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NOTAV: occhio alla trivella!

dal Messaggero Veneto del 17/09/10

 

I No Tav: «Occhio alla trivella »

 

SAN GIORGIO DI NOGARO. Con lo slogan “Occhio alla trivella”, i Comitati No Tav mobilitano la popolazione della Bassa Friulana invitandola a monitorare il territorio segnalando l’eventuale presenza di cantieri, in quanto Rfi, sta definendo il progetto preliminare della tratta Alta velocita/Alta capacità Venezia- Trieste, e per la sua redazione ha bisogno dei carotaggi. Intanto sono stati allertati i cittadini dei comuni di Bagnaria Arsa, Torviscosa, San Giorgio di Nogaro, Porpetto, e dei Casali Franceschinis di Muzzana, affinchè «segnalino l’eventuale presenza dei cantieri ai Comitati No Tav (348.7964677- 339.6461540)», in attesa dell’incontro che si terrà a Porpetto il 15 ottobre, con l’assessore regionale alla Viabilità e trasporti, Riccardo Riccardi, e l’europarlamentare, Debora Serrachiani. Il comitato No Tav di Porpetto, attraverso il portavoce Aldevis Tibaldi, interviene «per respingere con sdegno le recenti affermazioni del rappresentante di Rfi, Carlo Comin», in qualità di profondo conoscitore dell’argomento per il suo passato professionale di dirigente di una società di progettazione che spesso ha operato su incarico di Italfer Rfi. «Contesto duramente – afferma il portavoce del Comitato – l’intenzione di far ricadere la colpa su altri (geologo e sondatori) gli interventi di sondaggi dei terreni di Castions delle Mura, soprattutto quando afferma che questi erano inopportuni e abusivi, non assolutamente necessari, visto che ne erano stati già realizzati una sessantina. Quando poi ha asserisce che la nuova linea di progettazione non può considerarsi una linea ad Alta velocità, bensì una semplice linea ad Alta capacità, noi obiettiamo che in forza di ciò non può più dirsi necessaria l’invasione di nuove terre, bastando per le velocità quelle assegnate al trasporto merci: il tracciato esistente. Dati alla mano della stessa Rfi per garantire di 200 chilometro orari, non serve alcuna modifica al tracciato esistente; per una velocità di 250 km servirebbe solo il by pass di Latisana». «Minimalista – continua Tibaldi- anche l’atteggiamento dell’assessore Riccardi, secondo il quale le operazioni odierne destinate a fornire un progetto preliminare, sono in realtà innocue e finalizzate a non perdere il finanziamento europeo. Un atteggiamento a dir poco ingannevole e foriero di un inutile esborso di risorse pubbliche (di cui la parte europea sarebbe minima), ma nel contempo si tratterebbe di un artificio per dimostrare la fattibilità di un’opera inutile, ancorché viziata da gravissime storture impositive, tanto da falsare ogni futura prospettiva di sviluppo del nostro territorio». Francesca Artico

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 17 settembre

Dal Messaggero Veneto del 17/09/10

 

Cara e Cie sono un peso troppo grande

 

