![]() |
L’AQUILA: una tessera del mosaico del Golpe berlusconiano Torna il Popolo delle Carriole. Clicca sulla foto |
Entries Tagged 'General' ↓
AQUILA/ Torna il Popolo delle Carriole
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
NO TAV + altro/ Iniziativa a Portogruaro il 20 marzo
Marzo 17th, 2017 — General, Noi

Ultima Frontiera? Ma non si accontentano di bere …
Marzo 17th, 2017 — Fascisti carogne, General
.. un numero imprecisato di birre ( lo dicono e lo rivendicano su facebook e perfino nell’articolo del MV!), come se l’alcool non fosse una droga! Questi in realtà si sono bevuti anche il cervello e da un pezzo.
Appena viene smascherato il trucchetto di usare i testi delle canzoni per fare propaganda nazi-fascista ecco che corrono ai ripari negando le loro stesse parole e si fanno scudo con l’armamentario dell’ideologia “non conforme” fascio-alcolica, prseudo-creativa ed esaltata.
Poi però dopo aver bevuto fiumi di birra, ed esaltato la più schifosa ideologia della storia, dicono che loro sarebbero i puri (cioè la razza pura).
Viene da chiedersi: e a chi si sarebbero rivolti per certificare la “purezza” dei loro ideali e del loro modus vivendi?
Forse al loro amico David Irving ? Lo “storico” negazionista che per poche sterline certifica tutto, anche che non sono mai esistiti i forni crematori?
Sappiamo che questi nazistelli da stapazzo cercano un duce che li guidi, ma non lo trovano.
Sinceramente, per loro, è senz’altro meglio così perché non sono neanche in grado di professare il loro fascismo di merda fino in fondo; una volta messi alle strette cominciano ad abiurare.
Benito non sarebbe troppo contento di loro.
Sono solo dei p………..i, … e gli piace troppo la birra!
Messaggero Veneto DOMENICA, 07 MARZO 2010 Pagina 12 – Udine

La band si difende: parliamo di valori sani
Ajello
AJELLO. «Nelle nostre canzoni parliamo di amor patrio, di tradizione (visione spirituale della vita), di sani valori come onore, coraggio, lealtà, onestà, fedeltà, di virtù eroiche che sono punti di riferimento che aspiriamo e cerchiamo d’incarnare; lanciamo messaggi contro l’usura, la globalizzazione e tutti i suoi servi». Il gruppo musicale Ultima frontiera, al centro delle polemiche politiche per un concerto in programma ad Ajello (è stata anche presentata un’interrogazione del Pd alla giunta regionale), interviene sulla vicenda e difende la propria attività musicale. «Siamo colpevoli di non essere conformi, di lanciare messaggi che non fanno comodo ai potenti, che denunciano la realtà delle cose senza mezzi termini e con cuore puro; siamo colpevoli perché non siamo né di destra, né di sinistra, perché siamo ribelli, liberi e non serviamo nessun padrone – afferma la band in un comunicato – ma solo un idea che è al di sopra di ogni ideologia».
«Siamo accusati di essere estremisti e nostalgici perché abbiamo parlato in qualche canzone (forse 2 pezzi su un repertorio di 50 brani!) di un periodo storico in modo diverso da questa persona che ci accusa – continua la nota – Non abbiamo paura di dire che ci sono aspetti del Ventennio che ammiriamo, perché siamo liberi da schemi, perché non siamo come chi ci accusa, incagliati nel passato: perché siamo già futuro, o meglio ancora presente».
Secondo la band “Ultima frontiera”, «è stata inoltre presa una frase di un brano e la si è fatta vedere come faceva comodo; andrebbe scritta tutta la canzone per capire che non si incita alla violenza e all’odio razziale, ma al contrario si è voluto denunciare il fatto che se si lascerà che il nostro paese venga invaso dall’immigrazione clandestina, si finirà nel caos e nella violenza (canzone scritta 10 anni fa e che purtroppo si è rivelata premonitrice). La canzone continua dicendo che la nostra Europa non è né classi, né capitali, né banche, ma solo cavalieri di nobili ideali. Altre canzoni parlano di divertimento, birra, spirito goliardico e di donne e uomini veri; una canzone è dedicata a un patriota mistico rumeno che voleva cambiare la classe politica corrotta con uomini dall’animo puro, mentre un’altra canzone è dedicata al popolo Karen che in Birmania lotta per la sua identità contro la droga (che da lì arriva fino a noi) e perciò massacrato dall’esercito birmano».
