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CIE DI GRADISCA: fuga dall’ambulanza e non solo…

Continuano le fuge dal CIE di Gradisca a cadenza quasi settimanale..speriamo che si moltiplichino!

 

Il Piccolo del 16/04/10

 

Immigrato fugge dall ambulanza

 

 

GRADISCA Finge un malore grave per farsi accompagnare all’ospedale di Gorizia, ma quando l’ambulanza si ferma al semaforo, all’improvviso si riprende e fugge via facendo perdere le proprie tracce. Protagonista dell’ennesimo capitolo dell’incredibile storia di evasioni dal Cie gradiscano questa volta è un immigrato marocchino. Dell’episodio sono noti soltanto pochi particolari. Si sa soltanto che l’autolettiga con il paziente a bordo aveva percorso solo alcune centinaia di metri quando l’extracomunitario, approfittando della coda al semaforo tra via Udine e via Roma, è miracolosamente rinvenuto, ha spalancato il portellone e si è dileguato nei campi. Non è escluso che ad attenderlo nelle vicinanze ci fossero dei complici. Non è andata altrettanto bene ad altri 5 immigrati che per due volte sono stati bloccati all’interno della stessa struttura. La prima volta a mandare all’aria i propositi di evasione dal centro di identificazione ed espulsione è stata un’operatirce che si è messa sulla loro strada facendoli ritardare quel tanto sufficiente perché arrivassero le squadre della sicurezza; la seconda sono stati i militari in servizio intorno alla struttura che li hanno circondati una volta saliti sul tetto. Stefano Bizzi

NOTIZIE/ La crisi in Regione e le responsabilità politiche e sindacali

Non lo hanno detto gli ambientalisti …

Il nodo infrastrutture.

«Si costruisce un collegamento autostradale per il triangolo della sedia quando non c’è più il triangolo della sedia …

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ELETTRODOTTO/ Tondo fa il furbo

MV 17 aprile 2010

 

Elettrodotto, progetto ai raggi X

La Regione è pronta anche a chiedere modifiche

AMBIENTE  Martedì il presidente Tondo incontrerà i 12 sindaci interessati Poi arriveranno le proposte, ma c’è il rischio commissariamento
di CRISTIAN RIGO

UDINE. Il progetto dell’elettrodotto sarà sottoposto ai raggi X. Il presidente della Regione Renzo Tondo vuole infatti ascoltare le richieste dei sindaci, che spingono per l’interramento, per poi trattare con Terna e fare tutto il possibile per realizzarle. Anche se gli spazi di manovra non sono molti. Sul progetto incombe infatti l’incubo commissariamento. Il Governo potrebbe infatti inserire l’opera nell’elenco di quelle ritenute fondamentali per lo sviluppo “scavalcando” quindi la Regione per accellerare i tempi della realizzazione. Un rischio che il Governatore Renzo Tondo non intende correre. Ecco perché martedì ha convocato i 12 sindaci dei comuni interessati dal tracciato del nuovo elettrodotto proposto da Terna insieme alle province di Udine e Gorizia con l’intenzione di raccogliere le loro proposte. «Siamo in una fase di consultazione – ha commentato ieri Tondo – e voglio ascoltare tutti».
Alla fase di ascolto seguirà poi quella delle proposte. Ma, come detto, secondo la Regione, i margini di manovra non sono molti. Tondo ha promesso che se sarà possibile interrare alcuni tratti dell’elettrodotto, la Regione chiederà l’interramento. Dove non sarà possibile invece si cercherà di ridurre comunque al minimo l’impatto magari modificando il percorso.
Al momento l’elettrodotto Redipuglia – Udine ovest per il quale Terna ha già chiesto l’autorizzazione (il Ministero sta completando la Valutazione di impatto ambientale) prevede la realizzazione di 117 tralicci a 380 kV alti circa 60 metri lungo un percorso di circa 40 chilometri che interessa 28 comuni (ma soltanto nei 12 convocati ci saranno nuovi tralicci). Secondo Terna l’elettrodotto consentirà un risparmio complessivo nelle bollette degli italiani di circa 60 milioni di euro all’anno. E con la demolizione di 1.200 tralicci vecchi si produrranno anche 12 mila tonnellate di Co2 in meno. Ma il comitato per la vita del Friuli rurale non si fida e ha già raccolto 8 mila firme per chiedere l’interramento totale della linea. E molti consigli comunali hanno votato per l’interramento. Il consiglio regionale invece ha fatto proprio l’impegno di Tondo a fare tutto il possibile per ridurre al minimo l’impatto mentre il presidente della IV commissione Alessandro Colautti sta lavorando con l’esponente del Pd Mauro Travanut per creare un comitato ristretto di controllo.
«Pensiamo a un organismo bi-partisan che segua da vicino l’iter per la realizzazione di questo elettrodotto – riferisce Colautti –. L’intenzione è quella di portare avanti le istanze del territorio tenendo però presente il contesto generale. Il Governo ha già nominato diversi commissari per seguire la realizzazione di progetti analoghi anche perché si tratta di un’opera strategica. Possiamo discutere di tutto quindi – dice –, ma lo dobbiamo fare con senso di responsabilità

