TRIESTE: 1° MARZO sciopero dei migranti

1° MARZO GIORNATA DI SCIOPERO E

MOBILITAZIONE

 

In questo paese, come in tutta Europa, i migranti costituiscono una parte sempre più importante, numericamente e dal punto di vista produttivo, della forza lavoro.

La legislazione sull’immigrazione è quindi anche parte della legislazione sul lavoro. Preparata dalla Turco-Napolitano, la legge Bossi-Fini con il “contratto di soggiorno” per lavoro ha creato – accanto alle molte figure della precarietà contrattuale – lavoratori e lavoratrici altamente ricattabili perché precari anche dal punto di vista del diritto di restare: chi perde il lavoro perde anche il permesso di soggiorno. Questo meccanismo perverso, oltre a condannare centinaia di migliaia di persone ad un’esistenza in bilico, innesca una dinamica di concorrenza al ribasso che certamente non avvantaggia nemmeno i lavoratori italiani.
La crisi è generale e non fa differenze per il colore della pelle. Tutti ne pagano il prezzo, migranti e italiani. Ma i migranti, oltre a essere esclusi dalla maggior parte degli ammortizzatori sociali, possono essere espulsi, e il razzismo istituzionalizzato serve a dividere i lavoratori, facendo credere ad alcuni di essere “protetti” perché altri sono buttati fuori dal lavoro e dal paese (mentre gli imprenditori portano al di là dei confini i loro capitali per sfruttare il lavoro migrante “in casa”). Il razzismo istituzionale indica dei nemici verso il basso per chiudere ogni rivendicazione verso l’alto.

In quest’ottica, i Centri di Identificazione ed Espulsione (ex CPT) sono una valvola di sfogo per il mercato del lavoro: quando la domanda si abbassa, la forza lavoro migrante in eccesso viene resa clandestina (perdere il lavoro significa perdere il permesso di soggiorno) ed espulsa. L’aumento dei tempi di detenzione si spiega con la crisi: i migranti vengono “espulsi” anche per sei mesi all’interno del paese, prima di essere eventualmente rimandati oltre confine.
Così si moltiplicano figure di lavoro informale svincolate da ogni tutela contrattuale e giuridica. Il lavoro informale dei migranti è il modello di una progressiva informalizzazione di tutto il lavoro che risponde sempre più solo alla norma dei rapporti di forza tra padroni e lavoratori. Per questo la maggior parte delle espulsioni non viene eseguita, ma produce solo uomini e donne ancora più ricattabili.
Il lavoro domestico e di cura delle donne migranti è il momento più evidente di questo processo. Esso mostra, e la sanatoria-truffa destinata alle sole badanti lo conferma, che il sistema di produzione e riproduzione sociale non può prescindere dal lavoro migrante; che la divisione sessuale del lavoro che demanda alle donne il lavoro domestico e di cura è istituzionalizzata e salarizzata. Questa dinamica inoltre fa si che sempre più siano le famiglie a farsi carico diretto di quei compiti un tempo propri dello stato sociale, assorbendo così anni di tagli indiscriminati ai servizi.
L’irrigidimento dei criteri per l’ottenimento del ricongiungimento famigliare e della cittadinanza e anche semplicemente i vincoli per l’idoneità alloggiativa hanno come effetto quello di autorizzare alla residenza in Italia solo lavoratori o lavoratrici isolate, obbligati a una permanenza temporanea. Chi resta deve sapere che il futuro è segnato: i figli devono accettare limiti razzisti per l’ingresso nella scuola che impediscono di uscire dalla condizione operaia, i lavoratori non avranno la pensione. Di fronte alla crisi, la strategia del governo è quella di ridurre al minimo i costi sociali del lavoro. Una strategia che spiega perché, in caso di espulsione o se scelgono di lasciare l’Italia, i migranti non possono ritirare i contributi versati. I migranti anticipano un attacco complessivo agli ultimi residui di welfare che riguarda tutti i lavoratori.
La crisi prepara una ristrutturazione complessiva dei rapporti di lavoro. Il suo prezzo non è solo quello che i lavoratori pagano oggi con licenziamenti e cassa integrazione, ma quello di un ulteriore attacco alla loro capacità di organizzazione e del loro potere. Gran parte di questa partita si gioca, oggi, sulla pelle dei migranti.

