Rigassificatore, il Pdl riapre i giochi in Regione

da Il Piccolo del 28 gennaio 2012

Rigassificatore, il Pdl riapre i giochi in Regione

Tondo ai consiglieri: valutare le opportunità di lavoro dopo la crisi della Ferriera Ciriani: prendere una posizione, la giunta dovrà dare il parere in tempi brevi

di Maddalena Rebecca

 

Una parentesi di pochi minuti all’interno di una riunione durata quasi quattro ore. Sufficiente però a riaprire i giochi di un partita complessa e incerta, quella del rigassificatore di Zaule. Dal rapido confronto andato in scena l’altro a Udine durante la riunione del Pdl regionale, è emersa infatti una nuova apertura di credito verso il progetto di Gas Natural. Una linea, se non ancora del tutto favorevole all’ipotesi gnl in Zona industriale, almeno fortemente possibilista. Ben più possibilista di quanto n on fosse solo un paio d’anni fa.

A determinare il cambio di rotta è stata la presa d’atto del mutato contesto economico e occupazionale della città. Le incertezze sul futuro della Ferriera con il rischio concreto che mille operai perdano il posto, lo stato di sofferenza in cui versano le casse comunali, la crisi che mette in ginocchio comparti come l’edilizia e l’artigianato, stanno spingendo i vertici del partito – Renzo Tondo e il suo vice Luca Ciriani in testa -, a guardare il rigassificatore da una prospettiva diversa: non più come male assoluto, bensì come potenziale opportunità. Una soluzione in grado prima di tutto di creare lavoro: sia nell’immediato (le stime parlano di 30-40 addetti da impiegare nella costruzione e nella manutenzione dell’impianto), sia in prospettiva.

La presenza del terminal gnl infatti, è il ragionamento fatto durante dai pidiellini durante la riunione in terra friulana, potrebbe attrarre nuovi insediamenti industriali, interessati ai benefici prodotti dalla catena del freddo. Ecco quindi spiegata anche la frase pronunciata a Udine da Renzo Tondo, riferita da più un partecipante all’incontro: le difficoltà della Ferriera potrebbero spingere una parte della popolazione di Trieste ad accettare in questo momento l’ipotesi rigassificatore.

Uno spunto a cui si è aggiunto anche l’invito fatto da Ciriani ai colleghi di partito a prendere rapidamente una posizione sul tema. I tempi infatti, ha evidenziato il vice di Tondo, stringono e il parere definitivo della Regione, che confida di conoscere al più presto anche l’opinione del ministro all’Ambiente Clini, dovrà obbligatoriamente arrivare entro i primi di maggio. Di qui la necessità di accelerare la riflessione e di inserirla, come detto, nel mutato quadro economico. «Il ragionamento fatto a Udine – commenta Maurizio Bucci – è in linea con quello esposto dal presidente degli Industriali Sergio Razeto. Il rigassificatore può produrre positive ricadute occupazionali. In più, a differenza della Ferriera, non inquina. Un aspetto che va comunicato efficacemente».

Non si pensi però ad un verdetto già emesso: il dibattito è appena iniziato. «Il terminal sarà al centro di incontri specifici – si affretta a precisare Piero Tononi -. L’indicazione, per ora, è analizzarne ogni elemento senza abbandonarsi a chiusure, ma neanche ad entusiasmi, aprioristici». «Essenziale – osserva Piero Camber – sarà mettere sul piatto costi e benefici. Va chiarito cosa Gas Natural è disposta a dare alla città in termini di compartecipazione al gettito fiscale, royalties e investimenti». «La crisi in atto a Trieste è tale – osserva Bruno Marini – che anch’io, da sempre contrario al rigassificatore, oggi ho forti dubbi. Mi chiedo se sia moralmente accettabile da parte chi ha responsabilità politiche dire no ad un progetto che non risolverà tutti i problemi, ma almeno potrebbe diventare una valvola di sfogo».

NO TAV/ Friuli, Veneto e Valsusa Uniti nella Lotta!

