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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Messaggero Veneto MARTEDÌ, 17 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità
Un arresto, un ferito e due militari contusi nella struttura friulana
Rivolta di clandestini a Gradisca e Milano
Evasione di massa dal Cie goriziano. Stessa sorte in Lombardia e a Brindisi
LE CONSEGUENZE
IMMIGRAZIONE
Nella nostra regione in fuga undici stranieri, ripresi altri quattordici Gli inquirenti cercano eventuali collegamenti fra i tre avvenimenti
UDINE. Prima Brindisi, poi Gradisca d’Isonzo e Milano. Tre evasioni che sembrano avere un’unica regia, come quelle che si erano verificate meno di un mese fa, il 18 luglio, nei Cie del capoluogo lombardo e della città friulana. Dal Centro d’identificazione ed espulsione milanese la notte scorsa hanno cercato la fuga in 18 salendo sul tetto ma solo uno, un algerino, ce l’ha fatta; da quello friulano sono scappati in 25, ma 14 sono stati ripresi. A Brindisi erano fuggiti in 30 e in 20 sono stati rintracciati.
Undici immigrati fuggiti, uno arrestato, due militari contusi nel corso delle azioni di contenimento e un clandestino ricoverato al pronto soccorso di Gorizia con una frattura al polso sinistro. È il bilancio di un Ferragosto ad alta tensione al Cie di Gradisca dove, poco dopo le 17 di domenica, una settantina di ospiti della struttura ha inscenato una rivolta.
Un’azione palesemente pianificata e sviluppatasi su più fronti, con il chiaro intento di depistare le forze dell’ordine. Un primo gruppo di una cinquantina di immigrati, stando a quanto si è potuto apprendere, è riuscito a smontare una grata di ferro posta a protezione delle camerate e dotarsi di due spranghe con le quali, dopo aver forzato un lucchetto, si è riversato al cancello del campetto di calcio interno al Cie. Gli immigrati avrebbero, quindi, minacciato un’operatore dell’ente gestore della struttura, costringendolo a farsi aprire l’inferriata.
Nel frattempo circa venti immigrati, rimasti nelle camerate, sono saliti sui tetti del complesso, costringendo le forze dell’ordine a disperdersi lungo il perimetro della struttura.
Sempre utilizzando le due spranghe di ferro, gli immigrati entrati nel campetto di calcio sono riusciti a forzare un altro lucchetto e aprire il cancello secondario, trovandosi di fronte i militari, accorsi a protezione della recinzione perimetrale.
Inevitabile lo scontro, con 15 immigrati clandestini riusciti a scavalcare la recinzione e fuggire nella campagna retrostante. Tre i feriti nel corso dell’azione: due militari, rimasti leggermente contusi, e un tunisino, trasportato al pronto soccorso di Gorizia, dove gli sono state riscontrate una frattura al polso sinistro (subito ridotta dal personale medico isontino) e una ferita lacerocontusa alla mano. Poche ore dopo il nordafricano è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni.
Sul fronte lombardo Alberto Bruno, commissario della Croce rossa milanese, che gestisce via Corelli, è convinto che anche in questo caso siano state evasioni organizzate: «Si tratta di persone che hanno tutte un cellulare, che sono arrivate negli stessi periodi, e di uguale nazionalità» spiega. Evasioni e disordini diversi rispetto alle rivolte degli anni scorsi contro le condizioni di trattenimento, come quella del 14 agosto del 2009 che causò a Milano la condanna per danneggiamento e altri reati di 13 immigrati.
Nelle rivolte, i responsabili avevano cercato di avere la massima risonanza mediatica avvisando, in alcuni casi, i mezzi di comunicazione, mentre le fughe di questi giorni non sono state ovviamente preannunciate. C’erano stati danneggiamenti importanti, con l’incendio di materassi e la devastazione di arredi e suppellettili. Negli ultimi casi, i disordini sono invece apparsi più dei diversivi per distrarre le forze dell’ordine.
Il commisario della Cri non mette questi ultimi episodi in relazione a una presunta insufficienza strutturale dei Cie (almeno in quello di Milano non vi è sovraffollamento) e, per quanto riguarda la richiesta di aumento del numero di questi centri, spiega che si tratta di «una questione relativa alla politica di lotta all’immigrazione clandestina riguardo la quale la Croce rossa non può, nè vuole intervenire».
Infine il segretario provinciale del Siulp di Gorizia, Giovanni Sammito, si è detto infine preoccupato della «escalation di tentativi di fuga». «Purtroppo il Cie di Gradisca d’Isonzo – ha aggiunto il sindacalista – annovera una serie di primati: è uno dei Cie più costosi d’Italia, è il Cie secondo come dimensioni e numero di ospiti rispetto agli altri 13 che ci sono sul territorio nazionale, è un Cie che in proporzione ha meno uomini dedicati alla sicurezza della struttura».
16 agosto Repubblica
Gli incidenti nella notte di Ferragosto. Aperta un’inchiesta su 18 ospiti del centro
Un uomo di nazionalità algerina è scappato questa notte dal Cie (Centro di identificazione ed espulsione) in via Corelli a Milano nel corso di una rivolta che ha coinvolto in tutto 18 persone. Sei gli agenti del reparto mobile rimasti contusi nell’azione di contenimento e tre gli ospiti del centro trasportati in ospedale per contusioni agli arti inferiori.
I disordini sono cominciati intorno all’1.30 della notte, quando 18 persone, 17 delle quali nordafricane, sono salite sul tetto del Cie nel tentativo di fuggire. Nel corso della rivolta, tre reparti della struttura sono stati danneggiati. In frantumi i vetri delle finestre. Cinque in totale i nordafricani rimasti contusi nel corso dell’operazione di contenimento a opera degli agenti del reparto mobile della polizia, terminata intorno alle 2.15, tre dei quali trasportati in ospedale. Sempre per contusioni sono rimasti feriti anche sei poliziotti. Tutti e 18 gli ospiti sono stati denunciati per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.
L’ultima protesta risale a un meno di mese fa, lo scorso 18 luglio, quando una trentina di stranieri ospitati nel centro tentarono di fuggire e danneggiarono parti della struttura. Alla fine furono in tre, due marocchini e un tunisino, a guadagnare l’uscita e a dileguarsi.
