Torino. No Tav occupano sala vip della Freccia Rossa. Foto
Torino e cintura. Sarà dura
Lunedì 15 febbraio. Per oltre due ore e mezza un gruppo di No Tav ha
simbolicamente occupato, incatenandosi, la sala vip della Freccia Rossa,
alla stazione di Torino Porta Nuova.
Foto a quest’indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/7551
Altri No Tav, inizialmente pochi poi sempre più man mano che il tam tam No
Tav diffondeva la notizia, distribuivano volantini, e facevano comizi
volanti con un piccolo megafono. Forte la solidarietà di viaggiatori e
lavoratori delle ferrovie che si sono uniti ai cori, hanno chiesto
informazioni, e, in qualche caso si sono uniti alla protesta. Alla polizia
ferroviaria, subito arrivata sul posto, si è aggiunto un folto gruppo di
Digos e, infine, anche la celere in assetto antisommossa.
Intorno alle 20, subito dopo l’arrivo del Frecciarossa, i No Tav pongono
fine all’occupazione, e, in corteo - alla testa i quattro occupanti ancora
incatenati tra di loro – provano a uscire dall’ingresso principale. La
polizia ha intanto bloccato – a tutti, viaggiatori compresi – l’uscita
principale e l’accesso ai binari. I No Tav procedono lo stesso, fanno
qualche giravolta davanti a quelli dell’antisommossa con casco e
manganello levati. Molti presenti gridano indignati per il blocco. Ma c’è
poco da fare: il treno crociato li rende furiosi come tori e i poliziotti
vogliono caricare. I No Tav si esibiscono in un paio di eleganti veroniche
e poi escono da via Sacchi. Il grido No Tav fa vibrare l’atrio della
Stazione.
Alla stazione di Torino Porta Nuova ci sono viaggiatori di serie A e
viaggiatori di serie B. Per i primi – quelli che prendono il costosissimo
treno ad alta velocità – c’è una biglietteria riservata con tanto di sala
d’aspetto con divanetti rossi. Per gli altri le code in piedi nella
biglietteria dei tuttiquanti. È il viaggio all’epoca del Tav, un’opera
pagata da tutti ma riservata ai pochi che se la possono permettere. Per
gli altri restano i treni pericolosi, sporchi, sempre in ritardo di un
sistema ferroviario che non bada a chi, ogni giorno, viaggia per lavoro o
per studio.
La propaganda per il Tav sostiene che chi si oppone bada solo al giardino
di casa propria senza farsi gli interessi generali, rappresentati dalle
grandi opere. Opere inutili, dannose, pagate con i soldi sottratti ai
servizi per le persone.
Da ormai 20 anni, invece, i No Tav si battono per treni sicuri, puliti, a
basso prezzo per tutti.
Un’utopia sovversiva in un paese dove conta solo il profitto. Costi quel
che costi. Dove pochi lucrano sulla vita dei più. Dove la nuova linea tra
Torino e Lyon la vogliono imporre con le armi.
Sotto il volantino distribuito durante la protesta dei No Tav.
Treni sicuri a basso prezzo per tutti
No Tav No Trivelle
Da un mese i No Tav - migliaia di persone da Torino alla Val Susa – hanno
dato vita a presidi, bloccato treni e autostrade, fatto informazione e
contrastato i sondaggi per la nuova linea ad alta velocità tra
Torino/Lyon. Al corteo del 23 gennaio a Susa hanno partecipato 40.000
persone.
Le trivelle le hanno piazzate di notte, impiegando centinaia di uomini in
armi. Ogni volta hanno incontrato resistenza.
I media hanno gridato vittoria ma in valle come a Torino abbiamo
dimostrato che le uniche ragioni dei si tav sono quelle della forza e, con
la forza bruta, la militarizzazione di intere città e paesi, l’imposizione
con blindati e manganelli, non faranno molta strada.
Se per fare un buchetto devono impiegare 1000 uomini in armi gli servirà
l’esercito per impiantare i primi cantieri.