Per questo è necessaria una risposta forte, contro il razzismo e la legge Bossi-Fini:

uno sciopero del lavoro migrante come sciopero di tutti i lavoratori, italiani e migranti.

 

Comitato triestino per lo sciopero del 1° marzo

 

Per contatti:

primomarzo2010trieste@gmail.com

http://primomarzotrieste.blogspot.com

NOTIZIE/ Corruzione a briglia sciolte

Repubblica 17 febbraio

Corte Conti: ‘Cresce la corruzione
sprechi nelle opere incompiute’

L’allarme dei magistrati contabili nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario: “Aumentate le denunce”, “molti illeciti nei grandi progetti mai appaltati”. Preoccupazione per l’eventuale retroattività delle norme sul processo breve

 

Repubblica 11 febbraio

‘Feste a base di sesso’Intercettazioni
Berlusconi: “Pm si vergognino
e Bertolaso non si tocca”

Nuovi particolari dell’ordinanza sull’arresto di Balducci e altri tre (video): “Prepariamo per lui festino megagalattico”. Lui si difende: “Accusa infamante, non c’entro”(video). Il premier lo difende: “Escort? Va da una fisioterapista”. Franceschini a Rep Tv: “Stop a protezione civile Spa”. Bersani: “Dimissioni? Decida lui”. Idv chiede sfiducia di C. BONINI / VIDEO / Commenta

IL VIDEO Il centro benessere dell’inchiesta

 

 Le risate  nella notte del terremoto     Cialente:    "Sciacalli, fanno schifo"

Le risate nella notte del terremoto
Cialente: “Sciacalli, fanno schifo”

Scandalo della Maddalena, le intercettazioni in cui alcuni imprenditori parlano degli affari derivanti dal sisma: “Partire in quarta, non ce n’è mica uno al giorno”. Le reazioni del sindaco, di Giustino Parisse (che ha perso due figli a Onna), del governatore Chiodi, della presidente della Provincia, Pezzopane / Commenta


Corriere 11 febbraio

MILANO

Arrestato consigliere comunale:tangenti e accuse di «concussione»

Tangenti a Milano consigliere Pdl finisce in manette

21:56 CRONACHE Arrestato Milko Pennisi presidente della commissione Urbanistica: 5mila euro nascosti tra le sigarette

UDINE/ RC e Anpi intervengono contro Honsell, ma …

… ma era solo una finta … con un bel convegno si mette tutto a posto. D’altra parte …

Noi che non abbiamo nessuna intenzione di entrare né in Parlamento né in Comune, la verità possiamo continuare a dirla.

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SABATO, 13 FEBBRAIO 2010

Pagina 4 – Udine

Foibe, Pd e centro-destra uniti contro Franzil

Assessore nel mirino dopo le critiche al sindaco, ma Rc insiste e pensa a un convegno

