Notizie flash/ Isontino
Gorizia
Inizia il processo per l’amianto
Gradisca
Le angherie del CIE
Monfalcone
Le Fin-galere.
Operazione Blu
Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Notizie flash/ Isontino
Gorizia
Inizia il processo per l’amianto
Gradisca
Le angherie del CIE
Monfalcone
Le Fin-galere.
Operazione Blu
Marzo 17th, 2017 — Chiesa e pedofilia, General
Repubblica 26 marzo 2010
Nuove rivelazioni del New York Times. Dopo le accuse al pontefice e al cardinal Bertone sulla vicenda di padre Murphy, documenti indicano il possibile coinvolgimento di Ratzinger, allora arcivescovo di Monaco, nel reintegro di padre Hullermann. L’assemblea episcopale da Lourdes: “Vergogna per atti abominevoli, solidali con il pontefice” Commenta
LE FOTO / IL VIDEO / I DOCUMENTI DEL NYT-SFOGLIA
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
MV 26 marzo
Tredicimila posti di lavoro persi: è il dato più importante dell’andamento del mercato del lavoro in Friuli Venezia Giulia nel 2009, secondo l’Istat. Lo ha reso noto l’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen (foto). I disoccupati sono passati dai 23 mila del 2008 ai 28 mila di fine 2009, con un aumento di 5 mila unità, il 21,4% in più.
Marzo 17th, 2017 — Centri Sociali, General
Si va verso la conferma di ciò che fu denunciato un anno fa.
25 / 3 / 2010
L’udienza preliminare per il processo dell’operazione blu, che si è
tenuta lo scorso 16 marzo al Tribunale di Gorizia, ha portato a
risultati tanto attesi quanto previsti.
Era chiaro, ad un anno di distanza dagli arresti che hanno costretto
diversi attivisti dell’Officina sociale di via Natisone a due
settimane di reclusione, che sancire e ridicolizzare il “grossolano
errore” della questura goriziana con l’archiviazione totale del caso
sarebbe stato inaccetabilmente eclatante e avrebbe ulteriormente
compromesso l’immagine già troppo lesa degli inquirenti. È in
quest’ottica che il proscioglimento, totale o parziale, di molti
imputati, ha provato l’ennesimo ridimensionamento delle accuse e di
tutto il teorema incriminatorio imbastito dal Pm Marco Panzeri insieme
alla Squadra mobile del Commissariato e del nucleo operativo dei
carabinieri di Monfalcone.
A conti fatti, la definitiva archiviazione dell’art. 79 della legge
sugli stupefacenti non è un particolare di poco conto: si trattava
infatti dell’imputazione principale, la cornice in cui si iscriveva il
quadro probatorio delle supposte condotte illecite di spaccio e
cessione di sostanze stupefacenti.
Invece, diversi attivisti sono stati prosciolti proprio dall’accusa
“…di aver adibito dei luoghi di propria pertinenza al consumo e al
traffico di sostanze stupefacenti..”; accusa che riguardava in
particolare lo spazio autogestito dell’officina sociale e alcune case
auto-assegnate. È fallito dunque il tentativo generalizzato di
criminalizzare gli spazi sociali e le migliaia di persone che in
questi anni hanno frequentato l’Officina rendendola viva e attiva sul
territorio. Il giorno degli arresti le cronache locali non lanciavano
solo a caratteri cubitali nomi e ipotesi di reato, ma anche,
riportando quasi alla lettera l’ordinanza di carcerazione, sancivano
lo spazio sociale come nodo nevralgico del narcotraffico di tutta la
provincia. Eppure adesso il giudice per l’udienza preliminare ha
definitamente sentenziato che tale circostanza, oltre a non emergere
in nessun riscontro materiale, non corrisponde al vero.
