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Marzo 17th, 2017 — General, Pendolari
Da Il Piccolo del 12/09/10
Pecs, Trieste rilancia Porto e infrastrutture
PÈCS Una forte azione di stimolo all’utilizzo del Porto di Trieste e l’assicurazione di un forte impulso al mondo politico nazionale ed europeo per velocizzare la realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria e del tracciato del Corridoio V. Proprio per questo domani è prevista la firma di un protocollo tra la Transpadana e le associazioni imprenditoriali del Fvg. Alla convention del network delle Camere di Commercio del Centro-Europa, in corso di svolgimento a Pécs in Ungheria, la Camera di Commercio di Trieste, attraverso il suo componente di Giunta delegato alla Logistica e ai Trasporti, Maurizio Salce, ha spiegato i vantaggi economici nell’utilizzo dello scalo giuliano, davanti a una platea di rappresentati istituzionali e imprenditori dell’area centroeuropea. «In competizione con la presenza dei porti concorrenti, quali Capodistria e Fiume – evidenzia Salce – che anche a Pécs vengono a promuovere i propri servizi, l’Ente Camerale ha sostenuto e presentato i dati che possono far privilegiare Trieste quale scalo di riferimento. Non dobbiamo perdere occasioni come queste per attrarre investitori». I vertici camerali di Ungheria, Croazia, Romania, Austria, Serbia, Italia e di altri Paesi dell’Area danubiana si stanno confrontando in questi giorni su quali linee di sviluppo sostenere in maniera coordinata nelle singole realtà nazionali per portare a uno sviluppo economico armonico dell’area. Sempre ieri a Pécs in risposta alle richieste sulla situazione relativa al Corridoio V, Salce ha anticipato alla platea centroeuropea la firma (che è prevista per domani) del protocollo tra la Transpadana presieduta da Antonio Paoletti, e le associazioni imprenditoriali regionali, alla presenza degli europarlamentari del Friuli Venezia Giulia, che sollecita la politica nazionale e i rappresentanti nella Ue a definire la presentazione del progetto di fattibilità della tratta di Alta Velocità ferroviaria ricompresa tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. «Un atto politico molto forte – ha spiegato Salce – che vede tutte le imprese del Nord Est, attraverso le loro rappresentanze di categoria, chiedere la realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria e del tracciato del Corridoio V». Ovvero quel Corridoio V a cui l’economia centroeuropea anche a Pécs guarda con particolare favore quale insostituibile tassello per la crescita economica dell’area.
Dal Messaggero Veneto del 11/09/10
Ferrovie, un servizio in stato agonizzante
Dibattito «Sto pranzando non ho tempo…». E’ questa la frase che un nostro rappresentante si è sentito dire alcune settimane fa dal Direttore Regionale di Trenitalia, prima che gli attaccasse il telefono. Non vogliamo abusare di questo spazio per enfatizzare un’espressione, che si commenta da sé, pronunciata nel contesto di una semplice e cortese telefonata di servizio, volta unicamente a sensibilizzare il dirigente in ordine a una problematica segnalata da un Utente, nostro associato. Vogliamo invece porre all’attenzione pubblica il modo in cui è gestito un servizio, quello ferroviario, di importanza strategica per la nostra Regione, atteso il decadimento della qualità registrata negli ultimi mesi. Negli ultimi mesi il servizio ha raggiunto picchi di inefficienza mai visti prima, non tanto per colpa del personale Fs, ma soprattutto per la disorganizzazione del suo management, sempre più distante dalla gente, incapace di recepire i minimi suggerimenti degli utenti. Quest’estate in 21 giorni si sono contate 98 corse soppresse, 4 e mezza ogni giorno, senza risparmiare alcuna area della regione. Dal 1º gennaio a oggi, il Comitato ha inviato alla Regione oltre 30 segnalazioni di disservizi lungo la solo linea Udine-Tarvisio, senza mai ottenere risposta e questo la dice lunga sulla bontà e sull’efficienza del servizio e-mail dedicato agli utenti (info@regione.fvg.it)! Dati preoccupanti che denotano uno stato agonizzante del servizio, incapace ormai di attrarre nuovi utenti e sempre più destinato a perdere quote di mercato. Non dimentichiamo poi il problema non risolto della pulizia: la questione non è tuttavia una novità, lo stesso ad di Trenitalia, Vincenzo Soprano, ha dichiarato: «Mi vergogno ogni volta che salgo su un treno». Lo stato di degrado della stazione di Udine, denunciato dal Comitato con un recente esposto all’Ass di Udine, fotografa perfettamente la situazione. Poi abbiamo appreso dalla stampa che entro la fine dell’anno inizieranno i lavori di restyling delle pensiline della stazione di Udine: una coincidenza o l’effetto dell’esposto? Forse la situazione della sicurezza e quella igienico-sanitaria non risultano così a norma… alla faccia dei “casi isolati”, come asserito dalla Direzione Regionale Trenitalia. Chissà però quando e soprattutto se inizieranno questi lavori, visto che del tanto pubblicizzato restyling dei mezzi, pari a circa 328.000 euro di investimenti, si deve ancora vedere i primi risultati concreti, nonostante le pompose dichiarazioni dell’assessore regionale competente. Senza poi contare che questo investimento dovrebbe derivare dalle penali che Trenitalia dovrebbe pagare alla Regione per inadempimento contrattuale inerente le condizioni di pulizia e igiene a bordo treno: troppo buonismo signori, così non funziona! E’ come se il vigile multasse un automobilista perché circola con un faro