Quattro anni sono bastati ad incrinare il fronte istituzionale, dove le
sirene del potere, del denaro e del prestigio suonano più forti, ma non
hanno intaccato un movimento consapevole che velocità, crescita, progresso
sono miti utili solo ad aumentare i profitti di chi, ogni giorno, lucra
sulle nostre vite, portandosi via la vita e la salute di chi, per campare,
deve lavorare.
I No Tav sanno mettere insieme l’autogestione delle lotte, le assemblee
che discutono e decidono con l’azione diretta, senza deleghe.
Il Tav – Treno ad alta velocità - è un opera inutile, dannosa, distruttiva.
Un’opera che ha già devastato mezza Italia. Ovunque inquinamento del
suolo, rumore insopportabile, perdita di fonti idriche, distruzione
irreversibile dell’ambiente, case abbattute, città spezzate in due da
muraglioni.
Ogni chilometro di linea costruita in Italia è costato la vita ad un
lavoratore.
Una montagna di soldi pubblici sono stati sottratti ai treni per chi
lavora, alle scuole per i nostri figli, ad una sanità decente per tutti.
Ha guadagnato chi costruisce, la lobby del cemento e del tondino, amici e
destra come a sinistra, abbiamo perso noi tutti.
Molti credono che il TAV sia solo un affare valsusino ma sbagliano. Il Tav
attraverserà la città, taglierà in due la tangenziale, demolirà case. Ci
aspettano decenni di cantieri e di disagi, per far guadagnare i soliti
noti.
Cagnardi, l’architetto che ha preparato il progetto per Torino, chiama
birilli le case da tirare giù. Nei “birilli” che il Tav incontrerà sulla
sua strada, ci abita gente che magari ha fatto fatica a mettere insieme i
soldi per una casa che verrà espropriata a basso costo. Quelli cui la casa
non la tireranno giù, il Tav se lo vedranno (e sentiranno) sfrecciare
sotto il naso.
Ma a noi, alla nostra vita, serve tutto questo?
I dati, confermati anche dai tecnici governativi, dicono di no. Una linea
che collega Torino alla Francia c’è già ed è sotto utilizzata: ogni giorno
ci passano 78 treni e ne potrebbero passare 210 prima che la linea si
saturi.
In questi anni viaggiare in treno, per chi lavora e per chi studia, è
diventato sempre più pericoloso, disagevole, costoso. La drastica
riduzione del personale si è tradotta in diminuzione della sicurezza,
della pulizia, della puntualità. Ma il biglietto è aumentato anno dopo
anno. Tragedie come quella di Viareggio si sarebbero potute evitare, ma i
soldi pubblici sono stati spesi per la Freccia Rossa, per il trasporto di
elite. A Torino Porta Nuova quelli del supertreno hanno una biglietteria e
una sala d’aspetto riservate. Per gli altri carrozze sporche, in ritardo,
poco sicure.
Nel 2005 le barricate hanno fermato il Tav: i politici gli hanno riaperto
la strada.
Fermarli è possibile. Tocca a ciascuno di noi farlo.
No Tav Autogestione – Torino
notav_autogestione@yahoo.it – 338 6594361
TORINO:No Tav occupano sala vip della Freccia Rossa
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
DISASTRI, idro-geo-politici
Marzo 17th, 2017 — Disastri vari, General
Repubblica 17 febbraio
Frane, a rischio sette comuni su dieci
“Quattro miliardi per salvare l’Italia”
In 50 anni mezzo milione di smottamenti.
I tecnici: troppo cemento e i mutamenti climatici provocano sempre più danni.
Il piano dell’associazione nazionale bonifiche di A. CIANCIULLO / Commenta
Calabria, Maierato paese fantasma / FOTO
Repubblica 16 febbraio 2010
La frana minaccia il paese terrorizzato
Evacuate duemila persone in Calabria
VIDEO – LA MONTAGNA PRECIPITA SULLE CASE
Anche a San Fratello la gente costretta alla fuga
UDINE: comunicato del mov.studentesco contro razzismo e omofobia
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
NO AL FASCISMO E ALL’OMOFOBIA
Il 27 gennaio del 1945 il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche: una data scelta come Giorno della Memoria dalla legge italiana per ricordare la Shoah ebraica, ma anche dei Rom, degli omosessuali e dei dissidenti politici. A noi ricorda la dittatura nazi-fascista che solo 60 anni fa ha imposto, tra intrallazzi politici e olio di ricino, il suo regime repressivo e razzista alla nostra società. Vogliamo ricordare che il primo nucleo si è sviluppato nella paura di molti ed è cresciuto nell’indifferenza degli altri, portando alle disastrose conseguenze che tutti noi conosciamo. Purtroppo oggi noi udinesi, studenti ma non solo, constatiamo che nella storia si hanno cicli e ricicli: non è la prima volta negli ultimi anni che denunciamo pestaggi, presenze e propaganda neofascista.