 

NOTIZIE FLASH/ La nube: tutti giù per terra!

Tutti giù per terra

Il vulcano non si placa

Filosofi e scienziati: «La natura è più forte di noi»

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BIOREGIONI/ Golfo di Trieste: dimezzato il pesce

Il Piccolo13 aprile

 

Mare più povero, dimezzato il pesce del golfo di Trieste

Attualmente si pescano nel golfo di Trieste 2.500 tonnellate di pesce all’anno. Erano 5.000 nel 2005 per cui nel giro di quattro anni la raccolta si è letteralmente dimezzata. Oltre al quantitativo di pesce in mare però diminuiscono anche le possibilità di pesca. E per di più, un regolamento europeo potrebbe dare la mazzata finale al prodotto ittico locale

 

Mare più povero, dimezzato il pesce del golfo di Trieste

Nelle reti 2500 tonnellate all’anno, erano 5mila nel 2005. In vista la mazzata del nuovo regolamento Ue

di Silvio Maranzana

 

TRIESTE. Dimezzata nel giro di cinque anni con specie drasticamente ridotte e altre pressoché estinte, e con dinanzi a sé lo spauracchio di un regolamento europeo che potrebbe darle la mazzata finale. La pesca locale non se la passa affatto bene soprattutto perché il golfo si sta svuotando di pesce anche se nell’era della globalizzazione il fenomeno non è clamorosamente evidente nelle pescherie dove la merce arriva dal Senegal e addirittura dal Canada.

Attualmente si pescano nel golfo di Trieste 2500 tonnellate di pesce all’anno. Erano 5000 nel 2005 per cui nel giro di quattro anni la raccolta si è letteralmente dimezzata. «Tutto il pesce che si vende regolarmente in provincia passa attraverso il Mercato ittico – riferisce il direttore Maurizio Sodani – oggi il pescato locale costituisce appena il 30 per cento del quantitativo complessivo di merce, era il 40 per cento meno di dieci anni fa». «L’inverno è stato abbastanza proficuo per le reti da posta – spiega Guido Doz responsabile di Agci pesca che raccoglie la maggior parte delle cooperative locali – ma da qualche settimana con l’arrivo dei primi tepori primaverili si è bloccato anche questo settore. Del tutto negativo invece il bilancio delle saccaleve. Riboni, mormore, orate e branzini si sono pescati meno degli anni scorsi. E poi sono sparite del tutto alcune specie, come le scarpene, i saraghi e i dentici che certo non sono mai stati pesci caratteristici del nostro golfo, ma che pure nel recente passato, seppure in quantità minime, si pescavano».

