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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo del 25/03/12
Cie di Gradisca: spesi cento milioni ma è ingestibile
di Luigi Murciano
GRADISCA Il Cie/Cara di Gradisca dal 2006 ad oggi è già costato alla collettività almeno un centinaio di milioni di euro fra costruzione, gestioni, ristrutturazioni, spese per i rimpatri. Ma in questo momento, più che una struttura all’avanguardia, pare una barca alla deriva. Stritolata da un paradosso sulla gestione: poco chiara secondo la Procura della Repubblica di Gorizia, che sta indagando la Prefettura e l’ente gestore Connecting People di Trapani per la presunta non conformità delle fatture per le forniture emesse dalla coop siciliana (e controfirmate dall’ente governativo) rispetto al reale numero degli ospiti. Gestione almeno formalmente ineccepibile, invece, secondo il Tar di Trieste, che ha accolto il ricorso di Connecting People contro la stessa Prefettura per l’avvenuta aggiudicazione dell’appalto da 15 milioni di euro al colosso francese Gepsa, ritenuta non legittima. Insomma, l’ennesimo controsenso all’italiana: per la giustizia amministrativa Connecting People può continuare a gestire i due centri; quella penale invece presto potrebbe doversi esprimere su eventuali illeciti commessi nel triennio 2008-2011 dal consorzio trapanese e, di riflesso, sulla mancata vigilanza della Prefettura. Questo alla base degli avvisi di garanzia diramati dai pm Bossi e Leghissa nei confronti dei due dirigenti della Prefettura: Gloria Allegretto, viceprefetto vicario, e Telesio Colafati, responsabile dell’area economico-finanziaria. L’ipotesi di reato per i funzionari sarebbe quella di falso ideologico, mentre per il legale rappresentante di Connecting People, Giuseppe Scozzari, l’ipotesi formulata va dal falso in pubbliche forniture sino alla truffa ai danni dello Stato. Un secondo filone d’inchiesta vede inoltre inquisiti tre medici per omissioni e ritardi sui sospetti casi di scabbia. In tutto questo bailamme Connecting People continua a gestire “in prorogatio” un Cie ben al di sotto del pieno regime: le presenze raramente superano la cinquantina di immigrati nonostante una ristrutturazione preossochè ultimata. Sulla carta, il Cie può ospitare 248 persone. Nella pratica – altro paradosso – non vi sono più le condizioni per riempirlo.
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
No Tav. Meno catene per Tobia, Mambo, Jacopo. Intervista a Tobia
In questa settimana si sono allentate le catene per alcuni dei No Tav
arrestati il 26 gennaio per la resistenza allo sgombero della Maddalena.
A Jacopo, che si trova ai domiciliari, è stato permesso di comunicare con
l’esterno, Mambo e Gabriele sono passati dalla galera alla prigione
casalinga.
Tobia, reduce da una settimana di ricovero in ospedale dopo la fine dello
sciopero della fame, sta meglio. Il giudice gli ha ulteriormente ridotto
le misure restrittive: da venerdì ha l’obbligo di dimora a Torino con
coprifuoco serale e notturno. Sabato mattina è passato al presidio contro
la crisi in corso Vercelli, lunedì è tornato a lavorare.
Sono ancora in carcere sette No Tav: Juan, Maurizio, Marcelo, Niccolò,
Luca, Giorgio, Alessio.
Sabato pomeriggio i compagni di Giorgio, rinchiuso in semi-isolamento a
Saluzzo, hanno organizzato un presidio al carcere. Di fronte alle altre
carceri i presidi solidali si erano svolti contemporaneamente l’11
febbraio.
Anarres intervistato Tobia sul suo 27 giugno. Qui puoi ascoltare il
racconto di Tobia:
http://anarresinfo.noblogs.org/2012/03/26/no-tav-verso-l11-aprile-una-primavera-resistente/
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
Marzo 17th, 2017 — General, Mare
Dal Piccolo del 29/03/12
«Rigassificatore, vecchi i dati sulla sicurezza»
«Il progetto definitivo del rigassificatore riproduce il Rapporto di sicurezza vecchio, coi serbatoi disegnati ora a destra e ora a sinistra, gli estensori (anonimi) affermano che “progettare impianti di gas naturale (Gnl) in modo da assicurare livelli di rischio generalmente accettati per la vita e la proprietà all’interno e all’esterno del perimetri degli stessi (…) è obiettivo oneroso” e che “lo studio non si prefigge di quantificare i rischi connessi al terminale, né di esaminare in dettaglio i rischi provenienti da fonti esterne». Lo denuncia la ventina di docenti e ricercatori dell’Università di Trieste, dell’Ogs e del Cnr coordinati dalla Uil-Vigili del fuoco che sul progetto definitivo di Gas Natural aveva chiesto un’audizione al Consiglio comunale. Prevista per il 2 aprile, al momento non si farà. «Secondo i capigruppo – spiega Iztok Furlanic, presidente del Consiglio – la lettera con cui il Tavolo tecnico rigassificatore motivava la richiesta di audizione conteneva argomentazioni già più volte trattate in aula, hanno dunque deciso di invitare il “Ttrt” dapprima in commissione, affinché siano illustrate eventuali novità anche in riferimento alle ipotesi di riutilizzo dell’area». Constatato che il Consiglio comunale ha già espresso col voto quattro “no” al rigassificatore, i capigruppo hanno deciso di vederci meglio. Ora incombe l’approvazione del bilancio e non si sa quando la commissione potrà essere messa in agenda. Intanto i professori scoprono che il progetto “definitivo” contiene analisi sulla sicurezza ancora imprecise. Il rapporto, dicono, rimanda appena al «progetto esecutivo l’analisi dei rischi provenienti da fonti esterne». Contestate le distanze dei serbatoi dal confine dello stabilimento: «Si citano fonti Usa che indicano 61 metri, qui la distanza tra serbatoi e recinzione sarebbe di 62. Ma ci si dimentica – scrivono i professori – che la legge Usa in caso di impianti con serbatoi di gas infiammabile di capacità superiore ai 38 metri cubi consiglia una distanza di 1600 metri dalla recinzione dello stabilimento: e a Zaule ne avremmo 280 mila, di metri cubi». Infine, confermano gli esperti che il rigassificatore bloccherebbe «le attività della Siot, del canale navigabile, del Molo VII per 200 giorni all’anno, perché le gasiere devono avere attorno 450 metri di spazio di manovra». Aggiungono i docenti: «Ovviamente il nuovo terminal traghetti Aquilinia-Noghere nascerebbe morto». Allarme anche per il cloro versato in mare e «le centinaia di tonnellate di cloroderivati», per l’abbassamento della temperatura, calcolato, si dice, con misurazioni troppo brevi (18 e 72 ore), mentre «i primi consulenti di Gas Natural (Alatec) avevano prefigurato correttamente il raffreddamento progessivo della baia e il superamento dei limiti di legge, ma sono stati subito sostituiti». (g. z.)