rotto e poi gli lasciasse il corrispettivo della multa per comprarsi il faro nuovo… I precedenti tuttavia non mancano e non invocano certo all’ottimismo. La situazione regionale non si discosta di tanto da quella delle altre regioni, dove l’esasperazione degli utenti è purtroppo sfociata anche in spiacevoli episodi. E poi ci sono le ritorsioni nei confronti di coloro che osano contestare “il sistema”, ovvero per il piacere di esibire la propria autorità a bordo treno. Alla fine però tutto rimane come prima: basti pensare alla questione del biglietto integrato Saf, vera e propria ingiustizia posta in essere ai danni degli utenti gemonesi, discriminati dall’applicazione di una maggiorazione tariffaria che non trova giustificazione normativa e che da oltre 10 anni attende una soluzione. Il decadimento del servizio è evidente, basti pensare al proliferare di Comitati a tutela degli utenti e alle pronunce della magistratura in favore dei pendolari. E Trenitalia e le istituzioni cosa fanno di fronte a questa emergenza? Lavorano, dicono loro, ma poi i risultati sono questi. Dinanzi al dramma quotidiano dei pendolari si pensa all’Alta Velocità e alle Grandi Opere, per poi leggere sui giornali che i finanziamenti europei per la progettazione e la realizzazione della Tav nelle tratte Venezia-Trieste e Trieste-Divaccia sono a rischio, a causa dei ritardi nella presentazione dei progetti. Forse è davvero attuale quella frase profferita da un nostro associato, vecchio ferroviere che negli anni ’70 istruiva i giovani controllori: «Dove finisce il buon senso inizia la ferrovia». E la Regione, concessionaria del servizio dal 2008, cosa sta facendo? Tanto, sembrerebbe leggendo i titoli apparsi sulla stampa. Concretamente, pochino… Interessante è la delibera 862 del 6 maggio scorso, con cui la Giunta ha stanziato 100.000 euro per avviare la libera circolazione delle forze dell’ordine, in divisa o dotati di tessera di riconoscimento, sia per le finalità di servizio sia per garantire la sicurezza dei trasportati. Premesso che riteniamo corretto che si permetta alle forze dell’ordine di viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi per esigenze di servizio, alcuni dubbi rimangono sull’opportunità di estendere tale agevolazione anche agli agenti non in servizio. La decisione sarebbe giustificata dall’esigenza di garantire «una maggiore sicurezza dei passeggeri e del personale in servizio sui treni regionali». Ci domandiamo quanti reati siano stati commessi nell’ultimo anno a bordo dei treni e soprattutto se il personale Polfer non sia di per sé sufficiente a garantire la sicurezza dei trasportati. Non solo, si spenderanno ulteriori 100.000 euro per una consulenza per «l’individuazione di azioni di miglioramento delle attività di monitoraggio e della correlata qualità dei servizi ferroviari…». Una delle tante consulenze nonostante la Corte dei Conti abbia invitato a ridurre ai minimi termini tali incarichi. Ci auguriamo che i 100.000 euro siano ben spesi e che non si tratti dell’ennesimo sondaggio telefonico, i cui risultati lasciano il tempo che trovano. Anche in questo caso si poteva fare qualcosa di più. L’ultima novità però è la sentenza del Tar regionale 394 del 9 giugno scorso che ha riammesso l’impresa spagnola Caf alla gara indetta dalla Regione per l’acquisto di otto nuovi elettrotreni da adibire al trasporto pubblico locale. Il Tribunale ha contestato alla Regione anche di aver definito un bando di gara non chiaro e pertanto suscettibile di interpretazioni diverse. La questione potrebbe ora avere conseguenze rilevanti in ordine alla tempistica prevista per il rinnovo del parco mezzi (entro il 2011): la sentenza del Tar potrebbe infatti rimettere tutto in discussione. Ricordiamo che per l’acquisto di questi nuovi mezzi è stata prevista una spesa di 107 milioni, sostenuta dallo Stato (3), da Trenitalia (30) e dalla Regione (74). I treni nuovi arriveranno, prima o poi, e così finalmente tutti, politici e dirigenti Fs potranno pontificare e far loro i risultati ottenuti. In questo scenario spiace rilevare l’imbarazzante silenzio delle istituzioni e del mondo politico in generale dinanzi alle richieste dell’utenza: basti pensare alle proposte formulate dai rappresentanti dei Pendolari quali la costituzione della Consulta del Trasporto Pubblico Locale o la richiesta di un bonus-sconto in favore degli utenti a parziale ristoro dei danni economici subiti a fronte dei disservizi, strumenti già adottati da altre Regioni più virtuose. A tal fine, pretendiamo che la Regione si attivi in maniera rigorosa nei confronti del gestore per far rispettare i termini del contratto di servizio. Da ultimo un richiamo forte alla classe dirigente, la quale deve recuperare sobrietà e soprattutto quello spirito funzionale per cui la politica deve essere intesa come l’arte del buon governo. Giorgio Picco presidente del Comitato pendolari Alto Friuli
Marzo 17th, 2017 — Anarcosindacalismo, General
Molte/i compagne/i, soprattutto delle nuove generazioni, saranno disorientati di fronte al fatto di sentire che ci sono due USI che dicono antrambe di appartenere all’AIT (Associazione Internazionale dei Lavoratori) e che hanno entrambe un organo di rappresentanza (stampa, sito web) che si chiama “Lotta di Classe”. Qui di seguito, per intanto, pubblichiamo un documento del 2004 del Segretario Generale dell’ AIT/IWA il quale non riconosce “L’USI di Roma” e di conseguenza la sua affiliata “USI di Udine” che da circa un anno ha sede nel Cicolo ARCI Cas’aupa ad Udine.