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
| IL DANNO E LA BEFFA DEGLI OGM: FRIULANI ANCORA UNA VOLTA CAVIE DA LABORATORIO |
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Fidenato & Co. una cosa l’hanno capita, in Friuli è possibile “sperimentare” ciò che si vuole visto che gli amministratori di diverso ordine e grado sono sempre stati garanti nei confronti di inquinatori, devastatori e speculatori vari:
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo
MARTEDÌ, 17 AGOSTO 2010
UNA QUARANTINA DI IMMIGRATI SFONDANO UN CANCELLO E CERCANO LA FUGA
Evasione in massa per Ferragosto dal Cie di Gradisca
Immediata la caccia all’uomo: molti sono stati bloccati quasi subito ma cinque sono riusciti a dileguarsi
di LUIGI MURCIANO
GRADISCA Ferragosto con evasione al Cie di Gradisca. Una quarantina di immigrati nel tardo pomeriggio di domenica ha forzato con delle spranghe in ferro il lucchetto di un cancello che dà sul campo da calcio del centro immigrati. Sono stati sufficienti pochi secondi per consentire loro di riversarsi sul lato opposto all’ingresso e tentare di valicare le barriere che danno sulla campagna retrostante il Cie. Ben 25 clandestini, in massima parte tunisini, sono riusciti a scavalcare la recinzione. Di questi a varie riprese ne sono stati bloccati 20 (gli ultimi cinque solo a tarda sera, nel monfalconese), fra cui il tunisino che aveva forzato il lucchetto. Per i restanti 11 l’evasione è riuscita e a nulla sono valse le ricerche delle forze dell’ordine nelle zone circostanti la struttura di via Udine. Un immigrato nel tenativo di fuggire si è procurato la frattura di un polso, contusi anche due militari addetti alla sorveglianza, feriti in maniera lieve: uno di essi è stato ricoverato al nosocomio di Gorizia.
E quasi contemporanemanete a Gradisca, anche al Cie di Milano c’è stato un tenttaivo di evasione di massa: c’è l’ipotesi ache ci sia una regia unica che colleghi i due episodi come avvenne nel 18 luglio scorso. Con questa ennesima evasione sono ormai quasi 60 i clandestini riusciti ad evadere dal Cie gradiscano da maggio a oggi. Solo a maggio erano state tre le evasioni in neanche dieci giorni per un totale di 33 clandestini datisi con successo alla macchia. E a fine luglio riuscirono a dileguarsi altri 12 immigrati. Solo per citare i due clasi eclatanti. Dal 2006 ad oggi nel Cie di Gradisca sono stati cagionati danni per oltre 1 milione di euro. Durissima la condanna del sindacato autonomo di polizia, il Sap, che attraverso il segretario provinciale Angelo Obit ora chiede senza mezzi termini la chiusura del Cie di Gradisca. «Non vogliamo attribuire responsabilità precise, peraltro evidentissime, sull’accaduto – spiega Obit – ma chiediamo che nella struttura, che già opera con capienza ridotta a causa dei molteplici “buchi” attuati nel complesso con tentativi di evasione più che settimanali, venga finalmente messo un punto. La situazione è grottesca. Le molteplici falle oramai sono note, come pure l’inefficienza dei sistemi di sorveglianza. Ora lo Stato si dimostri concreto e chiuda una struttura che, se si vuole ancora funzionale, va ristrutturata rimuovendone i punti deboli».
«Così come è – attacca Obit – è poco più di un alloggio collettivo. Non serve fare leggi, in uno stato di diritto è necessario farle rispettare». Nella struttura dell’ex caserma Polonio si attende da oltre un anno l’intervento chiamato a rendere il centro di identificazione ed espulsione una struttura finalmente a prova di fughe e rivolte interne. Ovvero da quando – a seguito di una sommossa – venne messo totalmente fuori uso il sistema antifuga ad infrarossi. Quello che, per intenderci, aiuta le forze dell’ordine ad intervenire in pochi secondi in caso di tentativi di evasione. Ma l’intervento di ripristino dei sistemi di sicurezza dovrebbe prevedere anche altre migliorìe al Cie: su tutte la ricollocazione dei cosiddetti offendicula, la sezione ricurva in ferro inizialmente posizionata in cima alle recinzioni e rimossa nel corso del 2007 sulla base delle indicazioni fornite dall’allora commissione ministeriale De Mistura, che ne chiese l’eliminazione per ragioni «umanitarie». Terzo e ultimo intervento previsto, il potenziamento del sistema di telecamere a circuito chiuso, essenziali per la sorveglianza. Ebbene, niente di tutto questo è ancora avvenuto. Per la prima volta è stato installato un dispositivo a raggi x per la scannerizzazione della posta che ogni giorno viene inviata al Cie. Ancora fresco è il ricordo dell’esplosione del 22 dicembre scorso, quando un pacco preso in consegna dal direttore del centro, Luigi Dal Ciello, deflagrò senza causare fortunatamente feriti.
Dietro la fuga il sospetto di una regia comune
Gli attentati di dicembre e la sommossa del 18 luglio legano Gradisca e Milano
Sammito (Siulp): «Il personale in servizio è in pericolo»
di STEFANO BIZZI
GRADISCA Undici clandestini in fuga dal Cie di Gradisca d’Isonzo, uno da quello di Milano e un’altra decina da quello di Restinco (Brindisi). È il bilancio delle sommosse scoppiate nei tre Centri di identificazione ed espulsione la sera di Ferragosto. Il bollettino medico registra inoltre uno straniero con un polso fratturato nel Cie isontino e sei poliziotti e cinque immigrati contusi in quello lombardo. La regia comune che si era intravista lo scorso 18 luglio quando gli ospiti trattenuti nella struttura goriziana e in quella meneghina avevano agito in modo congiunto, ora appare ancora più chiara. Anche alla luce del doppio attentato di dicembre rivendicato dalla Federazione anarchica informale, le forze dell’ordine non escludono nessuna ipotesi e le ricerche dei fuggitivi proseguono, anche se con il passare delle ore è sempre meno probabile ritrovare gli immigrati.
A Gradisca d’Isonzo a tentare l’evasione sono stati una quarantina di stranieri, ma solo 25 sono riusciti a superare il muro di cinta della struttura di via Udine. Gli agenti di guardia ne hanno fermati subito otto, altri sei sono stati rintracciati nel corso della mattinata di ieri. I rimanenti 11 sono riusciti a dileguarsi facendo salire il conto degli immigrati fuggiti in quattro mesi a 60. Da maggio le evasioni di massa sono state cinque. «Nonostante l’abnegazione del personale, abbiamo il Cie più vulnerabile d’Italia – denuncia Giovanni Sammito, segretario provinciale del Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia -. Il ministro Roberto Maroni dovrebbe venire a vederlo. I tentativi di evasione e le rivolte sono settimanali. Gli atti di autolesionismo non si contano. Fino ad oggi siamo stati fortunati. Ma per la seconda struttura più grande d’Italia, ci sono pochi uomini. Ad oggi non ci sono state ancora vittime, ma siamo preoccupati. Il personale in servizio è in pericolo. C’è un’intensificazione preoccupante dei tentativi di fuga e le videocamere danneggiate non sono state riparate. Se non si risolvono i limiti del sistema di sorveglianza e non si mettono come previsto gli offendicula, la situazione non può essere risolta».
