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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Le cose “scoperte” da Pustetto sono già da tempo stranote e, nonostante siano passati ben 20 giorni da quando ha fatto la richiesta di entrare alla visita vera e propria, la situazione che ha trovato è pesantissima.
Chissà quante cose hanno “coperto” o nascosto in questi giorni.
Dal Piccolo del 15/12/10
Pustetto: «Nel Cie regole poco chiare»
GRADISCA Una richiesta formale al governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo «affinchè ogni singolo consigliere regionale si rechi in visita al Cie». È l’iniziativa che sarà intrapresa nelle prossime settimane dal consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Stefano Pustetto. L’esponente vendoliano ha visitato il centro immigrati di Gradisca, a oltre 20 giorni dalla sua prima domanda di ingresso seguita ai gravi episodi di autolesionismo riportati dal Piccolo. Nel suo sopralluogo, durato quasi cinque ore, Pustetto è stato accompagnato da funzionari di Questura e Prefettura e dalla direzione del Cie. Al termine della visita, il giudizio del consigliere regionale sulla struttura è durissimo. «Un luogo non degno di un Paese democratico – le sue prime parole – dove un reato amministrativo è punito con un trattamento che non si vuole definire carcerario, ma che nella pratica è persino peggio della detenzione. Se non altro i penitenziari sono tranquillamente visitabili, mentre dei Cie pare non si possa sapere nulla. Nonostante le mie richieste non ho potuto visionare un regolamento interno o i capitolati dell’appalto». «Già il palleggio di responsabilità fra Viminale e Prefettura di Gorizia sulla mia visita o quella dei giornalisti – prosegue Pustetto – non faceva presagire niente di buono, ma l’impressione è che nei Cie le regole non esistano o siano volutamente poco chiare». Il consigliere nelle sue verifiche dichiara di avere avuto conferma «dell’effettivo verificarsi di almeno due gravi episodi di autolesionismo, i cui protagonisti (i tunisini che si erano cuciti le labbra ndr) sono però stati per tempo trasferiti altrove. Quello che è grave – così ancora Pustetto – è che la funzione stessa del Cie è una contraddizione. Qual è il senso di una struttura definita “di identificazione ed espulsione” se l’80% dei trattenuti proviene dal circuito carcerario e quindi già noto alle autorità? E se hanno scontato già la propria condanna, come si giustifica il supplemento di pena (il trattenimento sino a 6 mesi del decreto Maroni ndr) cui queste persone sono sottoposte? Sorvolando poi – continua Pustetto – sulla assurdità della forzata convivenza fra persone che hanno commesso reati e altre la cui unica colpa è non avere più un posto di lavoro e quindi un documento di soggiorno valido. La verità è che i Cie sono un sistema ipocrita, uno spot elettorale da milioni di euro per chi sui temi della sicurezza ci marcia anzichè risolverli». Pustetto ha posto l’accento sulla qualità dei servizi interni: «Nessuna attività è svolta all’interno, neppure un corso base di italiano. Gli operatori non sono formati, ma imparano il mestiere direttamente sul campo»; le condizioni di assoluta promiscuità «sia al Cie che al Cara, ove vi sono anche famiglie, si dorme in 8 in una stanza», la qualità del cibo, il servizio sanitario: «Ci sono persone che dichiarano di essere stati assistiti da Centri di salute mentale. Posto che possa anche trattarsi di una messa in scena, trovo gravissimo che possano essere imbottite di psicofarmaci anzichè venire verificata la loro condizione in strutture adeguate. È necessario un osservatorio permanente sul Cie di Gradisca e un pressing dei colleghi consiglieri. Li inviterò a visitare uno per uno la struttura – conclude Pustetto – cercando di mettere sabbia negli ingranaggi di un sistema che sfugge a ogni regola democratica propria di un Paese civile» (l.m.)
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Roma 23 scarcerati, dopo essere stati picchiati, maltrattati ed insultati; e Maroni non è ancora contento.
Si che c’erano gli infiltrati

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Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
MV 17 dicembre 2010
di Guido Surza
Un applauso educato, ma fragoroso, è seguito alla lettura del dispositivo della sentenza che ha assolto ieri i due ex studenti del liceo scientifico Marinelli inquisiti per l’occupazione del 28 ottobre 2008. Assolti «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di interruzione di pubblico servizio, «perché il fatto non costituisce reato» dall’ipotesi di violenza privata.
