008. Da mesi le Rsu del sito milanese sono in lotta contro la società accusata di non aver mantenuto i patti, dirottando un’importante commessa di Westinghouse per una centrale cinese verso lo stabilimento di Pannellia di Sedegliano in provincia di Udine. I 136 lavoratori della Mangiarotti Nuclear sono convinti che l’obiettivo sia trasferire tutta la produzione tra il Friuli e Monfalcone, chiudendo Milano la cui area sarebbe oggetto di una speculazione edilizia. Di certo c’è che le Rsu e i lavoratori della fabbrica saranno domani a Trieste per protestare sotto la sede della Regione e in Friuli davanti alla sede della Mangiarotti. Secondo i rappresentanti sindacali milanesi, una parte dei lavoratori sarà costretta ad accettare il trasferimento a Monfalcone, riducendo il numero di manodopera locale riassorbibile nella nuova attività industriale del Lisert. Mangiarotti ha comunque mantenuto l’impegno di utilizzare ex dipendenti Ineos e lavoratori locali negli interventi di ripristino del sito, realizzazione dei nuovi impianti e poi nell’avvio degli stessi. (la.bl.)
Il Piccolo, 06 maggio 2010
Mangiarotti fra due fuochi, ex Ineos e Nuclear di Sesto si contendono i posti di lavoro
Protesta a Trieste delle maestranze della fabbrica lombarda
Siamo alla ”guerra dei poveri” tra i lavoratori della Mangiarotti. Di fronte le maestranze della Mangiarotti Nuclear di Sesto San Giovanni e quelli dell’ex Ineos di Monfalcone. Tutti rischiano di restare senza lavoro e rivendicano la tutela dei loro posti. Una guerra che ha visto ieri i lavoratori lombardi manifestare a Trieste. La Regione, che li ha ricevuti in delegazione, si è detta disponibile a avviare un confronto con l’azienda e con le istituzioni sul riassetto della Mangiarotti Nuclear, che ha sede in Friuli Venezia Giulia e un’unità produttiva anche in Lombardia.
È quanto almeno emerso nell’incontro che l’assessore alle Attività produttive Luca Ciriani ha avuto ieri con i lavoratori dello stabilimento di Sesto che hanno espresso la preoccupazione per un progressivo ridimensionamento del ”loro” stabilimento a rischio di chiusura, soprattutto dopo che la Mangiarotti Nuclear, che produce componenti per centrali nucleari, ha rilevato il sito della ex Ineos di Monfalcone, scelto per il suo diretto collegamento con le banchine portuali. L’azienda ha recentemente chiesto di prolungare la cassa integrazione per l’80% degli addetti di Sesto, un centinaio. I rappresentanti di Sesto si pongono l’obiettivo di mantenere in Lombardia la progettazione e la produzione dei componenti meccanici, che verrebbero poi assemblati a Monfalcone, secondo gli impegni a suo tempo sottoscritti con l’ex proprietà dello stabilimento lombardo, il Gruppo Camozzi. È stata sottolineata l’alta professionalità delle maestranze di Sesto, non riproducibile facilmente altrove. Ciriani ha assicurato che saranno condotti alcuni approfondimenti sui programmi della Mangiarotti Nuclear, coinvolgendo il Comune e il Consorzio industriale di Monfalcone, assieme alla Provincia di Gorizia.
Marzo 17th, 2017 — Elettrodotti, General
Mdessaggero Veneto SABATO, 08 MAGGIO 2010 Pagina 9 – Udine
Secondo i sostenitori dell’interramento dell’impianto l’energia che verrebbe trasportata sui cavi degli altissimi tralicci non servirebbe alla nostra regione
Il comitato: Terna è ostile al Friuli e al federalismo
Elettrodotto: duro attacco di Tibaldi dopo che la società aveva ribadito la necessità della linea aerea
POZZUOLO. Continua il braccio di ferro fra Terna e il Comitato per la vita del Friuli rurale: all’ennesima presa di posizione della società sulla necessità di realizzare la linea aerea, risponde subito il comitato sostenendo invece l’interramento e proponendo la fine del monopolio di Terna a favore di una gara secondo regole di mercato. Intanto emerge il compiacimento per la non contrarietà di Confindustria alle tesi del comitato. «Un maldestro segno di forza», viene definito dal referente del gruppo spontaneo Aldevis Tibaldi, il proclama con cui Terna ribadisce il no all’interramento: «Con ciò – osserva – si sottrae ai suoi doveri istituzionali di società di servizio alla collettività, in quanto non rappresenta gli interessi della popolazione, né raccoglie i solleciti delle amministrazioni locali. Senza più argomenti, Terna continua ad agitare lo spettro del black-out e attribuisce all’elettrodotto aereo il merito della demolizione delle vecchie linee, come se le stesse non dovessero eliminarsi in caso di linea interrata». Secondo il comitato «con il preteso elettrodotto aereo Terna intende realizzare una potentissima linea commerciale dedita al trasporto di energia attraverso il Friuli e non per il Friuli, il tutto per consolidare un modello monopolistico ostile al federalismo ed estraneo alle autoproduzioni di energia rinnovabile: una linea invasiva, ostile alla compartecipazione della Regione e delle realtà imprenditoriali e finanziarie locali, pronta a favorire nuovi poli di produzione energetica nella Bassa e nell’Isontino, non ultima la sempre più probabile centrale nucleare».