É stata inoltre disposta l’apertura del processo vero e proprio, che
si terrà il prossimo 16 luglio: quel giorno i 13 imputati rimasti,
tutti militanti dell’officina sociale e soggetti attivi nella realtà
politico-culturale del territorio, dovranno rispondere di singole
imputazioni derivanti dalle sommarie informazioni testimoniali
raccolte per due anni tra decine e decine di giovanissimi o persone
che in maniera saltuaria hanno frequentato lo spazio sociale di via
Natisone o il bar Tommaso di Monfalcone. In quella sede si potrà
capire come, dove e perché certe informazioni sono state raccolte
dagli inquirenti, soprattutto da quei carabinieri che, poche settimane
dopo la scarcerazione dei sei compagni arrestati, sono stati a loro
volta inquisiti, allontanati dalla loro sede di lavoro e in alcuni
casi arrestati a loro volta. Questo aspetto potrebbe essere
effettivamente il più interessante di tutta la vicenda, nonché il lato
positivo della non archiviazione del processo. Possiamo essere certi
che tante sorprese verranno allo scoperto anche in questa ulteriore
fase del processo “operazione blu”. Il passaggio da imputati a parti
lese non è particolarmente interessante: quello che ci interessa è
continuare a ribaltare il punto della discussione per sottolineare
come le operazioni repressive che si continuano a susseguire nel
nostro territorio rappresentano la foglia di fico del sistema
politico, economico e giudiziario in questo angolo di nordest. Come
abbiamo detto davanti alle porte del tribunale il 16 marzo, ribadiamo
che non c’è differenza tra il potere politico, quello
economico/finanziario e quello giudiziario: tre pilastri su cui si
basa il tessuto affaristico- mafioso che sta tentando di trarre
massimo profitto dalla crisi economica in corso e contemporaneamente
garantirsi la pace sociale e l’emarginazione di quei soggetti che da
sempre rivendicano indipendenza e praticano la disobbedienza contro le
logiche di sfruttamento e di precarizazzione della società.
Ridicolizziamo sul loro terreno e nei loro tribunali la retorica della
legalità e della sicurezza pretendendo libertà, giustizia e dignità
per tutti, soprattutto per chi come noi rivendica da sempre la propria
colpevolezza.
Noi siamo colpevoli, colpevoli di non essere né spacciatori né
confidenti, colpevoli di essere indipendenti, insofferenti al
controllo e antiproibizionisti.
Siamo colpevoli di praticare quello in cui crediamo. Siamo colpevoli
di rivendicare la legalizzazione dei derivati dalla cannabis perché
sappiamo che la canapa italiana può rappresentare una materia prima
fondamentale all’interno di una svolta “green economi” sostenibile e
dal basso. Rivendichiamo la possibilità dell’utilizzo della cannabis e
dei suoi derivati nella ricerca farmaceutica e scientifica come
praticato da molti altri paesi, europei e non.
E rivendichiamo anche la possibilità, per chi lo vuole, di coltivarsi
e consumare in libertà un prodotto naturale e innocuo che viene
utilizzato dall’umanità dall’alba dei tempi.
Rivendichiamo la fine del proibizionismo soprattutto per sconfiggere
il narcotraffico, sviluppare e articolare servizi e progetti di
accoglienza, riduzione del danno, inchiesta e intervento contro tutte
le dipendenze perché il proibizionismo è l’arma migliore delle mafie
come dei regimi autoritari e oscurantisti.
Lottiamo quotidianamente per altre politiche sociali, culturali ed
economiche che sappiano aggredire alla radice le precarietà
esistenziali e lavorative come il degrado culturale che sta alla base
dell’espandersi delle diverse dipendenze e della marginalità sociale
connesse.
Rivendichiamo soprattutto la fine di un sistema ipocrita di “mele
marce” dove trafficanti, mafiosi e “inquirenti” costruiscono le loro
fortune sulla pelle delle moltitudini di lavoratori precari, studenti
e semplici consumatori a cui viene lasciato un mondo fatto di carcere,
lacrime, sangue………e merda, tanta merda.
E fin qui di merda ne abbiamo vista fin troppa.
Comunicato di
Operazione blu still in action
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Corriere 27 marzo 2010
nel lazio la flessione più rilevante: -11,8%
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(Newpress) |
MILANO – Affluenza in forte calo in tutt’Italia. E’ questo il primo dato certo delle elezioni amministrative. A scontare l’astensionismo soprattutto il voto per le regionali. L’affluenza è stata infatti del 63,6% in tutte le 13 regioni dove si votava per eleggere i nuovi presidenti e le nuove giunte. L’affluenza alle urne risulta quindi in calo del 7,8% rispetto alle regionali del 2005 in cui aveva votato il 71,4%; alle politiche del 2008 in Italia aveva votato l’80,5%.
