NO TAV/ Ufficialmente cancellata la Lisbona-Madrid
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
NO TAV/ Rassegna stampa Conferenza Stampa di Udine
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
COMMENTO 1
Sembra tutto inutile i giornalisti scrivono che cazzo vogliono loro. Per esempio si era enfatizzato il fatto che il Portogallo ha definitivamente sospeso il progetto della Lisbona-Madrid, parte integrante del corridoio 5 e non c’è neanche traccia di questa notizia, per non parlare che la conferenza stampa era improntata sulla lettera dei 360 professori a Monti e qui sembra che la lettera l’abbiamo fatta noi. Poi la solita notizia inventata della terza corsia dell’A4 e del corridoio baltico … comunque articolo in rilievo e 2 foto, almeno quello …
Messaggero Veneto SABATO, 24 MARZO 2012 Pagina 26 – Cronache

I No Tav in piazza: costi troppo alti per la tratta regionale
Secondo il Comitato, 7 miliardi per la linea Venezia-Trieste Striscione polemico affisso sotto la loggia del Lionello
«Una spesa di oltre 7 miliardi di euro per la tratta Venezia-Trieste sono troppi». La stima è del Comitato no Tav di Udine che ieri ha manifestato il proprio dissenso contro i lavori già iniziati in Val Susa e che prevedono un attraversamento, con i treni ad alta velocità, anche in regione. In piazza Libertà non erano molti i dimostranti, ma le idee erano chiare, a cominciare dallo striscione affisso sulla loggia del Lionello: “No Tav = no mafia”. «In un momento economico già difficile finanziare quest’opera significa portare il paese alla bancarotta – ha detto Paolo De Toni, esponente del Centro sociale autogestito e del Comitato che si oppone alla linea ad alta velocità –. Basti pensare che per la tratta Venezia-Trieste sono previsti 7,4 miliardi di euro per lavori destinati a durare 20 anni e come sempre accade in Italia la cifra raddoppierà». Diverse le perplessità espresse dal Comitato no Tav, a cominciare dalla «diminuita domanda di trasporto merci e passeggeri, crollata del 31% fra il 2000 e il 2009», ha spiegato De Toni. Sotto la lente di ingrandimento è finita anche «l’assenza di vantaggi economici per il Paese – come si legge nella lettera indirizzata dai no Tav al presidente del Consiglio, Mario Monti – e il bilancio energetico ambientale nettamente negativo». La linea ad alta velocità osteggiata in Val Susa dovrebbe favorire il trasporto su rotaia delle merci togliendo i tir dalle strade. Ma, secondo il Comitato No Tav di Udine, «l’opera è inutile e finirà per gravare sul debito italiano. Sarebbe sufficiente migliorare la linea attuale per garantire un po’ di respiro alle autostrade – hanno continuato gli aderenti al Comitato –. Proprio nella nostra regione, poi, si evidenzia una contraddizione: da un lato il governo regionale investe per la realizzazione della terza corsia, dall’altro l’apertura del corridoio baltico. Entrambe spese importanti che non possono convivere». E ancora: «L’insensatezza dell’opera è evidente ancora di più dopo gli straordinari tagli dello stato sociale che stiamo vivendo: tagli alla scuola, all’università, alla ricerca, alla sanità, alle pensioni, al lavoro. Tutte conquiste sociali ottenute dal dopoguerra a oggi con grandi mobilitazioni popolari e con lotte politico-sindacali». Insomma, «la Tav è un’iniziativa dannosa, costosa e inutile», come ha sintetizzato la studentessa friulana Gaia Baracetti scesa ieri in piazza. Michela Zanutto


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COMMENTO 2
Ma quale scarsa partecipazione? Ma quale manifestazione? Era una conferenza stampa (organizzata in due giorni) mica una manifestazione! L’uditorio dovevano essere i giornalisti mica un qualche fantomatico pubblico che non è mai stato convocato, sono stati convocati solo giornalisti.
Poi ci chiediamo, ma la giornalista del Quotidiano, Lodovica Bulian, dove ha sentito parlare di Corridoio Adriatico-Baltico? Forse bevendo un caffè con Michela Zanutto? Addirittura nel Quotidiano l’hanno messo anche nel titolo sto cazzo di Corridoio Adriatico-Baltico che non è stato nemmeno nominato. C’è da restare veramente sconcertati, nell’articolo addirittura si legge: “in particolare contro la realizzazione del corridoio Adriatico-Baltico, che coinvolgerebbe la tratta Venezia-Trieste”; ma questa è un’affermazione che non sta in piedi e che nessun No Tav pronuncerebbe mai.
Il Quotidiano

CITTÀ. Scarsa partecipazione alla manifestazione organizzata ieri in piazza Libertà
No Tav, la protesta tocca Udine stop anche all’Adriatico-Baltico
IL COMITATO S’INTERROGA SULLE CONDIZIONI PER ATTUARE I COSTOSI PROGETTI
DE TONI: «L’OPERA IN VAL DI SUSA SARÀ FARAONICA. DOVE SONO LE RISORSE?»
