ENERGIA/ Boom delle rinnovabili, centrali tradizionali in difficoltà

Cucù l’energia (non rinnovabile)  non serve più, ma costa sempre più cara …

Boom delle rinnovabili, Enel avverte "A rischio gli impianti convenzionali"

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La Stampa 1° aprile 2012

lastampapiccolo
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TRIESTE: ancora sullo scempio della Val Rosandra

da bora.la

domenica 1 aprile 2012

La manifestazione in Val Rosandra: le foto

Pubblichiamo alcune foto spediteci dai nostri lettori della manifestazione in Val Rosandra

 

Val Rosandra, la replica alle dichiarazioni della Protezione Civile

Pubblichiamo il video di Dario Gasparo in risposta alle dichiarazione della Protezione Civile del 30 marzo 2012.

Questo il testo di Dario Gasparo che accompagna il video. Il disegno è di Valerio Marini.

Intervento della protezione civile in Val Rosandra. Replica alle argomentazioni dell’assessore regionale che con nota del 30 marzo giustifica il pesante intervento nella Riserva Naturale Regionale considerandolo dovuto, corretto e ben realizzato.
In 12 minuti di vuol dimostrare che:
1) Interventi di manutenzione non sono stati realizzati solo 50 anni fa, come sostenuto dall’assessore, ma nel 1994, 18 anni fa
2) Secondo la stessa dichiarazione della nota della P.C. l’intervento richiesto dal comune non doveva interessare la zona al di sopra di Bagnoli superiore
3) Sono stati abbattuti numerosi pioppi neri e ontani (e probabilmente anche Robinie) sui quali vi erano dei nidi che l’avifauna stava utilizzando in questa stagione; è evidente la presenza di nidi di picchio nelle stesse immagini pubblicate dalla P.C., mentre la nota della P.C. sostiene che sono state seguite le direttive della Regione secondo le quali nessun albero con nidi doveva essere abbattuto. Il picchio utilizza spesso i nidi scavati da altri consimili, perciò è probabile che quei nidi abbattuti con l’albero siano stati usati più volte, anche da specie diverse di uccelli. Per realizzarli serve molto impegno da parte dei picchi: ad esempio il picchio rosso maggiore, dipendentemente dalla durezza del legno, impiega da 5 giorni a due settimane. Anche gli alberi morti che sono stati abbattuti sono fondamentali per la rete trofica animale e per molte specie di picchio, tanto che da molti anni si prescrive di lasciarli in piedi.
4) L’assessore regionale ha affermato che la popolazione residente è soddisfatta del lavoro svolto dalla P.C. mentre basta parlare con alcuni abitanti di Bagnoli Superiore Gornji Konec per accorgersi del contrario. Nel video viene citato l’articolo pubblicato dal quotidiano locale sloveno Primorski Dnevnik a firma Stojan Glavina che riporta una serie di pertinenti considerazioni critiche
5) Secondo il vertice della P.C. l’intervento non richiedeva alcuna autorizzazione perché il bosco ripariale non è da considerarsi bosco. Si dimostra che proprio in quel tratto si è all’interno della Riserva Regionale (ed esiste un comitato scientifico che andava interpellato) e soprattutto all’interno di una SIC e una ZPS e pertanto la valutazione di incidenza andava effettuata perché quello era un habiat Natura 2000, tanto più che non vi erano motivi di urgenza e di imperante interesse pubblico. Anche se ci fossero stati andavano seguite le indicazioni della direttiva Habitat e del DPR 357/97 che prevedono misure di compensazione e il coinvolgimento della comunità europea, che ora rischia di doverci multare
6) Nella seconda metà del video si riportano i risultati di uno studio del 2007 dell’ARPA. Lo studio è stato effettuato lungo il torrente Rosandra proprio per valutarne l’efficienza dal punto di vista biologico ed ecologico. L’indice di funzionalità più elevato, come sottolinea il prof. Nimis, ordinario di botanica presso l’Ateneo triestino, era proprio stato registrato nel tratto manomesso.

Un’ultima considerazione: ho moltissimi amici nella protezione civile e so con quale spirito di sacrificio e dedizione lavorino. Conosco anche molti amministratori del Comune di Dolina ed ho per loro grande stima, avendo potuto apprezzarne l’impegno per la salvaguardia della Riserva in varie occasioni, ma soprattutto quando si è trattato di difenderla dal rischio TAV. Trovo pertanto ingiusto prendersela con chi è il primo ad aver subito il danno e credo che le responsabilità vadano cercate in chi, invece, ha ordinato e poi coordinato i lavori.

 

sabato 31 marzo 2012

Protezione Civile sugli interventi in Val Rosandra: “Lavori necessari.”

Gli interventi effettuati in Val Rosandra rientrano nel quadro dei lavori ”urgenti di prevenzione per il ripristino dell’efficienza idraulica dei corsi d’acqua regionali a tutela della pubblica incolumita’ mediante l’asportazione della vegetazione arborea ed arbustiva infestante gli alvei”. Lo precisa una nota della Protezione Civile della Regione. Nella nota si sottolinea che ”il regime del torrente Rosandra e’ caratterizzato da episodi di piena decennale che nel corso superiore del torrente mettono a rischio le abitazioni rivierasche e la viabilita’ comunale, mentre nel corso inferiore determinano dannose esondazioni nella zona industriale del comune di San Dorligo della Valle – Dolina”. Per questo, secondo la Protezione civile, ”e’ emersa l’esigenza di salvaguardare l’incolumita’ delle popolazioni rivierasche e l’integrita’ delle relative infrastrutture pubbliche e private contermini al torrente Rosandra”

 

VAL ROSANDRA: rassegna stampa e illazioni de Il Piccolo

Rassegna stampa del piccolo del 1-2-3 aprile.