Marzo 17th, 2017 — General, Scienza e crisi ecologica
La rivista “Le Scienze” festeggia il suo 500-esimo numero con un Dossier sulla crisi globale del Pianeta e prospetta niente meno che una situazione di questo genere:
“ma se cominciamo a pensare e ad agire in maniera diversa possiamo ancora evitare l’autodistruzione”
Adesso???
Meglio tardi che mai si potrebbe dire, ma, ammessso e non concesso che siamo ancora effettivamente in tempo per evitare la catastrofe, in ogni caso l’inerzia intellettuale del mondo scientifico è tale per cui molto difficilmente ci sarà un’inversione di tendenza negli interessi e nell’etica degli scienziati in quanto imprigionati dentro la gabbia del riduzionismo scientifico e delle prerogative del loro ruolo professionale.
Ogni scienziato sa fare benissimo il suo mestiere, dentro il suo ristretto ambito specialistico, ma oramai ha il cervello intasato dalla sua professionalità e non può e non è interessato ad andare oltre i suoi miseri confini cognitivi e tantomeno a sbilanciarsi politicamente.
D’altra parte i movimenti politici antagonisti, compreso il movimento libertario, hanno un infimo tasso di scientificizzazione per cui le speranze che qualcosa possa cambiare sono ridotte al lumicino.
In ogni caso il compito dell’anarchismo è di continuare il programma di Eliseo Reclus, Pietro Kropotkin e Murray Bookchin, di dare cioè all’anarchismo una dimensione scientifica ed alla scienza una dimensione anarchica.
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Alcuni percorsi su questo tema |
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
VENERDÌ, 02 APRILE 2010
Messaggero Veneto Pagina 14 – Udine
Affollato e animato incontro fra comitati e abitanti della zona per spiegare il progetto di viabilità alternativa che coinvolge diversi comuni della Bassa friulana
«No alla bretella, meglio chiudere il casello di Porpetto»
La richiesta di molti residenti: non porta alcun beneficio. Scontro fra le varie soluzioni presentate

L’accusa
«San Giorgio
vuole annetterci»
PORPETTO. «Chiudete il casello dell’A4 di Porpetto, perché non porta alcun beneficio, ma solo i disagi del traffico pesante alla popolazione». Questa è la richiesta avanzata da molti porpettesi, in occasione dell’affollato e animatissimo incontro indetto mercoledì dagli assessori “ribelli”, Adrea Dri e Costante Di Pascoli, per spiegare il loro progetto di viabilità alternativa alla “bretella” di Villalta, un progetto di ampio respiro che va nella direzione di creare una infrastruttura che coinvolga diversi comuni della Bassa Friulana. Unica concessione a questa proposta, il mantenimento del casello solo attraverso il suo spostamento ad est o ad ovest. Quello che però è apparso evidente, è la profonda spaccatura che esiste all’interno della comunità di Porpetto: da una parte quelli che vogliono la “bretella” del sindaco Pietro Dri, e non vogliono sentire ragioni, anzi lanciano pesanti accuse nei confronti sia delle minoranze, che degli assessori “ribelli”, ma soprattutto nei confronti di San Giorgio di Nogaro dove ci «sono gruppi di potere con mire espansionistiche, nascondendo interessi particolari e precisi per la campagna ad ovest, che noi osteggiamo» (affermazione dell’ambientalista Aldevis Tibaldi).
Certamente l’effetto della sindrome di Nimby (Not in my back yard, “Non nel mio cortile”), impera tra questi cittadini. Dall’altra parte si cono quelli decisamente contrari, come chi ha la casa sull’area dove graverà la rotatoria all’innesco con la Sp80, che sono ben decisi a non far realizzare l’opera, o come coloro che lavorano a San Giorgio e sostengono che con la “bretella”, il problema verrà solo spostato di qualche decina di metri. Ma ci sono anche quelli che intendono risolvere i problemi viari di Villalta e di Castello, attraverso un progetto più ampio (vedi quello redatto dal consorzio della Ziac e sostenuto dalla Regione con 40 milioni di euro) creando un sistema infrastrutturale anche in relazione allo sviluppo dell’area industriale.