Sammito ricorda che le segnalazioni degli operatori rimangono inascoltate. «Il personale segnala i problemi – ricorda l’esponente del Siulp -, ma nessuno se ne occupa perché mancano i fondi. Più in generale, il Cie ha indebolito la sicurezza di tutto l’Isontino. Prima qualla di Gorizia era una provincia virtuosa, oggi è la cenerentola d’Italia. Tutti gli uffici devono fare i conti con i servizi del centro di Gradisca. Per le scorte ci sono agenti che da più di un anno aspettano i rimborsi dei soggiorni all’estero. Inoltre, entro il prossimo aprile, perderemo altri 25 uomini che, per il blocco delle assunzioni, non verranno sostituiti. Alla luce di tutto questo possiamo dire che Gorizia viene sacrificata in nome del Cie».
Richieste simili indirizzate al Governo arrivano anche dal presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese (Udc), che chiede al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, l’istituzione nel Centro di identificazione ed espulsione di Restinco di un posto fisso di polizia con almeno 25 agenti.
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Da Il Messaggero Veneto
Rivolta di clandestini a Gradisca e Milano
UDINE. Prima Brindisi, poi Gradisca d’Isonzo e Milano. Tre evasioni che sembrano avere un’unica regia, come quelle che si erano verificate meno di un mese fa, il 18 luglio, nei Cie del capoluogo lombardo e della città friulana. Dal Centro d’identificazione ed espulsione milanese la notte scorsa hanno cercato la fuga in 18 salendo sul tetto ma solo uno, un algerino, ce l’ha fatta; da quello friulano sono scappati in 25, ma 14 sono stati ripresi. A Brindisi erano fuggiti in 30 e in 20 sono stati rintracciati. Undici immigrati fuggiti, uno arrestato, due militari contusi nel corso delle azioni di contenimento e un clandestino ricoverato al pronto soccorso di Gorizia con una frattura al polso sinistro. È il bilancio di un Ferragosto ad alta tensione al Cie di Gradisca dove, poco dopo le 17 di domenica, una settantina di ospiti della struttura ha inscenato una rivolta. Un’azione palesemente pianificata e sviluppatasi su più fronti, con il chiaro intento di depistare le forze dell’ordine. Un primo gruppo di una cinquantina di immigrati, stando a quanto si è potuto apprendere, è riuscito a smontare una grata di ferro posta a protezione delle camerate e dotarsi di due spranghe con le quali, dopo aver forzato un lucchetto, si è riversato al cancello del campetto di calcio interno al Cie. Gli immigrati avrebbero, quindi, minacciato un’operatore dell’ente gestore della struttura, costringendolo a farsi aprire l’inferriata. Nel frattempo circa venti immigrati, rimasti nelle camerate, sono saliti sui tetti del complesso, costringendo le forze dell’ordine a disperdersi lungo il perimetro della struttura. Sempre utilizzando le due spranghe di ferro, gli immigrati entrati nel campetto di calcio sono riusciti a forzare un altro lucchetto e aprire il cancello secondario, trovandosi di fronte i militari, accorsi a protezione della recinzione perimetrale. Inevitabile lo scontro, con 15 immigrati clandestini riusciti a scavalcare la recinzione e fuggire nella campagna retrostante. Tre i feriti nel corso dell’azione: due militari, rimasti leggermente contusi, e un tunisino, trasportato al pronto soccorso di Gorizia, dove gli sono state riscontrate una frattura al polso sinistro (subito ridotta dal personale medico isontino) e una ferita lacerocontusa alla mano. Poche ore dopo il nordafricano è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni. Sul fronte lombardo Alberto Bruno, commissario della Croce rossa milanese, che gestisce via Corelli, è convinto che anche in questo caso siano state evasioni organizzate: «Si tratta di persone che hanno tutte un cellulare, che sono arrivate negli stessi periodi, e di uguale nazionalità» spiega. Evasioni e disordini diversi rispetto alle rivolte degli anni scorsi contro le condizioni di trattenimento, come quella del 14 agosto del 2009 che causò a Milano la condanna per danneggiamento e altri reati di 13 immigrati. Nelle rivolte, i responsabili avevano cercato di avere la massima risonanza mediatica avvisando, in alcuni casi, i mezzi di comunicazione, mentre le fughe di questi giorni non sono state ovviamente preannunciate. C’erano stati danneggiamenti importanti, con l’incendio di materassi e la devastazione di arredi e suppellettili. Negli ultimi casi, i disordini sono invece apparsi più dei diversivi per distrarre le forze dell’ordine. Il commisario della Cri non mette questi ultimi episodi in relazione a una presunta insufficienza strutturale dei Cie (almeno in quello di Milano non vi è sovraffollamento) e, per quanto riguarda la richiesta di aumento del numero di questi centri, spiega che si tratta di «una questione relativa alla politica di lotta all’immigrazione clandestina riguardo la quale la Croce rossa non può, nè vuole intervenire». Infine il segretario provinciale del Siulp di Gorizia, Giovanni Sammito, si è detto infine preoccupato della «escalation di tentativi di fuga». «Purtroppo il Cie di Gradisca d’Isonzo – ha aggiunto il sindacalista – annovera una serie di primati: è uno dei Cie più costosi d’Italia, è il Cie secondo come dimensioni e numero di ospiti rispetto agli altri 13 che ci sono sul territorio nazionale, è un Cie che in proporzione ha meno uomini dedicati alla sicurezza della struttura».
Marzo 17th, 2017 — General, Storia
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Umberto Tommasini: l’anarchico di Vivaro
30 anni fa, il 22 agosto 1980, moriva, all’età di 84 anni, l’anarchico Umberto Tommasini, friulano di nascita, triestino d’adozione e sepolto a Vivaro, il suo paese d’origine, il 24 agosto, con un corteo funebre anarchico e, ovviamente, anticlericale.
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Strana coincidenza oggi che, proprio a Vivaro, si consumano due orribili vicende; una quella della semina del mais OGM e l’altra quella dell’affacciarsi sulla scena di uno squallido gruppetto di furbacchioni che si autodefinisce “movimento libertario”, ma che in realtà è al servizio delle multinazionali della manipolazione genetica e della logica di profitto del terzo millennio, sempre più cinica e devastante.
A cura di Paolo De Toni. Continua…
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Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
MV PN 18 agosto
di Martina Milia
Nessuna contaminazione di Ogm, secondo la forestale regionale e dagli ispettori del ministero, nei campi limitrofi a quello sequestrato a Vivaro e distrutto dai no global. Sono i terreni in cui ora Giorgio Fidenato ammette di aver seminato mais Ogm. Ma il ministero delle Politiche agricole mette le mani avanti: «I risultati delle analisi commissionate si avranno a giorni».

