Entries from Marzo 2017 ↓

CSA Udine/ Volantino sulla Libia + sfidiamo Tondo e la Lega

Sfidiamo Tondo e la Lega: No al razzismo Si all’accoglienza dei profughi dal nord-africa; un’accoglienza diffusa, partecipata e socializzata per evitare la ghettizzazione, l’isolamento, le strumentalizzazioni razziste ed il rigetto da parte della popolazione.

Il CSA di Udine, nel dibattito al suo interno, aveva elaborato lo slogan “La Guerra Uccide la Rivoluzione”, per intitolare un volantino sulla situazione Libica, per poi scoprire che questo titolo si adatta benissimo  ai contenuti della lettera di un compagno libico che gira nei siti anarchici e che di conseguenza abbiamo pubblicato come volantino con questo titolo. Ovviamente non abbiamo alcun dubbio che vada respinto ogni intervento militare in Libia, come in ogni altra parte del mondo, ma, nella fattispecie, non abbiamo mai avuto dubbi che Gheddafi sia
libiairanegitto
Lo striscione predisposto dal CSA a Gradisca contro il CIE il 12 marzo
Evidentemente andrebbero aggiunti Algeria, Yemen, Bahrein, Siria… e speriamo un numero sempre maggiore di situazioni di rivolta proletaria
un criminale, armato dagli stessi che ora lo “combattono”; Francia ed Italia in particolare; soprattutto però siamo convinti che la rivolta Libica sia reale ed autentica e che non sia riducibile a manovre dell’imperialismo.
Non è azzardato pensare che gli interventisti-militaristi abbiano prima aspettato che Gheddafi indebolisse fortemente la Rivoluzione, fino quasi ad annientarla ed è solo a quel punto, quando le truppe “lealiste”, stavano per entrare a Bengasi, che, in maniera strumentale, è scattato l’intervento militarista il quale, ancor prima di eliminare Gheddafi, evidentemente, punta a sepellire la Rivoluzione.

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ELETTRODOTTO Udine Ovest/ Il Ministero prende a pesci in faccia i Sindaci

Messaggero Veneto VENERDÌ, 25 MARZO 2011 Pagina 17 – Cronache

Elettrodotto, via libera più vicino

Il ministero dell’Ambiente gela i sindaci e il Comitato protesta a Roma

di Federica Barella I sindaci dei comuni contrari alla realizzazione aerea dell’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest, ieri in missione a Roma al ministero dell’Ambiente (su intercessione dell’Anci regionale e nazionale), hanno ricevuto una vera e propria doccia fredda dal direttore generale del ministero Mariano Grillo. E’ stato quest’ultimo infatti ad annunciare ai sindaci di Pavia di Udine, Mauro Di Bert, Mortegliano, Alberto Comand, e di Lestizza, Geremia Gomboso, che il progetto di Terna, così come presentato dalla società (e quindi con il passaggio della linea quasi tutto in aerea) sta per ottenere il “Via” positivo e definitivo per procedere poi alla realizzazione concreta del progetto. «Si tratta di un passaggio decisamente fondamentale e importante – hanno commentato al termine dell’incontro i sindaci, certamente delusi ma decisi comunque a far valere ancora le proprie ragioni -. A questo punto non ci resta che aspettare di vedere il documento approvato dal ministero per riuscire a capire in che modo potremo ancora tentare di far rivedere il progetto. E’ chiaro però che a questo punto le nostre pressioni si concentreranno anche e soprattutto nei confronti della Regione. Come prevede il decreto 112 del 2002 in sede di atto d’intesa crediamo di poter ancora far sentire le nostre voci. E comunque poi c’è ancora la possibilità di giocare la carta di ricorsi giudiziali agli organi amministrativi. Non abbandoniamo certo la speranza di veder sì realizzato questo progetto, che capiamo essere fondamentale per lo sviluppo della nostra regione, secondo un progetto però interrato e quindi meno impattante per l’ambiente». Più duro nei confronti della Regione invece la presa di posizione di Aldevis Tibaldi, presidente del comitato per la vita del Friuli rurale, che ha anche inscenato ieri a Roma una piccola protesta di fronte la sede del ministero. A suo giudizio Trieste è infatti colpevole di non essersi di fatto espressa su questa opera. «Il presidente Tondo dovrà dare pubblica giustificazione del suo operato – ha spiegato ieri Tibaldi -. Ma il comitato non rinuncerà a mettere in atto nuove e più incisive forme di lotta per far valere la volontà popolare».

NUCLEARE/ Krsko: due blocchi in 48 ore

MV 26 marzo

Nucleare, la centrale di Krsko ferma per un guasto

 

UDINE La centrale nucleare di Krsko, in Slovenia, è stata fermata l’altra sera verso le 22.30 a causa di un problema all’elettrodotto a cui è collegata. E’ stato il secondo blocco dell’impianto in 48 ore. Infatti, un analogo problema si era verificato anche mercoledì. Responsabili dell’impianto hanno riferito che la centrale si è fermata automaticamente dopo che dal sistema energetico è saltato un elettrodotto che trasporta l’energia in direzione della Croazia. Nessun rischio per la popolazione e per l’ambiente, livello zero di pericolosità, hanno garantito fonti slovene.