Notare le vergognose parte che abbiamo evindenziato in grassetto.

 

Val Rosandra “aggredita” dal cantiere per la ferrovia

Sarà aperta una seconda strada sul versante di Bottazzo per i camion che lavorano alla Capodistria-Divaccia. Anche un elettrodotto

 

di Gabriella Ziani Violata, come tutti convengono, nella parte bassa dove corre il torrente, la pregiata Val Rosandra sta per essere aggredita dall’alto, nel punto di tangenza con la Slovenia. Ormai si muove, e decisamente in fretta, e proprio da quelle parti, il megaprogetto che fa parte della linea ferroviaria veloce comunemente nota come “Trieste-Divaccia” (prosecuzione a Nord-Est della contestatissima Tav in Val di Susa). La Slovenia, rallentata nel progetto maggiore per difficoltà procedurali interne, intanto si concentra attivamente sul raddoppio ferroviario Capodistria-Divaccia, altrettanto finanziato dalla Ue. In questo senso potrebbero essere abbastanza fatti interni (a prescindere dalle conseguenze che ciò avrà per il porto di Trieste) se non fosse che un pezzo di questo tracciato non solo sfiora, ma tocca fisicamente con cantieri e modifiche sul terreno proprio la Val Rosandra, l’area nei pressi di Botazzo, partendo dalla cittadina di Beka, non distante da Erpelle-Cosina, i Comuni dove, quando c’erano i confini, si svolgeva la manifestazione “Confini aperti” con San Dorligo della Valle. E dove una volta correva l’antica ferrovia austro-ungarica. Domani alle 19.30, nella cittadina di Gabrovica, si terrà la pubblica presentazione del progetto. Nello specifico saranno sottoposti alla obbligatoria valutazione pubblica due recenti modifiche introdotte: «Per il superamento della Val Rosandra, anziché i previsti terrapieni, è stata trovata una miglior soluzione, verranno costruiti dei ponti». La soluzione viene spiegata con la necessità indotta «dal quadro giuridico», «dalla tutela naturalistica». Non è l’unica novità. Tra Beka e Val Rosandra esiste già una stradetta, nei progetti indicata come “T2a1”. Accanto a questa ne verrà aperta un’altra, temporanea e di collegamento, che assicuri l’accesso ai terreni interessati dai lavori, denominata “T-1c”. Una strada che evidentemente correrà sul ciglione della valle. Per alimentare il rinforzo della ferrovia tra Capodistria e Divaccia verrà anche realizzato, si dice, un nuovo elettrodotto. Il procedimento autorizzativo è alle ultime battute. In sede di Piano regolatore nazionale e secondo le leggi della Slovenia, il periodo per completare l’iter di illustrazione dei piani, e il tempo delle osservazioni che i cittadini possono depositare, è compreso tra il 26 marzo e il 26 aprile. Sempre domani analoga presentazione si svolgerà a Lokev alle 17, per la parte di progetto che riguarda il tratto Sesana-Divaccia. Entro la fine del mese dovrà essere completata la fase delle pubbliche illustrazioni, che coinvolgono i Comuni di Erpelle, Cosina, Sesana, Capodistria e, naturalmente, Divaccia, dove la stazione subirà un ampliamento. I risultati dovranno confluire al ministero delle Infrastrutture per la pianificazione territoriale e alla Direzione nazionale delle Ferrovie. Il raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia sarebbe dovuto partire già nel 2010, ma è stato rallentato dai processi di alienazione dei terreni interessati, senza aver concluso i quali la Direzione nazionale per gli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie di Lubiana non poteva ottenere le licenze edilizie. L’aumento del traffico previsto con questa mega-operazione (che precede, e si aggiunge alla vera Tav transfrontaliera per la quale vi sono ancora accordi nazionali da firmare anche con la Regione) è di 82 treni al giorno. È stato calcolato che il porto di Capodistria potrà spedire su rotaia 14 milioni di tonnellate di merci all’anno, al posto delle attuali 9. Per questa tratta l’Unione europea ha finanziato la Slovenia con 68 milioni di euro per l’ammodernamento di 26,4 chilometri di linea, e con 230 milioni per il suo raddoppio. Non resta che vedere che cosa accadrà davvero nel punto di contatto con la Val Rosandra, già “graziata” da un precedente e invasivo disegno della Tav, ma non immune da strade, e addirittura ponti, che sono la novità del giorno rispetto alle cose note. Una novità che arriva a ridosso dello “shock” per la deforestazione.