MERCOLEDÌ, 18 AGOSTO 2010
Pagina 3 – Pordenone
Mais transgenico. Nuovi atti di protesta nei confronti della diffusione degli organismi geneticamente modificati
Segnaletica stradale contro i campi Ogm
Cartelli affissi nella notte a Fanna e Vivaro. Campo recintato per evitare altri blitz

Non si arrestano le iniziative di protesta per la presenza di mais Ogm nei campi di Fanna e Vivaro. Ieri si è proceduto a un’altra forma di protesta, meno eclatante rispetto agli striscioni in viale Treviso a Pordenone o alla distruzione da parte dei disobbedienti del campo di mais di Vivaro: lungo la viabilità che da Maniago conduce a Fanna, nella strada regionale 264, i cartelli stradali sono stati imbrattati con alcune scritte che evidenziavano la presenza di mais Ogm. Quasi invisibile per chi percorreva in automobile la strada, in concomitanza con l’insegna del Comune di Fanna, era stato apposto una sorta di cartello stradale con la scritta “Comune contaminato da Ogm”, mentre poco dopo una freccia indicava “Mais Ogm” nella direzione in cui si trova l’area di quattro ettari nelle adiacenze del Santuario di Madonna di strada.
Si è trattato di una protesta “sui generis”, quasi che si volesse dare un’indicazione per segnalare il campo Ogm per eventuali, future azioni da parte di gruppi organizzati sul modello di quello che è già accaduto a Vivaro. L’attenzione delle forze dell’ordine è a 360 gradi anche alla luce dell’azione compiuta la scorsa settimana a Maniago con la distribuzione di pannocchie davanti alla sede del Nip, della piscina e della sede della Forestale a Maniagolibero. Cartelli di protesta sarebbero stati visti anche sul ponte di Montereale e in centro a Fanna. Intanto proprio in quest’ultimo comune i proprietari hanno deciso di recintare il campo e cercare di dissuadere gli eventuali oppositori del mais transgenico. (l.v.)

MERCOLEDÌ, 18 AGOSTO 2010
Pagina 3 – Pordenone
Vanno a ruba i prodotti bio
Successo per l’iniziativa nella biblioteca multimediale
A ruba torte salate, zucchine, angurie a fette e marmellate di pere e zucca, nel chiostro della biblioteca civica a Pordenone. Entusiasta Gina Bagnariol, pordenonese con la coscienza ecologica. «Ho trovato la mia bio-cena – ha detto la prima cliente del banchetto “Prima Vera”, la comunità agricola che produce bio-verdure e frutta -. Sono una fan dei prodotti naturali».
In fila al banco della bio-verdura, anche Amabile Turcatel e Rita Orecchio. «Una buona iniziativa – hanno commentato le mamme – per avere garanzie su quello che si porta in tavola e si mangia». Pomodorini e melanzane in diretta dal campo al piatto e il bio-orto comunitario fondato da Silvano Lapietra con una cinquantina di soci fa bingo sull’integrazione sociale. In settembre saranno inseriti alcuni disabili dell’associazione Agrispe, nelle fila degli agricoltori della comunità Modo che è la sorgente di “Prima Vera”.
«In settembre la nostra azienda di comunità si aprirà al sociale – ha anticipato Lapietra -. Programmeremo gli inserimenti lavorativi di alcune persone svantaggiate, perché la nostra filosofia gestionale è l’inclusione e il servizio. In agenda autunnale ci sarà anche un convegno sulla bio-agricoltura, quella che rispetta i ritmi naturali della terra e che pratichiamo negli orti biologici delle Torrate e Cordenons».
Ogni 40 famiglie di associati si crea un posto di lavoro: l’adesione alla prima azienda agricola di comunità si può inoltrare via e-mail all’indirizzo associazione modo@libero.it, oppure telefonando al numero 3389332353. L’appuntamento con gli spuntini e bio-prodotti di “Prima Vera” in biblioteca è aggiornato al 23 agosto, dalle 18 in poi.
Chiara Benotti
MERCOLEDÌ, 18 AGOSTO 2010
Pagina 3 – Pordenone
«C’è oscurantismo nelle operazioni degli ambientalisti»
Campagnolo
Il blitz contro le viti sperimentali in Alsazia da parte degli attivisti francesi dimostra che l’Italia si sta mettendo alla testa di una caccia alle streghe che rischia di contagiare l’Europa.
«Stiamo assistendo al ritorno di un oscurantismo violento e senza limiti – ha commentato Duilio Campagnolo, presidente di Futuragra – e questa situazione è anche il frutto dell’atteggiamento pilatesco della Commissione europea in materia di biotecnologie, che invece di incentivare la ricerca e l’innovazione la sta di fatto lasciando in ostaggio di pochi folli che non sanno nulla di agricoltura».
«La distruzione dei vigneti sperimentali a Kolmar – continua – è un atto contro la scienza prima che contro l’agricoltura. E’ il momento che gli scienziati parlino e prendano una posizione forte, comunque la pensino sugli Ogm. Riguardo all’Italia, la risposta più forte che si possa dare per arginare questo ritorno al Medioevo agricolo è l’avvio di una convinta campagna di sperimentazione sugli Ogm. Rinnoviamo quindi al ministro Galan la nostra richiesta di firmare i protocolli di sperimentazione lasciati nel cassetto dal suo predecessore».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo del 18/08/10
Dalla massima sicurezza a struttura colabrodo
GRADISCA Da carcere di massima sicurezza per clandestini a prigione-low cost da cui evadere è diventato uno scherzo. E l’incredibile metamorfosi del Cie di Gradisca, struttura inaugurata nel 2006 e costata 17 milioni di euro. Appena 4 anni dopo, la credibilità del centro vacilla in maniera evidente. Sessanta evasioni riuscite in neanche tre mesi, almeno sei rivolte pesantissime, tensioni interne, operatori minacciati, continui episodi di autolesionismo, incendi, isolati casi di droga fornita agli immigrati dall’esterno. E danni stimati – dall’apertura a oggi – per almeno un milione di euro, tanto che la capienza è stata ridotta ben al di sotto di quella ufficiale (240 posti). IL SINDACO «Non ci facciamo alcuna illusione, ma continuiamo a dire che quel centro per noi non andava aperto e oggi andrebbe chiuso» commenta il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini, irritato e preoccupato per la ricaduta negativa su un piccolo centro come quello isontino. «La cittadinanza sta vivendo questa escalation di tensione con grande maturità ma anche con apprensione – dice – ma per quanto la vicinanza di Stato, Regione, Prefettura e Questura sia stata sinora costante, dico alle autorità che adesso devono starci ancora più vicine. Ma concretamente, con interventi corposi sia fuori che dentro il Cie. Lo devono sia alla nostra cittadina, che sta pagando un prezzo altissimo per una decisione totalmente calata dall’alto e che ha visto da sempre tutti contrari, sia a operatori e forze dell’ordine che lavorano in condizioni molto difficili». ESASPERATI Sul caso-Cie anche i sindacati di polizia infatti fanno quadrato: il centro immigrati va chiuso o quantomeno rimesso in sicurezza al più presto. Continue le denunce del Sap, giunte con l segretario provinciale Angelo Obit, è arrivata anche la decisa presa di posizione del Siulp con il referente territoriale Giovanni Sammito: «L’escalation di tentativi di fuga è preoccupante e con essa aumentano anche episodi di autolesionismo fra gli immigrati». E anche gli operatori hanno paura. Luigi Murciano
