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ACQUA/ Affollata assemblea a Muzzana del Turgnano sui rimborsi

Organizzata dal Coordinamento di Difesa Ambientale della Bassa Friulana. E’ stato distribuito un modello alternativo a quello predisposto dall’ATO ed inviato dal CAFC agli utenti per insistere sulla prescrizione decennale e non solo quinquennale. Sono stati toccati anche i temi del futuro del Servizio Idrico Integrato che prevede investimenti di 64 miliardi di euro in 30 anni che dovrebbero gravare sulle tariffe, una vera follia.

muzzana17_06_2011

il pubblico all’assemblea di venerdì 17 giugno 2011 a Muzzana del Turgnano

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SPAGNA/ “Camminiamo uniti contro la crisi e il capitale”

Madrid

#Acampadasol

El 19 de Junio el Movimiento 15 M tomará de nuevo las calles contra la crisis y el Pacto del Euro

El 19 de Junio el Movimiento 15 M tomará de nuevo las calles contra la crisis y el Pacto del Euro

El 19 de junio el Movimiento 15 M saldrá de nuevo a las calles. Distintos colectivos, organizaciones e individualidades han convocado marchas por toda España. Estamos observando que los partidos que nos gobiernan, y los que tienen la posibilidad de gobernar en un futuro, no parecen estar dispuestos a oponerse a las medidas de recortes […]

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Barcellona (in catalano)

Acampadabcn
Cartell manifestació 19 Juny. Manifestació internacional contra la crisi

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Osservatorio locale sul clima/ Giugno 2011: vai con i disastri

Perchè un osservatorio climatico locale? Si parte dalla constatazione che la nostra memoria non organizza spontaneamente gli eventi atmosferici e climatici in generale. Il tempo climatico, meteorologico scorre lungo il tempo cronologico e generalmente l’esperienza empirica  ci ha abituati ad una certa ricorrenza e ciclicità dei fenomeni. Gli eventi straordinari generalmente sono rari, ma ora di fronte al mutamento antropogenico del clima, è necessario “tenere a mente” quello che ci succede intorno per capire se è tutto normale o se invece si tratta effettivamente di una progressiva alterazione della “regolarità” del clima. Qui la stampa, i giornali, proprio per il fatto di fare la cronaca (quando viene fatta) di quello che accada nei luoghi antropizzati,  sono praticamente l’unica fonte di informazione immediatamente e disposizione per farsi un’idea, sul lungo e medio periodo dell’andamento fenomenologico del clima. In particolare se si ha la fortuna che i giornali locali nella versione on-line pubblichino almeno gli eventi più eclatanti allora si ha immediatamente un minimo di archivio a disposizione. Qui si intende quindi rilevare “ogni tanto” qualche evento particolarmente grave e rilevante nei territori in cui viviamo per richiamare alla mente il problema climatico che al di là di una generica presa di coscienza in realtà fa molta fatica ad entrare nelgli standard di attenzione, sensibilità e nel bagaglio politico e culturale nei movimenti antagonisti ed anche nei comitati in genere. Il clima va vissuto quindi anche come un  problema politico e ci si deve misurare con esso sulla base di un patrimonio di informazione che va costruito con pazienza ed attenzione.

Per esempio basta cliccare sulla tag MALTEMPO del Messaggero Veneto per scorrere la cronologia dei fenomeni in varie parti della Regione. Certo questa non è un’indagine scientifica, ma rappresenta comunque un riferimento per ragionarci un po’ su e a ben pensare non è detto che l’OSMER, la Protezione Civile (sic!), o altri enti archivino veramente i dati riguardanti l’impatto antropico, strutturale ed economico  dell’evento climatico. Comunque questa è una problematica del tutto aperta, che va coltivata e da qualche parte è necessario partire ed ovviamente innanzitutto è necessaria la percezione del problema.

 

A cura del Gruppo Ecologia Sociale

 

Messaggero Veneto 20 giugno 2011

 

Frane e crolli per il maltempo
Tagliamento, 7 salvati dalla piena

Sei austriaci e un ucraino sono stati “ripescati” in elicottero a Spilimbergo. Stessa sorte per un gruppo di amici a San Michele

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NOTAV: tutta da rifare la procedura di VIA per la Venezia-Trieste

Non solo il WWF ma anche i Comitati NOTAV hanno da sempre denunciato lo “spezzettamento” del progetto per depotenziare l’opposizione all’opera.