Il presidente dell’amministrazione dell’impianto atomico, Stane Rozman, al microfono del Tgr Rai del Friuli Venezia Giulia, ieri ha spiegato: «Per noi è fondamentale informare regolarmente sull’attività della centrale e segnalare ogni singolo cambiamento o blocco. La trasparenza ci garantisce l’alto livello di fiducia dell’opinione pubblica». Ma c’è chi vuole vederci chiaro. Il senatore del Partito democratico Carlo Pegorer ha presentato infatti un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sull’incidente che si è verificato l’altra sera nella centrale nucleare. «Posto che non è la prima volta che la centrale nucleare di Krsko, situata a un centinaio di chilometri dalla frontiera italiana, registra incidenti conseguenti al suo malfunzionamento – ha spiegato Pegorer – chiedo se il Governo italiano sia in possesso o meno di più dettagliate informazioni su tali recenti incidenti». Secondo Pegorer, poi, nel caso di incidente grave nella centrale di Krsko con la possibile fuoriuscita di vapori contaminanti, «il territorio del Friuli Venezia Giulia ne sarebbe investito in poche ore».

Per la serietà di «un simile grave possibile evento», ha detto ancora il senatore democratico, «la stessa Repubblica di Slovenia si sarebbe dotata di dosi di iodio sufficienti a garantire la cura della propria popolazione». Pegorer, nell’interrogazione, chiede anche al governo italiano se «sia stato definito un piano di distribuzione di pillole di iodio nei territori posti nelle vicinanze di paesi nei quali sono ubicate e funzionanti centrali nucleari da utilizzare in caso di insorgenza di nube tossica da tali impianti».

La centrale di Krsko, l’unico impianto nucleare nei Paesi della ex Jugoslavia, è stata costruita congiuntamente nel 1981 dalla Croazia e dalla Slovenia e dovrebbe restare operativa fino al 2023. Quest’anno il governo di Lubiana dovrebbe varare un piano di sviluppo energetico che prevede anche la costruzione di un secondo reattore. E il presidente della Regione Renzo Tondo ha sempre affermato di voler partecipare allo sviluppo della centrale.

(26 marzo 2011)


da Il Piccolo

Nucleare, la centrale di Krsko fa le bizze

Secondo guasto in due giorni nella “sicurissima” centrale nucleare di Krsko. Come già successo mercoledì, l’impianto è andato in blocco. Le autorità: tutto ok

 

di Stefano Giantin

BELGRADO Ancora un intoppo per la centrale nucleare di Krsko, il secondo in 48 ore. Dopo il blocco automatico di mercoledì, l’impianto non è riuscito, come da programma, a rientrare in servizio giovedì sera per un nuovo problema all’elettrodotto che convoglia l’elettricità verso la Croazia. «Nessun allarme», hanno affermato i responsabili di Krsko. Il guasto non ha comportato pericoli né per la centrale, né per la popolazione. Sul sito internet della «Nuklearna Elektrarna Krsko» si trovano maggiori dettagli sull’accaduto. «Dopo un accurato esame delle attrezzature a seguito del blocco automatico di mercoledì, sono state riscontrate alcune anomalie nel sistema. Per eliminare le irregolarità c’è bisogno di altro tempo – continua il comunicato – la centrale tornerà operativa la settimana prossima». Krsko è comunque «in uno stato di arresto sicuro e non ci sono effetti sulle persone o sull’ambiente».

Mercoledì la centrale era stata fermata sempre a causa di un problema alla rete di distribuzione elettrica verso Zagabria. L’incidente era stato classificato a «rischio zero» dalla dirigenza di Krsko. Dirigenza che ieri ha messo la faccia per tranquillizzare l’opinione pubblica, compresa quella italiana. Secondo Stane Rozman, presidente del consiglio d’amministrazione della centrale, «è fondamentale informare regolarmente sull’attività della centrale e segnalare ogni singolo cambiamento o blocco. La trasparenza ci garantisce l’alto livello di fiducia raggiunto presso l’opinione pubblica», ha detto Rozman ai microfoni del Tg regionale della Rai. La centrale vanta due cicli di raffreddamento e sarebbe in grado di resistere a terremoti ben più intensi di quelli che possono verificarsi nell’area.

Dovrebbe rimanere operativa fino al 2023, ma la Slovenia sta pensando alla costruzione di un secondo reattore entro il 2013. Ma sono in molti oggi a non fidarsi cecamente né del nucleare in se e per sé, né tantomeno di Krsko. Allarmato dai guasti alla centrale, il senatore Pd Carlo Pegorer ha presentato ieri un’interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo per sapere se il governo italiano «sia in possesso o meno di più dettagliate informazioni su tali recenti incidenti».

La Slovenia, aggiunge con preoccupazione il senatore democratico, «si sarebbe dotata di dosi di iodio sufficienti a garantire la cura della propria popolazione» in caso di incidente grave. E Pegorer si domanda se anche l’Italia ha un piano simile. Piano utile in caso di un malaugurato – anche se a detta degli esperti improbabile – serio incidente a Krsko.