………………………………………………… ……….
LODOVICA BULIAN
redazione@ilquotidianofvg.it
«Siamo qui oggi per sensibilizzare
le persone, per protestare
contro un’informazione negata e
omessa, per chiedere un’informazione
reale sulle evidenti criticità
della Tav, che il governo Monti
continua a non considerare»: così
ieri pomeriggio Adele Valori e
Paolo Felice De Toni del comitato
No Tav di Udine alla conferenza
stampa del movimento
convocata in piazza Libertà.
P R O T E S TA . Davanti allo scarso
uditorio, costituito per lo più da
esponenti del movimento friulano
contro la linea ad alta velocità
che collegherà Torino a Lione, il
comitato ha voluto propagandare
una lettera promossa da alcuni
docenti universitari, Sergio Ulgiati,
Università di Napoli, Marco
Ponti, Politecnico di Milano, Ivan
Cicconi e Luca Mercalli, Società
metereologica italiana, e indirizzata
a Monti per il ripensamento
della Tav. Il costo, l’impatto ambientale,
la dubbia utilità e la ricaduta
sociale sono tra le ragioni
del no contenute nella lettera protagonista
ieri della poco convinta
manifestazione udinese insieme
all’urlato slogan No Tav No Mafia.
«È legittimo domandarsi come
e a quali condizioni potranno
essere reperite le ingenti risorse
necessarie a questa faraonica
opera, e quale sarà il ruolo del capitale
pubblico – si legge nella lettera
-. Alcune stime fanno pensare
che grandi opere come Tav costituiscano
sacche di debito nascosto
». «Studi scientifici ed approfonditi
dimostrano le carenze
della Tav» ha evidenziato Adele
Valori. «L’opera è inutile e finirà
per gravare sul debito italiano – ha
detto De Toni -; l’insensatezza è
evidente dopo gli straordinari tagli
dello stato sociale che stiamo
vivendo: tagli alle ferrovie, alla
scuola, all’università, alla ricerca,
alla cultura, alla sanità, alle
pensioni, al lavoro». Ma per i No
Tav udinesi la contestazione
all’alta velocità in Val di Susa è
stata anche l’occasione per ribadire
«l’impegno a fare opposizione
anche sul nostro territorio», in
particolare contro la realizzazione
del corridoio Adriatico-Baltico,
che coinvolgerebbe la tratta
Venezia-Trieste: «È un altro
spreco inutile di soldi, dagli ultimi
dati ufficiali dei progetti l’opera
costerebbe 7,4 miliardi di
euro e si sa, in corso di esecuzione,
i costi sono destinati a raddoppiare-
ha detto De Toni -. È una
contraddizione: da un lato il governo
regionale investe per la realizzazione
della terza corsia,
dall’altro per l’apertura del corridoio
baltico. Entrambe spese
troppo importanti per convivere».
©
CIE DI GRADISCA: avvisi in prefettura a Gorizia
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
dal Messaggero Veneto del 24 marzo 2012
Caso Cie, avvisi in prefettura a Gorizia
Inchiesta sulle forniture, indagati per falso in atti pubblici il vice vicario e il capo Ragioneria: fatture per oltre un milione
GORIZIA. Erano il vice vicario prefetto di Gorizia, Gloria Sandra Allegretto, e il responsabile dell’Ufficio ragioneria della medesima prefettura, Telesio Colafati, a mettere il visto sui mandati di pagamento delle fatture emesse dalla “Connecting people” di Trapani per le forniture di servizi alla persona del Cie e del Cara di Gradisca d’Isonzo.
Ossia, in altre parole, a certificare la veridicità di quanto dichiarato dall’ente gestore in merito al numero degli ospiti di volta in volta presenti all’interno delle due strutture. Numero che la Procura di Gorizia, da oltre sei mesi al lavoro su una maxi-inchiesta che ipotizza, tra gli altri, i reati di frode in pubbliche forniture e peculato, ritiene sia stato invece sistematicamente gonfiato. E che questo sia stato possibile anche perchè chi avrebbe dovuto controllare nulla fece, invece, per impedirlo.
Da qui, le informazioni di garanzia notificate ieri mattina al vice vicario prefetto e al capo Ragioneria, contestualmente al decreto di sequestro disposto dai pm Luigi Leghissa e Valentina Bossi di tutti i mandati di pagamento relativi alle fatture emesse dal consorzio trapanese nel periodo compreso tra il settembre del 2008 e il giugno del 2011, data di scadenza del penultimo appalto.