UDINE: comunicato del mov.studentesco contro razzismo e omofobia
Marzo 17th, 2017 — General, Storia ed attualità
NO AL FASCISMO E ALL’OMOFOBIA
Il 27 gennaio del 1945 il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche: una data scelta come Giorno della Memoria dalla legge italiana per ricordare la Shoah ebraica, ma anche dei Rom, degli omosessuali e dei dissidenti politici. A noi ricorda la dittatura nazi-fascista che solo 60 anni fa ha imposto, tra intrallazzi politici e olio di ricino, il suo regime repressivo e razzista alla nostra società. Vogliamo ricordare che il primo nucleo si è sviluppato nella paura di molti ed è cresciuto nell’indifferenza degli altri, portando alle disastrose conseguenze che tutti noi conosciamo. Purtroppo oggi noi udinesi, studenti ma non solo, constatiamo che nella storia si hanno cicli e ricicli: non è la prima volta negli ultimi anni che denunciamo pestaggi, presenze e propaganda neofascista. Da qualche settimana in particolare sono apparse scritte in tutta la città (primariamente la zone dell’ex birreria Dormish e il centro studi),
inneggianti a ideali e dittature che non dovrebbero avere alcuno spazio nella società, né al di fuori di essa: svastiche, celtiche, scritte fasciste. Queste sono state firmate da Forza Nuova (stessa firma apparsa poco distante dalla loro sede in allegato alla scritta “25 aprile lutto nazionale”). Negli stessi luoghi sono apparsi volantini di Casa Pound, di Lotta Studentesca e del centro UtinUm et Patria, tutte organizzazioni che si rifanno direttamente al ventennio fascista, senza contare i manifesti negazionisti che proprio durante la settimana della memoria sono puntualmente comparsi nella zona del centro studi. Come se non bastasse, proprio in questi giorni si è diffusa la notizia dell’aggressione omofoba a Enrico Pizza e al suo compagno, l’ennesimo atto di intolleranza e odio per il diverso che ha raggiunto livelli agghiaccianti. L’aggressione, seguita dalla denuncia di Pizza contro ignoti, è stata immediatamente accompagnata da un’ulteriore serie di scritte ed insulti comparsi in tutta la città, offese ai danni degli omosessuali e di Pizza stesso. Denunciamo che tutto questo si sta svolgendo qui e cresce nell’indifferenza dei più, così come nella complicità delle istituzioni, che dovrebbero vigilare e prevenire invece di ignorare come stanno facendo. Più volte sono stati portati all’attenzione dei presìdi questi fatti, ma nessuno si è fatto carico delle denunce ne ha provveduto alla cancellazione delle suddette. Noi pensiamo come fondamentali valori quali libertà, rispetto del prossimo, integrazione e garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo parte di una società.
Movimento Studentesco – Udine
studentiudine.org
studentiudine@inventati.org
OTTOMILA FIRME contro l’elettrodotto
Marzo 17th, 2017 — Elettrodotti, General
Messaggero Veneto

MERCOLEDÌ, 17 FEBBRAIO 2010 Pagina 8 – Udine
Continua la protesta contro il progetto di Terna. Il portavoce Tibaldi: il Friuli è autosufficiente, l’energia servirebbe al Veneto
Elettrodotto aereo: 8 mila firme dei contrari
Il comitato le consegnerà al presidente del consiglio regionale Ballaman
di CRISTIAN RIGO
UDINE. Sono più di 8 mila le firme che il comitato per la vita del Friuli rurale presenterà al presidente del Consiglio regionale Edouard Ballaman per chiedere l’interramento dell’elettrodotto Redipuglia – Udine ovest e la sospensione dell’iter autorizzativo del progetto di Terna che invece prevede la realizzazione di un elettrodotto aereo con 117 nuovi tralicci.