PORDENONE: rassegna stampa sul presidio contro la guerra

Messaggero Veneto del 27/03/11

Libia, protesta in piazza Giallo profughi a Travesio

 

Profughi in Friuli Venezia Giulia, i primi giorni della settimana il ministro dell’Interno Roberto Maroni renderà noto il piano nazionale delle accoglienze. Se Clauzetto l’altro giorno era entrato un po’ a sorpresa nell’elenco delle realtà italiane che potrebbero assumersi l’impegno umanitario tanto che era intervenuta una smentita del sindaco, ieri è stata la volta – attraverso una voce più insistente – del comune di Travesio dove sarebbero stati indicati anche due siti per ospitare 50 persone: la vecchia polveriera e il poligono di tiro. «Sono sorpreso – ha spiegato il sindaco Diego Franz – in quanto non vi è alcun atto ufficiale. Il poligono è privo di manutenzione ormai da anni, la polveriera non è adatta a questo scopo: già oggetto di atti vandalici, è in fase di bonifica. Travesio è una piccola comunità, sarebbe meglio alloggiare altrove i profughi. Dovesse trattarsi di un atto di solidarietà, la comunità, comunque, non si tirerebbe indietro». Se in pedemontata è andata in scena l’ipotesi accoglienza di profughi libici, in pianura ieri è andata in scena la manifestazione contro la guerra in Libia. «No alla guerra, libertà e pace per il popolo libico». Studenti in piazza XX Settembre, a Pordenone con le bandiere arcobaleno e il gruppo di Iniziativa libertaria. Tre ore di sit-in, volantinaggio e slogan no-war per scuotere le coscienze. La reazione c’è stata davanti al banchetto degli anarchici: «Stop ai flussi di immigrati» ha detto Antonio Ferrari, neodiplomato nei corsi serali dell’Itis Kennedy. «Non c’è lavoro in Italia e nemmeno a Pordenone per tutti gli stranieri», ha sostenuto. Punti di vista opposti risolti in scintille dialettiche, con i Giovani comunisti in campo per lo stop ai teatri di guerra. «Fuori l’Italia dalla Nato: siamo dalla parte del popolo libico – hanno detto Renzo Sthylla con Benedetto, Adriano, Marco, Rita Orecchio, Mauro Marra, Luigina Perosa -. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e una soluzione pacifica del conflitto». Studenti in prima linea del liceo Leopardi-Majorana, Itis Kennedy, Isis Flora: «Il Collettivo studentesco Pordenone Cspn – hanno detto Giulio, Alesandra, Valerio e Luca del gruppo liceale del Leopardi-Majorana rivendicando la soluzione umanitaria – è contro la guerra “colonialista” della Nato e dell’Onu. Pace e libertà per il popolo libico: è partita l’ennesima guerra travestita da “missione umanitaria” per spartirsi le risorse energetiche di cui l’Italia è la prima interessata». Collettivo in piazza anche sabato prossimo, 2 aprile, in parallelo alla marcia di Emergency a Roma. Matteo Pinzana Chiara Benotti

CIE: due nuovi lager in regione?

 

Messaggero Veneto del 29/03/11

Clauzetto e Sgonico: le due tendopoli in Fvg

 

UDINE In Friuli Venezia Giulia saranno inviati circa mille degli extracomunitari – probabilmente tutti tunisini – che in questi giorni hanno “invaso” Lampedusa: 500 a Clauzetto di Pordenone e altrettanti a Sgonico. I numeri non sono stati ancora ufficializzati, ma è già polemica: la Lega Nord di Pordenone è pronta ad alzare le barricate per evitare «l’ingresso in regione dei clandestini» anche perchè, secondo indiscrezioni, a questi due siti se ne potrebbe aggiungere un altro: la caserma Monti di Pordenone. L’ufficializzazione dei siti era attesa per oggi, ma ieri sera il ministro Maroni ha anticipato il piano di evacuazione dell’isola siciliana, allo stremo e invasa da oltre cinquemila tunisini. Un’accelerazione dovuta alla situazione ormai fuori controllo. Il piano, su cui stanno lavorando i tecnici dell’unità di crisi del Viminale, sarà domani sul tavolo del Consiglio dei ministri. Per svuotare Lampedusa, dunque, il ministero ha deciso che domani arriveranno nell’isola cinque navi passeggeri e la San Marco della Marina Militare, per un totale di diecimila posti. L’obiettivo è quello di portare via tutti i migranti, sperando che non ne arrivino altri. Per ospitare gli oltre cinquemila tunisini, il Viminale ha deciso di individuare una serie di aree dove allestire le tendopoli e utilizzare alcuni dei 13 siti messi a disposizione dalla Difesa che, nelle intenzioni del governo, avrebbero dovuto accogliere soltanto i profughi provenienti dalla Libia: tra caserme e aree dismesse ci sono, in Friuli Venezia Giulia, Clauzetto e Sgonico, quindi Trapani, Marsala e Torretta (Palermo) in Sicilia; Manduria (Taranto), Carapelle (Foggia) e San Pancrazio Salentino (Brindisi) in Puglia, Boceda (Massa Carrara) in Toscana, Monghidoro (Bologna) in Emilia Romagna, Cirè e Front (Torino) in Piemonte, Castano Primo (Milano) in Lombardia. Due campi sono di fatto già in funzione: la tendopoli di Manduria, dove ci sono circa 600 migranti e, oggi, arriveranno con nave Grimaldi altri 827, e quella nell’ex aeroporto di Chinisia a Trapani, dove si sta predisponendo l’accoglienza per 500 persone. Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha assicurato che a Manduria andranno al massimo 1.500 migranti» e che è «intenzione del governo – ha confermato Mantovano – far sì che il carico di questa situazione sia distribuito su tutto il territorio nazionale». Domani, subito dopo il Consiglio dei ministri è in programma l’incontro al Viminale con Regioni, Province e Comuni: sarà quella l’occasione per ribadire che per superare l’emergenza serve il contributo di tutti, nessuno escluso. Ma il Carroccio pordenonese è già sul piede di guerra: ieri sera si è tenuto il direttivo provinciale con al centro, appunto, l’emergenza profughi. Dalle informazioni giunte ai dirigenti del Carroccio, al sito di Clauzetto (il poligono militare dove sarebbe allestita una tendopoli) si aggiungerebbe quello della caserma Monti, nella zona della Comina a Pordenone. Una struttura militare non utilizzata, nell’elenco dei beni dismissibili, che sarebbe della partita. Il Carroccio è pronto ad alzare le barricate. La Prefettura, invece, ieri sera era completamente al buio, visto che non aveva ricevuto comunicazioni ufficiali dal ministero, né circa la tendopoli di Clauzetto, né sul possibile coinvolgimento della Monti.

