CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 19 agosto

Dal Piccolo del 19/08/10

Gradisca, Centro immigrati blindato. E i dipendenti temono per il futuro

 

di STEFANO BIZZI GRADISCA «No comment». «Non possiamo parlare, ordini della Prefettura». Alle 7, alle 15 e alle 23 di ogni giorno della settimana c’è il cambio del turno. È l’unica occasione per avvicinare gli operatori che lavorano all’interno del Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo e farsi raccontare quanto accade all’interno del Cie. Dalla struttura di via Udine scappano però solo gli immigrati. Gli operatori dell’ente gestore non si lasciano sfuggire neppure una parola. Non possono: l’ordine è quello di non parlare. Soprattutto con i giornalisti. Quello che succede all’interno dell’ex caserma ”Ugo Polonio”, deve rimanere all’interno. Entrare per verificare la situazione dopo la fuga di Ferragosto è impossibile. L’ultima nostra visita risale allo scorso 22 dicembre, ma la richiesta alla Prefettura era stata presentata a settembre: subito dopo l’aggressione subita da due operatori. Il portoncino d’accesso in acciaio è azionato dal corpo di guardia che dalle telecamere di sorveglianza controlla ciò che succede sul piazzale esterno. Alle 15.15 arriva il vicedirettore Vittorio Isoldi. È come sempre cortese, ma come sempre è anche risoluto nella sua posizione. «Non posso rilasciare dichiarazioni, mi dispiace», dice prima di scomparire all’interno del Cie. Se il numero due non parla, magari lo fa il numero uno. Proviamo a chiedere un appuntamento con il direttore Luigi Del Ciello. Magari all’esterno dato che pensare di mettere il naso oltre al muro di cinta è utopia. Ci avviciniamo al citofono. Prima ancora di premere il pulsante, il portone si apre automaticamente. La sorpresa è grande. Dura però un solo istante. Al primo passo in avanti si richiude. Evidentemente si stava spalancando non per fare entrare noi, quanto per fare uscire gli operatori smontanti o gli ospiti del Cara (in attesa che la loro domanda venga esaminata dalla locale Commissione territoriale , i richiedenti asilo possono andare e venire a proprio piacimento). Appena gli agenti in servizio si accorgono dalle telecamere che stiamo per violare la soglia, la porta si richiude. Ci riproviamo. Suoniamo, ma non risponde nessuno. All’interno sanno benissimo chi siamo e cosa vogliamo e sanno altrettanto bene che non possono soddisfare le nostre richieste. Per evitare di dover dare spiegazioni, decidono di non giocare neppure la partita. Se gli operatori non parlano di quello che succede all’interno, difendono però in modo compatto il collega algerino denunciato dalla Questura per aver favorito la sommossa e la fuga. «Ho visto il video – assicura uno dei lavoratori con la maglietta arancione -. Lui non c’entra nulla. Loro erano organizzati militarmente. Lo hanno distratto tenendolo occupato e hanno agito dall’altra parte. Ha fatto quello che facciamo tutti. È capitato a lui, ma al suo posto avrebbe potuto esserci chiunque. Siamo tutti con lui». «Noi non abbiamo compiti di polizia – ribatte un altro dipendente di Connecting People -, di fronte a questi episodi noi possiamo solo allargare le braccia. Non dimentichiamo che sono persone che si trovano qui per aver commesso un reato, sia solo quello di immigrazione clandestina». «Non dimenticate – aggiunge un terzo – che quando scappano urlano: ”Se ti avvicini ti ammazzo”». Intanto sulle prese di posizioni politiche legate alle richieste di chiusura c’è un dipendente che ricorda: «Non siamo poliziotti: se chiude il Centro non verremo trasferiti ma andremmo a casa con i nostri mutui e con i nostri problemi. L’etica è una altra cosa: Connecting Pepole la sta affrontando con in testa la Persona, non l’Avanzo di galera, che spesso è un disgraziato di 20-25 anni. I Cie ci sono, bisogna gestirli. La cittadinanza di Gradisca non è stata mai in pericolo: anzi. L’indotto gradiscano esibisca le fatture emesse a Connecting People e il Comune dica a quanto ammonta lo stipendio degli impiegati extracomunitari ospiti. Vi assicuro che è un businness e molto redditizio».