Successivamente ci saranno interventi più approfonditi su questo problema, ma intanto è importante far conoscere a tutti questo documento ufficiale ed inequivocabile.
Fai “visualizza immagine” per ingrandire.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 14/09/10
Roghi e sciopero della fame al Cie di Gradisca
di LUIGI MURCIANO GRADISCA Cie di Gradisca senza pace: ancora una serata ad alta tensione, nella struttura per immigrati isontina. E nel centro di identificazione ed espulsione è partito lo sciopero della fame. L’allarme è scattato poco dopo le 18, quando almeno un centinaio di ospiti dell’ex caserma Polonio ha dato vita a una rivolta per protestare contro le condizioni di vita all’interno. Gli immigrati hanno dato fuoco a materassi, coperte e suppellettili nelle vasche antistanti le proprie celle in cui erano reclusi per disposizione della Prefettura in seguito alla pesante rivolta del 28 agosto. A quanto si è appreso, la sommossa segue una richiesta scritta che gli stessi clandestini avrebbero inoltrato al direttore del Cie, Luigi Del Ciello, per chiedere proprio che venisse revocata la misura del confinamento nelle celle. Non avendo trovato riscontro positivo alle proprie rivendicazioni, i clandestini hanno annunciato lo sciopero della fame. E in serata, scaduto l’ultimatum, hanno inscenato l’ennesima protesta, stavolta particolarmente massiccia. L’allarme è rientrato solamente dopo le 21, quando è stato parzialmente revocato il provvedimento restrittivo degli immigrati, che dalla tarda serata hanno potuto ricominciare ad accedere alle aree esterne, seppure soltanto in forma alternata. Resta da vedere se basterà questo per far finire lo sciopero della fame attuato dai clandestini. Il bilancio fortunatamente non conta feriti nè fra gli ospiti, nè fra le forze dell’ordine intervenute assieme agli operatori del consorzio trapanese Connecting People per sedare la sommossa e le fiamme. Non si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco, ma sono diverse le stanze pesantemente danneggiate. Nel frattempo, fuori dall’ex Polonio, iniziava anche sul web un insistito tam tam fra le reti antirazziste che si battono per la chiusura dei Cie, a dimostrazione dell’esistenza di contatti con l’esterno da parte degli ospiti. Allertati anche i consiglieri regionali Roberto Antonaz e Alessandro Metz, che avrebbero chiesto lumi alla Prefettura su quanto stava avvenendo dietro il muro della Polonio. Il Piccolo è riuscito ad intercettare la testimonianza diretta di uno degli immigrati. Si chiama Mounir, ha 25 anni, ed è algerino. Alle spalle una condanna – scontata completamente – a 4 anni di reclusione per detenzione e spaccio. Mounir è in Italia da quand’era adolescente e ha una famiglia che lo aspetta nel Nord Italia ma che non sa se rivedrà: lo attende il rimpatrio al termine dei sei mesi di “detenzione amministrativa” e del suo ricorso – dice – non v’è traccia. Mentre racconta concitato al telefono cosa sta accadendo, rieccheggiano in sottofondo le urla dei suoi compagni e i colpi sulle sbarre del Cie. «Abbiamo deciso di farci sentire perchè non ne possiamo più – urla – qui siamo trattati peggio dei cani: siamo in gabbia da due settimane, ci tirano fuori un’ora al mattino e una la sera. A nessuno interessa come stiamo. Ci sono persone malate di diabete e altre asmatiche che sono svenute, altri piangevano. Lì non ci abbiamo visto più. Il cibo è im mangiabile, l’acqua è dosata al massimo e per farci visitare dal medico dobbiamo diventare matti. Io ho scontato il mio debito con la giustizia, chiedevo solo un’altra possibilità e invece sto scondando una seconda condanna. Ma questa è peggio, è un inferno, perchè perfino in carcere si stava meglio»
Dal Messaggero Veneto del 14/09/10
Gradisca, nuovo tentativo di rivolta al Cie
GRADISCA. Ancora una serata ad alta tensione nel Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo dove, poco le 18 di ieri, almeno un centinaio di immigrati ospitati nella struttura ha inscenato una rivolta incendiando materassi, coperte e suppelletteli varie. L’azione, stando a quanto si è potuto apprendere dalle testimonianze degli stessi immigrati trattenuti nel complesso di via Udine, è arrivata in risposta alla direttiva della Prefettura di Gorizia che, a seguito dei disordini scoppiati lo scorso 28 agosto, aveva disposto il confinamento nelle loro stanze degli ospiti coinvolti negli scontri con le forze dell’ordine. Un provvedimento che, nei giorni scorsi, aveva convinto gli immigrati a inviare una lettera al direttore del Cie, Luigi Del Ciello, con cui si chiedeva la revoca della disposizione restrittiva. Tra le richieste degli ospiti, oltre a un