
Un momento della manifestazione (foto MV), si contano solo qui un centinaio di persone
Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM

Un momento della manifestazione (foto MV), si contano solo qui un centinaio di persone
Marzo 17th, 2017 — Bio-carburanti, General

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Faced with the twin threats of peak oil and climate change, many governments have turned for an answer to the apparent panacea of biofuels. Yet, increasingly, the progressive implementation of this solution demonstrates that the promise of biofuels as a replacement to fossil fuels is in fact a mirage that, if followed, risks leaving us short of power, short of food, destroying biodiversity and doing as much damage to the climate as ever. Worse still, these risks are being ignored.
Di fronte alle minacce gemelle del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici, molti governi hanno svoltato per una risposta dalla apparente panacea dei biocarburanti. Eppure, sempre più, la progressiva attuazione di questa soluzione dimostra che la promessa dei biocarburanti in sostituzione ai combustibili fossili è in realtà un miraggio che, se seguita, rischia di lasciarci a corto di energia, a corto di cibo, distruggendo la biodiversità e facendo al clima, più danni di sempre. Peggio ancora, questi rischi sono stati ignorati.
In this definitive exposé, Mario Giampietro and Kozo Mayumi present exhaustive evidence for the case against large scale biofuel production from agricultural crops. The book begins by showing that the characteristics of agro-biofuels make them neither a viable nor a desirable alternative to fossil fuels. It then moves on to discuss a possibly more worrying issue. Even though agro-biofuels are well known, in the field of energy analysis, to be very low quality “energy sources”, the biofuel bandwagon rolls on relentlessly in Western governments. This apparent mystery can be explained by a lack of sound scientific analysis going beyond a simplistic economic reading, a (fatal) political attraction to the idea of biofuels as a ‘silver bullet’, and the continuing allure of a buoyed agricultural industry. In sum, this book will be vital, sobering reading for anyone concerned with energy or agricultural policy, or bioenergy as a complex system.
In questa esposizione definitiva, Mario Giampietro e Kozo Mayumi presentano esaustive evidenze del caso contro la produzione di biocarburanti da colture agricole di scala. Il libro inizia mostrando che le caratteristiche del settore agro-biocarburanti non lo fanno né una praticabile né una desiderabile alternativa ai combustibili fossili. Si passa poi a discutere di una questione forse più preoccupante. Anche se gli agro-biocarburanti sono ben conosciuti, in materia di analisi energetica, come una “fonti di energia” di bassissima qualità, il carrozzone dei biocarburanti avanza inesorabilmente nei governi occidentali. Questo apparente mistero può essere spiegato dalla mancanza di solide analisi scientifiche che vadano oltre una semplicistica lettura economica, una (fatale) attrazione politica per l’idea dei biocarburanti come ‘miracolosa, e la continua illusione di una sostenuta industria agricola. In sintesi, questo libro sarà di vitale importanza, una lettura che farà pensare chiunque si occupi di energia o di politica agricola, o di bioenergia come un sistema complesso.
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
Sullo sciopero con corteo dell’8 ottobre
Organizzato dal Movimento Studentesco di Udine, contro la riforma Gelmini.
Partenza da Piazzal Cavedalis alle 8 e da Piazza Primo maggio alle 8.45… arrivo alle 10.30 circa in Piazza Venerio (successivamente microfono aperto)
Marzo 17th, 2017 — General, Noi

IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI?