 

Dal Messaggero veneto del 19/08/10

Cie, lavori per 100 mila euro

 

GRADISCA. I lavori di consolidamento e ripristino dell’efficienza delle parti strutturali interne danneggiate nel corso dei disordini precedenti alla rivolta di ferragosto, annunciati martedì al termine del vertice sulla sicurezza svoltosi in prefettura a Gorizia, rappresentano solo un primo capitolato d’intervento per il Cie di via Udine. A confermarlo è stato l’ufficio di gabinetto della stessa Prefettura isontina, ricordando come i lavori più corposi devono ancora ottenere il via libera dal Viminale. «Nell’immediato si provvederà alla sostituzione dei lucchetti forzati, a rimettere a posto le grate forzate, le sbarre che sono state rimosse dalle porte e a rimpiazzare le vetrate antisfondamento ormai compromesse. Si tratta, in definitiva, di lavori di ripristino in efficienza delle strutture essenziali. Un intervento più corposo, comprensivo del ripristino dei cosiddetti “offendicula” (gli spuntoni ricurvi posizionati in cima alle recinzioni e rimossi nel 2007, ndr ), della sistemazione degli impianti di rilevamento a infrarossi e delle telecamere, invece, rientrano in un secondo capitolato, ovviamente più costoso. Il preventivo si aggira, in questo caso, sui 100 mila euro, ma deve essere ancora finanziato dal ministero dell’Interno, nonostante da tempo (da fine 2008, ndr ) ne sia stata accertata la necessità». Ritardi recentemente finiti nel mirino dei sindacti di Polizia, che a più riprese avevano denunciato come il Cie di Gradisca operi ormai in condizioni di «assoluta inefficienza strutturale, il complesso è ormai un colabrodo». (ma.ce.)

 

In fuga dal Cie di Trapani fallito un tentativo a Cagliari

 

ROMA. Si moltiplicano i tentativi di fuga dai Centri per immigrati in questi giorni di agosto. Nei giorni scorsi è accaduto nei Cie di Brindisi, Milano e Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Cagliari. Ieri è stata la volta del Cie di Trapani. Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ribadisce che presto saranno aperte altre strutture; critica l’opposizione che parla di «propaganda». A Cagliari il tentativo di evasione è avvenuto lunedì scorso. Protagonisti otto extracomunitari che hanno forzato una finestra al primo piano del centro, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. C’è stata quindi una piccola rivolta con il danneggiamento di arredi, porte e finestre. A Cagliari è ospitato attualmente circa un centinaio di clandestini giunti in Sardegna nelle ultime settimane con alcune barche provenienti dal Nord Africa. Fuga riuscita, invece, per una decina di immigrati dal Cie di Trapani, nella notte scorsa. Otto sono stati però già bloccati e riportati all’interno della struttura. Secondo una prima ricostruzione, gli extracomunitari si sarebbero calati da una finestra. Durante la fuga alcuni di loro sarebbero anche rimasti feriti, come testimoniano tracce di sangue trovate dagli investigatori nei pressi del Centro. Il sottosegretario Mantovano ha commentato gli episodi ricordando che «il periodo estivo è ogni anno quello in cui si registrano i maggiori tentativi di fuga. È l’esito di una tensione che deriva dalle caratteristiche della struttura». L’obiettivo, ha aggiunto, «è di aprire in qualche mese dei Cie anche in regioni densamente popolate come la Campania, il Veneto, la Toscana e il Piemonte, dove fino a questo momento non è stato possibile». Per Felice Romano, segretario generale del sindacato di Polizia Siulp, «queste fughe sono dovute al sovraffollamento dei Cie. Purtroppo rispetto alle intenzioni preannunciate dal governo di costruire un Cie per regione, l’obiettivo non è stato raggiunto: i pochi centri esistenti sono troppo pieni». Dura anche l’opposizione. L’annuncio di Mantovano sulla costruzione di nuove Cie, ha detto Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza del Pd, «non è il primo e non sarà l’ultimo. Per adesso mancano però gli atti. Di annunci ne abbiamo già sentiti molti». Sulla stessa linea Fabio Evangelisti (Idv), che definisce «pura propaganda» le parole di Mantovano. «L’apertura dei Cie, infatti – ha osservato – non rappresenta la risposta più efficace contro l’immigrazione clandestina. Sarebbe urgente, piuttosto, andare a colpire le grandi organizzazioni criminali che la gestiscono». La replica alle critiche è affidata a Margherita Boniver, presidente del Comitato Schengen. «I Cie – ha sottolineato – ci sono e per lo più funzionano come dovrebbero. Sono un indispensabile strumento per la migliore regolazione possibile dei flussi di clandestini».