Dal Pd al Pdl passando per l’Udc. Tutti uniti contro le critiche di Franzil al sindaco per aver promesso di intitolare una via ai martiri delle foibe. Ma Rc insiste. «Le spiegazioni del sindaco Furio Honsell sono state positive e tranquillizzanti», dice il segretario regionale di Rifondazione comunista, nonché assessore allo Sport del comune di Udine, Kristian Franzil. Per chiudere del tutto il “caso foibe” però Rc ha deciso di organizzare un «convegno sulle atrocità commesse dai fascisti italiani in Jugoslavia». Solo così – sostiene Franzil – «si potrà completare il ricordo perché l’esodo e le foibe non sono certo stati gli unici drammi che devono essere ricordati».
Diverso il parere di Pdl, Udc e Pd. Per l’europarlamentare e segretaria regionale del Pd, Debora Serracchiani «l’idea del sindaco è in sintonia con una legge votata dal Parlamento a larghissima maggioranza e può essere una buona occasione per superare un’impostazione che ha letto la storia alla luce delle contrapposizioni ideologiche. Non si ripudiano affatto i valori della Resistenza e dell’antifascismo – dice – se ricordiamo quegli italiani innocenti d’Istria e Dalmazia che furono uccisi o cacciati dalle loro terre. Come testimoniano le parole del presidente Napolitano – aggiunge –, per arrivare a questa sintesi il percorso della sinistra è stato lungo e difficile, e non può essere accusato di revisionismo storico». Secondo il consigliere comunale dell’Udc, Fabrizio Anzolini invece «è per affermazioni di questo genere che Rifondazione non è riuscita a entrare in Parlamento, affermazioni inaccettabili e fuori dal tempo».
Il capogruppo del Pdl in provincia, Renato Carlantoni, si è detto sconcertato: «forse per la prima volta da quando è in carica il sindaco Honsell aveva avuto un’idea giusta – spiega – ma subito ha dovuto fare i conti con la sua maggioranza e col presidente dell’Anpi che si è detto addirittura pronto a opporsi all’intitolazione. Tutto questo significa che c’è una parte di questo paese che continua a non fare i conti col proprio passato, continua a pensare che esistano morti di serie A e serie B e persegue la strada della mistificazione della storia». Secondo il coordinatore cittadino Massimo Blasoni è «doveroso ricordare la tragedia immane delle foibe» e le prese di posizione dell’assessore Franzil sono «assolutamente fuori luogo». Dello stesso avviso il coordinatore provinciale Fabio Marchetti che ha evidenziato «la spaccatura netta all’interno della maggioranza di palazzo D’Aronco». Anche il consigliere comunale Stefano Arpino, confluito nel gruppo misto, plaude alla decisione di Honsell. «Con Honsell non ho nulla da spartire, ma annunciando l’intitolazione di una via ai martiri delle Foibe si pone sulla scia del presidente della Repubblica. È una battaglia che ho sempre condiviso».

 

 

 

Messaggero Veneto

 

VENERDÌ, 12 FEBBRAIO 2010

Pagina 2 – Udine

Foibe, l’assessore “bacchetta” Honsell

L’impegno dia intitolare una via ai martiri non ha soddisfatto Franzil, Rc e Anpi

LA POLEMICA

La critica: «Udine piuttosto promuova la memoria delle atrocità fasciste e naziste» Dure proteste anche dal presidente dei partigiani Federico Vincenti

