RIGASSIFICATORE: Passera insiste

Dal Piccolo

VENERDÌ, 14 DICEMBRE 2012

“Rigassificatore ora le carte”

Comune e Provincia: dopo il dietrofront Tondo riconvochi la Conferenza dei servizi

di Matteo Unterweger Verba volant, scripta manent. E siccome fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, le parole non bastano. Serve un passo formale: Comune e Provincia di Trieste, così come l’amministrazione comunale di Muggia, chiedono ora un atto, un documento che certifichi nero su bianco una posizione. Quella espressa a voce l’altro giorno, durante il convegno “Il futuro è il porto” organizzato dal Piccolo all’hotel Savoia, sul progetto del rigassificatore di Zaule dal presidente della Regione Renzo Tondo: «Ci mancherebbe che si voglia insistere su una situazione non gradita, mettiamoci una pietra sopra e che sia finita. E pensiamo al futuro di questa città». La frenata del governatore arriva col fuoco della campagna elettorale verso le regionali di primavera (nelle quali Tondo si candida per la conferma) già aperto. Contenuti molto diversi da quelli da lui stesso espressi nel maggio scorso all’assemblea di Confindustria Udine: «Sono opere da realizzare anche a costo di giocarsi una parte del consenso». In agosto i primi tentennamenti alla luce della ribadita e confermata contrarietà del territorio al progetto. Mercoledì, la svolta. «Ieri (l’altro ieri, ndr) Tondo ha spiegato che la posizione della giunta regionale è negativa rispetto al progetto del rigassificatore di Zaule – le parole del sindaco Roberto Cosolini all’indomani del convegno -. Ora gli chiediamo un pezzo di carta, un atto politico-amministrativo visto che, continua a dirlo, la sua giunta non ne ha prodotti in merito. Ora ce n’è uno unico che può togliere ogni dubbio sul fatto che non voglia prendere posizione perché in campagna elettorale – prosegue Cosolini -: dichiari nulla la Conferenza dei servizi che ha dato il via libera all’Aia (nonostante i “no” di Comune e Provincia a fronte del solo “sì” della Regione, ndr) e la riconvochi affinché si attenga ai pareri espressi, che porterebbero alla non concessione dell’autorizzazione». Adesso, infatti, la carta ufficiale nelle mani del governo è quella che certifica il passaggio dell’Autorizzazione integrata ambientale. E al ministero dello Sviluppo economico spetta la pronuncia finale sul progetto di concerto con la Regione. «Non basta rimuovere un dirigente – continua il sindaco -. Si proceda con un atto amministrativo coerente con le parole del presidente Tondo. Altrimenti magari fra cinque mesi, se rieletto, potrebbe cambiare idea di nuovo. Questa è la preoccupazione…». Sintesi finale: «Se la giunta regionale ritiene una forzatura quell’atto, se presenta un vizio formale, allora non può dare l’assenso al fatto che l’iter vada avanti. Emetta un nuovo provvedimento, di autotutela, considerato che è stato spostato il dirigente. Non vorremmo trovarci al Tar…». Ricordate le diffide inviate da amministrazione comunale e provinciale, Cosolini ha infine auspicato tempi rapidi: «Quando il nuovo atto? La giunta regionale mi risulta si riunisca ogni giovedì…». Allineata la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat: «Al di là delle dichiarazioni dal sapore di campagna elettorale, evidentemente dobbiamo ritenere non proprio quel documento positivo esibito da Gas Natural a Roma e che debba essere riconvocata la Conferenza dei servizi. Chiediamo che la Regione comunichi la sua nuova posizione al governo». E la «revoca» dell’ok all’Aia è invocata con annesso «invio al governo di un nuovo atto negativo» anche dal primo cittadino di Muggia, Nerio Nesladek, che giudica le parole di Tondo «il risultato della pressione che i vari soggetti in questi anni e anche di recente hanno esercitato sostenendo il “no” al progetto». C’è una «seconda cartuzza» che Cosolini invita Tondo a produrre e inoltrare al premier “in uscita” Mario Monti: «Poiché il presidente della Regione si è espresso per lo spostamento del Punto franco dal Porto vecchio in altra sede, lo scriva al governo nazionale, al quale aveva rimesso tutto già l’ex prefetto Giacchetti»

 

 

«La giunta regionale si esprima per il no»

TAVOLO UIL VIGILI DEL FUOCO

La Uil Vvff Fvg, promotrice del Tavolo tecnico rigassificatori Trieste, dopo le ultime dichiarazioni del presidente Tondo ha deciso di scrivere e inviare una lettera aperta, a firma di Adriano Bevilacqua del Coordinamento regionale Uil Vigili del fuoco, al presidente della Regione per ottenere una conferma diretta della volontà di «mettere una pietra sopra» al progetto dell’impianto di rigassificazione di Zaule. Nella lettera si chiede di sapere se la posizione della giunta è in direzione opposta al rigassificatore e si fa notare, nel caso, la necessità di deliberare il proprio no.

 

Il governo non cambia idea Passera: Trieste luogo ideale

Il ministro per lo Sviluppo economico sostiene che si può discutere solo su dove esattamente collocarlo. Razeto: resto favorevole ma priorità al porto