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
11 aprile. Appello dal movimento No Tav
Questo appello è rivolto a tutti gli uomini e donne che, in questi lunghi
mesi di occupazione militare, in questi mesi di lotta e resistenza NoTav,
si sono schierati al nostro fianco in ogni dove d’Italia.
Grazie a voi è stato chiaro a chi ha cuore e intelligenza che la lotta dei
No Tav di quest’angolo di Piemonte è la lotta di tutti coloro che si
battono contro lo sperpero di denaro pubblico a fini privatissimi, contro
la devastazione del territorio, contro la definitiva trasformazione in
merce delle nostre vite e delle nostre relazioni sociali.
Difendere la propria terra e la propria vita è difendere il futuro nostro
e di tutti. Il futuro dei giovani condannati alla precarietà a vita, degli
anziani cui è negata una vecchiaia dignitosa, di tutti quelli che pensano
che il bene comune non è il profitto di pochi ma una migliore qualità
della vita per ciascun uomo, donna, bambino e bambina. Qui e ovunque.
In ogni ospedale che chiude, in ogni scuola che va a pezzi, in ogni
piccola stazione abbandonata, in ogni famiglia che perde la casa, in ogni
fabbrica dove Monti regala ai padroni la libertà di licenziare chi lotta,
ci sono le nostre ragioni.
Dopo la terribile giornata del 27 febbraio, quando uno di noi ha rischiato
di morire per aver tentato di intralciare l’allargamento del fortino della
Maddalena, il moltiplicarsi dei cortei, dei blocchi di strade, autostrade,
porti e ferrovie, in decine e decine di grandi e piccole città italiane ci
ha dato forza nella nostra resistenza sull’autostrada.
In quell’occasione abbiamo capito che, nonostante le migliaia di uomini in
armi, il governo e tutti i partiti Si Tav erano in difficoltà. Si sono
aperte delle falle nella propaganda di criminalizzazione, si sono aperte
possibilità di lotta accessibili a tutti ovunque.
Il 27 febbraio non si sono limitati a mettere a repentaglio la vita di uno
dei noi, hanno occupato un altro pezzo di terra, l’hanno cintata con reti,
jersey, filo spinato.
Il prossimo mercoledì 11 aprile vogliono che l’occupazione diventi legale.
Quel giorno hanno convocato i proprietari per la procedura di occupazione
“temporanea” dei terreni. Potranno entrare nel fortino fortificato come
guerra solo uno alla volta: se qualcuno non si presenta procederanno
comunque. L’importante è dare una patina di legalità all’imposizione
violenta di una grande opera inutile. Da quel giorno le ditte potranno
cominciare davvero i lavori.
I No Tav anche questa volta ci saranno. Saremo lì e saremo ovunque sia
possibile inceppare la macchina dell’occupazione militare.
Facciamo appello perché quel giorno e per tutta la settimana, che
promoviamo come settimana di lotta popolare No Tav, ci diate appoggio.
Abbiamo bisogno che la rete di solidarietà spontanea che ci ha sostenuto
in febbraio, diventi ancora più fitta e più forte.
Non vi chiediamo di venire qui, anche se tutti sono come sempre benvenuti,
vi chiediamo di lottare nelle vostre città e paesi.
Vi chiediamo di diffondere la resistenza.
Movimento No Tav
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
da bora.la
giovedì 29 marzo 2012
Pubblichiamo la foto postata da Daniel Giraldi sull’evento facebook “Manifestiamo contro la distruzione della Val Rosandra“, che ritrae lo stesso tratto della Val Rosandra, a destra dopo l’intervento del 24 marzo della protezione civile impegnata nella pulizia degli alvei di alcuni fiumi della regione.

Questa la foto postata da Alessandro Severi

Qua la photogallery completa della protezione civile.
Le operazioni di pulizia hanno scatenato notevoli polemiche per l’eccessivo zelo con cui sono state condotte, colpendo anche alberi sani e di grandi dimensioni, proprio nel periodo riproduttivo di molte specie animali, ai margini di una Riserva Naturale.
Domenica 1 aprile si terrà una manifestazione di protesta che si sta organizzando proprio in queste ore sulla pagina facebook linkata sopra.

venerdì 30 marzo 2012
Pubblichiamo l’intervento di Pier Luigi Nimis, Professore Ordinario di Botanica dell’Università di Trieste, riguardo i danni fatti dalla Protezione Civile in Val Rosandra. Il commento è stato pubblicato su facebook, nella pagina della manifestazione di protesta di domenica.
L’intervento effettuato in Val Rosandra si configura come un vero e proprio disastro ambientale. Ricordo che la Valle, oltre ad essere parte di una Riserva Naturale Regionale, è inserita a nell’area SIC (Sito di Interesse Comunitario) ‘Carso Triestino e Goriziano’ e nella Zona di Protezione Speciale ‘Aree carsiche della Venezia Giulia’ ed è pertanto sotto tutela europea. L’intervento ha completamente distrutto un habitat prioritario: il bosco ripariale ad ontano nero (Alnus glutinosa),. Questo costituisce una valida difesa delle rive, tanto che la sua presenza viene considerata una caratteristica che aumenta notevolmente il valore dell’ Indice di Funzionalità Fluviale, adottato anche dall’ARPA regionale per monitorare lo stato dei corsi d’acqua della Regione. La completa scopertura del suolo derivante dal taglio drastico effettuato in Val Rosandra priverà questo tratto del torrente del suo presidio forestale, accelerando il disseccamento del suolo e l’erosione delle rive. L’impatto derivante dalla distruzione di un ambiente unico nel nostro territorio sulla biodiversità, sia animale che vegetale, sarà elevato: il drastico intervento ha già modificato il delicato habitat di molti animali acquatici ed è stato effettuato proprio durante il periodo di nidificazione degli uccelli. Al di là delle considerazioni ecologiche, l’intervento ha distrutto un sito esteticamente splendido, un’oasi d’ombra che gli escursionisti trovavano al ritorno alla fine della passeggiata per gli assolati ghiaioni. Gli ontani ricresceranno lentamente, ma al posto dello splendido boschetto a galleria all’imboccatura del sentiero principale della Val Rosandra per almeno 20 anni crescerà un cespuglieto impenetrabile. Lo scriteriato intervento, effettuato all’insaputa della Commissione Scientifica della Val Rosandra di cui faccio parte, prescindeva completamente dall’analisi delle funzionalità e dei servizi ecologici della vegetazione riparia, partendo dall’assunto grossolano che essa sia qualcosa di dannoso, da eliminare per mettere in sicurezza il torrente. Il risultato è stato un danno ecologico e paesaggistico difficilmente rimediabile in tempi brevi.