di CRISTIAN RIGO

A Rc non è piaciuta la promessa di intitolare una via ai martiri delle foibe che il sindaco Furio Honsell ha fatto agli esuli nel giorno del ricordo. Una promessa non approvata dall’Anpi che divide il centro sinistra e pure la giunta. Perché a criticare il primo cittadino c’è anche l’assessore e segretario regionale di Rc, Kristian Franzil.
«Dal sindaco – ha osservato Franzil – mi sarei aspettato un ragionamento più ampio. Perché se Udine avrà una via intitolata ai Martiri delle foibe, abbia anche il coraggio di promuovere la memoria delle atrocità fasciste e naziste. Altrimenti il richiamo alle nuove generazioni, che in tutte queste occasioni si fa, cade nel consegnare loro una storia di parte».
Dello stesso avviso anche il presidente dell’Associazione nazionale partigiani italiani (Anpi), Federico Vincenti che «prima di prendere simili decisioni» invita Honsell a «fare una seria indagine storica insieme a croati e sloveni per stabilire il numero effettivo delle vittime e rispettare così la storia».
Una storia che invece, a parere di Honsell, non sarebbe messa in discussione intitolando una via ai martiri delle foibe. «La responsabilità di nazisti e fascisti non si discute – ha chiarito ieri –. E anche le vittime delle foibe sono una conseguenza della sofferenza della guerra provocata dal nazi–fascismo. L’intento non è certo quello di cancellare un crimine con un altro, ma quello di ricordare tutte le vittime. Anche nel giorno del ricordo, nel mio intervento, ho voluto sottolineare la responsabilità storica e politica dei fascisti italiani in Slovenia e in Croazia. Sono stati commessi dei crimini che vanno denunciati e condannati in tutti i modi. Per questo – ha aggiunto – sono completamente d’accordo con Rc e con l’Anpi anche sul fatto che il dramma delle foibe sia stato in qualche modo provocato dalla guerra scatenata prima. Ma anche quello delle foibe resta un crimine che va condannato e ricordato».
Per Vincenti però «il sindaco non deve cedere alle pressioni e alle richieste della parte fascista che è presente ancora oggi. Per questo – ha precisato – non ci sentiamo di approvare la decisione di intitolare una via ai martiri delle foibe e siamo pronti a spiegare perché alla commissione che dovrà decidere in merito». Per Franzil «nel celebrare la giornata del ricordo, si continua a coltivare una memoria parziale, si riconosce la tragedia delle foibe e dell’esodo, ma ci si dimentica dei torti e dei dolori subiti dagli altri». Ancora più duro il segretario provinciale di Rc, Carmelo Seracusa che ha denunciato «il tentativo perpetuato dalla destra in questi anni, con una particolare complicità di parte del centro sinistra, di utilizzare la vicenda delle foibe per operare una vera e propria rivisitazione della storia».
Intanto il circolo “Utinum et Patria” ha segnalato alla Digos di aver trovato nei pressi della propria sede di viale Leonardo da Vinci un cartello che esalta i crimini commessi ai danni degli infoibati.

RIFIUTI/ Traffico di rifiuti ospedalieri da Latisana al Veneto

Notizie Flash/ Latisana

La discarica abusiva in unarea dellospedale civile di Latisana
Traffico di rifiuti: quando ad essere indagati sono i funzionari dell’ARPA

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NOTIZIE/ Aquila: “Io non ridevo”, “Riprendiamoci la città”

domenica 14.02.2010 ore 17.35

Inchiesta G8, gli aquilani violano la zona rossa

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ANTIRAZZISMO/ Un report e riflessioni da viale Padova a Milano la sera dell’accoltellamento

Nostro report da viale Padova

Per quello che posso ricostruire, visto che sono arrivato sul posto solo alle 21.30. Avvertito dalle voci di quartiere, vengo a sapere dell’accoltellamento e degli scontri.
Insieme ad amici ci siamo diretti in via padova e abbiamo trovato ancora la polizia a presidiare la strada con caschi e scudi. la scintilla è quella che potete leggere sui giornali. putroppo anche la parte sugli assalti ai negozi latini è vera. quando sono arrivato c’erano capannelli di persone che parlavano e tutti sparlavano dei latini. perfino un italiano lodava gli egiziani la loro religione e attaccava i latini. notate che intorno c’erano solo egiziani e due giornalisti de il giorno ed il giornale che fomentavano a tre ore dall’accaduto l’odio antilatino per far parlare i ragazzi. al che io e alcuni compagni siamo dovuti intervenire, abbiamo discusso animatamente per far ragionare i ragazzi:
Non tutti i latini sono assassini. noi siamo in tanti in questo quartiere e tutti diversi. dobbiamo imparare a convivere. per fortuna qualcuno di loro ci dava ragione ma forse anche perchè l’animosità degli scontri era ormai passata.
Intanto la polizia che aveva smobilitato, notandoci, ha fatto retro e una camionetta è tornata con un manipolo di uomini con caschi e scudi a tenerci d’occhio. quella è stata l’occasione per discutere con qualcuno dei ragazzi presenti: perché sono tornati quelli?, perché hanno paura di noi, ha risposto un ragazzo. perché il nostro quartiere è sempre presidiato da loro? perché hanno paura di noi, hanno paura della nostra forza. siamo noi che non conosciamo la nostra forza. il ragazzo aggiunge: perché siamo troppo divisi. è solo una piccola cosa, uno scambio a ridosso di una giornata pessima, in cui la morte di un ragazzo che non doveva morire così giovane sui marciapiedi al freddo di una città di merda ha scaricato una rabbia repressa in un conflitto interetnico.
Ma guardatevi le dichiarazioni dei leghisti: parlano di nuove banlieu. Hanno ragione. Parlano di nuove retate casa per casa. e sappiamo che anche questo è vero perché hanno già cominciato a farlo. certo via padova non è via crespi, ma sappiamo che accadrà…