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
MV VENERDÌ, 17 DICEMBRE 2010 Pagina 1 – Udine
Anche il Pm Danelon chiede l’assoluzione
Assolti per l’occupazione del liceo Marinelli
Fragoroso applauso degli studenti in tribunale per i due finiti sotto inchiesta
L’ACCUSA
LA SENTENZAx
La protesta del 28 ottobre 2008 culminò con l’intervento della polizia perché la porta principale era chiusa Il giudice Persico: per l’interruzione di pubblico servizio il fatto non sussiste, per la violenza privata non costituisce reato

di GUIDO SURZA
Un applauso educato, ma fragoroso, è seguito alla lettura del dispositivo della sentenza che ha assolto ieri i due ex studenti del liceo scientifico Marinelli (oggi ventenni) inquisiti per l’occupazione del 28 ottobre 2008. Assolti «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di interruzione di pubblico servizio, «perché il fatto non costituisce reato» dall’ipotesi di violenza privata.
L’udinese Alberto Casonato e Ambra Demarchi (già residente a Venzone e oggi abitante in provincia di Belluno) non erano seduti al fianco del loro difensore, l’avvocato Andrea Sandra, al banco degli imputati. C’erano però i loro amici, che l’avvocato ha invitato a entrare nell’aula del tribunale in maniera ordinata, non soltanto per mostrare solidarietà. Dalle loro mani si è alzato l’applauso – caso più unico che raro in una udienza dibattimentale – quando il giudice monocratico Mariarosa Persico ha letto il dispositivo di assoluzione. Anche il pubblico ministero Claudia Danelon, dopo aver ascoltato le deposizioni dei sette testimoni, si è convinto che non si potesse configurare l’ipotesi dell’interruizone di pubblico servizio e che non potesse sussistere l’accusa di violenza privata.
Quattro studenti, due poliziotti della Digos e il dirigente del liceo, Tomaso Di Girolamo hanno deposto rispondendo alle domande. Ne è emerso un quadro probatorio incerto, anzi inesistente, da convincere il Pm Danelon che quella mattina non soltanto il personale della scuola (docente e amministrativo), ma anche gli stessi studenti, ebbero libero accesso attraverso altre porte dell’edificio, nonostante quelle principali su viale Leonardo da Vinci fossero chiuse con catena e lucchetti. Quanto alla sospensione delle lezioni, anche l’accusa si è convinta che la protesta era stata regolare, ma soprattutto concordata con lo stesso dirigente scolatico.
Dopo la requisitoria del pubblico ministero, l’avvocato Sandra aveva dunque una “autostrada” davanti per poter aggiungere soltanto alcuni concetti. Per esempio, che la chiusura portone fu soltanto un’azione dimostrativa; che questo gli risultava essere l’unico caso in Italia di studenti inquisiti. Secondo il difensore, le deposizioni testimoniali hanno dimostrato che i ragazzi erano liberi di entrare e uscire dalla scuola; lo stesso avvocato ha ricordato come in questi casi gli studenti “impegnati” restano a scuola in assemblea, mentre gli altri “occupano” i bar della città.
Alberto Casonato e Ambra Demarchi erano stati condannati con un decreto penale del Gip su richiesta della procura (15 giorni di reclusione convertiti in 570 euro di multa) e si erano opposti ritenendo che soltanto con le deposizioni al processo si sarebbero spiegati i fatti diversamente da come erano stati qualificati.
Ieri erano presenti in aula anche alcuni dirigenti della questura, che aveva identificato e segnalato alla procura di Trieste anche altri studenti minorenni, per i quali non era stata aperta un’inchiesta parallela di concorso nei reati.

VENERDÌ, 17 DICEMBRE 2010
Pagina 1 – Udine
«Sollievo dopo 2 anni d’ansia»
Il racconto dei protagonisti

«Questa esperienza mi ha cambiato la vita». Così si esprime Ambra nel commentare la sentenza di assoluzione arrivata ieri dopo la denuncia per l’occupazione del Marinelli che, dal 2008 a oggi, l’ha vista imputata in tribunale assieme a un ex compagno, Alberto. Nel 2008 il liceo di viale da Vinci, in un clima generale di rivolta contro la riforma Gelmini, era stato occupato da una ventina di persone, ma gli unici maggiorenni erano Alba e Alberto. I due, nonostante la lettera del preside Di Girolamo invitasse a non procedere, furono denunciati per interruzione di pubblico servizio. Appena diciottenni si ritrovarono catapultati in un tribunale. «La vicenda mi ha fatto passare la voglia di continuare gli studi – racconta Ambra – perché eravamo arrabbiati con il ministro Gelmini per le decisioni assunte nel decreto, e non solo non siamo stati ascoltati, ma addirittura denunciati. Ho perso la fiducia. Studiavo in un liceo, perciò avrei dovuto intraprendere anche la strada dell’università, ma dopo la denuncia ho deciso di ritirarmi da scuola e dare un taglio netto».