Mobilitazioni in tutta italia

Sabato 25 febbraio Manifestazione Nazionale NO TAV in Valsusa

17 febbraio Ravenna Attacco alla CMC

16 febbraio Azione No Tav contro Banca Intesa a Milano
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Incontro-dibattito
con
Eleonora Ponte ed Alberto Fiorentini
attivisti NO TAV della Valsusa
Sabato 18 febbraio
ore 20.30
presso la
Sala Conferenze di Villa Dora
a San Giorgio di Nogaro

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TAGLIAMENTO/ Incredibile, torna la diga di Pinzano

Tagliamento non c’è pace

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TERRITORIO/ Torviscosa: il Commissario del sito inquinato Gianni Menchini indagato per truffa

Messaggero Veneto GIOVEDÌ, 16 FEBBRAIO 2012 Pagina 44 – Provincia

Fondi per la bonifica, indagato il commissario

Inchiesta della Procura e perquisizione dei Cc del Noe negli uffici di Udine Ipotesi di truffa. La difesa: risultati importanti grazie all’attività svolta dal 2009

di Luana de Francisco

UDINE Cosa ne è stato e come sono stati utilizzati i finanziamenti statali assegnati ogni anno, a partire dal 2002, al Commissario delegato per l’emergenza socio-economico ambientale della Laguna di Marano e Grado? Quelli, per intendersi, destinati a sostenere la realizzazione degli interventi necessari a fronteggiare e risolvere il fenomeno di degrado ambientale che, dieci anni fa, spinse la Regione Friuli Vg a chiedere al Governo il riconoscimento dello stato di emergenza, in materia di tutela delle acque e di bonifica dei sedimenti. È il quesito attorno al quale, in buona sostanza, ruota l’inchiesta avviata qualche mese fa dalla Procura di Udine e che, la mattina di lunedì 6, ha portato i carabinieri del Noe a effettuare una perquisizione negli uffici della struttura commissariale, in via Morpurgo, a Udine. Nel mirino ci sarebbero, in particolare, i fondi stanziati a favore della bonifica dell’area dello stabilimento “Caffaro” e dei terreni e le falde limitrofi. Del sito, cioè, risultato contaminato dalle attività industriali condotte, negli anni, dal polo chimico di Torviscosa. Il blitz, concluso con il sequestro di diversi documenti, ha coinciso anche con la notifica, all’attuale commissario delegato, Gianni Menchini, 62 anni, residente a Pagnacco, di un avviso di garanzia, per l’ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Nell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Viviana Del Tedesco e sulla quale, per il momento, vige il riserbo più stretto, sarebbero coinvolte anche altre persone. L’obiettivo, a quanto si è appreso, sarebbe quello di verificare cosa, fino a oggi, sia stato realmente fatto, rispetto a ciò che ci si era prefissati, nel momento in cui, il 3 maggio 2002, il presidente del Consiglio decretò lo stato di emergenza per la situazione di inquinamento di tipo ambientale e antropico della laguna friulana. Sulla scena dal 2009, dopo sei anni di gestione commissariale “politica” – Paolo Ciani, dal 2002 al 2006, e Gianfranco Moretton, dal 2007 al 2008 -, l’ingegner Menchini si è visto prorogare l’incarico più volte, fino all’ultimo rinnovo, in scadenza il prossimo aprile. Era stato lui, prima di assumere la delega commissariale, a eseguire per conto del ministero la perimetrazione del sito inquinato. Domani, su sua stessa richiesta, il professionista comparirà davanti al pm. «Abbiamo concordato l’interrogatorio e, quindi, ci presenteremo spontaneamente – spiega il difensore di Menchini, avvocato Rino Battocletti -, proprio perchè intendiamo chiarire tutto quel che il mio cliente ha fatto dal giorno della sua nomina. Per spiegare, cioè, gli importanti risultati ottenuti su temi complessi, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello amministrativo, con particolare riferimento per il risanamento ambientale della Caffaro, per la sicurezza della navigazione e per garantire l’accesso a Porto Nogaro e ai canali della laguna di Grado e Marano. Il mio cliente – continua il legale – ha sempre operato in stratte collaborazione con l’avvocatura distrettuale dello Stato di Trieste, il ministero dell’Ambiente e i comitati tecnici di supporto, sbloccando una situazione da molti anni, di fatto, ferma». Tra i «risultati concreti» ricordati dal difensore, l’imminente avvio ai lavori per la realizzazione della banchina di Marano, il dragaggio del Coron e l’adeguamento delle vasche del Fearul. «Confidiamo – ha concluso l’avvocato Battocletti – in uno stralcio a breve della sua posizione di tecnico, che ha svolto il proprio compito in regime di assoluta indipendenza e trasparenza».