«Dopo le parole – dice il portavoce del comitato Aldevis Tibaldi – vogliamo i fatti. Per cui ci aspettiamo che la Regione si faccia sentire al Ministero imponendo lo stop al piano di Terna». Un piano che a detta di Tibaldi servirà soprattutto a portare energia nel vicino Veneto. «Nel 2008 in Fvg è stato prodotto il 97% dell’elettricità poi consumata nella nostra regione – sottolinea Tibaldi – in Veneto questa percentuale oscilla intorno al 50%. Facile immaginare quindi che questo elettrodotto non servirà soltanto a mettere in sicurezza la nostra linea elettrica».
Il comitato insomma continua la sua battaglia. E non si fida né del progetto presentato da Terna, né dell’impegno assunto dal presidente della Regione Renzo Tondo che nel suo intervento poi votato da tutta la maggioranza in Consiglio regionale ha assicurato che farà tutto il possibile per la soluzione interrata e se non sarà possibile lavorà per una parziale soluzione interrata. Se nemmeno quella sarà possibile il presidente si è impegnato a cercare di «migliorare la soluzione aerea sfruttando gli assi viari esistenti». Ma per il comitato i “se” pronunciati da Tondo sono troppi. Così come sono troppi i dubbi sul progetto di Terna. «Mi domando – spiega Tibaldi – su cosa si basi il presunto risparmio energetico che dovrebbe consentire una riduzione della produzione di anidride carbonica di ben 12 mila tonnellate. E soprattutto mi domando se questo risparmio non si avrebbe ugualmente anche con la linea interrata. Terna evidenzia che a fronte di 117 nuovi tralicci ne sarebbero abbattuti circa 1.200, ma perché non ha inserito la demolizione nel progetto al vaglio del Ministero? E in ogni caso con la linea interrata i tralicci demoliti sarebbero gli stessi. Ma la cosa più incredibile – sostiene Tibaldi – è che per la prima volta Terna ha spiegato che la mega centrale di Torviscosa non è in grado di trasmettere tutta l’energia prodotta, tant’è che ogni anno andrebbe sprecata la bellezza di quarantadue milioni di euro. Ma perché nel progetto di Terna non se ne parla? La verità è che Terna sta collezionando autogol nel tentativo di convincerci a realizzare un’opera impattante per l’ambiente e di cui il Friuli non ha bisogno».

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Un po’ di memoria storica sulla questione della centrale
e della Via integrata centrale-elettrodotto
da www.ecologiasociale.org
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Centrali a Turbogas
a Torviscosa e in Friuli | Homepage | Centrali in Friuli | Industria in Friuli | Ecoportale | Energia |
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Scheda Torviscosa:
la “città-fabbrica”
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Rassegna stampa
Torviscosa
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Rassegna stampa
Regione
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NO TAV/ Val di Susa: gravissimi pestaggi della Polizia, grave un manifestante
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Corriere 17 febbraio Val di Susa: un «No Tav» manganellato è grave
ANARCHISMO/ «Siamo contrari a tutte le religioni»
Marzo 17th, 2017 — General, Storia
> Volantino < distribuito all’iniziativa ai Colonos
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Messaggero Veneto GIOVEDÌ, 18 FEBBRAIO 2010
In una lettera agli organizzatori di “In file” annuncia il ritiro dall’appuntamento di domani. «Siamo contrari a tutte le religioni»
Omaggio alla Carnia anarchica, ma De Toni diserta
L’esponente di Ecologia sociale rifiuta «per coerenza» il confronto con don Di Piazza ai Colonos
NO TAV/ Sabato presidio volantinaggio di solidarietà
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
TRIESTE sabato 20 febbraio ore 16.30
Presido-volantinaggio contro i pestaggi in Val di Susa
I COMPAGNI SERBI SONO LIBERI!/ L’accusa di terrorismo internazionale è caduta!
Marzo 17th, 2017 — General, Internazionale

Seconda udienza del processo fissata al 23 marzo. La lotta continua per la loro libertà!