GRADISCA. «Il Cie e il Cara di via Udine rappresentano l’unico centro per immigrati presente nel nord est e come tale rappresentano una problematica per un territorio ampio: non può essere solo Gradisca a sostenere un simile peso». Questa una delle motivazioni che hanno portato l’amministrazione gradiscana a convocare per stamattina (alle 10), a palazzo Torriani, una tavola rotonda tra enti, istituzioni e politica regionale. Una nuova richiesta di aiuto, quella spedita dalla città della Fortezza, motivata dalla «preoccupante escalation di tensione – hanno ribadito da palazzo Torriani – che ha trasformato agosto in un mese a dir poco torrido per quanto riguarda il Cie isontino. Disordini, rivolte, incendi e fughe stanno minando la percezione di sicurezza della comunità gradiscana e ampliando uno stato di disagio civico e sociale in maniera preoccupante, oltre che quotidiana». Confermata la presenza a Gradisca dell’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti, degli onorevoli Angelo Compagnon (Udc), Isidoro Gottardo (Pdl) e Ivano Strizzolo (Pd), del senatore Carlo Pegorer (Pd), del prefetto e del questore di Gorizia, del presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, dell’assessore provinciale alle politiche socio-assistenziali Rita Licia Morsolin e dei sindaci dei Comuni isontini, tra cui anche i primi cittadini del capoluogo goriziano, Ettore Romoli, e Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, nel corso del summit il sindaco Franco Tommasini aggiornerà i presenti anche sulle ricadute, non solo d’immagine, che la presenza di Cie e Cara provocano sulla cittadina isontina. «Il Comune di Gradisca – hanno aggiunto da palazzo Torriani – intende ribadire con forza non solo la necessità ma anche l’urgenza dei previsti lavori di messa in sicurezza della struttura di via Udine. Non è pensabile che in una cittadina di nemmeno 7 mila anime ci siano fughe e disordini con una simile frequenza. Il tema della sicurezza della struttura non compete certo a noi ma come amministratori abbiamo il dovere di garantire una tranquillità quotidianità ai nostri concittadini, cosa onestamente difficile alla luce di quanto sistematicamente accade al Cie. Gradisca ha bisogno d’aiuto perché la situazione è ormai insostenibile». Non solo Cie, tuttavia, tra le problematiche per Gradisca, con gli amministratori comunali che ricordano come anche la struttura vicina, il Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) rappresenti una problematica quotidiana. «La diversità delle due strutture spesso porta a distorcere la realtà ed è nostra intenzione specificare come l’esistenza dei due centri comporti problematiche differenti. Quanto il Comune sta facendo per agevolare e promuovere l’integrazione con i richiedenti asilo, con iniziative e collaborazioni uniche in Italia, è la manifestazione di come l’accoglienza sia sempre stata una prerogativa di Gradisca e dei gradiscani ma ci sono anche dei costi per operare in questo senso. Costi che, purtroppo, ricadono soprattutto sulla comunità gradiscana e non riteniamo che questo sia un fondamento corretto per una reale e concreta politica di integrazione sul territorio». (ma.ce.)

 

Strizzolo: situazione insostenibile, il Governo deve intervenire subito

 

GRADISCA. «Una situazione non più sostenibile: deve essere affrontata con urgenza dal Governo». Alla vigilia della conferenza gradiscana su Cie e Cara in programma oggi a palazzo Torriani è stato il deputato Ivano Strizzolo (Pd) a riportare all’attenzione della politica nazionale le problematiche legate al Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca. L’onorevole ha reso noto ieri che il ministro dell’interno, Roberto Maroni, sarà invitato in audizione presso il Comitato parlamentare di Schengen, Europol e Immigrazione per relazionare sulle vicende che stanno interessando il Cie di Gradisca. Un’anticipazione data intervenendo ai lavori dell’Ufficio di presidenza del Comitato, riunitosi per programmare l’attività istituzionale dei prossimi mesi. Nel corso del suo intervento, Strizzolo ha anche ricordato all’Ufficio di presidenza che il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini, nell’organizzare l’odierna conferenza ha inteso sottolineare come la situazione nel centro per immigrati isontino sta creando forte preoccupazione non solo nella comunità locale ma anche tra le forze dell’ordine e gli operatori della struttura. A sollecitare una presa di posizione da parte degli onorevoli eletti sul territorio del Friuli Venezia Giulia nei giorni scorsi è stata anche l’azione del Sap (Sindacato autonomo di Polizia), che ha inviato un dettagliato dossier sul Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca. Un documento incentrato sulle carenze strutturali del Cie e sulla necessità, oltre che di eseguire in tempi brevi lavori volti all’innalzamento degli standard di sicurezza, anche di una radicale rivalutazione della distribuzione del personale delle forze dell’ordine preposte a garantire la sorveglianza e il controllo della struttura di via Udine. (ma.ce.)

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 17 settembre

Dal Messaggero Veneto del 17/09/10

 

Cara e Cie sono un peso troppo grande

 