 

 

Val Rosandra, giù le mani Una marcia e 1600 firme

 

di Claudio Ernè Per salvare la Val Rosandra ed evitare che lo scempio ambientale prosegua, deve essere posta sotto sequestro preventivo l’area devastata dall’intervento demolitore dei “volontari” della Protezione civile. È questo il punto nodale del documento che ieri è stato firmato da 1600 persone radunatesi nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio attorno al ponte di legno, posto a qualche centinaio di metri di distanza dal rifugio Premuda. Nelle prossime ore questo documento sarà presentato all’ufficio ricezione atti della Procura della Repubblica di Trieste e assumerà la forma di esposto-denuncia. In altri termini un magistrato dovrà verificare l’eventuale violazione dell’articolo 734 del Codice penale che punisce chi deturpa o distrugge bellezze naturali. Per evitare altri “interventi” all’interno della Val Rosandra, già fissati per le prossime settimane, i firmatari del documento chiedono che l’intera area sia sequestrata in attesa delle necessarie verifiche. Una seconda copia dell’esposto verrà inviata alla Commissione della Comunità europea a Bruxelles perché valuti se è stato violato il regime di tutela a cui è sottoposta l’intera valle e in dettaglio la zona coinvolta otto giorni fa dall’operazione “pulizia” autorizzata dal vicepresidente della Regione ed assessore regionale alla Protezione civile. A Luca Ciriani, eletto nelle liste del Popolo della Libertà, aveva inviato una lettera di ringraziamento anche il sindaco di San Dorligo Fulvia Premolin, appartenente allo schieramento opposto, salvo poi compiere di fronte alla protesta montante una maldestra piroetta nel tentativo di smarcarsi. Ieri un esponente della “Comunella“ di Bagnoli ha affermato al microfono, durante la manifestazione, che con un gruppo di altri abitanti della zona si era offerto di rimuovere gratuitamente le ramaglie dall’alveo del torrente Rosandra. Sono stati invece preferiti gli uomini della Protezione civile e chi voleva verificare cosa stessero facendo non ha potuto assistere ai lavori conclusisi con l’abbattimento di decine e decine di alberi di alto fusto, perché le vie d’accesso all’area erano presidiate dai carabinieri. Anche ieri la strada per raggiungere prima il rifugio Premuda e poi il ponte di legno è stata presidiata dai militari dell’Arma che avevano istituito con tre automobili blu tre punti di “osservazione”. Tra i manifestanti si sono mischiati anche alcuni investigatori in borghese della Digos perché la Questura riteneva possibile o probabile la presenza di militanti No Tav che avrebbero cercato di egemonizzare la protesta con un loro striscione. Non solo non è accaduto nulla, ma nessuno ha steso striscioni o si è palesato come un contestatore “formato Val di Susa”. Nell’area indicata come punto nodale della manifestazione si sono visti tanti giovani, famiglie con bambini, appassionati di montagna e di speleologia, anziani tra cui uno aiutato nei suoi movimenti da un paio di stampelle, amanti degli animali con decine e decine di cani di tutte le taglie al guinzaglio, un asinello, parecchi appassionati di mountain bike e centinaia di macchine fotografiche. La manifestazione si è svolta non solo pacificamente, ma ha costituito anche un preciso punto di scambio di informazioni su altre imprese realizzate dalla Protezione civile regionale. È stato citato pubblicamente un altro intervento demolitore in Comune di Varmo e un altro ancora nei pressi di Lignano dove lo “spianamento” del terreno ha distrutto un sito di nidificazione delle garzette. La forte bora a tratti ha disperso la voce di chi è intervenuto al microfono, ma ha anche sollevato ripetute nuvole di polvere che hanno disturbato non poco i partecipanti alla protesta. «È già iniziata l’erosione del terreno innescata dalla cosiddetta operazione di pulizia dell’alveo» ha spiegato il professor Livio Poldini che alla “valle” e alla botanica ha dedicato la sua vita di ricercatore. «Non si possono mandare 200 uomini a tagliare tutto. Sono spaurito e mi riempio di furore freddo. Quanta ignoranza. La vegetazione naturale non è qualcosa di sporco che deve essere rimosso. C’è una connessione profonda tra vegetazione e complessità geologica. Non si può definire con tanta supponenza che la vegetazione rappresenta una perturbazione delle rive del torrente. Al contrario rappresenta la migliore protezione contro le esondazioni perché gli alberi rallentano le acque. Una volta tagliati, il torrente prende velocità e innesca l’erosione. Anche le raffiche di bora stanno rimuovendo la parte più sottile del terreno. Ci vorranno 50 anni perchè tutto ritorni come prima…»

 

01/04/12

La protesta sul web: gran senso civico e responsabilità, con un tono pacato

 