Oggi incassiamo un altro piccolo risultato.

uno del comitato NOTAV di Trieste e del Carso

 

 

Il piccolo del 18/06/11

Wwf: «Sì al progetto unico per la Tav Venezia-Trieste»

 

TRIESTE Dovranno essere riunificati in un unico progetto preliminare (e relativo studio di impatto ambientale) e quindi in un’unica valutazione di impatto ambientale (Via) i quattro progetti presentati lo scorso dicembre da Italferr, per conto di Rete ferroviaria italiana (Rfi), relativi alla Tav nella tratta Venezia-Trieste. Lo ha reso noto il Wwf del Friuli Venezia Giulia che ha ricordato la decisione della commissione tecnica Via/Vas del Ministero dell’ambiente. Era stata l’associazione ambientalista a rilevare in una lettera inviata al Ministero lo scorso 4 gennaio l’anomalia rappresentata dal fatto che il progetto della Tav Venezia -Trieste fosse stata suddivisa da Italferr-RFI addirittura in quattro tronconi (Mestre-Aeroporto M. Polo, Aeroporto-Portogruaro, Portogruaro-Ronchi dei Legionari e Ronchi dei Legionari-Trieste) con quattro diversi studi di impatto ambientale e quattro distinte procedure di valutazione dell’impatto ambientale ministeriali.

 

 

Messaggero Veneto del 18/06/11

Wwf sulla Tav: si riapre la procedura Via

 

TRIESTE Dovranno essere riunificati in un unico progetto preliminare (e relativo studio di impatto ambientale) e quindi in un’unica Valutazione di Impatto Ambientale (Via) i quattro progetti presentati lo scorso dicembre da Italferr, per conto di Rete ferroviaria italiana (Rfi), relativi alla Tav nella tratta Venezia-Trieste. Lo ha reso noto il Wwf del Friuli Venezia Giulia che ha ricordato la decisione della Commissione tecnica Via/Vas del Ministero dell’ambiente. Era stata l’associazione ambientalista a rilevare in una lettera inviata al Ministero lo scorso 4 gennaio l’anomalia rappresentata dal fatto che il progetto della Tav Venezia-Trieste fosse stata suddivisa da Italferr-Rfi addirittura in quattro tronconi (Mestre-Aeroporto M. Polo, Aeroporto-Portogruaro, Portogruaro-Ronchi dei Legionari e Ronchi dei Legionari-Trieste) con quattro diversi studi di impatto ambientale e quattro distinte procedure di valutazione dell’impatto ambientale ministeriali. Inoltre, la documentazione era stata inviata – in ritardo – alle Regioni e ai Comuni, limitatamente ai tronconi che interessavano i rispettivi territori. La riunificazione dei progetti e degli studi in uno solo, implicherà inevitabilmente il riavvio della procedura Via – ha spiegato il Wwf – e l’associazione auspica che in questa fase vengano colmate le lacune della documentazione presentata da Italferr-Rfi e che sia le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, sia i Comuni, «dimostrino stavolta maggiore determinazione, pretendendo il rispetto delle norme e un serio approfondimento degli impatti del progetto», ha concluso il Wwf.

TERRITORIO/ San Giorgio di Nogaro, Comitato ferma strada

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 21 GIUGNO 2011

Pagina 30 – Provincia

Ziac, stop al progetto per il secondo accesso

San Giorgio di Nogaro, la Regione ha accolto le osservazioni dei residenti Il Comitato: sarebbe stato un grave danno ambientale