GRADISCA. «Il Cie e il Cara di via Udine rappresentano l’unico centro per immigrati presente nel nord est e come tale rappresentano una problematica per un territorio ampio: non può essere solo Gradisca a sostenere un simile peso». Questa una delle motivazioni che hanno portato l’amministrazione gradiscana a convocare per stamattina (alle 10), a palazzo Torriani, una tavola rotonda tra enti, istituzioni e politica regionale. Una nuova richiesta di aiuto, quella spedita dalla città della Fortezza, motivata dalla «preoccupante escalation di tensione – hanno ribadito da palazzo Torriani – che ha trasformato agosto in un mese a dir poco torrido per quanto riguarda il Cie isontino. Disordini, rivolte, incendi e fughe stanno minando la percezione di sicurezza della comunità gradiscana e ampliando uno stato di disagio civico e sociale in maniera preoccupante, oltre che quotidiana». Confermata la presenza a Gradisca dell’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti, degli onorevoli Angelo Compagnon (Udc), Isidoro Gottardo (Pdl) e Ivano Strizzolo (Pd), del senatore Carlo Pegorer (Pd), del prefetto e del questore di Gorizia, del presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, dell’assessore provinciale alle politiche socio-assistenziali Rita Licia Morsolin e dei sindaci dei Comuni isontini, tra cui anche i primi cittadini del capoluogo goriziano, Ettore Romoli, e Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, nel corso del summit il sindaco Franco Tommasini aggiornerà i presenti anche sulle ricadute, non solo d’immagine, che la presenza di Cie e Cara provocano sulla cittadina isontina. «Il Comune di Gradisca – hanno aggiunto da palazzo Torriani – intende ribadire con forza non solo la necessità ma anche l’urgenza dei previsti lavori di messa in sicurezza della struttura di via Udine. Non è pensabile che in una cittadina di nemmeno 7 mila anime ci siano fughe e disordini con una simile frequenza. Il tema della sicurezza della struttura non compete certo a noi ma come amministratori abbiamo il dovere di garantire una tranquillità quotidianità ai nostri concittadini, cosa onestamente difficile alla luce di quanto sistematicamente accade al Cie. Gradisca ha bisogno d’aiuto perché la situazione è ormai insostenibile». Non solo Cie, tuttavia, tra le problematiche per Gradisca, con gli amministratori comunali che ricordano come anche la struttura vicina, il Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) rappresenti una problematica quotidiana. «La diversità delle due strutture spesso porta a distorcere la realtà ed è nostra intenzione specificare come l’esistenza dei due centri comporti problematiche differenti. Quanto il Comune sta facendo per agevolare e promuovere l’integrazione con i richiedenti asilo, con iniziative e collaborazioni uniche in Italia, è la manifestazione di come l’accoglienza sia sempre stata una prerogativa di Gradisca e dei gradiscani ma ci sono anche dei costi per operare in questo senso. Costi che, purtroppo, ricadono soprattutto sulla comunità gradiscana e non riteniamo che questo sia un fondamento corretto per una reale e concreta politica di integrazione sul territorio». (ma.ce.)

 

Strizzolo: situazione insostenibile, il Governo deve intervenire subito

 

GRADISCA. «Una situazione non più sostenibile: deve essere affrontata con urgenza dal Governo». Alla vigilia della conferenza gradiscana su Cie e Cara in programma oggi a palazzo Torriani è stato il deputato Ivano Strizzolo (Pd) a riportare all’attenzione della politica nazionale le problematiche legate al Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca. L’onorevole ha reso noto ieri che il ministro dell’interno, Roberto Maroni, sarà invitato in audizione presso il Comitato parlamentare di Schengen, Europol e Immigrazione per relazionare sulle vicende che stanno interessando il Cie di Gradisca. Un’anticipazione data intervenendo ai lavori dell’Ufficio di presidenza del Comitato, riunitosi per programmare l’attività istituzionale dei prossimi mesi. Nel corso del suo intervento, Strizzolo ha anche ricordato all’Ufficio di presidenza che il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini, nell’organizzare l’odierna conferenza ha inteso sottolineare come la situazione nel centro per immigrati isontino sta creando forte preoccupazione non solo nella comunità locale ma anche tra le forze dell’ordine e gli operatori della struttura. A sollecitare una presa di posizione da parte degli onorevoli eletti sul territorio del Friuli Venezia Giulia nei giorni scorsi è stata anche l’azione del Sap (Sindacato autonomo di Polizia), che ha inviato un dettagliato dossier sul Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca. Un documento incentrato sulle carenze strutturali del Cie e sulla necessità, oltre che di eseguire in tempi brevi lavori volti all’innalzamento degli standard di sicurezza, anche di una radicale rivalutazione della distribuzione del personale delle forze dell’ordine preposte a garantire la sorveglianza e il controllo della struttura di via Udine. (ma.ce.)