17 Febbraio 2010.
da CNT-F-AIT : I compagni serbi sono liberi! L’accusa di terrorismo internazionale è caduta! La lotta continua per la loro libertà. Prossima udienza del processo 23 marzo.
Oggi ha avuto luogo la prima udienza del processo che vede coinvolti i compagni Serbi, accusati di “terrorismo internazionale”.
Essi sono stati rilasciati questa sera. Siamo stati in grado di parlare con loro per telefono e anche se ci sono sembrati molto affaticati sembravano felici di aver ritrovato le loro famiglie, gli amici così come per il sostegno giunto numeroso e talvolta da molto lontano (Italia, Germania, Polonia, Bulgaria, Slovenia e Croazia…) . L’accusa di terrorismo non ha tenuto, e il capo di imputazione è stato riqualificato con una accusa meno grave. Il processo è stato sospeso e riprenderà prossimo 23 marzo. In Tribunale, tangibile è stata la solidarietà portata dai molti amici venuti numerosi per esprimerla. Consistente anche la presenza dei giornalisti e della TV.
La polizia non ha lasciato entrare il pubblico all’interno del Tribunale.
Tre compagni, di cui almeno uno croato, che ha cercato di distribuire Manifesti di solidarietà all’interno dell’aula di Tribunale sono stati arrestati e sono attualmente in carcere prima di essere portati in giudizio immediato.
Senza entrare – per il momento – nei dettagli di questa prima giornata (lasciamo la parola ai compagni per esprimersi, in seguito e, per il momento, celebriamo solo la loro ritrovata libertà) non possiamo però esimerci dal segnalare che sembra che Ivan Savic sia stato torturato dalla polizia per estorcergli una confessione.
Per ora ci uniamo ai ringraziamenti dei compagni verso tutti coloro che hanno espresso, con messaggi, azioni, donazioni, la loro solidarietà.
La lotta continua fino alla completa libertà dei compagni!
Evviva la solidarietà!
I compagni della CNT AIT Parigi
“L’Unione europea ha deciso Lunedi, 8 dicembre [il giorno successivo alla incriminazione dei compagni] di sbloccare l’accordo di libero scambio con la Serbia che entrerà in vigore il 1 ° gennaio 2010. Questa decisione è una diretta conseguenza della relazione positiva sulla collaborazione della Serbia con l’ICTY. L’Olanda ha tolto il veto alla data di entrata in vigore accordo…”
“I capi della diplomazia dell’Unione europea, riuniti Lunedi Bruxelles, hanno deciso di accettare l’entrata in vigore l’accordo, perché le autorità di Belgrado stanno per attuare riforme di tipo europeo e perché il Tribunale dell’Aia ha valutato positivamente la cooperazione di Belgrado. [ancora più evidente è che il processo di cooperazione di polizia è cuore del processo.] …”
Queste decisioni aprono la strada per una maggiore integrazione della Serbia in Europa cosicchè i Paesi Bassi (che erano l’unico stato comunitario che stava impedendo l’attuazione dell’accordo commerciale conosciuto come “intèrimarie”) hanno tolto il veto dopo un blocco di 18 mesi.
Mentre era in visita a Praga, il presidente serbo Boris Tadić ha accolto con favore la decisione della liberalizzazione del regime dei visti e l’attivazione dell’accordo “intèrimarie” quale dimostrazione che la Serbia è un paese “altamente credibile in Europa e nel mondo, un paese che gli investitori stranieri considerano una buona meta per le loro capitale ‘.
nota 1] Sugli ultras serbo-nazionalisti potrà essere consultato con interesse il dossier redatto dal Courrier Balcani [in francese] reperibile all’indirizzo:
http://balkans.courriers.info/spip.php?page=dossier&id_article=13725#pagination_colcentre_2
Intervista ad un membro della FAO (Federazione per l’Organizzazione Anarchica) Slovena.
Il 23 novembre scorso, i compagni del Sindacato Metallurgici e Interco della CNT-AIT de Madrid hanno incontrato un membro del FAO Slovenia.