miglioramento delle condizioni generali, anche quella di poter uscire dalle stanze e accedere al cortile esterno delle camerate. Richiesta accompagnata da un ultimatum, scaduto proprio ieri, con cui gli immigrati annunciavano l’inizio dello sciopero della fame. Appurato il mancato accoglimento delle richieste, poco dopo le 18, un centinaio di immigrati ha dato vita a una serie di proteste coordinate, nel corso delle quali sono stati appiccati incendi in diverse stanze, utilizzando materassi e coperte. Immediato l’intervento degli operatori dell’ente gestore e delle forze dell’ordine che hanno provveduto a spegnere i focolai camera per camera, senza dover ricorrere all’intervento dei pompieri e ad azioni contenitive. La situazione è rientrata nella normalità solo verso le 21, quando è stato parzialmente revocato l’ordine di confinamento degli immigrati nelle loro stanze, che in tarda serata hanno potuto nuovamente accedere, seppur solo alternativamente, all’area esterna. Una protesta approdata anche sulla “rete” e seguita in diretta da alcuni siti Internet appartenenti alle reti delle associazioni antirazziste e contrarie ai Cie. A riferire di quanto stava accadendo all’interno della struttura isontina anche la testimonianza di uno degli immigrati coinvolti nella protesta, il 25enne algerino Mounir che, raggiunto telefonicamente dal nostro giornale, si è fatto portavoce della protesta: «Siamo trattati peggio dei cani, dal 28 agosto siamo rinchiusi nelle camerate, non ci lasciano uscire se non un’ora al mattino e una alla sera. Qui c’è gente malata di diabete, persone che soffrono d’asma e per ottenere le cure è un calvario. Sono stato in carcere per 4 anni, per reati connessi allo spaccio, ma qui è peggio che in galera: il cibo è pessimo, anche le razioni d’acqua sono dosate. Il mio debito con la giustizia l’ho già saldato, aspettavo una seconda occasione ma non ho notizie del mio ricorso contro il provvedimento di espulsione e non so quale sorte mi attende». Marco Ceci
Da Il Piccolo del 14/09/10
Vertice a Palazzo Torriani sul ruolo del Centro immigrati
Vi prenderanno parte sindaci, parlamentari e rappresentanti di Prefettura e Questura
GRADISCA Un vertice a Gradisca per discutere il difficile momento del Centro di identificazione ed espulsione.
È quanto sta organizzando l’amministrazione comunale nell’ottica di coinvolgere tutte le istituzioni e gli enti locali nell’affrontare il duro impatto del centro immigrati di via Udine, che mai come quest’estate ha fatto segnare una preoccupante escalation di rivolte e tentativi – spesso riusciti – di fuga dalla struttura.Il summit avrà luogo venerdì mattina a palazzo Torriani e potrà contare sulla partecipazione dei rappresentanti di Prefettura e Questura di Gorizia e di numerosi sindaci dell’Isontino, ma anche di alcuni deputati eletti sul territorio regionale. Non è ancora chiaro se alla riunione prenderà parte qualche ulteriore esponente dello Stato: la giunta gradiscana ha intensificato i contatti in questo senso ma di conferme ufficiali per ora non ve ne sono.
La Prefettura di Gorizia intanto ha autorizzato lavori straordinari di ristrutturazione all’interno del Cie. Riguardano l’adeguamento dei sistemi di sicurezza passivi: in particolare, il ripristino del sistema di telecamere a circuito chiuso, del sistema anti-intrusione a infrarossi danneggiati l’anno scorso e infine il riposizionamento di alcune sezioni delle recinzioni rimosse nel 2007 a seguito del rapporto redatto dalla commissione parlamrnetare De Mistura.
Saranno ripristinate dunque le inferriate sistemate un tempo a protezione delle camerate e, soprattutto, i cosiddetti offendicula, le sezioni ricurve normalmente poste in cima alle recinzioni. Interventi a più riprese invocati dai sindacati di Polizia, che a riguardo avevano anche richiesto il loro rivestimento in plexiglass in maniera da renderle scivolose e dunque a prova di fuga. (l.m.)
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Da troppo tempo, cioè dall’ultima rivolta di due settimane fa, i reclusi del Cie di Gradisca d’Isonzo sono tenuti chiusi a chiave nelle loro celle, e possono fare solo un’ora e mezza d’aria al giorno. Qualche giorno fa hanno scritto una lettera al direttore Luigi del Ciello, per chiedere la fine di questo trattamento, minacciando di iniziare uno sciopero della fame. Il direttore, come sempre, ha fatto finta di niente. E allora, da stamattina, i reclusi di Gradisca -pare nella sezione E- hanno cominciato a rifiutare il cibo.
Per questo stamane una 20ina di poliziotti antisommossa è entrata intimando di smettere lo sciopero e per condire il tutto pare abbia menato alcuni dei reclusi.