 

Maroni: profughi africani nella caserma di Sgonico

 

Fino a 20 anni fa era la sede dei Lancieri di Novara. Ora è nella lista dei tredici centri di accoglienza indicati dal Ministero. Il sindaco Sardoc: Ma è di nostra proprietà ed è in uno stato di degrado

di Corrado Barbacini

 

La caserma di Borgo Grotta, nel Comune di Sgonico, è stata indicata dal ministro Roberto Maroni come uno dei tredici centri dove l’Italia potrebbe ospitare «immediatamente» i profughi della Libia. La struttura rientra nel cosiddetto piano dell’emergenza immigrati. Lì, dove fino a vent’anni fa, operavano i reparti dei Lancieri di Novara in un’area praticamente parallela al paese di Borgo Grotta, potrebbe insomma sorgere un Cie provvisorio. Cie è l’acronimo di Centro di identificazione ed espulsione. Insomma potrebbe trattarsi di una struttura simile a quella di Gradisca, in questo caso, ovviamente destinata in via esclusiva ai profughi della Libia. La notizia della caserma di Borgo Grotta è uscita ieri da ambienti romani vicini al ministro degli Interni. Ma fin da subito il sindaco di Sgonico, Mirco Sardoc, mette le mani avanti. Con malcelata ironia osserva: «Credo che si un po’ prematuro. Bisognerebbe creare le condizioni».

 

E poi lancia l’affondo: «Si dimenticano che la caserma è una proprietà del Comune di Sgonico. «In questi casi – puntualizza – bisognerebbe coinvolgere almeno il proprietario. Qualcuno mi dovrà spiegare perché non si coinvolgano per esempio le proprietà di altri comuni». E poi annuncia: «E’ un sito inquinato. Bisognerebbe bonificarlo dall’amianto. E le condizioni sono di degrado assoluto. Non c’è un sanitario nell’intera struttura e per vent’anni, prima che diventasse di proprietà del Comune, è stata meta di vandali». Alla fine propone: «Se si vorrà procedere con un esproprio…».

 

Come dire: se vogliono la caserma la paghino. Della eventuale riconversione se n’era parlato, seppur in via indiretta, due settimane fa quando il prefetto Alessandro Giacchetti aveva presieduto un incontro con la presidente della provincia Maria Teresa Bassa Poropat e il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto. Erano andato da lui come rappresentante dell’Upi e presidente dell’Anci. Racconta Poropat: «Avevamo rilevato che quello dei siti era un problema di rilevanza regionale che deve essere condiviso. Avevamo anche manifestato la preoccupazione dell’impatto provocato da una struttura del genere in un paese di 800 abitanti». Però il piano presentato dal ministro Maroni «non esenta alcuna regione dal prendersi in carico i profughi libici». Il criterio tutto quantitativo di distribuzione prevede mille stranieri ogni milione di abitanti. A dividersi l’onere in regione saranno, secondo la lista, l’ex poligono Ciarlec a Clauzetto e la caserma di Borgo Grotta.

 

E riguardo al reperimento dei siti, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, non le manda a dire. «Che vadano in Friuli. Hanno tante caserme abbandonate da utilizzare. I profughi dovrebbero essere tenuti in mezzo alla campagna, non vicino a un centro abitato. Per fortuna – chiosa – che la questione non riguarda una struttura in Comune di Trieste. Anche perché la caserma di Banne è inagibile da tutti i punti di vista». Ieri la notizia dell’indicazione della struttura di Borgo Grotta si è diffusa a macchia d’olio. Diversi abitanti si sono fermati vicino alla caserma che ha i cancelli sbarrati. «Donne e bambini che vengano pure. Noi aiutiamo chi ha bisogno. Ma gli uomini che hanno fatto la guerra, è meglio di no», dice una che ieri pomeriggio stava facendo una passeggiata con un’amica proprio lungo il sentiero che costeggia il muro di quello che potrebbe diventare il nuovo Cie. E aggiunge: «Chi vivrà vedrà».