 

 

 

 

il Controesempio

 

TANTI POPOLI UN’UNICA LOTTA

In piazza il 20 febbraio a Milano – a conclusione della settimana internazionale di solidarietà con Euskal Herria – ci saranno, riunite in un unico corteo, le bandiere dei popoli del mondo in lotta per la propria libertà e indipendenza:

le bandiere del popolo basco, che da anni subisce, come in un laboratorio di sperimentazione, la “guerra sporca” con la sparizione e l’omicidio di numerosi militanti, oltre ad arresti preventivi, violenti attacchi ai cortei, deportazione in carceri a migliaia di km da casa, messa fuorilegge di partiti della sinistra, organizzazioni sociali, giovanili, e chiusura di organi di informazione.

le bandiere del popolo kurdo al quale viene tolta, con l’illegalizzazione di ogni struttura politica, la possibilità di una presenza politica organizzata sul territorio. Il popolo kurdo rivendicherà, inoltre, con forza, la libertà per il proprio leader storico Ocalan, da più di 10 anni detenuto dell’isola-prigione di İmralı.

le bandiere dei diversi popoli del Sudamerica che hanno aperto una strada di rilevanza epocale con la rivendicazione di un nuovo cammino bolivariano che imponga indipendenza e libertà all’ingombrante e oppressiva presenza del gigante imperialista statunitense e dei suoi governi fantoccio le bandiere del popolo palestinese che, ad un anno dal genocidio sionista di Gaza, saranno il segno di chi non si piega all’oppressione sionista e che resisterà e resiste, pagando prezzi altissimi in sangue e vite umane.

L’appello del corteo con le ultime adesioni

Il programma dele iniziative
lombarde
nazionali

Appuntamento per il corteo
MILANO – Sabato 20 febbraio 2010
ore 15.00 – Piazza Cordusio

 

 

 

 

I media sui fatti di Viale Padova

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Repubblica 15 febbraio

 

Il Senatur interviene dopo gli incidenti di Milano e replica a Salvini che aveva chiesto di “andare casa per casa” per espellere gli stranieri. Poi il leader della Lega aggiunge: “Sono arrivati una montagna di immigrati. Non si può continuare così” Commenta
Corriere 15 febbraio

AUTODETERMINAZIONE dei Popoli/ Sabato 20 Manifestazione a Milano

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TORINO:No Tav occupano sala vip della Freccia Rossa

Torino. No Tav occupano sala vip della Freccia Rossa. Foto




Torino e cintura. Sarà dura
Torino e cintura. Sarà dura

Lunedì 15 febbraio. Per oltre due ore e mezza un gruppo di No Tav ha
simbolicamente occupato, incatenandosi, la sala vip della Freccia Rossa,
alla stazione di Torino Porta Nuova.
Foto a quest’indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/7551

Altri No Tav, inizialmente pochi poi sempre più man mano che il tam tam No
Tav diffondeva la notizia, distribuivano volantini, e facevano comizi
volanti con un piccolo megafono. Forte la solidarietà di viaggiatori e
lavoratori delle ferrovie che si sono uniti ai cori, hanno chiesto
informazioni, e, in qualche caso si sono uniti alla protesta. Alla polizia
ferroviaria, subito arrivata sul posto, si è aggiunto un folto gruppo di
Digos e, infine, anche la celere in assetto antisommossa.
Intorno alle 20, subito dopo l’arrivo del Frecciarossa, i No Tav pongono
fine all’occupazione, e, in corteo - alla testa i quattro occupanti ancora
incatenati tra di loro – provano a uscire dall’ingresso principale. La
polizia ha intanto bloccato – a tutti, viaggiatori compresi – l’uscita
principale e l’accesso ai binari. I No Tav procedono lo stesso, fanno
qualche giravolta davanti a quelli dell’antisommossa con casco e
manganello levati. Molti presenti gridano indignati per il blocco. Ma c’è
poco da fare: il treno crociato li rende furiosi come tori e i poliziotti
vogliono caricare. I No Tav si esibiscono in un paio di eleganti veroniche
e poi escono da via Sacchi. Il grido No Tav fa vibrare l’atrio della
Stazione.

