L’Aquila: 10 mila persone contro il Governo

Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Genova 2001
Corriere 17 giugno
Un anno e 4 mesi all’ex capo della Polizia: per la corte d’appello indusse l’ex questore Colucci alla falsa testimonianza nel processo per l’irruzione alla Diaz
16:28 CRONACHE In primo grado l’attuale capo del Dis era stato assolto
Video
Repubblica
Irruzione alla Diaz
Per De Gennaro
condanna in appello
Per i fatti del G8 2001 condannato a un anno e due mesi anche l’ex capo della Digos e attualmente vicequestore vicario di Torino Spartaco Mortola. In primo grado entrambi assolti “per mancanza di prove sufficienti”. Il pm: “‘Perche’ non pensare che la sentenza di primo grado non era giusta? L’appello serve anche a questo”
Marzo 17th, 2017 — Concerti/Varie, General
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
http://emiliaromagna.indymedia.org/node/9019
http://emiliaromagna.indymedia.org/node/9020
http://emiliaromagna.indymedia.org/node/9024
[aggiornamenti: Report sul corteo di Modena contro i Cie da noinonsiamocomplici | Un giorno intorno a Modena da Macerie | Anarchici in corteo contro i Cie tensione e vetrine imbrattate da La Repubblica | Contro CIE e Misericordia, blitz in chiesa a Collegno | Dall’interno dei lager, sostegno al corteo di Modena contro i Cie]
☆ Venerdì 11 Giugno ore 20.30, assemblea pubblica a Genova e presentazione del corteo con alcuni promotori, presso il Circolo Autorità Portuale (CAP) di Genova, via Albertazzi – Di Negro, di fronte alla caserma dei vigili del fuoco.
☆ Sabato 19 Giugno ore 15.30, corteo nazionale a Modena contro i Centri di Identificazione ed Espulsione, concentramento al parcheggio sul retro della Stazione Ferroviaria di Modena. Per prenotare un posto sull’eventuale pullman che da Genova porterà a Modena scrivere a coord_anarchico [AT] libero [DOT] it
«Stasera a Ponte Galeria due ragazzi algerini hanno tentato di impiccarsi perché domani verranno deportati.» Roma, Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, 7 giugno 2010.
Ceuta e Melilla, Lampedusa, c.so Brunelleschi, Ponte Galeria, Vincennes, Gradisca d’Isonzo, Rosarno, via Corelli [1, 2], Triboniano [1, 2]. Nomi che richiamano tragedie. O nomi che richiamano rivolte, evasioni. Momenti drammatici, ma anche momenti di lotta, di dignità, di libertà. Momenti eclatanti, momenti in cui la banalità e la normalità dell’orrore fanno scandalo, rompono il velo del silenzio quotidiano.
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Dal Sito della Gazzetta di Modena

MODENA. Due pullman perquisiti, muri imbrattati, e traffico paralizzato. Ma anche caschi, bastoni e fumogeni. E poi telecamere divelte, insulti e vetrine assaltate. E’ questo il primo bilancio della protesta anarchica che ha sfilato ieri lungo le strade del centro storico di Modena.
Oltre 400 persone hanno preso parte al corteo che per più di sei ore ha sfilato fin sotto la Ghirlandina per chiedere la chiusura dei Cie, i centri di identificazione ed espilsione degli immigrati. Come previsto la protesta ha registrato diversi momenti di tensione ed è stata scortata lungo tutto il percorso da un cordone di agenti della polizia e dei carabinieri.
Il corteo, composto da gruppi dei centri sociali, gruppi antagonisti e anarchici provenienti da Bologna, Milano, Genova e Torino, è partito nel tardo poreggio da via Fanti, dietro la stazione ferroviaria, e alle 17 ha raggiunto via Attiraglio. Qui è stat fatta una breve sosta per permettere a una partecipante di rivolgersi ai residenti stranieri affacciati alle finestre di un condominio. La ragazza li ha incitati ripetutamente, attraverso gli autoparlanti, a ribellarsi contro una «politica della casa scellerata che la giunta modenese e la politica italiana gli riserva da anni». Il discorso, durato qualche minuto, è stato anche tradotto in arabo per una migliore comprensione. Lasciata via Attiraglio, la protesta ha superato il cavalcavia Mazzoni e si è diretta verso piazzale Natale Bruni dove sono iniziati i disordini.
Un dimostrante si è arrampicato sopra un cartelli stradale e con una scopa imbrattata di vernice ha oscurato l’obbiettivo delle telecamere di sorveglianza. Per coprire quest’azione sono stati accesi dei fumogeni. A risentire maggiormente del disagio è stato il traffico che è rimasto paralizzato per più di mezz’ora.
Dalla rotonda il corteo si è diretto verso viale Caduti di Guerra. Lungo la via che costeggia i giardini Ducali i dimostranti hanno urlato cori e slogan contro la lega, ma soprattutto contro Daniele Giovanardi. Secondo gli anarchici il presidente della misericordia sarebbe colpevole di una mala gestione del Cie di Modena. “Giovanardi assassino”, “Basta con i lager”, “Libertà per i reclusi”, sono alcuni degli slogan che i dimostranti hanno scritto sui muri del viale con delle bonbolette spray.
Alle 19 la manifestazione è giunta alle porte del centro storico per attraversare via Emilia Centro. Sullo sfondo di saracinesche abbassate e negozianti impauriti, i dimostranti hanno divelto alcune telecamere di sorveglianza.
Come sempre succede in questo tipo di manifestazioni, gli anarchici non hanno saputo resistere alla tentazione di assaltare alcune vetrine, segno del capitalismo, con vernice e uova marcie. A farne le spese: Benetton, Unicredit, Maxmara, Foot locker, Woolrich e Wind.
Alle 22 il corteo è arrivato al Cie in via La Marmora.
Inserito da Anonimo il 18 Maggio, 2010 – 11:37
MODENA, 19 GIUGNO: CORTEO CONTRO I CIE
Corteo contro i Centri di Identificazione ed Espulsione
Modena 19 giugno 2010
All’interno di un percorso di lotta che parte da lontano e che si è andato intensificando negli ultimi mesi qui a Modena e a Bologna, in Italia e in generale in Europa, con scioperi della fame, rivolte, fughe dei reclusi, e presidi, presenze nelle città, azioni di sostegno dei solidali, promuoviamo un corteo a Modena per il 19 giugno 2010
Contro i Cie, perché sono i lager odierni in cui vengono rinchiusi gli immigrati senza le carte in regola per vivere nei paesi dei ricchi.
Contro le deportazioni, chiamate spudoratamente rimpatri.
Contro la funzione di questi centri, che è quella di tenere sotto minaccia della privazione della libertà individui da annientare e rendere quindi disponibili per lavori da schiavi.
Contro chi li gestisce, perché lucra sulla miseria, come la Croce Rossa e la Misericordia che si presentano dissimulati sotto un’aurea caritatevole o le Cooperative della Lega Coop che si spacciano come promotrici della mutualità e della solidarietà.
Contro tutte le aziende che si arricchiscono con appalti per fornire servizi all’interno come la Concerta spa e la Sodexo.
Contro tutti gli uomini in divisa che, nell’adempimento del loro “dovere” di carcerieri, nei Cie massacrano e stuprano.
Contro il Cie di Modena, gestito dalla Misericordia di Daniele Giovanardi che, attraverso i suoi metodi da piccolo dittatore fatti di propaganda da un lato e asservimenti, soprusi, divieti, restrizioni e isolamento praticati sui reclusi dall’altro, sperimenta un modello esemplare per altri Cie in Italia.
Contro Frontex, l’agenzia che gestisce e organizza le deportazioni per i paesi europei e controlla le frontiere.
Contro la propaganda razzista.
Contro il silenzio complice dei “bravi cittadini”.
Insieme a chi brucia i Centri di detenzione.
Insieme ai rivoltosi di Rosarno.
Insieme a chi non si arrende e lotta con i mezzi che ha a disposizione:
rivolte, scioperi e fughe.
Insieme a chi non gira la testa dall’altra parte.
Fuori i reclusi dai Cie
Fuori i Cie dal mondo
Coordinamento per il 19 giugno
Leggi il documento di indizione
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/gallery/5927/19_giugno.pdf
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Da Il Piccolo del 19/06/10
La Trieste-Divaccia raddoppia Due tunnel di 12 chilometri correranno sotto il Carso
di GIULIO GARAU TRIESTE Non più solo una tratta ferroviaria. Dopo l’accordo tra Italia e Slovenia sulla linea ad alta velocità/alta capacità Ronchi-Trieste-Divaccia, le tratte diventano due in territorio italiano, e molto impegnative. Hanno più di 12 chilometri ciascuna e sono quasi interamente in galleria sotto il Carso. La prima corre da Aurisina a Trieste, dentro il costone carsico, la seconda sull’Altipiano. Un’opera imponente che richiederà anni per l’approvazione e la realizzazione, ma soprattutto assai delicata per tutti gli aspetti ambientali. È stata scelta la via «alta», evitando come ha ricordato l’assessore regionale ai Trasporti, Riccardo Riccardi, ma anche il vice-ministro ai Trasporti Roberto Castelli, un’altra val di Susa (l’ipotesi era il passaggio sotto la Val Rosandra). Ma questo cambiamento imporrà delle nuove valutazioni: per l’allungamento del percorso, per l’utilizzo dei fondi Ue e per i tempi di realizzazione. Quello che è certo è che è un’infrastruttura non più rinviabile: l’attuale tratta Ronchi-Trieste infatti è quasi alla saturazione con 160 treni al giorno (merci e passeggeri) quando il limite massimo è di 190-200. I margini di manovra sono pochissimi, si possono allungare i convogli, fare delle migliorie tecniche, usare locomotori migliori. Ma non si possono spostare i treni regionali alla notte e prima o poi ci sarà un limite invalicabile. Ciò significa che se il Porto di Trieste dovesse aumentare i traffici non potrà essere sfruttata la ferrovia. Lo sa bene anche Unicredit che, illustrando il progetto logistico, ha fatto capire che punterà su Monfalcone (la Ronchi-Monfalcone sarà pronta prima) e solo in un secondo momento su Trieste. Ci sarebbe una via d’uscita, ma per ora è impossibile: il collegamento tra i porti di Trieste e Capodistria. Soltanto 6 km di ferrovia che però, a detta di Castelli ma anche del segretario di stato ai trasporti sloveno, Igor Jakomin, appaiono insuperabili. Gli sloveni non vogliono questo collegamento perchè diventerebbe una linea internazionale e sarebbero obbligati a far passare tutti per congiungersi alla linea con Divaccia.Lubiana sta correndo per realizzare la Capodistria-Divaccia, 39 km, 25-30 in galleria. Grazie a questo nuovo tracciato la potenzialità di trasporto dallo scalo sarà quadruplicata. La Slovenia ha coscienza della strategicità della linea e per evitare contestazioni ha addirittura varato una legge in Parlamento per realizzare l’infrastruttura. Cosa farà l’Italia? Dalla cartina si comprende la delicatezza del problema. La prima linea da Aurisina dovrebbe scendere a Trieste quasi tutta in galleria (12 km su 13). Il treno dovrebbe entrare in galleria ad Aurisina, farà una curva ampia a nord dell’autostrada passandoci sotto e superando al largo Santa Croce. La linea allora si dirigerà verso il costone per scendere (pendenza massima 12,5%) verso Trieste. Tutta dentro la roccia. La galleria proseguirà sopra Barcola e poi scenderà più o meno all’altezza (in linea d’aria) della stazione ferroviaria di Trieste biforcandosi per collegarsi con la galleria di cintura. Tempi e costi? Dipenderà quanto si potrà giocare con i fondi Ue: prima c’era solo un tratto (Ronchi-Trieste-Divaccia) che ora si sdoppia. Per i tratti internazionali transfrontalieri la Ue finanzia il 30%, quello italiano avrà il 20%. Ma se il tratto è solo nazionale i contributi si fermano al 10%. Per l’intera Ronchi-Trieste sono ipotizzati 1.930 milioni di euro. Per la Aurisina-Trieste bisogna fare la metà: 900 milioni. La progettazione preliminare è in corso e dovrebbe terminare a fine anno. Passiamo alla linea Aurisina-Confine: 12 km e mezzo tutti in galleria. Un percorso delicatissimo dal punto di vista ambientale, tutto sotto il Carso. Si passa a Sud di Sgonico, poco sotto Rupinpiccolo, a poca distanza da Rupingrande e un pelo sopra Borgo Grotta Gigante. Territori naturali di rara bellezza anche nelle cavità. Non sono ancora ipotizzabili costi, ma è certo è che il governo deve mettere in preventivo una spesa di oltre 300 milioni l’anno fino all’ultimazione dell’opera. E i tempi non sono brevi: se tutto andasse liscio servirebbero almeno 3 anni per il progetto e l’approvazione. Solo dopo possono essere aperti i cantieri: con le frese moderne si avanza circa 50 metri al giorno, per realizzare la galleria serviranno almeno 3 anni e mezzo. Ultimata la galleria bisognerà mettere binari e attrezzature: un altro anno e mezzo. Totale 8 anni, ma solo se non ci sono intoppi
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Solo lo 0,6%
degli studenti
ha scelto
quel tema.
Delle foibe
non gliene frega
un cazzo
a nessuno!
Marzo 17th, 2017 — General, Overview
Da Il piccolo del 23/06/10
PREVISTE TRA I PASTINI DELLA VALLATA SETTE PALAZZINE PER UN TOTALE DI 109 APPARTAMENTI
Rio Martesin, parte il ricorso al Consiglio di Stato
Nuova azione legale del Comitato di residenti e ambientalisti contro il progetto edilizio
I cittadini di Gretta e Roiano scendono in piazza oggi alle 18 nella vallata di Rio Martesin, ultima enclave verde tra le colline di Scala Santa e di Monte Radio. Obiettivo, cercare di fermare tre progetti edilizi di grandi proporzioni che interessano la loro vallata. A guidarli il Comitato spontaneo di Rio Martesin, che riunisce comitati spontanei cittadini (Valmaura, via del Pucino, Monte Radio, Cologna/Scorcola), gli ambientalisti di Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Trieste Europea e Greenaction e i professori Livio Poldini e Livio Crosato. Il Comitato presenterà il recente ricorso al Consiglio di Stato contro il progetto di costruzione di sette palazzine (ovvero 109 appartamenti) tra i pastini della vallata. «Qui si decidono le sorti della nostra valle – afferma per il comitato organizzatore il residente Dario Ferluga – ma i triestini devono sapere che questo tentativo di salvare dalla speculazione edilizia la nostra area è un problema comune».
Quanto al ricorso, «si è reso necessario – spiega il consigliere comunale dei Verdi Alfredo Racovelli – dopo che il Tar ne ha rigettato uno precedente con motivazioni non condivisibili rispetto a quanto previsto dalle normative vigenti». Quali i contenuti del documento inviato al Consiglio di Stato? Vi si evidenzia innanzitutto come i tre progetti edilizi sarebbero il risultato del frazionamento di un’unica iniziativa. A confermarlo, la previsione di un’unica rete viaria e infrastrutturale (luce, acqua a gas) al servizio delle sette palazzine. Una scelta, secondo Racovelli, che mentre consente al privato di realizzare profitto non tutela la finanza pubblica. La carenza di accessi, viabilità e reti andrebbe a ricadere come costo pubblico su tutta la comunità.
Il ricorso sottolinea come il Comune abbia scelto di dare ai richiedenti la concessione edilizia piuttosto che esigere la redazione di un piano particolareggiato per un’area priva di costruzioni. In questo modo si sarebbe autorizzato un carico insediativo (10mila metri cubi) superiore a quanto previsto da un piano particolareggiato, carico che per le sue proporzioni sarebbe dovuto essere sottoposto a valutazione di impatto ambientale (Via) in base alla legge regionale 43/90. Oltre al singolare silenzio/assenso della Soprintendenza ai Beni ambientali – così sostengono i comitati – nei progetti non v’è traccia di riferimenti alla fascia di rispetto necessaria ai corsi d’acqua, nella fattispecie al Rio Martesin.
Maurizio Lozei
Marzo 17th, 2017 — General, Gruppo Ecologia Sociale
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Comunicato urgente Controla devastazionedel PianetaNo si vent le tiare, le aghe, l’ajar,…
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