SAN GIORGIO DI NOGARO “Stoppato” dal Comitato locale l’iter burocratico del progetto di secondo accesso alla Ziac a seguito delle osservazioni presentate alla Direzione ambiente della Regione, che evidenziavano come la documentazione presentata da Consorzio Aussa Corno non fosse conforme alle norme previste in materia ambientale dal decreto 152 del 3 aprile 2006. A renderlo noto è stato il “Comitato Genius loci – Terra  di vita per la salvaguardia del territorio e dell’identità culturale, ambientale, storica e filologica della Bassa friulana”, nel corso dell’incontro tenutosi alle ex scuole elementari di Villanova, nel corso del quale il comitato ha informato la popolazione sul iter burocratico della progettazione del secondo accesso alla zona industriale Aussa-Corno. All’affollata assemblea, il comitato ha annunciato il mancato avvio del procedimento, comunicato il 13 maggio scorso dalla Direzione Centrale ambiente e lavori pubblici (Servizio valutazione di impatto ambientale), dopo l’accoglimento da parte dello stesso ufficio delle osservazioni inviate dai residenti. Ma quali sono i motivi? Come si diceva, la giustificazione del mancato avvio dell’iter è la difformità della documentazione presentata dal Consorzio Aussa Corno a quanto previsto dal decreto legislativo 152. «Le attestazioni di stima ricevute dal pubblico presente – afferma il Comitato -, l’ interesse suscitato in molte persone non residenti a Villanova ed il buon andamento della petizione popolare, non ancora conclusa, che ha superato le 500 firme, ci danno forza per continuare nell’azione intrapresa al fine di salvaguardare l’ambiente e il territorio in cui viviamo, senza precludere uno sviluppo sostenibile». Va sottolineato che proprio l’invito ai cittadini di Villanova a presentare le osservazione era stato fatto qualche tempo fa dall’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, che si impegnava ad accoglierle al fine di trovare una soluzione condivisa. Ricordiamo che il secondo accesso all’Aussa Corno è in realtà una bretella di collegamento tra la Ss14 e la Ziac, circa 4 km di strada, che si snoderà tra i comuni di Torviscosa e San Giorgio, dal costo di 28 milioni di euro. Tempi di costruzione 550 giorni. Un’opera che i cittadini di Villanova ritengono fortemente impattante per un territorio prettamente agricolo, che verrebbe in tal modo “frammentato” dal passaggio della strada e che a loro dire porterebbe via 24 ettari di terreno.

Ancora la boiata della TAV sott’acqua

Non meriterebbe neanche di essere presa in considerazione, ma visto che finisce sulle prime pagine dei giornali …

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Messaggero Veneto 21 giugno 2011

Verso una Tav sottomarina
tra il Veneto e il Fvg?

di Renato D’Argenio

La proposta alternativa arriva dalla Norvegia. Dovrebbe essere lunga settanta chilometri che unirebbero Jesolo e Lignano con un tunnel da 5 miliardi di euro.

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NO TAV/ Giù le mani dalla Valsusa. Sabato 25 Presidio ad Udine

Superate le 200 visite a questa pagina

News

Attenzione! Attenzione! L’aggressione “manu militari”

se l’aspettano fra domenica notte e lunedì

GRANDI OPERE TAV Milano-Venezia-Trieste | il Ponte sullo Stretto | TAV Torino -Lione

Messaggero Veneto 24 giugno Il Centro sociale autogestito (Csa) organizza un presidio “No Tav”

domani a partire dalle 16, in piazza Matteotti. Due gli obiettivi: esprimere solidarietà alla popolazione della Valsusa che sta bloccando l’inizio dei cantieri della Tav; e fare «controinformazione sulla tratta veneto-friulana di questa assurda e devastante opera». Il programma prevede musica, volantinaggi, interventi al microfono e alle 18 il collegamento in diretta con l’”accampamento resistente” in svolgimento, dal 21 al 26 giugno, a Chiomonte (To) nella zona liberata e occupata dai valsusini e dagli attivisti No Tav.

maddalena
Solidarietà con la Valsusa in lotta contro TAV e Corridoio 5  il Centro Sociale Autogestito organizza un Presidio No Tav ad Udine sabato 25 giugno a partire dalle ore 16.00, in Piazza Matteotti di solidarietà con la popolazione della Valsusa che sta bloccando l’inizio dei cantieri; di controinformazione sulla tratta veneto-friulana di questa assurda e devastante opera.
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No al nucleare civile e militare-comunicato di Iniziativa Libertaria

NO AL NUCLEARE CIVILE E MILITARE. NO AL NUCLEARE: RESPONSO POPOLARE

pubblicata da Iniziativa Libertaria – Pordenone il giorno sabato 18 giugno 2011 alle ore 10.33

Un sondaggio popolare ha fatto emergere chiaramente un’idea dei “beni comuni” e un’ostilità al nucleare che guardiamo con simpatia e che costringe i piani della partitica nazionale ad una brusca frenata.

Bisogna però resituire all’esito referendario il giusto ruolo sul piano fattivo sia nel merito dei quesiti, stravinti dal SI, sia su quello, sempre rischioso, di una deresponsabilizzazione che il voto porta in grembo. Il fatto che nel 2011 gli italiani siano chiamati ad esprimersi su una materia su cui avevano già espresso chiaramente la loro opinione nel’87, ci dimostra che i referendum si possono anche vincere, ma le vere vittorie sono quelle che si impongono con la lotta e si mantengono con una vigilanza e una conflittualità costanti e soprattutto promuovendo delle valide alternative. Il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti dell’aprile ‘93, per esempio, è stato vinto dai no con il 90,3%, eppure,  invece di abrogare la legge come chiaramente espresso dal voto, sono state promulgate nuove leggi e norme, in primo luogo il rimborso elettorale, tramite le quali i partiti oggi incassano più di quando c’era il finanziamento pubblico.