L’assessore Andrea Dri, ha ripercorso la storia della “bretella”, della sua mancata realizzazione a dieci anni dall’inizio della discussione, delle problematiche irrisolte ad essa legate con San Giorgio, presentando due ipotesi di tracciato che migliorano quello presentato dal Consorzio, sostenendo che mai più capiterà che la Regione metta a disposizione 40 milioni di euro per la viabilità nella Bassa, ma gli agricoltori (con la battagliera signora Rocchetto) e diversi cittadini si sono scatenati e non hanno voluto neppure considerare la cosa. Margherita Zanchin, della minoranza, pur avendo appoggiato la “bretella”, ha sottolineato che il progetto di Riccardi sarebbe la vera soluzione, accusando il consigliere regionale Cargnelutti di andare contro «il suo assessore Riccardi, assessore la cui presenza è stata chiesta al sindaco, che non ha avuto risposta». Sono intervenuti anche il vicesindaco Crismale e il consigliere Gheller.
Francesca Artico

Dal Messaggero Veneto del 1 aprile 2010

I Comitati No Tav: chi ostacola la bretella si dimetta
PORPETTO. «Chi è ostile alla bretella, che può essere realizzata senza indugi, nell’interesse generale e al minor costo, e non contrasta la Tav e la centrale a biomasse, farà bene a dimettersi». I Comitati No Tav di Porpetto e “per la vita del Friuli rurale” attaccano la classe politica della Bassa «figlia di un patto scellerato e di una strategia che non poteva che finire in rissa. Affratellate da un ordine di scuderia confezionato a San Giorgio – attacca il portavoce Aldevis Tibaldi – e unite da solide relazioni, le fazioni di opposizione e una compagine di maggioranza di Porpetto hanno deciso di scendere in campo per opporsi alla realizzazione della bretella, così come era stata proposta dal Comitato No Tav, due anni fa, e oggi fatta propria dal sindaco, Pietro Dri. Con quella soluzione progettuale, avevamo inteso razionalizzare un progetto esistente, fatto dalla Provincia di Udine, evitando con ciò la distruzione del centro sportivo comunale, riducendo al minimo la percorrenza, l’impatto ambientale e i costi dell’infrastruttura e, nel contempo, evitando di oltrepassare il confine comunale per non incorrere nei dinieghi dell’amministrazione di San Giorgio di Nogaro». «Ebbene – continua Tibaldi -, inscenando sconclusionati pretesti, i nostri, hanno fatto presto a dimenticare le promesse elettorali, tanto da farsi paladini del paranoico piano viario della Ziac, proposto da Lodovico Sonego, fautore della Tav e della cancellazione della bretella di Porpetto». Secondo i Comitati, il progetto di secondo accesso alla zona industriale Aussa Corno, la cui strada, partendo dal casello di Porpetto viene fatta correre parallela all’A4 sino a raggiungere la nuova «improbabile viabilità della Ziac, appare una proposta insensata di camionabile: un trucco per confondere la gente con un’opera assurda sotto il profilo trasportistico, per giunta destinata a essere messa in coda ad una strada faraonica che, anche se finanziabile, resta al di là da venire! Il che equivarrebbe a dire che Porpetto sarà liberata tra traffici pesanti solo nel mese di mai». «Eppure – sostengono i Comitati -, la situazione insostenibile e vergognosa in cui versa la popolazione di Villalta, è sotto gli occhi di tutti: nessuno ha più dubbi sul danno ambientale, sugli effetti dell’inquinamento atmosferico e sonoro, sulle responsabilità attuali e pregresse che ci hanno resi succubi di amministratori in accordo con altri. Per questo diciamo che chi è contrario alla bretella e non contrasta la centrale e la Tav, deve dimettersi». Francesca Artico

Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Lo scenario cambia per la città di Trieste ma la lotta non si fermerà….