«Trieste è un luogo adatto a un rigassificatore. Si può discutere di dove esattamente» collocarlo. «Saranno le autorità locali ad aiutarci a prendere la decisione migliore», ma credo che «vada realizzato nei tempi più brevi possibili». Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ieri sera ai microfoni di Zapping 2.0 su Rai Radio1. «È importante – ha aggiunto Passera – uscire dalla tendenza a voler sempre spostare nel cortile altrui le infrastrutture che servono al Paese. Se vogliamo che il gas costi meno dobbiamo metterci in condizione di riceverlo da diverse parti». L’esponente del governo dimissionario guidato dal premier Mario Monti, insomma, tira dritto proprio ventiquattro ore dopo il cambio di rotta del presidente della Regione Renzo Tondo sul progetto di Gas Natural. A proposito, il ministro sarà stato al corrente dell’uscita del governatore? Intanto, dal versante di Confindustria, Sergio Razeto si astiene dall’esprimere giudizi sulle parole pronunciate l’altro giorno da Tondo. E lo fa perché, spiega, al convegno lui non era presente. Razeto si limita allora a ricordare una volta di più la posizione dell’associazione di cui a Trieste è presidente relativamente al progetto di Gas Natural: «In merito alla possibilità di insediamento di un impianto di rigassificazione a Zaule, Confindustria Trieste ha da tempo espresso un orientamento favorevole, in quanto ritiene tale opera strategica per il tessuto economico del territorio». Favore di base sì, ma evidentemente non da assicurare a scatola chiusa, bensì solo in presenza di una serie di garanzie: «Al contempo – approfondisce Razeto -, l’associazione ha sempre ribadito che, insieme all’attenzione all’impatto ambientale e paesaggistico e all’utilizzo di tecnologie avanzate per la sicurezza, ulteriore prerequisito fondamentale del progetto fosse la sua compatibilità con le attività logistiche e portuali presenti e future in quell’area del golfo di Trieste». Un aspetto, questo, sul quale il numero uno di Confindustria Trieste sceglie di soffermarsi qualche istante di più: «Ci riferiamo in particolare – entra nel dettaglio – alle opportunità di incremento dei traffici collegate anche alle nuove opere previste, quali la Piattaforma logistica e il terminal ro.ro., e all’annunciata crescita dei traffici del petrolio». Alla luce di tutto questo, qualora per ipotesi Confindustria dovesse trovarsi di fronte a un bivio, la scelta finale sarebbe comunque una: il Porto prima di tutto. E Razeto non ne fa mistero: «In questo contesto, per Confindustria la priorità va data allo sviluppo portuale, a condizione che gli esperti certifichino in maniera chiara e incontrovertibile l’incompatibilità con il rigassificatore». Intanto, sul messaggio «mettiamoci una pietra sopra» espresso dal presidente della Regione (e che aveva fatto seguito all’affermazione sempre di Tondo, datata lunedì scorso: «Sul rigassificatore di Trieste sono pronto ad ascoltare tutti e anche a fare eventualmente un passo indietro»), un’immediata presa di posizione da parte del proponente il progetto di Zaule non è arrivata. A ieri sera, Gas Natural non aveva risposto ai quesiti posti dal Piccolo alla luce del nuovo quadro delineatosi. Non è escluso, tuttavia, che dalla multinazionale spagnola non giunga nella giornata odierna qualche comunicazione ufficiale. Forse in terra iberica stanno prendendo tempo nell’attesa di capire se alle ultime dichiarazioni di Renzo Tondo ora seguiranno dei passi formali in Regione, proprio come richiesto (ne riferiamo qui a sinistra) dagli enti locali del territorio triestino. (m.u.)

TRIESTE: altri 4 sbirri indagati per Alina

Dal Piccolo

SABATO, 15 DICEMBRE 2012

Pagina 26 – Cronaca Trieste

Caso Alina, altri 4 agenti indagati

Sono i poliziotti dell’Ufficio immigrazione che prelevavano gli
stranieri e li rinchiudevano illegalmente

———————————————————-

di Corrado Barbacini Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta del pm
Massimo De Bortoli sull’attività dell’Ufficio stranieri della questura,
indagine scattata dal caso Alina (la donna che si era uccisa nel
commissariato di Opicina) all’interno della quale sono indagati l’ex
responsabile dell’ufficio Carlo Baffi e il suo vice Vincenzo Panasiti.
Nel mirino della Procura questa volta sono finiti quattro poliziotti
addetti alle pattuglie dello stesso ufficio immigrazione della Questura.
Sono indagati di sequestro di persona, arresto illegale e falso
ideologico. Secondo il pm De Bortoli i quattro, un sovrintendente, un
ispettore e due assistenti, avrebbero gestito i cosiddetti trasporti e
la detenzione nel commissariato di Opicina secondo modalità ritenute
fuorilegge dalla Procura. Arresti ritenuti illegali di cittadini
extracomunitari che, in attesa dell’espulsione, erano stati, così
risulta dagli accertamenti, trattenuti anche per giorni all’interno del
commissariato. Si tratta della stessa struttura all’interno della quale
si era suicidata Alina Bonar Diachuk, la giovane ucraina che in quella
tragica circostanza si era scoperto fosse stata detenuta illegalmente
dopo la scarcerazione: nello scorso mese di maggio, aveva messo fine ai
propri giorni impiccandosi in una stanza del commissariato. La
perquisizione – tenuta assolutamente riservata – è scattata l’altra
mattina in Questura. Era presente anche il pm Massimo De Bortoli. Con
lui una decina tra finanzieri e poliziotti della Procura. Negli uffici
dell’immigrazione al terzo piano della Questura sono stati sequestrati,
su ordine del magistrato, i fascicoli relativi a 21 episodi
riconducibili all’attività dei quattro poliziotti finiti nel mirino. I
quali, secondo la Procura, agivano su esplicita disposizione dell’ex
capo dell’ufficio, Carlo Baffi e del suo vice Vincenzo Panasiti. No
comment da parte della Questura. Ma un episodio, avvenuto ieri
pomeriggio, la dice lunga sullo scompiglio che la perquisizione ha
provocato. Il questore Giuseppe Padulano durante la presentazione della
mostra sui presepi, visibilmente commosso, ha interrotto il suo discorso
e dopo aver dato notizia al pubblico dell’accaduto ha detto: «Mi sento
umiliato». Ma torniamo all’inchiesta. Il ruolo del gruppo di agenti che
erano alle dirette dipendenze dei funzionari indagati, sarebbe stato
quello di pattugliare soprattutto di notte le strade cittadine alla
ricerca di stranieri extracomunitari. Che – così è emerso in 21 casi –
venivano presi e accompagnati a Opicina seppur in assenza di qualsiasi
provvedimento dell’autorità giudiziaria. Tra questi che il Codice indica
come parti offese c’è chi è stato recluso per ore e anche chi per
giorni. Nello scorso mese di ottobre lo stesso pm Massimo De Bortoli e i
suoi investigatori avevano perquisito altri uffici dell’immigrazione tra
cui quello del vice responsabile Vincenzo Panasiti. In quella
circostanza erano stati sequestrati altri 128 fascicoli. Dossier che
avevano integrato i 49 fascicoli che erano stati acquisiti nel corso
della perquisizione effettuata il 9 maggio sempre da De Bortoli e dalla
sua squadra di finanzieri e poliziotti quando era stato notificato
l’avviso di garanzia al capo dell’ufficio Carlo Baffi.