di FEDERICA MANZON Sabato 24 marzo, io ero a Milano. C’era il cielo azzurro di primavera che difficilmente si vede in città. Pedalavo alla ricerca di un po’ di verde, pensando a quello che avrei fatto a Trieste: sarei andata ad arrampicare o a camminare lungo la vecchia ferrovia. Mentre pensavo al verde del Carso, alla luce che parte dal mare e rimbalza tra le foglie, mi ha telefonato un amico. Era ad arrampicare appena sotto la Vedetta di Moccò: «Ciò, qua i sta fazendo un casin, xe pien de camion, ruspe, e i sta disbratando tuto!». Non ho capito subito, ho pensato a comuni lavori di cura boschiva, quelli che in un primo momento sembrano amputare violentemente e invece dopo restituiscono una natura pulita e più rigogliosa. Ma la sera, a casa, ho aperto Facebook e ho capito che qualcosa non andava. Sulle pagine di molti amici c’erano foto che mostravano la Val Rosandra prima dell’intervento della Protezione civile e dopo: sembrava un paesaggio di guerra, devastato dal passaggio di carri armati, nudo e riarso. Ho cercato informazioni nei giornali, nelle notizie dell’ultima ora. Niente. Ero a Milano e faticavo a credere a quelle foto: non mostravano la valle che ricordavo, con le sue fronde che fanno il fresco in estate e i rami cui aggrapparsi scendendo dai sentieri più in alto. Ma su internet l’allarme esplodeva. Io ero lontana, non avevo modo di verificare quello che leggevo, dovevo fidarmi di internet? Non si trattava di un allarmismo eccessivo? Magari di una strumentalizzazione? Come fare ad avere informazioni attendibili? Forse il giorno dopo tutto si sarebbe sgonfiato… E invece i giorni successivi, mentre dalle fila della politica non volava una mosca, sul web cresceva la qualità delle informazioni. Gli stessi utenti badavano a fare da filtro e isolare i facinorosi che semplicemente cercavano visibilità su internet, in molti si mobilitavano a raccogliere informazioni e condividerle: testimonianze di chi c’era andato, video, pareri di esperti forestali e botanici, recupero di decreti legge. Chiunque avesse una competenza specifica la metteva a disposizione. E così, anch’io che stavo lontano ho cominciato a farmi un’idea di come erano andate le cose: da chi erano stati autorizzati i lavori, di chi era stato il coordinamento logistico, qual era la flora della zona, gli altri casi simili… In grande ritardo sono poi arrivate le dichiarazioni politiche e le cautele, ma ormai l’informazione organizzata su web aveva segnato il passo: aveva dimostrato di essere non solo più rapida, ma inaspettatamente anche più approfondita, più matura, più responsabile. In una parola: attendibile. E anche quando dalle pagine virtuali è partita l’idea della manifestazione, subito il tono è stato costruttivo e civile. Se oggi in valle non ci saranno bandiere di partito né slogan opportunistici che assimilano il caso Rosandra alla questione No Tav, lo si dovrà ai continui appelli su Facebook da parte dei partecipanti. Se per una volta, e proprio in Val Rosandra-Dolina-Glinšcice, non ci si dividerà in recriminazioni italo-slovene, lo si dovrà alla calma e la diplomazia dispiegata in rete. Se oggi non risuoneranno urla e tamburi, ringrazieremo chi in rete ha ricordato che non dobbiamo spaventare i pochi animali rimasti, la natura già privata e violentata. Queste prove di senso civico non sono venute dalle parole di politici né dalle associazioni ambientaliste, ma da singoli cittadini sul internet. Ieri sono arrivata a Trieste e anch’io, come molti, sono salita a Moccò per vedere il disastro. All’inizio del sentiero un cartello ammoniva tristemente “Parco Naturale della Val Rosandra”, comportatevi bene. Ho guardato dall’alto: il Sentiero dell’amicizia che porta fino in Slovenia ora si apre con uno squarcio, una ferita che denuncia tutta l’ignoranza di chi l’ha compiuta. Il terreno è brullo e triste, difficile non immaginarlo cedere alla prima pioggia e trascinare nel fiume i suoi detriti, senza più le radici a trattenerlo, ma questa è materia per esperti. Io guardo la valle dove mille volte sono stata felice e posso solo pensare che al momento la ferita è profonda ma limitata, la natura aiutata con nuovi innesti si riprenderà. Ma un pericolo più grande la minaccia e non ci sono più scuse, bisogna vigilare affinché il 14 e 15 aprile quella ferita non diventi mortale.

 

Val Rosandra, San Dorligo ringrazia Ciriani

 

La protesta corre sul Web. Stando al numero di contatti, migliaia di triestini indignati dovrebbero oggi radunarsi in val Rosandra per “soccorrere” un posto a loro caro. E’ da prevedere una fiumana di gente: ambientalisti, escursionisti, curiosi, persone di tutte le età e di tutti i ceti, amanti della natura che in passato avevano sempre trovato conforto tra quegli alberi tagliati. L’appuntamento è per mezzogiorno sul ponte di legno (ma non ci staranno tutti) ma il pellegrinaggio nella valle violata comincerà già dalle prime ore del mattino e finirà a tarda sera. Il rifugio Premuda sarà preso d’assalto dai “gitanti solidali”. A Bagnoli prevedibili anche problemi di viabilità. Non è invitata la Protezione civile…. Ma il popolo del web, contrariamente a quanto asserisce l’assessore regionale Ciriani, non intende essere strumentalizzato. Il comitato no Tav e i gruppi antagonisti stanno tentando di impossessarsi in qualche modo di questa pacifica protesta che invece non ha bisogno di sponsor. E’ nata in maniera spontanea e nello stesso modo continua a perpetuarsi. Sonop ormai centinaia le segnalazioni giunte al giornale o diffuse direttamente dai vari social network a conferma di un evento che, per quanto nefasto, ha saputo raccogliere e convogliare verso l’informazione globale un numero incredibile di persone, che hanno “postato” amarezza ma anche ricordi di quello che era e non sarà mai più. TRIESTE Una mail inviata dal sindaco di San Dorligo della Valle Fulvia Premolin all’assessore regionale all’Ambiente Luca Ciriani per ringraziare la Protezione civile dell’operato svolto in Val Rosandra lo scorso weekend. Sviluppo decisamente inatteso nella vicenda della devastazione ambientale commessa ai danni dell’entrata della riserva naturale da parte di oltre 200 volontari della Protezione civile provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia. All’indomani dei lavori che hanno reso l’area un vero e proprio campo di guerra è emerso che il primo cittadino di Dolina, in ferie in Austria durante quei giorni, ha fatto inviare dal Comune una mail per ringraziare l’assessore Ciriani del lavoro svolto. «La lettera di ringraziamento l’ho scritta senza aver visto l’intervento. Ero via in quei giorni. Mi sono fidata del mio vicesindaco» ammette il sindaco. «Fa parte della mia educazione, ringrazione per un intervento effettuato» dice ora, anche se di quei ringraziamente non più così convinta dopo diversi sopralluoghi fatti. «Faremo i nostri rilievi e li invieremo a chi di dovere. Non mi sottraggo alle proteste e alle critiche. Voglio capire. Qualche perplessità ce l’ho anch’io». Altre fonti all’interno del Municipio, però, escludono a priori una causa contro la Protezione civile anche perché sono in molti all’interno dell’amministrazione Premolin a difendere la devastazione svolta in Val Rosandra. E lo stesso asssessore Ciriani non deflette dalla linea della fermezza che difende a spada tratta l’intervento. Accusa, in una nota, «gli ambientalisti che guardano più alla politica che al territorio», ricorda che «quando il torrente esonda, la popolazione è minacciata: le case sono minacciate, e anche la zona industriale a valle subisce dei rischi». Sottolinea che «abbiamo rispettato le leggi e tolto gli alberi da dove non dovevano esserci, anche se stavano lì da quarant’anni» e invita i cittadini «a comprendere la differenza tra populismo e necessità di agire». Va a finire che, miele alle api, il Comune viene indicato come unico responsabile dello scempio dai triestini del Pdl. ««L’assassino della storia non è Ciriani – rivela il consigliere regionale Piero Camber – ma il Comune di San Dorligo che la ha richiesto l’intervento e ha lasciato fare. Incomprensibile». «Ciriani non ha colpe – incalza Piero Tononi, consigliere regionale e vicecoordinatore provinciale del Pdl – è di Azzano Decino, cosa può sapere della Val Rosandra». La colpa? È tutta di Antonio Ghersinich, vicesindaco di San Dorligo della Valle. «Omessa vigilanza – spiega Tononi -. Il vicesindaco, che conosce il territorio, va a vedere i lavori e non si accorge di nulla. A me sembra allucinante che abbia avvallato l’intervento. Una cosa lunare».