NOTIZIE/ Napoli la polizia carica gli operai

Repubblica 17 settembre

Napoli, la polizia carica gli operai di Fincantieri

Momenti di tensione questa mattina, che si sono conclusi con una carica, tra forze di polizia e operai aderenti alla Fiom dello stabilimento della Fincantieri di Castellammare di Stabia. Le tensioni sono avvaenute vicino alla sede della giunta regionale della Campania, in via Santa Lucia

Si erano dati appuntamento in via Santa Lucia, davanti al palazzo della Regione, per chiedere un incontro al presidente Caldoro. Dopo ore di attesa gli operai della Fincantieri di Castellammare di Stabia hanno deciso di protestare improvvisando un corteo in via Caracciolo, diretti in prefettura. Sono stati caricati dalla polizia e due dei segretari regionali di categoria, Massimo Brancato della Fiom Cgil e Vittorio Langella della Fim Cisl, sono finiti al Loreto Mare. Il bilancio della giornata ha visto anche due manifestanti e due agenti di polizia contusi e un operaio fermato e identificato ma rilasciato poche ore dopo.

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NOTAV: verso l’incontro pubblico del 15 ottobre

Messaggero Veneto del 19/09/10

La Regione: avanti decisi con la Tav

 

SAN GIORGIO. «La Bassa Friulana è una zona cruciale per infrastrutture che la attraversano per la sua vocazione industriale e turistica: per questo nella conferenza regionale del 27 settembre, tratteremo anche i temi relativi alla terza corsia della A4, all’Alta Velocità, alla portualità, all’interporto di Cervignano, e della ferrovia perché proprio la Bassa costituisce la parte terminale di quel corridoio Nord Sud Adriatico-Baltico alla quale la Regione guarda con grande attenzione». Riccardo Riccardi, assessore regionale a Mobilità e Infrastrutture di Trasporto, delegato alla Protezione civile, parlando del Corridoio 5, o Alta velocità/Alta capacità, ha ribadito «che la Regione prosegue nelle attività necessarie alla realizzazione della Tav in Friuli Venezia Giulia. La progettazione va avanti e l’obiettivo sarà raggiunto il 31 dicembre, con la consegna da parte dell’Italia del progetto preliminare del tracciato Venezia-Ronchi, anche per non perdere i benefici comunitari. Riccardi, ha inoltre sottolineato che la predisposizione del tracciato va avanti in base alle intese già sottoscritte nella precedente legislatura, le quali, pun non avendo incontrato l’unanimità dei consensi (mancano quelli di Porpetto e Villa Vicentina), ha ottenuto una larga adesione dei comuni coinvolti. «Noi siamo a disposizione per un confronto teso ad allargare il consenso, ma non possiamo pensare che il progetto di un’opera strategica per la Regione Fvg e per l’Italia, possa essere fermata». In merito alla sua presenza a Porpetto al convegno del 15 ottobre organizzato dai comitati No Tav, presente anche l’europarlamantare del Pd Debora Serrachiani, Riccardi è ben conscio di andare «nella gabbia dei leoni, ma ci vado – afferma deciso – e non sarò per nulla intimorito: sono disponibile a dare risposte alle domande a confrontarmi sulle idee e sulle proposte per arrivare alla massima condivisione del progetto della Tav, ma sia ben chiaro che la Regione va avanti». L’assessore regionale, ricorda che, come ci si è confrontati con istituzioni, comitati e cittadini per il tratto Trieste-Divacja, la Regione è disponibile anche per il tratto della Bassa Friulana, ma non è disponibile a bloccare un progetto che ritiene essenziale per il futuro e lo sviluppo della regione Fvg, e dell’intero Paese. Intanto i comitati No Tav, affilano le armi in attesa del 15 ottobre, per cercare di mettere in difficoltà l’assessore. Interessante sarà anche capire quale sarà la posizione che l’europarlamentare Serrachiani adotterà sull’argomento Av/Ac, meglio nota come Tav e Corridoio 5. Francesca Artico

CIE DI GRADISCA: condanne e “compesazioni”

Da Il Piccolo del 20/09/10

Condanne ed espulsioni agli istigatori delle rivolte nel Cie

 