Pier Luigi Nimis
Professore Ordinario di Botanica
Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste
Da Il Piccolo
VENERDÌ, 30 MARZO 2012
Val Rosandra “violata”, strage di alberi
Sotto accusa l’intervento di pulizia dell’alveo compiuto dalla Protezione civile. Ingenti danni anche all’avifauna
«Un vero disastro ambientale». «Un intervento scellerato effettuato da persone incompetenti». «Un luogo meraviglioso distrutto per sempre». Sono questi solo alcuni dei commenti e delle invettive esternati da tante persone in merito all’intervento di pulizia dell’alveo del torrente Rosandra effettuato l’ultimo fine settimana dai volontari della Protezione Civile nell’ambito dell’operazione “Alvei puliti”. In Val Rosandra erano convenuti oltre 200 volontari giunti da ben 15 comuni della regione. Un intervento salutato con particolare soddisfazione dall’Amministrazione Comunale di San Dorligo, non altrettanto da decine e decine di escursionisti e cittadini che sono rimasti a bocca aperta di fronte alla radicale manutenzione prodotta. «Siamo stati tra i primi a effettuare un sopralluogo in seguito alle segnalazioni inviateci – spiegano Dario Gasparo, biologo, già professore di economia e gestione ambientale nell’ateneo triestino e Paolo Parmegiani, agronomo. Ciò che abbiamo visto va al di là della peggiore delle ipotesi che ci eravamo fatti. Con particolare riguardo per il tratto del torrente che dal Rifugio Premuda sale per oltre un centinaio di metri addentrandosi nella valle sono stati effettuati dei tagli radicali lungo tutto il letto del fiume e nelle golene (zone di terreno adiacenti il letto di magra di un torrente). Praticamente è stata cancellata la foresta a “galleria” di Salice e Pioppo bianco che, assieme agli Ontani, caratterizzava questa parte del Rosandra. Ci vorranno ben più di trent’anni per ripristinare questo sito». Secondo i due tecnici sono stati abbattuti degli alberi vecchi di almeno quarant’anni, e le modalità di taglio non sarebbero state del tutto ortodosse, con la riduzione della foresta a galleria ripariale che garantiva ombreggiamento e ossigenazione alle specie che vi vivevano. Appare dunque compromessa – secondo Gasparo – la nidificazione di diverse specie di uccelli, tra questi il picchio rosso maggiore, il picchio verde, la ballerina gialla e bianca, il merlo acquaiolo. Problemi pure per i siti riproduttivi degli anfibi, in primis la Rana ridibunta, il cui spazio sarebbe stato completamente distrutto dai camion incaricati di asportare ramaglie e tronchi, passaggio che parrebbe pure responsabile della frantumazione di alcuni gradini in arenaria concretizzati con soldi europei tre anni orsono. «E’ gravissimo ancora – sostengono i due tecnici – che si sia scelto di intervenire nel pieno della stagione riproduttiva dell’avifauna e degli anfibi. Va sottolineato che ci troviamo in una Riserva Comunale e Regionale dove insistono i vincoli comunitari di “Natura 2000”, ovvero le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e i Siti di importanza comunitaria (SIC) creati proprio per proteggere la nidificazione degli uccelli”. «Difficile capire tanta urgenza di intervento in un habitat così importante – aggiunge Parmegiani – quando in zona carsica chi intende recuperare antiche attività agricole in zone di vincolo deve sottostare a estenuanti e lunghe procedure per le debite autorizzazioni». Dal Municipio esprime la sua preoccupazione pure Roberto Cosolini che, per capire meglio la situazione, ha mandato ieri in avanscoperta il direttore dei Civici Musei Scientifici Nicola Bressi. La Direzione della Protezione Civile tace, così come il suo assessore regionale Luca Ciriani che era intervenuto di persona in Val Rosandra. Maurizio Lozei
Il popolo del web: «Che scempio!»
Su facebook e youtube impazzano video e foto di confronto “prima e dopo”
SAN DORLIGO DELLA VALLE Decine e decine tra segnalazioni, commenti, video e foto della valle “prima e dopo”. Da you tube a facebook, passando per le e-mail e il sito del Piccolo, il popolo degli internauti si scatena. E gli interventi sono durissimi: «È incredibile che qualcuno si sia permesso di distruggere un bene comune come la Val Rosandra, ma chi ha dato i permessi, devono andare in galera», scrive un lettore. «Spero vivamente che diate voce a chi si è scandalizzato di fronte allo scempio», rincara la dose un altro. «Ciriani iera presente, Ciriani devi dimeterse», sentenzia un terzo dal profilo facebook del Piccolo. Ma piovono anche interventi istituzionali. «Non ho difficoltà – tuona il grillino Paolo Menis, consigliere comunale di Trieste – a definire scellerato l’intervento. Tagliare alberi in questa stagione è un’operazione criminale. L’eliminazione degli esemplari più grossi di pioppo bianco e ontano, oltre a comportare un danno ecologico innegabile, rendono anche meno sicuro il corso d’acqua che allo stato attuale si presta ad essere spazzato da una eventuale piena senza nessun trattenimento delle acque e dei fanghi. L’assessore Ciriani deve chiedere scusa, rifondere i danni e togliere il disturbo». Rossano Bibalo, capogruppo Idv-Verdi proprio a San Dorligo, ha depositato a sua volta un’interpellanza, in cui chiede al sindaco Premolin, fra le altre cose, «se all’ufficio di gestione della Riserva risulta che tale operazione poteva essere fatta anche senza alcuna Via» e «quale stato di emergenza e di pericolo pubblico, scientificamente ed oggettivamente provato, giustificava simile intervento». Anche Italia Nostra – scrive la presidente Giulia Giacomich – «si associa alla protesta contro il barbaro abbattimento di alberi e alla devastazione della vegetazione ripariale in Val Rosandra». «Siamo rimasti a dir poco basiti», aggiunge Giorgio Cecco per FareAmbiente, da dove valutano «positivamente in linea generale tale operazione a livello regionale, per l’obiettivo di ridurre il rischio idreologico, ma abbiamo forti perplessità sull’intervento specifico nella provincia triestina».(pi.ra.)