A questo punto e visto che nonostante lo sciopero della fame il Direttore del Centro non ha preso in considerazione le loro richieste, i reclusi hanno cominciato a bruciare tutto quello che avevano sotto mano di combustibile: materassi, vestiti, asciugamani, ma sono chiusi dentro le camerate e non riescono a respirare.
Oltre al fumo solo urla.
da Macerie e altro
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
… e le decisioni del FVG sono patetiche
MV MARTEDÌ, 14 SETTEMBRE 2010 Pagina 8 – Regione

«Il Nord-Est faccia squadra sulle grandi infrastrutture pena l’isolamento»
Tav Venezia-Trieste, appello ai politici «Fvg e Veneto decidano, fondi a rischio»
SERRACCHIANI
ALTA VELOCITÀ
Il comitato a favore si rivolge a Tondo e Zaia affinché scelgano il tracciato Riccardi: il governatore ha già avuto incontri e c’è accordo con la Slovenia

TRIESTE. Da Portogruaro a Divaccia: il tracciato veneto-friulano per la linea ferroviaria ad alta velocità. I progetti sono quasi pronti, la Regione ha lavorato ascoltando il territorio, firmato l’accordo con la Slovenia e l’alta velocità inizia lentamente a diventare un’idea concreta. Il problema è a Ovest di Portogruaro, in terra veneta, dove la giunta di Luca Zaia non ha ancora sciolto i dubbi. Tanto che secondo Transpadana, il comitato pro-Tav di imprenditori e industriali di tutto il Nord Italia, a Bruxelles ci sarebbe del fastidio per i mancati incontri sul progetto. Mancati incontri che potrebbero far tardare il progetto e mettere anche a rischio i finanziamenti europei.
La spinta. Il documento di Transpadana siglato ieri a Trieste da dodici associazioni di imprese tra cui Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Coldiretti, aveva sostanzialmente un obiettivo: riportare al centro del dibattito l’urgenza della presentazione dei progetti. A fine anno scade l’ultimatum europeo: se le carte non arrivano a Bruxelles in tempo, l’Italia dovrà salutare almeno in parte i finanziamenti comunitari. Tra telecamere e taccuini, europarlamentari ed assessori, la Tav ritorna in primo piano.
La denuncia. L’unico veneto al tavolo di Transpadana è l’europarlamentare Pdl Antonio Cancian, e così a margine dell’incontro arriva pure la spifferata «contro» l’esecutivo di Venezia. A sentire Transpadana, Laurens Jan Brinkhorst, il coordinatore per il progetto europeo 6, avrebbe denunciato in una recente riunione a Torino la difficoltà a incontrare i governatori Zaia e Tondo. Già negli scorsi mesi, del resto, Brinkhorst aveva bacchettato più volte la parte italiana. In tutta la questione i rappresentanti del Friuli Venezia Giulia sono chiamati in causa ma in qualche modo – e non senza un minimo imbarazzo – hanno poche responsabilità. Sia il presidente Tondo che l’assessore Riccardo Riccardi non vogliono parlare delle questioni venete: hanno risolto le vicende che avevano in casa, e non pensano nemmeno a impartire lezioni ai colleghi veneti. Riccardi interviene però per smentire la spifferata: «Tondo ha incontrato il coordinatore Brinkhorst negli scorsi mesi e proprio grazie a quell’incontro si è arrivati all’accordo con la Slovenia». Ancora: «Con Zaia – dice Riccardi – gli incontri sono frequenti, e le due regioni hanno l’obiettivo di consegnare i progetti entro il 2010».
La firma. Brinkhorst lo aveva ripetuto: i problemi non sono con la Slovenia. E infatti la notizia di ieri – l’annuncio è di Riccardi – riguarda il nuovo tracciato della Tav tra Trieste e Divaccia. La firma del percorso “alto”, che non passa per Trieste ma sul Carso e che è meno impattante dell’ipotesi cittadina arriverà ad ottobre, probabilmente il 12, a Trieste. Il risultato è importante – ed esalta ancor di più la lentezza veneta – perchè la Regione, affiancata dal Governo, è riuscita a riscrivere un trattato internazionale che avrebbe aperto anche in Friuli Venezia Giulia un fronte di comitati stile Val Susa. Riccardi si è detto fiducioso sul rispetto dei tempi per la consegna dei progetti e ha insistito sull’idea di allargare il consenso intorno all’opera.
E il Veneto? Da Divaccia a Trieste, poi a Ronchi e ancora a Portogruaro, in parallelo all’autostrada, il percorso è segnato. Tocca ora al Veneto indicare il tracciato: quello litoraneo, vicino alla costa, o quello intermedio, considerato che la linea vicino all’autostrada è stata scartata da tempo. In gioco ci sono anche bacini elettorali e questioni di consenso, perchè un’opera che rivoluziona il territorio fa comodo in campagna elettorale ma meno quando si governa. «A giorni», ha assicurato comunque Cancian, arriverà la posizione della Regione Veneto sul tracciato. «Dobbiamo essere ottimisti – ha aggiunto l’europarlamentare – ci sono tutte le condizioni per presentare la progettazione entro il 2010».