 

Dal Piccolo del 16/12/12

Scontro Questura-Procura Padulano: «Noi trasparenti»


«Non intendo commentare le parole del questore Padulano», ha detto, riferendosi in particolare alla frase «Mi sento umiliato» detta pubblicamente l’altro pomeriggio durante l’inaugurazione della mostra sui presepi. È secco e perentorio il procuratore capo Michele Dalla Costa. Poi aggiunge: «Ciascuno svolga i propri compiti. Non posso dire altro». E intanto interviene il sindacato di polizia Coisp. In un volantino si legge: «Quello che vogliamo esprimere con il cuore e l’anima è la vicinanza agli amici e colleghi dell’ufficio immigrazione». Il sindacato Sap manifesta la preoccupazione nei confronti della magistratura «dovendo constatare che almeno una parte di essa sta scegliendo una linea incomprensibilmente dura nel vaglio di un’attività che la Questura e le altre Forze di Polizia svolgono da anni alla luce del sole». di Corrado Barbacini Tre perquisizioni all’ufficio immigrazione della Questura in pochi mesi sono troppe secondo Giuseppe Padulano. L’ultima quella di giovedì in cui sono stati contestualmente indagati quattro poliziotti. Prima era toccato al vicecapo Vincenzo Panasiti e prima ancora al funzionario responsabile Carlo Baffi. Insomma, tutto l’ufficio immigrazione sotto accusa. La rabbia, ma soprattutto l’amarezza del questore Giuseppe Padulano era esplosa pubblicamente venerdì sera in occasione dell’inaugurazione della mostra sui presepi: aveva interrotto bruscamente il filo logico del suo intervento e aveva sommessamente confessato: «Mi sento umiliato». Ma la sua amarezza e il suo disagio per ciò che viene già da tempo definito come uno scontro istituzionale con la magistratura non è più un segreto. Nè in Questura nè in Procura. «Come rappresentante di un’istituzione – afferma il questore Padulano – ho il massimo rispetto per l’autorità giudiziaria. Però mi sento veramente amareggiato. Ho la consapevolezza e la certezza che si riuscirà a far capire come si sia agito sempre per adempiere un dovere nel rispetto della dignità delle persone e che si sia agito senza dolo alcuno per applicare una legislazione complicata, spesso confusa e contraddittoria, attraverso l’applicazione di una procedura che è stata condivisa da tutte le forze dell’ordine da circa 10 anni». E poi attacca: «Voglio ribadirlo con forza, siamo una Questura sana, ed in questo momento sono più che mai vicino a tutti coloro che stanno vivendo questo momento, tutti padri di famiglia, persone perbene, dipendenti fantastici sulla cui onestà intellettuale e comportamentale non dubiterò mai. Sono certo che noi non abbiamo mai “prelevato” alcun clandestino ma, in presenza di un cittadino straniero clandestino, abbiamo sempre e semplicemente applicato quanto previsto dalla legge, con l’avvio della complessa procedura di espulsione, che può durare per più giorni, prevedendo il rintraccio e il trattenimento dello straniero. Voglio ribadirlo affinché non venga disperso quel patrimonio di credibilità che tutti, agenti e funzionari hanno contribuito ad accrescere sempre più in questa città che ha molta fiducia nella Polizia perché ha compreso che essa contribuisce in maniera determinante a rendere serena la vita dei triestini, attraverso professionalità, impegno e umanità». Incalza: «Giorno dopo giorno ci assumiamo le responsabilità a favore della collettività. Siamo sempre disponibili al dialogo. Abbiamo compiuto scelte trasparenti, specie in caso di criticità e sempre nell’ottica di sinergia istituzionale. E qui punta il dito: «Quella sinergia istituzionale che avevo richiesto due anni orsono, allorquando la problematica dei rintracci, dei lunghi tempi di trattenimento degli stranieri presso gli uffici di tutte le forze dell’ordine o della sala fermati del commissariato di Opicina, era già stata rappresentata da me. Ma non vi furono significativi risultati che ci si aspetta da coloro che hanno il dovere di una buona amministrazione . In quella emblematica circostanza tutti, giudice di pace, ordinario, direttore del carcere esposero le proprie problematiche, carenze strutturali, organizzative, tutte effettive e reali, senza però giungere alla definizione di un protocollo operativo che potesse risolvere la delicata problematica. Non voglio sconti, ci mancherebbe, ma che non si paghi per carenze del sistema»

STUDENTI TRIESTE: repressione all’Oberdan (agg.20/12)

Dal piccolo del 20/12/12

Oberdan, i ragazzi rischiano di pagare i danni

Occupazione: chiusi i “processi” ma ancora niente comunicazioni ufficiali. Attese ammonizioni scritte

Un’ammonizione scritta, l’abbassamento del voto in condotta e il pagamento dei danni provocati dall’irruzione della Digos e dalla successiva pulizia degli ambienti scolastici affidata ad una ditta esterna. Non c’è ancora nulla di ufficiale, ma pare siano queste le sanzioni decise per “punire” i 32 studenti del liceo scientifico Oberdan che lo scorso 4 dicembre hanno occupato per poche ore la sede centrale di via Veronese con l’intento di effettuare alcuni piccoli lavori di tinteggiatura. L’altra sera si è conclusa la seconda tornata del “processo” che ha visto i 32 occupanti (solo quattro dei quali maggiorenni) rispondere ai Consigli di classe straordinari cui hanno preso parte preside, professori, rappresentanti degli studenti e dei genitori, e gli alunni “incriminati” (se minorenni accompagnati da genitori). «È pacifico che nella nozione di “fatti che turbino il regolare andamento della scuola” rientra l’entrare nottetempo nell’edificio, barricarsi all’interno ostruendo gli accessi con banchi, armadi, sedie e quant’altro, sigillare con catene e lucchetti le porte così impedendo l’ingresso, all’ora di inizio delle lezioni, di personale docente e non docente oltre che della maggioranza degli studenti», spiega in una nota Lorenzo Cosoli, presidente del Consiglio d’istituto dell’Oberdan. Questo dunque il motivo per cui si è deciso di sanzionare gli studenti occupanti: l’aver turbato il regolare andamento della scuola. Ma «la scuola non è un Tribunale. La scuola deve insegnare anche ad affrontare e vivere il conflitto», scrive Marco Barone, rappresentante dei Cobas scuola Trieste, che ha espresso la sua solidarietà agli occupanti. «Ma in questo processo ogni difesa è inutile: tutto era già deciso. La sanzione era già stata decisa. Si tratterà di una cosa minimale, ininfluente sul piano della valutazione, ma determinante per il precedente che si è realizzato». Tra i genitori le valutazioni variano. «È stata messa in scena una macchina assurda per giudicare i nostri figli, anche se poi ho visto più collaborazione da parte dei professori rispetto a quanto mi aspettassi». Così racconta la madre di una studentessa. «Io condivido le idee di mia figlia e sono contenta che le porti avanti. Di fronte alla negazione della scuola di poter avere tre giorni per discutere del presente e del futuro di ciò che li circonda, hanno deciso di occupare. Personalmente hanno la mia solidarietà». Molti genitori però sono ancora arrabbiati per la convocazione dei Consigli di classe straordinari. «Sì, è vero. Credo che poi dipenda da classe a classe. Non tutti i professori sono uguali… comunque attendiamo di capire quale sarà la sanzione ufficiale e soprattutto se dovremo pagare i “danni” per l’occupazione». La cifra non è stata ancora divulgata. Si parla di circa 800 euro. Riccardo Tosques

