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ELETTRODOTTO: la regione chiede l’interramento

Messaggero Veneto del 10/05/11

No all’elettrodotto,

mozione bipartisan

L’Udc, la Lega e il Pd si rivolgono a Tondo: chieda il progetto interrato. Terna dice no: su quel tratto la soluzione è impossibile

 

UDINE. La richiesta di affidare a un soggetto terzo, nella fattispecie l’Università di Padova, un approfondimento del progetto dell’elettrodotto Redipuglia – Udine ovest, era una cosa già nota. Ma questa volta la richiesta è trasversale, fatta dal centro – destra e dal centro – sinistra: Udc, Lega Nord e Pd, chiedono, attraverso una mozione diretta a Tondo e alla sua Giunta, una risposta definitiva sul progetto per la realizzazione dell’elettrodotto aereo da 380mila volt. L’ultimo attacco della politica alla rete che, assicura Terna spa, gestore della rete elettrica nazionale, garantirà l’autosufficienza energetica alla regione, arriva in un momento in cui si iniziano a tirare le somme, a livello di iter burocratico.

 

E così ritornano in campo l’Udc, con i consiglieri regionali, Alessandro Tesolat e Giorgio Venier Romano, la Lega Nord con Ugo De Mattia e Federico Razzini, ma anche l’opposizione, ossia il Pd con Mauro Travanut e Giorgio Brandolin. Alla presenza di alcuni sindaci dei territori interessati (Basiliano, Lestizza, Mortegliano, Pozzuolo, Pavia di Udine, San Vito al Torre), del segretario udinese del Carroccio, Matteo Piasente e del comitato per la vita del Friuli rurale, i consiglieri hanno presentato ieri, nel palazzo della Regione di via Sabbadini, una mozione che impegni il governo regionale ad approfondire l’opportunità di interrare la linea, in tutto o in parte e soprattutto di rivolgersi a un “super consulente” per rivedere il progetto.

 

Questa mozione, ha spiegato Tesolat, «è stata presentata a fronte di tre fatti nuovi»: il primo riguarda la recente visita a Roma di una delegazione di sindaci che ha incontrato il direttore del ministero dell’Ambiente per sapere a che punto è l’iter autorizzativo. Il secondo, la decisione della Giunta di far interrare alcune parti dell’elettrodotto Würmlach – Somplago. E infine, la richiesta affinché Tondo coinvolga Terna che «non ha mai risposto in maniera soddisfacente sulla possibilità di rivisitare il progetto». Anche secondo Travanut (Pd) «è necessario dimostrare che esistono altri elementi tecnici sui quali è importante discutere».

 

Dall’altra parte, Terna spa ribadisce la non percorribilità di un progetto di tipo interrato per la «fragilità strutturale della rete elettrica regionale esposta a rischio di sovraccarichi». E sottolinea l’utilizzo nuove tecnologie come tralicci mono stelo e non troncopiramidali, ossia pali che occuperebbero circa 5/6 metri quadrati di basamento, contro i 200/250 dei tradizionali piloni con base triangolare. E infine, ricorda «l’interramento di circa 13 chilometri di altre linee a tensioni inferiori» e l’abbattimento di 110 chilometri di vecchie linee che oggi attraversano 30 comuni del territorio friulano.

Report serata MAPUCHE a Pordenone

Riuscita l’iniziativa sulla lotta dei MAPUCHE in Patagonia che si è tenuta domenica 8 maggio nel Prefabbrikato di Villanova a Pordenone. Partecipata e soprattutto animata da molte domande e un dibattito vivace. Jorge Weke Catriqui, portavoce del parlamento autogestito di Koz-Koz ha spiegato nel dettaglio la situazione dove emerge con chiarezza la responsabilità del capitalismo italiano targato ENEL nella devastazione ambientale in atto in Cile e contro questo popolo. E’ stato più volte sottolineato come l’organizzazione autogestionaria e orizzontale delle lotte stia garantendo, nonostante una repressione durissima, una resistenza secolare contro il dominio statuale. Battersi nei nostri territori contro la privatizzazione dell’ACQUA è il modo migliore per solidarizzare con la lotta del popolo Mapuche.

Sotto alcune foto dell’iniziativa.