L’AQUILA/ I familiari delle vittime chiedono i danni al Governo

19 agosto

L’Aquila, mancato allarme terremoto
i familiari delle vittime chiedono 22,5 milioni

 L'Aquila, mancato allarme terremoto i familiari delle vittime chiedono 22,5 milioni

Dopo il vertice del 31 marzo 2009, la commissione Grandi rischi della Protezione civile disse che il sisma  non ci sarebbe stato. Richiesta di risarcimento record alla Presidenza del consiglio  cui fa capo il dipartimento guidato da Bertolaso

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No OGM/ Vivaro: e ti pare poco come contaminazione!?

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MV SABATO, 21 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità

Ogm, ordinata la distruzione del campo

La Procura conferma il reato. Il ministero minimizza: nessuna contaminazione nei fondi vicini

IL CASO DI FANNA

GreenPeace: il ministro fa riferimento a un limite che vale per alimenti e mangimi, non per i semi Intanto Giancarlo Galan chiede altri campionamenti a supporto delle linee guida per la coesistenza

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di RENATO D’ARGENIO

PORDENONE. La Procura conferma il reato, il ministero minimizza e Giorgio Fidenato, il propietario dei campi di Vivaro e Fanna coltivati a mais Ogm, esulta. Ieri la Procura della Repubblica di Pordenone ha chiuso le indagini sulla presenza di mais Ogm in un campo di Fanna. Il procuratore Luigi Delpino ha inoltrato al Gip la richiesta di un decreto penale di condanna e della distruzione del campo seminato con mais transgenico non autorizzato in Italia.
Un decreto che non sembra preoccupare Fidenato – che fino a ieri non aveva ricevuto alcuna comunicazione ufficiale («Il mio legale ha appreso in Tribunale che prima di lunedì non potrà consultare gli atti. Comunque, daremo battaglia davanti al Gip e siamo persuasi di poter essere prosciolti») – intenzionato a ricorrere e, con l’allungamento dei tempi giuridici, pronto anche a raccogliere e vendere il mais di Fanna. Il decreto penale di condanna prevede per l’imprenditore una sanzione pecuniaria e la distruzione del mais biotech. Ora, però, si attendono le decisioni del Gip, chiamato a valutare la richiesta del Pm.
Ma mentre la procura di Pordenone confermava il reato, sempre ieri il Ministero delle Politiche Agricole, con una nota, ha comunicato i risultati delle analisi di 30 campioni effettuati sui campi limitrofi a quelli coltivati a Ogm: «Nessuno dei campi di mais in Friuli vicini a quelli dove è stato seminato mais geneticamente modificato presenta quantità di mais Ogm superiore ai limiti di legge – specifica il Ministero –. Su trenta campioni effettuati, 15 risultano negativi, mentre altri quindici risultano positivi alla presenza dell’evento Mon810, ma in percentuali inferiori allo 0,9%, che costituisce il limite stabilito dal regolamento comunitario, oltre il quale gli alimenti e i mangimi sono considerati, tecnicamente e giuridicamente, geneticamente modificati». Il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha comuqnue incaricato il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra) di effettuare ulteriori campionamenti ed analisi, per acquisire gli elementi scientifici da utilizzare, in accordo con la Regione Friuli Venezia Giulia e le altre Regioni, anche a supporto dell’adozione delle linee guida sulla coesistenza. In ogni caso, la produzione su cui sarà riscontrata la presenza di Ogm sarà utilizzata unicamente per la ricerca.
Una nota – quella del Ministero – che ha scatenato la reazioni di GreenPeace («In base alle norme europee il limite dello 0,9% vale per alimenti e mangimi. Non esiste nessuna soglia di tolleranza per le sementi, che devono essere Ogm-Free») e delle 27 associazioni che formano la “Task Force per un’Italia libera da Ogm”: «La conclusione delle indagini conferma che c’è stata una violazione della legge e i campi illegali vanno distrutti. Tuttavia non possiamo ancora dire che sia stata ristabilita la legalità: in primo luogo dobbiamo attendere le decisioni del Gip, che ci auguriamo accolga il decreto e ci auguriamo lo faccia al più presto; in secondo luogo non possiamo non esprimere il nostro disappunto per quanto è scritto nella nota del Ministero. Non possiamo accettare che il Ministero tenda a minimizzare questa vicenda e per di più lo faccia in contemporanea con la chiusura dell’indagine e prima della decisione del Gip».