Il Pd. La palla è al Veneto, ma il Pd chiede anche al Friuli Venezia Giulia un altro sforzo. «Zaia e Tondo – ha detto ieri l’europarlamentare e segretaria regionale Debora Serracchiani – devono parlarsi, fare pressing sul Governo». «Sulle infrastrutture – ha sottolineato – è quantomeno opportuno fare squadra. Una parte del Nord Est rischia di rimanere isolata».
Beniamino Pagliaro
IL PICCOLO
MARTEDÌ, 14 SETTEMBRE 2010 Pagina 10 – Regione
IL 12 OTTOBRE A TRIESTE L’ACCORDO TRA I DUE GOVERNI. IL 13 POTREBBE ESSERCI L’INCONTRO TRA I GOVERNATORI
Tav italo-slovena, si firma. Pressing sul Veneto
Il coordinatore Ue Brinkhorst ”convoca” Tondo e Zaia. Le associazioni imprenditoriali: basta ritardi
di ROBERTA GIANI
TRIESTE «Abbiamo evitato la ”nostra” Val di Susa». Riccardo Riccardi, assessore regionale alle Infrastrutture, non minimizza il pericolo. Ma lo giudica ormai scampato: Italia e Slovenia sono pronte alla firma ufficiale. Quella che ratificherà il nuovo tracciato destinato a unire, nel segno dell’alta velocità e capacità ferroviaria, Trieste e Divaccia. Il gran giorno è fissato: i due governi si incontreranno, a meno di contrattempi, il 12 ottobre. A Trieste. E sposeranno la ”variante alta” che, bypassando la Val Rosandra e le proteste, tocca Villa Opicina e Sesana. Poi, a dicembre, la commissione intergovernativa italo-slovena completerà l’iter. La corsa contro il tempo, però, non è vinta. Niente affatto: la tratta transfrontaliera è uno dei nodi, non l’unico. L’altro, ancor più spinoso, è tutto italiano: l’Unione europea pretende che la Tav nordestina prenda finalmente forma, con il progetto preliminare, entro il 31 dicembre. Ma il tracciato veneto è ancora nel limbo e Laurens Jan Brinkhorst, il coordinatore del progetto prioritario 6 e cioé del corridoio ferroviario destinato ad abbattere i tempi di percorrenza tra Lione e l’Ucraina, torna alla carica: caldeggia un vertice chiarificatore con i governatori di Veneto e Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia e Renzo Tondo, ma denuncia la difficoltà a organizzarlo. E allora chiede aiuto al Comitato promotore Transpadana nato vent’anni fa con l’obiettivo di ”spingere” la Tav, oggi presieduto da Antonio Paoletti e Luigi Rossi di Montelera: «Ci siamo incontrati a Torino e il coordinatore europeo ha chiesto il nostro supporto» conferma Ida Cappelletti, responsabile operativo del Comitato. Detto e (quasi) fatto: il 13 ottobre, all’indomani dell’incontro italo-sloveno cui Brinkhorst non intende mancare, ci dovrebbe essere l’atteso rendez vous a tre. Sempre a Trieste: «Siamo in attesa di conferme. Contiamo di avere anche i presidenti di Confindustria e Unioncamere di Friuli Venezia Giulia e Veneto». ”Mr Corridoio V”, in verità, non è l’unico ad essere preoccupato: le associazioni imprenditoriali del Friuli Venezia Giulia, con il pieno appoggio del Comitato e del suo presidente Paoletti, scendono in campo a sostegno della Tav nordestina. A Trieste, in Camera di commercio, dodici associazioni tra cui Confcommercio, Confartigianato, Confindustria, Coldiretti, spedizionieri, terminalisti portuali, piccoli imprenditori e mondo cooperativo firmano infatti una dichiarazione congiunta in cui ribadiscono l’urgenza di progettare la tratta Venezia-Divaccia, chiedendo al governo e ai parlamentari il massimo sforzo, nonché il rispetto del cronoprogramma. La lunga dichiarazione, come sintetizza Paoletti, mette a nudo i punti più critici: sollecita una soluzione condivisa della tratta veneta, perora una progettazione più veloce della Ronchi sud-Trieste, intima l’avanti tutta sulla variante alta della tratta transfrontaliera, con annesso collegamento diretto con il porto di Trieste e raccordo con quello di Capodistria. Le associazioni ricordano che la posta in palio è altissima: i fondi europei sono a rischio, se le scadenze ormai ravvicinate non vengono rispettate. In tempo reale arrivano le prime rassicurazioni. Le istituzioni, in Camera di commercio, non mancano: c’è la Provincia di Trieste con Vittorio Zollia, c’è il Comune con Paolo Rovis, ci sono gli europarlamentari Debora Serracchiani e Antonio Cancian, in prima linea in commissione Trasporti a Bruxelles e, naturalmente, c’è la Regione. Tutti, seppur con accenti diversi, ripetono il concetto: la Tav è strategica e l’ultimo treno non si può perdere. Gli europarlamentari, nonostante l’una sia nel Pd e l’altro nel Pdl, lavorano da tempo in tandem. E ricordano la battaglia (non ancora vinta) sul Corridoio Adriatico-Baltico. «Sulle infrastrutture è fondamentale fare un gioco di squadra se non vogliamo che il Friuli Venezia Giulia rischi l’isolamento. Tondo e Zaia devono parlarsi e fare pressing sul governo. E tutti dobbiamo cercare la condivisione del territorio: a ottobre vedremo i no-Tav» afferma Serracchiani. «Sicuramente Zaia crede alla Tav. E, a giorni, emergerà la posizione del Veneto sul tracciato: sono convinto che la soluzione si troverà» assicura Cancian. Sarà davvero così? Riccardi, pur non ”immischiandosi” nelle beghe venete dove la Tav potrebbe correre