 

 

04 aprile 2012

«Lavori per la ferrovia, la Slovenia chiarisca»

Serracchiani (Pd): l’Italia va coinvolta altrimenti porteremo il caso alla Ue. E Bandelli attacca Ciriani

«La Slovenia dia chiare informazioni e garanzie sull’impatto ambientale della Capodistria-Divaccia». Lo chiede l’europarlamentare del Partito democratico Debora Serracchiani in merito alla realizzazione della ferrovia veloce che in territorio sloveno dovrà collegare il porto di Capodistria allo snodo di Divaccia, toccando l’adiacente Val Rosandra. Tra Beka e Val Rosandra esiste già una stradina. Accanto a questa ne verrà aperta un’altra, temporanea e di collegamento, che assicuri l’accesso ai terreni interessati dai lavori. Una strada che evidentemente correrà sul ciglione della valle.

Secondo Serracchiani «sono legittime le preoccupazioni sulle ripercussioni sul delicato habitat carsico della Val Rosandra e sarebbe davvero stupefacente se ora da parte slovena si procedesse con interventi che dalle prime notizie sembrano altamente invasivi, dopo che da parte italiana abbiamo evitato che il tracciato della ferrovia toccasse quell’area». Precisando che «non possiamo adattarci alla logica perdente dei veti incrociati», Serracchiani definisce «non accettabile che la Slovenia segua una procedura che esclude dall’informazione e dalla partecipazione un territorio transfrontaliero. In mancanza di un coinvolgimento adeguato – conclude – saremo costretti a portare il caso di fronte alla Commissione europea».

Intanto, sull’intervento di pulizia promosso dall’assessorato regionale all’ambiente e protezione civile, interviene il leader di Un’Altra Trieste Franco Bamdelli: «L’assessore regionale Luca Ciriani – dice – avrebbe fatto meglio a scegliersi altri “avvocati” piuttosto che la sgangherata pattuglia di consiglieri regionali triestini del Pdl, che con le loro parole aggravano la posizione di questo assessore all’ambiente che ci auguriamo ormai pro tempore. Il Pdl triestino – sottolinea Bandelli – nel meschino tentativo di scaricare le responsabilità sul vicesindaco del Comune di San Dorligo, sul cui ruolo c’è molto da capire, finisce per sconfessare definitivamente Ciriani, che nonostante l’evidenza dello scempio commesso si ostina a difendere la bontà» dell’intervento. Bandelli definisce «ridicolo che il consigliere Piero Tononi accusi il Comune di San Dorligo di omessa vigilanza, quando con tanto di foto di gruppo da gita scolastica, numerose immagini testimoniano la presenza di Ciriani e la condivisione di quanto stava accadendo». «Spero che in Consiglio regionale – prosegue Bandelli – fiocchino mozioni di sfiducia verso l’operato di un assessore che l’ha combinata grossa e che con le sue parole, dimostra la sua mancanza di rispetto verso Trieste e i suoi cittadini: prima attaccando il Consiglio comunale in occasione del voto contrario al rigassificatore, oggi accusando i cittadini di strumentalizzazione di fronte alle loro legittime proteste per la devastazione della Val Rosandra».

 

 

07 aprile 2012

Vicino a Bottazzo due ponti e non più la diga

Presentata la Capodistria-Divaccia. Il Wwf a Regione e ministeri: serve la valutazione transfrontaliera

 

di Corrado Barbacini

Val Rosandra, lato sloveno. Raddoppio della ferrovia Capodistria-Divaccia. L’altro giorno nella cittadina di Gabrovica è stato presentato il progetto relativo a quest’area sensibile, che crea timori anche per il lato italiano della valle, appena violata dal taglio di alberi ora sotto inchiesta. I progettisti hanno annunciato che nella parte alta della valle, dove è prevista una strada temporanea di collegamento al servizio dei cantieri, si è deciso di costruire due ponti al posto di una impattante diga, ipotesi che ormai è stata esplicitamente esclusa.