CIE DI GRADISCA: da marzo di nuovo pieno?

Dal Piccolo del 16/02/12

Gradisca, entro marzo il Cie a pieno regime

di Luigi Murciano GRADISCA Si decide fra una settimana il destino del Cie e del Cara di Gradisca. E con esso, quello dei suoi dipendenti. Clima teso tra i lavoratori del doppio centro immigrati della cittadina isontina in vista del pronunciamento definitivo del Tar, annunciato per il 22 febbraio, in merito al ricorso sull’assegnazione dell’appalto tra il colosso francese Gepsa e l’attuale ente gestore, il consorzio siciliano Connecting People. Il gigante transalpino, come si ricorderà, aveva vinto in prima istanza la gara d’appalto per la gestione delle due strutture sino al 2014, salvo però vedersi congelare l’aggiudicazione definitiva per alcuni elementi di irregolarità emersi nelle credenziali delle imprese italiane a esso collegate (le romane Cofely Italia e Sinergasia e la siciliana Acquarinto). Il Consiglio di Stato aveva poi bocciato il ricorso della società francese, confermando la decisione presa dal Tar nel primo grado di giudizio. Fra una settimana arriverà però il pronunciamento nel merito della vicenda. Giova ricordare che sia il colosso francese dell’edilizia carceraria Gepsa, sia Connecting People sono di fatto nella stessa situazione: entrambe erano state ammesse alla procedura di aggiudicazione con riserva. Rimane dunque alla finestra (e in gioco) anche il soggetto terzo classificato nella procedura di gara, la goriziana Minerva, anch’essa pronta – secondo indiscrezioni – a entrare nella partita legale. Sul piatto vi sono 15 milioni di euro per una gestione di tre anni. La Fisascat-Cisl segue con attenzione la vicenda: «Non importa chi si aggiudicherà il contratto – fa sapere il sindacato – non siamo interessati al prevalere di uno piuttosto che dell’altro: la Cisl è già pronta a garantire i posti di lavoro per tutti i dipendenti sia nel caso di cambio che di proseguimento dell’appalto». A llerta, infine, sul problema stipendi, che nei mesi scorsi aveva sollevato più di un’apprensione tra i dipendenti della cooperativa operante nel centro di Gradisca: «Abbiamo già sollevato la questione al datore di lavoro – segnala la Cisl – e abbiamo chiesto che non si ripetano più i ritardi sui versamenti, che hanno contribuito a minare la serenità dei lavoratori». Le prossime settimane saranno determinanti al Cie anche per la conclusione dei lavori di ristrutturazione e il paventato, progressivo ritorno a pieno regime con i suoi 248 posti disponibili. Attualmente gli ospiti del centro di identificazione sono appena una quarantina, a fronte dei 44 posti della zona verde e degli altri 68 della rossa, recentemente ripristinate. Con i 136 posti ancora mancanti e oggetto di intervento nella zona blu, in primavera il Cie sarà riportato alla sua piena efficienza, perlomeno potenziale.

TAV: ancora news sulla tratta veneta

Dal Piccolo del 16/02/12

 