IL SINDACO
Premolin: la giunta valuterà quali azioni intraprendere
SAN DORLIGO DELLA VALLE «Stiamo cercando di capire cosa sia successo nell’intervento di pulizia. Discuteremo in giunta anche per valutare eventuali azioni nei confronti di chi ha effettuato le operazioni in val Rosandra». Le parole evidentemente imbarazzate sono del sindaco di San Dorligo Fulvia Premolin. Che aggiunge: «Dopo l’intervento ho parlato con i responsabili della Protezione civile. Mi hanno assicurato che hanno agito nel migliore dei modi puntando soprattutto agli aspetti della sicurezza. Non posso mettere in dubbio le loro parole. E non posso certo valutare se un intervento sia stato eseguito nel migliore dei modi perché non sono un tecnico. Ritengo che sia necessario effettuare al più presto un sopralluogo in tutto l’alveo del torrente Rosandra chiedendo il parere di un esperto che possa fornire una valutazione oggettiva di cosa e perché sia stato fatto. Poi valuteremo poi il da farsi». L’operazione «Alvei puliti» era stata organizzata direttamente dalla sede regionale di Palmanova. «Sabato hanno operato 105 persone, mentre domenica sono state 98. In gran parte provenivano dal Friuli, dalla Bassa, alcuni da Trieste o pochissimi da San Dorligo», spiega il vicesindaco Antonio Ghersinich che era sul posto. Racconta: «Nei giorni precedenti è intervenuta una ditta di Paluzza su ordine della Protezione civile. Nelle giornate di giovedì e venerdì hanno tagliato gli alberi. C’erano molti pioppi. E devo dire che diversi abitanti della zona hanno domandato che anche alcuni degli alberi posti sulle loro proprietà fossero tagliati perché pericolosi». Ghersinich spiega poi: «C’era un piano organizzativo. È stato mutuato dalla prova generale effettuata a Palmanova. Sapevano come fare, così hanno detto».
VENERDÌ, 30 MARZO 2012
Domenica protesta sul ponte di legno a mezzogiorno
Verdi, rossi, bianchi, azzurri, neri, no-golbal, anarchici e qualunquisti. Ci sarà un po’ di tutto – perché l’ambientalismo è super-trasversale – alla manifestazione di protesta indetta per domenica proprio in Val Rosandra. Un appuntamento nato come incontro pubblico promosso dal Comitato per la difesa della Val Rosandra, che ha fissato il ritrovo a mezzogiorno sul ponte di legno del torrente Rosandra, attorno al quale tuttavia è presumibile si formerà un capannello dalle dimensioni importanti, considerato il tam-tam sul web. Alla manifestazione hanno aderito sia i grillini del MoVimento 5 stelle sia Italia Nostra. (pi.ra.)
dal blog Menti critiche
Quello che è accaduto in Val Rosandra è a dir poco incredibile.
Parliamo di un sito noto per le esplorazioni speleologiche, situtato nei pressi di Trieste, che tra pareti a strapiombo, rupi e vegetazione selvaggia, rappresenta un ritrovo dove l’uomo può trovar riparo dalle inquietudini quotidiane.
Almeno fino a qualche mese addietro.
Perchè l’inquietudine di una società che offre sempre più depressione caspica ora è giunta anche in Val Rosandra.
Nel weekend del 24 e 25 marzo 2012 ha avuto luogo la prima fase dell’intervento regionale di prevenzione “Alvei puliti 2012” organizzato dalla Protezione civile della Regione. Alle attività, suddivise in 12 diversi scenari d’intervento, hanno preso parte oltre 2000 volontari dei Gruppi comunali e delle Associazioni di Protezione civile del Friuli Venezia Giulia.
Operazione ben riuscita in molti casi.
Il lavoro fatto dalla protezione civile deve essere riconosciuto come importante per la salvaguardia della natura e dell’ambiente.
Però a volte basta poco per annientare sia quella credibilità che deve caratterizzare la Protezione Civile, che l’intero lavoro svolto, da numerosi volontari, in una terra complessa come quella del Friuli Venezia Giulia,. Basta poco per gettare nel pozzo del dimenticatoio l’intero operato posto in essere da uomini e donne, da volontari.
In Val Rosandra durante la pulizia degli Alvei è stata praticamente annientata la foresta a “galleria” di Salice e Pioppo bianco che con gli Ontani,rendeva unica la Valle. Quanti anni serviranno per ripristinare il tutto? Chi dice trenta, chi quaranta, chi non tornerà più come prima.
Cosa confermata anche dal comunicato stampa apparso sul sito della Regione Ciriani infatti si è recato prima sul torrente Rosandra, a San Dorligo della Valle in provincia di Trieste, per poi raggiungere l’Isonzo in prossimità del ponte tra Sagrado e Gradisca.
Ed allora visto che il sig. Ciriani è Assessore alla Protezione Civile, visto che ha visitato i luoghi del delitto, con tanto di sopralluogo durante i lavori, il minimo gesto che ci si deve attendere è la produzione formale ed immediata delle dimissioni.
Certo non saranno le dimissioni a risolvere il problema Val Rosandra, ma intanto l’assunzione diretta della responsabilità politica e non solo di quanto accaduto in Valle è atto necessario, sia per non compromettere l’immagine della Protezione Civile che da questa vicenda rischia di uscirne, per ovvi motivi, altamente lesa, che per rispetto di tutta quella cittadinanza che ha delegato indirettamente o meno a certi uomini il coordinamento di operazioni volte alla salvaguardia dell’ambiente, del bene comune e collettivo.
Ancora una volta l’essere umano, con la sua mano, ha devastato e violentato la propria naturale madre, la natura.
Marco Barone
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Cucù l’energia (non rinnovabile) non serve più, ma costa sempre più cara …

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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
da bora.la
domenica 1 aprile 2012
Pubblichiamo alcune foto spediteci dai nostri lettori della manifestazione in Val Rosandra






Pubblichiamo il video di Dario Gasparo in risposta alle dichiarazione della Protezione Civile del 30 marzo 2012.
Questo il testo di Dario Gasparo che accompagna il video. Il disegno è di Valerio Marini.
Intervento della protezione civile in Val Rosandra. Replica alle argomentazioni dell’assessore regionale che con nota del 30 marzo giustifica il pesante intervento nella Riserva Naturale Regionale considerandolo dovuto, corretto e ben realizzato.
In 12 minuti di vuol dimostrare che:
1) Interventi di manutenzione non sono stati realizzati solo 50 anni fa, come sostenuto dall’assessore, ma nel 1994, 18 anni fa
2) Secondo la stessa dichiarazione della nota della P.C. l’intervento richiesto dal comune non doveva interessare la zona al di sopra di Bagnoli superiore
3) Sono stati abbattuti numerosi pioppi neri e ontani (e probabilmente anche Robinie) sui quali vi erano dei nidi che l’avifauna stava utilizzando in questa stagione; è evidente la presenza di nidi di picchio nelle stesse immagini pubblicate dalla P.C., mentre la nota della P.C. sostiene che sono state seguite le direttive della Regione secondo le quali nessun albero con nidi doveva essere abbattuto. Il picchio utilizza spesso i nidi scavati da altri consimili, perciò è probabile che quei nidi abbattuti con l’albero siano stati usati più volte, anche da specie diverse di uccelli. Per realizzarli serve molto impegno da parte dei picchi: ad esempio il picchio rosso maggiore, dipendentemente dalla durezza del legno, impiega da 5 giorni a due settimane. Anche gli alberi morti che sono stati abbattuti sono fondamentali per la rete trofica animale e per molte specie di picchio, tanto che da molti anni si prescrive di lasciarli in piedi.