Clandestini, caccia aperta ancora per sei
di STEFANO BIZZI GRADISCA Sono ancora sei i clandestini irreperibili dopo la maxi-fuga di Ferragosto dal Cie di Gradisca d’Isonzo. A scavalcare il secondo muro di cinta dell’ex caserma ”Ugo Polonio” erano stati 25 immigrati: 8 erano stati subito fermati dagli agenti di guardia, altri 6 erano stati intercettati la mattina seguente dalle auto pattuglie e gli ultimi 5 erano stati rintracciati la stessa sera di lunedì nel Monfalconese. VERTICE Ieri mattina in Prefettura a Gorizia si è tenuta una riunione tecnica urgente alla quale hanno partecipato i rappresentanti istituzionali del Governo, quelli delle forze dell’ordine coinvolte nella sorveglianza e i vertici dell’ente gestore del centro d’identificazione ed espulsione isontino Connecting People. Nel corso del vertice è stato posto l’accento sul fatto che a breve saranno terminati i lavori di consolidamento e di ripristino , già autorizzati e finanziati dal Ministero dell’Interno, «per la messa in efficienza delle parti strutturali interne del centro che erano state danneggiate o asportate nel corso di precedenti tentativi di fuga». Tali lavori dovrebbero garantire «più adeguati standard di sicurezza». VIGILANZA Le forze di polizia, l’esercito e gli operatori sono stati invitati a collaborare in modo più efficace per garantire la prevenzione. Per questo ai primi segnali di tensione partiranno i blitz nelle camerate. Un pronto intervento che servirà a scongiurare ulteriori disordini o tentativi di fuga. «Il clima teso all’interno del Cie – spiega il viceprefetto vicario Gloria Allegretto – non dipende da attriti con le forze dell’ordine . Dipende da altro: dipende dal fatto che l’unico pensiero degli ospiti è quello di fuggire ». RETE È sempre più probabile che dietro alle fughe congiunte di Brindisi, Gradisca e Milano ci sia una regia unica. Secondo il Corriere della Sera la regia comune non sarebbe neppure così occulta come si è detto. Il sistema sarebbe ben radicato e le informazioni sarebbero «gestite» dall’esterno dai gruppi anarchici e no-global. REAZIONI «Fosse solo il Cie di Gradisca d’Isonzo a creare problemi, potremmo cercare di studiare dei sistemi per migliorarlo copiandoli dalle altre strutture del Paese – spiega l’assessore regionale alla Sicurezza Federica Seganti -. È evidente però che ad essere inadeguato alle esigenze di oggi è il sistema complessivo e va ripensato. Dobbiamo rivedere l’approccio perché i Cie non sono adeguati a contenere attività organizzate dall’esterno». «Le evasioni dai Cie avvenute in questi giorni, confermano che le nostre preoccupazioni per i tagli del Governo alle forze dell’ordine erano fondate», afferma invece il deputato Angelo Compagnon, coordinatore regionale dell’Udc del Friuli Venezia Giulia. «Da mesi – ricorda Compagnon – chiediamo un adeguamento sostanzioso di risorse umane e di mezzi per garantire davvero la sicurezza dei cittadini. Ci auguriamo che quanto avvenuto nel giro di 48 ore in più parti del Paese, con un tempismo e una concomitanza peraltro alquanto sospetti, induca l’Esecutivo a provvedere con misure urgenti». «La sproporzione tra il numero di agenti chiamati a vigilare nei Centri e quello degli immigrati ospiti di queste strutture – conclude Compagnon – era sotto gli occhi di tutti già da tempo. Per queste ragioni presenterò un’interpellanza urgente ai ministri dell’Interno e dell’Economia, rispettivamente per quanto riguarda la sicurezza e le risorse necessarie alle forze dell’ordine».
Dal Messaggero Veneto del 18/08/10
Rivolta al Cie, denunciato un operatore
GRADISCA. Un operatore dell’ente gestore del Cie di Gradisca è stato denunciato per favoreggiamento nel corso della rivolta scoppiata in via Udine a ferragosto. La notizia, confermata dalla Questura di Gorizia, è arrivata nel corso di un vertice straordinario svoltosi ieri mattina in Prefettura e convocato per fare il punto sui lavori di messa in sicurezza che a breve saranno terminati nella struttura. A denunciare il dipendente dell’ente gestore dei servizi interni (il consorzio cooperativistico trapanese “Connecting People”) del Centro di identificazione ed espulsione di via Udine è stata la Polizia, a seguito delle indagini avviate per ricostruire la dinamica della rivolta che aveva portato all’ennesima fuga di massa dalla struttura isontina, conclusasi con il ferimento di un immigrato e contusioni per due militari impegnati nelle operazioni di contenimento. La denuncia è scattata una volta visionate le immagini delle telecamere interne del Cie, in base alle quali sarebbe emerso un tardivo intervento dell’operatore nel chiudere il cancello d’ingresso del campetto di calcio. mancanza che ha consentito a una quarantina di immigrati di riversarsi nell’area e, da lì, raggiungere la recinzione esterna. Lunedì sera, intanto, 5 degli 11 fuggiaschi (tutti tunisini) sono stati intercettati dai carabinieri di Monfalcone nelle vicinanze dell’abitato di Pieris e, una volta identificati, riportati nel Cie gradiscano. Ancora in corso, invece, le ricerche degli ultimi 6 fuggiaschi. A seguito dei nuovi disordini nella struttura isontina, ieri mattina è stato convocato in Prefettura a Gorizia un summit alla presenza dei vertici della stessa, della Questura, dei comandi provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, dell’Esercito preposto alla vigilanza esterna del Cie e del consorzio “Connecting People”. «Una riunione tecnica di coordinamento – si legge nella nota diramata dalla Prefettura goriziana – dove è stato posto l’accento sul fatto che a breve saranno terminati i lavori già autorizzati e finanziati dal Ministero dell’Interno di consolidamento e ripristino per la messa in efficienza delle parti strutturali interne al Centro che erano state danneggiate o asportate nel corso di precedenti tentativi di fuga. Tali lavori assicureranno più adeguati standard di sicurezza all’interno del Cie». Nel corso della riunione è stata ulteriormente ribadita la massima collaborazione tra le forze di Polizia, gli appartenenti alle forze armate e gli operatori dell’ente gestore, al fine di garantire tutta la possibile attività preventiva. A questi ultimi è stata raccomandata la più efficace vigilanza all’interno delle camerate e l’attenzione per la percezione anche dei minimi segnali di tensione, anomalie o segnali premonitori, in modo da poter allertare con immediatezza le forze dell’ordine per un pronto intervento atto a scongiurare disordini e ulteriori tentativi di fuga». (ma.ce.)
