BASSA FRIULANA/ La Questione Aussa Corno

udine 58

 

 Messaggero Veneto VENERDÌ, 07 MARZO 2014 Pagina 58 – Provincia

«Consorzi e ambiente, una battaglia che dura da oltre 20 anni»

la denuncia di de toni

 

«Il Coordinamento di difesa ambientale ha condotto una battaglia più che ventennale contro i tre Consorzi presenti nella Zona industriale dell’Ausa Corno; Tubone, Csr e lo stesso consorzio Ziac: personalmente, a causa di queste battaglie, mi sono piovute addosso una valanga di querele; prima con denunce penali e poi con la tattica più pericolosa della “cause civili”. Nel 2000 l’allora direttore Vincenzo Cani e il presidente Giovanni Pelizzo mi hanno intentato due cause per 500 milioni di lire ciascuna. Questo a testimoniare che i problemi c’erano, eccome, e servirebbe un dossier per elencarli in modo completo». A dirlo è l’ambientalista Paolo De Toni che da anni sta portando avanti una battaglia contro tutte le questioni legate all’ambiente. «La regina di tutte le truffe – dice – è stata poi la famigerata perimetrazione del Sito inquinato d’importanza nazionale. Si trattava di un’operazione talmente spudorata che poteva essere capita dal “cittadino medio”, ma che nessun sindaco ha osato denunciare, anzi tutto il ceto politico e imprenditoriale è stato complice di questa speculazione che ha rallentato lo sviluppo e non ha realizzato alcuna effettiva e completa bonifica ambientale. I siti inquinati certamente c’erano, ma ben localizzati e invece si è voluto considerare “tutto inquinato” per fare finte bonifiche, spendere i soldi (circa 100 milioni di euro) e non fare le cose veramente necessarie. La vicenda delle Concerie Cogolo poi assume caratteri veramente parossistici; queste fabbriche fallimentari e altamente inquinanti si sono avvalse di soldi pubblici, della complicità dei sindacati. Dopo il fallimento Cogolo sono passate in mano a trafficanti di rifiuti che hanno introdotto altri inquinanti rispetto a quelli tipici delle concerie e infine sottoposte a una parziale bonifica terminata per esaurimento dei soldi. Infatti, era ben noto, anche negli ambienti degli industriali, che il costo della bonifica completa superava lo stesso valore dei terreni. Quindi, in ultima analisi – conclude De Toni -, l’acquisto da parte del Consorzio Ziac dell’area Cogolo per trenta milioni di euro, checché ne dica Strisino, è un’operazione talmente assurda che certamente ha goduto di complicità a tutti i livelli; Regione e Arpa comprese». (f.a.)

 

 

  MV VENERDÌ, 07 MARZO 2014 Pagina 58 – Provincia

L’inchiesta sulla laguna passa a Roma
Altra svolta nell’indagine: gli atti saranno trasferiti alla Procura della capitale alla luce delle ultime testimonianze raccolte