4) L’assessore regionale ha affermato che la popolazione residente è soddisfatta del lavoro svolto dalla P.C. mentre basta parlare con alcuni abitanti di Bagnoli Superiore Gornji Konec per accorgersi del contrario. Nel video viene citato l’articolo pubblicato dal quotidiano locale sloveno Primorski Dnevnik a firma Stojan Glavina che riporta una serie di pertinenti considerazioni critiche
5) Secondo il vertice della P.C. l’intervento non richiedeva alcuna autorizzazione perché il bosco ripariale non è da considerarsi bosco. Si dimostra che proprio in quel tratto si è all’interno della Riserva Regionale (ed esiste un comitato scientifico che andava interpellato) e soprattutto all’interno di una SIC e una ZPS e pertanto la valutazione di incidenza andava effettuata perché quello era un habiat Natura 2000, tanto più che non vi erano motivi di urgenza e di imperante interesse pubblico. Anche se ci fossero stati andavano seguite le indicazioni della direttiva Habitat e del DPR 357/97 che prevedono misure di compensazione e il coinvolgimento della comunità europea, che ora rischia di doverci multare
6) Nella seconda metà del video si riportano i risultati di uno studio del 2007 dell’ARPA. Lo studio è stato effettuato lungo il torrente Rosandra proprio per valutarne l’efficienza dal punto di vista biologico ed ecologico. L’indice di funzionalità più elevato, come sottolinea il prof. Nimis, ordinario di botanica presso l’Ateneo triestino, era proprio stato registrato nel tratto manomesso.
Un’ultima considerazione: ho moltissimi amici nella protezione civile e so con quale spirito di sacrificio e dedizione lavorino. Conosco anche molti amministratori del Comune di Dolina ed ho per loro grande stima, avendo potuto apprezzarne l’impegno per la salvaguardia della Riserva in varie occasioni, ma soprattutto quando si è trattato di difenderla dal rischio TAV. Trovo pertanto ingiusto prendersela con chi è il primo ad aver subito il danno e credo che le responsabilità vadano cercate in chi, invece, ha ordinato e poi coordinato i lavori.
sabato 31 marzo 2012
Gli interventi effettuati in Val Rosandra rientrano nel quadro dei lavori ”urgenti di prevenzione per il ripristino dell’efficienza idraulica dei corsi d’acqua regionali a tutela della pubblica incolumita’ mediante l’asportazione della vegetazione arborea ed arbustiva infestante gli alvei”. Lo precisa una nota della Protezione Civile della Regione. Nella nota si sottolinea che ”il regime del torrente Rosandra e’ caratterizzato da episodi di piena decennale che nel corso superiore del torrente mettono a rischio le abitazioni rivierasche e la viabilita’ comunale, mentre nel corso inferiore determinano dannose esondazioni nella zona industriale del comune di San Dorligo della Valle – Dolina”. Per questo, secondo la Protezione civile, ”e’ emersa l’esigenza di salvaguardare l’incolumita’ delle popolazioni rivierasche e l’integrita’ delle relative infrastrutture pubbliche e private contermini al torrente Rosandra”
Marzo 17th, 2017 — Disastri vari, General
Rassegna stampa del piccolo del 1-2-3 aprile.
Notare le vergognose parte che abbiamo evindenziato in grassetto.
Sarà aperta una seconda strada sul versante di Bottazzo per i camion che lavorano alla Capodistria-Divaccia. Anche un elettrodotto
di Gabriella Ziani Violata, come tutti convengono, nella parte bassa dove corre il torrente, la pregiata Val Rosandra sta per essere aggredita dall’alto, nel punto di tangenza con la Slovenia. Ormai si muove, e decisamente in fretta, e proprio da quelle parti, il megaprogetto che fa parte della linea ferroviaria veloce comunemente nota come “Trieste-Divaccia” (prosecuzione a Nord-Est della contestatissima Tav in Val di Susa). La Slovenia, rallentata nel progetto maggiore per difficoltà procedurali interne, intanto si concentra attivamente sul raddoppio ferroviario Capodistria-Divaccia, altrettanto finanziato dalla Ue. In questo senso potrebbero essere abbastanza fatti interni (a prescindere dalle conseguenze che ciò avrà per il porto di Trieste) se non fosse che un pezzo di questo tracciato non solo sfiora, ma tocca fisicamente con cantieri e modifiche sul terreno proprio la Val Rosandra, l’area nei pressi di Botazzo, partendo dalla cittadina di Beka, non distante da Erpelle-Cosina, i Comuni dove, quando c’erano i confini, si svolgeva la manifestazione “Confini aperti” con San Dorligo della Valle. E dove una volta correva l’antica ferrovia austro-ungarica. Domani alle 19.30, nella cittadina di Gabrovica, si terrà la pubblica presentazione del progetto. Nello specifico saranno sottoposti alla obbligatoria valutazione pubblica due recenti modifiche introdotte: «Per il superamento della Val Rosandra, anziché i previsti terrapieni, è stata trovata una miglior soluzione, verranno costruiti dei ponti». La soluzione viene spiegata con la necessità indotta «dal quadro giuridico», «dalla tutela naturalistica». Non è l’unica novità. Tra Beka e Val Rosandra esiste già una stradetta, nei progetti indicata come “T2a1”. Accanto a questa ne verrà aperta un’altra, temporanea e di collegamento, che assicuri l’accesso ai terreni interessati dai lavori, denominata “T-1c”. Una strada che evidentemente correrà sul ciglione della valle. Per alimentare il rinforzo della ferrovia tra Capodistria e Divaccia verrà anche realizzato, si dice, un nuovo elettrodotto. Il procedimento autorizzativo è alle ultime battute. In sede di Piano regolatore nazionale e secondo le leggi della Slovenia, il periodo per completare l’iter di illustrazione dei piani, e il tempo delle osservazioni che i cittadini possono depositare, è compreso tra il 26 marzo e il 26 aprile. Sempre domani analoga presentazione si svolgerà a Lokev alle 17, per la parte di progetto che riguarda il tratto Sesana-Divaccia. Entro la fine del mese dovrà essere completata la fase delle pubbliche illustrazioni, che coinvolgono i Comuni di Erpelle, Cosina, Sesana, Capodistria e, naturalmente, Divaccia, dove la stazione subirà un ampliamento. I risultati dovranno confluire al ministero delle Infrastrutture per la pianificazione territoriale e alla Direzione nazionale delle Ferrovie. Il raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia sarebbe dovuto partire già nel 2010, ma è stato rallentato dai processi di alienazione dei terreni interessati, senza aver concluso i quali la Direzione nazionale per gli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie di Lubiana non poteva ottenere le licenze edilizie. L’aumento del traffico previsto con questa mega-operazione (che precede, e si aggiunge alla vera Tav transfrontaliera per la quale vi sono ancora accordi nazionali da firmare anche con la Regione) è di 82 treni al giorno. È stato calcolato che il porto di Capodistria potrà spedire su rotaia 14 milioni di tonnellate di merci all’anno, al posto delle attuali 9. Per questa tratta l’Unione europea ha finanziato la Slovenia con 68 milioni di euro per l’ammodernamento di 26,4 chilometri di linea, e con 230 milioni per il suo raddoppio. Non resta che vedere che cosa accadrà davvero nel punto di contatto con la Val Rosandra, già “graziata” da un precedente e invasivo disegno della Tav, ma non immune da strade, e addirittura ponti, che sono la novità del giorno rispetto alle cose note. Una novità che arriva a ridosso dello “shock” per la deforestazione.