Alla stazione di Torino Porta Nuova ci sono viaggiatori di serie A e
viaggiatori di serie B. Per i primi – quelli che prendono il costosissimo
treno ad alta velocità – c’è una biglietteria riservata con tanto di sala
d’aspetto con divanetti rossi. Per gli altri le code in piedi nella
biglietteria dei tuttiquanti. È il viaggio all’epoca del Tav, un’opera
pagata da tutti ma riservata ai pochi che se la possono permettere. Per
gli altri restano i treni pericolosi, sporchi, sempre in ritardo di un
sistema ferroviario che non bada a chi, ogni giorno, viaggia per lavoro o
per studio.
La propaganda per il Tav sostiene che chi si oppone bada solo al giardino
di casa propria senza farsi gli interessi generali, rappresentati dalle
grandi opere. Opere inutili, dannose, pagate con i soldi sottratti ai
servizi per le persone.
Da ormai 20 anni, invece, i No Tav si battono per treni sicuri, puliti, a
basso prezzo per tutti.
Un’utopia sovversiva in un paese dove conta solo il profitto. Costi quel
che costi. Dove pochi lucrano sulla vita dei più. Dove la nuova linea tra
Torino e Lyon la vogliono imporre con le armi.

Sotto il volantino distribuito durante la protesta dei No Tav.

Treni sicuri a basso prezzo per tutti
No Tav No Trivelle

Da un mese i No Tav - migliaia di persone da Torino alla Val Susa – hanno
dato vita a presidi, bloccato treni e autostrade, fatto informazione e
contrastato i sondaggi per la nuova linea ad alta velocità tra
Torino/Lyon. Al corteo del 23 gennaio a Susa hanno partecipato 40.000
persone.

Le trivelle le hanno piazzate di notte, impiegando centinaia di uomini in
armi. Ogni volta hanno incontrato resistenza.
I media hanno gridato vittoria ma in valle come a Torino abbiamo
dimostrato che le uniche ragioni dei si tav sono quelle della forza e, con
la forza bruta, la militarizzazione di intere città e paesi, l’imposizione
con blindati e manganelli, non faranno molta strada.
Se per fare un buchetto devono impiegare 1000 uomini in armi gli servirà
l’esercito per impiantare i primi cantieri.
Quattro anni sono bastati ad incrinare il fronte istituzionale, dove le
sirene del potere, del denaro e del prestigio suonano più forti, ma non
hanno intaccato un movimento consapevole che velocità, crescita, progresso
sono miti utili solo ad aumentare i profitti di chi, ogni giorno, lucra
sulle nostre vite, portandosi via la vita e la salute di chi, per campare,
deve lavorare.
I No Tav sanno mettere insieme l’autogestione delle lotte, le assemblee
che discutono e decidono con l’azione diretta, senza deleghe.

Il Tav – Treno ad alta velocità - è un opera inutile, dannosa, distruttiva.
Un’opera che ha già devastato mezza Italia. Ovunque inquinamento del
suolo, rumore insopportabile, perdita di fonti idriche, distruzione
irreversibile dell’ambiente, case abbattute, città spezzate in due da
muraglioni.
Ogni chilometro di linea costruita in Italia è costato la vita ad un
lavoratore.
Una montagna di soldi pubblici sono stati sottratti ai treni per chi
lavora, alle scuole per i nostri figli, ad una sanità decente per tutti.
Ha guadagnato chi costruisce, la lobby del cemento e del tondino, amici e
destra come a sinistra, abbiamo perso noi tutti.