Stando ai calcoli effettuati dagli inquirenti – le indagini sono state delegate a una speciale task-force formata da militari della Guardia di finanza e da agenti della Digos di Gorizia – sarebbero stati autorizzati pagamenti non dovuti per oltre un milione di euro. E ad autorizzarli sarebbero stati appunto Allegretto e Colafati, competenti per le attività di liquidazione delle fatture emesse dalla “Connecting people” e, in tale veste, indagati entrambi per l’ipotesi di reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Stando al castello accusatorio formulato dai magistrati, ciascuno per la propria parte avrebbero falsamente attestato l’avvenuto “controllo di congruità” dell’importo indicato in fattura. Attestazione che la Procura ritiene non conforme al vero, alla luce degli accertamenti che avrebbero già dimostrato una sovraffatturazione e cioè l’indicazione in fattura di un numero di ospiti superiore a quello reale. Con conseguente liquidazione di importi forfettari (che la convenzione tra ente gestore e Prefettura aveva fissato in 42 euro per ospite) più alti di quelli dovuti.
Il sequestro effettuato ieri nel palazzo di Governo di piazza Vittoria è soltanto l’ultimo atto di una complessa attività d’indagine, che, in febbraio, aveva portato già all’acquisizione – almeno in un’occasione, anche negli uffici della Questura – di una notevole mole di documenti riconducibili non soltanto ai pagamenti delle forniture (dalle mense, all’acqua, alle schede telefoniche), ma anche agli atti relativi alla gara bandita dalla prefettura per l’affidamento della gestione 2011-2014 del Centro di identificazione ed espulsione e del collegato Centro di accoglienza per richiedenti asilo.
Non basta. Per ricostruire i numerosi filoni d’indagine – oltre una dozzina, a quanto appreso – i magistrati hanno sentito decine e decine di persone informate sui fatti. Ultimi in ordine di tempo, il prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, invitata giovedì a palazzo di giustizia, e l’allora questore di Gorizia e attuale questore di Udine, Antonio Tozzi, presentatosi invece ieri mattina.
Perquisizioni erano state eseguite anche nelle stesse strutture di Gradisca e nelle abitazioni di tre medici finiti a loro volta sotto indagine per i casi di scabbia accertati al Cie e al Cara il 30 novembre scorso. L’accusa contestata ai tre professionisti, tutti coinvolti in qualità di sanitari operanti all’interno dei due centri per conto del gestore, è l’omessa denuncia alle competenti autorità del manifestarsi di episodi o di sospetti episodi tra gli ospiti.
Da segnalare, intanto, la recente decisione del Tar del Fvg che, accogliendo il ricorso presentato dal consorzio trapanese, ha annullato la gara d’appalto che aveva aggiudicato la nuova gestione al Rti guidato dalla francese Gepsa, garantendo così continuità di gestione allo stesso consorzio uscente e secondo classificato “Connecting people”.
dal Piccolo del 24/03/12
Avviso di garanzia al viceprefetto per il Cie di Gradisca
Anche la Prefettura di Gorizia finisce nel tourbillon delle indagini riguardanti il Cie e il Cara di Gradisca. La Procura di Gorizia ha infatti emanato due avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti alti dirigenti degli uffici del Governo nel capoluogo isontino: si tratta di Gloria Sandra Allegretto, viceprefetto vicario, e Telesio Colafati, responsabile dell’area economico-finanziaria dell’ente. L’ipotesi di reato avanzata dai pm Luigi Leghissa e Valentina Bossi, titolari dell’indagine, sarebbe quella di falso ideologico. Nel mirino degli inquirenti vi sono infatti le presunte irregolarità nelle dichiarazioni relative alle forniture di materiali per l’assistenza alla persona: indumenti, servizio mensa, vettovaglie, schede telefoniche, medicinali e quant’altro. Reato che nelle scorse settimane peraltro era già stato ipotizzato anche nei confronti del consorzio cooperativistico trapanese “Connecting People” che gestisce (attualmente in deroga) la struttura per migranti, tanto da sfociare in un primo avviso di garanzia emesso nei confronti del legale rappresentante della cooperativa di Trapani, Giuseppe Scozzari. Avviso di garanzia che il consorzio siciliano aveva smentito fosse giunto al destinatario. I pm vogliono comunque vederci chiaro sulle modalità di gestione del doppio centro immigrati gradiscano: l’ipotesi è che le fatturazioni emanate dalla coop siciliana (e controfirmate dalla Prefettura) non siano state sempre conformi alla reale presenza di immigrati nelle due strutture. Sotto la lente, in sostanza, c’è il forfettario da 42 euro al giorno per immigrato che la Connecting People incassa dallo Stato – una volta certificato dalla Prefettura – per la gestione di Cie e Cara. L’indagine, condotta con l’apporto di Digos e Fiamme Gialle, è riferita al periodo compreso fra il febbraio 2008 (ovvero dall’affidamento della gestione alla coop trapanese) e il dicembre del 2011. Sull’argomento nelle ultime 48 ore i magistrati hanno ascoltato – ma non sono iscritti fra gli indagati – anche il prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, e l’ex questore del capoluogo, Antonio Tozzi. Fitto riserbo sulle loro dichiarazioni agli inquirenti.