TRENI AD ALTA VELOCITÀ: TRA PROMESSE E BUGIE
AVEVANO PROMESSO PARTECIPAZIONE:
ma oggi si apprende dalla stampa che il 12 ottobre verrà firmato un accordo tra Italia e Slovenia su un progetto che praticamente nessuno ha avuto modo di vedere e di discutere seriamente…
AVEVANO PROMESSO TRASPARENZA:
ma da alcune settimane stanno lavorando sul Carso e nella bassa friulana delle macchine per sondaggi su una delle possibili linee della TAV senza che neppure i proprietari dei terreni siano avvisati del loro arrivo…
AVEVANO PROMESSO RAGIONEVOLEZZA:
invece continua la solita logica della forza bruta, delle decisioni imposte, della violenza contro le idee e le cose, e ora per superare ogni possibile obiezione pretendono anche la nomina di un Commissario straordinario con poteri quasi assoluti…
AVEVANO PROMESSO RISPETTO DELL’AMBIENTE:
invece continuano a voler devastare il Carso e la vita delle persone che lo abitano, lo lavorano, lo amano…
I SOLDI CHE VOGLIONO SPENDERE SONO NOSTRI:
ci dicono che non bisogna perdere i finanziamenti europei, ma quelli (che sono anche soldi nostri) sono solo una minima parte del costo dell’opera, il resto dovrà metterlo l’Italia, già disastrata economicamente, ovviamente togliendolo da altri servizi essenziali (scuole, sanità, trasporto locale)…
DICONO CHE LA TAV SERVE A MIGLIORARE IL TRASPORTO FERROVIARIO TOGLIENDO CAMION DALLE STRADE:
ma questa è un’opera rivolta solo al trasporto di persone su lunghe distanze e non di merci, intanto in regione nel mese di agosto in soli 21 giorni sono stati soppressi 81 treni per pendolari, 4 al giorno, questo perché manca il materiale (vagoni e locomotori) da utilizzare. Sono questi gli unici investimenti da fare per migliorare il servizio, non faraoniche opere rivolte a pochi…
È ORA DI FARGLI CAPIRE CHE SIAMO STUFI CHE IL CARSO ED I SUOI ABITANTI HANNO GIÀ PAGATO TROPPO ALLA VIOLENZA DI STRADE E STRUTTURE DALLE QUALI NON HANNO AVUTO NIENTE E CHE NON BASTANO LE “COMPENSAZIONI” AD ACCONTENTARE LA GENTE
“Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro. (Toro Seduto)”
Invitiamo tutti a tenere ben aperti gli occhi su quanto avviene sul territorio ed a segnalare tempestivamente al Comitato la presenza di cantieri sospetti o di trivelle telefonando al 340 0802508 oppure scrivendo a: notavtriestecarso@gmail.com
Comitato NOTAV di Trieste e del Carso
Sip. Trieste 30 settembre 2010 P.le Europa 1
MAR CILJ POSVEČUJE SREDSTVA?
HITRA ŽELEZNICA (TAV):
OBLJUBE IN LAŽI
OBLJUBLJALI SO SODELOVANJE:
toda te dni nas tisk obvešča, da bosta Italija in Slovenija 12. oktobra sklenili sporazum o načrtu, ki si ga doslej nihče ni mogel ogledati in o njem poglobljeno razpravljati…
OBLJUBLJALI SO PREGLEDNOST:
toda že nakaj tednov so na eni izmed možnih tras TAV med Krasom in Spodnjo Furlanijo na delu vrtalni stroji, ne da bili lastniki zemljišč predhodno obveščeni o njihovem prihodu…
OBLJUBLJALI SO RAZUMNOST:
toda uveljavljajo logiko gole sile, vsiljenih odločitev, nasilja nad idejami in naravo, z namenom, da bi utišali oporečnike pa celo zahtevajo imenovanje posebnega Komisarja s skoraj neomejeno oblastjo…
OBLJUBLJALI SO SPOŠTOVANJE OKOLJA:
toda vztrajajo pri uničevanju Krasa in življenja ljudi, ki na njem živijo, ga obdelujejo, ga ljubijo…
DENAR, KI GA NAMERAVAJO POTROŠITI JE NAŠ:
prepričujejo nas, da ne smemo zapraviti evropskih prispevkov, toda slednji (ki so prav tako naš denar) so le neznate delež stroškov za celotni načrt, kateri levji delež bo padel na pleča italijanskih davkoplačevalcev. Gospodarsko izčrpana Italija jih bo zato odtegnila osnovnim javnim uslugam (šolstvu, zdravstvu, krajevnim javnim prevozom)…
TRDIJO, DA TAV KORISTI ŽELEZNIŠKEMU PREVOZU, ČEŠ DA BO S CEST ODSTRANILA TOVORNJAKE:
toda TAV ni namenjena tovornemu prevozu, pač pa le potnikom, ki potujejo na velikih razdaljah. Med tem pa so v naši deželi v 21 dneh avgusta ukinili 81 krajevnih vlakov, 4 na dan, to pa zato, ker primanjkuje vagonov in lokomotiv. Vlagati je potrebno v obstoječo mrežo prevozov na pa v faraonske načrte, ki koristijo le maloštevilnim…
ČAS JE, DA JIH PREPRIČAMO, DA NAM JE TEGA DOVOLJ,
DA JE KRAS S SVOJIMI LJUDMI ŽE PLAČAL PREVISOK DAVEK
NASILJU INFRASTRUKTUR, KI MU NISO PRINESLE NIČESAR,
S TAKO IMENOVALNIMI „KOMPENZACIJAMI“
SE PREBIVALSTVO KRASA NE MORE ZADOVOLJITI
“Ko boste zrušili poslednje drevo, ko boste ujeli poslednjo ribo, ko boste onesnažili poslednjo reko boste ugotovili, da se denarja ne da jesti.