TRIESTE L’alternativa al tracciato costiero della Tav in Veneto è sempre più concreta. A giugno, quando sarà pronto lo studio di fattibilità chiesto e ottenuto dal commissario Bortolo Mainardi, l’ipotesi dell’alta velocità direzione spiagge potrebbe andare definitivamente in archivio. Con tutte le sue criticità: dai costi alla contrarietà degli enti locali. Il secondo studio Proprio Mainardi, recuperati i 400mila euro necessari (per il primo studio di un tracciato che nessuno vuole sono serviti 14 milioni), ha concordato con i tecnici di Rfi e Italferr il percorso di un secondo studio centrato sul quadruplicamento dell’attuale linea ferroviaria. Si punterebbe in sostanza a fare perno sull’esistente, la Mestre-Portogruaro, linea da modernizzare e ampliare ma in grado di superare la questione economica (l’alta velocità a servizio delle spiagge avrebbe un costo di 44 milioni di euro al chilometro, contro i 15-18 della media europea) e l’opposizione dei sindaci. L’incontro con i sindaci L’altro giorno, spiegando ai 14 diretti interessati (13 dei quali si sono opposti al tracciato lagunare) in una riunione che ha visto anche presenti l’assessore ai Trasporti del Veneto Renato Chisso (“sponsor” della Tav sulla costa), la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto e il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, Mainardi ha visto qualche faccia più distesa. L’alternativa è al momento solo «eventuale», sottolinea il commissario, ma convince di certo più di una prima ipotesi strabocciata. La sfida «Ci saranno perplessità legate soprattutto all’inquinamento acustico – commenta –, ma si tratta di guardare al domani, di avere il coraggio della sfida, con i sindaci che possono diventare protagonisti della partita. Abbiamo ferrovie vecchie 150 anni e treni che vanno da Mestre a Trieste a 75 all’ora, si deve fare il possibile per trovare una soluzione condivisa». I comitati no-Tav? «Faccio il mio lavoro. Mi limito solo a osservare il paradosso che in Veneto protestano gli stessi che in Val di Susa dicono no al nuovo tracciato chiedendo il potenziamento dell’esistente». Quanto al fatto che ci sono voluti 15 anni per iniziare a pensionare la Tav balneare, Mainardi preferisce non commentare: «Sono qui da soli sei mesi, questioni politiche e polemiche non appartengono al mio ruolo». Il nodo Marco Polo Rimane aperto il nodo aeroporto. Al Marco Polo il collegamento con l’alta velocità sarà garantito dal bivio di Dese, con un raccordo ferroviario già pensato per il Sistema ferroviario metropolitano regionale del Veneto, ma nello studio di fattibilità in cantiere si prevede che le merci non passino per la stazione di Mestre e l’aeroporto. Venezia insiste sin d’ora con il sindaco Orsoni: non arrivare al Marco Polo sarebbe una sconfitta. Critiche, pure nei confronti del commissario, riprese dal presidente della Save Enrico Marchi che chiede lo stesso trattamento di Francoforte, Parigi, Lione: una direttiva dell’Ue dispone che i loro scali vengano raggiunti dall’alta velocità..

NO TAV/ Articolo del Messaggero Veneto sull’incontro di sabato 18

Messaggero Veneto Venerdì 17 febbraio 2012

SAN GIORGIO  Alta velocità: dalla Valsusa per illustrare il progetto


SAN GIORGIO DI NOGARO «Il Corridoio 5 può essere fermato! Friuli, Veneto e Valsusa uniti nella lotta contro la Tav». E’ il tema dell’ncontro-dibattito con Eleonora Ponte ed Alberto Fiorentini dei No Tav della Valsusa residenti nel Comune di Buttigliera Alta, dichiaratamente contrario alla realizzazione dell’opera, che si terrà domani, alle 20.30 presso la Sala Conferenze di Villa Dora a San Giorgio di Nogaro. La serata, è organizzata dal Coordinamento No Tav Bassa Friulana – Comitato No Tav Udine. «L’Alta Velocità – affermano i No Tav- riguarda solo il 6% dell’utenza ferroviaria. Un recentissimo studio del Politecnico di Milano mette in chiaro che quasi tutte le tratte dell’Alta Velocità, attualmente in funzione, hanno un bilancio economico in negativo per numero di passeggeri l’anno. Si salva solo la tratta Milano-Roma. Per quanto riguarda la tratta Venezia-Trieste (che passa attraverso la Bassa friulana) si può dire che questo è il vero anello debole della catena in quanto ci sono serie difficoltà già nel completamento del “progetto preliminare” ed i tempi di realizzazione si prospetterebbero comunque lunghissimi fino a vanificare ogni minimo residuale significato dell’opera stessa e dell’enorme investimento di denaro pubblico che essa comporta». Francesca Artico