Oggi Ambra vive in Veneto perché – dice – «quando incontravo qualche compagno mi chiedeva a che punto fosse il processo e la situazione era diventata troppo pesante». Ieri finalmente la bella notizia, comunicatale dai genitori perché lei era al lavoro: «Sono stati due anni impegnativi, con parecchie occasioni di angoscia, ma sono felice che alla fine sia andato tutto bene». Comprensibile anche la soddisfazione di Alberto che ha atteso d’essere a casa per comunicare la bella notizia ai genitori: «Mentre leggevano la sentenza il cuore ha accelerato i battiti, ma sono soddisfatto anche perché è stato il pubblico ministero a chiedere l’assoluzione. Fortunatamente non ho avuto ripercussioni a scuola, ma sono stati due anni carichi d’ansia». Fra il pubblico, oltre a molti studenti (alcuni dei quali compagni nell’occupazione del 2008), c’era anche il preside Di Girolamo, felice dell’epilogo: «È stata la soluzione più giusta perché i ragazzi hanno sbagliato, ma avevano già subito la punizione in ambito scolastico. Nessuno si era fatto male e non c’era stato alcun danno». (m.z.)
VENERDÌ, 17 DICEMBRE 2010
Pagina 1 – Udine
«Noi lottiamo per i professori ma loro cosa fanno?»
Gli studenti in corteo: «No alla violenza confronto duro, ma senza degenerare»
L’APPELLO

Gli studenti friulani condannano gli scontri avvenuti martedì a Roma dopo il voto che ha salvato il governo Berlusconi. «Il confronto – dicono – deve essere duro, ma non può degenerare in violenza». Rimane però l’amarezza per la completa incuranza da parte del governo verso le loro istanze, «rimaste inascoltate». Lo hanno ribadito i circa 150 studenti che hanno preso parte alla manifestazione pacifica che ha caratterizzato la gelida mattinata udinese di ieri. Ma, negli sguardi dei passanti, si poteva leggere anche diffidenza verso i giovani, probabilmente perché nella memoria di molti sono rimaste le immagini dei tafferugli visti in televisione.
La posizione di condanna contro la guerriglia verificatasi a Roma in concomitanza con il voto di fiducia al governo è emersa più volte durante il dibattito fra i ragazzi al termine del corteo udinese. In piazza Venerio sono state numerose le posizioni che si sono succedute, ma nessuno crede che gli studenti siano stati la miccia all’origine degli scontri. Piuttosto si è parlato di fantomatici gruppi di facinorosi e di Black block.
Il Movimento studentesco non ha espresso una posizione definita perché «non sono ancora pienamente chiari gli elementi per poter pronunciare un giudizio definitivo – ha commentato Giovanni Lupieri, esponente del Movimento -, ma dal mio punto di vista la manifestazione di Roma palesa un disagio presente non solo fra gli studenti ma nell’intera società contro la classe politica che non è più al servizio del cittadino».
E i ragazzi, ieri, sono andati a manifestare direttamente davanti agli uffici del rappresentante del governo in città. Il lungo serpentone, partito da piazza Primo maggio e sfilato nel centro storico, ha fatto tappa in via della Prefettura per gridare tutto il proprio sconforto. «Non possiamo più scendere in piazza solo per la scuola – hanno detto i ragazzi dal microfono – perché tutto ci riguarda. È impensabile che un uomo come Silvio Berlusconi sia al governo. Vogliamo dire no al suo governo, no al ministro Gelmini e no ai processi contro la libertà d’espressione».
Arrivati in piazza Venerio, prima che una piccola delegazione di studenti entrasse in tribunale per seguire l’udienza dei due giovani imputati per l’occupazione del Marinelli del 2008 (terminata, come riferiamo in altro articolo, con una doppia assoluzione), i ragazzi hanno urlato a gran voce tutti i “no” contro i tagli al loro futuro: «No al taglio di 12 miliardi di euro alla scuola, no ai 150 mila posti in meno per gli insegnanti e ai 40 mila in meno per il personale assistente, tecnico e amministrativo. No alla riduzione dell’offerta formativa, alle ore da 60 minuti e al tetto di 30 alunni per classe».