 

Anche rispetto all’acqua la volontà popolare di non mettere nemmeno una goccia nelle mani dei privati, non solo non ci mette al riparo dal rischio di una prossima privatizzazione, dando la possibilità di farne delle altre ad hoc, ma soprattutto non risolve il problema di normative europee che ne vincolano le scelte future.

 

Riteniamo inoltre osceno che Bersani, e in generale il PD, oggi rivendichi la vittoria quando ieri si poteva leggere sul libro del segretario del secondo partito in Italia (l’alternativa berlusconiana) frasi quali: “smantellare il vecchio nucleare e partecipare allo sviluppo del nuovo nucleare pulito, avvicinando la quarta generazione”; o ancora: “Il pubblico deve avere il comando programmatico dell’intero processo di distribuzione e le infrastrutture essenziali come le dighe, i depuratori, gli acquedotti devono essere sotto il pieno controllo pubblico ma ciò non vuol dire che il pubblico non possa affidare ai privati parti di gestione del ciclo, ovviamente dopo regolare gara e con un’autorità indipendente che vigili costantemente sul rapporto tra capitale investito, tariffe per il consumatore e remunerazione”.

Le questioni ecologiche in Friuli sono endemiche. Basta guardare alle decennali lotte ambientali in ogni parte di questi territori per capire, la dove si è vinto, che solo una mobilitazione generale ed un impegno diretto e determinato delle popolazioni coinvolte può permettere cambiamenti significativi. Non ultimo la battaglia sull’inceneritore di CDR-Q di Fanna a Maniago, l’ennesimo cancro ambientale certificato dalle istituzioni.

Eppure il dato più macroscopico di questo referendum rispetto alla nostra regione è il festeggiare la vittoria di un allontamento da un’ipotesi di una centrale nucleare fra vent’anni quando abbiamo già oggi, e da almeno 50 anni, ben 50 bombe nucleari sotto casa. Così come il vento popolare ha soffiato sul tentativo di impantanarci in scelte energetiche senza futuro, è vitale che questo stesso vento spazzi via, ricominciando a soffiare con determinazione e pubblicamente, ogni specie di “atomica” civile o militare, a partire da subito.

 

Iniziativa Libertaria

TRIESTE: articoli sulla sanatoria truffa, sabato in piazza

Ecco gli articoli dei giornali di questi giorni in vista dell’iniziativa di sabato prossimo.

 

Il Piccolo

23/06/11

Immigrati e diritti In piazza contro la “sanatoria truffa”

Non le manda a dire Margherita Hack. «Se fossi stata prefetto mi sarei opposta alla volontà prevaricatrice del ministro degli Interni. Queste persone dovrebbero avere coraggio…». L’astrofisica interviene sulla cosiddetta sanatoria truffa. Di quello che ieri in una conferenza stampa organizzata dal Comitato primo marzo e dai promotori dell’appello nazionale «Per una scelta di equità e giustizia» è stato denunciato. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di centinaia di ex clandestini (una trentina solo a Trieste) ma le istituzioni non ne hanno tenuto ancora conto. Gianfranco Schiavone del Centro italiano di Solidarietà ricorda l’accaduto con le parole dell’appello firmato l’anno scorso da intellettuali e scrittori come Claudio Magris, Paolo Cacciari, Fulvio Camerini, don Luigi Ciotti, Dario Fo, Veit Heinichen, Moni Ovadia, Boris Pacor, Giorgio Pressburger, Paolo Rumiz, Gino Strada e Susanna Tamaro: «Questa vicenda ha il sapore di una beffa nei confronti di chi – lavoratori e datori di lavoro – ha creduto nella legalità, aderendo alla regolarizzazione. Come possiamo tacere, se il messaggio che emerge è che fidarsi delle autorità è sciocco, che conviene sempre rimanere invisibili, far lavorare in nero, non pagare le tasse, in nome della convinzione tutta italiana che sia l’illegalità a premiare?» e si domanda «come mai a Trieste prendono tempo». E aggiunge: «Non è mai arrivato nessun chiarimento dal ministero. E così la gente di fatto regolare vive in una situazione paradossale in attesa di una circolare che viene costantemente ritardata». Sabato alle 18 su questa vicenda ci sarà una manifestazione in piazza Sant’Antonio. «Sarà un’occasione – dicono gli organizzatori del “Comitato primo marzo” – per lottare per i diritti di tutti e contro il razzimo istituzionale». (c.b.)
21/06/11
«Sanatoria truffa ko grazie pure a Trieste»