 

 

 

MARTEDI’ 18 ALLE 15 PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ FUORI DALL’OBERDAN

 

Dal Piccolo del 19/12/12

 

Studenti “sotto giudizio” Presidio al liceo Oberdan

Una sessantina tra ragazzi e professori assiepati sulla scalinata dell’entrata principale del liceo scientifico Oberdan. Lo striscione «Non ci avrete mai come volete voi» srotolato sulla ringhiera. La Digos a monitorare la situazione. Si è svolto così il presidio pacifico organizzato dagli studenti delle scuole triestine per esprimere solidarietà ai 32 “oberdanini” identificati dalle forze dell’ordine durante l’occupazione della sede centrale dell’istituto avvenuta il 4 dicembre e finiti sotto giudizio da parte dei Consigli di classe straordinari. Già prima delle 15 in via Paolo Veronese è stato una via vai di genitori al seguito dei ragazzi minorenni. Complessivamente, sui 32 identificati, solo in quattro hanno già la maggiore età. La prima tornata di quella che in molti hanno ribattezzato come «l’inquisizione scolastica» si era svolta la scorsa settimana. Ieri pomeriggio l’ultimo giro di “consultazioni” per decidere il futuro degli studenti. A fornire supporto ai ragazzi anche un manipolo di professori che hanno evidenziato all’unisono come «la repressione non sia la via ideale per raggiungere un dialogo costruttivo con i ragazzi».

 

 

 

Dal Piccolo del 15/12/12

Oberdan, via al “processo” agli occupanti

Volevano ridipingere la loro scuola, rischiano di essere sospesi. È partito il “mega processo” ai 32 studenti del liceo scientifico Oberdan identificati dalla Digos lo scorso 5 dicembre durante l’occupazione della sede centrale dell’istituto di via Veronese. Un’occupazione pacifica, contraddistinta da un unico danno alla struttura: il vetro rotto dalla Polizia per sgomberare l’edificio. Ben 28 di questi alunni – che dovranno essere giudicati dai rispettivi Consigli di classe straordinari – sono minorenni. Tra i quattro che hanno raggiunto la maggiore età il 18enne Niccolò Fragasso. Iscritto alla 5C Niccolò non passa certo inosservato. Capello lungo riccio, pizzetto incolto, parlantina sciolta. Fragasso, che coltiva tra le sue passioni il giornalino scolastico, sarà “processato” martedì. Essendo maggiorenne si difenderà da solo. «Tenterò di evidenziare come questa scelta (voluta dal Collegio docenti, ndr) di giudicare gli studenti per un’occupazione non violenta sia soltanto una pagliacciata, peraltro priva di alcun valore “educativo”: personalmente rifarei quello che ho fatto e so di non essere il solo a pensarla così», racconta Niccolò. Lo studente dell’Oberdan ci svela come venerdì siano stati organizzati i primi Consigli di classe straordinari, composti dalla preside del liceo scientifico Maria Cristina Rocco, dai professori e dal singolo studente (se minorenne accompagnato da un genitore), in cui dunque spiccano l’assenza dei rappresentanti sia degli studenti che dei genitori. «La cosa paradossale è che ci processano senza muoverci un’accusa precisa, scritta, formale: difendersi dunque è più difficile, anche perché hanno ben pensato di fare 32 sedute separate», prosegue Niccolò. Interessante capire poi il comportamento assunto dai professori. «La maggior parte di loro, al momento di pronunciarsi, ha preferito astenersi oppure votare contro gli studenti perché non condividono i nostri metodi». E i genitori? «Per ora in molti hanno difeso i propri figli e quindi l’occupazione, altri invece si sono sentiti quasi imbarazzati dalla vicenda». Ma cosa ne pensano i genitori di Niccolò? «Non sono contenti, vorrebbero che io rinunciassi agli ideali in cui credo. Mi spiace per loro, ma io vado avanti». In merito alle sanzioni comminate per ora di ufficiale pare ci sia soltanto l’ammonizione. Voci parlano poi di nota sul registro, abbassamento del voto di condotta e lettera di diffida da parte del Consiglio di classe a ripetere l’occupazione. Lo spettro della sospensione sembra definitivamente allontanato. Intanto l’Unione degli studenti lancia l’appello di un presidio in vista della seconda e ultima tornata di processi prevista per martedì: «Chiediamo che si presentino a dare man forte ai ragazzi gli studenti di tutte le scuole triestine, ma anche i genitori e chiunque voglia esprimere il proprio dissenso rispetto alle decisioni della preside e dei docenti». Riccardo Tosques

PORDENONE: volantino su Piazza Fontana

piazza_fontana_2012_pordenone

SAN QUIRINO: no al biogas

Pagina 37 – Pordenone stampa locale,
Biogas, l’impatto ambientale è un’incognita
Stefano Santarossa denuncia: «L’Ass si è detta non in grado di valutare le ricadute di questi impianti»
SAN QUIRINO Impianti a biogas e, in particolare, quello previsto a San Foca: Stefano Santarossa, presidente di Radicali friulani e capogruppo consiliare di San Quirino Cambia lancia l’allarme e afferma che nell’istruttoria «l’Ass non è in grado di valutarne l’impatto sulla salute». «Oggi – dichiara –, il consiglio comunale di San Quirino dovrà esprimersi con un sì o con un no su procedimento e istruttoria che avrebbero dovuto seguire un iter con il coinvolgimento e l’informazione della cittadinanza. Ci troviamo invece con il voto sulla convenzione che pemetterà, se approvata, la partenza ai primi di gennaio del funzionamento a regime dell’impianto con tutti i rischi connessi E’ necessario – afferma – dare il via a una mobilitazione per fermare la conclusione dei lavori di costruzione della centrale a biogas a San Foca, che servirà a produrre un megawatt di energia elettrica attraverso l’utilizzo di 20.000 tonnellate di biomasse vegetali e reflui zootecnici. La partita sulla centrale a biogas, dalla documentazione a nostra disposizione – prosegue –, mostra dati non chiari e preoccupanti». «Nell’istruttoria – fa sapere Santarossa – sono evidenti passaggi poco chiari e in un caso davvero preoccupanti. Il caso più eclatante è nella risposta dell’Ass, chiamata alla conferenza di servizi per approvare l’opera: nel parere ufficiale si dichiara che “dal punto di vista sanitario, risulta estremamente difficile, sulla base dei dati scientifici a nostra disposizione relativi a questa tipologia di impianto, riuscire a valutare l’impatto sulla salute dei cittadini”. Sono dunque fondate, le preoccupazioni dei residenti rispetto alla collocazione dell’impianto a ridosso del centro abitato di San Foca in direzione di vento prevalente e per i possibili rischi che, impianti come questo, possano determinare gravi danni alla salute d’uomo e animali». «Tutta la fretta voluta dall’amministrazione comunale – conclude il capogruppo consiliare – nasconde la preoccupazione che gli incentivi economici dall’anno prossimo si ridurranno fortemente, e pertanto senza la certezza delle super sovvenzioni, pagate, non va dimenticato, con le bollette più care d’Europa da parte dei consumatori cittadini, non vi sarà per la ditta produttrice il ricavo economico sperato. Com’è possibile che dal 23 aprile 2012, data della domanda di autorizzazione unica per la costruzione della centrale elettrica, soltanto oggi il consiglio comunale si trovi a dover affrontare questo tema e con tutte queste ombre?»