Nucleare/ Svizzera, spento reattore in centrale nucleare
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
da La Repubblica del 24 marzo 2012
Problemi alla centrale nucleare spento uno dei due reattori
Uno dei due blocchi del più vecchio impianto atomico del mondo, a Beznau, è stato temporaneamente chiuso per un problema alla pompa principale. Lo ha annunciato la società che gestisce l’impianto, la Axpo, assicurando che non c’è alcun pericolo e che l’altro impianto funziona regolarmente
GINEVRA – Uno dei due reattori della centrale nucleare svizzera di Beznau, il più vecchio impianto atomico del mondo, è stato temporaneamente chiuso a causa di un problema tecnico. Il fermo del reattore numero due di Beznau è stato deciso per evitare problemi a una pompa di raffreddamento dei circuiti. La sua riaccensione è prevista tra alcuni giorni.
Il problema riguardava la sigillatura della pompa che non era più a tenuta stagna. Di conseguenza il personale ha deciso per precauzione di spegnere manualmente il reattore, ha affermato la società proprietaria della centrale, l’Axpo, in un comunicato. Prima di ripararla si deve aspettare che il sistema si raffreddi e ci vorranno alcuni giorni. Il reattore numero 1 continua a funzionare normalmente, ha precisato Axpo.
Il Blocco 1 di Beznau, vicino al confine con la Germania, entrò in funzione nel 1969. La centrale è diventata quella operativa più antica del mondo dopo la chiusura, il 29 febbraio scorso, dell’impianto di Oldbury, in Gran Bretagna.
Il 29 maggio del 2011 il governo elvetico ha deciso di rinunciare gradualmente all’energia nucleare, e le centrali esistenti dovranno essere disattivate via via alla fine del loro ciclo, che si conclude nel 2034.
CIE DI GRADISCA: spesi cento milioni ma è ingestibile
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo del 25/03/12
Cie di Gradisca: spesi cento milioni ma è ingestibile
di Luigi Murciano
GRADISCA Il Cie/Cara di Gradisca dal 2006 ad oggi è già costato alla collettività almeno un centinaio di milioni di euro fra costruzione, gestioni, ristrutturazioni, spese per i rimpatri. Ma in questo momento, più che una struttura all’avanguardia, pare una barca alla deriva. Stritolata da un paradosso sulla gestione: poco chiara secondo la Procura della Repubblica di Gorizia, che sta indagando la Prefettura e l’ente gestore Connecting People di Trapani per la presunta non conformità delle fatture per le forniture emesse dalla coop siciliana (e controfirmate dall’ente governativo) rispetto al reale numero degli ospiti. Gestione almeno formalmente ineccepibile, invece, secondo il Tar di Trieste, che ha accolto il ricorso di Connecting People contro la stessa Prefettura per l’avvenuta aggiudicazione dell’appalto da 15 milioni di euro al colosso francese Gepsa, ritenuta non legittima. Insomma, l’ennesimo controsenso all’italiana: per la giustizia amministrativa Connecting People può continuare a gestire i due centri; quella penale invece presto potrebbe doversi esprimere su eventuali illeciti commessi nel triennio 2008-2011 dal consorzio trapanese e, di riflesso, sulla mancata vigilanza della Prefettura. Questo alla base degli avvisi di garanzia diramati dai pm Bossi e Leghissa nei confronti dei due dirigenti della Prefettura: Gloria Allegretto, viceprefetto vicario, e Telesio Colafati, responsabile dell’area economico-finanziaria. L’ipotesi di reato per i funzionari sarebbe quella di falso ideologico, mentre per il legale rappresentante di Connecting People, Giuseppe Scozzari, l’ipotesi formulata va dal falso in pubbliche forniture sino alla truffa ai danni dello Stato. Un secondo filone d’inchiesta vede inoltre inquisiti tre medici per omissioni e ritardi sui sospetti casi di scabbia. In tutto questo bailamme Connecting People continua a gestire “in prorogatio” un Cie ben al di sotto del pieno regime: le presenze raramente superano la cinquantina di immigrati nonostante una ristrutturazione preossochè ultimata. Sulla carta, il Cie può ospitare 248 persone. Nella pratica – altro paradosso – non vi sono più le condizioni per riempirlo.
NOTAV:No Tav. Meno catene per Tobia, Mambo, Jacopo. Intervista a Tobia.
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
No Tav. Meno catene per Tobia, Mambo, Jacopo. Intervista a Tobia
In questa settimana si sono allentate le catene per alcuni dei No Tav
arrestati il 26 gennaio per la resistenza allo sgombero della Maddalena.
A Jacopo, che si trova ai domiciliari, è stato permesso di comunicare con
l’esterno, Mambo e Gabriele sono passati dalla galera alla prigione
casalinga.
Tobia, reduce da una settimana di ricovero in ospedale dopo la fine dello
sciopero della fame, sta meglio. Il giudice gli ha ulteriormente ridotto
le misure restrittive: da venerdì ha l’obbligo di dimora a Torino con
coprifuoco serale e notturno. Sabato mattina è passato al presidio contro
la crisi in corso Vercelli, lunedì è tornato a lavorare.
Sono ancora in carcere sette No Tav: Juan, Maurizio, Marcelo, Niccolò,
Luca, Giorgio, Alessio.