NO TAV/ Da tangentopoli a TAV-gentopoli

Oggi 20 anni dall’inizio di tangentopoli

Il 17 febbraio 1992 veniva arrestato Mario Chiesa (PSI) e si dava l’avvio all’inchiesta giudiziaria definita “Tangentopoli” che ha portato alla dissoluzione dei Partiti e della “Prima Repubblica”, ma da allora ad oggi nulla è cambiato anzi!
20 anni dopo tangentopoli, la corruzione è dilagante, lo dice la Corte dei Conti.
Infatti da Tangentopoli siamo passati a TAV-gentopoli cioè ad un sistema di corruzione che oramai viene definito sistema o modello TAV, che ha perfezionato e in certo senso legalizzato, la corruzione, da sempre presente nel sistema politico e delle imprese. Per esempio in Italia un km di TAV costa 5 volte di più che in Francia o in Spagna, da noi si arriva oramai mediamente a 50 milioni di euro a Km, ma nessuno è mai andato in galera per queste ruberie. Il gioco è privo di rischi e per tale ragione la partitocrazia vuole estendere sempre di più il sistema dell’Alta Velocità anche quando è palesemente antieconomica e privo dell’utenza minima necessaria per giustificare l’opera. In Italia l’unica linea di Alta Velocità che aveva un minimo di senso in termini di frequentazione era la Milano-Roma.
Il “modello Tav” è partito proprio 20 anni fa con la nascita della società “TAV SpA” creata da Lorenzo Necci. Il trucco è fondato principalmente sulla possibilità di incremento arbitrario dei costi di realizzazione effettuato “in corso d’opera”. In fin dei conti sono gli stessi appaltatori (che ora si chiamano General Contractors) a decidere il costo finale dell’opera da eseguire. Questo metodo si applica oramai non solo a tutte le “grandi opere”, ma, attraverso il trucco del “project financing”, a sempre più opere pubbliche anche se non di grandi dimensioni. Il tutto alla fine è interamente pagato con i soldi dei cittadini e sta determinando un incremento del debito pubblico per centinaia di miliardi di euro.

Il “Modello TAV”

Brani tratti da “Il libro Nero dell’Alta Velocità” di Ivan Cicconi Edizioni Koinè 2011

Il debito occulto e la catastrofe prossima ventura
La diffusione del cosiddetto project-financing e delle società di diritto privato controllate o partecipate dalle Regioni e dagli Enti locali, con le quali le politiche keynesiane capovolte stanno proliferando a livello locale, è semplicemente incredibile.
Stiamo parlando non di qualche decina di miliardi di euro, bensì di centinaia di miliardi di debiti che si sono già accumulati e che emergeranno solo fra qualche anno nei bilanci correnti dello Stato e degli Enti locali che si sono avventurati in queste operazioni. Diffusione di nuovi istituti contrattuali atipici ed esplosioni di società di diritto privato controllate direttamente o indirettamente dal pubblico stanno scavando una voragine nei bilanci futuri, tutta ancora da misurare, ma che non tarderà a produrre i suoi effetti.
Il Libro Nero dell’Alta Velocità pag 169

La vera storia dell’Alta velocità è la chiave di lettura indispensabile per caratterizzare quello che è diventato un modello, il modello TAV, replicato negli Enti locali dai mariuoli post-moderni, non più affaccendati a celebrare il rito a rischio della tangente ma trasformati in sanguisughe delle Istituzioni. Lo scambio tangentizio prima celebrato da soggetti distinti e separati è diventato intreccio e compromissione, dove la corruzione diventa liquida con tavole imbandite per l’abbuffata dei partiti, tutti; delle imprese di diritto privato di proprietà pubblica, tutte; delle imprese private cooptate nel banchetto da boiardi e faccendieri o penetrate nell’affare in cambio di favori o piaceri ai tanti mariuoli che popolano i cosiddetti partiti della seconda repubblica
Dalla presentazione del libro

Il TAV – Corridoio 5 non serve a nulla e devasterà i nostri Paesi:
fermarlo è nell’interesse di tutti

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Rigassificatore: scontri in vista delle elezioni regionali?

 

Da Il Piccolo del 17 febbraio 2012

No al rigassificatore, il Pdl a muso duro contro Tondo

Bucci: Ciriani vuole l’impianto perché lo fanno qui e non nella “sua” Pordenone

Tononi: governatore stupito? Disattento. Ma l’assessore Brandi: niente divergenze

 

di Maddalena Rebecca

Il governatore Renzo Tondo esprime stupore per l’esito del voto? «Si vede che era disattento, perché le nostre posizioni erano note già da tempo». Il suo vice Luca Ciriani va giù ancora più duro, parlando di scelta irresponsabile? «Dice così solo perché il rigassificatore è previsto a Trieste e non nella “sua” Pordenone».

