CARNIA/ Da Amaro in Cadore: primo ok all’autostrada

da il Messagero Veneto del 28 febbraio 2012

 

Da Amaro in Cadore: primo ok all’autostrada

QUELLI DEL NO

«Una strada inutile e dai costi esorbitanti»

«Il progetto approvato prevede un nastro d’asfalto largo 25 metri da Pian di Vedoia, in comune di Ponte nelle Alpi, che prosegue lungo il corso del Piave fino a Longarone e poi sino a Macchietto, alle porte di Pieve di Cadore, una ventina di chilometri più a nord». Il comitato Per altre strade (Pas) di Cadore e Carnia critica l’opera aggiungendo che, con la scusa di bypassare Longarone, renderebbe a pagamento gli ultimi tre chilometri dell’attuale autostrada A27. Un’opera che diverrebbe soprattutto un testa di ponte verso l’Europa richiesto dall’imprenditoria della pianura veneta che però potrebbe trovare difficoltà a sfondare verso nord per la reticenza e l’opposizione all’opera che viene dal Trentino e da Dobbiaco. I lavori inoltre, considerata l’estensione ridotta della valle del Piave, renderebbero impercorribile la vallata per tutta la durata, diversi lustri, dei lavori. L’alternativa sarebbe quella già paventata di un tunnel sulla Mauria per raccordarsi con la A23 ad Amaro dopo aver percorso l’alta Valle del Tagliamento. Impresa improponibile, per Altre strade, sia per i costi esorbitanti dell’opera rispetto ai flussi di traffico previsti. In una nota emessa il comitato Pas puntualizza «l’atteggiamento sprezzante di queste decisioni che gli abitanti delle terre alte non dimenticheranno quando, archiviato il governo tecnico verranno chiamati ad esprimere nelle urne le loro scelte». «Non abbiamo notizie ufficiali – affermano gli industriali carnici con Federico Golino – se confermato il progetto, non diciamo “No” per preconcetto. In una situazione critica, di recessione italiana, questa potrebbe essere una grande opportunità da valutare con lungimiranza». (g.g.)

 

 

Il governo dà il via libera alla Valutazione d’Impatto ambientale per l’opera
Il Veneto ottiene da Monti il primo passo per collegare l’A23 con l’A27

TOLMEZZO Ok del governo al Via (Valutazione di impatto ambientale) per il prolungamento dell’autostrada A27 dell’Alemagna che si collegherà infine con la friulana A23 lungo la val Tagliamento, che da Tolmezzo porta al passo della Mauria. La notizia viene data da esponenti della Lega Nord della vicina regione Veneto che avevano sollecitato, nei giorni scorsi, il governo Monti con una interrogazione a risposta immediata per ottenere una celere approvazione del progetto preliminare del primo tronco del prolungamento della A27. La zona interessata in questa fase è quella che da Longarone collegherà la autostrada A27 con il Cadore. Si tratta di un’opera importantissima sollecitata da anni da politici ed industriali del Veneto e del Cadore con l’intento di trovare una via più spedita delle attuali arterie di comunicazione per raggiungere l’Europa e i Paesi dell’Est europeo in particolare. Gli esponenti leghisti – Gianpaolo Dozzo, Guido Dussin e Franco Gidoni – hanno rilasciato una dichiarazione nella quale considerano la realizzazione del prolungamento dell’autostrada sino al Cadore un fatto di grandissima rilevanza per tutto il Veneto e del bellunese in particolare, verso l’Europa. L’opera permetterà un collegamento diretto verso l’Austria attraverso le strade convenzionali e normali, già in essere, come pure un collegamento autostradale verso il Norico grazie a un collegamento con la A23 che da Udine collega con Tarvisio e l’Austria, transitando per Amaro dove le due infrastrutture dovrebbero collegarsi. Una bretella, questa, ancora da definire sul piano progettuale, non così su quello della possibilità e dell’opportunità, che diventa funzionale anche per le industrie del Cadore che assieme a quelle venete si sono dichiarate già da tempo interessate a intervenire anche direttamente con finanziamenti attraverso il cosiddetto project financing. Dopo l’approvazione data dalla commissione valutazione impatto ambientale del ministero dell’Ambiente che si è detta favorevole all’infrastruttura, i rappresentanti della Lega Nord veneta si augurano che il ministero delle infrastrutture proceda nel più breve tempo possibile alla conclusione dell’istruttoria in modo che il Cipe possa approvare il progetto, dando così la possibilità alla Regione Veneto di indire la gara europea per la concessione dell’infrastruttura, i cui oneri, grazie al project financing, saranno a totale carico dei privati e non dei cittadini. Il prolungamento dell’autostrada A27 viene visto come un supporto indispensabile per «l’industria bellunese e veneta; una soluzione improcrastinabile per porre fine alle lunghe code che si formano sulla strada statale 51 sita nel Veneto, in certi periodi dell’anno, a causa dell’attuale troncatura dell’autostrada».

Gino Grillo

Moretti fugge da Trieste!

E’ stata una bella mattina di lotta quest’oggi a Trieste.

Nonostante l’ora e il giorno lavorativo un centinaio di persone nel corso della mattinata ha preso parte all’iniziativa.
Dopo aver volantinato e fatto numerosi interventi al microfono davanti al comune, quando si è capito che l’incontro era stato spostato di nascosto al museo revoltella, ci si è diretti verso il museo passando per via diaz.
Ad attenderci decine di poliziotti e caramba in antisommossa oltre ai numerosi digossini.
E’ iniziato un lungo assedio attorno al palazzo del museo e alle uscite per beccare Moretti.
Alla fine dopo oltre un’ora di tira e molla e corse da un uscita all’altra Moretti è uscito velocissimo per salire su un’auto della digos che è sfrecciata via a tutta velocità (e molto pericolosamente) ma alcuni notav sono riusciti a comunque a sventolargli le bandiere NOTAV davanti all’auto e a urlargli vergogna….è scappato come un topo in fuga!
I numerosissimi giornalisti presenti erano furibondi per la lunga e inutile attesa.
 