(Sitting Bull)”
Pozivamo vas, da budno spremljate dogajanje na teritoriju in da obvestite Odbor o prisotnosti sumljivih gradbišč ali vrtalnih strojev. Obrnete se lahko na telefonsko številko 340 0802508 ali na elektronski naslov: notavtriestecarso@gmail.com
Odbor NOTAV iz Trsta in s Krasa
Tvlr. Trst, 30. septembra2010 P.le Europa 1

Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Dal Piccolo del 05/10/10
Tav, Bagnaria Arsa vuole una sopraelevata
BAGNARIA ARSA Sopraelevata per la Tav. La linea ferroviaria “ad alta velocità e capacità” potrebbe attraversare il comune di Bagnaria su un viadotto lungo quanto quasi tutto il territorio. É la richiesta che ieri pomeriggio il sindaco, Anselmo Bertossi, ha avanzato all’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, nel corso del vertice sulla Tav che si è tenuto a porte chiuse in municipio. All’incontro hanno preso parte anche i rappresentanti di Rfi, Osvaldo Mastroianni e Carlo Comin, l’ingegnere responsabile della tratta Venezia-Trieste. Riccardi ha fatto sapere che la linea non passerà nei centri abitati di Bagnaria, e che l’amministrazione potrà chiedere il viadotto in vista del progetto definitivo. La sopraelevata potrebbe infatti non essere contemplata nel progetto preliminare, che dev’essere pronto entro la fine dell’anno pena la perdita di 2,5 milioni di euro di contributi comunitari. Definitivo addio dunque al tracciato ferroviario esistente, che era una delle priorità contemplate nel protocollo a latere, firmato nel 2008 da Bertossi, Rfi e dall’allora assessore regionale Lodovico Sonego. Riccardi ha infatti detto che la linea «non potrà affiancare il vecchio tracciato della Trieste-Venezia». Positivi poi i responsi sulla linea Cervignano-Udine. Se il protocollo a latere considerava l’urgente bisogno di barriere fonoassorbenti per proteggere l’abitato di Castions delle Mura dai rumori provenienti dallo scalo di Cervignano, Riccardi ha affermato che la Regione valuterà opere di mitigazione da inserire nel progetto definitivo della Tav. Il vertice di ieri era stato annunciato dal sindaco Bertossi martedì scorso, all’indomani dell’irruzione in Consiglio comunale dei No Tav, che erano entrati in aula distribuendo volantini ed esponendo uno striscione di protesta. I manifestanti avevano chiesto un Consiglio comunale interamente dedicato al tema. E ieri Bertossi ha ribadito che «il Consiglio sulla Tav si farà entro ottobre, seppur senza gli interventi dei cittadini, che non sono previsti dal regolamento comunale». La prossima assemblea organizzata dal Comitato No Tav si terrà comunque a Porpetto venerdì 15 ottobre, in sala consiliare alle 20.30. Sono stati invitati l’assessore regionale Riccardi, che ha già confermato la sua presenza, e l’europarlamentare del Pd, Deborah Serracchiani. Intanto mercoledì scorso a Bruxelles il portavoce del comitato No Tav di Bagnaria, Gian Carlo Pastorutti, è stato ascoltato dalla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo. L’audizione si riferiva alla petizione presentata nel 2007 da 15 comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia, di cui Pastorutti è il primo firmatario. «Ho chiesto un’ispezione per verificare eventuali irregolarità procedurali e l’effettivo coinvolgimento del territorio nella stesura del progetto – spiega Pastorutti -. L’onorevole Erminia Mazzoni, presidente della Commissione, ha risposto che, essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non ci sono le premesse per l’ispezione. Alle autorità locali verrà tuttavia inviata una nota per invitarle a una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere». «Dal nostro canto – chiosa Pastorutti – continueremo a segnalare alla Commissione eventuali passaggi dell’iter procedurale che risulteranno poco chiari». Elena Placitelli
Dal Messaggero Veneto del 05/10/10
«Tav, l impatto sarà ridotto al minimo»