 


da Il Piccolo

 

“Profughi africani a Sgonico? Assurdo”

 

Il centrodestra del Comune carsico si allinea al sindaco Sardoc. La Lega: “Dipiazza intervenga per bloccare il progetto”

 

di Claudio Ernè

Chiederemo la convocazione urgente del Consiglio comunale di Sgonico per discutere di ciò che sta accadendo. Voglio sperare che la scelta dell’ex caserma Dardi come sede di un Centro di identificazione per immigrati non sia vera. Può darsi che il nome sia finito casualmente nella lista approntata a Roma assieme a quello di tante altre caserme dismesse. Ma questa scelta è assolutamente improponibile, sia perché l’area è di proprietà del nostro Comune, sia perché per renderla agibile sono necessari più di un milione di euro».

Lo hanno affermato ieri due consiglieri comunali d’opposizione nella località carsica in cui risiedono complessivamente 2190 persone. Denis Zigante del Partito delle Libertà e Piero Geremia dell’Unione di Centro sembrano oggi più vicini alla posizione espressa su questo tema dal sindaco Mirko Sardoc che a quella del ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni e degli altri esponenti – specie udinesi – del Carroccio. «È assurdo che a Borgo Grotta venga insediato un Cie. Il nostro no è assoluto. Il futuro della caserma Dardi deve essere necessariamente diretto a favorire la comunità che vive in questo Comune».

Piero Geremia rincara la dose. «Mi sembra strano che si sia scelta proprio una località in provincia di Trieste che territorialmente è la più piccola della regione. Ma riesco anche a capirne il motivo: il presidente della Provincia di Udine, il leghista antitriestino Piero Fontanini che appartiene allo stesso partito del ministro che ha compiuto queste scellerate e pericolose scelte, pensa forse che in questo modo la sua popolarità possa crescere e per l’ennesima volta si scaglia contro Trieste a cui ha già imposto il candidato sindaco e il marchio “tipicamente friulano” per la Barcolana. La provincia di Udine ha più spazi disponibili e molti più siti adatti a risolvere il problema. C’è un sito a Gorizia; si sta scegliendo un sito a Pordenone e si sta tentando di farne uno in provincia di Trieste. E Udine?»

Maurizio Ferrara, consigliere comunale della Lega Nord a Trieste, cerca di parare il corpo. Ha chiesto ieri, attraverso una mozione, che il sindaco Roberto Dipiazza si impegni a intervenire con la Regione, «per esprimere il parere assolutamente contrario del Consiglio comunale di Trieste all’accoglimento dei profughi libici nel territorio provinciale». In sintesi Maurizio Ferrara ripropone il contenuto dello slogan del Carroccio: “Padroni a casa nostra”. È però necessario capire quali sono i limiti territoriali di quella che viene indicata come “casa nostra”. La cosiddetta Padania, l’intera regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Trieste, o il Comune di Sgonico o meglio la zona di Borgo Grotta Gigante e delle Girandole? Non si sa, anche se l’eventuale scelta rischia di togliere valore ai terreni e alle ville e villette che sono state o sono in costruzione in quel Comune.

NO TAV: continuano le iniziative del Comitato di Trieste e del Carso

Nonostante il quasi totale blackout dei mezzi di informazione locali che ormai vige da qualche settimana sull’argomento il Comitato NOTAV di Trieste e del Carso continua la sua opera di informazione. Venerdì 25 si è tenuta presso il bar Knulp una nuova serata informativa per illustrare il nuovo progetto che dovrebbe interessare la nostra provincia. La serata è servita anche a denunciare gli scandalosi pareri favorevoli al progetto del Comune di Trieste e di Duino Aurisina.

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MINEO: continue fughe

da il Corriere del mezzogiorno

domenica prevista la protesta dei sindaci del calatino

Fuga dal Villaggio della Solidarietà
Gruppo di migranti nelle campagne

Si sarebbero allontanati in venti e non si tratterebbe del primo episodio verificatosi nel Centro Accoglienza

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CATANIA – Almeno venti migranti avrebbero lasciato il Villaggio della Solidarietà di Mineo facendo perdere le proprie tracce con una fuga precipitosa nelle campagne della zona. Secondo alcune indiscrezioni quello di stamane non sarebbe il primo episodio verificatosi presso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo dove sono stati alloggiati alcuni extracomunitari trasferiti negli ultimi giorni dall’isola di Lampedusa. Molti dei nuovi arrivati temono di non riuscire a superare l’iter burocratico che conduce all’ottenimento dell’ asilo politico e, spaventati dall’ ipotesi di un rimpatrio, tentano di far perdere le proprie tracce. Saltare la recinzione alta circa 2 metri non è una impresa impossibile: l’unico ostacolo è il filo spinato che lascia comunque un margine non coperto di almeno 30 centimetri. Le forze dell’ordine stanno monitorando l’intera pianura e la Questura di Catania fa sapere che sono tuttora in corso controlli approfonditi.