Slovenia, dilaga la rivolta sociale nelle piazze (agg.22 dic).

Aggiornamento al 22 dicembre
Qui trovate un video della manifestazione di ieri, 22.12. a Lubiana chiamata PROTESTIVAL (un gioco di parole – protesta e proslava/commemorazione della Giornata Nazionale). Come si vede nel video più di mille persone anche ieri a Lubiana a protestare di fronte al parlamento e al centro nazionale della cultura dove si svolgeva parte della commemorazione ufficiale (inaugurazione del nuovo presidente di Stato e la Giornata Nazionale).

Quando guarderete il video non abbiate paura quando un rapper canta in una canzone “sieg heil” perchè la canzone parla in realtà del fascismo in cui viviamo ogni giorno – ed è una critica del neonazifascismo.

https://www.youtube.com/embed/i2l029l6-c8

Per quanto riguarda sabato, 21. 12. alla fine c’erano 9 manifestazioni (Lubiana, Maribor, Murska Sobota, Slovenska Bistrica, Postumia, Capodistri, Lendava, Ajdovščina e Mirna Peč). La maggiorparte di un paio di centinaia di persone, tranne quella a Maribor – 1.500 – 2.000 persone e a Lubiana dove i media parlano da 6.000 fino a 10.000 persone.

Aggiornamento al 21 dicembre
Per oggi, 21. 12. sono indette almeno 7 manifestazioni per il momento:
Lubiana alle 15:00
Nova Gorica alle 16:00
Slovenska Bistrica alle 16:00
Ptuj alle 16:00
Murska Sobota alle 16:00
Maribor alle 16:30
Postojna (Postumia) alle 17:00
Per domani, 22. 12. sono gia indette due manifestazioni:
Koper (Capodistria) alle 17:00
Lubiana alle 18:00 – come contro-celebrazione, perchè allo steso tempo si terrà in centro città la celebrazione per la giornata della repubblica e per l’inagurazione del nuovo presidente della repubblica – Borut Pahor ex presidente del governo (2008-2011), parlamentare europeo e nazionale …

Riguardo ai vecchi metodi di repressione invece ieri sera (20.12) intorno le 19.00 la polizia in borghese è arrivata al centro culturale  autonomo Metelkova a Lubiana (dove c’è anche la sede dell’ @-infoshop e la libreria anarchica…) e hanno cercato di creare prove (come ben sanno fare tutti i governi) di attività violente. In altre parole, chi li ha visti ha saputo dire, che erano 6 poliziotti in borghese che stavano raggruppati intorno a due borse di plastica dalle quali hanno estratto bottiglie molotov e sanpietrini, dopo di che li hanno posizionati a terra e hanno cominciato a fotografarli. Quando una ragazza ha chiesto cosa stavano facendo hanno risposto di lasciarli in pace perchè sono investigatori della polizia.Poi è arrivata anche la polizia in uniforma e hanno portato via tutto. Sembra che gli organi della repressione vogliano creare un pretesto per agire più radicalmente contro gruppi di sinistra e contro il centro autonomo Metelkova, e anche probabilmente per usare questo pretesto per azioni piu’ repressive durante la manifestazione che si terrà oggi (21/12).
Una tattica già vista anni fa.Nel 2001 dopo Genova un gruppo di attivisti è andato ad accendere delle candele davanti all’ambasciata Italiana e la polizia dopo questo atto di protesta si è inventata una molotov inesistente. Al tempo questo fu un pretesto per la criminalizzazione del gruppo attivista che fu chiamato con un gioco di parole “Ufficio per gli interventi”.Così sono scattate le inchieste, le perquisizione di case e del Metelkova.Siccome non hanno trovato nulla e nemmeno una sede di questo Uddicio, tutta la costruzione repressiva è fallito.
In ricordo dell’ignoranza repressiva delle autorità del tempo ancora oggi in una delle due piazze del Metelkova, quella chiamata Piazza senza memoria storia, è stata innalzata una scultura sulla quale c’e’ scritto “QUi si trova la sede dell’UZI (Ufficio di intervento).
Dopo 11 pare che sia stasse messa in opera la stessa matrice.Siccome le autorità non possono trovare estremisti di sinistra )perchè ovviamente non ci sono) hanno deciso di crearli.E siccome per la prima grande manifestazione a Lubiana negli scontri erano attivi (come si è mostrato) solamente gruppi di estrema destra (neonazisti) che erano perfino pagati (per il momento di questo dettaglio il governo sembra non aver voglia di parlare più) le autorità (così sembra) hanno deciso di reprimere i gruppi più organizzati al momento che gravitano attorno al Metelkova.Come altrimenti spiegarsi queste due buste di plastica con 15 molotov e sanpietrini subito dopo qualche giorno che al Metelkova si è svolta la prima assemblea generale dei differenti gruppi e realtà per decidere come andare avanti e come creare alternative al sistema attuale. Le autorià hanno paura perchè non non ne abbiamo piu’ di loro.Vogliono dividerci attraverso tali azioni.Ma sembra che non gli vada bene visti che non sanno nemmeno fabbricare prove false.E per quanto riguarda questo governo sono le stesse persone che hanno fa hanno creato un documento che non esisteva nell’archivio di Stato e lo stesso cgoverno che un paio di mesi fa ha “perso” un migliaio di firme che servivano per indire un referendum.
E come ci si aspettava ieri, intorno a mezzanotte, i poliziotti sono tornati al Metelkova e hanno identificato tutte le persone che in quel momento erano in uno dei club – cosa mai successa prima- almeno in questo modo.

 

Aggiornamento 19 dicembre

Ieri, 18. 12. protesta a Piran
Oggi, 19. 12. protesta di studenti e professori a Lubiana, tutto il giorno si terranno lezioni nelle piazze.
Oggi anche una manifestazione alle 15:00 a Trebnje (piccola città con un paio di migliaia di abitanti, dove c’era già stata una manifestazione giorni fa).