I giovani però accusano la pesantezza e l’amarezza di rimanere inascoltati. E cercano strategie nuove per ottenere ciò che chiedono, ovvero «consentire la sopravvivenza della scuola pubblica». E così si propone un’alleanza strategica con i “prof”: «Noi lottiamo anche per loro – ha premesso un giovane -, ma loro non scendono mai in piazza al nostro fianco». E c’è chi pensa di alzare l’asticella dello scontro: «Blocchiamo le vie principali della città, sediamoci sui binari della stazione, almeno così non potranno più non ascoltarci».
Michela Zanutto
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
E’ l’ora dell’autogestione dell’informazione, della cultura e della scienza

Il ddl Gelmini è legge: adesso le università saranno zone rosse per il governo, noi non ci fermiamo riprendiamoci il futuro!
The best is yet to come! per un futuro oltre la crisi – Editoriale Uniriot
Report infoaction Udine 22 dicembre 2010
Probabilmente è la fine del movimento ed invece dovrebbe essere solo l’inizio. L’inizio dello sviluppo dei contenuti, ma si tratta di una strada in salita. Il Potere vuole distruggere la “scuola pubblica”? Allora sarebbe arrivato il momento di capire che tutto questo lascia un vuoto che può/deve essere colmato con l’autogestione della cultura. Una nuova cultura che superi la dicotomia umanistico/scientifico e che deve partire dal quella che è la realtà della crisi irreversibile del sistema di dominio che è appena iniziata. Una crisi economica e sociale che non farà che crescere nei prossimi anni quando cominceranno ad arrivare le conseguenze della crisi ecologica indotta dall’economia di rapina dei capitalismi, energivori e dissipativi. Vale a dire quando si incominceranno a quantificare realmente anche i costi economici e sociali dei mutamenti climatici e del depauperamento dell’ecositema. Occuparsi del futuro significa soprattutto occuparsi di questo problema che va messo al centro del dibattito politico e di eventuali programmi autogestiti di studio nelle scuole di ogni genere, per lo sviluppo di un’economia sostenibile e di una società libera, aperta, ecologica ed autogestita.

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Marzo 17th, 2017 — Cronologia Pignarul, General
PignarûLibertari doi mil e undis

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Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
19 dicembre
Repubblica
Dopo le richieste di Daspo (scheda audio) e di zone rosse più dure il capogruppo Pdl se la prende con “le sciocchezze” dell’Anm e invoca un “nuovo 7 aprile ’78”, (era il ’79). Il Pd: “Un irresponsabile che gioca col fuoco”. Vendola: “Verso il fascismo” (video). Gli studenti romani protestano
Nuove foto dell’aggressore di Cristiano / I video degli scontri
Assemblee, occupazioni, web: “Vi spiazzeremo”
Contro i tagli genitori formano una scritta in piazza Duomo a Milano
19 dicembre Il Corriere
LE PROTESTE DEGLI STUDENTI
22:23 POLITICA Gasparri fa scoppiare il caso: «Fermare i capi della sinistra collusi col terrorismo». Vendola: «Annuncio di fascismo». Pd: irresponsabile, soffia sul fuoco
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Quel 7 aprile del 1979 citato da Gasparri e il teorema Calogero
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
La truffa continua….
Da Il Piccolo
20/12/10
Venezia-Ronchi, il progetto è pronto
TRIESTE Il progetto è pronto. Rfi dovrebbe presentare alle Regioni e al Ministero il preliminare della linea ad alta velocità-alta capacità tra Venezia a Ronchi entro domani. Poi, dopo Natale, il progetto relativo alla Ronchi-Trieste, il tutto per arrivare a trasmettere gli atti a Bruxelles entro fine anno, come richiesto dall’Europa. Pena, la perdita dei finanziamenti.
Al di là delle scadenze formali, il viaggio della Tav friul-veneta si preannuncia un’Odissea. Da un lato c’è la necessità di un commissario che tagli tempi e conflitti: le Regioni lo hanno chiesto tre mesi fa, ma Roma sembra aver insabbiato la lettera dei presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Dall’altro c’è l’affaire ”tracciato”, che si gioca in terra veneta ma che rischia di ripercuotersi a est. La scelta della giunta Zaia di fare retromarcia rispetto all’ipotesi di un tracciato costiero – osteggiato con forza dai Comuni, al di là del colore politico – riapre la porta all’affiancamento con l’autostrada. Ma questa scelta, all’alba dei primi cantieri della terza corsia, rischia di creare qualche problema anche all’autostrada.
IL COMMISSARIO Per recuperare il tempo perduto, Luca Zaia e Renzo Tondo, lo scorso 22 settembre, avevano inviato al governo la richiesta di nominare un commissario straordinario per l’alta velocità. Un commissario che, proprio per l’urgenza della domanda, ha già un nome e cognome: Bortolo Mainardi, l’architetto bellunese già commissario straordinario delle infrastrutture del Nordest ai tempi del ministro Lunardi, consulente di Tondo per la terza corsia e consigliere nel cda di Anas. A tre mesi, di quella richiesta urgente, nessuna notizia. «Mainardi ha tutto il diritto di fare il commissario, io e Tondo abbiamo già deciso», dichiarava dieci giorni fa Zaia. «Non mi resta che credere – aveva aggiunto – che la nostra lettera si sia incagliata in qualche ufficio romano».
Un pensiero non distante dalla verità visto che il 7 ottobre, pochi giorni dopo la richiesta dei governatori, dal ministero dell’Economia, a firma di Giulio Tremonti, era partita una nota, diretta al ministero delle Infrastrutture, che confermava il favore del Mef alla richiesta dei presidenti e invitava il ministero di Altero Matteoli – la procedura commissariale prevede l’intesa tra i due dicasteri – a fare lo stesso. Da allora, però, nessun passo avanti.
Cosa è accaduto? C’è forse un veto sul commissario scelto dalle Regioni? «Non lo so – dice contattato Mainardi -. Posso solo conformare che ad oggi non ho ricevuto alcun incarico».
IL PROGETTO Il ruolo del commissario, nei disegni delle Regioni, dovrebbe servire a tagliare i tempi della procedura e anche – almeno per quel che riguarda il Veneto – a guidare quel processo di condivisione col territorio che deve portare al consenso sociale sull’opera. Se in Friuli Venezia Giulia questo lavoro è stato fatto preventivamente dalla Regione, il Veneto deve ripartire da zero, e da un tracciato che non è quello ipotizzato inizialmente.
AFFIANCAMENTO Il fatto che la giunta Zaia debba virare sul tracciato, il più possibile affiancato all’autostrada, riapre antiche questioni che legano la vicenda Tav a quella della terza corsia. Se entrambe le Regioni hanno deliberato lo sganciamento tra la procedura autostradale e quella ferroviaria, per accelerare la realizzazione della terza corsia, è pur vero che costruire prima l’autostrada e poi la ferrovia pone il problema dei costi dei cavalcavia che andrebbero realizzati una prima volta e rifatti una seconda. La maggiorazione, qualche anno fa. era stata stimata in 300 milioni di euro.
Martina Milia
17/12/10
«Tav veneta in ritardo» Il Pd lancia l allarme
TRIESTE «Il tempo passa inesorabile e rischiamo di trovare un’amara sorpresa sotto l’albero, se la giunta regionale del Veneto continua a tenere sigillato il progetto della tratta Venezia-Trieste della Tav». L’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani lancia l’allarme in vista della scadenza del 31 dicembre, termine fissato dalla Commissione europea per la consegna dei progetti della Tav nella tratta Venezia-Trieste. «Da Giancarlo Galan a Luca Zaia, la gestione della partita Tav è stata improntata a una sottovalutazione, le cui conseguenze appaiono evidenti ora che si è alla stretta finale: il centrodestra, dopo aver perso anni di tempo prezioso, continua a non mostrare un minimo di responsabilità».