Dopo due anni nel corso dei quali migliaia di procedure di regolarizzazione di lavoratori stranieri erano state bloccate in tutta Italia (e di queste diverse decine a Trieste) il Consiglio di Stato ha appena messo la parola fine riconoscendo le ragioni dei lavoratori e dei datori di lavoro e dichiarando valide tutte le procedure di regolarizzazione che erano state bloccate, rigettate in ragione della condizione di irregolarità degli stessi lavoratori stranieri. A Trieste, città tra le prime in Italia dove fu avviata tale prassi, sono tuttora aperte le posizioni di decine di lavoratori e di datori di lavoro che hanno continuato a chiedere la regolarizzazione. A ripercorrere le tappe della vicenda, svelando retroscena e ricadute di questa “sanatoria truffa”, saranno domani alle 11 al Caffè San Marco, in una conferenza stampa, il “Comitato primo marzo” e i promotori dell’appello nazionale “Per una scelta di equità e giustizia”, appello – si legge nella convocazione della conferenza – che partì proprio da qui nell’aprile 2010, sottoscritto da decine di intellettuali. Anche Trieste, insomma, ci ha messo del suo per controbattere la rigidità, ora riconosciuta illegittima, di tali iter di regolarizzazione.

GRANDI OPERE/ La TAV Tratta Milano-Venezia-Trieste: non si fa?

Messaggero Veneto GIOVEDÌ, 23 GIUGNO 2011 Pagina 11 – Economia

Tav, il ministro frena «Costi troppo elevati»

mv-23-06-11

Matteoli sulla Milano-Venezia-Trieste: non c’è certezza economica per l’opera. Serracchiani: trattati come colonia. L’Ance Veneto: chiarisca una volta per tutte

ROMA «Il governo si è impegnato sulla realizzazione del Terzo Valico Milano-Genova e della Torino-Lione». È quanto ha ribadito il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli alla presentazione del piano d’impresa del gruppo Fs rilevando come per l’alta velocità Milano-Venezia-Trieste «i costi sono notevolissimi e non si può dire di avere la certezza economica che l’opera verrà realizzata». Un fulmine a ciel sereno che ha scatenato la protesta e le preoccupazioni dell’Ance Veneto e dell’Eurodeputata Debora Serracchiani. «Occorre chiarire una volta per tutte che ruolo ha la linea ad Alta Velocità Milano-Venezia-Trieste nel quadro delle priorità di sviluppo infrastrutturale di questo Paese», dice l’Ance del Veneto. «Giovedì scorso – spiega Luigi Schiavo, presidente dell’Ance – l’Alta capacità ferroviaria era stata inserita nell’accordo quadro Governo-Regione, sottoscritto dallo stesso ministro, come opera di preminente interesse nazionale. Lo stesso ministro, una settimana dopo, parla di difficile realizzazione dell’opera. Occorre chiarire una volta per tutte». «Una chiarezza doverosa – aggiunge – per l’impegno che le imprese del territorio intenderanno attuare in termini di programmazione e di investimento. Come costruttori non ci tiriamo indietro rispetto alla disponibilità data e andiamo avanti con il nostro progetto». «È intollerabile che il Nordest sia trattato da un ministro della Repubblica con la sufficienza che si riserva a una colonia», aggiunge l’europarlamentare del Partito democratico Debora Serracchiani, componente della commissione Trasporti. «Matteoli – prosegue – non soltanto ha avanzato dubbi pesantissimi sulla tratta Milano-Venezia ma ha taciuto del tutto sul ramo Venezia-Trieste, mettendo in dubbio nè più nè meno che la realizzazione di un progetto prioritario europeo, per il quale peraltro l’Italia ha già ricevuto e impegnato fondi comunitari». Secondo Debora Serracchiani «la superficialità con cui sono state fornite valutazioni di questo peso, le cui conseguenze sono state già denunciate dalle categorie produttive e che avrebbero conseguenze catastrofiche per la credibilità del nostro Paese, richiedono  un’immediata spiegazione e una formale smentita – conclude l’eurodeputato – dal Governo italiano». Nessun commento, per adesso, dalla giunta regionale del Friuli Venezia Giulia.