BAGNARIA ARSA. La Regione Friuli Venezia Giulia farà quanto di sua competenza per individuare soluzioni tecniche compatibili con le esigenze complessive del progetto e con gli interessi generali, per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e sulle attività produttive del tracciato della linea ferroviaria ad alta velocità – alta capacità nel territorio comunale di Bagnaria Arsa. Lo ha assicurato oggi l’assessore regionale alla mobilità, Riccardo Riccardi, che nella sede comunale di Bagnaria Arsa ha incontrato il sindaco, Anselmo Bertossi, la giunta municipale e, in rappresentanza di rete ferroviaria Italiana, Osvaldo Mastroianni e Carlo Comin. Se in premessa nessuno ha messo in dubbio la valenza del progetto prioritario numero 6, nel corso dell’incontro il sindaco e gli assessori hanno rappresentato una serie di preoccupazioni, che Riccardi ha definito «ragionevoli e legittime», che si sono tradotte, in particolare, nella richiesta di realizzare su viadotto gran parte del tracciato nel territorio comunale. Un aspetto questo che, se non potrà essere contemplato nel progetto preliminare, pronto entro fine anno, verrà richiesto dallo stesso Comune, in vista del progetto definitivo. Preso atto con soddisfazione che, rispetto ad una iniziale ipotesi, la linea ad alta velocità non passerà nei centri abitati del comune, e accertato che, contrariamente a quanto auspicato, essa non potrà affiancare il vecchio tracciato della Trieste-Venezia, l’Amministrazione comunale di Bagnaria Arsa ha anche ricordato come l’intero comune sia stato interessato negli anni, e ancora lo sarà, alla realizzazione di diverse opere di rilievo nazionale ed internazionale. In questo senso appaiono ancora pesanti sotto il profilo dell’inquinamento acustico, oltre che ambientale, le ripercussioni legate alla presenza dello scalo ferroviario di Cervignano. Per questo motivo saranno valutate, assieme alla Regione, opere di mitigazione da inserire nel progetto definitivo dell’alta velocità e in questo senso sarò opportunamente sensibilizzato il ministero dell’Ambiente
Marzo 17th, 2017 — General, Repressione diffusa
Da Il Piccolo del 04/10/10
«Gli agenti non si curarono di come stava Rasman»
Sarà la Corte di Cassazione a decidere in modo definitivo se gli agenti di polizia Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biase hanno sbagliato e con la loro azione di contenimento hanno provocato la morte di Riccardo Rasman, il giovane di 34 anni stroncato nel suo monolocale di via Grego 38 il 27 ottobre 2006. Saranno i giudici della Corte di Cassazione perché il difensore dei tre agenti della ”volante”, l’avvocato Paolo Pacileo, ha già annunciato il proprio ricorso contro la sentenza di condanna a sei mesi con la condizionale per omicidio colposo pronunciata in primo grado e ribadita all’inizio dell’estate dalla Corte d’appello. Pochi giorni fa sono state depositate in cancelleria le motivazioni con cui la presidente Francesca Morelli e consiglieri Donatella Solinas ed Edoardo Ciriotto hanno ribadito che l’intervento effettuato dagli poliziotti nel monolocale di Borgo San Sergio era legittimo e comprensibile, ma le modalità con cui si è protratto nel tempo al contrario hanno infranto la legge. Ecco in dettaglio cosa si legge a pagina 8 della sentenza di secondo grado. «È pacifico, per ammissione degli stessi imputati e dei vigili del fuoco, oltre che degli agenti delle volanti uno e due, che Riccardo Rasman fu tenuto ammanettato e prono per terra, mani e piedi, con il corpo compresso per lunghi minuti, almeno cinque e mezzo, senza che qualcuno si fosse preoccupato delle sue condizioni di salute e men che meno si fosse pensato di rimettere il giovane in una posizione adeguata che gli consentisse di respirare in maniera agevole. Se anche vi fosse stato il rischio, come affermano gli imputati, che Riccardo Rasman potesse colpirli con una testata o avventarsi contro di loro e i vigili del fuoco con il peso del proprio corpo, si osserva che non potevano di certo essere i rischi di eventuali colpi a far cambiare idea agli agenti sulla necessità di salvaguardare, oltre che la propria incolumità anche quella del Rasman, facendogli assumere dopo l’ammanettamento una posizione consona che gli consentisse di respirare senza difficoltà. Il che non è stato fatto». La sentenza va al di là di questi agghiaccianti dettagli e affronta anche la tesi sostenuta dal difensore che aveva fatto sentire in aula, nel corso dell’istruttoria, un sovrintendente-istruttore della polizia di Stato. «Al di là della genericità delle