Per il 21. 12. per il momento manifestazioni indette a Lubiana alle 15:00 in piazza del Congresso e a Maribor alle 16:30 in piazza Leon Štukelj (vicino alla piazza della Libertà).
Per il 22. 12. è indetta una manifestazione a Koper/Capodistria alle 17:00 in piazza Tito (di fronte allo stabile del comune).

Ieri, 18. 12. a Maribor, dopo la pressione della gente che all’ ultima protesta ha detto che tutti i consigleri del comune se ne devono andare dal consiglio del comune di Maribor entro questo giovedi alle 15:00, quattro consiglieri hanno deciso di dare le dimissioni. Cosi sono già 5 in tutto i consiglieri che se ne sono andati per il momento (in tutto sono 45 i consiglieri il che vuole dire che in tutto devono andarsene 23 e il consiglio dovrà dissolversi).
Il sindaco dal altro lato ha deciso di andarsene il 31. 12. anche se la gente gli ha mandato l’ultimatum per questo giovedì alle 15:00.

RIGASSIFICATORE: nuova VIA, si riparte da zero

dal Piccolo

GIOVEDÌ, 20 DICEMBRE 2012

Clini: stop al rigassificatore

Il ministro fa ripartire la procedura di Via. «Ma un impianto in Alto Adriatico è strategico»

di Matteo Unterweger «Non possiamo fare finta di niente. Il tema non è l’impianto, ma il rapporto fra rigassificatore e porto. Servono degli approfondimenti». Perché quella Via rilasciata più di tre anni fa nel luglio 2009, per il progetto di Gas Natural per l’insediamento nella baia di Zaule va «riconsiderata» e il parere finale «può cambiare». Corrado Clini certifica la frenata che già aveva fatto intendere otto giorni prima. Dichiarazioni ma anche atti: il ministro dell’Ambiente ha infatti disposto la riapertura della procedura sulla Valutazione di impatto ambientale (Via), per un «supplemento di istruttoria». Lo mette nero su bianco una nota ufficiale del ministero diramata nel pomeriggio di ieri. Uno stop il cui primo effetto sarà presumibilmente quello di dilatare le tempistiche dell’iter, rendendo improbabile la convocazione a gennaio della riunione per la concessione dell’autorizzazione unica alla società proponente. Una decisione, quella di Clini, che trae origine dai dati aggiornati sull’attualità e sugli sviluppi futuri dell’attività del porto di Trieste, inviati a Roma dalla presidente dell’Autorità portuale Marina Monassi. Dati e numeri che, annota Clini, cambiano lo scenario delineato nella documentazione risalente all’avvio dell’iter. Monassi nella sua recente missiva aveva «messo in evidenza possibili conflitti – si legge nel comunicato del ministro – fra la localizzazione dell’impianto di Zaule, il traffico marittimo e lo sviluppo futuro» dello scalo. «Il supplemento di istruttoria – puntualizza il ministero – deve tenere conto anche della Valutazione ambientale strategica (Vas) del Piano regolatore portuale di Trieste, ancora in corso» e, per l’appunto, di tutte le limitazioni che la presenza del rigassificatore potrebbe determinare per i traffici portuali. Le integrazioni, peraltro, sono state disposte da Clini anche per il progetto di un rigassificatore offshore, al largo del golfo, presentato da Endesa, la cui procedura di Via è in essere e nella quale va tenuto conto dei «vincoli derivanti dalle regole di Imo – International maritime organization, che impongono la creazione di una vasta zona di rispetto, con riflessi sulle acque territoriali della Slovenia». Il ministro – con una lettera ufficiale – ha chiesto nei giorni scorsi a Regione, Comune, Provincia e Autorità portuale di inoltrare a Roma ogni possibile ulteriore osservazione e informazione. «Vorrei evitare – ha approfondito Clini in serata – di assumermi la responsabilità di dare un via libera, per scoprire poi che quell’impianto sarebbe stato meglio non costruirlo. Serve un’etica delle responsabilità. Gli enti dunque si esprimano, dicendo se e cosa preferiscono». Risposte note in quasi tutti i casi, con la Regione unico punto interrogativo, dopo l’ormai nota «pietra sopra» di Tondo e in attesa dei pronunciamenti della giunta. «Vogliamo capire se i nuovi elementi acquisiti possano andare a modificare la situazione – ha continuato Clini -. E anche soluzioni alternative all’ubicazione proposta devono essere inserite nella documentazione». Confermando la linea del governo («Gli impianti di rigassificazione dell’Alto Adriatico sono strategici per l’Italia»), il ministro ha osservato come debbano essere superate «le criticità emerse», anche quelle sollevate dalla Slovenia. E sul tema dell’approvvigionamento del gas è in programma in gennaio «con la partecipazione della Commissione europea» il vertice fra Italia, Slovenia e Croazia

 

 

Lubiana contraria a qualsiasi progetto nel golfo di Trieste

pronunciamento del parlamento sloveno

Un secco no ai rigassificatori nel golfo di Trieste. Il Comitato esteri del Parlamento sloveno, riunito ieri a porte chiuse, ha ribadito la posizione di Lubiana sulla costruzione dei terminal: contrari a Zaule, contrari all’impianto off shore. «Abbiamo voluto dare un chiaro segnale all’opinione pubblica slovena, italiana ed europea», ha dichiarato al termine della seduta il presidente del Comitato Jozef Horvat. Il Comitato ha espresso anche il pieno appoggio al governo sloveno, affinché «adotti tutti i mezzi giuridici necessari» per impedire la costruzione dei rigassificatori, ma Horvat, così come i ministri dell’Ambiente Franc Bogovic e degli Esteri Karl Erjavec, entrambi presenti alla riunione, non ha voluto precisare se questo significa anche una denuncia formale della Slovenia contro l’Italia in sede di Commissione e Corte europea. «Continuiamo a dialogare con Roma», ha spiegato il capodiplomazia sloveno Erjavec . Convinto delle ragioni slovene, ma anche della necessità del dialogo, pure il ministro sloveno dell’agricoltura e dell’ambiente Franc Bogovic, soddisfatto della disponibilità dichiarata dal ministro italiano Clini a riaprire il discorso sulla Valutazione di impatto ambientale. Franco Babich

 

Tondo: primo obiettivo è il futuro del porto

Il presidente della Regione: «Le osservazioni dell’Authority non potevano essere ignorate». Il sindaco Cosolini: «Adesso ribadiremo il nostro “no”»