Sabato pomeriggio i compagni di Giorgio, rinchiuso in semi-isolamento a
Saluzzo, hanno organizzato un presidio al carcere. Di fronte alle altre
carceri i presidi solidali si erano svolti contemporaneamente l’11
febbraio.
Anarres intervistato Tobia sul suo 27 giugno. Qui puoi ascoltare il
racconto di Tobia:
http://anarresinfo.noblogs.org/2012/03/26/no-tav-verso-l11-aprile-una-primavera-resistente/
NOTAV: video sulle violenze delle “forze dell’ordine” il 3 luglio
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
RIGASSIFICATORE: “Vecchi i dati sulla sicurezza”
Marzo 17th, 2017 — General, Mare
Dal Piccolo del 29/03/12
«Rigassificatore, vecchi i dati sulla sicurezza»
«Il progetto definitivo del rigassificatore riproduce il Rapporto di sicurezza vecchio, coi serbatoi disegnati ora a destra e ora a sinistra, gli estensori (anonimi) affermano che “progettare impianti di gas naturale (Gnl) in modo da assicurare livelli di rischio generalmente accettati per la vita e la proprietà all’interno e all’esterno del perimetri degli stessi (…) è obiettivo oneroso” e che “lo studio non si prefigge di quantificare i rischi connessi al terminale, né di esaminare in dettaglio i rischi provenienti da fonti esterne». Lo denuncia la ventina di docenti e ricercatori dell’Università di Trieste, dell’Ogs e del Cnr coordinati dalla Uil-Vigili del fuoco che sul progetto definitivo di Gas Natural aveva chiesto un’audizione al Consiglio comunale. Prevista per il 2 aprile, al momento non si farà. «Secondo i capigruppo – spiega Iztok Furlanic, presidente del Consiglio – la lettera con cui il Tavolo tecnico rigassificatore motivava la richiesta di audizione conteneva argomentazioni già più volte trattate in aula, hanno dunque deciso di invitare il “Ttrt” dapprima in commissione, affinché siano illustrate eventuali novità anche in riferimento alle ipotesi di riutilizzo dell’area». Constatato che il Consiglio comunale ha già espresso col voto quattro “no” al rigassificatore, i capigruppo hanno deciso di vederci meglio. Ora incombe l’approvazione del bilancio e non si sa quando la commissione potrà essere messa in agenda. Intanto i professori scoprono che il progetto “definitivo” contiene analisi sulla sicurezza ancora imprecise. Il rapporto, dicono, rimanda appena al «progetto esecutivo l’analisi dei rischi provenienti da fonti esterne». Contestate le distanze dei serbatoi dal confine dello stabilimento: «Si citano fonti Usa che indicano 61 metri, qui la distanza tra serbatoi e recinzione sarebbe di 62. Ma ci si dimentica – scrivono i professori – che la legge Usa in caso di impianti con serbatoi di gas infiammabile di capacità superiore ai 38 metri cubi consiglia una distanza di 1600 metri dalla recinzione dello stabilimento: e a Zaule ne avremmo 280 mila, di metri cubi». Infine, confermano gli esperti che il rigassificatore bloccherebbe «le attività della Siot, del canale navigabile, del Molo VII per 200 giorni all’anno, perché le gasiere devono avere attorno 450 metri di spazio di manovra». Aggiungono i docenti: «Ovviamente il nuovo terminal traghetti Aquilinia-Noghere nascerebbe morto». Allarme anche per il cloro versato in mare e «le centinaia di tonnellate di cloroderivati», per l’abbassamento della temperatura, calcolato, si dice, con misurazioni troppo brevi (18 e 72 ore), mentre «i primi consulenti di Gas Natural (Alatec) avevano prefigurato correttamente il raffreddamento progessivo della baia e il superamento dei limiti di legge, ma sono stati subito sostituiti». (g. z.)
NOTAV: 11 aprile. Appello dal movimento No Tav
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
11 aprile. Appello dal movimento No Tav
Questo appello è rivolto a tutti gli uomini e donne che, in questi lunghi
mesi di occupazione militare, in questi mesi di lotta e resistenza NoTav,
si sono schierati al nostro fianco in ogni dove d’Italia.
Grazie a voi è stato chiaro a chi ha cuore e intelligenza che la lotta dei
No Tav di quest’angolo di Piemonte è la lotta di tutti coloro che si
battono contro lo sperpero di denaro pubblico a fini privatissimi, contro
la devastazione del territorio, contro la definitiva trasformazione in
merce delle nostre vite e delle nostre relazioni sociali.
Difendere la propria terra e la propria vita è difendere il futuro nostro
e di tutti. Il futuro dei giovani condannati alla precarietà a vita, degli
anziani cui è negata una vecchiaia dignitosa, di tutti quelli che pensano
che il bene comune non è il profitto di pochi ma una migliore qualità
della vita per ciascun uomo, donna, bambino e bambina. Qui e ovunque.