domande poste, le risposte dell’istruttore non si sono certo incentrate sul tema più rilevante del giudizio, e cioè di quale deve essere la condotta di un agente nella fasi che seguono l’ammanettamento. Sembra alla Corte – si legge ancora nelle motivazioni – che un conto è disquisire di tecniche di difesa personale e di ammanettamento impartite nelle scuole, altro, della condotta degli imputati, i quali quando Rasman era stato messo nelle condizioni di non nuocere, immobilizzato a terra, prono, con le braccia e le gambe legate, fu mantenuto nella posizione di contenzione al suolo per almeno cinque minuti e mezzo, esercitando per questo periodo una pressione che si è dimostrata letale». Nel processo d’appello il difensore della famiglia Rasman, l’avvocato Giovanni Di Lullo, aveva chiesto che Francesca Gatti, l’agente di polizia che aveva partecipato all’ammanettamento, e che in primo grado era stata assolta, fosse condannata come i colleghi a risarcire il danno provocato dall’intervento. La richiesta è stata respinta in quanto la poliziotta «non ebbe alcun ruolo, in quanto è accaduto dopo l’ammanettamento». (c.e.)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
I Cie non possono che produrre frustrazione e rabbia di chi vi è rinchiuso e perciò violenza verso chi la gestisce…i CIE vanno chiusi!!!!
Dal Piccolo del 05/10/10
Al Cie di Gradisca 15 aggressioni in un anno operatori terrorizzati
GRADISCA Quindici aggressioni in un anno. In alcuni casi molto gravi, culminate con un ricovero in ospedale. E un lavoro portato avanti in condizioni psicologiche difficilissime, continuamente in preda a minacce e ritorsioni da parte degli ospiti della struttura. «Abbiamo il terrore di andare al lavoro»: la denuncia viene dagli operatori della Connecting People, il consorzio siciliano che dal 2008 gestisce il Cie (e successivamente il Cara), al termine dell’ennesima estate di passione. Le rivolte di agosto sono solo i casi più eclatanti, ma è la quotidianità l’incubo dei dipendenti. E così dopo quella delle forze di polizia arriva anche la denuncia degli operatori: «Così non possiamo più andare avanti. Senza dispositivi di sicurezza, sensori a infrarossi e telecamere è impossibile gestire la benchè minima tensione. Ogni pretesto per gli ospiti è quello giusto per alzare la voce o le mani: il pasto, la richiesta di medicinali senza controllo medico, cosa che peraltro è assolutamente vietata ed evitata, le sigarette. Tanti cercano il ricovero in ospedale per tentare la fuga e si feriscono da sè». Fortunatamente, dopo le fughe di immigrati fatte registrare nelle ultime settimane, saranno rafforzate le misure di prevenzione e vigilanza al Cie. Lo ha deciso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, e lo aveva ufficializzato in un summit a Gradisca lo stesso assessore regionale alla Sicurezza, Federica Seganti. Dopo aver ottenuto il via libera dal Viminale, la Prefettura sta completando le procedure per l’affidamento dei lavori di potenziamento delle difese passive della struttura gradiscana. In passato gli operatori avevano posto l’accento anche sulla carenza di personale. «Di giorno siamo al massimo in 6 ma la notte, il turno potenzialmente più pericoloso, capita spesso di operare anche soltanto in 3». Un organico che risale ancora alla fase in cui la struttura era stata adibita a Centro di prima accoglienza per fare fronte all’emergenza-Lampedusa. «Ma ora la situazione è completamente mutata. Senza forze dell’ordine saremmo perduti. Più volte Prefettura e Questura sono state sensibilizzate, ma non è cambiato nulla». Negli ultimi 12 mesi è netto in tutta la Penisola l’aumento delle proteste e dei tentativi di evasione dai Cie. Decisiva l’entrata in vigore della Legge 94 del 15 luglio 2009 che portato da 60 a 180 giorni il termine massimo di permanenza per chi vi è trattenuto. Ospiti e reti di associazioni antirazziste lamentano nei Cie scarsa assistenza e informazione, sovraffollamento, degrado o inadeguatezza delle strutture, stato di “costrizione”, la convivenza forzata tra pregiudicati e incensurati, la spesso impossibile coabitazione tra persone provenienti da Paesi diversi: tutte condizioni aggravate dal caldo di questi mesi estivi.