più o meno vicina alle spiagge, mentre in Friuli Venezia Giulia affiancherà l’autostrada, è ottimista. Assicura che si sta lavorando alacremente «per recepire le prescrizioni ambientali» sulla Ronchi sud-Trieste. Annuncia, soddisfatto, che sulla Trieste-Divaccia si sta andando avanti a pieno ritmo. E, infine, sulla Meolo-Ronchi sud ricorda che «Friuli Venezia Giulia e Veneto si sono impegnati a presentare il progetto preliminare entro dicembre. L’obiettivo è alla portata». L’assessore regionale, raccogliendo il plauso di Zollia, si spinge tuttavia oltre: la Tav è fondamentale, ma non basta. La rete esistente va riqualificata, e subito: «Dobbiamo mettere mano ai nodi ferroviari di Campo Marzio a Trieste e San Polo a Monfalcone in modo da aumentare la capacità di movimentazione delle merci». E, mentre Paoletti conferma l’interesse di «molti operatori» a entrare nel superporto Unicredit che (forse) verrà, Riccardi si leva l’ultimo sassolino: Italferr ha sollevato la ditta che, incaricata delle operazioni di carotaggio preliminari alla Tav, si è mossa senza autorizzazioni. Scatenando un piccolo, grande putiferio.
DOPO L’APERTURA DI BARROSO SULLE OBBLIGAZIONI EUROPEE
Cancian: «Un fondo Ue per costruire le grandi opere»
L’eurodeputato del Pdl: «Il buco nero dei Balcani va inserito tra le nuove reti prioritarie»
TRIESTE È il suo sogno. Il suo cavallo di battaglia. E il suo obiettivo prioritario. Adesso, dopo il sì di Manuel Barroso all’emissione di obbligazioni europee, lo sente più vicino. E allora Antonio Cancian, eurodeputato veneto del Pdl, raddoppia gli sforzi: vuole un fondo europeo dei trasporti che consenta di passare dalle carte ai cantieri. Dai progetti alle ruspe. E lo vuole perché «programmare è fondamentale ma, poi, si deve realizzare. Il fondo, in un momento in cui gli Stati non hanno liquidità, è l’unica strada». L’ingenere della politica nordestina, quello che ha trasformato il suo studio professionale in una holding di successo con centinaia di dipendenti, arriva a Trieste dove assiste al nuovo appello pro-Tav: lo sottoscrive, ci mancherebbe, è un supporter sfegatato. Ma non si accontenta. E invita ad allargare l’orizzonte: «Voglio un Nordest collegato al mondo. E il Nordest è interessato da almeno dieci progetti prioritari dell’Unione europea: la tratta Venezia-Trieste è ”solo” una porzione di uno di questi progetti». Allargare l’orizzonte e, al contempo, non eludere la domanda decisiva: dove si trovano i soldi per far sì che, una volta disegnati i tracciati, le grandi reti si realizzino? E i treni veloci corrano? Bruxelles, si sa, spinge sulle partnership pubblico-private. Ma, ricorda Cancian, c’è un problema: i privati investono se c’è un ritorno e, nel caso dei progetti di finanza in campo infrastrutturale, c’è una quota impossibile da ”coprire” con le tariffe. Quella quota, «dal 30 al 50%», dovrebbe essere a carico del pubblico: «Ma, oggi, mancano i soldi. Il bilancio europeo prevede 8 miliardi di euro per le attuali reti mentre ne servirebbero almeno 400. I bilanci statali non stanno meglio. E allora, lo ripeto, serve un fondo europeo dei trasporti: potrebbe partecipare all’equity come capitale di rischio, coprendo all’incirca il 20% e abbattendo la quota di capitale a fondo perduto a carico del pubblico». Come alimentare, però, quel fondo? Ecco la novità: «Il presidente Barroso, intervenendo in aula, ha annunciato l’intenzione di proporre l’emissione di obbligazioni europee. Se gli Stati diranno di sì, allora, le risorse dovranno essere incanalate in fondi distinti per materia» afferma Cancian. Pronto a battersi sino in fondo: «La posta in palio è altissima: se realizziamo le infrastrutture, superiamo la crisi. Se attendiamo solo la ripresa dell’industria, non ce la facciamo». L’ingegnere del Pdl, sia chiaro, non dimentica l’altra fase cruciale: la programmazione delle grandi reti. Quella in vigore è ormai datata. E, dietro l’angolo, c’è la sua revisione: «Tra un mese, massimo due, la commissione Barroso presenterà la proposta di riprogrammazione delle reti Ten. E la commissione Trasporti dell’europarlamento la valuterà e integrerà». Cancian, che in quella commissione siede, è in corsa per rivestire il ruolo strategico del relatore: «Mi piacerebbe, non lo nego. La riprogrammazione è un passaggio importantissimo a cui sto dedicando la massima attenzione». L’eurodeputato ha già le idee chiare: la nuova mappa delle reti prioritarie, oltre alla scontata conferma del Corridoio V, deve a suo avviso contenere il Corridoio Baltico-Adriatico «su cui non mancano i problemi». Non basta: «Deve assolutamente comprendere quello che chiamo il ”buco nero”: l’area che va dalla Croazia all’Albania. E deve contenere anche un collegamento con l’Africa del Nord dove abbiamo partner importanti: l’Europa non vive da sola». Non è finita, avverte Cancian: Trieste, Venezia, Ravenna e Capodistria devono ”catturare” le navi del Far East che, oggi, vanno altrove. E, per farlo, devono assolutamente dar gambe alle autostrade del mare. Senza ulteriori indugi. (r.g.)