Attendevamo con impazienza questa incontro dal momento che il FAO è in regolare contatto con i membri della sezione Serba dell’ AIT, l’ASI-AIT
Domanda: Quali sono le vostre relazioni con l’ASI-AIT? Mantenete contatti correntemente? Risposta: Sono un membro della Federazione per l’organizzazione anarchica (FAO), della Slovenia. Per 8 anni abbiamo mantenuta una relazione molto stretta con i compagni anarcosindacalismi dell’ASI e le nostre organizzazioni lavorano ad attività comuni ogni volta che ciò è possibile. Attualmente siamo in contatto con alcuni membri della ASI-AIT anche se la comunicazione è più difficile ora che sono sotto stretta sorveglianza da parte dello Stato serbo. Tuttavia, né noi né i compagni dell’ASI-AIT abbiamo contatto diretto con i prigionieri.
D: Che cosa succede lì adesso con compagni? Sei ottimista?
R: Al contrario, siamo molto pessimisti. Come potete immaginare la situazione è molto deprimente per tutti e questo perché lo stato serbo è assolutamente determinata a mettere fine ASI-AIT. Ovviamente, approfitta della situazione tutte le volte che è possibile e non ha cessato di prolungare la detenzione dei compagni con il pretesto di nuove indagini.
D: Quali sono le accuse di cui sono imputati?
R: Sono accusati di terrorismo internazionale. Al momento del colloquio, l’inchiesta è chiusa e deve essere trasmesso al giudice. Se questi li dichiara colpevoli la detenzione varierà tra i 3 ei 15 anni di carcere. Va precisato che lo Stato serbo si riserva di applicare qualsiasi tipo di condanna alle organizzazioni che lottano contro il sistema per bloccare la loro attività e fare pressione sui loro membri.
D: Qual è la situazione politica e sociale in Serbia?
R: La situazione sociale è completamente compromessa. Naturalmente anche la Serbia si trova ingabbiata nella crisi attuale ma ha anche l’aggravante di essere uno stato che è in fase di transizione tra il cosidetto socialismo e il capitalismo. Il tasso di disoccupazione è superiore al 20% e quelli che hanno un posto di lavoro hanno a malapena il sufficiente per vivere. Il 60% dei lavoratori hanno salari al di sotto della media (che è di circa 350 € / mese). E questo senza contare quelli che vengono pagati salario minimo (150 euro). D’altra parte, anche la situazione delle istituzioni è molto caotica. Ci sono centri di potere diversi e tutti i tipi di mafie. La corruzione è all’ordine del giorno. E’ inutile dire che, nonostante questa caos istituzionale, l’apparato repressivo funziona perfettamente.
D: Qual è l’influenza della ASI-AIT in Serbia?
R: L’ASI è una piccola organizzazione, ma tuttavia, gode di una notevole influenza nella società. Si sono guadagnati le simpatie dell’opinione pubblica e dei lavoratori perché sono emersi come l’unica alternativa ai sindacati gialli. Inoltre attuano una efficiente propaganda anarcosindacalista non solo tra la classe dei lavoratori, ma anche tra studenti, insegnanti, ecc. Inoltre l’ASI-AIT esercita la sua influenza non solo in Serbia ma anche in molti paesi dei Balcani. Sono un punto di riferimento in quei paesi dove non è attualmente presente una organizzazione anarcosindacalista (ad eccezione della Croazia).
D: Qual è stata la reazione del popolo serbo?
R: Molte organizzazioni amiche hanno solidarizzato con i compagni, così come dei personaggi pubblici (registi, giornalisti, scrittori), professori universitari e anche alcuni gruppi di sinistra. Come abbiamo detto, l’ASI-AIT è molto più influente di quello che pensa il resto d’Europa.
D: Qual è la situazione negli altri collettivi di lotta in Serbia?
R: Come ho già detto, la politica dello stato serbo è molto repressiva. Una delle lotte quotidiane più attive è quella dell’antifascismo. Questo è uno dei pochi argomenti su cui tutte le organizzazioni di sinistra sono più o meno unitarie. Tutto perché il fascismo è molto potente in Serbia, anche in Parlamento. Il fascismo serbo non indirizza i suoi colpi contro l’antifascismo liberale. Il suo vero nemico è anarco-sindacalismo a causa del grande lavoro svolto dal ASI-AIT che, è bene evidenziare, è stata la fonte del BAFI (Iniziativa Antifascista Belgrado).