GRADISCA Un cittadino dell’Honduras fuggito il 15 agosto scorso dal Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo è stato bloccato dalla polizia a Treviso al Pronto soccorso dell’ospedale “Cà Foncello”, dove si era recato per una medicazione. L’uomo, che durante l’evasione si era ferito ad un braccio, aveva fatto ricorso quello stesso giorno alle cure dei medici dell’ospedale di Gorizia, i quali avevano avvertito la Questura. All’arrivo degli agenti, però, lo straniero era già scappato. Per l’immigrato è scattato il decreto di espulsione ed è stato quindi accompagnato alla frontiera. Secondo le forze dell’ordine il 29 enne honduregno E.T. il 15 agosto scorso aveva architettato un’evasione di massa dal Cie. L’uomo si trovava nella struttura in seguito a una condanna a tre anni di carcere per rapina. Nei tumulti di Ferragosto gli immigrati avevano appiccato degli incendi ed in una ventina avevano approfittato della baraonda per scappare. Una cosa organizzata anche con altri Cie sparsi per la Penisola. Durante la fuga, però, si era ferito in maniera seria ad un braccio con il filo spinato. Il giorno dopo si era presentato come detto all’ospedale di Gorizia per essere medicato. I sanitari avevano avvertito le forze dell’ordine, ma lui era riuscito a scappare nuovamente. Da lì si era spostato in provincia di Treviso, dove ha dei parenti. La polizia l’ha atteso per gironi al Ca’ Foncello, dove si sapeva prima o poi sarebbe arrivato per farsi medicare la profonda ferita. L’honduregno è rimasto di stucco quando si è trovato i poliziotti ad aspettarlo: non ha neppure provato a scappare. Immediata l’attuazione della procedura per l’espatrio. Sono invece stati condannati nei giorni scorsi a otto mesi di reclusione, senza condizionale, i due maghrebini accusati di aver capeggiato la rivolta scoppiata nella notte fra il 28 e il 29 agosto al Cie di Gradisca, che ha causato sei feriti tra i militari di guardia. La sentenza ha riconosciuto gli imputati colpevoli del reato di violenza a pubblico ufficiale: caduti invece i capi di imputazione relativi a lesioni e danneggiamento, dei quali erano stati accusati in un primo momento gli immigrati. Il processo è stato celebrato al Tribunale di Gorizia con la formula del rito abbreviato. L.A., 24enne marocchino, e G.N., 25enne tunisino sono detenuti nella casa circondariale di via Barzellini. I due erano già stati condannati lo scorso anno a otto mesi di reclusione per violazione della Bossi-Fini. (l.m.)

 

Dal Messaggero Veneto del 18/09/10

«Dovete aiutarci sul Centro immigrati»

 

GRADISCA. «Dovete aiutarci». Due parole, quelle rivolte dal sindaco Franco Tommasini allo Stato e alla Regione, che non lasciano dubbi sull’impatto che la presenza di Cie e Cara «hanno provocato non soltanto sulla sicurezza, ma anche sull’immagine e sull’economia di Gradisca d’Isonzo e, più in generale, dell’intero territorio isontino». Un’esplicita, forte richiesta d’aiuto, quella del primo cittadino gradiscano, fatta nel corso della tavola rotonda sulle due strutture per immigrati di via Udine svoltosi ieri mattina a palazzo Torriani. Assenti il prefetto Maria Augusta Marrosu (colpita da un lutto familiare) e il questore Pier Riccardo Piovesana, alla conferenza sono intervenuti l’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti, i parlamentari Angelo Compagnon (Udc), Federico Fedriga (Lega Nord), Isidoro Gottardo e Ferruccio Saro (Pdl), Ivano Strizzolo e Flavio Pertoldi (Pd), i consiglieri regionali Giorgio Brandolin (Pd), Gaetano Valenti (Pdl), Federico Razzini (Lega Nord), Roberto Marin (Pdl) e Roberto Antonaz (Rifondazione comunista), oltre al presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, e le rappresentanze dei Comuni isontini, tra cui i sindaci di Gorizia, Ettore Romoli, e Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto. «Siamo sempre stati e rimaniamo contrari al Cie – ha esordito Tommasini –, ma stiamo ugualmente provando a conviverci. La verità, però, è che il Cie in primis e, seppur per altri motivi, il Cara comportano problematiche insostenibili per la nostra comunità, anche perché non è più solo una questione di sicurezza: il contraccolpo provocato dalla presenza delle due strutture sull’immagine, sul turismo e sul commercio, i capisaldi della nostra economia, sono devastanti. Non chiediamo compensazioni a nessuno, ma gli stanziamenti per la sola sicurezza non sono sufficienti, sono anche altri i problemi che vanno affrontati e che il Comune, i Comuni dell’Isontino non possono affrontare da soli». Sul tema della sicurezza è stato l’assessore Seganti a rassicurare. «In questi due anni sono state tante le problematiche affrontate per alleggerire i problemi che il Cie ha inevitabilmente, Stato e Regione non sono rimasti a guardare, qualcosa è stato risolto, ma c’è ancora molto da fare, a cominciare dai lavori di potenziamento della sicurezza interna della struttura. Il progetto è pronto, i finanziamenti anche e contiamo che tali interventi siano eseguiti già entro l’anno. Innalzamento delle recinzioni, utilizzo del plexiglas per evitare lo scavalcamento, sistemi più potenti e moderni di telecamere e sistemi anti-fuga garantiranno un più elevato standard di sicurezza». Marco Ceci