DOMENICA PROTESTA DEI SINDACI – Il primo cittadino di Mineo Giuseppe Castania, che nei giorni scorsi ha definito «cartaccia» il Patto per la Sicurezza proposto dal ministero degli Interni, domenica mattina parteciperà ad un sit-in di protesta all’ingresso dell’ex Residence degli Aranci. «Era facile», ha affermato Castania, «prevedere un avvenimento del genere. Lo stesso ministro Maroni aveva detto che solo il 30 per cento degli immigrati sarebbe stato in grado di raggiungere lo status di rifugiato. Chi non ce la fa scappa per le campagne. Incontriamo quotidianamente i migranti che camminano lungo la statale». Il senatore dell’ Udc Achille Serra, oggi in visita nel comune calatino, ha dichiarato: «Mineo si appresta diventare una seconda Lampedusa, e questo non è accettabile. La situazione rischia di divenire drammatica se il Governo non interverrà con una risposta seria all’appello della cittadinanza».

LOMBARDO A LAMPEDUSA – L’emergenza immigrazione preoccupa non poco anche il governatore Raffaele Lombardo, che, sempre domenica, raggiungerà Lampedusa per verificare la situazione in prima persona. Grazie ad uno stanziamento di 250mila euro da parte della Regione Sicilia sono iniziate le prime operazioni di bonifica dei rifiuti lasciati sulle strade della cittadina, che ha ormai raddoppiato la sua popolazione grazie al flusso ininterrotto di nuovi arrivi. Agli spazzini ufficiali si è aggiunto anche un gruppo di tunisini, armati di palette e sacchetti, per ripulire la collina alle spalle del molo.

Andrea Di Grazia

da La Repubblica

Mineo, protesta contro il villaggio
“Da qui ogni giorno fughe di massa”

Manifestazione organizzata dai sindaci della zona. “Il governo non ha gestito al meglio la situazione: è impensabile volere tenere 1.500 persone dentro un recinto”

MINEO (CATANIA) – “C’è stata una previsione troppo ottimistica da parte del governo” che “non ha gestito al meglio la situazione: è impensabile volere tenere 1.500 persone dentro un recinto”. Lo ha affermato il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, partecipando alla manifestazione indetta da primi cittadini del Calatino contro la realizzazione del Villaggio della solidarietà nel Residence degli aranci, nella Piana di Catania.

“Non sappiamo se questa struttura è un Cara o altro – ha aggiunto Castania – non sappiamo se arriveranno altri extracomunitari. Ma sappiamo che ci sono fughe di gruppi, di massa. Li vediamo andarsene verso Catania, ma anche girare nei nostri paesi, dove ci sono state già delle prime tensioni, anche se, per fortuna, per il momento, non è accaduto alcunché di grave”.

Alla manifestazione hanno preso parte il segretario del Pd della Sicilia, Giuseppe Lupo, il responsabile Sicurezza del Partito democratico, Emanuele Fiano, e il deputato democratico Giuseppe Berretta.

“Noi crediamo – ha osservato il sindaco di Mineo – che ci sarebbe voluta, e ci vuole ancora, una grande prudenza nella gestione dell’emergenza, per garantire solidarietà ma anche sicurezza. Fin’ora hanno sbagliato strategia e previsioni”.

Domani è previsto un incontro dei sindaci del Calatino a Palermo con il prefetto Giuseppe Caruso, che è commissario per l’emergenza immigrazione.

(27 marzo 2011)

UNHCR, diminuiscono le richieste d’asilo Ma non perché non ce ne sia più bisogno

da La Repubblica

 

UNHCR, diminuiscono le richieste d’asilo
Ma non perché non ce ne sia più bisogno

Nel 2010 nel mondo sono state 358.800, a fronte delle 378.000 dell’anno precedente. Un dato lontanissimo dal picco storico di oltre 600.000 del 2001. La causa principale della flessione viene ascritta dalle Nazioni Unite all’accordo concluso tra il governo italiano e la Libia di Gheddafi

di GIULIO DI BLASI

UNHCR, diminuiscono le richieste d'asilo Ma non perché non ce ne sia più bisogno

ROMA – Le richieste di asilo nel mondo sono in calo e l’Italia è tra i paesi che contribuisce maggiormente alla flessione globale. Sono i risultati dell’analisi statistica condotta dall’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR 1) che ha registrato nel mondo, nell’anno 2010, 358.800 richieste di asilo, a fronte delle 378.000 dell’anno precedente, un dato in ogni caso sempre lontanissimo dal picco storico di oltre 600.000 del 2001.

Le politiche dell’accoglienza. Un richiedente asilo secondo la definizione internazionale è un individuo che abbia richiesto protezione internazionale a seguito di un conflitto o di una persecuzione nei suoi confronti nel proprio paese di origine. La flessione quindi, a fronte di un contesto internazionale di instabilità permanente nelle maggiori regioni di origine dei rifugiati, sembra doversi ascrivere a politiche maggiormente restrittive dei paesi di accoglienza, e solo molto parzialmente al miglioramento delle condizioni nei contesti di partenza con la rilevante eccezione dei Balcani.

In Italia solo il 2%. Tra i 44 paesi presi in considerazione dal rapporto di UNHCR l’Italia risulta agli ultimi posti tra i paesi dove vengano formulate richieste di asilo. Solo il 2% sul totale dei richiedenti infatti si trova nel nostro paese, un dato in forte calo rispetto al 2008, quando l’8% dei richiedenti a livello globale inoltrava la domanda al Governo Italiano. Una flessione che tra il 2009 ed il 2010 ha segnato un ulteriore

dimezzamento (-53%) ponendo l’Italia tra gli ultimi paesi a ricevere richieste tra i paesi industrializzati. Mentre la Francia nel 2010 riceveva richieste da 47,800 persone, e la Svezia si trovava a gestirne 31,800, l’Italia nello stesso anno ha ricevuto solo 8,200 richieste a fronte del picco storico di 30,000 nel 2008.