D: Per concludere, qualche proposta per aiutare i compagni in carcere?
R: Noi crediamo che sia molto importante sostenere questa campagna, perché si è creato un precedente nella repressione del movimento anarchico e anarcosindacalista nei Balcani. Dobbiamo perseguire senza sosta la campagna di solidarietà, informare la popolazione, per aumentare la pressione dell’opinione pubblica. Tale sostegno dovrebbe essere dato a tutti quelli che ne hanno bisogno. Allo stesso modo, un grave problema è la mancanza di fondi per coprire spese processuali, multe, sanzioni, ecc. Data la gravità del caso, riteniamo che si debba cominciare a prendere in considerazione nuove modalità di solidarietà. E questo ancora con metodi che non portino pregiudizio né incrementino le incriminazioni.
BILANCIO DELLA CAMPAGNA DI SOLIDARIETA’ A TOLOSA
Dal momento dell’arresto dei nostri compagni serbi abbiamo cercato di organizzare pressioni internazionali per la loro liberazione. La difficoltà principale per noi di Tolosa è che nella nostra regione non ci sono rappresentanze diplomatiche o commerciali della Serbia. Solo l’arrivo della squadra di calcio di Belgrado a Tolosa ha costituito l’occasione di informare il pubblico francese e serbo della situazione. Il contesto in cui si è svolta la partita di ritorno tra TFC e Partizan Belgrado, è stato molto particolare perché ha avuto luogo dopo la morte di un giovane sostenitore del Tolouse calcio vittima dei nazionalisti a Belgrado nella gara di andata. Per quanto ci riguarda, non confondiamo i tifosi con i fascisti serbi e 15 giorni prima della partita li abbiamo chiamati per fraternizzare con loro.
E’ stato fatta una piccola campagna locale con volantini, manifesti, comunicati a mezzo stampa e in diversi incontri pubblici.
Questo ha certamente contribuito al fatto che quattro giorni prima della partita funzionari del club di Belgrado hanno annunciato che i loro sostenitori non sarebbero venuti a Tolosa. Il potere serbo forse aveva paura che entrassero in contatto con gli attivisti di AIT che avevano pubblicamente annunciato la loro presenza?
Noi non abbiamo mancato l’appuntamento annunciato: Giovedi, 03/12/2009 affrontati da un dispositivo costituito da 400 poliziotti e gendarmi ci siamo presentati in piccoli gruppi ben accolti dagli spettatori della partita un pò meno dai dirigenti del Tolosa Calcio che ha disposto il suo servizio per impressionarci. Questo tentativo ridicolo di intimidazione è stato trattato con il disprezzo che merita e l’azione è proseguita come avevamo concordato. Senza tanti intoppi abbiamo distribuito 2000 volantini ad un pubblico venuto meno numeroso del previsto ma che ha compreso – come ci ha detto un membro di un club di supporter – che per gli anarcosindacalismi la solidarietà non è solo una parola.
I risultati del nostro lavoro sono stati, quindi, molto positivi. Noi vorremmo incoraggiare tutti i sindacati, tutti gli attivisti e sostenitori della AIT, e tutti coloro che lottano per la libertà e emancipazione dell’umanità, a riprodurre questo tipo di azione. Intervenire in tutti gli eventi che coinvolgono la Serbia compresi gli eventi sportivi, qualunque sia la disciplina in questione, e tutti i possibili eventi culturali …
La lotta continua!
CNT-AIT Tolosa
dal sito di Lotta di Classe
CSA di Udine e Casa del Popolo di Prato Carnico …
Marzo 17th, 2017 — General, Sequestro e futuro
… una saldatura pratica ed ideale per una società di liberi ed uguali, ora diciamo anche ecologica ed autogestita.
Un volantino del CSA nel quale si uniscono le lotte di oggi a quelle di ieri e si afferma la necessità storica dell’utopia anarchica come via d’uscita alla crisi epocale del sistema di dominio che porta l’umanità e l’intero ecosistema verso la catastrofe.
“Se non faremo l’impossibile vedremo l’incredibile”