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TAV: siamo al delirio, ora spunta l’ipotesi subacquea

IL PICCOLO Domenica, 15 maggio 2011

 

La Tav alternativa è subacquea

 

L’architetto De Simone propone tratti sottomarini a fianco di Costiera e laguna di Grado e Marano

 

di Silvio Maranzana

 

TRIESTE. Nelle pianure veneta e friulana per lunghi tratti in galleria. Non così, al contrario di quanto previsto dal progetto Rfi/Italferr, in provincia di Trieste dove i treni dovrebbero invece correre sotto il mare. È la Tav subacquea proposta dall’architetto Fernando De Simone. «Scavare sotto il Carso rappresenta un’incognita enorme – sostiene De Simone – si rischiano frane e conseguenti deviazioni forzose e impreviste del tragitto con forti aggravi di spesa e di tempo». In base al progetto originario, dei 23 chilometri e 345 metri di tragitto previsti entro i confini provinciali, ben 21 chilometri e 669 metri dovrebbero svilupparsi in galleria. Un’operazione rischiosa secondo quanto già denunciato dal Wwf: «Facendo un tunnel di neanche 3 chilometri per la Grande viabilità triestina ci si è imbattuti nella Grotta impossibile. Cosa succederà se si dovrà scavare per oltre 21 chilometri?» Ecco spuntare allora l’alternativa sottomarina. «Molto più agevolmente – sostiene De Simone – un tunnel può essere realizzato sotto il livello del mare. Proprio a perpendicolo sotto la sede della strada costiera triestina, se gli studi evidenzieranno che ciò è possibile. Se così non fosse, appena al largo della costa perchè in quella zona l’acqua è profonda non più di 10-15 metri. Si tratta di scavare cinque metri sotto il mare, in particolare per realizzare un tratto lungo poco più di 20 chilometri che unirebbe Monfalcone a Trieste: una sorta di tunnel sotto la Manica in formato ridotto, o simile a quello parzialmente sottomarino che unisce Copenhagen a Malmoe. In questa galleria subacquea i treni potrebbero viaggiare a una velocità costante di 120 all’ora evitando le frenate “terrestri”. Il progetto Rfi/Italferr rivela infatti come i treni lanciati a 250 orari fin quasi a Ronchi dovrebbero quasi “inchiodare” ad Aurisina scendendo fino a 60 all’ora in corsipondenza con una serie di interconnessioni che li porterebbero poi a inserirsi nell’attuale circonvallazione ferroviaria triestina. L’alternativa De Simone prevede un percorso lungo la linea di costa anche in Veneto e in Friuli con altri due brevi segmenti che “affonderebbero” in acqua rispettivamente nella laguna di Venezia e in quella di Marano. I treni dell’Alta velocità non avrebbero fermate intermedie tra Mestre e Trieste. Ma le stazioni di Mestre, Tessera, Jesolo, Caorle, Lignano e Ronchi sarebbero dotate di un binario bypass che permetterà sulla stessa linea tra un treno Alta velocità e l’altro l’inserimento di vetture merci dell’Alta capacità e quelle di una metropolitana». «La spesa complessiva – afferma De Simone – supererebbe di poco i 5 miliardi di euro, contro i 7,5 a causa del percorso più lungo di quella relativa al progetto originario. Se si mettessero a operare in contemporanea due squadre robuste: una da Mestre e una da Trieste, i lavori potrebbero durare solltanto quattro anni». La proposta alternativa è stata inviata ai governatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo e del Veneto, Luca Zaia, oltre che ad alcuni sindaci. Finora nessuna risposta.

 

 

E’USCITO IL NUMERO 115 DI GERMINAL

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Puntuale come sempre è uscito in occasione del primo maggio il nuovo numero.

Dentro trovate articoli su:

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TRIESTE: volantino all’università su Croce Rossa e CIE

Questo è il testo del volantino distribuito e affisso ieri da alcuni compagni all’università centrale in occasione dell’iniziativa “univillage” che vedeva fra le associazioni aderenti e con banchetto anche i “Giovani della Croce Rossa”.

 

 

CROCE ROSSA:

 

ORGANIZZAZIONE

 

UMANITARIA?

Questa è l’immagine “rispettosa” di facciata che siamo abituati a vedere e che spesso è quella percepita dai possibili volontari.

Invece la vera natura della CRI spesso e volentieri non ha niente a che fare con la solidarietà e l’aiuto a chi ne ha bisogno: è un corpo paramilitare, interessato com’è ovvio più al denaro e al potere che al rispetto della vita umana.

Denaro e potere che ottiene ad esempio gestendo diversi CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) dove vengono rinchiusi immigrati senza documenti.

Veri campi di internamento che nulla hanno a che fare con il rispetto dei diritti umani e dove stupri, violenze, pestaggi, umiliazioni sono pane quotidiano.

I militi della Cri non si fanno nessuno scrupolo a lasciar morire di polmonite un immigrato rinchiuso in un Cie, come accaduto nel 2008 ad Hassan a Torino, essere complici e omertosi di un tentativo di stupro da parte di un ispettore di polizia, come accaduto a Joy nel Cie di Corelli a Milano, collaborare ai pestaggi della polizia e negare le cure alle vittime.