 

Da Il Piccolo del 18/09/10

«Il Cie di Gradisca ci danneggia, lo Stato deve aiutarci»

 

GRADISCA Non solo più sicurezza all’interno della struttura, ma una serie di compensazioni concrete a beneficio di Gradisca e del territorio isontino alle prese col duro impatto del Cie di via Udine. È l’impegno bipartisan preso ieri dai parlamentari eletti sul territorio regionale nel corso del vertice tenutosi a palazzo Torriani per discutere le sempre più complesse problematiche connesse al Centro immigrati. Un “carcere per migranti” costato al Paese 17 milioni di euro, e che nel corso delle sempre più frequenti rivolte ed evasioni (una settantina solo negli ultimi mesi) ha subìto dal 2006 ad oggi danneggiamenti per oltre un milione di euro e una fama di autentico groviera nonostante l’impegno delle forze dell’ordine. L’assessore regionale Federica Seganti ha annunciato che i lavori per ripristinare i sistemi di sicurezza del Cie dovrebbero partire entro l’anno. I costi? Per la Seganti le procedure risultano secretate e non ne è stato pertanto non si conosce neppure l’ammontare dei costi. La presenza del Cie è una ricaduta negativa troppo dura da sopportare secondo la giunta comunale, col sindaco Tommasini che ha rinnovato con forza il suo grido d’aiuto nel corso del summit con parlamentari (Compagnon dell’Udc, Fedriga della Lega, Gottardo e Saro del Pdl, Strizzolo e Pertoldi del Pd), l’amministrazione regionale rappresentata dall’assessore Seganti e dai consiglieri Razzini, Valenti, Marin, Brandolin, Antonaz, la Provincia col presidente Gherghetta e l’assessore Morsolin e i primi cittadini di Gorizia, Sagrado, Farra e Romans. «Siamo stati in questi quattro lunghi anni l’unico comune del Nordest a dover subire il pesante fardello di ospitare una struttura problematica come il Cie – ha affermato Tommasini .- La nostra posizione non cambia di una virgola: sogniamo la chiusura del centro anche se sappiamo bene che si tratta di un’utopia. Ma non possiamo più assistere impotenti al danno economico e d’immagine che una simile presenza cagiona al territorio». «Le istituzioni, Prefettura, Questura e Regione in primis – ha sottolineato Tommasini – ci sono state indubbiamente vicine. Ora crediamo che anche dallo Stato debba giungere finalmente un segnale preciso. Va bene la sicurezza all’interno del Cie, adesso però servono provvedimenti concreti anche per il territorio», ha concluso il sindaco, pur guardandosi bene dal pronunciare il termine “compensazione”. La sua collega Pian di Sagrado ha chiesto anche un sostegno concreto alle attività di inclusione sociale che i comuni hanno attivato per i richiedenti asilo del vicino Cara. Il termine “compensazione” invece è comparso in parecchi interventi del folto numero di autorità presenti, in particolare dei parlamentari intervenuti.

 

Messaggero Veneto del 19/09/10

La Regione: avanti decisi con la Tav

 