Val Rosandra, giù le mani Una marcia e 1600 firme
di Claudio Ernè Per salvare la Val Rosandra ed evitare che lo scempio ambientale prosegua, deve essere posta sotto sequestro preventivo l’area devastata dall’intervento demolitore dei “volontari” della Protezione civile. È questo il punto nodale del documento che ieri è stato firmato da 1600 persone radunatesi nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio attorno al ponte di legno, posto a qualche centinaio di metri di distanza dal rifugio Premuda. Nelle prossime ore questo documento sarà presentato all’ufficio ricezione atti della Procura della Repubblica di Trieste e assumerà la forma di esposto-denuncia. In altri termini un magistrato dovrà verificare l’eventuale violazione dell’articolo 734 del Codice penale che punisce chi deturpa o distrugge bellezze naturali. Per evitare altri “interventi” all’interno della Val Rosandra, già fissati per le prossime settimane, i firmatari del documento chiedono che l’intera area sia sequestrata in attesa delle necessarie verifiche. Una seconda copia dell’esposto verrà inviata alla Commissione della Comunità europea a Bruxelles perché valuti se è stato violato il regime di tutela a cui è sottoposta l’intera valle e in dettaglio la zona coinvolta otto giorni fa dall’operazione “pulizia” autorizzata dal vicepresidente della Regione ed assessore regionale alla Protezione civile. A Luca Ciriani, eletto nelle liste del Popolo della Libertà, aveva inviato una lettera di ringraziamento anche il sindaco di San Dorligo Fulvia Premolin, appartenente allo schieramento opposto, salvo poi compiere di fronte alla protesta montante una maldestra piroetta nel tentativo di smarcarsi. Ieri un esponente della “Comunella“ di Bagnoli ha affermato al microfono, durante la manifestazione, che con un gruppo di altri abitanti della zona si era offerto di rimuovere gratuitamente le ramaglie dall’alveo del torrente Rosandra. Sono stati invece preferiti gli uomini della Protezione civile e chi voleva verificare cosa stessero facendo non ha potuto assistere ai lavori conclusisi con l’abbattimento di decine e decine di alberi di alto fusto, perché le vie d’accesso all’area erano presidiate dai carabinieri. Anche ieri la strada per raggiungere prima il rifugio Premuda e poi il ponte di legno è stata presidiata dai militari dell’Arma che avevano istituito con tre automobili blu tre punti di “osservazione”. Tra i manifestanti si sono mischiati anche alcuni investigatori in borghese della Digos perché la Questura riteneva possibile o probabile la presenza di militanti No Tav che avrebbero cercato di egemonizzare la protesta con un loro striscione. Non solo non è accaduto nulla, ma nessuno ha steso striscioni o si è palesato come un contestatore “formato Val di Susa”. Nell’area indicata come punto nodale della manifestazione si sono visti tanti giovani, famiglie con bambini, appassionati di montagna e di speleologia, anziani tra cui uno aiutato nei suoi movimenti da un paio di stampelle, amanti degli animali con decine e decine di cani di tutte le taglie al guinzaglio, un asinello, parecchi appassionati di mountain bike e centinaia di macchine fotografiche. La manifestazione si è svolta non solo pacificamente, ma ha costituito anche un preciso punto di scambio di informazioni su altre imprese realizzate dalla Protezione civile regionale. È stato citato pubblicamente un altro intervento demolitore in Comune di Varmo e un altro ancora nei pressi di Lignano dove lo “spianamento” del terreno ha distrutto un sito di nidificazione delle garzette. La forte bora a tratti ha disperso la voce di chi è intervenuto al microfono, ma ha anche sollevato ripetute nuvole di polvere che hanno disturbato non poco i partecipanti alla protesta. «È già iniziata l’erosione del terreno innescata dalla cosiddetta operazione di pulizia dell’alveo» ha spiegato il professor Livio Poldini che alla “valle” e alla botanica ha dedicato la sua vita di ricercatore. «Non si possono mandare 200 uomini a tagliare tutto. Sono spaurito e mi riempio di furore freddo. Quanta ignoranza. La vegetazione naturale non è qualcosa di sporco che deve essere rimosso. C’è una connessione profonda tra vegetazione e complessità geologica. Non si può definire con tanta supponenza che la vegetazione rappresenta una perturbazione delle rive del torrente. Al contrario rappresenta la migliore protezione contro le esondazioni perché gli alberi rallentano le acque. Una volta tagliati, il torrente prende velocità e innesca l’erosione. Anche le raffiche di bora stanno rimuovendo la parte più sottile del terreno. Ci vorranno 50 anni perchè tutto ritorni come prima…»
01/04/12
La protesta sul web: gran senso civico e responsabilità, con un tono pacato
di FEDERICA MANZON Sabato 24 marzo, io ero a Milano. C’era il cielo azzurro di primavera che difficilmente si vede in città. Pedalavo alla ricerca di un po’ di verde, pensando a quello che avrei fatto a Trieste: sarei andata ad arrampicare o a camminare lungo la vecchia ferrovia. Mentre pensavo al verde del Carso, alla luce che parte dal mare e rimbalza tra le foglie, mi ha telefonato un amico. Era ad arrampicare appena sotto la Vedetta di Moccò: «Ciò, qua i sta fazendo un casin, xe pien de camion, ruspe, e i sta disbratando tuto!». Non ho capito subito, ho pensato a comuni lavori di cura boschiva, quelli che in un primo momento sembrano amputare violentemente e invece dopo restituiscono una natura pulita e più rigogliosa. Ma la sera, a casa, ho aperto Facebook e ho capito che qualcosa non andava. Sulle pagine di molti amici c’erano foto che mostravano la Val Rosandra prima dell’intervento della Protezione civile e dopo: sembrava un paesaggio di guerra, devastato dal passaggio di carri armati, nudo e riarso. Ho cercato informazioni nei giornali, nelle notizie dell’ultima ora. Niente. Ero a Milano e faticavo a credere a quelle foto: non mostravano la valle che ricordavo, con le sue fronde che fanno il fresco in estate e i rami cui aggrapparsi scendendo dai sentieri più in alto. Ma su internet l’allarme esplodeva. Io ero lontana, non avevo modo di verificare quello che leggevo, dovevo fidarmi di internet? Non si trattava di un allarmismo eccessivo? Magari di una strumentalizzazione? Come fare ad avere informazioni attendibili? Forse il giorno dopo tutto si sarebbe sgonfiato… E invece i giorni successivi, mentre dalle fila della politica non volava una mosca, sul web cresceva la qualità delle informazioni. Gli stessi utenti badavano a fare da filtro e isolare i facinorosi che semplicemente cercavano visibilità su internet, in molti si mobilitavano a raccogliere informazioni