Il tracciato, è stato detto, sarà di 28 chilometri di cui 21 in galleria, costerà 1,3 miliardi di euro e richiederà 6 anni per essere completata. Il punto più vicino di tangenza con la parte italiana è nei pressi di Bottazzo.

Nei giorni scorsi Debora Serracchiani, europarlamentare Pd, ha chiesto di vedere i progetti. Adesso è il Wwf a entrare in campo: «Sulla nuova linea ferroviaria Capodistria Divaccia è necessaria una Valutazione d’impatto ambientale transfrontaliera (Via): anche gli enti e i cittadini italiani devono poter esprimere il proprio parere sul progetto, e sul modo per evitare che arrechino danni irreversibili all’ambiente e al paesaggio».

La richiesta, firmata dal presidente regionale Roberto Pizzutti, è stata inviata alla Regione, al ministero per l’Ambiente sloveno, per conoscenza al sindaco di San Dorligo-Dolina, e naturalmente al ministero dell’Ambiente, dove il ministro Corrado Clini, già sollecitato sui fatti della Val Rosandra, ma in questi giorni all’estero, è in procinto di occuparsi del tema, anche perché destinatario di interrogazioni parlamentari sulla contestata pulizia dell’alveo del torrente.

Il Wwf ricorda che la Val Rosandra è dal 1996 riserva naturale regionale, ma fa anche parte del Sito di importanza comunitaria “Carso triestino e goriziano” e della Zona di protezione speciale “Aree carsiche della Venezia Giulia”. «Da qui – afferma la nota – l’obbligo di sottoporre le opere, che potenzialmente potrebbero arrecare danno alle specie e agli habitat tutelati, a un’approfondita valutazione, che tenga conto dell’impatto che i lavori possono avere sul paesaggio, sul regime delle acque, anche per l’inquinamento prodotto dai mezzi di cantiere e lo smaltimento dei materiali scavati, impatti che interesserebbero anche il territorio italiano. Giustamente – conclude il Wwf – la Slovenia ha chiesto di partecipare alla “Via” sul rigassificatore e non solo, ora è l’Italia che deve potersi esprimere sul raddoppio della ferrovia slovena. Confidiamo nel governo, nella Regione e anche nel Comune di San Dorligo». (g. z.)

PORDENONE: STOP RIFORMA CONTRO I LAVORATORI

montizombiefbSABATO 7 aprile – ORE 17.00

P.tta CAVOUR – PORDENONE


UN ALTRO GOVERNO CONTRO LAVORATORI, STUDENTI,
PENSIONATI e che fomenta la GUERRA FRA POVERI


THE SHOW MUST GO OFF
[spettacolo annullato]


SIT IN con banchetto, sound system e interventi al microfono

contro l’affossamento dell’art. 18
il decentramento del CCNL
la regola del 33% nelle rsu
per una vera democrazia sindacale
per l’autorganizzazione delle lotte


Iniziativa Libertaria

ilpn (chiocciola) autoproduzioni.net

Protezione civile. Peggio di Attila

Questo articolo apparirà su Umanità nova di questa settimana.

 

La protezione civile devasta una riserva naturale

Peggio di Attila

 

La Val Rosandra è una piccola, stupenda valle che si insinua fra la città di Trieste e le colline del Carso. Dal 1996 è una riserva naturale, habitat di moltissime specie animali e vegetali e luogo di riposo per i cittadini stanchi e stressati dal lavoro quotidiano, che qui, a pochi chilometri dalla città, possono riposarsi e ritrovare per un giorno quell’equilibrio con la natura che durante la settimana feriale è compromesso dal cemento, dall’asfalto e dal lavoro di tutti i giorni. E’ un luogo ancora in parte selvaggio. In alcuni punti il bosco è fitto e il torrente Rosandra scorre veloce fra gli ontani e i pioppi. Un luogo magnifico. Qui il 24 marzo è stato compiuto un vero e proprio scempio: circa 200 fra volontari e stipendiati della protezione civile sono arrivati con ruspe e motoseghe e hanno indiscriminatamente tagliato tutto ciò che si poteva tagliare lungo gli argini, e non solo, del torrente. Doveva essere un’operazione di bonifica, pianificata già da tempo dalla giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il comune di San Dorligo della valle (Dolina) e dato in gestione alla protezione civile regionale. Nella realtà si è trasformata in un’azione devastante, non solo per gli alberi e gli arbusti, ma anche per gli animali, in particolare per gli uccelli, che su queste piante hanno i loro nidi, e per gli anfibi, che in questo periodo si riproducono e hanno bisogno di un ambiente umido e fresco dove poi deporre le uova. La Val Rosandra è stata mutilata per sempre: secondo diversi esperti botanici ci vorranno decine di anni affinché si torni a formare un boschetto lungo il torrente e in ogni caso non tonerà come prima. La mancanza del presidio forestale accelererà infatti il disseccamento del suolo e l’erosione delle rive. I motivi di questa operazione nefasta non sono chiari: coloro che hanno organizzato e pianificato l’opera parlano di bonifica dalle piante infestanti e messa in sicurezza del letto del torrente, che però negli ultimi trent’anni era esondato solo due volte, senza peraltro procurare troppi danni. A parte che le due azioni sono diverse fra loro e necessitano strumenti diversi, ma lo sanno questi signori che gli alberi a grosso fusto proteggono gli argini dei fiumi con le radici e li rendono più solidi? Eppure sono cose che si imparano alle scuole medie! E allora perché sono state tagliate, in malo modo, piante ad alto fusto come gli ontani mentre non sono state toccate piante infestanti e alloctone come la robinia? La Regione e il Comune di San Dorligo hanno difeso l’intervento a spada tratta, accusando addirittura coloro che faticosamente hanno cercato di pulire la zona dalle ramaglie lasciate sul terreno di “portare via il legname dopo aver protestato”. Una situazione quasi paradossale. Il rischio di un disastro ambientale ancora peggiore è alto: se nei prossimi giorni pioverà, come dalle previsioni, il torrente trascinerà a valle rami e detriti, con pericolo di frane e smottamenti. Un punto da non sottovalutare, in questa vicenda – volendo fare i malpensanti – è quello del TAV. Cosa c’entra l’alta velocità con l’opera di bonifica di un torrente? C’entra, ma per spiegarlo è necessario spendere due righe sulla situazione del TAV in questo territorio. Ancora non c’è un progetto definitivo e negli anni si sono alternati diversi progetti. Il primo progetto prevedeva che la Val Rosandra fosse attraversata da una lunga galleria, la cui costruzione avrebbe completamente distrutto la valle. Adesso sembra che il tracciato venga cambiato, ma ancora non è detta l’ultima parola, anzi c’è una grande confusione sulla questione. Che questo scempio sia una sorta di “prova tecnica” per far poi passare in modo meno traumatizzante devastazioni di ben più ampia portata su tutto il territorio circostante? Un’ipotesi assurda certo… ma a volte l’assurdità non si discosta così tanto dalla realtà…