«Gradisca non può continuare a pagare per tutti»
Il sindaco GRADISCA. «Ringraziamo Stato e Regione per quanto finora hanno fatto per la nostra comunità, mostrando sempre grande sensibilità nei confronti delle nostre problematiche, ma a loro chiediamo ulteriori sforzi, perchè Gradisca è pesantemente danneggiata, nella sua stessa identità, dalla presenza del Cie». Alla luce dei nuovi disordini al Centro di identificazione ed espulsione di via Udine, tornato agli onori della cronaca nazionale dopo la rivolta di Ferragosto, è il sindaco Franco Tommasini ad alzare la voce lanciando una richiesta di aiuto a Stato e Regione e parlando apertamente di una Gradisca «che sta pagando per tutti. L’unico Cie del Triveneto lo ospitiamo noi, una cittadina di nemmeno 7 mila anime, un peso rivelatosi da subito insostenibile. Sarebbe oltremodo riduttivo, e poco obiettivo, considerare la preoccupante sistematicità con cui i disordini si susseguono nella struttura come un semplice danno all’immagine di Gradisca. Siamo una cittadina che ha sempre vissuto sul turismo e sul commercio e questa pubblicità, estremamente negativa, che ci sta facendo il Cie di via Udine sta pesantemente intaccando la nostra economia, oltre che la nostra quotidianità. É un dato che non può più essere ignorato: Gradisca non può continuare a pagare, sulla propria pelle, per tutti. Per questo chiediamo a Stato e Regione ulteriori aiuti, non credo sia presuntuoso affermare che Gradisca, per quello che sta vivendo, vanta un credito nei confronti di tali istituzioni». Un credito, nessuna compensazione. Lo ribadisce con forza il primo cittadino gradiscano, il cui pensiero va immediatamente ai suoi concittadini. «Li invito a stare tranquilli, la situazione al Cie è sotto costante monitoraggio e siamo sistematicamente in contatto con Prefettura e Questura, che si sono sempre mostrate sensibili nei nostri confronti e alle quali non abbiamo mai smesso di denunciare le nostre preoccupazioni e – inutile negarlo – frustrazioni per quanto sta accadendo. Come amministratori, tuttavia, ci sentiamo ancora una volta in dovere di elogiare pubblicamente i nostri concittadini per la serietà, la serenità e la civiltà con cui stanno affrontando, quotidianamente, queste problematiche, di non facile soluzione. Era facile prevedere che saremmo arrivati a questo punto, lo si sapeva benissimo già cinque anni fa ma questo non ci impedisce di chiedere ancora a gran voce la chiusura del centro di via Udine: non abbiamo cambiato opinione, anche se sappiamo che resta estremamente difficile veder soddisfatta la nostra richiesta. Riteniamo sia doveroso, in ogni caso, che la struttura venga quantomeno messa in sicurezza, che si ponga fine a questa situazione insostenibile, anche se restiamo convinti che il vero problema sia a monte, non può essere risolto una volta che gli immigrati sono arrivati qui». (ma.ce.)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo del 19/08/10
Gradisca, Centro immigrati blindato. E i dipendenti temono per il futuro
di STEFANO BIZZI GRADISCA «No comment». «Non possiamo parlare, ordini della Prefettura». Alle 7, alle 15 e alle 23 di ogni giorno della settimana c’è il cambio del turno. È l’unica occasione per avvicinare gli operatori che lavorano all’interno del Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo e farsi raccontare quanto accade all’interno del Cie. Dalla struttura di via Udine scappano però solo gli immigrati. Gli operatori dell’ente gestore non si lasciano sfuggire neppure una parola. Non possono: l’ordine è quello di non parlare. Soprattutto con i giornalisti. Quello che succede all’interno dell’ex caserma ”Ugo Polonio”, deve rimanere all’interno. Entrare per verificare la situazione dopo la fuga di Ferragosto è impossibile. L’ultima nostra visita risale allo scorso 22 dicembre, ma la richiesta alla Prefettura era stata presentata a settembre: subito dopo l’aggressione subita da due operatori. Il portoncino d’accesso in acciaio è azionato dal corpo di guardia che dalle telecamere di sorveglianza controlla ciò che succede sul piazzale esterno. Alle 15.15 arriva il vicedirettore Vittorio Isoldi. È come sempre cortese, ma come sempre è anche risoluto nella sua posizione. «Non posso rilasciare dichiarazioni, mi dispiace», dice prima di scomparire all’interno del Cie. Se il numero due non parla, magari lo fa il numero uno. Proviamo a chiedere un appuntamento con il direttore Luigi Del Ciello. Magari all’esterno dato che pensare di mettere il naso oltre al muro di cinta è utopia. Ci avviciniamo al citofono. Prima ancora di premere il pulsante, il portone si apre automaticamente. La sorpresa è grande. Dura però un solo istante. Al primo passo in avanti si richiude. Evidentemente si stava spalancando non per fare entrare noi, quanto per fare uscire gli operatori smontanti o gli ospiti del Cara (in attesa che la loro domanda venga esaminata dalla locale Commissione territoriale , i richiedenti asilo possono andare e venire a proprio piacimento). Appena gli agenti in servizio si accorgono dalle telecamere che stiamo per violare la soglia, la porta si richiude. Ci riproviamo. Suoniamo, ma non risponde nessuno. All’interno sanno benissimo chi siamo e cosa vogliamo e sanno altrettanto bene che non possono soddisfare le nostre richieste. Per evitare di dover dare spiegazioni, decidono di non giocare neppure la partita. Se gli operatori non parlano di quello che succede all’interno, difendono però in modo compatto il collega algerino denunciato dalla Questura per aver favorito la sommossa e la fuga. «Ho visto il video – assicura uno dei lavoratori con la maglietta arancione -. Lui non c’entra nulla. Loro erano organizzati militarmente. Lo hanno distratto tenendolo occupato e hanno agito dall’altra parte. Ha fatto quello che facciamo tutti. È capitato a lui, ma al suo posto avrebbe potuto esserci chiunque. Siamo tutti con lui». «Noi non abbiamo compiti di polizia – ribatte un altro dipendente di Connecting People -, di fronte a questi episodi noi possiamo solo allargare le braccia. Non dimentichiamo che sono persone che si trovano qui per aver commesso un reato, sia solo quello di immigrazione clandestina». «Non dimenticate – aggiunge un terzo – che quando scappano urlano: ”Se ti avvicini ti ammazzo”». Intanto sulle prese di posizioni politiche legate alle richieste di chiusura c’è un dipendente che ricorda: «Non siamo poliziotti: se chiude il Centro non verremo trasferiti ma andremmo a casa con i nostri mutui e con i nostri problemi. L’etica è una altra cosa: Connecting Pepole la sta affrontando con in testa la Persona, non l’Avanzo di galera, che spesso è un disgraziato di 20-25 anni. I Cie ci sono, bisogna gestirli. La cittadinanza di Gradisca non è stata mai in pericolo: anzi. L’indotto gradiscano esibisca le fatture emesse a Connecting People e il Comune dica a quanto ammonta lo stipendio degli impiegati extracomunitari ospiti. Vi assicuro che è un businness e molto redditizio».