e condividerle: testimonianze di chi c’era andato, video, pareri di esperti forestali e botanici, recupero di decreti legge. Chiunque avesse una competenza specifica la metteva a disposizione. E così, anch’io che stavo lontano ho cominciato a farmi un’idea di come erano andate le cose: da chi erano stati autorizzati i lavori, di chi era stato il coordinamento logistico, qual era la flora della zona, gli altri casi simili… In grande ritardo sono poi arrivate le dichiarazioni politiche e le cautele, ma ormai l’informazione organizzata su web aveva segnato il passo: aveva dimostrato di essere non solo più rapida, ma inaspettatamente anche più approfondita, più matura, più responsabile. In una parola: attendibile. E anche quando dalle pagine virtuali è partita l’idea della manifestazione, subito il tono è stato costruttivo e civile. Se oggi in valle non ci saranno bandiere di partito né slogan opportunistici che assimilano il caso Rosandra alla questione No Tav, lo si dovrà ai continui appelli su Facebook da parte dei partecipanti. Se per una volta, e proprio in Val Rosandra-Dolina-Glinšcice, non ci si dividerà in recriminazioni italo-slovene, lo si dovrà alla calma e la diplomazia dispiegata in rete. Se oggi non risuoneranno urla e tamburi, ringrazieremo chi in rete ha ricordato che non dobbiamo spaventare i pochi animali rimasti, la natura già privata e violentata. Queste prove di senso civico non sono venute dalle parole di politici né dalle associazioni ambientaliste, ma da singoli cittadini sul internet. Ieri sono arrivata a Trieste e anch’io, come molti, sono salita a Moccò per vedere il disastro. All’inizio del sentiero un cartello ammoniva tristemente “Parco Naturale della Val Rosandra”, comportatevi bene. Ho guardato dall’alto: il Sentiero dell’amicizia che porta fino in Slovenia ora si apre con uno squarcio, una ferita che denuncia tutta l’ignoranza di chi l’ha compiuta. Il terreno è brullo e triste, difficile non immaginarlo cedere alla prima pioggia e trascinare nel fiume i suoi detriti, senza più le radici a trattenerlo, ma questa è materia per esperti. Io guardo la valle dove mille volte sono stata felice e posso solo pensare che al momento la ferita è profonda ma limitata, la natura aiutata con nuovi innesti si riprenderà. Ma un pericolo più grande la minaccia e non ci sono più scuse, bisogna vigilare affinché il 14 e 15 aprile quella ferita non diventi mortale.
Val Rosandra, San Dorligo ringrazia Ciriani
La protesta corre sul Web. Stando al numero di contatti, migliaia di triestini indignati dovrebbero oggi radunarsi in val Rosandra per “soccorrere” un posto a loro caro. E’ da prevedere una fiumana di gente: ambientalisti, escursionisti, curiosi, persone di tutte le età e di tutti i ceti, amanti della natura che in passato avevano sempre trovato conforto tra quegli alberi tagliati. L’appuntamento è per mezzogiorno sul ponte di legno (ma non ci staranno tutti) ma il pellegrinaggio nella valle violata comincerà già dalle prime ore del mattino e finirà a tarda sera. Il rifugio Premuda sarà preso d’assalto dai “gitanti solidali”. A Bagnoli prevedibili anche problemi di viabilità. Non è invitata la Protezione civile…. Ma il popolo del web, contrariamente a quanto asserisce l’assessore regionale Ciriani, non intende essere strumentalizzato. Il comitato no Tav e i gruppi antagonisti stanno tentando di impossessarsi in qualche modo di questa pacifica protesta che invece non ha bisogno di sponsor. E’ nata in maniera spontanea e nello stesso modo continua a perpetuarsi. Sonop ormai centinaia le segnalazioni giunte al giornale o diffuse direttamente dai vari social network a conferma di un evento che, per quanto nefasto, ha saputo raccogliere e convogliare verso l’informazione globale un numero incredibile di persone, che hanno “postato” amarezza ma anche ricordi di quello che era e non sarà mai più. TRIESTE Una mail inviata dal sindaco di San Dorligo della Valle Fulvia Premolin all’assessore regionale all’Ambiente Luca Ciriani per ringraziare la Protezione civile dell’operato svolto in Val Rosandra lo scorso weekend. Sviluppo decisamente inatteso nella vicenda della devastazione ambientale commessa ai danni dell’entrata della riserva naturale da parte di oltre 200 volontari della Protezione civile provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia. All’indomani dei lavori che hanno reso l’area un vero e proprio campo di guerra è emerso che il primo cittadino di Dolina, in ferie in Austria durante quei giorni, ha fatto inviare dal Comune una mail per ringraziare l’assessore Ciriani del lavoro svolto. «La lettera di ringraziamento l’ho scritta senza aver visto l’intervento. Ero via in quei giorni. Mi sono fidata del mio vicesindaco» ammette il sindaco. «Fa parte della mia educazione, ringrazione per un intervento effettuato» dice ora, anche se di quei ringraziamente non più così convinta dopo diversi sopralluoghi fatti. «Faremo i nostri rilievi e li invieremo a chi di dovere. Non mi sottraggo alle proteste e alle critiche. Voglio capire. Qualche perplessità ce l’ho anch’io». Altre fonti all’interno del Municipio, però, escludono a priori una causa contro la Protezione civile anche perché sono in molti all’interno dell’amministrazione Premolin a difendere la devastazione svolta in Val Rosandra. E lo stesso asssessore Ciriani non deflette dalla linea della fermezza che difende a spada tratta l’intervento. Accusa, in una nota, «gli ambientalisti che guardano più alla politica che al territorio», ricorda che «quando il torrente esonda, la popolazione è minacciata: le case sono minacciate, e anche la zona industriale a valle subisce dei rischi». Sottolinea che «abbiamo rispettato le leggi e tolto gli alberi da dove non dovevano esserci, anche se stavano lì da quarant’anni» e invita i cittadini «a comprendere la differenza tra populismo e necessità di agire». Va a finire che, miele alle api, il Comune viene indicato come unico responsabile dello scempio dai triestini del Pdl. ««L’assassino della storia non è Ciriani – rivela il consigliere regionale Piero Camber – ma il Comune di San Dorligo che la ha richiesto l’intervento e ha lasciato fare. Incomprensibile». «Ciriani non ha colpe – incalza Piero Tononi, consigliere regionale e vicecoordinatore provinciale del Pdl – è di Azzano Decino, cosa può sapere della Val Rosandra». La colpa? È tutta di Antonio Ghersinich, vicesindaco di San Dorligo della Valle. «Omessa vigilanza – spiega Tononi -. Il vicesindaco, che conosce il territorio, va a vedere i lavori e non si accorge di nulla. A me sembra allucinante che abbia avvallato l’intervento. Una cosa lunare».