Bastano queste due stoccate firmate Piero Tononi e Maurizio Bucci a rendere l’idea del clima di tensione, o quanto meno di forte imbarazzo, che si respira in queste ore in casa Pdl. Il deciso no al progetto di Gas Natural espresso lunedì sera in Consiglio comunale ha innescato una sorta di lotta intestina: vertici regionali da un lato, coordinamento provinciale dall’altro. E se si pensa che di quell’organismo fanno parte tra gli altri due assessori della squadra Tondo, Sandra Savino e Angela Brandi, appare fin troppo evidente la difficoltà nel ricomporre la frattura.

La consegna, tra i diretti interessati, pare tuttavia essere quella di ridimensionare il caso politico. «Le distanze sono legate solo alla diversa conoscenza del problema – commenta Piero Camber -. Ciriani ha la delega all’energia solo da un anno e mezzo, mentre noi eletti triestini seguiamo la partita dal 2006. In questi sei anni ci siamo resi conto di avere come interlocutori dei desaparecidos che non hanno dato alcuna certezza sulle ricadute economiche per la città dell’operazione gnl. La giunta Tondo invece – conclude Camber – non ha ancora ben capito con chi ha a che fare».

«Dal coordinamento provinciale – osserva Piero Tononi – non è uscita una contrarietà a priori al rigassificatore, bensì la convinzione di doverne approfondire diversi aspetti. Chiediamo le stesse garanzie che chiederebbe Ciriani se l’impianto, anziché a Trieste, venisse realizzato a Fiume Veneto. Spero che la giunta regionale riesca a far cadere le nostre perplessità, e auspico che presidente e vicepresidente non compiano l’errore di ignorare l’orientamento espresso dal territorio».

Orientamento che, fanno capire i triestini eletti in Regione nelle fila del Pdl, verrà difeso a spada tratta. «Quando è stata data scarsa attenzione alle istanze di Trieste, l’abbiamo sempre fatto notare, senza tirarci mai indietro – puntualizza Maurizio Bucci che, dopo aver votato no al rigassificatore, auspica ora un’identica linea dura sulla Ferriera – . Troppo facile dire che Trieste sbaglia se sei uno, come Ciriani, che abita a Pordenone e non rischia nulla. Quanto allo stupore di Tondo, faccio notare che tante volte siamo rimasti noi di stucco davanti alle sue decisioni. Come si dice, “una volta cori il can, una volta il levro”.

Unica voce fuori dal coro, quella di Bruno Marini. «Ciriani ha fatto affermazioni troppo forti, ma confesso di essere rimasto perplesso davanti al no al rigassificatore espresso in aula. So che la linea è uscita da una riunione del coordinamento provinciale, cui “colpevolmente” non ho partecipato, ma credo sarebbe stata preferibile un’astensione. In ogni caso – conclude -, quando inizierà il confronto in Regione, l’ultima parola dovrà spettare a consiglieri e assessori di Trieste».

Un auspicio che troverà soddisfazione da parte della giunta? Da Sandra Savino e Federica Seganti, entrambe ufficialmente troppo prese da impegni istituzionali per riuscire ad intervenire sull’argomento, nessuna risposta. L’unica triestina dell’esecutivo regionale a non sfuggire la domanda è Angela Brandi, peraltro dichiaratamente favorevole al rigassificatore. «Le istanze di Trieste saranno presto analizzate nelle sedi opportune. Non esiste comunque alcuna divergenza tra i due livelli del partito. Del resto il fatto di pretendere garanzie per il territorio che dovrà ospitare l’impianto mi pare legittimo. Se poi gli esponenti triestini avranno o meno l’ultima parola nel confronto interno al Pdl – conclude Brandi – beh, questo bisogna chiederlo a Tondo e Ciriani».

 

Rovis: «Trieste non ha l’anello al naso e deve poter scegliere»

Non solo gli eletti nell’assemblea di piazza Oberdan. Ad alzare la testa e a rivendicare autonomia rispetto alle indicazioni dell’accoppiata Tondo-Ciriani, sono anche “semplici” consiglieri comunali. È il caso di Paolo Rovis che, all’indomani dell’attacco frontale di Luca Ciriani, pubblica sul suo blog un intervento dal titolo più che eloquente:

“Rigassificatore: Trieste non ha l’anello al naso”. «Il no del Pdl al progetto di Gas Natural è motivato e naturale – sostiene Rovis -. Per 7 anni abbiamo chiesto invano un’analisi costi/benefici dell’operazione. E visto che a Trieste non abbiamo l’anello al naso né la sveglia al collo, abbiamo votato contro. Un voto coerente anche da un punto di vista politico visto che contro il rigassificatore si era espresso già in campagna elettorale anche Roberto Antonione, indicato dallo stesso Tondo come “ candidato sindaco ideale”.