 
Leggi la rassegna stampa.
 
 
Qui il testo del volantino distribuito dal Gruppo Anarchico Germinal

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Rassegna stampa sulla fuga di Moretti

Vedi il servizio andato in onda su Antenna3

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Il Piccolo GIOVEDÌ, 01 MARZO 2012

 

Tra slogan e inseguimenti la protesta dei No Tav

Un gruppo di attivisti ha manifestato tra stazione, Rive e Revoltella sotto il controllo dalle forze dell’ordine. Il capo delle Fs è riuscito a eludere l’assedio dei contestatori

 

Sotto assedio al Revoltella e costretto a una ritirata precipitosa. La tanto attesa visita di Mauro Moretti a Trieste ha avuto un epilogo tragicomico: qualche decina di attivisti No Tav ha messo sotto scacco le forze dell’ordine costringendole a un lungo girotondo tutt’attorno al museo in cui si trovava l’amministratore delegato di Trenitalia. Un rimpiattino durato oltre un’ora che si è concluso soltanto quando Moretti è riuscito, con una fuga rocambolesca, a salire sulla sua auto e a riprendere la via di casa. La mattinata di contestazioni è iniziata alla stazione centrale, dove un manipolo di No Tav ha fatto una prima puntata: «Siamo andati lì con un gruppetto di studenti – ha raccontato il ricercatore e attivista Luca Tornatore – ma nel giro di pochi minuti si è materializzato un cordone di poliziotti e carabinieri. Proprio non riescono a fare a meno della militarizzazione». Poco prima delle 11 la protesta si è spostata in piazza Unità, perché ufficialmente Moretti avrebbe dovuto incontrare il sindaco Roberto Cosolini e l’assessore regionale ai trasporti Riccardo Riccardi in municipio. I manifestanti erano un gruppo variopinto e decisamente poco minaccioso: una cinquantina di persone, soprattutto studenti, con le bandiere bianche e rosse e gli striscioni. «Siamo qui per protestare contro un progetto al quale serve soltanto la servitù di passaggio sul nostro territorio – ha affermato Giancarlo Pastorutti dei comitati della Bassa friulana – ma che viene fatto con i nostri soldi e a svantaggio della linea già esistente e sottoutilizzata». Concetto ribadito al megafono da un altro manifestante: «Noi non vogliamo l’isolamento ferroviario di Trieste, sosteniamo anzi che c’è un collegamento chiaro fra la truffa della Tav e il depotenziamento drastico delle linee locali». Verso mezzogiorno si è sparsa la notizia che Moretti e le autorità locali si sarebbero incontrati al Revoltella e non in municipio, e i No Tav si sono incamminati verso il museo. Lì è iniziato il prolungato gioco di schieramenti tra manifestanti e forze dell’ordine per presidiare la porta dell’edificio da cui sarebbe uscito l’amministratore delegato di Trenitalia: i No Tav si spostavano sul retro dell’edificio, la polizia li seguiva; la polizia tornava davanti, i No Tav la seguivano. E così via per un’ora di rimpiattino. Nel frattempo, dentro al Revoltella, Moretti e le autorità si affacciavano ora da un lato ora dall’altro alla ricerca di una finestra di fuga. Il gioco si è concluso quando Moretti, con uno scatto da centometrista, è riuscito a infilarsi in un’auto opportunamente piazzata neo paraggi. Dopo un vano inseguimento appiedato i No Tav sono sfilati lungo le rive per chiudere la manifestazione in piazza: «Abbiamo dimostrato che un uomo che comanda, pronto a militarizzare la Val Susa, non ha nemmeno il coraggio di incontrare dei ragazzi», ha chiosato Tornatore. Giovanni Tomasin

 

 

Un cordone di sicurezza di 35 persone con la consegna del silenzio

polizia e carabinieri in massima allerta

 

Missione compiuta. Quando c’è da tener coperto un personaggio che conta, le forze dell’ordine badano al sodo. Circa 35 persone, tra carabinieri (presenti col blindato), polizia in divisa e in borghese – e tutte con la consegna del massimo silenzio per evitare di svelare dove si sarebbe svolto l’attesissimo vertice – sono state impiegate ieri tra le 10 e le 14 con la regia della Digos per un unico obiettivo. Che era quello di evitare proprio ogni possibile e minimo contatto tra i manifestanti e Moretti. E l’obiettivo – fanno presente dalla Questura – è stato «pienamente raggiunto». Contatto, in effetti, così si lascia intendere, avrebbe potuto voler dire, forse, rischio di aggressione da parte di chi eventualmente poteva non aver capito lo spirito pacifico della protesta. Le ore che avevano preceduto l’arrivo dell’amministratore delegato delle Ferrovie, d’altronde, non erano state delle migliori, e si erano caricate di tensione anche per quanto sta succedendo in Piemonte, a cominciare dall’attivista folgorato in Val di Susa lunedì. Per questo c’era «molta, estrema attenzione». Appositamente, in mattinata, non era stata fatta trapelare in nessun modo la sede dell’incontro. Solo dopo che Moretti era giunto all’interno del Revoltella Cosolini, di concerto con le stesse forze dell’ordine, ha avvisato la stampa, e di conseguenza la collettività. L’uscita dell’ad di Fs, verso le 14, salito su un’anonima utilitaria, è andato in scena in un momento di relativa lontananza dei manifestanti dalla porta principale del Revoltella. (pi.ra.)