TRIESTE: 25 anni fa Pedro veniva assassinato…non dimentichiamo!
Marzo 17th, 2017 — General, Informazione
Esattamente 25
anni fa Pietro Greco detto “Pedro” militante dell’autonomia padovana, latitante a causa di una delle tante inchieste repressive contro i movimenti di quegli anni, veniva ucciso a sangue freddo da una squadra mista di agenti dei servizi segreti e della Digos mentre usciva di casa, al portone al numero 39 di via Giulia a Trieste. Pedro era disarmato ed è stato vigliaccamente ucciso in strada. Per ricordarlo quest’oggi alcuni compagni/e hanno affisso una targa e messo dei fiori sul portone di via Giulia luogo dell’omicidio. Targa che non ricorda solo Pedro ma tutti/e le vittime della violenza dello stato. Nonostante la targa sia stata staccata dopo poco tempo i fiori sono rimasti e altri ne sono arrivati nel corso della giornata. Nel tardo pomeriggio una nuova targa con lo stesso testo è stata riaffissa sul portone. Nella zona anonimi hanno anche affisso dei volantini per ricordarlo.
I compagni e le compagne
PORDENONE: Disumanità, presidio contro la chiusura dell’ambulatorio per clandestini e in solidarietà ai migranti
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
ORE 16.30
P.tta Cavour PORDENONE
DISUMANITA’
VOGLIONO CHIUDERE GLI AMBULATORI
PER IMMIGRATI IRREGOLARI
CIOE’ VOGLIONO NEGARE LE CURE
E LA POSSIBILITA’ DI AVERE SALVA LA VITA
A PERSONE CHE NON HANNO UN
PERMESSO DI SOGGIORNO OPPURE
PERCHE‘ GIA’ SCADUTO.
QUESTA ABERRAZIONE, FRUTTO DI
UN DISEGNO POLITICO GENERALE
A SFONDO RAZZIALE STA INDUCENDO
MOLTE DONNE, UOMINI E ADDIRITTURA
FAMIGLIE INTERE A NON CURARSI PER
NON RISCHIARE DI ESSERE ESPULSI O
RINCHIUSI NEI C.I.E (LAGER PER IMMIGRATI)
STA ACCADENDO ANCHE A PORDENONE !
POCHI GIORNI FA UNA RAGAZZA DI 22 ANNI
HA RISCHIATO DI MORIRE IN MODO ATROCE
PER LA PAURA DI ESSERE DENUNCIATA IN
QUANTO IRREGOLARE.
SOLO PERSONE ORRENDE POSSONO RESTARE INDIFFIRENTI
ED ESSERE COMPLICI DI TALI LEGGI.
INDIGNATI, PARTECIPA, ATTIVATI:
FERMIAMO LA LEGA
FERMIAMO IL FASCISMO!
Aperto a tutti, microfono libero
Inziativa Libertaria
ARIA/ Cosa si respira in classe?
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Pordenone: contro la chiusura dell’ambulatorio per clandestini (Rassegna stampa)
Marzo 17th, 2017 — General, Sciopero dei migranti
Messaggero Veneto di Pordenone
Due africane salvate in extremis a Pordenone: temevano la denuncia dei medici

PORDENONE. Sono già due, due storie clandestine di aborto e disperazione provocate dalla paura di rivolgersi all’a mbulatorio di via Montereale per ricevere aiuto e assistenza. Due giovani donne salvate in extremis e che hanno rischiato di morire. «Forse a qualcuno non interessa, ma a noi sì. Era già accaduto» racconta Gabriel Tshimanga, uno dei due medici che garantiscono assistenza agli “irregolari” in città.
Qualche tempo fa a una giovane donna africana che era rimasta incinta e aveva abortito in casa ricorrendo a dei farmaci, forniti chissà da chi, erano sopravvenute complicazioni. La ragazza era arrivata a Pordenone per cercare lavoro dalla Sardegna, e siccome era troppo spaventata per rivolgersi al nostro ambulatorio, «è tornata in quella regione per farsi medicare ed è stata ricoverata con urgenza».