Tutela del porto prima di tutto. Renzo Tondo annota le disposizioni del ministro Clini per il supplemento di istruttoria sulla Via del progetto del rigassificatore di Zaule (e per ulteriori approfondimenti anche in merito alla procedura inerente la proposta del terminale offshore) e vi si ritrova: «È una notizia rilevante – esordisce il presidente della Regione -. Le recenti osservazioni dell’Autorità portuale, che chiamano in causa il traffico presente e futuro del porto, non potevano essere ignorate. Noi – prosegue Tondo – le abbiamo ascoltate e così pure sta facendo il ministero. Il futuro del porto è il futuro della città, elemento imprescindibile per qualsiasi valutazione sul tema». Quasi un anticipo delle considerazioni politiche sulla questione rigassificatore che il governatore porterà domani, come annunciato (partendo dal «mettiamoci una pietra sopra» del discorso di otto giorni fa all’hotel Savoia), all’attenzione della sua giunta e sulle quali poi l’esecutivo si esprimerà. Chiarendo dunque le intenzioni della Regione rispetto alla richiesta di annullamento della contestata Conferenza dei servizi del 22 novembre scorso – in cui venne dato l’ok all’Aia nonostante i pareri contrari di Comune e Provincia – e di riconvocazione della stessa piovute dalle amministrazioni comunali e provinciali di Trieste e dal Municipio di Muggia nei giorni scorsi. «È un bene che sia arrivata questa risposta – parte dal canto suo Roberto Cosolini -. Le ricadute sulle movimentazioni portuali vanno valutate. E così le previsioni contenute nel Piano regolatore portuale, che gira da anni con il suo iter al ministero dell’Ambiente. Mi pare che la posizione del ministro Clini sia coerente». Il sindaco prende quindi atto della decisione romana, preannunciando: «Di fronte alla richiesta del ministro ribadiremo la nostra posizione». Cioè quella di un “no” sancito più volte dal Consiglio comunale, l’ultima proprio lo scorso lunedì in aula. E su quelle «soluzioni alternative» che il ministro ha chiesto di inserire nella documentazione, Cosolini osserva: «Il proponente fino a oggi insiste su un sito. Se qualcuno dovesse prendere l’iniziativa, organizzando un tavolo anche assieme a Croazia e Slovenia per valutare una localizzazione idonea a dare modo di soddisfare un’esigenza energetica di tutto un territorio, questo sarebbe un passo avanti. L’avevo proposto tre anni fa, quando ancora ero segretario provinciale del Pd…». Sorride («è chiaro che a questo punto si tratta di un approfondimento che fa ben sperare») ma non si illude Maria Teresa Bassa Poropat: «Ora deve esserci però un dialogo nel governo, fra i ministri Clini e Passera, considerato che quest’ultimo sostiene che il rigassificatore si debba fare qui a Trieste. Spero – è l’auspicio della presidente della Provincia – che Clini gli trasferisca le sue preoccupazioni». Motivi di apprensione da tempo evidenziati dall’ente di palazzo Galatti: «Nelle nostre osservazioni – aggiunge Bassa Poropat – avevamo inserito i rischi per lo sviluppo portuale, per noi un elemento cardine. E a Roma avevamo fatto notare i vizi procedurali sull’Aia». La numero uno della Provincia si sposta così sull’esito della Conferenza dei servizi di un mese fa, andando a punzecchiare Tondo: «Mi pare un elemento insolito e strano che la Regione non riconvochi la Conferenza dei servizi. Le annunciate valutazioni del governatore? Qui bisogna convocare…». Da Muggia giunge infine tutta la soddisfazione del sindaco Nerio Nesladek: «Un passo in linea con quanto già dichiarato dal ministro. Siamo fiduciosi che riusciremo a far emergere tutti i deficit del progetto del rigassificatore di Zaule. E se la Via sarà fatta come va fatta, con serietà e competenza, sono convinto che le ragioni “contro” prevarranno». (m.u.)

 

PROTESTA IN VIA DEL TEATRO ROMANO

Un’altra manifestazione di protesta contro il rigassificatore di Gas Natural si svolgerà questo pomeriggio alle 18 in via del Teatro Romano organizzata dai Vigili del fuoco della Uil e alla quale aderiscono anche il comitato “Trieste gasata” e il Circolo verdeazzurro di Legambiente che invitano cittadini e partiti a parteciparvi. Sono previsti interventi tecnici di studiosi e di rappresentanti di associazioni oltre a un monologo dell’attore Flavio Furian.

 

Striscione sul vecchio balcone del Germinal

Questa mattina un compagno si è accorto che anonimi hanno appeso uno striscione sul balcone della vecchia sede del Gruppo Anarchico Germinal in via Mazzini 11.

mazzini11_20_12_12

 

Negata la piazza all’Arcigay a Trieste

Dal Piccolo

VENERDÌ, 21 DICEMBRE 2012

Pagina 27 – Cronaca Trieste

Arcigay: proibito manifestare davanti alla Curia

Con grande amarezza dobbiamo comunicare che la Questura di Trieste ci ha negato il diritto di manifestare oggi sotto la Curia contro le dichiarazioni omofobe del papa. È già la seconda volte nell’arco di un mese che ci spostano una nostra manifestazione senza alcun margine di trattativa. Non accettiamo il compromesso di manifestare in un’altra piazza, sarebbe un ulteriore schiaffo alla nostra dignità, dopo le gravi affermazioni del massimo rappresentante della Chiesa cattolica, nei confronti delle famiglie omosessuali. La nostra manifestazione aveva senso davanti a quel palazzo del potere ecclesiastico, che, spiace constatarlo, è in grado di condizionare la vita democratica della nostra città. La motivazione ufficiale della Questura è che potremmo causare turbative dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il movimento omosessuale in Italia, come nel resto del mondo, ha sempre manifestato pacificamente: e così volevamo fare, ma ci viene impedito. Domani non ci sarà alcuna manifestazione in Cavana e in nessun altro luogo della città; non potremo esprimere la nostra indignazione per quanto ci è stato detto, non potremo esercitare quel diritto fondamentale della democrazia, che consiste nella critica e nella manifestazione pacifica del proprio pensiero. In Italia noi omosessuali siamo senza diritti, non tutelati come singoli e come coppie, ed ora ci tolgono anche il diritto di manifestare. Indetta una conferenza-stampa alle 14.30 al caffè Verdi.