L’accordo Berlusconi-Gheddafi. La causa principale del calo viene ascritta anche dalle Nazioni Unite all’accordo concluso tra la Repubblica Italiana, ed in particolare dal Governo Berlusconi, e la Libia di Gheddafi. Una ennesima testimonianza di come le politiche propugnate da alcuni settori del centrodestra, ed in particolare dalla Lega Nord, abbiano un impatto estremamente rilevante in termini umanitari, rendendo l’Italia un paese tendenzialmente refrattario ad assistere coloro i quali fuggono da contesti di guerra o di persecuzione.

Eppure l’Italia… Rispetto alla nostra popolazione, l’assorbimento potenziale dell’Italia potrebbe essere ben più ampio. Se, infatti, nelle piccole isole del Mediterraneo come Malta o Cipro per ogni 1000 abitanti si riscontrano circa 20 richiedenti asilo, creando potenziali fattori di tensione sociale. In Italia tale valore, anche nell’anno di picco del 2008, si attesta solamente a 0,5, con un richiedente ogni 2000 abitanti, ed oggi le proporzione è ferma a circa un quarto di quella del 2008 rendendo quindi anche un significativo incremento – come quello paventato in questi giorni – facilmente gestibile a condizione di diluirlo in modo corretto sul territorio nazionale.

In conclusione. Il quadro delineato dalle Nazioni Unite evidenzia un contesto globale dove l’accoglienza dei profughi e dei richiedenti asilo è sempre meno un valore condiviso e sempre più avvertita come un peso dai Governi occidentali. Vi sono eccezioni, come ad esempio la Francia, la Germania o la Svezia, ma per i paesi della sponda sud del mediterraneo, Italia in primis, le ‘paure dell’altrò sembrano aver preso il sopravvento ingigantendo un irrazionale timore verso un fenomeno che sarebbe più che gestibile a condizione di porre in essere politiche di solidarietà a livello nazionale ed europeo.

(28 marzo 2011)

ACQUA/ Mercoledì, Assemblea a San Giorgio di Nogaro + report

Messaggero Veneto 06 aprile 2011 —   pagina 34   sezione: Nazionale

Bollette, in arrivo rimborsi per tremila famiglie

SAN GIORGIO DI NOGARO Saranno circa tremila, tra Cervignano e San Giorgio di Nogaro, le famiglie ad essere rimborsate per il canone di depurazione dell’anno 2008, pagato dagli utenti al Consorzio depurazione laguna (oggi Cafc) nonostante il servizio di depurazione non fosse stato effettuato. Il rimborso verrà effettuato direttamente nella prossima bolletta, quella per l’anno 2012. Quanto alle cifre, dipende dal numero di componenti della famiglia dell’utente. E’ la novità emersa durante l’assemblea pubblica indetta l’altra sera a Villa Dora dal Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana, alla quale hanno partecipato oltre 200 persone. Incontro che era stato annunciato come “conclusivo”, ma che tale non potrà essere poichè molte questioni rimangono infatti ancora in sospeso. Con la distribuzione dei moduli per la richiesta del rimborso, è stato inoltre sottolineato l’altra sera, è stata adottata una linea radicale per affermare che la legge prevede che la prescrizione per i rimborsi è decennale e non quinquennale come dice l’Ato. Il portavoce del Comitato, Paolo De Toni, ha lanciato inoltre una sfida a chi si candiderà alle prossime elezioni, in particolare a Porpetto e a Torviscosa, ad assumere impegni precisi, concreti e circostanziati sul tema dei rimborsi, degli allacciamenti, degli sfioratori e della strozzatura della fontane. «L’Ato – ha detto – sostiene che gli sfioratori costituiscono una depurazione? Bene, allora con l’aggiunta delle grigliatura annunciata dal Cafc per il mese di giugno, si potrà pretendere in tutta legittimità una morataria sugli allacciamenti in quanto la situazione degli scarichi sarà a norma. Questa prospettiva è particolarmente determinante per Torviscosa in quanto praticamente tutti gli “allacciabili” sono anche collegati allo sfioratore di località Sorgente. Quindi questo tema giocherà un ruolo tutt’altro che secondario nella campagna elettorale di Torviscosa». Invitando i numerosi torviscosini presenti a pretendere chiarezza ed impegni precisi da parte dei candidati sindaci, De Toni ha anche criticato il sindaco di San Giorgio, Del Frate: «Lo invito a parlare alla popolazione». Infine, «l’Ato si è pronunciata, per ora verbalmente, sul riconoscere lo “sfioratore” come l’equivalente della depurazione per i periodi temporali del suo effettivo funzionamento: su questo si attende la risposta scritta come richiesto dall’Autorità di vigilanza, sulla quale verranno fatte le dovute obiezioni». Francesca Artico

 

Circa 200 persone hanno partecipato all’assemblea

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L’assemblea nella fase conclusiva

 

 