In ogni ospedale che chiude, in ogni scuola che va a pezzi, in ogni
piccola stazione abbandonata, in ogni famiglia che perde la casa, in ogni
fabbrica dove Monti regala ai padroni la libertà di licenziare chi lotta,
ci sono le nostre ragioni.
Dopo la terribile giornata del 27 febbraio, quando uno di noi ha rischiato
di morire per aver tentato di intralciare l’allargamento del fortino della
Maddalena, il moltiplicarsi dei cortei, dei blocchi di strade, autostrade,
porti e ferrovie, in decine e decine di grandi e piccole città italiane ci
ha dato forza nella nostra resistenza sull’autostrada.
In quell’occasione abbiamo capito che, nonostante le migliaia di uomini in
armi, il governo e tutti i partiti Si Tav erano in difficoltà. Si sono
aperte delle falle nella propaganda di criminalizzazione, si sono aperte
possibilità di lotta accessibili a tutti ovunque.
Il 27 febbraio non si sono limitati a mettere a repentaglio la vita di uno
dei noi, hanno occupato un altro pezzo di terra, l’hanno cintata con reti,
jersey, filo spinato.
Il prossimo mercoledì 11 aprile vogliono che l’occupazione diventi legale.
Quel giorno hanno convocato i proprietari per la procedura di occupazione
“temporanea” dei terreni. Potranno entrare nel fortino fortificato come
guerra solo uno alla volta: se qualcuno non si presenta procederanno
comunque. L’importante è dare una patina di legalità all’imposizione
violenta di una grande opera inutile. Da quel giorno le ditte potranno
cominciare davvero i lavori.
I No Tav anche questa volta ci saranno. Saremo lì e saremo ovunque sia
possibile inceppare la macchina dell’occupazione militare.
Facciamo appello perché quel giorno e per tutta la settimana, che
promoviamo come settimana di lotta popolare No Tav, ci diate appoggio.
Abbiamo bisogno che la rete di solidarietà spontanea che ci ha sostenuto
in febbraio, diventi ancora più fitta e più forte.
Non vi chiediamo di venire qui, anche se tutti sono come sempre benvenuti,
vi chiediamo di lottare nelle vostre città e paesi.
Vi chiediamo di diffondere la resistenza.
Movimento No Tav
TRIESTE: la protezione civile devasta la Val Rosandra
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
da bora.la
giovedì 29 marzo 2012
Val Rosandra, prima e dopo
Pubblichiamo la foto postata da Daniel Giraldi sull’evento facebook “Manifestiamo contro la distruzione della Val Rosandra“, che ritrae lo stesso tratto della Val Rosandra, a destra dopo l’intervento del 24 marzo della protezione civile impegnata nella pulizia degli alvei di alcuni fiumi della regione.
Questa la foto postata da Alessandro Severi
Qua la photogallery completa della protezione civile.
Le operazioni di pulizia hanno scatenato notevoli polemiche per l’eccessivo zelo con cui sono state condotte, colpendo anche alberi sani e di grandi dimensioni, proprio nel periodo riproduttivo di molte specie animali, ai margini di una Riserva Naturale.
Domenica 1 aprile si terrà una manifestazione di protesta che si sta organizzando proprio in queste ore sulla pagina facebook linkata sopra.
Lo scempio in Val Rosandra – il video
venerdì 30 marzo 2012
Nimis: in Val Rosandra un vero e proprio disastro ambientale
Pubblichiamo l’intervento di Pier Luigi Nimis, Professore Ordinario di Botanica dell’Università di Trieste, riguardo i danni fatti dalla Protezione Civile in Val Rosandra. Il commento è stato pubblicato su facebook, nella pagina della manifestazione di protesta di domenica.
L’intervento effettuato in Val Rosandra si configura come un vero e proprio disastro ambientale. Ricordo che la Valle, oltre ad essere parte di una Riserva Naturale Regionale, è inserita a nell’area SIC (Sito di Interesse Comunitario) ‘Carso Triestino e Goriziano’ e nella Zona di Protezione Speciale ‘Aree carsiche della Venezia Giulia’ ed è pertanto sotto tutela europea. L’intervento ha completamente distrutto un habitat prioritario: il bosco ripariale ad ontano nero (Alnus glutinosa),. Questo costituisce una valida difesa delle rive, tanto che la sua presenza viene considerata una caratteristica che aumenta notevolmente il valore dell’ Indice di Funzionalità Fluviale, adottato anche dall’ARPA regionale per monitorare lo stato dei corsi d’acqua della Regione. La completa scopertura del suolo derivante dal taglio drastico effettuato in Val Rosandra priverà questo tratto del torrente del suo presidio forestale, accelerando il disseccamento del suolo e l’erosione delle rive. L’impatto derivante dalla distruzione di un ambiente unico nel nostro territorio sulla biodiversità, sia animale che vegetale, sarà elevato: il drastico intervento ha già modificato il delicato habitat di molti animali acquatici ed è stato effettuato proprio durante il periodo di nidificazione degli uccelli. Al di là delle considerazioni ecologiche, l’intervento ha distrutto un sito esteticamente splendido, un’oasi d’ombra che gli escursionisti trovavano al ritorno alla fine della passeggiata per gli assolati ghiaioni. Gli ontani ricresceranno lentamente, ma al posto dello splendido boschetto a galleria all’imboccatura del sentiero principale della Val Rosandra per almeno 20 anni crescerà un cespuglieto impenetrabile. Lo scriteriato intervento, effettuato all’insaputa della Commissione Scientifica della Val Rosandra di cui faccio parte, prescindeva completamente dall’analisi delle funzionalità e dei servizi ecologici della vegetazione riparia, partendo dall’assunto grossolano che essa sia qualcosa di dannoso, da eliminare per mettere in sicurezza il torrente. Il risultato è stato un danno ecologico e paesaggistico difficilmente rimediabile in tempi brevi.