 

Monta la protesta

Gli abitanti dei comuni limitrofi e quelli di Trieste hanno reagito immediatamente con indignazione a questo macello. Questa valle era il luogo prediletto per le passeggiate domenicali per tante famiglie, e il fatto di vederla ridotta in questo stato ha fatto scattare un’ampia protesta che si è diffusa prima su internet e poi si è riversata in valle. Domenica 1 aprile si è svolta una manifestazione che ha mobilitato quasi duemila persone, che si sono ritrovate all’inizio della valle, sul ponte di legno che attraversa il torrente e si sono potute rendere conto con i propri occhi di cosa era successo. La mobilitazione non si fermerà. Nelle prossime settimane sono previste altre iniziative, in particolare a Trieste contro la giunta regionale, vero responsabile politico di questa operazione, e contro la protezione civile, esecutore materiale. E’ importante smascherare questi soggetti e mostrare ciò che sono realmente: saccheggiatori e devastatori.

 

redTS

 

 

NOTAV: Sui fatti di ieri al Piccolo di Trieste

Quello che segue è il comunicato diffuso oggi dal Comitato NOTAV di Trieste e del Carso in seguito ai fatti di ieri pomeriggio alla sede del Piccolo di Trieste.

 

 

Il 2 aprile 2012 alle ore 18 il Comitato Notav di Trieste e del Carso aveva indetto una conferenza stampa assieme al Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci per parlare del documento inviato da 360 tecnici al presidente del consiglio Mario Monti chiedendogli di ripensare il progetto alta velocità, documento ricco di motivazioni tecniche, ambientali e socioeconomiche. Questo documento, inviato il 9 febbraio scorso, non è stato ancora preso in considerazione dal governo, nonostante una petizione a sostegno sia stata sottoscritta da circa 15.000 cittadini.

Il Comitato Notav (assieme a decine e decine di persone) ha inviato il testo dell’appello alla redazione de “Il Piccolo”, unico quotidiano triestino in lingua italiana, con la richiesta di dare quantomeno notizia del fatto, e dato che nel frattempo (dal 17 marzo) era iniziato un digiuno a staffetta in tutta Italia, a Trieste il Comitato Danilo Dolci si era fatto carico di organizzare questa forma di protesta con l’adesione all’appello “Ascoltateli!” per la riapertura del dialogo democratico sulla questione dell’alta velocità..

Questo pomeriggio una ventina di persone, tra i quali anche alcuni digiunanti, si sono presentati alla conferenza stampa, dove il Comitato Notav intendeva anche smentire le illazioni false e diffamatorie del “Piccolo” che aveva scritto che il Movimento Notav aveva cercato di strumentalizzare la protesta contro la devastazione operata dalla Protezione civile nella Val Rosandra.

Stante che nessun giornalista del “Piccolo” si è presentato alla conferenza stampa, i presenti hanno domandato in portineria di essere ricevuti da qualcuno della redazione, ma dopo alcune telefonate la risposta è stata che non c’era nessun giornalista disponibile a scendere.

Pertanto alcuni aderenti ai due comitati sono saliti alla segreteria di redazione domandando un breve incontro con qualche giornalista, ed a quel punto alcuni giornalisti del “Piccolo” sono usciti dalla redazione protestando contro la presenza degli attivisti, intimando loro di uscire ma rifiutandosi persino di ritirare il volantino dell’appello “Ascoltateli!”, arrivando al punto di dire che se i Comitati avevano qualcosa da dire potevano indire una conferenza stampa (!): a questo punto è stato fatto loro presente che la conferenza stampa era stata indetta ed il motivo per cui si era saliti era proprio il fatto che alla conferenza stampa non era intervenuto alcun rappresentante del “Piccolo”.