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
TAF sta per Treni ad Alta Frequentazione e, aggiungeremmo, a bassa manutenzione
14 settembre 2010 CORRIERE DEL VENETO
Venezia, servizi fuori uso sui treni «Impossibile andare in bagno»
Problemi sui convogli regionali utilizzati dai pendolari, in particolare i Taf (a due piani) e i Vivalto. Lettera di protesta alla Ferrovie
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Noi stiamo scioperando perché il trattamento è carcerario, abbiamo soltanto due ore d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo tutti rinchiusi qui dentro, non possiamo uscire.Ci sono tre minorenni qui dentro, sono Tunisini e hanno 16 anni, ci chiediamo come mai li hanno messi qui se sono minorenni?
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Marzo 17th, 2017 — General, Precari
Continua a Udine la mobilitazione contro la distruzione della scuola pubblica e contro la “riforma” Gelmini. Il gruppo docenti autoconvocati nella riunione di oggi 15 settembre ha deciso di confermare la data di mercoledì 22 settembre per un happening in difesa della scuola pubblica. L’iniziativa è prevista dalle 17.00 alle 19.00 all’angolo tra piazza Libertà e piazzetta Belloni (praticamente davanti al Contarena).
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Marzo 17th, 2017 — General, Noi
«Il messaggio è rivolto anche a Rfi. Sappiano che quando inizieranno altre trivellazioni saremo presenti»
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Messaggero Veneto del 16/09/10
Cie, scatta il piano di sfoltimento
GRADISCA. La Regione si attiverà affinché, al fine di consentire la realizzazione in sicurezza dei previsti lavori di adeguamento del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo, la struttura venga “alleggerita” in termini di presenze. È quanto ribadito al sindacato autonomo di Polizia (Sap) dall’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti, nel corso dell’incontro avuto martedì, nella sede udinese della Regione, con i segretari regionale, Olivo Comelli, e della provincia di Gorizia, Angelo Obit, dell’organizzazione sindacale. Oltre a esprimere solidarietà ai militari rimasti feriti durante la rivolta del 28 agosto, l’assessore Seganti ha anche ipotizzato un avvio dei lavori di messa in sicurezza del Cie (innalzamento delle recinzioni, ripristino e potenziamento del sistema anti-intrusione a infrarossi e di quello delle telecamere a circuito chiuso) entro la fine di dicembre. Nel corso dell’incontro il Sap ha consegnato all’assessore regionale alla sicurezza un dossier sul Cie di Gradisca, documento nei giorni scorsi inviato anche ai parlamentari eletti sul territorio regionale. Soddisfatti i due esponenti del sindacato, che hanno evidenziato l’importanza di un coinvolgimento diretto della Regione sul tema del Cie della Gradisca, in quanto garanzia di tempistiche politico-amministrative e, quindi, d’intervento più brevi rispetto all’apparato statale. Cie di Gradisca (ma anche il Cara, il Centro di accoglienza per richiedenti asilo anch’esso operativo all’interno dell’ex caserma “Ugo Polonio”), che sarà il tema del giorno della tavola rotonda in programma domani mattina (alle 10) a palazzo Torriani. Convocata dall’amministrazione comunale («Alla luce della preoccupante escalation della tensione all’interno della struttura di via Udine»), la conferenza vedrà la presenza dei parlamentari regionali, di assessori e consiglieri regionali, Provincia di Gorizia, Prefettura e Questura goriziane e i rappresentanti dei Comuni limitrofi, tra cui il sindaco del capoluogo Ettore Romoli e il primo cittadino di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, quest’ultimo anche in qualità di presidente dell’Anci provinciale. (ma.ce.)
Da Il Piccolo del 16/09/10
Maroni, audizione in Parlamento sul caso del Cie di Gradisca
TRIESTE Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sarà invitato in audizione presso il Comitato parlamentare Schengen, Europol e Immigrazione, per relazionare sulle vicende che stanno interessando il Centro di immigrazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Lo ha reso noto il deputato del Pd Ivano Strizzolo, che ieri, intervenendo ai lavori dell’ufficio di presidenza del comitato, riunitosi per programmare l’attività istituzionale dei prossimi mesi, ha chiesto l’audizione del ministro.
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
Sabato 18 settembre volantinaggio a “Pordenonelegge” per propagandare la manifestazione NO OGM del 2 ottobre
1500 volantini distribuiti nonostante la pioggia. Il volantinaggio continua anche domenica.

Leggi il volantino e la rassegna stampa.
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