 

Moretti: le Ferrovie pronte a investire qui

Tra gli impegni presi con gli enti locali sul Porto l’adeguamento della galleria verso Aquilinia e i 6 chilometri di binari per Capodistria. Domani tecnici a Roma

 

di Gabriella Ziani È passato dal ruolo di interlocutore più atteso a quello di più assediato, ma ieri l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti ha lasciato a Trieste notizie e impegni di spesa, soprattutto per riattivare i “binari morti” del porto. Moretti ha detto sì alla riapertura della galleria retrostante lo Scalo Legnami e all’adeguamento di quella che corre sulla linea verso Aquilinia. Operazione che consentirà ai camion di “by-passare” l’area di Campo Marzio. Che cosa vuol dire? Meno camion in città. Meno tempo di transito. E primo segno del via libera al trasferimento del traffico di container verso il futuro polo ro-ro in area ex Aquila (progetto Teseco). Si delinea così anche la linea di sviluppo decisa in sintonia da Autorità portuale e Comune: i traghetti per la Turchia sono destinati a lasciare Riva Traiana. I binari restano. C’è un altro progetto. È entrata ieri in agenda, via rotaia, anche la collaborazione con lo scalo di Capodistria. Sei chilometri in area muggesana, ora mancanti, potrebbero cambiare strategie economiche e “geopolitiche”. Altri risultati del “summit” blindatissimo: l’operatività in area portuale si allarga alle 24 ore senza sosta notturna. Sì anche all’eliminazione della “doppia manovra”, e relativo doppio costo per gli operatori portuali, fra treni delle Ferrovie e “interni”. Solo sfiorato il nodo tecnico della collaborazione, oggi negata, tra la linea Fs e le ferrovie straniere che agiscono all’interno dello scalo. Di tutto questo, con progetti parzialmente alla mano, riparlano già domani a Roma tecnici dell’Autorità portuale e delle Ferrovie. Una sveltezza concreta che pare assai strana rispetto agli andazzi soliti. E i pendolari? E “Trieste binario morto”, e i collegamenti che svaporano ogni giorno? Moretti è arrivato ieri in semi-clandestinità. La protesta no-Tav lo aspettava anche qui. Cambiato il luogo dell’incontro, non più in Municipio, ma in un posto “segreto”. Anzi, proprio introvabile: bastava vedere l’enorme schieramento davanti al Museo Revoltella, tra polizia, carabinieri, vigili urbani, camionette, macchine, reparti mobili, Digos, questura. Asserragliati nella biblioteca del museo il sindaco Cosolini, arrivato alle 11 con l’assessore Fabio Omero, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, arrivata alle 12,10 con l’assessore Vittorio Zollia, l’assessore regionale ai Trasporti Riccardo Riccardi, arrivato senza farsi vedere, la presidente dell’Autorità portuale Marina Monassi, entrata invisibilmente, il segretario generale della Camera di commercio, Stefano Patriarca. Alle 13.30, dopo una discreta caccia all’uscita meno insidiata da proteste e giornalisti, Moretti è fuoriuscito lestissimo dall’ingresso principale del Revoltella, prelevato da una macchina pronta alla fuga. «Moretti, di cosa hai paura?» gridavano i giovani da sotto. «In seguito alle gentili richieste del sindaco e dell’Autorità portuale – ha riferito all’uscita Marina Monassi – con Moretti ci eravamo già visti, e adesso abbiamo già risposte. C’è un cronoprogramma d’interventi, e alcune migliorie partono subito. Oltre ad aver chiesto la linea per Capodistria, che ci serve per far fronte comune nei traffici, ho anche detto che sarebbe bellissimo – ha aggiunto Monassi – istituire l’Autorità portuale unica per Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro, basta un decreto del ministro e c’è il “superporto”, in questo modo anche i porti regionali potrebbero avere finanziamenti statali e si faciliterebbe la creazione di una più forte linea di collegamenti comune». «Eravamo pronti a presentare le richieste, e abbiamo già trovato le risposte» dice sorpreso il sindaco Cosolini. Soddisfatto per il risultati di porto e retroporto. E i cittadini furibondi, così orfani di treni? «Moretti ha invitato a scegliere, come in altre regioni, una unica città-destinazione di riferimento, su cui ampliare il servizio, fatti sempre salvi i risultati di mercato… Spetterebbe poi alla Regione organizzare i collegamenti locali». Fatta la scoperta, questa partita dunque si deve pre-giocare in casa. Stazione leader Trieste? Oppure Udine? Riccardi, che con le Ferrovie non è stato tenero fin qui, ha ripetuto ieri nette richieste e lamentele: «Moretti ha promesso di aprire un fascicolo Friuli Venezia Giulia – spiega a fine “meeting” -, noi abbiamo un’offerta inferiore alla domanda, soppressioni e ritardi, l’impegno comune è di rinnovare il parco rotabile, ma Moretti dice: se mettiamo i servizi, chi li paga? Scontiamo – conclude l’assessore comunque lieto per gli esiti in chiave portuale – indecisioni locali vecchie di anni». Insomma sui treni per la gente non s’è fatta chiarezza, ed erano comunque l’argomento B.

Da Il Piccolo on line Galleria fotografica

No-tav, manifestanti davanti al luogo dell’incontro Cosolini-Moretti

Il gruppo di manifestanti ha scandito slogan di protesta davanti alla sede del Museo Revoltella

TRIESTE. Un piccolo gruppo di simpatizzanti No Tav si è riunito nella centrale piazza Unità d’Italia, davanti alla sede del Comune, per manifestare contro la politica delle Fs e, in particolare, contro l’ad Mauro Moretti, in città per incontrare autorità e istituzioni locali tra cui il sindaco, Roberto Cosolini.

Il gruppo – alcune decine di persone – ha dapprima manifestato nei pressi della stazione ferroviaria, poi si è spostato in centro. I No Tav scandiscono slogan contro la realizzazione della Tav ribadendo la vicinanza ai manifestanti della Val di Susa e al leader del movimento Luca Abbà, ancora in gravi condizioni dopo l’incidente di due giorni fa.