SAN GIORGIO. «La Bassa Friulana è una zona cruciale per infrastrutture che la attraversano per la sua vocazione industriale e turistica: per questo nella conferenza regionale del 27 settembre, tratteremo anche i temi relativi alla terza corsia della A4, all’Alta Velocità, alla portualità, all’interporto di Cervignano, e della ferrovia perché proprio la Bassa costituisce la parte terminale di quel corridoio Nord Sud Adriatico-Baltico alla quale la Regione guarda con grande attenzione». Riccardo Riccardi, assessore regionale a Mobilità e Infrastrutture di Trasporto, delegato alla Protezione civile, parlando del Corridoio 5, o Alta velocità/Alta capacità, ha ribadito «che la Regione prosegue nelle attività necessarie alla realizzazione della Tav in Friuli Venezia Giulia. La progettazione va avanti e l’obiettivo sarà raggiunto il 31 dicembre, con la consegna da parte dell’Italia del progetto preliminare del tracciato Venezia-Ronchi, anche per non perdere i benefici comunitari. Riccardi, ha inoltre sottolineato che la predisposizione del tracciato va avanti in base alle intese già sottoscritte nella precedente legislatura, le quali, pun non avendo incontrato l’unanimità dei consensi (mancano quelli di Porpetto e Villa Vicentina), ha ottenuto una larga adesione dei comuni coinvolti. «Noi siamo a disposizione per un confronto teso ad allargare il consenso, ma non possiamo pensare che il progetto di un’opera strategica per la Regione Fvg e per l’Italia, possa essere fermata». In merito alla sua presenza a Porpetto al convegno del 15 ottobre organizzato dai comitati No Tav, presente anche l’europarlamantare del Pd Debora Serrachiani, Riccardi è ben conscio di andare «nella gabbia dei leoni, ma ci vado – afferma deciso – e non sarò per nulla intimorito: sono disponibile a dare risposte alle domande a confrontarmi sulle idee e sulle proposte per arrivare alla massima condivisione del progetto della Tav, ma sia ben chiaro che la Regione va avanti». L’assessore regionale, ricorda che, come ci si è confrontati con istituzioni, comitati e cittadini per il tratto Trieste-Divacja, la Regione è disponibile anche per il tratto della Bassa Friulana, ma non è disponibile a bloccare un progetto che ritiene essenziale per il futuro e lo sviluppo della regione Fvg, e dell’intero Paese. Intanto i comitati No Tav, affilano le armi in attesa del 15 ottobre, per cercare di mettere in difficoltà l’assessore. Interessante sarà anche capire quale sarà la posizione che l’europarlamentare Serrachiani adotterà sull’argomento Av/Ac, meglio nota come Tav e Corridoio 5. Francesca Artico

 

SCUOLA UDINE/ Il volantino dei precari per il 22

precari

NO TAV: un commissario per la Tav nel nord-est?

Dal Piccolo del 21/09/10

 

Patto Tondo-Zaia sul commissario Tav

 

di ROBERTA GIANI TRIESTE Si incontrano in un ristorante, all’ora di pranzo, alla periferia di Treviso. Inseriscono, nel ricco menù politico, la questione ”scottante” della Tav. E, almeno a quanto trapela, si accordano: Renzo Tondo e Luca Zaia, mentre il conto (europeo) alla rovescia prosegue inesorabile, decidono di ”bissare” il modello della terza corsia. «Scriveranno una lettera a quattro mani in cui chiederanno a Silvio Berlusconi e al suo governo di nominare un commissario straordinario» confidano nei palazzi della politica. E aggiungono: «Il nome più gettonato è quello di Bortolo Mainardi. Architetto veneto, grande esperto di infrastrutture, attuale consigliere dell’Anas: un ottimo commissario». IL PRANZO I governatori di Friuli Venezia Giulia e Veneto, quelli che volevano mantenere riservato il rendez vous, in verità non dichiarano nulla. Ma, a Treviso, non sono soli: il pranzo è politico, serve a rafforzare i rapporti di buon vicinato, a rilanciare le sinergie a Nordest, e pertanto raduna i massimi vertici regionali di Pdl e Lega. Il Veneto schiera Maurizio Zorzato (assente giustificato per impegni governativi Alberto Giorgetti) e Gianpaolo Gobbo mentre il Friuli Venezia Giulia risponde con Isidoro Gottardo e Pietro Fontanini: tutti assieme, per la prima volta, da quand’è finita l’era di Giancarlo Galan. LA FINALITÀ L’obiettivo? «Benedire una collaborazione non solo istituzionale ma anche politica tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, visto che il Pdl e la Lega sono al governo delle due Regioni, in modo da rafforzare la voce del Nordest a Roma e in Europa» spiega un commensale. Sottoscrive un altro: «I due governatori si sono già sentiti parecchie volte, seppur senza le fanfare che accompagnavano i predecessori, e si sono subito intesi: sono due pragmatici. Ma Lega e Pdl volevano sancire una collaborazione forte, individuando i temi più importanti su cui adesso si apriranno i tavoli ”operativi”, al fine di costruire progetti comuni di sviluppo». I TEMI La carne al fuoco non manca, anzi. E pranzo, ad esempio, si parla di Euroregione e di cooperazione transfrontaliera: si guarda all’ingresso della Croazia, si rilancia lo spirito di Alpe Adria, si punta «sui contenuti più che sui contenitori». Ma si parla anche di sanità e, con Tondo in pressing, si ragiona di integrazione anziché di competizione: «È assurdo farsi concorrenza o chiudere i confini. Si deve lavorare insieme» affermano gli invitati. Ancora, si parla di politiche di sviluppo, di finanziarie, enti e agenzie: si sancisce che Finest, a fronte della vocazione all’export delle pmi nordestine, non va svuotata o consegnata a Roma, ma valorizzata. Si ipotizzano enti o agenzie ”in comune” ad esempio per i pagamenti in agricoltura. LA TAV Ma, inevitabilmente, a tavola, si parla soprattutto di infrastrutture. E la Tav conquista un ruolo di primo piano: il progetto preliminare della Venezia-Trieste va presentato entro il 31 dicembre, pena la perdita dei finanziamenti, ma il Veneto non ha ancora scelto il suo tracciato più o meno ”litoraneo”. «Tondo e Zaia hanno ribadito che i tempi saranno rispettati e si sono impegnati a indicare una soluzione condivisa all’Europa coinvolgendo anche gli europarlamentari» giurano i vertici di Pdl e Lega. Sottolineando, subito dopo, la mossa aggiuntiva: la richiesta formale a Roma di un commissario ”taglia-tempi”. LE INFRASTRUTTURE Il capitolo infrastrutture, però, non si esaurisce con la Tav. Ed ecco, allora, che ci si impegna ad affrontare il dossier aeroporti. Ed ecco, ancora, che ci si confronta su strade e autostrade: il Veneto non accantona il ”sogno” di un collegamento diretto con Monaco ma il Friuli Venezia Giulia, ai tempi dell’A28 e della Pedemontana, invita a potenziare l’asse orizzontale e a ”sfruttare” Tarvisio. Ed ecco che si parla di portualità e del progetto Unicredit bandendo, almeno a parole, le rivalità: «Prima portiamo le navi, poi vediamo come distribuirle. C’è spazio per tutti