Ancora più dura la replica di Un’Altra Trieste: «I toni di Ciriani sono inaccettabili – commenta Franco Bandelli -. Anziché offendere, il vicepresidente farebbe bene a prendere atto che a Trieste non vogliamo il rigassificatore. Gli consigliamo pertanto di trovarsi un’altra battaglia da sposare».

 

 

Da Il Piccolo del 16 febbraio 2012

 

Rigassificatore, l’ira della Regione Ciriani: «Comune irresponsabile»

 

Un “no” indigesto. La Regione non manda giù il boccone politicamente trasversale servitole, quasi all’unanimità, dal Consiglio comunale con il parere negativo al progetto del rigassificatore di Zaule. Un boccone molto pesante, condito da 37 voti allineati fra maggioranza (compatta) di centrosinistra e opposizione con il centrodestra e i “grillini”, due sole astensioni (Carlo Grilli della Lista Dipiazza e Michele Lobianco del Fli) e altrettanti non votanti perché usciti prima dall’aula (l’ex primo cittadino Roberto Dipiazza e l’ex Pdl Roberto Antonione). Nessun contrario alla delibera che certifica la posizione del Comune di Trieste. Due giorni dopo, i vertici regionali rompono il muro di silenzio dietro cui si erano trincerati martedì e fanno sapere di non aver apprezzato affatto.

Se il governatore Renzo Tondo non va oltre un «mi stupisce» registrato e diffuso dai microfoni Rai del Tg regionale, il suo vice Luca Ciriani tuona. Una bufera di considerazioni. La premessa lo annuncia: sul voto il numero due della Regione ha una posizione dichiaratamente «critica». Poi gli interventi a gamba tesa sul Consiglio comunale triestino: «Ritengo che l’amministrazione di Trieste abbia preferito inseguire un facile e immediato consenso popolare rispetto alla possibilità di approfondire, porre condizioni, discutere sulle potenzialità dirette e indirette di un impianto di questo tipo». Duro Ciriani, che accantona la diplomazia e bolla il Comune come, a suo dire, colpevole di «una forte mancanza di senso di responsabilità nei confronti della città. Negare è sempre semplice, soprattutto quando porta con sè facile consenso. Ma la via più facile non è sempre la migliore».

Ciriani, che assieme a Tondo aveva recentemente invitato i colleghi di partito del Pdl a valutare l’ipotesi rigassificatore alla luce dell’evoluzione del contesto economico-occupazionale, ribadisce la necessità di una riflessione su «quali siano le prospettive per il futuro nel settore industriale, quale l’indotto, quali i piani concreti di sviluppo. Non bisogna svendere il territorio, ma nemmeno cristallizzarlo, soprattutto quando si parla di aree degradate, inquinate e inutilizzate, già esistenti in un contesto industriale». Com’è quella dell’ex Esso su cui il colosso spagnolo dell’energia, Gas Natural, vorrebbe realizzare l’insediamento.

Proprio Gas Natural non si scompone di fronte al nuovo “no” del Comune, il terzo dopo quelli datati 2006 e 2007. «Gas Natural Rigassificazione Italia prende atto del parere espresso dal Consiglio comunale – esordisce la nota diffusa dalla società -. L’Azienda sottolinea però che il progetto definitivo, depositato nel settembre 2011, è un progetto nuovo, capace di dare risposte concrete ai dubbi emersi in precedenza». Collegandosi probabilmente alle accuse di “assenza” piovutele addosso da consiglieri comunali di maggioranza e d’opposizione, e dal sindaco Roberto Cosolini, Gas Natural si dichiara poi aperta al dialogo, confermandosi nel contempo lontana da tentennamenti sulla strada imboccata. Alla società iberica non sarà mai sfuggito che il parere del Comune, nonostante sia politicamente pesante, è sì obbligatorio ma ha valore solo consultivo. Non vincolante. «L’azienda – recita il comunicato – ribadisce la propria disponibilità nel fornire a tutti gli enti interessati ogni ulteriore chiarimento ritenuto necessario o opportuno e conferma la propria fiducia nei confronti di tutte le istituzioni coinvolte rimanendo aperta a ogni tipo di confronto diretto, nella piena convinzione che questo progetto genererà valore per il territorio locale e aumenterà la sicurezza nell’approvvigionamento di gas dell’intero Paese».