L’incontro tra le autorità e Moretti è stato spostato al Museo Revoltella, una struttura del Comune di Trieste, a poche centinaia di metri da piazza dell’Unità d’Italia Quando i manifestanti hanno scoperto la nuova sede dell’incontro, l’hanno raggiunta e hanno manifestato scandendo slogan di protesta davanti al museo. Sul posto carabinieri e polizia in tenuta antisommossa.

Più tardi l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, ha lasciato la sede dell’incontro con il sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, e l’assessore regionale ai Trasporti, Riccardo Riccardi. Moretti è stato scortato dalle forze dell’ordine che hanno evitato contatti con i manifestanti e ha lasciato l’incontro salendo a bordo di un’automobile. Il manager delle Ferrovie non ha voluto dare alcuna risposta alle domande dei giornalisti. Il sindaco Cosolini e l’assessore Riccardi, invece, si sono detti “abbastanza soddisfatti” dall’esito della riunione.

Alcuni dei manifestanti No Tav che si trattenevano all’esterno del Museo Revoltella, si sono distesi davanti all’ auto blu con la quale era giunto Moretti, nel tentativo di bloccarlo al momento dell’uscita. Questi, però, per evitare di incontrare i manifestanti è uscito da un ingresso laterale e si è allontanato a bordo di una Fiat Punto di colore bianco che l’attendeva.
29 febbraio 2012

 

 

Dal Messaggero Veneto

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GIOVEDÌ, 01 MARZO 2012

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A Trieste assediano l’ad delle Ferrovie

di Beniamino Pagliaro

Ma la manifestazione si svolge pacificamente: solo slogan di solidarietà alla lotta della Val di Susa

 

TRIESTE Niente pietre e fumogeni: a Trieste i No Tav mettono in scena solo slogan e musica. L’effetto collaterale è però una lunga “partita” sullo stile di guardie e ladri, con la zona del Museo Revoltella circondata dalle forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa. Alla fine, la difficoltà maggiore è quella di far uscire dal palazzo l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Fino a quel punto il depistaggio era parzialmente funzionato: mentre i manifestanti No Tav arrivati da tutto il Friuli Venezia Giulia si riunivano sotto il municipio, in piazza Unità d’Italia, Moretti arrivava invece al Museo Revoltella, una struttura comunale a poche centinaia di metri di distanza. Appena si diffonde la notizia della nuova sede dell’incontro, il popolo No Tav si allerta e si muove: su per via Diaz, traffico bloccato, striscioni e bandiere a invadere le strade. Di Alta velocità, della fatidica Tav, in realtà, a Trieste non si parla proprio: sul tavolo della riunione tra Moretti, il sindaco Roberto Cosolini, l’assessore regionale Riccardo Riccardi e la presidente del porto Marina Monassi c’è una grande mappa dell’area triestina. Si guarda al porto e all’efficienza da raggiungere sulle rotaie già esistenti. Il tutto, paradossalmente, è ciò che la piazza di manifestanti chiede. Ma chi protesta a Trieste – e accusa Moretti e la Polizia di essere «assassini» – protesta soprattutto per la Val di Susa. Le distanze contano poco, le notizie dal Piemonte arrivano in pochi istanti. Moretti conosce la situazione ed evita qualsiasi dichiarazione: i giornalisti che lo inseguono alla fine dell’incontro devono accontentarsi di un tiepido sorriso. Alla fine, quella che i manifestanti chiamano «fuga» è l’unica soluzione e pure la più logisticamente difficile. Quando poliziotti e carabinieri si schierano davanti all’entrata principale del Museo, i manifestanti corrono sul retro sospettando un’uscita di nascosto di Moretti. Il giochetto si ripete per almeno tre volte: in effetti, a un certo punto una porta sul retro si apre, e spunta il sindaco Cosolini, ma i No Tav se ne accorgono, e bisogna ricominciare l’operazione. Polizia e carabinieri formano due cordoni a protezione dell’uscita principale, una Fiat Punto va a prelevare Moretti, anche perché l’auto di rappresentanza del manager era stata bloccata dai manifestanti, distesi a terra. La protesta finisce, e riparte la musica. Ma l’episodio fa discutere anche la politica. «Credo che a Trieste non servano certo i contestatori del “No Tav”, ma piuttosto i “Sì Tav”, sì treni, sì ferrovie, sì collegamenti, sì investimenti, sì innovazione», commenta il coordinatore nazionale di Futuro e libertà, Roberto Menia. Da sinistra arriva, invece, il sostegno alle proteste: «Il governo ascolti le comunità della Val di Susa – dice il segretario regionale di Rifondazione, Kristian Franzil -, ma anche degli atri territori attraversati da questa grande opera e i pendolari della nostra regione che sono i veri utilizzatori della rete ferroviaria». «Trenitalia investa i ricavi dell’Alta velocità sul rinnovo del materiale rotabile», propone invece l’europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani, incontrando il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a Bruxelles. Beniamino Pagliaro

 

I sindaci della Bassa si riuniranno per la nomina dei consulenti di parte

 