Messaggero Veneto MERCOLEDÌ, 30 MARZO 2011 Pagina 36 – Provincia

San giorgio di nogaro

Rimborsi bollette, oggi un vertice

SAN GIORGIO DI NOGARO Assemblea pubblica questa sera a Villa Dora di San Giorgio di Nogaro, ore 20.30, indetta dal Comitato di Difesa Ambientale della Bassa Friulana, sul problema dei rimborsi del canone di depurazione (con la distribuzione dei moduli). Verranno, comunque, inoltre trattati anche i problemi relativi agli allacciamenti alle doppie fognature e delle fontane. Il 25 marzo si è svolta ad Udine l’annunciata riunione fra l’Ato (Ambito territoriale ottimale), Cafc e il Comitato di Difesa Ambientale, «riunione, che è stata al di sotto le aspettative – afferma il portavoce del Comitato, Paolo De Toni-: infatti, sono state poche le cose positive a discapito di quelle negative ed altre ancora in sospeso». Se da un lato, il Cafc ha annunciato di aver pronto il progetto delle griglie per località sorgente a Torviscosa e Via dell’Istria a San Giorgio, dall’altro l’Ato ha dichiarato che solo l’annualità 2008 sarà rimborsata in maniera diretta, cioè in contanti, mentre quella del 2007 rientrerà nel calderone dei rimborsi “differiti”. L’Ato poi si è pronunciata, per ora verbalmente, sul riconoscere lo “sfioratore” di San Giorgio di Nogaro, come l’equivalente della depurazione per i periodi temporali del suo effettivo funzionamento. Su questo però si attende la risposta scritta come ha richiesto dall’Autorità di Vigilanza, quindi in seguito verranno fatte le dovute obiezioni a questo pronunciamento. Ricordiamo che la questione rimborsi riguarda in maniera massiccia soprattutto i comuni di Cervignano, Torviscosa, San Giorgio di Nogaro, Porpetto e Muzzana del Turgnano, ma anche Ronchis in quanto totalmente privo di depuratore. (f.a.)

 

Assemblea su rimborsi, allacciamenti, fontane ed altro …

 

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REGIONE: il Fvg pronto a diventare terra anti-Ogm

da Il Piccolo

 

Approda in aula la discussa legge. Si profila un fronte bipartisan ma non sono escluse sorprese. Polemica tra Fidenato di Agricoltori Federatie i “no global”

 

 

Regione, il Fvg pronto a diventare terra anti-Ogm

Approda in aula la discussa legge. Si profila un fronte bipartisan ma non sono escluse sorprese. Polemica tra Fidenato di Agricoltori Federatie i “no global”

TRIESTE La legge che vieta le coltivazioni Ogm in Friuli Venezia Giulia approda in Consiglio. Domani l’aula è chiamata a votare l’intero articolato che la Commissione competente ha deliberato nelle scorse settimane. Il provvedimento è bipartisan e maggioranza e opposizione sono sostanzialmente d’accordo a chiudere velocemente la partita. Anche perché la stagione di semina è alle porte e la Lega Nord fa pressing per evitare qualsiasi colpo di mano da parte degli agricoltori dissidenti. «Vogliamo proteggere il territorio dalle contaminazioni e continuare a puntare sulla qualità dei nostri prodotti» – è stata la posizione espressa dal Carroccio e condivisa da Pdl e Partito Democratico. Una chiara copertura normativa, peraltro, consentirebbe di alzare un muro contro chi intende sperimentare coltivazioni non naturali. Come Giorgio Fidenato di Agricoltori Federati che, oltre ad aver osteggiato il testo durante l’ultima audizione in Consiglio, ha annunciato di voler ripartire con la coltura di mais transgenico.

Una sfida a viso aperto che ha fatto salire la tensione che da tempo incombe sulla legge. Dopo le dichiarazioni di Fidenato i centri sociali hanno alzato la voce minacciando un bliz analogo a quello messo a segno un anno fa a Vivaro. «Se sarà così gli distruggeremo i campi» è stata la promessa di Luca Tornatore, rappresentante dell’associazione “Ya basta”. La battaglia sugli Ogm, dunque, sembra destinata a consumarsi fuori dal Palazzo. In Consiglio invece la strada è tutto sommato in discesa: le forze politiche hanno già opposto le loro osservazioni attraverso gli emendamenti passati dopo la discussione in commissione. L’unico ostacolo potrebbe presentarsi con l’Udc. Il consigliere Giorgio Venier Romano, assieme al collega del Gruppo Misto Roberto Asquini, è contrario a vietare coltivazioni geneticamente modificate. Il comportamento in Aula dei due consiglieri è ancora un punto interrogativo.

Anche il Pd sta cercando di presentarsi compatto al voto e non solo per dare un segnale di unità: il testo che sarà esaminato ha introdotto varie novità rispetto all’impianto di partenza. Non manca, quindi, materia per possibili divergenze all’interno del gruppo. Gli emendamenti, infatti, hanno stabilito precise sanzioni per chi non osserva il divieto imposto dalla legge; la Regione, che si impegna a svolgere attività di vigilanza sul rispetto del provvedimento attraverso il Corpo forestale, prevede inoltre multe da 5 mila a 50 mila euro a ettaro in caso di violazione. L’altro nodo da sciogliere riguarda la possibilità di sperimentazione di Ogm. Al momento la legge ha sancito che è necessaria un’autorizzazione e un controllo delle autorità preposte.