Sul piano politico, che la Regione oggi non possa più far leva sull’allineamento dei pianeti in piazza Unità è evidente, ma le parole di Tondo-Ciriani e il voto del Pdl in Comune mettono in luce anche la diversità di vedute all’interno del principale partito del centrodestra. Cosa che lascia il coordinatore regionale Isidoro Gottardo «del tutto indifferente», considerato che «è chi governa ad avere la responsabilità delle scelte. E il sindaco ha la sua visione». Il capogruppo Pdl in Consiglio comunale Everest Bertoli intanto conferma una volta di più la «contrarietà alla proposta così come oggi prospettata. La società proponente non ha fornito i chiarimenti e le garanzie richieste per sicurezza, ambiente e impatto sul nostro territorio». L’unico iscritto al Pdl che in Comune pare viaggiare sulla stessa linea di Tondo e Ciriani è Roberto Dipiazza, l’ex sindaco, il quale però in Municipio è eletto con la lista civica che porta il suo nome. E non si riconosce nel Pdl triestino.

 


Ribadito, con emendamento di Ravalico (Pd), il contenuto già inserito nelle direttive al nuovo Prg

 

Sarà altresì esclusa la costruzione sul territorio comunale di infrastrutture di trasporto, come le linee ferroviarie Av/Ac, qualora comportino impatti non sostenibili sull’ecosistema carsico e sui fenomeni carsici ipogei ed epigei». Questo passaggio compare in uno degli emendamenti, fatti propri dalla giunta e quindi divenuti parte integrante del documento, alla delibera sul parere negativo al progetto del rigassificatore di Zaule, approvata dal Consiglio comunale. «Richiama, riportandolo pari pari – chiarisce il firmatario dell’emendamento Mario Ravalico del Pd -, il testo presentato da Marino Andolina (Fds, ndr) e approvato all’interno delle direttive del nuovo Piano regolatore». Ripete e quindi rafforza il concetto. Una sorta di “mezzo altolà”, non uno stop netto.

L’emendamento di Ravalico non è sfuggito in aula, nella notte fra lunedì e martedì, al pidiellino Paolo Rovis: «Mi è sembrato inopportuno – afferma il consigliere d’opposizione -. Non c’entra nulla con il rigassificatore. È inutile specificare poi la questione del “non sostenibile” perché tutti i progetti passano per le valutazioni ambientali. Noi siamo favorevoli alla realizzazione della Tav, con le giuste cautele ovviamente».

«Non è un no alla Tav. Fermo restando che non credo la vedremo nel periodo di vigenza del nuovo Piano regolatore», si affretta a specificare il sindaco Roberto Cosolini. Che approfondisce: «Il potenziamento delle strutture ferroviarie resta per noi una priorità. Quel passaggio rinnova un principio: la valutazione dell’impatto ambientale di un’opera va fatta sempre seriamente».

Pare che all’epoca, la prima versione dell’emendamento Andolina alle direttive del nuovo Prg facesse riferimento a «impatti rilevanti sull’ecosistema carsico» invece del definitivo «impatti non sostenibili». La concertazione politica ha poi aggiustato il tiro.

L’assessore regionale a Infrastrutture e trasporti Riccardo Riccardi prende atto di quanto accaduto in Consiglio comunale e rimane prudente: «Mi riservo di leggere il documento». Per poi ripassare i contorni della vicenda Tav: «La rete dell’Alta velocità fa parte dell’elenco delle opere strategiche del governo. L’intesa sulla localizzazione è di competenza della Regione mentre i Comuni solamente partecipano alla fase istruttoria». Sulla definizione del tracciato, conferma Riccardi, «stiamo ancora lavorando», segnatamente «per renderlo meno impattante». L’assessore assicura poi che ci sarà «dialogo con i Comuni. Sull’ultima ipotesi del tracciato c’era stata la condivisione dell’allora sindaco Dipiazza». I tempi (politici) sono cambiati. In Regione c’è sempre il centrodestra al timone, in Comune guida dalla fine del maggio scorso il centrosinistra. E allora: «Sarà mia cura – promette Riccardi – approfondire il tema con Cosolini». (m.u.)

 

 

 

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