Pochi giorni fa il secondo episodio: un’altra giovane donna straniera ha fatto ricorso a medicinali per procurare l’aborto, salvo trascorrere poi i dieci giorni successivi alle prese con dolori atroci. Solo l’intervento del dottor Tchimanga, avvertito della situazione, ha impedito che per questa donna non ci fosse più scampo. Si è recato nella casa dove la ragazza risiedeva, l’ha caricata in auto e l’ha portata al Santa Maria degli Angeli dove è stata curata.
Gli aborti clandestini, tra le donne extracomunitarie, non sono poi molto diversi dalle interruzioni di gravidanza che, fino a qualche anno fa – e forse anche adesso – si praticavano con l’aiuto delle “ mammane” o di pozioni-miscuglio di medicinali prescritti per altre patologie ma che sono anche in grado di indurre l’aborto. E ora queste donne «praticano le interruzioni di gravidanza “fai da te” – prosegue il medico -, assumono dosi eccessive di aspirina o di altri farmaci, rimedi suggeriti da amiche e conoscenti, perchè non sanno come altro fare».
Non solo aborti nell’ombra della clandestinità, anche «malattie infettive che andrebbero seguite nella loro evoluzione – prosegue Tshimanga -. Ci capita di visitare ragazzi che, per l’appunto, hanno contratto una malattia infettiva e che trascorrono molto tempo senza farsi vedere, rischiando la propria salute. Preoccupano situazioni come queste, di malattie acute che vengono trascurate perchè la gente ha paura di farsi visitare da un medico e di recarsi all’ambulatorio per ricevere cure e assistenza, perchè possono degenerare e c’è il rischio che possano morire. Magari a qualcuno potrà far piacere questa cosa, ma a noi, che siamo medici, certamente no».
Al dottor Tshimanga accade di fare ricette per strada, a persone che hanno davvero bisogno di medicine, e che trascurano una patologia importante perchè non sono in grado di valutarla. E andrà sempre peggio. «Chi propone il test per la tubercolosi a chi chiede il visto per l’Italia – rimarca il medico – bisognerebbe ricordare che i clandestini non richiedono il visto» e che solo gli ambulatori come quello pordenonese possono intercettare casi di Tbc o di altre malattie.
Finchè non ci saranno atti ufficiali, l’ambulatorio di via Montereale continuerà a restare aperto: «domani noi saremo lì regolarmente», è l’impegno del medico. E in difesa di questo presidio sabato in piazzetta Cavour, dalle 16.30, ci sarà una manifestazione promossa da Iniziativa libertaria alla quale hanno aderito l’Associazione immigrati e il Comitato per i diritti civili delle prostitute, che non a caso richiama l’attenzione sulla “ Disumanità”.
Anche domani sera si parlerà di “Immigrazione tra legalità e solidarietà” nell’ambito di un convegno promosso da Cittàdomani, Centro servizi del volontariato, l’associazione San Pietro Apostolo, con il sostegno della Bcc Pordenonese e il patrocinio, guarda caso, della Regione Friuli Venezia Giulia.
L’incontro inizierà alle 20.30, nella sala convegni della Bcc di via Mazzini a Pordenone, e interverranno Chiara Mio, assessore del Comune di Pordenone e docente universitaria, Beatrice De Vouka, operatrice sociale Fai e Anffas, Maria Tereza Zanolin, referente progetti intercultura e Andrea Barachino, referente servizi Segno della diocesi.
NOTIZIE FLASH/ Chi paga la crisi
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
ACQUA/ Il Popolo delle Fontane: No alla fusione CAFC Tubone
Marzo 17th, 2017 — Comitati, General
Messaggero Veneto 14 marzo
DOMENICA, 14 MARZO 2010 Pagina 11 – Udine
«Nessun rischio acquedottizzazione»
I presidenti di Cafc e Tubone rassicurano il “popolo delle fontane”

ACQUA NELLA BASSA
Gomboso e De Marco intervengono dopo l’allarme dei comitati e della Lega Nord «La nostra fusione non cancellerà i pozzi che sono previsti dalla legge regionale»
SAN GIORGIO. «Nessun rischio acquedottizzazione per i Comuni della Bassa Friulana a seguito della fusione Cafc Consorzio Depurazione Laguna spa». I presidenti dei due Enti Gestori, Eddi Gomboso e Luisa De Marco rassicurano il “popolo delle fontane”.