Marzo 17th, 2017 — General, Montagna
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
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Udine: 1000 studenti in corteo. E’ stata una manifestazione molto bella e spontanea con un’assemblea finale, in Piazza Venerio, durante la quale c’è stata una dozzina di interventi da varie scuole. |
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Dal Messaggero Veneto del 06/10/10
No Tav, il comitato non molla
BAGNARIA ARSA. I comitati No Tav vigileranno e segnaleranno alla Commissione Petizioni del Parlamento europeo se gli iter procedurali sul nuovo progetto Av/Ac, presenteranno passaggi poco chiari. Il 29 settembre c’è stata l’audizione, davanti alla Commissione Petizioni a Bruxelles, della petizione presentata dai comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia. A illustrare la petizione sulla tratta Trieste-Divaccia, è stato il firmatario, Gian Carlo Pastorutti, il quale ha chiesto un’ispezione per verificare eventuali irregolarità procedurali e l’effettivo coinvolgimento del territorio nella stesura del progetto. La presidente della Commissione, l’onorevole Mazzoni, ha affermato che, essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non ci sono le premesse per l’ispezione ma che comunque «verrà inviata una nota per invitare le autorità locali a promuovere una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere». Ha concluso ribadendo che il sottoscrittore della petizione potrà «ripresentarla se ci saranno elementi concreti di valutazione». La discussione, ha coinvolto la segretaria del Commissario Brinkhorst, un rappresentante della Commissione Ambiente, un componente della Commissione Petizioni e l’onorevole Antonio Cancian (Pdl), componente della Commissione Turismo. È stato confermato che il progetto Tav Trieste-Divaccia iniziato con l’amministrazione Illy, durato alcuni anni, che prevedeva un percorso “slalomistico”, e poi abbandonato, non ha beneficiato di finanziamenti della Comunità europea. Allora i No Tav, si chiedono: «Con che fondi è stato chi pagato?» Pastorutti, ricorda che la Comunità ruropea, nel piano di finanziamenti dei progetti Av/Ac 2007- 2013, aveva stanziato 50,7 milioni di euro per questa tratta, fondi che però non sono stati anticipati. Cancian, ha anche affermato il percorso nel Veneto, seppur il termine ultimo per la presentazione del progetto sia il 31 dicembre di quest’anno, non è ancora stato presentato. In merito all’incontro svoltosi a Bagnaria tra l’assessore Riccardi, i tecnici Rfi, il sindaco e la giunta per parlare dell’attraversamento della Tav sul territorio comunale, Pastorutti sottolinea come a Sgonicco la stessa cosa sia stata discussa in consiglio comunale alla presenza del pubblico. «Evidentemente a Bagnaria – dice – la trasparenza amministrativa non appartiene al sindaco, che però ha promesso che entro ottobre indirà un consiglio comunale non aperto, nascondendosi dietro il regolamento, invece che permettere ai cittadini di interloquire e rispondere del proprio operato. Cosa c’è da tener nascosto in questi grandi progetti di pubblica utilità che non saranno utilizzati dalla gente dei territori attraversati con impatti importanti e sicuramente pagati con i soldi dei contribuenti? Perché questo atteggiamento antidemocratico?» (f.a.