Si riunirà la prossima settimana l’assemblea dei sindaci della Bassa friulana per la nomina dei consulenti di parte che porteranno le istanze del territorio ai redattori del progetto Tav. L’assessore ai Lavori pubblici di Bagnaria Arsa, Tiziano Felcher – Comune capofila dei centri coinvolti dall’Alta velocità (da Ronchis a Ruda) ai quali l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, ha assegnato 50 mila euro per la nomina appunto dei consulenti di parte – sottolinea che da marzo questi amministratori si incontreranno per le nomine e ribadisce pure l’indizione di un tavolo tecnico permanente dei sindaci della Bassa. «Oggi – dice – il nodo cruciale è la direttrice Nord-Sud, che coinvolge Palmanova, Cervignano, Bagnaria, Torviscosa, Gonars e San Giorgio di Nogaro, che va affrontata. Abbiamo avviato i contatti per verificare le nomine dei professionisti per le differenti competenze, con i quali affronteremo le problematiche inerenti alcune scelte strutturali fatte in passato che non ci vedono in linea». Il sindaco di Torviscosa, Roberto Fasan, ribadisce da parte sua che i Comuni stanno lavorando in modo concertata e presto si troveranno per fare proprio le nomine di cui si è detto. Pietro Dri, primo cittadino di Porpetto, evidenzia invece che i sindaci saranno attenti ai possibili danneggiati e si adopereranno affinché vengano risarciti e considerati. «Se quest’opera mai si farà», aggiungono. (f.a.)

 

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Pubblichiamo un intervento dell’autore Marco Barone (http://baronemarco.blogspot.com) sulla manifestazione di oggi dei Comitati No Tav, in occasione della visita di oggi dell’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti, a Trieste

Erano pochi, eran tanti? Poco importa. I giornali locali parlano di gruppetto, altri di simpatizzanti del movimento No Tav e così via dicendo.

In verità, si è arrivati anche a cento manifestanti,non simpatizzanti, ma aderenti al movimento No Tav, sostenitori delle ragioni della No Tav, che volevano portare e urlare in una Piazza dell’Unità Italia di Trieste, circondata dal sole di una primavera che già bussa alle porte della Città, la solidarietà per Luca, per la Valle che non si Arrende.

Ma nello stesso tempo chiedere all’amministratore delegato del Gruppo FS, Moretti, di spiegare il perché dell’isolamento

cittadino operato da Trenitalia, il perché la Stazione è stata svuotata dalle sedute, con finti lavori di manutenzione straordinaria, per l’operazione apparenza e pubblicità, perché i cartelli pubblicitari ed i monitor che minuto dopo minuto diffondono messaggi pubblicitari ad oltranza, non mancano mica.

Chiedere il perché i cittadini devono attendere i Treni in piedi, il perché del ritardo puntuale dei treni regionali, il perchè di continui ed ingiustificati aumenti per un servizio di mobilità che rende immobile il diritto costituzionale alla mobilità collettiva ed individuale, il perché della cancellazione dei treni che collegavano il Sud con il Nord Italia, il perché di una Tav che non ha senso, ancor di più in tal momento di crisi.

Quanto meno un senso per l’utenza comune non lo ha, lo ha certamente per la mafia,camorra e ‘ndrangheta, che è presente in regione da tempo, lo è certamente per i soliti notabili, per i soliti noti.

Ma ovviamente chiedere tale incontro, specialmente in tal tempo, ove la democrazia reale è stata sospesa, se non morta e defunta, era una mera illusione di cui il movimento No Tav era ben consapevole.

Moretti era atteso nella sede centrale del Comune di Trieste, ma per timore delle contestazioni l’incontro come programmato con le istituzioni locali, si svolgerà nel vicino Palazzo Revoltella. Neanche la stampa era stata avvisata di tale cambiamento di programma.

Ed allora parte l’assedio pacifico al Palazzo Revoltella. Il Palazzo, con un girotondo continuo è stato letteralmente assediato pacificamente, per un paio d’ore.

Una passeggiata antagonista con lentezza, che anticipa la manifestazione di Sabato, che si volgerà sempre a Trieste, a sostegno della Val di Susa, alternata a scatti ribelli, è il miglior modo di rappresentare il quadro della contestazione che oggi ha visto essere Trieste ancor più vicina a Luca ed a quella ricerca della democrazia reale che deve essere necessariamente conquistata.

Vedevi le Forze dell’Ordine seguire i manifestanti e nello stesso tempo bloccare le vie di fuga o di accesso a tal Palazzo. Il tutto si svolgeva in assoluta serenità.

Ciò a dimostrare che il movimento no TAV non è quel movimento terroristico come dipinto da buona parte del sistema.

Anzi chi incute terrore è quella repressione di tal Stato che reprime spesso il dissenso con il manganello, con i lacrimogeni CS nocivi per la salute , nocivi anche per le stesse forze dell’ordine, con la violenza.

Ed a tal proposito, sorge interrogativo libero e spontaneo. Perché le forze dell’ordine continuano ad ubbidire ad ordini di servizio illegittimi ed illegali? Per esempio, l’utilizzo del lacrimogeno CS, è pericoloso, sarebbe legittimo da parte delle forze dell’ordine, esecutrice della volontà dei funzionari, rifiutarsi di eseguire gli ordini come imposti, perché in quel preciso momento attuano comportamento definibile come illecito penale, che è il motivo che legittima la disobbedienza dall’ordine illegittimo ed illegale come imposto.

Questo è solo un mero esempio,ma potrebbero emergere altri esempi, come le manganellate gratuite, come il rincorrere sul traliccio Luca, cosa che non andava fatta cosa che ha, tra i vari dubbi che sorgono su tale triste vicenda,probabilmente determinato la sua devastante caduta.

Ma a Trieste è altra storia, almeno in tale giornata. Tra corse e urla, tra solidarietà attiva ed esternata per le strade della Città, ad un certo si percepiva una sensazione che prendeva sempre più forma e consistenza. Moretti non sarebbe uscito dal museo.

Forse anche lui sarebbe diventato un pezzo da Museo, sentivi dire da un manifestante. Sembrava di vivere una specie di inseguimento, il tutto per chiedere democrazia reale. Sì. oggi è stata inseguita quella democrazia che non esiste più.

Ma all’improvviso Moretti riuscirà a fuggire, senza rilasciare neanche dichiarazioni alla stampa.

Fugge velocemente in auto, con una bandiera No Tav che sfiorava quel mezzo di trasporto, sventolando a Moretti i colori dell’indignazione e della rabbia diffusa e condivisa per Luca.

Fotografia di Radu Aldea

Volantino anarchico contro Moretti

Questo il testo del volantino diffuso oggi all’iniziativa NOTAV contro moretti dai compagn* del Gruppo Anarchico Germinal

 

 

NE’ STATO NE’ PRIVATI

AUTOGESTIONE!

Moretti è l’amministratore delegato. Di Trenitalia. E’ un simbolo.

Moretti decide di eliminare i treni notturni e licenzia decine di dipendenti.

Moretti decide sulla sicurezza delle ferrovie, chiama “spiacevolissimo episodio” la morte di 32 persone a Viareggio, licenzia il ferroviere che denuncia le responsabilità di Trenitalia.

Moretti decide che basta un solo macchinista a far viaggiare centinaia di persone sui treni.

Moretti decide gli orari e le condizioni di viaggio di migliaia di pendolari tutti i giorni.

Moretti aggiusta i bilanci sopprimendo i treni, dando in appalto e perciò peggiorando i servizi di manutenzione e di pulizia, chiudendo le biglietterie e i gabinetti sui treni e nelle stazioni, affittando le stazioni ai commercianti e togliendo le sale d’aspetto e le panchine.

Ma Moretti su quei treni non ci viaggia, in quelle stazioni non è costretto a passarci le ore per aspettare treni perennemente in ritardo o addirittura soppressi.

Moretti, soprattutto, non li fa viaggiare i treni. Quei treni viaggiano perché ci sono i ferrovieri e tutto il personale che ha le competenze, le capacità di muoverli, organizzarli, curarne la manutenzione. Quei treni senza Moretti e il suo apparato viaggerebbero molto meglio e più sicuri.

Le ferrovie sono un mezzo che permette di soddisfare il nostro desiderio e la nostra necessità di viaggiare; sono una struttura che ci appartiene perché generazioni di lavoratori e lavoratrici hanno messo a disposizione della collettività le braccia, il territorio, il denaro e la vita per realizzarla. Non è proprietà dello Stato né di una società per azioni.

Le ferrovie, come tutti i beni e le strutture essenziali, devono essere gestite da chi le fa funzionare assieme a chi le usa. Dobbiamo cominciare a pensare a come riappropriarcene e autogestirle.

Non sono lo Stato né il capitalismo con i loro illustri professori, gli ottimi tecnici e i preparatissimi manager, pubblici e privatizzati, che soddisferanno i nostri bisogni.

Questa che può apparire un’utopia irrealizzabile è la sola via d’uscita da una situazione di miseria crescente e di rapina e distruzione di ogni aspetto della nostra vita e della natura.

Crediamo che mai come oggi le illusioni sul ruolo positivo dei governi e dei parlamenti siano cadute. Giorno dopo giorno lo Stato si rivela sempre più chiaramente per quello che è: strumento delle classi dominanti per mantenere i loro privilegi e il loro potere, in un inestricabile groviglio di interessi fra diversi apparati (industriali, chiesa, esercito, partiti, finanza…).

Siamo ben consci che lo stato attuale delle cose può indurre  un pericoloso qualunquismo in chi non riesce ad immaginare delle vie d’uscita non autoritarie. Non puntiamo l’indice solo contro questa o quella “casta” ma al contrario sosteniamo e promuoviamo le lotte autogestite e indipendenti da istituzioni compromesse e di fatto complici: partiti e partitini sedicenti di sinistra e sindacati concertativi.  Pensiamo a creare, appoggiare e propagandare un altro tipo di rapporti sociali fondati sull’uguaglianza, la solidarietà e la partecipazione in prima persona.

Gruppo Anarchico Germinal

gruppoanarchicogerminal@hotmail.com

germinalts.noblogs.org

info-action.net

umanitanova.org

SOLIDARIETA’ ALLA VALLE CHE RESISTE E AI NOTAV COLPITI DALLA REPRESSIONE


 

Tav in regione: intervista preoccupante al commissario Bortolo Mainardi

 

dal Messaggero Veneto

Mainardi sulla Tav: Comuni ancora senza lo studio ambientale

Richiamo del commissario ai sindaci della Bassa «Spero che tutti vogliano realizzare una ferrovia moderna»