Dal Messaggero veneto del 19/08/10
Cie, lavori per 100 mila euro
GRADISCA. I lavori di consolidamento e ripristino dell’efficienza delle parti strutturali interne danneggiate nel corso dei disordini precedenti alla rivolta di ferragosto, annunciati martedì al termine del vertice sulla sicurezza svoltosi in prefettura a Gorizia, rappresentano solo un primo capitolato d’intervento per il Cie di via Udine. A confermarlo è stato l’ufficio di gabinetto della stessa Prefettura isontina, ricordando come i lavori più corposi devono ancora ottenere il via libera dal Viminale. «Nell’immediato si provvederà alla sostituzione dei lucchetti forzati, a rimettere a posto le grate forzate, le sbarre che sono state rimosse dalle porte e a rimpiazzare le vetrate antisfondamento ormai compromesse. Si tratta, in definitiva, di lavori di ripristino in efficienza delle strutture essenziali. Un intervento più corposo, comprensivo del ripristino dei cosiddetti “offendicula” (gli spuntoni ricurvi posizionati in cima alle recinzioni e rimossi nel 2007, ndr ), della sistemazione degli impianti di rilevamento a infrarossi e delle telecamere, invece, rientrano in un secondo capitolato, ovviamente più costoso. Il preventivo si aggira, in questo caso, sui 100 mila euro, ma deve essere ancora finanziato dal ministero dell’Interno, nonostante da tempo (da fine 2008, ndr ) ne sia stata accertata la necessità». Ritardi recentemente finiti nel mirino dei sindacti di Polizia, che a più riprese avevano denunciato come il Cie di Gradisca operi ormai in condizioni di «assoluta inefficienza strutturale, il complesso è ormai un colabrodo». (ma.ce.)
In fuga dal Cie di Trapani fallito un tentativo a Cagliari
ROMA. Si moltiplicano i tentativi di fuga dai Centri per immigrati in questi giorni di agosto. Nei giorni scorsi è accaduto nei Cie di Brindisi, Milano e Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Cagliari. Ieri è stata la volta del Cie di Trapani. Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ribadisce che presto saranno aperte altre strutture; critica l’opposizione che parla di «propaganda». A Cagliari il tentativo di evasione è avvenuto lunedì scorso. Protagonisti otto extracomunitari che hanno forzato una finestra al primo piano del centro, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. C’è stata quindi una piccola rivolta con il danneggiamento di arredi, porte e finestre. A Cagliari è ospitato attualmente circa un centinaio di clandestini giunti in Sardegna nelle ultime settimane con alcune barche provenienti dal Nord Africa. Fuga riuscita, invece, per una decina di immigrati dal Cie di Trapani, nella notte scorsa. Otto sono stati però già bloccati e riportati all’interno della struttura. Secondo una prima ricostruzione, gli extracomunitari si sarebbero calati da una finestra. Durante la fuga alcuni di loro sarebbero anche rimasti feriti, come testimoniano tracce di sangue trovate dagli investigatori nei pressi del Centro. Il sottosegretario Mantovano ha commentato gli episodi ricordando che «il periodo estivo è ogni anno quello in cui si registrano i maggiori tentativi di fuga. È l’esito di una tensione che deriva dalle caratteristiche della struttura». L’obiettivo, ha aggiunto, «è di aprire in qualche mese dei Cie anche in regioni densamente popolate come la Campania, il Veneto, la Toscana e il Piemonte, dove fino a questo momento non è stato possibile». Per Felice Romano, segretario generale del sindacato di Polizia Siulp, «queste fughe sono dovute al sovraffollamento dei Cie. Purtroppo rispetto alle intenzioni preannunciate dal governo di costruire un Cie per regione, l’obiettivo non è stato raggiunto: i pochi centri esistenti sono troppo pieni». Dura anche l’opposizione. L’annuncio di Mantovano sulla costruzione di nuove Cie, ha detto Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza del Pd, «non è il primo e non sarà l’ultimo. Per adesso mancano però gli atti. Di annunci ne abbiamo già sentiti molti». Sulla stessa linea Fabio Evangelisti (Idv), che definisce «pura propaganda» le parole di Mantovano. «L’apertura dei Cie, infatti – ha osservato – non rappresenta la risposta più efficace contro l’immigrazione clandestina. Sarebbe urgente, piuttosto, andare a colpire le grandi organizzazioni criminali che la gestiscono». La replica alle critiche è affidata a Margherita Boniver, presidente del Comitato Schengen. «I Cie – ha sottolineato – ci sono e per lo più funzionano come dovrebbero. Sono un indispensabile strumento per la migliore regolazione possibile dei flussi di clandestini».
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
19 agosto

Dopo il vertice del 31 marzo 2009, la commissione Grandi rischi della Protezione civile disse che il sisma non ci sarebbe stato. Richiesta di risarcimento record alla Presidenza del consiglio cui fa capo il dipartimento guidato da Bertolaso
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Marzo 17th, 2017 — General, No OGM

MV SABATO, 21 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità
Ogm, ordinata la distruzione del campo
La Procura conferma il reato. Il ministero minimizza: nessuna contaminazione nei fondi vicini
IL CASO DI FANNA
GreenPeace: il ministro fa riferimento a un limite che vale per alimenti e mangimi, non per i semi Intanto Giancarlo Galan chiede altri campionamenti a supporto delle linee guida per la coesistenza

di RENATO D’ARGENIO
PORDENONE. La Procura conferma il reato, il ministero minimizza e Giorgio Fidenato, il propietario dei campi di Vivaro e Fanna coltivati a mais Ogm, esulta. Ieri la Procura della Repubblica di Pordenone ha chiuso le indagini sulla presenza di mais Ogm in un campo di Fanna. Il procuratore Luigi Delpino ha inoltrato al Gip la richiesta di un decreto penale di condanna e della distruzione del campo seminato con mais transgenico non autorizzato in Italia.
Un decreto che non sembra preoccupare Fidenato – che fino a ieri non aveva ricevuto alcuna comunicazione ufficiale («Il mio legale ha appreso in Tribunale che prima di lunedì non potrà consultare gli atti. Comunque, daremo battaglia davanti al Gip e siamo persuasi di poter essere prosciolti») – intenzionato a ricorrere e, con l’allungamento dei tempi giuridici, pronto anche a raccogliere e vendere il mais di Fanna. Il decreto penale di condanna prevede per l’imprenditore una sanzione pecuniaria e la distruzione del mais biotech. Ora, però, si attendono le decisioni del Gip, chiamato a valutare la richiesta del Pm.