Esemplare anche il caso venuto fuori dal Cie di Torino tempo fa: durante un presidio di solidarietà davanti al centro, è arrivato un messaggio da un recluso, dove si vedeva che il farmaco per l’asma che gli veniva somministrato dal personale della C.R.I. aveva superato da più di due anni la data di scadenza.

NON RESTIAMO IN SILENZIO:

NESSUNA PACE A CHI COLLABORA COI C.I.E. E IL SISTEMA DELLE DEPORTAZIONI!

…SE SEI UN VOLONTARIO DELLA C.R.I. FAI PRESSIONE SUI TUOI SUPERIORI PER L’IMMEDIATO ABBANDONO DELLA GESTIONE DEI NUOVI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

O NEGA SUBITO IL TUO APPOGGIO PER NON ESSERE COMPLICE.

 

CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE

Cosa sono I CIE sono luoghi di detenzione amministrativa, paradosso logico e giuridico, strutture in cui gli “ospiti” sono sottoposti di fatto ad un regime carcerario, ma senza permessi di uscita o di visita. Sono prigioni per persone che non hanno – o, sempre più spesso, non hanno più – i documenti in regola. Sono a decine sparsi per l’Italia, uno di questi a Gradisca d’Isonzo, a pochi chilometri da qui.

Come funzionano A volte, chi viene fermato senza permesso di soggiorno in regola, viene portato in uno di questi centri, ufficialmente in attesa di essere identificato ed espulso e può essere trattenuto fino a sei mesi. Possono essere clandestini appena arrivati, o fermati per strada, ma anche, ad esempio, persone uscite dal carcere (che quindi hanno già subito un processo, durante il quale la loro identità è stata accertata) o stranieri che per anni hanno soggiornato regolarmente e che poi perdendo il lavoro hanno anche perso il permesso di soggiorno…

La collettività paga a coloro che gestiscono questi centri (cooperative, strutture come la Misericordia, Croce Rossa…) un quota “ad ospite” che si aggira mediamente attorno ai 60-80 euro al giorno, senza contare i costi strutturali e la manutenzione straordinaria. Più “ospiti”, più soldi. Un business notevole, i cui conti restano ben poco trasparenti.

Come si curano

L’unica cura per questa “malattia democratica” è la chiusura immediata

di tutti i centri.

 

Per approfondire:

senzafrontiere.noblogs.org

info-action.net (sez.antirazzismo)

fortresseurope.blogspot.com

CIE DI GRADISCA: ultimi giorni per la connecting people

Messaggero Veneto

 

GIOVEDÌ, 19 MAGGIO 2011

Pagina 46 – Provincia
GRADISCA
Dipendenti del Cie senza stipendio
Monta la protesta: «La Connecitng-People non ci paga»

GRADISCA Ancora lamentele, da parte dei dipendenti in servizio al Cie di via Udine, per il mancato pagamento degli stipendi da parte dell’ente gestore della struttura, il consorzio trapanese Connecting People. Il grido d’allarme arriva tramite una nota che illustra la delicata situazione: «Già da dieci giorni, attraverso i sindacati o i suoi delegati, abbiamo cercato di contattare il rappresentante per la ditta, il signor Mauro Maurino, per carpire qualcosa in merito ai pagamenti degli stipendi. Lo stesso, giorno per giorno dava a noi dipendenti appuntamenti telefonici che non rispettava. Fino ad oggi, giorno nel quale avrebbero dovuto essere accreditate le nostre retribuzioni. Il signor Maurino ha dato come ipotetica data di pagamento il 22 maggio, domenica!». Il personale in servizio al Cie è ormai in preda allo sconforto: «Siamo stufi di lottare ogni mese per la paga, e neanche il sindacato di dà certezze, ma anzi, conferma e supporta l’ipotesi del referente Maurino». Lamentate, inoltre, condizioni lavorative inaccettabili: «Al Cie si continua a lavorare tra l’assenza di sicurezza, le prese in giro e i ripetuti ricatti e rivendicazioni da parte dei rappresentanti del consorzio». La gestione del Cie da parte di Connecting People è ormai in scadenza: all’ente siciliano è stata concessa una proroga sino a fine maggio. A subentrargli sarà il consorzio temporaneo d’impresa fra la francese Gepsa e tre soggetti italiani (Cofely Italia e le coop Acuarinto di Agrigento e Synergasia di Roma), sempre che ricorsi sulla gara d’appalto non “congelino” ulteriormente il passaggio di consegne. (g.p.)