E ribadiscono che l’attuale sistema di approvvigionamento idrico autonomo (pozzi) è tutelato dalla normativa regionale vigente che nessuno intende mettere in discussione. Il piano industriale allegato al progetto di fusione, già illustrato ai sindaci, che sarà portato all’attenzione dei consigli comunali entro il 30 aprile «non prevede alcun investimento in materia di acquedotto e il sistema delle fontane che storicamente contraddistingue alcuni comuni della Bassa Friulana è pertanto assolutamente garantito. I timori espressi dai Comitati attraverso le pagine del giornale – affermano Gomboso e De Marco – appaiono dunque assolutamente immotivati. Per quanto concerne l’installazione dei contatori, il piano fa chiaramente riferimento agli acquedotti di quartiere e non alle fontane». I due presidenti ricordano inoltre, che gli enti gestori non hanno alcuna competenza in merito ai Piani di investimento che sono di esclusiva competenza dell’assemblea dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) che è composta da tutti i sindaci della Provincia. I sindaci della Bassa, al fine di ribadire ulteriormente e sottolineare l’importanza di mantenere l’attuale sistema di approvvigionamento, hanno chiesto attraverso un documento, che verrà approvato dalle assemblee delle due società, un unanime impegno alla tutela dei pozzi. Fondamentale è quindi che l’attuale organizzazione del ciclo idrico che è saldamente in mano agli enti locali in seno all’assemblea dell’Ato non venga ridisegnata.
«Nessuna gestione che prescinda dal coinvolgimento dei sindaci – concludono -, in temi così delicati e importanti per l’intera cittadinanza, potrebbe dare le stesse garanzie». La De Marco e Gomboso non lo dicono, ma è evidente che la fusione Cafc-Tubone abbia dei “nemici” che fomentano per boicottare l’accordo. Ricordiamo che la nuova società che nascerà dalla fusione tra i due Enti Gestori, raggrupperà 83 comuni in Provincia di Udine (17 Consorzio Depurazione e 66 Cafc) per un bacino di utenza pari a 326 mila abitanti, con un fatturato di 30 milioni di euro e investimenti previsti per 800 milioni di euro. Avrà impianti valutati sui 300 milioni di euro e 180 dipendenti. Insomma, una società in grado di far fronte alle gare europee previste nel 2011 per la gestione del ciclo idrico integrato, con un potenziale in grando di non far “colonizzare” il territorio mantenendo la governance in loco.
Francesca Artico
Messaggero Veneto 13 marzo 2010
Accordo sull acqua, è già polemica
NO TAV/ Grave malfunzionamento sulla linea Bologna Firenze
Marzo 17th, 2017 — General, Linea Bologna Firenze
Dal Manifesto
ANCORA UN GRAVE MALFUNZIONAMENTO
DELL’ETR 485 CON RISCHIO INCENDIO IN GALLERIA. *
*LA COMPLESSITA’ DEL SISTEMA DI TRAZIONE MODIFICATO PER I 25.000 VOLT
E IL SISTEMA DI TRAINO DEDICATO (NON COMPATIBILE CON ALTRI TRENI)
AMPLIFICANO RISCHI E DISAGI PER VIAGGIATORI E FERROVIERI
LA LINEA BOLOGNA FIRENZE E LE SUE GALLERIE PUR CON L’ ACCORGIMENTO
DELLE “VIE D’ESODO” RESTA UN’OPERA NON SODDISFACENTE
SOTTO IL PROFILO DELLA SICUREZZA E DELL’AFFIDABILITA’
———————–
*
*TAV: Principio di incendio sull’Eurostar. Tre ore nel tunnel per 400
persone*
*Il convoglio si è fermato nella galleria Emilia 1, l’interconnessione
provvissoria con l’Alta velocità. Un tratto in cui c’è solo un binario*
*Cinzia Gubbini
ROMA
*
*Un botto, il fumo, preoccupazione. E tre ore sotto una galleria. E’
stato un incubo per i 400 passeggeri che venerdì sera viaggiavano
sull’Etr 9421 Venezia- Roma. Dovevano arrivare nella capitale alle