Ma mentre la procura di Pordenone confermava il reato, sempre ieri il Ministero delle Politiche Agricole, con una nota, ha comunicato i risultati delle analisi di 30 campioni effettuati sui campi limitrofi a quelli coltivati a Ogm: «Nessuno dei campi di mais in Friuli vicini a quelli dove è stato seminato mais geneticamente modificato presenta quantità di mais Ogm superiore ai limiti di legge – specifica il Ministero –. Su trenta campioni effettuati, 15 risultano negativi, mentre altri quindici risultano positivi alla presenza dell’evento Mon810, ma in percentuali inferiori allo 0,9%, che costituisce il limite stabilito dal regolamento comunitario, oltre il quale gli alimenti e i mangimi sono considerati, tecnicamente e giuridicamente, geneticamente modificati». Il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha comuqnue incaricato il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra) di effettuare ulteriori campionamenti ed analisi, per acquisire gli elementi scientifici da utilizzare, in accordo con la Regione Friuli Venezia Giulia e le altre Regioni, anche a supporto dell’adozione delle linee guida sulla coesistenza. In ogni caso, la produzione su cui sarà riscontrata la presenza di Ogm sarà utilizzata unicamente per la ricerca.
Una nota – quella del Ministero – che ha scatenato la reazioni di GreenPeace («In base alle norme europee il limite dello 0,9% vale per alimenti e mangimi. Non esiste nessuna soglia di tolleranza per le sementi, che devono essere Ogm-Free») e delle 27 associazioni che formano la “Task Force per un’Italia libera da Ogm”: «La conclusione delle indagini conferma che c’è stata una violazione della legge e i campi illegali vanno distrutti. Tuttavia non possiamo ancora dire che sia stata ristabilita la legalità: in primo luogo dobbiamo attendere le decisioni del Gip, che ci auguriamo accolga il decreto e ci auguriamo lo faccia al più presto; in secondo luogo non possiamo non esprimere il nostro disappunto per quanto è scritto nella nota del Ministero. Non possiamo accettare che il Ministero tenda a minimizzare questa vicenda e per di più lo faccia in contemporanea con la chiusura dell’indagine e prima della decisione del Gip».
MV SABATO, 21 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità
I tre dubbi delle 27 associazioni
Italia libera da biotech
ROMA. «Dopo le dichiarazioni equivoche del Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, chiediamo di fare immediata chiarezza in merito ai risultati delle analisi sulla presenza di Ogm in Friuli». È quanto afferma la “Task Force per un’Italia libera da Ogm” composta da 27 organizzazioni – Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Amab, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, Cna alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Greenpeace, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Legambiente, Movimento difesa del cittadino, Slow Food, Unci, Vas e Wwf – nel chiedere al ministro di rispondere a tre quesiti sui risultati delle analisi condotte nei campi in Friuli. Questi i tre punti sollevati dalla task force.
1) Sono Ogm o meno i campi nei quali è stata autodenunciata la semina con mais geneticamente modificato proibito dalla legge italiana?
2) La presenza nei terreni confinanti di 15 campioni contaminati su 30 è una preoccupante enormità considerando che la contaminazione è avvenuta da un solo campo ed in solo anno. È necessario chiarire se le analisi sul mais coltivato in questi terreni sono state fatte sui nuovi semi o sulle piante? Ed inoltre quante piante sono state contaminate considerato che una pianta non è modificata in percentuale, ma è tutta Ogm o non lo è?
3) Sulla base di quale norma il ministro intende destinare alla ricerca i campi di mais risultati seminati illegalmente con mais geneticamente modificato vietato in Italia? Ovvero se ritiene che la sperimentazione possa partire dall’illegalità?
MV SABATO, 21 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità
«Adesso è ufficiale: la commistione delle due colture in Fvg è possibile»

Il proprietario
di DAVIDE FRANCESCUTTI
PORDENONE. Grida vittoria Giorgio Fidenato, l’imprenditore di Arba che ha aperto la strada agli Ogm in Friuli Venezia Giulia: il ministero dell’agricoltura ha reso noto che nei campi vicini ai suoi non c’è stata contaminazione di mais geneticamente modificato. «Quindi la commistione delle due colture nella nostra regione è possibile», ha esultato Fidenato, attaccando poi l’assessore regionale all’agricoltura Claudio Violino che «aveva sostenuto il contrario». Il procedimento legale riguardante i suoi campi è ancora lungo, ricorda l’imprenditore (lunedì il suo legale potrà finalmente consultare la richiesta della procura di Pordenone di distruzione del campo che ha a Fanna), ma oramai siamo alla fine di agosto e tra un po’ il mais sarà da raccogliere. Intanto qualche pannocchia Ogm lui se la è già mangiata («sono sane, senza pesticidi», sottolinea), ma il grosso del raccolto è già stato prenotato: «un allevatore locale – rivela – vuole comprarlo tutto per usarlo come mangime per le sue bestie».
Quale tipo di animali? E dov’è questo allevamento? Fidenato non vuole aggiungere altro, ma mentre all’orizzonte si profila già un “caso” mangimi Ogm, meglio ripartire dai 30 campioni di mais che il ministero ha fatto prelevare nei campi contermini ai suoi: 15 sono risultati negativi, altrettanti hanno evidenziato la presenza del mais transgenico Mon 810, ma in percentuali inferiori allo 0,9 per cento, e quindi, secondo il regolamento comunitario, non sono stati contaminati. «Ma contaminazione non è un termine corretto – ribatte Fidenato –, perchè l’Ue parla sempre di commistione tra le due colture. E tale commistione è possibile anche nella nostra regione, nonostante quanto affermato dall’assessore Violino, per il quale la vicinanza di campi dalle dimensioni ridotte e il regime dei venti avrebbero portato a una generale dispersione degli Ogm. E Zaia, allora ministro dell’agricoltura, su quanto detto da Violino si era basato per il suo “no”».
Ora, però, ministro è Giancarlo Galan, il quale ha ordinato ulteriori analisi per acquisire nuovi elementi scientifici. I campi con mais Ogm, ha aggiunto il ministero, saranno utilizzati poi unicamente per la ricerca. «Sono contento che Galan allarghi le vedute alla ricerca scientifica – ha replicato Fidenato –, ma il campo è mio e avrei anche degli interessi economici da tutelare». Fidenato ha infatti intenzione di ricorrere contro la richiesta della procura di distruzione del suo campo. E con l’allungamento dei tempi giuridici, il raccolto a Fanna molto probabilmente si farà. «Andate a vedere altri campi di mais – ha concluso – invasi dalla piralide e riempiti di pesticidi. Il mio mais invece è sano, e come detto già un allevatore vuole comprarlo».
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash