NO TAV/ 25 febbraio rassegna stampa/ Cariche in stazione/ Sangue

Berlusconi prescritto i No Tav manganellati. E adesso Caselli cosa dice? Cosa fa?

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NO TAV/ Gorizia: Bersani beffato

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Debby e Pierluigi

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Hops! Debby cosa succede??!!

Carnia vs Us Army

da il Messaggero Veneto del 27 febbraio 2012

 

Poligono militare dell’Us Army a Sauris
La Carnia si mobilita

C’è preoccupazione per il progetto nella zona del Bivera. L’associazione Pas lancia l’allarme, anche un volantinaggio

 

di Gino Grillo

FORNI DI SOPRA. Torna la preoccupazione in Carnia e nel vicino Veneto, per la zona del Monte Bivera. Mentre attualmente la Regione sta vagliando l’ipotesi di regolamentare l’area, inserita per la ricchezza unica di specie di flora e di fauna che si trovano nella zona a confine fra i comuni di Forni di Sopra, Forni di Sotto, Sauris e Cadore, nel Sito di interesse comunitario, l’associazione ambientalista “Per altre strade” (Pas) di Forni di Sotto lancia l’allarme sul fatto che i militari starebbero ritornando alla carica per utilizzare stabilmente la zona con un poligono a disposizione dei battaglioni Nato.

Nei giorni scorsi a Sauris (località più vicina alla zona d’accesso all’area) sono comparsi diversi manifesti di protesta per mobilitare gli abitanti della Carnia.

La zona del Bivera, che interessa pure i comuni di Prato Carnico, Ovaro, Socchieve, era già stata individuata dall’esercito italiano, negli anni Settanta, per la creazione di un poligono permanente. La protesta però era esplosa. Migliaia di persone, provenienti dalla Carnia e dal Cadore, nel 1979 con azioni di disturbo attivo delle attività di sparo militare (venivano accesi dei fuochi all’interno dell’area soggetta alle esercitazioni, impedendole di fatto), fecero desistere il ministero dall’operazione.

Attualmente la zona viene però utilizzata dal nostro esercito quale poligono di tiro, con obici e cannoni, anche se non a carattere permanente, ma grazie a una convenzione con la Regione.

Ora la Nato, secondo le indicazioni fornite, starebbe concentrando in una sede unica, alla caserma Ederle e all’aeroporto Dal Molin di Vicenza, la 173esima Brigata di Fanteria Aviotrasportata dell’Us Army che si compone di sei battaglioni, di cui due sono di stanza in Veneto, mentre gli altri quattro si trovano attualmente in Germania.

Nel Triveneto dunque dovrebbero arrivare 4 mila militari entro la fine del 2013. Qui dovrebbe venire installata una rete di poligoni che andrebbero a disposizione delle unità militari: Cao Malnisio (Valcellina, l’unico che risponde agli standard Usa), Monte Ciaurlec (zona di Spilimbergo), il greto del Tagliamento (area di Maniago), il Dandolo (Maniago), Rivoli Bianchi di Venzone e Artegna.

Nella nostra montagna, per dotare i soldati di nuove aree di addestramento, sarebbero in corso progetti per l’acquisizione di immagini aeree di altre aree di interesse. In particolare, in Carnia si farà la mappatura del Monte Bivera (area di Sauris), nel Pordenonese interessa il poligono del Cellina Meduna, mentre in Cadore gli occhi elettronici saranno puntati sulla Val d’Oten (sopra Calalzo di Cadore).

L’avvento dei soldati statunitesnsi in zona sarebbe più consistente, in quanto la 173esima Brigata è costituita da battaglioni di paracadutisti che utilizzano armi leggere, ma anche di obici Howitzer, armi di due tonnellate di peso e con bocca di fuoco da 105 millimetri che richiedono vaste aree per gli addestramenti.

Le prime avvisaglie sono già note in loco e la popolazione carnica, come si diceva, comincia a preoccuparsi per questi “Giochi di guerra in tempo di pace” come viene definito il progetto, che parte dal fatto che nel Triveneto, oltre ai poligoni già attivi, saranno presto a disposizione dei soldati a strisce e stelle anche altre aree.

 

VALSUSA: attaccata la Baita Clarea, grave un NOTAV, blocchi ovunque

PRESIDI SOLIDALI A Trieste | Udine | Pordenone

Questa mattina intorno alle 8 la polizia in assetto antisommossa è uscita dalle reti ed ha circondato la Baita Clarea, intimando ai No Tav di andarsene. Intendono prendere la Baita e occupare l’intera zona per avviare i lavori del tunnel  geognostico.
Il compagno Luca Abbà è salito su un traliccio dell’alta tensione, per rallentare l’azione della polizia ma viene inseguito da un carabiniere. Luca  lo invita ripetutamente a desistere, perchè mette a rischio la sua incolumità. Poco prima era in diretta a Radio Blackout. Il carabinere ignora l’avvertimento e continua ad arrampicarsi. Luca sale più in alto, cade da una decina di metri dopo essere stato folgorato.

Luca Abbà nella foto da No Tav.info

Luca Abbà

 

Ascolta la registrazione della diretta alla radio | Scarica il file
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DUMBLES / Resoconto

Avevamo scritto questo resoconto prima di quanto successo in Val Susa, di quello che in questo momento impegna le nostre forze e la nostra sensibilità.Lo pubblichiamo ugualmente un po’ come cronaca o promemoria o come invito ad ulteriori riflessioni intorno a temi che ci riguardano tutt*.

Giovedì sera siamo andate ad una iniziativa organizzata dalle Donne in nero di Udine su “il nodo della sessualità nella relazione fra uomini e donne. Una questione politica”.

A dire il vero, non condividevamo molto i presupposti della presentazione che individuavano nel berlusconismo, e sembra, solo in quello: “un esempio di degrado della cosa pubblica e l’espressione di una sessualità maschile in evidente crisi. Non solo di prestazione, visto il ricorso crescente alle protesi tecnologiche e farmacologiche, ma soprattutto in crisi di desiderio, ed incapace di dare senso alle relazioni con le donne. Una sessualità maschile tutta fondata sulla virilità, che tentava di ripristinare, con arroganza, i classici ruoli di generi che quarant’anni di femminismo aveva destabilizzato in Italia
Non condividevamo poi l’idea che la sua demolizione, sia avvenuta, a loro dire, in larga misura per il contributo delle donne…
Ma non è su quello che non condividiamo che ci vogliamo soffermare, ma sul relatore: Stefano Ciccone fondatore dell’associazione Maschile Plurale.
Per noi, forzate spesso dalla realtà, a declinare la differenza sessuale in termini di stalking, di stupro, violenza, femminicidio, insomma in tutte le gradazioni dell’aggressività maschile e della complicità sociale e mediatica che a questa afferiscono,  poterla vedere dalla  prospettiva offerta da Ciccone, dal genere maschile che tenta di decostruire il dominio che sessualmente e socialmente sarebbe chiamato ad esercitare, -e non solo in termini ideologici, come sono bravi a far tutti-, è stato come prendere una boccata d’ossigeno.
L’argomento è vasto, lo si può prendere da molti versi; prendiamolo da quello simbolico che poi è anche quello della lingua, con un esempio fatto dallo stesso Ciccone: quando negli anni ’70 il femminismo irruppe nelle piazze con le sue istanze, il gesto che simboleggiava con forza l’entrata nel contesto politico del femminile, del corpo negato del quale riappropriarsi,  era l’unione fra le due mani del pollice e dell’indice, il simbolo di una vagina. E che simboli ha l’uomo se vuole enunciarsi al di fuori degli schemi della dominanza? Il dito medio, il “vai a farti fottere”, il segno di penetrazione e di potere; fuori dal dominio non ha nulla, non simboli, non voce, non lingua perché il suo percorso quasi obbligato è la lingua che ha la presunzione di essere neutra universale, in realtà, maschile dominante.
“Maschile plurale” quindi, per chiamare il genere, perché il genere universale semplicemente non esiste, e come si può anche solo pensare la differenza sessuale, se essa non esiste in quanto entità riconosciuta per se stessa nemmeno nel comune parlare?
Luce Irigaray scriveva: “La differenza sessuale rappresenta uno dei problemi o il problema che la nostra epoca ha da pensare” (*) e lo scriveva 27 anni fa… abbiamo pensato? E che abbiamo concluso? Stando al parlato, poco. .…; la lingua non si inventa, vive nei suoi e nelle sue parlanti e la parola è una materializzazione, un’azione vera e propria…
Poiché è la nostra visione del mondo non si modifica l’una senza l’altro, ma dall’uno o dall’altra si dovrà pur incominciare.
La donna ridotta a “gnocca” esaltata da anni e anni di berlusconismo, è ancora tra noi e il “salga a bordo cazzo” è la voce del comando rinforzato dalla sua unità di misura e fino al governo del MontiRobot, il figurino Martone parla di giovani “sfigati“, che anche la s-figa è unità di misura per uomo…e via avanti.
Per questo non possiamo ascrivere a Berlusconi ciò che non è solo di Berlusconi;  lui ha sniffato più di altr* i profumi, o miasmi, della sociocultura patriarcale e li ha resi evidenti esaltandoli, tutto qui; il bello è che sono piaciuti a molt* perché come sappiamo il papi è stato molto votato.
Senonchè,  prima di lui e dopo di lui questi rimangono sottotraccia, ancora lì ad indicare che un’etica della differenza sessuale è di là da venire… che dei soggetti di genere maschile ci si mettano a riflettere seriamente è una gran cosa; cosa che difficilmente avviene in quei movimenti che per definizione antiautoritari si ritengono già con le carte in regola.
E questo è un altro aspetto ancora, sul quale varrà veramente la pena approfondire.
Come, per rimanere a giovedì, va detto che l’altra relatrice era Paola Melchiori attivista del movimento femminista, fondatrice della Libera Università delle Donne di Milano e presidente del Wise Women International Feminist University Network che, pur essendo una “femminista storica”, per noi non ha detto nulla di interessante; ancor meno i deprimentissimi interventi del pubblico in forma di “donne di partito” o simpatizzanti,  che riportando tutto a quote rosa, rappresentanza et similia hanno fatto sì che la preziosa riflessione di Ciccone, (peraltro contrario a questi pannicelli istituzionali ed anche critico verso le snoq [Se Non Ora Quando?]), sia stata, come dire, gettata alle ortiche.

(*) Luce Irigaray “Etica della differenza sessuale”, Feltrinelli 1985
(**) stesso pg. 110

NO TAV/ Valsusa aggiornamenti

VALSUSA Blocchi in autostrada
Passera boia !

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NOTAV: rassegna stampa del presidio di Trieste

Da Il Piccolo MARTEDÌ, 28 FEBBRAIO 2012

 

Domani pure i No Tav “aspettano” Moretti


E ieri sera intanto anche in piazza Unità si è svolto un presidio per l’attivista folgorato in Val di Susa

 

L’alta velocità ferroviaria? È fumo negli occhi, specie da queste parti, dato che «il vero problema di Trieste è che qui i treni proprio non arrivano…». Ieri sera – come altri 50 e più centri cittadini d’Italia – anche piazza Unità, sotto la Prefettura, in quanto simbolo dell’interfaccia locale dello Stato, è diventata teatro di un presidio No Tav (di un’ottantina di unità) di solidarietà nei confronti di Luca Abbà, l’attivista rimasto folgorato sul traliccio dell’alta tensione mentre protestava contro i primi espropri in Val di Susa. Con una differenza, una tipicità tutta triestina. Il sit-in si è trasformato infatti pure in una riunione preparatoria del movimento antagonista, identificabile qui nel nome di Occupy Trieste, in vista dell’annunciata venuta in città – prevista per domani – di Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie, invitato da Roberto Cosolini per discutere per l’appunto di un possibile rilancio di Trieste nei “pensieri” del gruppo Fs. «Chiederemo a Moretti», «gli diremo», «gli faremo presente»: questo si sentiva, tra i manifestanti. Segno che loro, voglia o non voglia l’ad delle Ferrovie, punteranno a farsi sentire. Come? Con un nuovo presidio, è presumibile, ai piedi del Municipio, domani, fatto apposta per aspettare l’arrivo di Moretti. «Lui (Moretti, ndr) dovrebbe parlare alla stazione ferroviaria, davanti ai pendolari», osserva tra i suoi un esponente di punta dell’antagonismo sociale nostrano. «Dovrebbe spiegare – aggiunge, chiamando ancora in causa il supermanager delle Ferrovie – come mai hanno tolto le panchine dalla stazione, che è a sua volta un porto, dove le persone vanno e vengono. Con i ritardi che hanno i treni, poi, è singolare che chi è costretto ad aspettarli non possa nemmeno sedersi». Ritardi ma non solo. Nel mirino dei No Tav e/o Occupy Trieste (cui si sono affiancati ieri rappresentanti di Sel, Rifondazione, 5 stelle e Cgil) ci sono i tagli ai servizi considerati anti-economici: «Hanno preso in eredità una rete di binari che è di tutti, costruita con il lavoro delle generazioni precedenti. Si sono arrogati la parte commerciale con la Tav, si fanno pagare i servizi locali dalle regioni, e in più tagliano i treni che a loro modo di vedere sono poco frequentati». Il corteo si è spostato sul tardi verso il Municipio, mentre era in corso il Consiglio comunale, e ha fatto rotta quindi su piazza della Borsa. Non si sono segnalati particolari momenti di tensione con le forze dell’ordine presenti. (pi.ra.)

 

 

CIE DI GRADISCA: aggiornamento sull’inchiesta sulla connecting

Connecting People: al Cie raddoppiati i posti di lavoro

Dal Piccolo del 25/02/12

di Luigi Murciano GRADISCA Nessuna notizia di indagine, perlomeno allo stato attuale. Lo ribadiscono ufficialmente, i vertici di Connecting People, l’ente gestore di Cie e Cara di Gradisca finito al centro di un’indagine della Procura goriziana per presunte fatturazioni anomale nelle forniture di beni per l’assistenza agli immigrati. «Siamo all’oscuro di qualsivoglia iniziativa nei nostri confronti», dichiara Giuseppe Scozzari, presidente e legale rappresentante del consorzio trapanese. La Procura della Repubblica aveva disposto l’acquisizione di documenti relativi alle fatturazioni emesse dalla cooperativa siciliana alla Prefettura di Gorizia. Secondo le ipotesi tali fatture non sarebbero sempre state rispondenti alla reale presenza di ospiti nelle due strutture per migranti, ritoccando quindi verso l’alto il forfait che lo Stato come da contratto eroga all’ente gestore. Altro filone riguarderebbe la nuova gara d’appalto che vede Connecting People contestare al Tar l’avvenuta aggiudicazione a Gepsa, con un terzo ente (la coop goriziana Minerva che del Cie è stata il primo gestore) che potrebbe pure rientrare in gioco. Piuttosto, c’è amarezza per una fuga di notizie arrivata proprio 24 ore prima del dibattimento al Tar sul ricorso contro la Prefettura. «Se è vero che c’è un’indagine, noi siamo tranquilli. Non abbiamo niente da nascondere e riteniamo che i nostri lavoratori meritino di non vedere infangata l’immagine dell’impresa per cui lavorano, per quanto di buono ha realizzato anche col loro impegno». Secondo Connecting People, a distanza di cinque anni dall’insediamento nel territorio, sono oltre 70 i lavoratori a tempo pieno anche attraverso progetti finanziati dalla Ue. «Connecting People non solo ha migliorato in modo palese gli standard di gestione del Cie di Gradisca d’Isonzo, stabilizzando i 40 lavoratori che operavano con la Minerva – tiene a sottolineare Scozzari – ma ha quasi raddoppiato i posti di lavoro».