«Terna digrigna i denti – sostiene Tibaldi – ma in realtà tradisce la frustrazione di fronte alle prove documentali portate dal comitato. Se pensa di abdicare alla sua funzione di società di servizio alla collettività, dovrà uscire dal gioco e sarà possibile una gara pubblica ispirata al libero mercato e alle troppo spesso ignorate sollecitazioni comunitarie». Apprezzata dal comitato «l’esternazione del presidente di Confindustria provinciale Luci, che, alla presenza del referente Terna ingegner Conti, in un recente dibattito ha espresso prudenza nei confronti dell’elettrodotto e della centrale nucleare: dunque non adesione aprioristica, come in passato».
Paola Beltrame
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Bertolaso Go Home!

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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Messaggero Veneto del 09/05/10
Si cuce la bocca e finisce all’ ospedale
GRADISCA. Non è ancora chiaro se si sia trattato di un gesto di autolesionismo o di un’azione di protesta ma la motivazione del ricovero, ieri mattina, al pronto soccorso di Gorizia di un immigrato clandestino ospite del Cie di via Udine resta, in ogni caso, un episodio senza precedenti. Al personale medico del nosocomio goriziano, infatti, si è presentato un uomo (nordafricano) con la bocca interamente cucita. Lo stesso immigrato avrebbe poi raccontato di aver “operato” da solo, utilizzando ago e filo reperiti nel Centro di identificazione ed espulsione. Una volta rimossa la cucitura e accertata l’assenza di infezioni in corso, il personale del pronto soccorso, notato lo stato di esagitazione dell’uomo, ha disposto il suo ricovero al centro di salute mentale di via Vittorio Veneto. Stando a quanto si è potuto apprendere non il primo gesto eclatante da parte dell’immigrato che, la scorsa settimana, era già stato ricoverato all’ospedale di Gorizia dopo essersi procurato un trauma cranico sbattendo ripetutamente la testa contro le sbarre di uno dei corridoi esterni del Cie. Nel corso del suo precedente ricovero, poi, il nordafricano aveva dato in escandescenza aggredendo con l’asta di una flebo un poliziotto che lo stava sorvegliando e tentando la fuga. (ma.ce.)
Violenza al Cie: in manette un immigrato
GRADISCA. Violenza e minacce nei confronti di un’infermiera impegnata nel servizio di assistenza medico-sanitaria all’interno della struttura. È questa l’accusa che, ieri pomeriggio, ha fatto scattare l’arresto di un immigrato clandestino ospite del Cie di Gradisca, trasferito già nella prima serata nel carcere goriziano di via Barzellini. Non il primo episodio con vittima il personale medico o gli assistenti dell’ente gestore del centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca, considerando che la scorsa settimana due persone, sempre a seguito di aggressioni da parte di immigrati, erano dovute ricorrere alle cure del pronto soccorso ma, evidentemente, più grave dei precedenti, tanto da rendere necessario l’intervento della squadra mobile di Gorizia, che ha provveduto all’identificazione e all’arresto del clandestino. Stando a quanto si è potuto apprendere l’immigrato avrebbe richiesto all’infermiera cure mediche non previste dalla prassi medica quotidiana e, di fronte al suo diniego, avrebbe dato in escandescenza, minacciando e tentando di aggredire con una lametta da barba la donna, senza fortunatamente provocarle lesioni. La notizia arriva a confermare come sia in crescita la tensione all’interno del centro di identificazione ed espulsione isontino, da dove mercoledì sera 9 immigrati clandestini erano riusciti a fuggire scavalcando le reti di recinzione e dileguandosi nella campagna limitrofa, mentre per un decimo “ospite” della struttura il sogno di libertà si era trasformato in un ricovero al pronto soccorso per la frattura di un piede, provocata da una caduta dalle barriere di confinamento. Fuga di massa, statisticamente la prima del 2010, che aveva immediatamente riportato l’attenzione sui sistemi di sicurezza attivi e passivi in dotazione al Cie di Gradisca, a più riprese ritenuti inadeguati dai sindacati di Polizia, pronti a denunciare come per scavalcare le recinzioni siano necessari meno di 7 secondi. A preoccupare il personale dell’ente gestore (il consorzio cooperativistico trapanese “Connecting People”) operante all’interno della struttura, poi, è il recente arrivo a Gradisca di un gruppo di immigrati provenienti direttamente dal circuito carcerario, che avrebbe già dato segni di intolleranza verso la struttura di via Udine. (ma.ce.)
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
da Il Piccolo del 10/05/10
Al via il doposcuola multietnico
Un pomeriggio di incontro in piazza Cavana per parlare di diritti e soprattutto di «Scuola e migranti». Lo ha organizzato nei giorni scorsi il Comitato primo marzo, che anche a Trieste ha preso il nome dal primo sciopero nazionale dei lavoratori migranti organizzato appunto in quella data. Dopo lo sciopero e dopo la partecipazione al corteo del Primo maggio con uno striscione antirazzista, il Comitato in piazza Cavana ha voluto lanciare un dibattito sul sistema scolastico italiano. “Qui nessuno è clandestino. Scuola zona franca”, si leggeva sugli adesivi stampati per l’occasione. È stata poi presentata una serie di iniziative che coinvolgono tutti gli studenti, anche stranieri, che frequentano le scuole triestine. Da oggi per i bambini delle scuole elementari nella sede dell’Officina Arci inizierà un doposcuola multiculturale per aiutare gli studenti nei compiti, soprattutto quelli che hanno bisogno di un supporto con la lingua italiana. «Abbiamo offerto la nostra disponibilità alle scuole, che ci hanno accolto a braccia aperte», ha spiegato Serena Pulcini del Centro Multicultura che, assieme all’Arci organizza il doposcuola. «La scuola – ha proseguito Pulcini – non ha i fondi per mettere a disposizione un maestro, noi ci siamo offerti come volontari per aiutare i bambini, soprattutto stranieri. Molto spesso i genitori non parlano italiano e per loro è difficile seguirli nei compiti». Durante l’incontro si è parlato tra l’altro degli episodi di intolleranza che hanno coinvolto di recente bambini stranieri, ma anche della riforma Gelmini che secondo il Comitato «rientra tra le “leggi razziste” di questo governo». «Il tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi, le cosiddette “classi ponte” mirate a insegnare agli stranieri l’italiano e per poi inserirli in quelle permanenti, ha spiegato Gianluca Gabrielli del Comitato primo marzo, non aiutano l’integrazione». In piazza Cavana si è anche parlato di un video in cui gli studenti del Carducci, durante lo sciopero dei migranti del primo marzo, hanno raccolto una serie di interviste. Il progetto “Un mare di radici”, accompagnato da un sito internet, sarà presentato il 3 giugno al Teatrino di San Giovanni. ( i.gh. )
per contattare il comitato:
http://primomarzotrieste.blogspot.com/
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
Non stupisce questa posizione di Confindustria (del resto a chi giovano elettrodotto e nucleare?) e solo con una stolida ingenuità si poteva pensare il contrario.
Noi siamo per un diverso modello di sviluppo: Né elettrodotto, Né nucleare: Non servono!
Messaggero Veneto DOMENICA, 9 MAGGIO 2010
Non si placano le polemiche sull’elettrodotto ad alta tensione Redipuglia-Udine Ovest. Questa volta a ribadire la necessità dell’impianto e la sua realizzazione aerea è il presidente di Confindustria Udine, Adriano Luci, il quale interviene in risposta a interpretazioni di parte su dichiarazioni rese nel corso di un recente dibattito televisivo che sono state diffuse alla stampa da Aldevis Tibaldi, del Comitato per la vita del Friuli rurale.
«Non mi dispiace affatto contraddire Tibaldi – afferma Luci – ma il supposto “compiacimento per la non contrarietà di Confindustria alle tesi del Comitato”, come è stato riportato, è strumentale. E non ho espresso mai “prudenza” nei confronti dell’elettrodotto».
«La nostra Regione – aggiunge Luci – possiede una rete ad alta tensione vecchie e insufficiente. Viene ora utilizzata al limite della capacità e della sicurezza con rischi oggettivi per la continuità delle forniture. La realizzazione dell’elettrodotto, potenziando la magliatura della rete, costituisce garanzia di approvvigionamento delle famiglie e delle imprese (in particolare delle Province di Udine e Pordenone), riduce i rischi di disservizi, assicura stabilità e migliora la qualità del servizio elettrico. Quindi è una necessità».
Secondo il presidente di Confindustria Udine, la soluzione interrata risulta presentare un impatto ambientale superiore, pone maggiori interferenze nella gestione di esercizio, è meno affidabile e meno sicura, viene ad asservire aree superiori in termini di superficie di 40 volte rispetto all’opzione aerea. «Oltre a costare molto di più – precisa Luci –, soluzione tedesca o meno. E le famiglie e le imprese si aspettano che l’energia elettrica sia disponibile e che costi meno. Per questo l’“aereo” rappresenta la soluzione più coerente».
Luci chiarisce poi la sua posizione sul nucleare. «Premesso che stiamo pagando con un’energia più cara il peso delle non scelte del passato, va rilevato come le tecnologie per la produzione di energia nucleare sono molto più avanzate di 30 anni fa. Su questi temi bisogna stare attenti, ma le scelte vanno compiute e le tecnologie lo consentono. Quindi il nucleare è un’opzione cui il nostro Paese in un quadro di integrazione delle fonti di energia non può rinunciare. Sosteniamo la giunta regionale nel perseguire l’obiettivo della partecipazione all’ampliamento della centrale di Krsko. Se non sarà percorribile, andranno valutate soluzioni locali di cui non si deve temere a priori».