BIOMASSE: sindaco di Sedegliano contestato

Messaggero del 20/05/11

Il sindaco nella bufera per la centrale a biomasse

Sedegliano, Giacomuzzi difende il suo lavoro e la regolarità dell’opera Nella rovente assemblea con 150 persone è stato contestato più volte

SEDEGLIANO Sala dell’oratorio gremita di gente, circa 150 persone, provenienti anche dai paesi limitrofi, l’altra sera per la conferenza informativa sulla futura centrale a biomasse orgganizzata dal Comitato contro la sua realizzazione. Un pubblico attento ha seguito con preoccupazione e interesse fino ad oltre mezzanotte i relatori i quali hanno snocciolato dati ricavati dai documenti del progetto. Il tema della ricaduta sulla salute dei cittadini del comune e dintorni dell’impianto è stato il fulcro delle esposizioni con dati e rappporti scientifici consolidati e concreti. La sede dell’oratorio ha fatto da “parafulmine” fino al termine degli interventi, quando si è innescato tra il pubblico un dibattito dai toni piuttosto accesi. Contestato il sindaco Dino Giacomuzzi quando è intervenuto come ” cittadino” per dare la sua versione ufficiale sulla questione: «tutto a posto, tutto a norma, tutto regolare, iter corretto, sindaco che si attiene ai giudizi di enti superiori che hanno dato l’ok all’impianto» ha detto. Per lui, nella bagarre più completa, è stato difficile rettificare le informazioni già esposte «corrette, ma non complete». Dopo la presentazione di Luciano Zorzenone , presidente Cordicom Fvg, Marco Molaro, referente del Comitato 1401 ha elencato le discariche, centrali a biogas, cave, depuratore di liquami, la vicina cava ex Parussini e «un deposito di amianto» che sono sorti o sorgeranno nella zona industriale di Pannellia. Oggetto di attenzione e approfondimento insieme alle conseguenze sulla salute pubblica e l’ambiente circostante delle emissioni dal camino, alto 60 metri , tra cui la diossina, sostanza bioaccumulabile, della centrale e il loro controllo continuo, che dovrebbe essere 3 volte all’anno. Maristella Cescutti

Valle di Susa i NO TAV minacciano di bloccare il giro

VALLE DI SUSA No Tav: bloccheremo il Giro
se partono i lavori della ferrovia

INTERNAZIONALE/ Spagna: il Movimento degli Indignados

27 maggio
La Polizia carica gli indignados e sgombera la piazza a Barcellona
Video
Gli indignados non mollano la Puerta del Sol

NOTAV: 15.000 in marcia nel torinese

Un’altra grande prova di forza del movimento NOTAV piemontese a pochi giorni del probabile tentativo di avvio dei lavori.

Per tutti gli aggiornamenti: www.notav.eu

 

Oggi 21 maggio circa 15.000 cittadini, preceduti da decine di trattori con le bandiere della Coldiretti e dallo striscione con gli amministratori della Valle di Susa, sono sfilati nella 2° marcia da Rivalta a Rivoli per dare all’Unione europea e al governo italiano l’ennesimo forte segnale di contrarietà al progetto della linea TAV Torino-Lyon. Sono sfilati dietro le decine di striscioni dei comitati della Valle di Susa, Val Sangone, Torino e cintura. Alla fine della marcia tutti gli interventi, dal presidente della Comunità Montana Sandro Plano ai rappresentanti del movimento NOTAV italiano e dei movimenti popolari che in varie parti d’Europa si oppongono alle grandi opere faraoniche, hanno insistito su:

·      Inutilità degli investimenti per il TAV quando ce ne sono altri drammaticamente urgenti come quelli per la tutela della sanità dei cittadini e per trasporti “normali” per i pendolari che quotidianamente subiscono i disservizi del gestore monopolista Trenitalia
·      Denuncia della mancanza di risorse anche per i primi 20 milioni di euro (sui 300 previsti!) più volte millantati da Governo e Regione Piemonte per i primi interventi sulla rete ferroviaria regionale
·      Determinazione del movimento NOTAV a impedire con tutte le possibili iniziative non violente, che lo hanno sempre caratterizzato, sia in Valle di Susa che a Torino, l’apertura del cantiere per il tunnel esplorativo alla Maddalena di Chiomonte
·      Denuncia e condanna di ogni ipotesi di militarizzazione della Valle di Susa per garantire l’apertura e la continuità dei lavori nei cantieri per il TAV
Ci si è dati appuntamento all’assemblea di giovedì 26 maggio al Centro polivalente di Bussoleno per decidere con gli amministratori della valle le prossime iniziative di mobilitazione
NOTAV, una garanzia per il futuro

Movimento NO TAV Val Susa, Val Sangone, Torino e Cintura

A cura dell’ufficio stampa del movimento NOTAV
Rivoli, 21 maggio 2011