di Cristian Rigo wMARANO LAGUNARE La maxi inchiesta sul “falso” inquinamento e sui fondi per la bonifica della laguna di Marano e Grado si trasferirà a Roma. È stato direttamente il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, a firmare la richiesta di trasmissione degli atti nella capitale per competenza territoriale. Il documento è arrivato a pochi giorni dalla scadenza dei termini per tutti gli indagati del fascicolo udinese, dopo che la stessa Procura aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione per 10 dei 22 iniziali indagati. Secondo quanto si è appreso la richiesta del procuratore Pignatone sarebbe motivata da ragioni circostanziate, i cui contenuti rimangono però riservati. Prendendo spunto dall’indagine udinese, che ha aperto una breccia sul sistema dei commissariamenti in Italia (poi aboliti, in 90 casi su 98 dalla legge di riforma della Protezione civile) la Procura della capitale ha voluto fare chiarezza anche su altre realtà in tutta la penisola. A sostegno dell’ipotesi secondo cui nella laguna non c’è nessuna emergenza ambientale, nei giorni scorsi il direttore dell’Osservatorio Alto Adriatico, Giorgio Matassi ha illustrato i risultati del progetto Shape che ha evidenziato come quella della laguna di Grado e Marano sia stata una contaminazione naturale dovuta al mercurio cinabro come peraltro era emerso anche in diversi studi già negli anni ’90. La Procura di Udine è infatti convinta che l’emergenza sia stata di fatto inventata creando un Sito di interesse nazionale (Sin) col pretesto di uno sversamento di mercurio neurotossico dalla Caffaro che in realtà non c’è mai stato come avevano già dimostrato le perizie relative al processo dell’azienda chimica: l’unica area inquinata con il mercurio metallico era il canale Banduzzi. Secondo le indagini della Procura di Udine, il meccanismo del commissariamento sarebbe stato utilizzato per gestire i fanghi di dragaggio, con distribuzione di denaro pubblico. Meccanismo che sarebbe proseguito, basti pensare ai due mutui da 20 milioni di euro che la Regione era pronta a spendere per trasferire i fanghi sull’isola delle Tresse, intervento poi bloccato proprio grazie all’attività del pubblico ministero Viviana Del Tedesco coordinata dal procuratore capo Antonio Biancardi. Già nell’estate 2012 la Procura friulana aveva trasmesso parte degli atti d’indagine che riguardavano il filone romano dell’inchiesta, condotta dal pm Alberto Galanti e secretata. Le due indagini, proseguite in via parallela, si sono reincrociate dopo che nelle scorse settimane alcune audizioni congiunte svolte dalle due Procure avrebbero fatto emergere nuove risultanze investigative, tali da indurre il Procuratore Pignatone a riunire gli atti nella capitale. La conferma di una precisa volontà a equivocare la realtà sarebbe anche arrivata dal fatto che una volta individuato il mercurio cinabro in laguna non sono state fatte ricerche più approfondite per verificare la presenza di altri inquinanti che l’attività del processo cloro-soda avrebbe dovuto rilasciare. Sarebbe bastata quell’analisi a chiarire ogni dubbio. E invece nel corso di 10 anni di commissariamento del Sin sono stati effettuati diversi interventi di bonifica su un’area non inquinata. E mentre la maxi inchiesta sulla presunta truffa passa a Roma, la Procura di Udine continua comunque le indagini per la parte a terra del Sin, con l’inchiesta parallela aperta sul Consorzio Aussa Corno (anch’esso vincolato alla presenza del Sin per il quale la Regione contava di ricevere fondi ministeriali ottenuti poi solo inizialmente e in minima parte), partita dalla banchina Pittini e ora estesa anche alla compravendita di una serie di terreni.

 

 

MV  Pagina 58 – Provincia

Ziac, oggi vertice decisivo con la Regione

San Giorgio, la Serracchiani ha convocato i soci. E divampa la polemica: Shaurli contro Riccardi

 

SAN GIORGIO DI NOGARO Oggi si saprà se il Consorzio Aussa Corno avrà ancora un futuro nell’area industriale della Ziac. Decisivo sarà quello che dirà la governatrice Debora Serracchiani, che ha convocato i soci del Consorzio, anche a fronte del consistente passivo (oltre 50 milioni) che grava sullo stesso. Mentre cresce la preoccupazione per cosa succederà qualora si arrivasse alla in liquidazione, il presidente di Confindustria Udine, Matteo Tonon, dice basta «alle polemiche inutili. Costruiamo il futuro per lo sviluppo della Bassa friulana. Quale che sia la prospettiva – afferma – non si può prescindere comunque da un organo di riferimento per la gestione che sia formato da una o più figure tecnico professionali e dalle imprese. Gestione del porto, sicurezza della navigazione, efficienza ed economicità della rete ferroviaria interna, funzionalità della banda larga, manutenzioni e sorveglianza, nuovi collegamenti stradali e ferroviari: sono tematiche che vanno affrontate e gestite nella continuità proseguendo nella realizzazione delle necessarie opere infrastrutturali a servizio delle imprese e degli interventi di bonifica». Intanto si scatena la politica regionale con il capogruppo del Pd, Cristiano Shaurli, che attacca il capogruppo di Fi, Riccardo Riccardi. «Pensavo – dice – che il consigliere Riccardi fosse la stessa persona che ricopriva il ruolo di assessore fino a un anno fa, evidentemente il capogruppo di Fi è stato all’estero per cinque anni. Improvvisamente si accorge delle difficoltà delle partecipate regionali, ma non c’era nel momento degli indirizzi sbagliati e del mancato controllo. La Regione è da sempre autorità di controllo: quando la situazione debitoria si è creata ed è diventata insostenibile nonostante la presenza di tanti suoi “fedelissimi”, dov’erano lui e altri soloni postumi quando infrastrutture indispensabili a partire dai dragaggi non partivano? Dinamiche di partito, future candidature, ipotesi complottistiche e metodologie di governance non mi riguardano, qui è in gioco il futuro di una delle più importanti aree industriale della Regione, di decine di imprese, migliaia di cittadini e un intero sistema territoriale. La situazione è difficile e per questo la Regione dovrà assumersi il ruolo che non ha esercitato in questi anni. Questa è un’area strategica e per questo abbiamo l’ambizione di tratteggiarne il futuro». Anche il Ncd con Alessandro Colautti ribadisce che la «Regione deve assumersi la regia per avviare un processo di ristrutturazione anche severo, ma che sia propedeutico al rilancio». Francesca Artico