Report, foto e rassegna stampa del 21 dicembre a Lubiana

Un’altra grande manifestazione ha attraversato oggi la capitale della Slovenia, in contemporanea con molte altre citta´ del paese. Due diversi concentramenti nel pomeriggio si sono poi ritrovati davanti al Parlamento completamente blindato da transenne e polizia in tenuta antisommossa (nota di colore: di cui alcuni con addosso un garofano rosso simbolo della protesta). Con le debite proporzioni la scena assomiglia molto alle immagini del parlamento blindato di Atene durante le manifestazioni di questo ultimo anno. Varie migliaia di persone in piazza, fra le 6 e le 8000, forse di piu´. I compagni e le compagne anarchiche della FAO (federazione per l´organizzazione anarchica) si sono ritrovati nella Piazza del congresso dove hanno formato un blocco anticapitalista con bandiere anarchiche e striscioni (quello piu´ grande recitava “riprendiamoci il futuro, nessuno ci rappresenta”) che forte di almeno 300 persone -molte delle quali non anarchiche- si e´ diretto verso il parlamento. Qui la grande folla ha stazionato per tutto il pomeriggio di fronte alle transenne con cori, slogan, cartelli e striscioni contro il governo e il parlamento: che se ne vadano tutti! era lo slogan unificante dei manifestanti di tutte le eta´.

Dopo oltre un´ora di attesa di fronte alle transenne il blocco anticapitalista e´ ripartito per un corteo selvaggio in giro per la citta´ al grido di “riprendiamoci le strade”, portandosi dietro almeno 400 persone, che per tutto il percorso hanno urlato costantemente slogan anticapitalisti e per la rivoluzione. Nelle strade molte persone sostenevano e applaudivano i compagni e le compagne. Dopo una breve pausa sotto la sede della banca nazionale slovena il blocco e´ rientrato nella piazza del parlamento fra gli applausi degli altri manifestanti che urlavano assieme a noi slogan contro il presidente Jansa.

A quel punto il blocco si e´ sciolto e ci si e´ ritrovati nella sede dei compagni per bere e stare assieme e discutere della giornata e organizzare avanti le lotte.

 

Due compagni del Gruppo Anarchico Germinal di Trieste

VIDEO DEL BLOCCO

FOTO DEL BLOCCO

FOTO DEL BLOCCO 2

FOTO DEL BLOCCO 3

ALCUNE FOTO DELLA PIAZZA

 

Dal Piccolo del 22/12/12

Lubiana in piazza, garofani alla polizia

di Mauro Manzin INVIATO A LUBIANA Babbo Natale ha portato a Lubiana un sacco pieno di garofani che le donne ieri sera hanno gettato addosso ai poliziotti in assetto anti-sommossa che presidiavano il Parlamento. In Slovenia è l’anniversario del plebiscito con cui si sancì l’indipendenza dalla ex Jugoslavia. Oggi la gente lo celebra scendendo in piazza per protestare contro il governo, i deputati e le istituzioni. E’ la gente della Rivolta dei fiori, la gente che guadagna 600 euro al mese e non ce la fa più. Ieri sera erano in 10mila in Trg Republike, nella capitale, a urlare la propria rabbia in faccia ai palazzi del potere. Poche ore prima la polizia ha sequestrato a Lubiana e in altre città 15 “molotov” e sassi, destinati – secondo le autorità – a essere usati durante le manifestazioni. Un popolo autoconvocato con il tam tam di facebook. Di fronte a loro un migliaio di poliziotti dell’unità “Bestie Ninja”. Infreddoliti con le visiere dei caschi bagnate da una pioggerellina ghiacciata. Sul petto, accanto al manganello, un garofano o un rametto d’ulivo. Fanno paura, ma forse hanno più paura loro dei manifestanti, loro che portano a casa 400 euro al mese e vivono sotto la soglia di povertà. In faccia al Parlamento uno striscione “urla”: «Ci riprenderemo il nostro futuro». Altri chiedono di restituire al popolo la sua primavera. Ci sono i reduci della guerra d’indipendenza con le bandiere slovene listate a lutto. Ci sono famiglie con i bambini, coppie di pensionati, femministe arrabbiate che urlano la loro rabbia in faccia ai poliziotti. Ci sono bandiere anarchiche e bandiere dell’ex Unione sovietica. Bustine di partigiano in testa molti anziani rivendicavano il proprio onore mutilato, a loro dire, da uno Stato infingardo e ladro. Un uomo vestito da giraffa porta in mano un cartello con su scritto: «Le vostre dita sono più lunghe del mio collo». E poi un maiale di cartapesta a raffigurare i deputati. Le vuvuzelas fanno un chiasso infernale, assieme a fischietti e tamburi. Gli operai girdano: «Restituiteci le nostre fabbriche, vogliamo lavorare». Improvvisamente, dal nulla, sbuca un enorme sanpietrino di plastica gonfiato e la gente se lo passa sulle proprie teste come fosse un pallone. «Noi siamo lo Stato» si grida. E’ una sorta di dittatura del proletariato che si insinua tra il malessere della gente al tramonto del capitalismo. Gli “arrabbiati” voltano le spalle alla sede della Nova Ljubljanska Banka. Sull’ingresso dell’istituto di credito è stato attaccato un cartello: «Banchieri siete finiti», recita. Le femministe sono inviperite. «Donne in prima linea», strepitano dagli altoparlanti e fronteggiano il cordone di polizia. «Gotovi», «gotovi», siete finiti, siete finiti, scandisce la massa che ondeggia contro le transenne. Tra gli “arrabbiati” spunta la figura di Franco Juri, ex ambasciatore in Spagna, ex sottosegretario di Stato ed ex deputato, uno dei leader del partito Zares che non ha deputati in questa legislatura. Insomma un uomo delle istituzioni. E che ci fa qui in mezzo? «Protesto contro il governo – dice – bisogna identificare il bersaglio della protesta, l’antipolitica finisce col favorire chi gestisce il potere» e si immerge nel popolo degli “arrabbiati”, che urla gli slogan della rivolta, che balla e agita i pugni chiusi verso il cielo. La notte cala su Lubiana. La polizia accende i gruppi elettrogeni per meglio osservare i manifestanti. La pioggia gelata continua a cadere. Arriva un gruppo con degli enormi cartelli azzurri che invocano una Goli Otok slovena (l’isola del Quarnero dove Tito imprigionava i nemici del popolo) e chiedono al premier Jansa che cosa venderà dopo che avrò venduto tutto. Momenti di tensione. I poliziotti serrano i ranghi e con gli scudi si avvicinano alle transenne. E su di loro piove un’altra scarica di fiori. Un agente saluta un bambino e pensa ai suoi figli che lo aspettano a casa per festeggiare il Natale. Una coppia di fidanzati si bacia ignara della folla che li circonda. Due anziani commentano: «Inutile ,quelli lì (governo e deputati) non si schiodano di fronte a 10mila incazzati, ce ne vorrebbero 200-300mila». «Non importa – risponde l’amico – l’importante è cominciare».