04 aprile 2012
Serracchiani (Pd): l’Italia va coinvolta altrimenti porteremo il caso alla Ue. E Bandelli attacca Ciriani
«La Slovenia dia chiare informazioni e garanzie sull’impatto ambientale della Capodistria-Divaccia». Lo chiede l’europarlamentare del Partito democratico Debora Serracchiani in merito alla realizzazione della ferrovia veloce che in territorio sloveno dovrà collegare il porto di Capodistria allo snodo di Divaccia, toccando l’adiacente Val Rosandra. Tra Beka e Val Rosandra esiste già una stradina. Accanto a questa ne verrà aperta un’altra, temporanea e di collegamento, che assicuri l’accesso ai terreni interessati dai lavori. Una strada che evidentemente correrà sul ciglione della valle.
Secondo Serracchiani «sono legittime le preoccupazioni sulle ripercussioni sul delicato habitat carsico della Val Rosandra e sarebbe davvero stupefacente se ora da parte slovena si procedesse con interventi che dalle prime notizie sembrano altamente invasivi, dopo che da parte italiana abbiamo evitato che il tracciato della ferrovia toccasse quell’area». Precisando che «non possiamo adattarci alla logica perdente dei veti incrociati», Serracchiani definisce «non accettabile che la Slovenia segua una procedura che esclude dall’informazione e dalla partecipazione un territorio transfrontaliero. In mancanza di un coinvolgimento adeguato – conclude – saremo costretti a portare il caso di fronte alla Commissione europea».
Intanto, sull’intervento di pulizia promosso dall’assessorato regionale all’ambiente e protezione civile, interviene il leader di Un’Altra Trieste Franco Bamdelli: «L’assessore regionale Luca Ciriani – dice – avrebbe fatto meglio a scegliersi altri “avvocati” piuttosto che la sgangherata pattuglia di consiglieri regionali triestini del Pdl, che con le loro parole aggravano la posizione di questo assessore all’ambiente che ci auguriamo ormai pro tempore. Il Pdl triestino – sottolinea Bandelli – nel meschino tentativo di scaricare le responsabilità sul vicesindaco del Comune di San Dorligo, sul cui ruolo c’è molto da capire, finisce per sconfessare definitivamente Ciriani, che nonostante l’evidenza dello scempio commesso si ostina a difendere la bontà» dell’intervento. Bandelli definisce «ridicolo che il consigliere Piero Tononi accusi il Comune di San Dorligo di omessa vigilanza, quando con tanto di foto di gruppo da gita scolastica, numerose immagini testimoniano la presenza di Ciriani e la condivisione di quanto stava accadendo». «Spero che in Consiglio regionale – prosegue Bandelli – fiocchino mozioni di sfiducia verso l’operato di un assessore che l’ha combinata grossa e che con le sue parole, dimostra la sua mancanza di rispetto verso Trieste e i suoi cittadini: prima attaccando il Consiglio comunale in occasione del voto contrario al rigassificatore, oggi accusando i cittadini di strumentalizzazione di fronte alle loro legittime proteste per la devastazione della Val Rosandra».
07 aprile 2012
Presentata la Capodistria-Divaccia. Il Wwf a Regione e ministeri: serve la valutazione transfrontaliera
di Corrado Barbacini
Val Rosandra, lato sloveno. Raddoppio della ferrovia Capodistria-Divaccia. L’altro giorno nella cittadina di Gabrovica è stato presentato il progetto relativo a quest’area sensibile, che crea timori anche per il lato italiano della valle, appena violata dal taglio di alberi ora sotto inchiesta. I progettisti hanno annunciato che nella parte alta della valle, dove è prevista una strada temporanea di collegamento al servizio dei cantieri, si è deciso di costruire due ponti al posto di una impattante diga, ipotesi che ormai è stata esplicitamente esclusa.
Il tracciato, è stato detto, sarà di 28 chilometri di cui 21 in galleria, costerà 1,3 miliardi di euro e richiederà 6 anni per essere completata. Il punto più vicino di tangenza con la parte italiana è nei pressi di Bottazzo.
Nei giorni scorsi Debora Serracchiani, europarlamentare Pd, ha chiesto di vedere i progetti. Adesso è il Wwf a entrare in campo: «Sulla nuova linea ferroviaria Capodistria Divaccia è necessaria una Valutazione d’impatto ambientale transfrontaliera (Via): anche gli enti e i cittadini italiani devono poter esprimere il proprio parere sul progetto, e sul modo per evitare che arrechino danni irreversibili all’ambiente e al paesaggio».
La richiesta, firmata dal presidente regionale Roberto Pizzutti, è stata inviata alla Regione, al ministero per l’Ambiente sloveno, per conoscenza al sindaco di San Dorligo-Dolina, e naturalmente al ministero dell’Ambiente, dove il ministro Corrado Clini, già sollecitato sui fatti della Val Rosandra, ma in questi giorni all’estero, è in procinto di occuparsi del tema, anche perché destinatario di interrogazioni parlamentari sulla contestata pulizia dell’alveo del torrente.
Il Wwf ricorda che la Val Rosandra è dal 1996 riserva naturale regionale, ma fa anche parte del Sito di importanza comunitaria “Carso triestino e goriziano” e della Zona di protezione speciale “Aree carsiche della Venezia Giulia”. «Da qui – afferma la nota – l’obbligo di sottoporre le opere, che potenzialmente potrebbero arrecare danno alle specie e agli habitat tutelati, a un’approfondita valutazione, che tenga conto dell’impatto che i lavori possono avere sul paesaggio, sul regime delle acque, anche per l’inquinamento prodotto dai mezzi di cantiere e lo smaltimento dei materiali scavati, impatti che interesserebbero anche il territorio italiano. Giustamente – conclude il Wwf – la Slovenia ha chiesto di partecipare alla “Via” sul rigassificatore e non solo, ora è l’Italia che deve potersi esprimere sul raddoppio della ferrovia slovena. Confidiamo nel governo, nella Regione e anche nel Comune di San Dorligo». (g. z.)