 

MV SABATO, 21 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità

I tre dubbi delle 27 associazioni

Italia libera da biotech
ROMA. «Dopo le dichiarazioni equivoche del Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan, chiediamo di fare immediata chiarezza in merito ai risultati delle analisi sulla presenza di Ogm in Friuli». È quanto afferma la “Task Force per un’Italia libera da Ogm” composta da 27 organizzazioni – Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Amab, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, Cna alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Greenpeace, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Legambiente, Movimento difesa del cittadino, Slow Food, Unci, Vas e Wwf – nel chiedere al ministro di rispondere a tre quesiti sui risultati delle analisi condotte nei campi in Friuli. Questi i tre punti sollevati dalla task force.
1) Sono Ogm o meno i campi nei quali è stata autodenunciata la semina con mais geneticamente modificato proibito dalla legge italiana?
2) La presenza nei terreni confinanti di 15 campioni contaminati su 30 è una preoccupante enormità considerando che la contaminazione è avvenuta da un solo campo ed in solo anno. È necessario chiarire se le analisi sul mais coltivato in questi terreni sono state fatte sui nuovi semi o sulle piante? Ed inoltre quante piante sono state contaminate considerato che una pianta non è modificata in percentuale, ma è tutta Ogm o non lo è?
3) Sulla base di quale norma il ministro intende destinare alla ricerca i campi di mais risultati seminati illegalmente con mais geneticamente modificato vietato in Italia? Ovvero se ritiene che la sperimentazione possa partire dall’illegalità?

 

 

MV SABATO, 21 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità

«Adesso è ufficiale: la commistione delle due colture in Fvg è possibile»
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Il proprietario

di DAVIDE FRANCESCUTTI

PORDENONE. Grida vittoria Giorgio Fidenato, l’imprenditore di Arba che ha aperto la strada agli Ogm in Friuli Venezia Giulia: il ministero dell’agricoltura ha reso noto che nei campi vicini ai suoi non c’è stata contaminazione di mais geneticamente modificato. «Quindi la commistione delle due colture nella nostra regione è possibile», ha esultato Fidenato, attaccando poi l’assessore regionale all’agricoltura Claudio Violino che «aveva sostenuto il contrario». Il procedimento legale riguardante i suoi campi è ancora lungo, ricorda l’imprenditore (lunedì il suo legale potrà finalmente consultare la richiesta della procura di Pordenone di distruzione del campo che ha a Fanna), ma oramai siamo alla fine di agosto e tra un po’ il mais sarà da raccogliere. Intanto qualche pannocchia Ogm lui se la è già mangiata («sono sane, senza pesticidi», sottolinea), ma il grosso del raccolto è già stato prenotato: «un allevatore locale – rivela – vuole comprarlo tutto per usarlo come mangime per le sue bestie».
Quale tipo di animali? E dov’è questo allevamento? Fidenato non vuole aggiungere altro, ma mentre all’orizzonte si profila già un “caso” mangimi Ogm, meglio ripartire dai 30 campioni di mais che il ministero ha fatto prelevare nei campi contermini ai suoi: 15 sono risultati negativi, altrettanti hanno evidenziato la presenza del mais transgenico Mon 810, ma in percentuali inferiori allo 0,9 per cento, e quindi, secondo il regolamento comunitario, non sono stati contaminati. «Ma contaminazione non è un termine corretto – ribatte Fidenato –, perchè l’Ue parla sempre di commistione tra le due colture. E tale commistione è possibile anche nella nostra regione, nonostante quanto affermato dall’assessore Violino, per il quale la vicinanza di campi dalle dimensioni ridotte e il regime dei venti avrebbero portato a una generale dispersione degli Ogm. E Zaia, allora ministro dell’agricoltura, su quanto detto da Violino si era basato per il suo “no”».
Ora, però, ministro è Giancarlo Galan, il quale ha ordinato ulteriori analisi per acquisire nuovi elementi scientifici. I campi con mais Ogm, ha aggiunto il ministero, saranno utilizzati poi unicamente per la ricerca. «Sono contento che Galan allarghi le vedute alla ricerca scientifica – ha replicato Fidenato –, ma il campo è mio e avrei anche degli interessi economici da tutelare». Fidenato ha infatti intenzione di ricorrere contro la richiesta della procura di distruzione del suo campo. E con l’allungamento dei tempi giuridici, il raccolto a Fanna molto probabilmente si farà. «Andate a vedere altri campi di mais – ha concluso – invasi dalla piralide e riempiti di pesticidi. Il mio mais invece è sano, e come detto già un allevatore vuole comprarlo».

 

 

 

La Terra non respira

Allarme Biosfera

zonarossa

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UUNA GRANDE OPERAAAA …/ Messina contro il Ponte

26 agosto

GRANDI OPERE

Messina, due palazzi contro il Ponte
“No alle trivelle nelle nostre case”

La rivolta di cinquanta famiglie, a colpi di carta bollata, per fermare il cantiere. Bloccati i lavori nelle aree condominiali. E sabato torna a sfilare il “popolo del no”

Due palazzi contro il Ponte "No alle trivelle nelle nostre case"

Una veduta dello Stretto di Messina

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CORRIDOIO 5/ Scende in campo Moretti, ma i tracciati …

Il Piccolo MERCOLEDÌ, 25 AGOSTO 2010 Pagina 11 – Regione

L’AMMINISTRATORE DELEGATO DELLE FERROVIE DOPO IL MONITO UE SUI RITARDI

Tav a Nordest, Moretti incalza Veneto e Fvg

«Ora dipende soltanto dalle Regioni la definizione del tracciato finale dell’Alta velocità»

dall’inviato
ROBERTA GIANI

RIMINI La Tav nordestina? «Nulla è ancora deciso. Ci sono varie opzioni sul tavolo e una discussione tuttora aperta con le Regioni”. Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, mantiene i piedi saldamente per terra. E gela facili entusiasmi: il tracciato più sofferto, quello che deve portare l’alta velocità ferroviaria da Venezia a Trieste, non c’è. Non ancora. E le Regioni coinvolte, quelle che devono dare gli input a Rfi, il ”soggetto tecnico attuatore” chiamato a disegnare concretamente il tracciato, devono darsi una mossa.
Moretti non lo dice esplicitamente, ma non serve. Il tempo corre veloce. E Bruxelles non aspetta: il coordinatore europeo del Corridoio V, Jan Brinkhorst, ha già avvertito l’Italia. Più volte. L’ultima, recentissima, non consente equivoci: basta proroghe, ce ne sono già state troppe, stavolta il Belpaese deve rispettare le scadenze e presentare il progetto preliminare entro il 31 dicembre, pena il definanziamento.
Il top manager delle Ferrovie lo sa, eccome, ma non dà certezze: «Auspichiamo di farcela». E il motivo è presto detto: «La regia, in questa fase, appartiene alle Regioni». Sono loro che, d’intesa con gli enti locali, devono ”suggerire” a Rfi il tracciato. Il Friuli Venezia Giulia, in verità, ha scelto da tempo: i binari dei treni ad alta velocità e le costruende tre corsie dell’A4, come ha ripetuto spesso Riccardo Riccardi, devono procedere affiancati. Il Veneto ci ha messo di più ma di recente, dopo un lungo e faticoso travaglio, ha confermato a mezzo stampa la decisione abbozzata già nella passata legislatura: l’alta velocità deve sganciarsi dall’autostrada, ha chiarito Renato Chisso, correndo più a Sud, lungo il litorale.
Luca Zaia, ed è storia di ieri, ha a sua volta garantito l’avanti tutta: «Stiamo galoppando per accelerare la procedura sulla Tav. Purtroppo paghiamo il ritardo accumulato in passato» ha detto il neo-governatore all’inaugurazione della bretella dell’A28, mentre auspicava una legge obiettivo in salsa regionale, in grado di velocizzare le grandi opere.
Strada in discesa? Evidentemente no, non ancora. Ai dubbi e alle perplessità di chi si chiede, ad esempio, dove ci sarà il punto di intersezione, il luogo in cui si ”sposeranno” il tracciato veneto e quello friulan-giuliano, si aggiunge la puntualizzazione di Moretti: le Ferrovie stanno ancora aspettando la formalizzazione delle scelte ”politiche” del territorio.
A Rimini, al meeting dell’Amicizia dov’è ormai di casa e dove si confronta con il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli, non lesinando proposte e provocazioni, l’amministratore delegato chiarisce infatti che i giochi sono ancora aperti.
E aggiunge che non è affatto scontato che la Tav vada… in spiaggia: «Ne dobbiamo discutere con le Regioni. Confidiamo in un dialogo concreto» conclude Moretti. Concreto e rapido: quattro mesi di tempo, quelli che mancano alla scadenza di fine anno, non sono tanti. Anzi.

Blitz di Vivaro 55 denunciati

MV 25 agosto

Sono 55 le persone indagate
per il blitz contro gli Ogm

I disobbedienti erano stati identificati a Vivaro dalle forze dell’ordine

di Martina Milia

 

PORDENONE. Una pioggia di denunce annunciate. Sono 55 gli indagati dalla Procura di Pordenone per il blitz del 9 agosto scorso al campo di Vivaro. I rischi? Il carcere o ammende salate. Rischi che qualcuno corre più di altri visto che alcuni dei no global identificati avevano partecipato anche all’incursione nella sede di Agricoltori federati lo scorso 30 aprile.

E mentre la Procura non ha ancora trasmesso al Gip la richiesta di procedere nei confronti della semina illegale chiedendo la distruzione del campo di Fanna, l’intera vicenda degli Ogm è finita sul New York Times con i suoi protagonisti: da Giorgio Fidenato (indagato per la semina illegale) a Luca Tornatore, leader dei disobbedienti, da Giancarlo Galan, attuale ministro all’A gricoltura, a Luca Zaia, ex ministro. E gli americani giudicano la gestione della vicenda Ogm, da parte dell’Italia, “kafkaesque”, ovvero kafkiana.

I no global che hanno distrutto il campo di Vivaro in cui Giorgio Fidenato ha seminato mais transgenico sono stati tutti identificati. Di più, la Procura (pm Daniela Bartolucci) ora li indaga per mancato avviso di pubblica riunione (articolo 18 del testo unico della legge di pubblica sicurezza), invasione di terreni (633 codice penale), violazione pubblica della custodia di cose (351) e violazione di sigilli (349).

I disobbedienti, quasi tutti veneti (per lo più residenti nelle province di Venezia e Padova), sono entrati nel campo sotto sequestro senza preannunciare alcuna azione e lo hanno raso al suolo con la sola forza dei piedi. Le forze dell’ordine, sopraggiunte ad azione ormai ultimata, hanno però raccolto le generalità degli attivisti – che hanno sempre rivendicato il fatto di aver agito alla luce del sole – e provveduto a identificarli. Il resto sarà la magistratura a deciderlo.

Dalla semina illegale al blitz dei no global, la vicenda Ogm arriva oltre oceano. A firma Elisabeth Rosenthal, il

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New York Times ha ricostruito la vicenda di Vivaro e messo in evidenza le contraddizioni. L’Italia, secondo la giornalista, ha portato avanti «un processo di approvazione kafkiano in cui il ministero dell’Agricoltura non ha mai stabilito i requisiti» per arrivare a un risultato. Questo, secondo il New York Times, ha bloccato sul nascere le colture geneticamente modificate.

Nel rilevare come non ci siano vincitori certi, visto che sia Fidenato sia i no global rischiano «il carcere o buone notizie», il New York Times non manca di sottolineare anche lo scontro politico in atto citando il ministro Giancarlo Galan che ha definito i no global «vandali» e l’ex ministro Luca Zaia che si è schierato dalla loro parte.

(25 agosto 2010)

SCUOLA/ Lettera al MV sulla manifestazione di mercoledì

GLI AUTOCONVOCATI DELLA SCUOLA ED IL MESSAGGERO VENETO
Il Messaggero Veneto ha superato se stesso. Nella cronaca della manifestazione degli autoconvocati della scuola del 22 settembre l’articolista è riuscito ad “oscurare” gli oltre duecento partecipanti trasformandoli in un semplice sfondo del discorso di Honsell e della fugace passeggiata di alcuni esponenti (più o meno noti) della politica udinese.
Riportiamo di seguito la lettera al giornale di uno degli autoconvocati (lettera che, al momento, non ha trovato riscontro)

“Sono una delle duecento persone che ieri 22.9 hanno manifestato in difesa della scuola pubblica davanti alla Loggia del Lionello con cartelli, striscioni, palloncini colorati, tanta fantasia e tanta rabbia e devo dire che sono molto deluso della ricostruzione che leggo sul Messaggero Veneto di oggi. L’articolo sembra più che altro finalizzato a fare la consueta passerella delle “personalità” presenti e perde di vista il punto essenziale.
La Storia (quella vera) la fanno le grandi masse, non i “grandi uomini” e la novità che qui meritava di essere rimarcata giornalisticamente era quella di duecento persone non eterodirette, non chiamate in piazza da un partito o sindacato, senza padri o padrini. Duecento persone che hanno saputo autonomamente organizzarsi per portare in piazza le loro ragioni.
non mi sembra cosa da poco.
cordialmente”
Mauro De Agostini

RIFIUTI/ Terzigno frutta deforme vicino alla discarica

Frutta deforme vicino alla discarica

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NO OGM: verso il 2 ottobre, rassegna stampa del 28 settembre

Dal Piccolo del 28/09/10

Sarà distrutto il mais transgenico di Pordenone

 

di MARTINA MILIA TRIESTE Il tribunale di Pordenone sceglie la linea della Procura e condanna Giorgio Fidenato per la semina di mais Ogm. Lo fa con un decreto penale di condanna che impone 25 mila euro di sanzione, la confisca del campo di Fanna – tre ettari e mezzo dove ad aprile è stato seminato mais transgenico – e la distruzione del raccolto. Il provvedimento non è ancora stato notificato a Fidenato e al suo legale, Francesco Longo, ma l’avvocato dice di esserne a conoscenza mentre dalla procura arriva la conferma che i contenuti del provvedimento sono quelli richiesti dalla pubblica accusa. Ma con la decisione del gip del tribunale di Pordenone, Piera Binotto, la vicenda può dirsi però tutt’altro che conclusa. La battaglia di diritto prosegue così come quella politica e di principio. Sul tavolo c’è una normativa europea che contrasta con quella nazionale, ci sono i piani di coesistenza che dovrebbero far capo alle Regioni (così dice una sentenza della Corte Costituzionale) e che secondo recenti interpretazioni la normativa europea stessa starebbe rivedendo. «Naturalmente presenteremo opposizione al decreto – commenta l’avvocato Longo – fondando la nostra difesa su quello che abbiamo sempre sostenuto ovvero che la semina è avvenuta nel rispetto della normativa europea, senza contravvenire le regole. A questo punto siamo sicuramente davanti a una battaglia di forma, ma che è anche di sostanza perché sugli Ogm si è scatenata una guerra di religione sulla base di interessi importanti e diversi mentre sul tema bisognerebbe dare maggiore spazio alla scienza». E se per l’avvocato è presto per capire quali saranno le prossime tappe della battaglia legale («attendo prima di vedere il provvedimento») Fidenato spera che almeno la distruzione del mais possa essere impedita attraverso l’opposizione del decreto. «Spero che, in attesa che si concluda l’iter giudiziario, il mais possa essere raccolto e intanto stoccato in un deposito. La prima varietà dovrebbe già essere raccolta, le altre due hanno ancora bisogno di maturare». Ma a fare pressioni sulla giustizia e sull’accelerazione dell’applicazione del decreto sono i disobbedienti che, dopo aver distrutto il campo di Vivaro lo scorso 9 agosto, domani manifesteranno davanti al tribunale di Pordenone per dire: «Anch’io voglio che il campo di Fanna sia distrutto in nome dell’inammissibilità della presenza degli Ogm nei nostri territori. La terra e la vita non sono in vendita». «Con la distruzione del campo di Vivaro abbiamo affermato materialmente che non ci può essere spazio per gli Organismi Geneticamente Modificati nei nostri territori – rivendica l’associazione Ya basta che raccoglie i no global del Norsest -. Sradicare quel mais è stato un contributo alla lotta di tanti uomini e donne che in tutto il mondo si oppongono al controllo delle multinazionali come Monsanto, Basf, Syngenta, sull’agricoltura, sulla terra, su tutto il vivente attraverso la logica della proprietà e dei brevetti. È stato un modo per affermare che nessun ”apprendista stregone”, né Fidenato né altri può giocare con il nostro futuro. La discussione che si è aperta ha dimostrato quanto vasta sia la condivisione e la convinzione che non si può convivere con gli Ogm»

 

 