Dopo essere stati oggetto di improperi (“fascisti rossi”, ma anche parolacce) da parte dei giornalisti intervenuti, gli attivisti sono usciti dalla sede del “Piccolo”, e sono stati successivamente raggiunti, in strada, da un giornalista (lo stesso che aveva sostenuto la necessità di indire una conferenza stampa per essere ascoltati) che ha scattato alcune foto dei presenti asserendo di volerle mettere in Facebook.

Auspicando che il giornalista inserisca in Facebook oltre alle immagini degli attivisti dei due Comitati, anche la notizia del documento dei 360 studiosi, non possiamo fare a meno di stigmatizzare che per l’ennesima volta la redazione de il “Piccolo” di Trieste, peraltro in prima fila nel rifiuto delle “leggi bavaglio”, abbia posto il bavaglio a chi domanda solo che vengano pubblicate notizie su un argomento di interesse generale come il progetto dell’alta velocità ferroviaria che riguarda tutta la cittadinanza e non solo gli “addetti ai lavori”.

Per questo motivo i due Comitati continueranno ad inviare solleciti e lettere alla redazione del “Piccolo”, ed invitano la cittadinanza a fare altrettanto.

NO TAV/ Verso l’11 aprile. Udine ore 17.30 in Stazione

Riccardi&Moretti: soci perfetti

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UDINE/ Resistenza No Tav

Udine. Volantone di quattro facciate per il 25 aprile | FOTO

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ANTIFA/ Aggressione fascista a Trieste

dal Messaggero Veneto del 25 aprile 2012

 

Estremisti pestano a sangue un 22enne

Casco in testa, hanno aggredito il cormonese Patrick Dorella: stava staccando un manifesto contro il 25 aprile a Trieste

di Ilaria Purassanta

CORMONS. Aggredito e picchiato a sangue per aver staccato un manifesto contro il 25 aprile: il 22enne cormonese Patrick Dorella, figlio di Alessandro, maresciallo dei carabinieri di Dolegna, è finito all’ospedale. Cinque i giorni di prognosi per un trauma cranico-facciale, contusioni multiple, abrasioni al volto, ginocchio e gomito sinistri, ecchimosi e un’edema all’orbita destra, ma, secondo quanto ha riferito il medico che l’ha visitato, avrebbe potuto anche lasciarci la pelle.

Era la mezzanotte di lunedì. Patrick aveva deciso di fermarsi da un’amica, studentessa universitaria, a Trieste. È sceso per recuperare il portafogli e le sigarette dal cruscotto dell’auto, parcheggiata in via della Ginnastica, quando l’occhio è caduto su alcuni manifesti affissi lungo i muri in cui campeggiavano le scritte: “L’Italia degli ultimi combattenti. 25 aprile: l’Italia dei vigliacchi che diventano eroi”. Sotto, l’annuncio della contro-manifestazione, oggi alle Foibe di Basovizza e, in calce, la firma degli autori: Gruppo unione difesa (Gud), che proprio a Trieste ha una sede.

Il sangue “partigiano” di Patrick gli è ribollito nelle vene: suo nonno, Gastone, scomparso a gennaio, ha combattuto nella fila della Resistenza quando era poco più che ragazzo, mentre il bisnonno, Benedetto Giovanni, è morto nel 1937 per le conseguenze di un pestaggio perpetrato dalle camicie nere. Ferito dalla scritta che offendeva gli ideali della Liberazione, ma anche la stessa memoria dei parenti, Patrick si è «sentito in dovere di staccare i manifesti».

Aveva appena incominciato, quando è stato brutalmente assalito alle spalle da due energumeni con il volto coperto da un casco da motociclista e armati di cinghie. Al grido «Vigliacco, vigliacco!», sotto lo sguardo sbigottito dell’amica che gridava loro di smetterla, hanno atterrato con un pugno al mento il giovane cormonese, che ha sbattuto la testa contro un cassonetto e poi l’hanno colpito ripetutamente – perlomeno quindici volte – con calci e pugni e le cinghie, schiacciandogli la faccia sull’asfalto con gli anfibi per tenerlo fermo.

«Quando mi hanno mollato il primo cazzotto ho visto le stelle, sono proprio volato a terra. Sputavo sangue. Ho urlato loro – racconta quei terribili momenti Patrick – “lasciatemi vivere, non voglio morire! Vi prego, basta!”. Allora si sono fermati e sono scappati via. Mi sono rialzato, a fatica. Per fortuna non mi hanno spaccato i denti. Poi, insieme con la mia amica, sono andato, a piedi, fino all’ospedale Maggiore. Qui, dopo i controlli, hanno deciso di portarmi in ambulanza a Cattinara, dove sono stato trattenuto in osservazione per tutta la notte, sono stato dimesso stamattina (ieri, ndr). La dottoressa che mi ha visitato ha detto che se quei due avessero continuato a pestarmi ci sarei rimasto secco».

Sul caso sta indagando la Digos di Trieste: parecchi manifesti analoghi, tutti firmati dal Gud, sono stati affissi in città e uno veniva sfoggiato, ieri, sul profilo facebook del Gruppo. Altri scatti on line immortalano un corteo del Gud a base di saluti romani e una locandina dai contenuti offensivi che recita: «Quale altra nazione al mondo sarebbe capace di festeggiare ogni anno il massacro di 38.939 dei propri civili? Se festeggi il 25 aprile sei un po…».