Pier Luigi Nimis
Professore Ordinario di Botanica
Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste
Da Il Piccolo
VENERDÌ, 30 MARZO 2012
Val Rosandra “violata”, strage di alberi
Sotto accusa l’intervento di pulizia dell’alveo compiuto dalla Protezione civile. Ingenti danni anche all’avifauna
«Un vero disastro ambientale». «Un intervento scellerato effettuato da persone incompetenti». «Un luogo meraviglioso distrutto per sempre». Sono questi solo alcuni dei commenti e delle invettive esternati da tante persone in merito all’intervento di pulizia dell’alveo del torrente Rosandra effettuato l’ultimo fine settimana dai volontari della Protezione Civile nell’ambito dell’operazione “Alvei puliti”. In Val Rosandra erano convenuti oltre 200 volontari giunti da ben 15 comuni della regione. Un intervento salutato con particolare soddisfazione dall’Amministrazione Comunale di San Dorligo, non altrettanto da decine e decine di escursionisti e cittadini che sono rimasti a bocca aperta di fronte alla radicale manutenzione prodotta. «Siamo stati tra i primi a effettuare un sopralluogo in seguito alle segnalazioni inviateci – spiegano Dario Gasparo, biologo, già professore di economia e gestione ambientale nell’ateneo triestino e Paolo Parmegiani, agronomo. Ciò che abbiamo visto va al di là della peggiore delle ipotesi che ci eravamo fatti. Con particolare riguardo per il tratto del torrente che dal Rifugio Premuda sale per oltre un centinaio di metri addentrandosi nella valle sono stati effettuati dei tagli radicali lungo tutto il letto del fiume e nelle golene (zone di terreno adiacenti il letto di magra di un torrente). Praticamente è stata cancellata la foresta a “galleria” di Salice e Pioppo bianco che, assieme agli Ontani, caratterizzava questa parte del Rosandra. Ci vorranno ben più di trent’anni per ripristinare questo sito». Secondo i due tecnici sono stati abbattuti degli alberi vecchi di almeno quarant’anni, e le modalità di taglio non sarebbero state del tutto ortodosse, con la riduzione della foresta a galleria ripariale che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie che vi vivevano. Appare dunque compromessa – secondo Gasparo – la nidificazione di diverse specie di uccelli, tra questi il picchio rosso maggiore, il picchio verde, la ballerina gialla e bianca, il merlo acquaiolo. Problemi pure per i siti riproduttivi degli anfibi, in primis la Rana ridibunta, il cui spazio sarebbe stato completamente distrutto dai camion incaricati di asportare ramaglie e tronchi, passaggio che parrebbe pure responsabile della frantumazione di alcuni gradini in arenaria concretizzati con soldi europei tre anni orsono. «E’ gravissimo ancora – sostengono i due tecnici – che si sia scelto di intervenire nel pieno della stagione riproduttiva dell’avifauna e degli anfibi. Va sottolineato che ci troviamo in una Riserva Comunale e Regionale dove insistono i vincoli comunitari di “Natura 2000”, ovvero le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e i Siti di importanza comunitaria (SIC) creati proprio per proteggere la nidificazione degli uccelli”. «Difficile capire tanta urgenza di intervento in un habitat così importante – aggiunge Parmegiani – quando in zona carsica chi intende recuperare antiche attività agricole in zone di vincolo deve sottostare a estenuanti e lunghe procedure per le debite autorizzazioni». Dal Municipio esprime la sua preoccupazione pure Roberto Cosolini che, per capire meglio la situazione, ha mandato ieri in avanscoperta il direttore dei Civici Musei Scientifici Nicola Bressi. La Direzione della Protezione Civile tace, così come il suo assessore regionale Luca Ciriani che era intervenuto di persona in Val Rosandra. Maurizio Lozei
Il popolo del web: «Che scempio!»