Sarà davvero possibile realizzare l’alta velocità a Nordest? «E’ più corretto parlare di alta capacità. Oggi da Mestre a Trieste si viaggia a 70/80 chilometri l’ora e non con un efficiente servizio ferroviario, come hanno rilevato scrittori del calibro di Susanna Tamaro, Paolo Rumiz e Veit Heinchen. L’attuale linea – ricorda il commissario – ha circa 120 anni ed è stata realizzata per tratti, a partire dal 1885, è frutto della legge “Baccarini” promulgata da re Umberto. Da allora, pare che tutto sia rimasto tale e quale! I sistemi ferroviari europei ad Alta velocità viaggiano, invece, su tracciati pressoché rettilinei a 300 chilometri l’ora e oltre. In Italia, la velocità media di un Frecciarossa e Frecciargento è di 200-150 chilometri l’ora circa per effetto delle brevi distanze tra i centri maggiori e per l’orografia del territorio». (m.m.) di Martina Milia
PORDENONE La clessidra è partita. Entro la fine dell’anno la progettazione preliminare dovrà essere completata per non perdere il treno dei finanziamenti europei, ma i sindaci della Bassa friulana ancora non hanno consegnato lo studio ambientale per approfondire l’impatto che la ferrovia ad alta capacità, la Tav, avrà in Friuli Venezia Giulia. Bortolo Mainardi, commissario straordinario per l’alta velocità della Venezia-Ronchi, suona la sveglia. «Mi auguro che tutti vogliano essere protagonisti della realizzazione di un servizio ferroviario moderno che possa un giorno collegare gente e merci da Trieste e Venezia verso l’Europa. Abbiamo bisogno di grandi visioni strategiche combattendo l’inerzia che, spesso, è figlia dell’incompetenza». Commissario, lei è stato nominato a luglio: che situazione ha trovato? «L’analisi della progettazione depositata a dicembre 2010, specie in Veneto, mi segnalava preoccupanti criticità: impatto ambientale, costi previsti tripli rispetto alla media europea, alto consumo di territorio agricolo, contrarietà dei Comuni. Più di tutto mi impressionavano i costi previsti: 7,4 miliardi per 158 chilometri. Le opere, invece, devono essere sempre economiche per la collettività e soprattutto sostenibili dal punto di vista finanziario». Come si è mosso? «Per la tratta dall’aeroporto “Marco Polo” a Portogruaro di 61,5 chilometri ho proposto uno studio di fattibilità per la modernizzazione attraverso quadruplicamento della linea esistente da Mestre a Portogruaro. Lo studio, pronto a giugno, potrà o meno essere alternativo all’attuale tracciato». E in Friuli Venezia Giulia? «Sul progetto da Portogruaro a Ronchi (51 chilometri), non ho registrato dei dissensi radicali, ma comprensibili preoccupazioni per le ripercussioni ambientali. La Regione, con l’assessore Riccardi, ha sostenuto e finanziato una consulenza tecnica ai Comuni per una loro valutazione ambientale puntuale e specialistica, relazione tuttora in attesa di essere prodotta e analizzata. Il costo previsto per questa tratta è di 2,246 miliardi di euro. Non mi risulta che nessuno abbia mai proposto un quadruplicamento della linea ferroviaria esistente, neanche il famoso “Accordo dei sindaci” del febbraio 2008 ne faceva cenno». Ma sarebbe possibile? «Un potenziamento dell’attuale linea a me non pare impossibile dal punto di vista strettamente tecnico-logistico, fatto salvo però che alcune aree mi sembrano eccessivamente urbanizzate». Come intende procedere? «Non pensando di realizzare l’intero tracciato, bensì lavorando per fasi: sdoppiando la tratta Bivio San Polo-Monfalcone (per separare le linee Udine-Trieste e Venezia-Trieste che oggi confluiscono determinando una perdita di capacità fino a 40-50 treni/giorno); raddoppiando la linea Cervignano-Palmanova-Bivio Vat; completando la Linea dei Bivi quale circonvallazione merci a Mestre. Queste fasi prioritarie si configurano di fatto come potenziamenti della linea esistente». E i soldi ci sono? «La tratta fa parte del Corridoio 3 Mediterraneo considerato prioritario e da realizzare entro il 2030 e al quale sono stati assegnati 31,7 miliardi da mobilitare anche attraverso dei Project Bond strutturali della Bei fino a 500 miliardi di euro. Risorse di cui la metà da attivare nei prossimi 10 anni».

INIZIATIVE SOLIDALI CON LA VALSUSA IN LOTTA

trieste01032012

Trieste 1 marzo 2012
Rispondendo all’appello venuto dalla valle dopo le violenti cariche di questa notte e i rastrellamenti nei paesi nuova mobilitazione in regione come in decine e decine di città italiane (leggi qui l’elenco).
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Giovedì 1 marzo
Trieste: ore 18 in p.Unità sotto il Comune
Pordenone: ore 17.30 in piazzetta Cavour
Udine: volantinaggio con ore 18 in p.Libertà


Appuntamenti per sabato 3 marzo

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Rigassificatore/ «Carenze nel progetto»

da Il Piccolo del 1 marzo 2012

 

«Carenze nel progetto del rigassificatore nella baia di Muggia»

Il tavolo tecnico che analizza gli studi di Gas natural ha presentato le sue controdeduzioni in un’assemblea

 

MUGGIA

“Carenze e artifici progettuali su sicurezza e inquinamento del Terminale di ricezione e rigassificazione Gnl Zaule-Trieste sono presenti anche nella documentazione del nuovo progetto di Gas Natural”. Questo il nuovo monito del Tavolo tecnico rigassificatore che ieri nel corso dell’incontro-dibattito promosso dal Comune di Muggia al teatro comunale Giuseppe Verdi ha divulgato le ultime news sul progetto che andrebbe a riflettersi anche sulla baia muggesana.

Effetto domino

Uno dei punti chiave è la sicurezza che l’impianto di rigassificazione metterebbe a repentaglio tramite gli ipotetici incidenti industriali a catena, incendi ed esplosioni con conseguenze sulla sicurezza pubblica che potrebbero venir innescati – è il cosiddetto “effetto domino” – sia dal rigassificatore e dalle navi gasiere. L’attuale progetto definitivo presentato da Gas Natural è “privo di un rapporto di sicurezza credibile”.

Esso “esamina il progetto preliminare del Terminale, ossia quello precedente, caratterizzato dalla confusione determinata dal posizionamento dei serbatoi, disegnati ora a destra ora a sinistra delle apparecchiature di processo”, spiega il Tavolo.

Anche lo studio geotecnico appare errato. E gli anonimi estensori del nuovo Rapporto di Sicurezza mettono le mani avanti scrivendo che “progettare impianti di Gnl in modo da assicurare livelli di rischio generalmente accettati per la vita e la proprietà all’interno e all’esterno del perimetro degli stessi è obiettivo oneroso”, e che la loro analisi “contiene un elenco non esaustivo degli scenari di rischio”.