20,13. Sono arrivati dopo tre ore e mezza. Secondo il comunciato di
Trenitalia a bloccare il treno che era appena entrato nella tratta ad
Alta velocità – dunque sotto la nuovissima (e contestatissim) serie di
gallerie lunga 78 chilometri – è stato «un guasto». L’evento, scrive
Trenitalia, ha creato «un certo nervosismo tra i passeggeri». Certo,
stare fermi per tanto tempo sotto una galleria non è ilmassimo della
vita. Tanto più che lo stop non è il primo da quando la Tav è entrata in
servizio, pochi mesi fa. Stavolta, però, il nervosismo era dovuto anche
a qualcosa di più contingente: non si è trattato infatti di un semplice
guasto, ma di un principio di incendio. A scoppiare, con parecchio fumo
annesso, è stato ilmotore posizionato nella vettura numero 5. Il
problema si è verificato quando il treno dalla linea tradizionale a
3mila volts doveva passare ai 25 mila della linea ad alta velocità, in
un punto che in gergo si chiama «Poc». Un passaggio che non funziona
sempre, e che sta creando qualche problema alla super-linea che
l’amministratore delegato Mario Moretti propaganda come un grandissimo
successo. Invece i vecchi treni modificati per correre sulla nuova linea
– come il pendolino Etr 485 che si è fermato l’altra sera – non sempre
funzionano come dovrebbero. E come accadrebbe se si collegasse un
telefonino a una linea di corrente più alta del dovuto, imotori possono
andare in tilt. Per fortuna, però, l’incidente è avvenuto a un paio di
chilometri dalla stazione periferica bolognese di San Ruffillo. La
domanda sorge spontanea: perché i passaggeri (c’erano anche donne con
bambini piccoli e anziani) hanno dovuto aspettare tre ore prima di
essere tirati fuori dalla galleria? Trenitalia spiega: «L’attesa si è
prolungata perché in un primo momento si è pensato che il treno potesse
retrocedere da solo fino alla vicina stazione di Bologna San Ruffillo,
ma invece è stato necessario inviare un altro locomotore dal capoluogo
emiliano». Ma anche si fosse pensato di operare un trasbordo dei 400
passeggeri su un altro treno – operazione che comunque Trenitalia
sostiene non essere solitamente attivata in casi di questo tipo – non
sarebbe stato possibile. Il convoglio – 9 carrozze – infatti si è
bloccato nel punto più infelice della mega galleria, già sotto accusa
perché è composta da una serie di tunnel monotubo senza galleria di
soccorso e perché in alcunitratti le uscite di sicurezza non rispettano
le distanze prescritte dalle normative più avanzate.Mala Emilia 1, dove
è avvenuto l’incidente, è più pericolosa delle altre. Non a caso è
provvissoria, in esercizio solo in attesa che il nodo di Bologna venga
concluso. In questo tratto, lungo 5 chilometri, il binario infatti è
unico. A sinistra c’è un marciapiede. Ma certo sarebbe stato poco
razionale far scendere i passeggeri e farli camminare in fila fino
all’uscita: un esodo biblico. L’unica soluzione era quindi aspettare che
arrivasse una locomotrice diesel (ce n’è una ferma a Bologna), far
attaccare il treno e farlo arrivare fino all’uscita. Così è stato fatto,
solo che ci sono volute tre ore. Da quanto risulta, inoltre, Trenitalia
non ha fatto scattare alcun piano di emergenza: ad intervenire sono
stati ad un certo punto solo i carabinieri. La Polfer, ad esempio,
sarebbe stata avvertita solo con un certo ritardo. E per quanto riguarda
l’assistenza, ecco cosa scrive un anonimo blogger su youreporter:
«Assistenza? Ce la siamo fatta da soli, neanche una bottiglia d’acqua ci
hanno dato».
14 marzo 2010