Da Il Piccolo
GIOVEDÌ, 01 APRILE 2010
L’Alta velocità risparmierà Trieste e la Val Rosandra
Corridoio 5: resa pubblica alla Regione l’intesa con la Slovenia sulla variante Aurisina-Divaccia
di SILVIO MARANZANA
TRIESTE La Tav non sventrerà Trieste, non si inabisserà in galleria a Santa Croce per correre sotto la città, sotto Gretta, San Giovanni e Cattinara in particolare, e avvitarsi attorno alla Val Rosandra in base a un percorso che aveva sollevato perplessità anche in ambienti tecnici oltre a innescare proteste di cittadini e ambientalisti. Viaggerà invece lungo la direttrice definita alta, lungo l’asse Ronchi-Aurisina-Opicina-Sesana-Divaccia. Per penetrare in città e soprattutto per agganciarsi al porto di Trieste utilizzerà poi la già esistente cintura di circonvallazione cittadina. Resta da definire in particolare il tragitto del troncone per l’aggancio in quest’ultima che si staccherà dal percorso carsico principale e che sarà tracciato «individuando la soluzione ambientalmente più sostenibile».
Su questa alternativa Italia e Slovenia sono già d’accordo. Le indiscrezioni sulla nuova bozza hanno incominciato a filtrare qualche settimana fa. «Siamo al lavoro per evitare i rischi di un’altra Val di Susa», aveva affermato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Riccardo Riccardi. Ieri ne ha relazionato alla giunta regionale dopo aver incontrato, per illustrargli il nuovo percorso, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che a propria volta ha espresso compiacimento per la modifica del progetto.
Il nuovo tracciato è stato delineato nel corso delle riunioni del gruppo bilaterale riunitosi a Roma e a Lubiana con la partecipazione del viceministro Roberto Castelli, del sottosegretario sloveno Igor Iakomin e dello stesso Riccardi. Regione Friuli Venezia Giulia, ministero italiano delle Infrastrutture e dei trasporti e Repubblica di Slovenia hanno ritenuto opportuno mettere allo studio la nuova ipotesi che sarà ufficialmente presentata, a livello di studio di fattibilità, nel corso della prossima riunione della Commissione intergovernativa Italia-Slovenia già fissata a giugno.
Rispetto alla soluzione precedente che presentava uno sviluppo della linea di circa 36 chilometri con una pendenza massima del 17 per mille, il nuovo progetto garantirebbe una pendenza non superiore al 13 per mille, ma soprattutto «eviterebbe completamente – come ha voluto sottolineare ieri Riccardi – l’attraversamento in sotterraneo di Trieste».
Da subito, secondo i dati forniti dallo stesso assessore regionale, l’Alta velocità permetterebbe il passaggio di un traffico annuale di 560 mila Teu dal porto di Trieste, rispetto ai 220 mila che è possibile far transitare oggi, con un intervento di una trentina di milioni sul nodo di San Polo, nei pressi di Monfalcone, i Teu potrebbero diventare 900 mila. Addirittura tre milioni e mezzo all’anno potrebbero essere i Teu nel momento in cui l’Alta velocità sarà completamente funzionante compreso il raccordo con la cintura di circonvallazione che la aggancerebbe direttamente al porto di Trieste.
Riccardi ha infatti sostenuto la necessità che gli studi di progettazione della nuova linea prendano avvio con i progetti di miglioramento del nodo ferroviario di Trieste e il suo allaccio all’asse principale della direttrice transfrontaliera risolvendo in modo prioritario il problema di capacità nelle sezioni Trieste-Bivio di Aurisina e Bivio di Aurisina-Bivio San Polo. Il successivo tratto, su cui vi sarebbe anche già il consenso della parte slovena, dovrà portare al collegamento diretto tra i due porti di Trieste e di Capodistria.
Sulla sua utilità il presidente di Luka Koper, Gregor Veselko, intervistato dal Piccolo, non ha però voluto pronunciarsi. «Noi riteniamo prioritario – ha affermato – il collegamento tra Capodistria e Divaccia». «È importante – ha invece fatto rilevare ieri Riccardi – che gli sloveni abbiano accettato di allacciarsi nel loro territorio all’altezza del tratto tra Opicina e Sesana».