Incompatibilità porto

I tecnici del Tavolo hanno verificato le prescrizioni emanate dalla Capitaneria di Chioggia per il rigassificatore a mare di Porto Viro e quelle emanate a livello internazionale in anni recenti. “In nessun caso sono state prescritte distanze di interdizione alla navigazione, da navi gasiere in manovra o in scarico, inferiori ai 450 metri”. In più, viene prescritta una “fascia di mare larga il doppio sempre sgombra per consentire alla gasiera – in caso di incidente – di allontanarsi senza rimorchiatori”. A Trieste, tali distanze di interdizione includerebbero “tutto il canale navigabile fra la diga e Muggia, accesso al molo VII compreso, bloccando i pontili della Siot, procurando non meno di 220 giorni all’anno di fermo del porto industriale (2 giorni per ognuna delle 110 navi gasiere all’anno)”. E anche “il nuovo terminal traghetti Aquilinia-Noghere nascerebbe morto, per non parlare della pesca e del turismo”.

Clorazione acqua

Gli impianti di rigassificazione moderni minimizzano i danni all’ambiente non utilizzando il mare per riscaldare il gas liquido e portarlo allo stato aeriforme. L’impianto di Trieste invece prevede “un impiego massiccio dell’acqua marina”.

Siccome i numerosi organismi presenti colonizzerebbero rapidamente le superfici interne delle tubature dell’impianto, ostruendole, le acque in entrata devono venire preventivamente sterilizzate. “Gas Natural sceglie di farlo con composti del cloro, estremamente tossici per batteri e plancton, uova, larve, avannotti, eliminando interi anelli della catena alimentare e restituendo al mare sostanze chimiche tossiche per gli animali e per l’uomo, sostanze che permangono a lungo nell’ecosistema marino, accumulandosi progressivamente nell’acqua e nel pesce”.

Temperature baia

“I rapporti DHI del 2008 e 2011 continuano a considerare il comportamento della baia solo nelle prime ore di funzionamento dello scarico, mentre occorrerebbe simulare la situazione dopo 1 o più anni”. I consulenti di Gas Natural scrivono che “a mille metri dallo scarico la differenza di temperatura non supera i 3 °C”, affermazione “equivoca” perché lascia intendere che i 3 °C non verranno superati con l’impianto funzionante a regime (dopo anni, non dopo ore). Per il Tavolo “si sarebbe dovuto calcolare, invece, l’andamento delle temperature (e della clorazione con formazione di cloroderivati) nel corso dei mesi e degli anni”.

Ennesima riprova – è stato detto ieri a Muggia – “di un progetto carente che continua a non convincere”.

Rassegna stampa PORDENONE – solidarietà alla Val Susa

Il Gazzettino Venerdì 2 Marzo 2012

 

LA PROTESTA

 

Ieri in piazza la solidarietà con la Val Susa

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PORDENONE – «Siamo qui a testimoniare la nostra solidarietà alla lotta della popolazione della Valsusa contro il Tav, contro la repressione e contro lo stato di occupazione militare in cui è sottoposta un’intera valle». Oltre una ventina di militanti anti-Tv di Pordenone ha accolto, ieri pomeriggio, l’appello lanciato dall’assemblea piemontese dei No-Tav che nella notte tra mercoledì e ieri aveva chiesto mobilitazioni in tutta Italia. Una prima manifestazione era st2407ata organizzata martedì scorso. Ieri i No-Tav sono tornati in piazza Cavour (annunciando iniziative per i prossimi giorni) con bandiere e slogan di solidarietà a Luca Abbà, il militante caduto dal traliccio. «Siamo qui a ricordare – hanno scritto in un volantino distribuito ai cittadini – che il Tav riguarderà anche il Friuli Venezia Giulia con una spesa incredibile di 7,4 miliardi di euro, mentre il servizio ferroviario per i pendolari è sempre più precario e inefficiente».

UDINE/ Volantino No Tav

fermarci-e-impossibile

 

Fermarci è impossibile!
Rispondiamo all’appello della Valsusa.
Siamo qui a testimoniare la nostra solidarietà alla lotta della popolazione valsusina contro il TAV, contro la repressione contro lo stato di occupazione militare a cui è sottoposta un’intera valle per far passare un opera inutile, dannosa e costosissima (dai 20 ai 40 miliardi di euro) che verrà pagata con i soldi di tutti per fare gli interessi di pochi.
Siamo qui a solidarizzare con Luca Abbà caduto da un traliccio mentre veniva inseguito.
Siamo qui a solidarizzare con tutti i numerosissimi attivisti, No Tav arrestati, feriti, inseguiti fin dentro i locali pubblici.
Ma siamo qui anche per ricordare che il TAV riguarderà anche la Regione FVG con una spesa incredibile di 7,4 miliardi di euro mentre il servizio ferroviario per i pendolari è sempre più precario e inefficiente; mentre il debito pubblico prodotto da un sistema corrotto e prepotente viene fatto pagare alla stragrande maggioranza della popolazione, ma  senz’altro non a chi sta al potere.
Il TAV è parte integrante del sistema di corruzione che costa 60 miliardi all’anno ai contribuenti.

Per una controinformazione dettagliata vi invitiamo al
“TG in Piazza”
sabato 3 marzo dalle ore 16.30 alle 19.30
Udine in Piazza Libertà
con proiezione di filmati che documentano la verità su quello che accade in Valsusa e la verità dell’Alta Velocità in generale  e cioè che
TAV = MAFIA.
Abbiamo anche preparato un DVD con molte informazioni che vi permetteranno di documentarvi con calma e per farvi un’idea approfondita sulla realtà della cose. Una realtà che vi interessa direttamente anche se non lo sapete ancora.

Comitato No Tav Udine
Fip Udine via Baldissera 30 1 marzo 2012 siamo su facebook Gruppo No Tav Udine e Gruppo No Tav FVG

NO TAV/ Foto blocchi + News

No Tav news. Blocchi e mobilitazioni. Luca fuori pericolo. Linea dura del Governo
luca_pugno_chiuso

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