NUCLEARE/ Dossier di Greenpeace un anno dopo Fukushima

Da l’Espresso

Fukushima, un anno dopo – lo speciale
“Nucleare pericoloso e imprevedibile”

Fukushima, un anno dopo -   lo speciale   "Nucleare pericoloso e imprevedibile"

 

Uno studio di Greenpeace a 12 mesi dallo Tsunami dell’11 marzo 2011. Secondo i calcoli ufficiali, con 400 reattori in funzione un incidente con fusione del nocciolo, il peggiore degli scenari, dovrebbe capitare una volta ogni 250 anni. Ne sono avvenuti 3 in 32 anni: Three Mile Island nel 1979, Chernobyl nel 1986, Fukushima nel 2011

SAN CANZIAN/ Megacentro, la variante dopo le elezioni

La raccolta firme organizzata dal comitato contro il centro commerciale di questi giorni ha prodotto un primo risultato: il sindaco afferma che non ci sono più i tempi tecnici per approvare la variante entro la fine dell’attuale mandato, visto il notevole lavoro che dovrà essere fatto dall’ufficio tecnico che dovrà vagliare e produrre le risposte alle numerose osservazioni che arriveranno fra breve in comune.

Inoltre, da una più precisa lettura delle disposizioni relative al tempo a disposizione della cittadinanza per produrrre delle osservazioni, i 30 giorni effettivi significano 30 giorni lavorativi, quindi il termine ultimo è quello del 14 marzo 2012

Ci sono quindi ancora un po’ di giorni per far firmare a più persone possibili le osservazioni preparate dal comitato o produrne di proprie…
Per raccogliere i facsimili firmati (
Osservazioni multi firme oppure osservazioni mono firma integrabili) e per ulteriori informazioni sul progetto presentato:

comitatonocentrocommerciale@gmail.com

 

piccolo.go.28.02.2012

 

da Il Piccolo del 28 febbraio 2012

Megacentro, la variante dopo le elezioni

Il piano particolareggiato di Begliano in aula a fine estate una volta esaurito l’iter delle osservazioni


SAN CANZIAN D’ISONZO A concludere il percorso autorizzativo del polo commerciale di Begliano-Pieris sarà  l’amministrazione comunale che uscirà dalle elezioni di maggio. I tempi per andare a un’approvazione definitiva della variante 14 al Piano regolatore, relativa alla grande distribuzione, non ci sono più. A dirlo è il sindaco Silvia Caruso, che tiene a sottolineare come «da sempre l’adozione della variante ha significato l’inizio di un percorso, lungo e non preconfezionato: c’è tutto il tempo per effettuare delle modifiche». Anche dopo, lascia quindi intendere il sindaco, la fase delle osservazioni alla variante, che si chiuderà nei prossimi giorni e ha visto il fronte del “no” al polo commerciale sferrare una nuova offensiva. Il rinvio degli ulteriori passaggi autorizzativi (alla variante dovrà seguire la presentazione di un Piano attuativo comunale da parte dei privati) non è comunque dettato da opportunità politica, ma, appunto, da motivi strettamente tecnici. Le osservazioni alla variante, che potrebbero essere numerose, dovranno essere vagliate e ottenere una risposta dall’Ufficio tecnico per poi essere portate all’esame della Commissione urbanistica. Solo dopo la variante tornerà all’attezione del Consiglio comunale, corredata dalle risposte alle osservazioni. «Siamo a fine febbraio – afferma il sindaco – e quindi non ci sono davvero più i tempi. Al massimo faremo ancora un Consiglio per la variazione del bilancio necessaria a fronte delle decisioni del Governo e della Regione. Era chiaro da sempre che questa amministrazione avrebbe solo avviato il percorso. Per la precedente variante sono trascorsi otto mesi tra adozione e approvazione». L’adozione della variante a fine novembre non ha rappresentato perciò una forzatura, ma, questo sì, la volontà, come spiega il sindaco, di «mettere nero su bianco un indirizzo» per lo sviluppo del territorio. «Purtroppo qui i negozi chiudono anche senza che sia presente la grande distribuzione». aggiunge Caruso, rispondendo indirettamente al presidente dell’Associazione commercianti Paolo Bratina, critico nei confronti del progetto. La variante per il polo commerciale a questo punto potrebbe ritornare in aula solo a estate inoltrata o a inizio autunno, sempre che le elezioni non segnino una netta cesura rispetto all’attuale mandato. Se la variante sarà approvata, i privati potranno poi presentare il Piano attuativo comunale, che pure effettuerà un doppio passaggio in aula, per dettagliare meglio il progetto relativo a una superficie complessiva di 93mila metri quadri.