Su facebook e youtube impazzano video e foto di confronto “prima e dopo”
SAN DORLIGO DELLA VALLE Decine e decine tra segnalazioni, commenti, video e foto della valle “prima e dopo”. Da you tube a facebook, passando per le e-mail e il sito del Piccolo, il popolo degli internauti si scatena. E gli interventi sono durissimi: «È incredibile che qualcuno si sia permesso di distruggere un bene comune come la Val Rosandra, ma chi ha dato i permessi, devono andare in galera», scrive un lettore. «Spero vivamente che diate voce a chi si è scandalizzato di fronte allo scempio», rincara la dose un altro. «Ciriani iera presente, Ciriani devi dimeterse», sentenzia un terzo dal profilo facebook del Piccolo. Ma piovono anche interventi istituzionali. «Non ho difficoltà – tuona il grillino Paolo Menis, consigliere comunale di Trieste – a definire scellerato l’intervento. Tagliare alberi in questa stagione è un’operazione criminale. L’eliminazione degli esemplari più grossi di pioppo bianco e ontano, oltre a comportare un danno ecologico innegabile, rendono anche meno sicuro il corso d’acqua che allo stato attuale si presta ad essere spazzato da una eventuale piena senza nessun trattenimento delle acque e dei fanghi. L’assessore Ciriani deve chiedere scusa, rifondere i danni e togliere il disturbo». Rossano Bibalo, capogruppo Idv-Verdi proprio a San Dorligo, ha depositato a sua volta un’interpellanza, in cui chiede al sindaco Premolin, fra le altre cose, «se all’ufficio di gestione della Riserva risulta che tale operazione poteva essere fatta anche senza alcuna Via» e «quale stato di emergenza e di pericolo pubblico, scientificamente ed oggettivamente provato, giustificava simile intervento». Anche Italia Nostra – scrive la presidente Giulia Giacomich – «si associa alla protesta contro il barbaro abbattimento di alberi e alla devastazione della vegetazione ripariale in Val Rosandra». «Siamo rimasti a dir poco basiti», aggiunge Giorgio Cecco per FareAmbiente, da dove valutano «positivamente in linea generale tale operazione a livello regionale, per l’obiettivo di ridurre il rischio idreologico, ma abbiamo forti perplessità sull’intervento specifico nella provincia triestina».(pi.ra.)
IL SINDACO
Premolin: la giunta valuterà quali azioni intraprendere
SAN DORLIGO DELLA VALLE «Stiamo cercando di capire cosa sia successo nell’intervento di pulizia. Discuteremo in giunta anche per valutare eventuali azioni nei confronti di chi ha effettuato le operazioni in val Rosandra». Le parole evidentemente imbarazzate sono del sindaco di San Dorligo Fulvia Premolin. Che aggiunge: «Dopo l’intervento ho parlato con i responsabili della Protezione civile. Mi hanno assicurato che hanno agito nel migliore dei modi puntando soprattutto agli aspetti della sicurezza. Non posso mettere in dubbio le loro parole. E non posso certo valutare se un intervento sia stato eseguito nel migliore dei modi perché non sono un tecnico. Ritengo che sia necessario effettuare al più presto un sopralluogo in tutto l’alveo del torrente Rosandra chiedendo il parere di un esperto che possa fornire una valutazione oggettiva di cosa e perché sia stato fatto. Poi valuteremo poi il da farsi». L’operazione «Alvei puliti» era stata organizzata direttamente dalla sede regionale di Palmanova. «Sabato hanno operato 105 persone, mentre domenica sono state 98. In gran parte provenivano dal Friuli, dalla Bassa, alcuni da Trieste o pochissimi da San Dorligo», spiega il vicesindaco Antonio Ghersinich che era sul posto. Racconta: «Nei giorni precedenti è intervenuta una ditta di Paluzza su ordine della Protezione civile. Nelle giornate di giovedì e venerdì hanno tagliato gli alberi. C’erano molti pioppi. E devo dire che diversi abitanti della zona hanno domandato che anche alcuni degli alberi posti sulle loro proprietà fossero tagliati perché pericolosi». Ghersinich spiega poi: «C’era un piano organizzativo. È stato mutuato dalla prova generale effettuata a Palmanova. Sapevano come fare, così hanno detto».
VENERDÌ, 30 MARZO 2012
Domenica protesta sul ponte di legno a mezzogiorno
Verdi, rossi, bianchi, azzurri, neri, no-golbal, anarchici e qualunquisti. Ci sarà un po’ di tutto – perché l’ambientalismo è super-trasversale – alla manifestazione di protesta indetta per domenica proprio in Val Rosandra. Un appuntamento nato come incontro pubblico promosso dal Comitato per la difesa della Val Rosandra, che ha fissato il ritrovo a mezzogiorno sul ponte di legno del torrente Rosandra, attorno al quale tuttavia è presumibile si formerà un capannello dalle dimensioni importanti, considerato il tam-tam sul web. Alla manifestazione hanno aderito sia i grillini del MoVimento 5 stelle sia Italia Nostra. (pi.ra.)
dal blog Menti critiche
Tra protezione poco civile e le dimissioni dovute del Vice Presidente della Regione FVG Ciriani.
Ed allora visto che il sig. Ciriani è Assessore alla Protezione Civile, visto che ha visitato i luoghi del delitto, con tanto di sopralluogo durante i lavori, il minimo gesto che ci si deve attendere è la produzione formale ed immediata delle dimissioni.