Dal Messaggero Veneto del 28/09/10

Ogm, multa e distruzione del raccolto

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Una condanna a 25 mila euro di multa, la confisca e la distruzione del campo. Il gip Piera Binotto ha emesso il decreto penale di condanna nei confronti di Giorgio Fidenato, l’agricoltore che ha seminato mais Ogm in un campo di Fanna. «Sappiamo che il decreto è stato emesso, ma non ci è ancora stato notificato – dice l’avvocato Francesco Longo –. Siamo pronti a fare opposizione». Il giudice per le indagini preliminari ha sposato in pieno la linea dettata dal procuratore Luigi Delpino emettendo un decreto penale di condanna nei confronti di Giorgio Fidenato – agricoltore che ha scelto di seminare mais Ogm sulla base delle disposizioni europee e di quanto già deliberato dal Consiglio di Stato – al pagamento di 25 mila euro di sanzione. Un decreto che, riconoscendo il mancato rispetto della normativa nazionale, impone la confisca del campo di Fanna – tre ettari e mezzo dove ad aprile è stato seminato mais transgenico – e la distruzione del raccolto. Il provvedimento non è ancora stato notificato a Fidenato e al suo legale, Francesco Longo, ma l’avvocato dice di esserne a conoscenza, mentre dalla Procura arriva la conferma che i contenuti sono quelli richiesti dalla pubblica accusa. Con la decisione del gip del tribunale di Pordenone, però, la vicenda è tutt’altro che chiusa. «Naturalmente presenteremo opposizione al decreto – commenta l’avvocato Longo – fondando la nostra difesa su quello che abbiamo sempre sostenuto, ovvero che la semina è avvenuta nel rispetto della normativa europea, senza contravvenire le regole. A questo punto siamo davanti a una battaglia di forma, ma che è anche di sostanza perché sugli Ogm si è scatenata una guerra di religione sulla base di interessi importanti e diversi, mentre bisognerebbe dare maggiore spazio alla scienza». E se per l’avvocato è presto per capire quali saranno le prossime tappe della battaglia legale («Attendo prima di vedere il provvedimento»), Fidenato spera che almeno la distruzione del mais possa essere impedita attraverso l’opposizione del decreto. «Spero che, in attesa che si concluda l’iter giudiziario, il mais possa essere raccolto e intanto stoccato in un deposito. La prima varietà dovrebbe già essere raccolta, le altre due hanno ancora bisogno di maturare». E se con la decisione del tribunale di Pordenone si mette un primo punto a una vicenda che è tutt’altro che conclusa e definita, la politica continua a confrontarsi con posizioni molto diverse. «Il dissenso del ministro dell’Agricoltura Galan, come di molti suoi colleghi europei, riguardo alla proposta della Commissione europea di delegare agli Stati la decisione di coltivare o meno organismi geneticamente modificati in ogni singolo Paese – commenta il presidente di Futuragra, Duilio Campagnolo – è segno di equilibrio e lungimiranza, che arriva da parte di organismi istituzionali che sanno quello che dicono e rappresentano gli agricoltori. Ora speriamo soltanto che l’Unione europea non agisca in maniera irresponsabile». Martina Milia

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Fidenato

 

 

Presidio davanti al palazzo di giustizia

 

Disobbedienti Il decreto penale di condanna del tribunale di Pordenone non ferma la protesta. I disobbedienti dell’associazione Ya Basta, quelli che lo scorso agosto hanno distrutto il campo di Vivaro che era sotto sequestro per sospetta (all’epoca) semina di mais Ogm, tornano alla carica. Stavolta lo fanno annunciando un presidio davanti al palazzo di giustizia. La manifestazione è in programma domani alle 11 e l’associazione invita tutti a partecipare per dire: «Anch’io voglio che il campo di Fanna sia distrutto in nome dell’inammissibilità della presenza degli Ogm nei nostri territori. La terra e la vita non sono in vendita». Il 9 agosto a Vivaro «abbiamo affermato materialmente che non ci può essere spazio per gli organismi geneticamente modificati nei nostri territori – rivendica l’associazione –. Sradicare quel mais è stato un contributo alla lotta di tanti uomini e donne che in tutto il mondo si oppongono al controllo delle multinazionali come Monsanto, Basf, Syngenta sull’agricoltura, sulla terra, su tutto il vivente attraverso la logica della proprietà e dei brevetti. E’ stato un modo per affermare che nessun “apprendista stregone”, né Fidenato né altri, può giocare con il nostro futuro. La discussione che si è aperta ha dimostrato quanto vaste siano la condivisione e la convinzione che non si può convivere con gli Ogm». Ma i no global non sono gli unici a muoversi. Sabato prossimo è in programma un presidio promosso dal coordinamento libertario (riconducibile al movimento anarchico e da non confondersi col movimento libertario che invece appoggia la battaglia di Fidenato), alle 16.30, in piazza Cavour. In quell’occasione sarà distribuito materiale informativo e sarà messo il microfono a disposizione di quanti vorranno dire la loro sul tema Ogm. E tra gli appuntamenti anti-Ogm spicca anche la Fiera del riso di Isola della Scala (Verona) che giovedì ospiterà un convegno sulla valorizzazione alimentare “Ogm free” al quale sono stati invitati il presidente del Veneto Luca Zaia, esponenti del mondo universitario, di Coldiretti, Slow food e Federica Ferrario di Greenpeace