Molti credono che il TAV sia solo un affare valsusino ma sbagliano. Il Tav
attraverserà la città, taglierà in due la tangenziale, demolirà case. Ci
aspettano decenni di cantieri e di disagi, per far guadagnare i soliti
noti.
Cagnardi, l’architetto che ha preparato il progetto per Torino, chiama
birilli le case da tirare giù. Nei “birilli” che il Tav incontrerà sulla
sua strada, ci abita gente che magari ha fatto fatica a mettere insieme i
soldi per una casa che verrà espropriata a basso costo. Quelli cui la casa
non la tireranno giù, il Tav se lo vedranno (e sentiranno) sfrecciare
sotto il naso.

Ma a noi, alla nostra vita, serve tutto questo?
I dati, confermati anche dai tecnici governativi, dicono di no. Una linea
che collega Torino alla Francia c’è già ed è sotto utilizzata: ogni giorno
ci passano 78 treni e ne potrebbero passare 210 prima che la linea si
saturi.

In questi anni viaggiare in treno, per chi lavora e per chi studia, è
diventato sempre più pericoloso, disagevole, costoso. La drastica
riduzione del personale si è tradotta in diminuzione della sicurezza,
della pulizia, della puntualità. Ma il biglietto è aumentato anno dopo
anno. Tragedie come quella di Viareggio si sarebbero potute evitare, ma i
soldi pubblici sono stati spesi per la Freccia Rossa, per il trasporto di
elite. A Torino Porta Nuova quelli del supertreno hanno una biglietteria e
una sala d’aspetto riservate. Per gli altri carrozze sporche, in ritardo,
poco sicure.

Nel 2005 le barricate hanno fermato il Tav: i politici gli hanno riaperto
la strada.
Fermarli è possibile. Tocca a ciascuno di noi farlo.

No Tav Autogestione – Torino
notav_autogestione@yahoo.it – 338 6594361

DISASTRI, idro-geo-politici

Repubblica 17 febbraio

Frane, a rischio sette comuni su dieci
“Quattro miliardi per salvare l’Italia”

In 50 anni mezzo milione di smottamenti.

I tecnici: troppo cemento e i mutamenti climatici provocano sempre più danni.

Il piano dell’associazione nazionale bonifiche di A. CIANCIULLO / Commenta

Calabria, Maierato paese fantasma / FOTO

 

 

Repubblica 16 febbraio 2010


La frana minaccia il paese terrorizzato Evacuate duemila persone in Calabria

La frana minaccia il paese terrorizzato
Evacuate duemila persone in Calabria

Gli abitanti di Maierato, in provincia di Vibo Valentia costretti a lasciare le loro case. Il sindaco “La montagna minaccia una parte importante dell’abitato”. Problemi in tutta la regione
VIDEO – LA MONTAGNA PRECIPITA SULLE CASE
Sicilia

Anche a San Fratello la gente costretta alla fuga

UDINE: comunicato del mov.studentesco contro razzismo e omofobia

NO AL FASCISMO E ALL’OMOFOBIA

Il 27 gennaio del 1945 il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato dalle truppe sovietiche: una data scelta come Giorno della Memoria dalla legge italiana per ricordare la Shoah ebraica, ma anche dei Rom, degli omosessuali e dei dissidenti politici. A noi ricorda la dittatura nazi-fascista che solo 60 anni fa ha imposto, tra intrallazzi politici e olio di ricino, il suo regime repressivo e razzista alla nostra società. Vogliamo ricordare che il primo nucleo si è sviluppato nella paura di molti ed è cresciuto nell’indifferenza degli altri, portando alle disastrose conseguenze che tutti noi conosciamo. Purtroppo oggi noi udinesi, studenti ma non solo, constatiamo che nella storia si hanno cicli e ricicli: non è la prima volta negli ultimi anni che denunciamo pestaggi, presenze e propaganda neofascista.

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