Dal Piccolo del 21/12/10
«Tav veneta, Rfi consegni subito le tre varianti del tracciato»
TRIESTE Il conto alla rovescia è ampiamente agli sgoccioli: l’Europa attende il tracciato della Tav nordestina entro il 31 dicembre, pena la decadenza dei finanziamenti. E Confindustria del Friuli Venezia Giulia, ben sapendo che il tracciato veneto è il più controverso, auspica che Rete ferroviaria italiana ”consegni” a Bruxelles non solo l’ipotesi ”balneare”, quella che vede la Tav attraversare la zona delle bonifiche, ma anche le due varianti «già studiate a livello di fattibilità»: l’una in affiancamento all’autostrada A4 e l’altra alla linea storica. Ad affermarlo, rispondendo alla lettera aperta dell’ex assessore regionale Lodovico Sonego, il presidente di Confindustria Alessandro Calligaris: «Questo servirebbe ad evitare che la valutazione di impatto ambientale respinga immediatamente il progetto lungo la costa senza avere alternative da prendere subito in esame». A fronte delle perplessità di Sonego sulla variante alta della tratta transfrontaliera Trieste-Divaccia, invece, Calligaris difende l’accordo italo-sloveno siglato a Trieste in ottobre, alla presenza del coordinatore europeo Laurens Jan Brinkhorst: «Il nuovo accordo non discende unicamente dalla volontà slovena ma è anche frutto di una ferma opposizione da parte delle istituzioni regionali, e segnatamente del Comune di trieste, all’attraversamneto della Val Rosandra. Naturalmente, non so se la soluzione allo studio sia la migliore dal punto di vista trasportistico ed ambientale, ma bisogna riconoscerle il merito di aver sbloccato la situazione. Confindustria Fvg e Transpadana sono naturalmente disponibili per approfondimenti e promozione di iniziative a supporto del dialogo istituzionale».
Marzo 17th, 2017 — General, Repressione diffusa
Buone notizie ogni tanto.
Da Il Piccolo
MARTEDÌ, 21 DICEMBRE 2010
ACCORDO TRASVERSALE MA LEGA E AN PROTESTANO. SBRIGLIA MINACCIA DIMISSIONI
Vigili con la pistola, la delibera va in archivio
Delle armi ai vigili urbani si occuperà la prossima maggioranza. Quella che uscirà dalle urne in primavera. È questo l’esito del confronto a tratti aspro di ieri nel corso della riunione della sesta Commissione consiliare, presieduta da Roberto Sasco. È stato lo stesso sindaco Roberto Dipiazza a proporre di “congelare” la delibera che prevede l’attribuzione delle armi ai vigili urbani. «Viste le attuali difficoltà di bilancio – ha detto Dipiazza – sarebbe meglio procrastinare. Armare e addestrare 70 vigili, pensare alla custodia delle pistole, sono tutte operazioni che alla fine comporterebbero per le casse del Comune – ha precisato – una spesa di svariate centinaia di migliaia di euro. Tutto questo – ha aggiunto – in una città dove la sicurezza non è una delle problematiche più urgenti, anzi. Meglio rinunciare alla delibera, ritirandola». A quel punto si sono dichiarati d’accordo con Dipiazza Bruno Sulli, capogruppo di Un’altra Trieste, Piero Camber, capogruppo di Forza Italia-Pdl, Alessandro Minisini, responsabile del Gruppo misto, Fabio Omero, capogruppo del Pd, Roberto Decarli, capogruppo dei Cittadini, Alfredo Cannataro e Giuseppe Colotti del gruppo Dipiazza per Trieste, lo stesso Sasco, come capogruppo dell’Udc.
Un “sì” trasversale a maggioranza e opposizione, che ha trovato la ferma opposizione dell’assessore alla Vigilanza, Enrico Sbriglia. «Le leggi nascono per essere rispettate – ha detto, riferendosi a quella regionale sull’armamento dei vigili – e a questo punto non escludo di pensare alle mie dimissioni». Un secco no alla proposta di Dipiazza è arrivato da Antonio Lippolis, capogruppo di Alleanza Nazionale: «Perché improvvisamente si decide di non far rispettare le leggi?» si è chiesto. Con lui si è schierato Vincenzo Rescigno, dello stesso gruppo.
Sulla linea del no anche Maurizio Ferrara, capogruppo della Lega Nord: «Sono contrario, perché c’è un’amministrazione locale che è della stessa parte di quella che governa la regione, perché cambiare? L’assessore Sbriglia – ha affermato – sta subendo il ritiro politico della delibera, invece la legge va applicata. Alle prossime elezioni – ha concluso – la Lega riproporrà come programma l’armamento dei vigili».
Nel corso della seduta si è deciso che sarà il consiglio comunale a prendere atto della presentazione della relazione geologica composta per integrare il Piano regolatore.
Ugo Salvini
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste

Dopo l’assemblea di ieri all’università in cui gli studenti hanno raccontato la loro esperienza a …
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