 

 

 

DUBBI A SGONICO

 

Sgonico, l assessore Riccardi parlerà in Comune della Tav

 

SGONICO Un incontro con i responsabili di Rete ferroviaria italiana per discutere i progetti riguardanti il Corridoio 5. Sarà questo l’oggetto della seduta straordinaria del Consiglio comunale prevista per dopodomani alle 11 a Sgonico. All’incontro presenzierà l’assessore regionale ai Trasporti Riccardo Riccardi. La riunione era stata esplicitamente chiesta dall’amministrazione Sardoc, con l’interessamento in particolare del capogruppo della Slovenska skupnost Dimitri Žbogar il quale nel giugno scorso aveva chiesto informazioni sullo stato del progetto Tav. Accanto all’esponente dell’Unione slovena avevano aderito a tale proposta il vicesindaco Rado Milic, estremamente scettico sulla possibilità che per realizzare la struttura si possa «pensare di perforare il Carso in prossimità della Grotta Gigante». Più cauto il capogruppo del Pdl-Udc Denis Zigante: «È importante evitare lo scontro frontale stile Val di Susa senza avere prima delle spiegazioni e le cautele sull’impatto controllato del progetto della Tav: il progresso deve avere la precedenza e non può essere ostacolato senza un valida ragione». (r.t.)

CIE DI GRADISCA: ancora un tentativo di fuga

Messaggero veneto del 21/09/10

Gli rifiutano l’ asilo, minaccia di morte il vicedirettore

 

GRADISCA Nuovo tentativo di fuga dal Cie di via Udine. Rinforzare le botole d’accesso al sottotetto della struttura non è servito ad arginare l’iniziativa degli ospiti della struttura ricavata nell’ex caserma Ugo Polonio. Nei giorni scorsi gli immigrati hanno lavorato per realizzare un buco nel soffitto di una delle camerate della zona Rossa, ma sono stati scoperti prima di poter dare il via all’azione. Se al Centro d’identificazione ed espulsione la tensione non sembra destinata a placarsi in tempi brevi, ora la situazione comincia a farsi pericolosa anche nel vicino Cara dove un ospite di nazionalità norvegese (la Norvegia è l’unico Stato scandinavo a non aver aderito all’Unione europea) ha minacciato di morte il vicedirettore dopo che la sua richiesta d’asilo era stata rifiutata. Da fonti non ufficiali, risulta che l’uomo, in evidente stato d’alterazione alcolica, in segno di protesta prima si sia procurato delle profonde ferite al corpo e, successivamente, abbia fatto irruzione negli uffici dell’amministrazione dove, con gli abiti completamente ricoperti di sangue, avrebbe minacciato di morte il numero due del centro di accoglienza per richiedenti asilo. Le minacce non hanno impressionato il vicedirettore che si è limitato a segnalare quanto accaduto alle autorità e sporgere una denuncia. Stefano Bizzi

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