«Prendiamo i calamari che un tempo si prendevano a tonnellate – fa notare Paolo Bullo commissionario al Mercato ittico – da quindici anni si registra un calo costante e preoccupante dei quantitativi pescati. Molte sono le ipotesi che si fanno al riguardo e una si basa sull’aumento della temperatura dell’acqua tant’è che al contrario si sono spinti fino alle nostre latitudini, seppure in un mumero molto limitato, esemplari tipici dei mari tropicali quali il pesce serra e il pesce balestra».

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Oltre al quantitativo di pesce in mare però diminuiscono anche le possibilità di pesca come fa notare un altro pescatore triestino, Salvatore Pugliese rappresentante di Legacoop. «Ci sono troppe zone vietate alle pesca nel golfo – spiega – con le lampare non ci si può avvicinare al Canale navigabile, non si può pescare a Punta Sottile e nemmeno a Grignano. Un tempo c’era più permissività anche da parte degli enti preposti ai controlli, oggi c’è una maggior rigidità e nessun pescatore si azzarda a sgarrare».

Il mare povero di pesce non è una prerogativa dello specchio d’a cqua davanti a Trieste. «Fino a pochi anni fa dalla Croazia venivano portati fino a Trieste scampi a tonnellate – aggiunge Bullo – oggi i quantitativi si sono drasticamente ridotti». «Non è azzardato parlare di un calo del 30 per cento del pescato negli ultimi anni – spiega Antonio Santopolo, presidente della Cooperativa pescatori di Grado – ma ciò presumibilmente sia perché c’è meno pesce che perché sono sparite alcune tecniche di pesca. Ad esempio noi non abbiamo più barche attrezzate per la pesca del pesce azzurro con il sistema dello strascico volante.

A Grado le barche da pesca si sono ridotte da 130 alle attuali 90 mentre i pescatori sono oggi 160. In provincia di Trieste vi sono 80 barche con 200 pescatori. «Ma il nuovo regolamento comunitario rischia di spazzarci via tutti – spiega Doz – perché imporrà dal primo giugno l’obbligo di comunicare il quantitativo pescato quattro ore prima del rientro all’ormeggio, l’obbligo di computer a bordo del peschereccio, l’obbligo di reti con maglie di un minimo di cinque centimetri di larghezza». Le flotte di pesca sono in rivolta in tutta Italia. Si presenta bollente anche l’assemblea dei pescatori triestini convocata per domani alle 11 al Mercato ortofrutticolo.

RIPRODUZIONE RISERVATA

(13 aprile 2010)

TRIESTE: seconda passeggiata antirazzista..verso il primo maggio

Report della seconda passeggiata antirazzista

–> Venerdì si è tenuta la seconda passeggiata antirazzista organizzata dal comitato primo marzo. Circa un’ottantina fra immigrati e solidali hanno attraversato alcune vie del centro volantinando e con varie soste sotto il comune, questura e prefettura. Anche in questa occasione si è denunciata la sanatoria-truffa, le espulsioni che stanno avvenendo, la chiusura degli ambulatori per clandestini, le leggi razziste.

–> Sotto la questura è stata nuovamente ricordata la vicenda di joy.

–> Questa e altre iniziative ci porteranno verso il primo maggio dove il comitato sta organizzando uno spezzone antirazzista al corteo.

 

secondapasseggiata

NOTIZIE/ Capitalismi: Italia, crisi a gonfie vele (tenuta ben nascosta)

Repubblica

Le piccole crisi senza importanza
Playtex lascia a casa 120 lavoratori

Minatori e operai per strada, infermieri sui tetti: da Lecco a Catania in decine di aziende si continua a licenziare o a far ricorso alla cig. La Badoni Costa chiude dopo 200 anni, Sidel delocalizza in Cina (100 esuberi a Parma)

Fini licenzia, Badoni Costa chiude dopo 200 anni
minatori e operai in strada, infermieri sui tetti

La Playtex di Pomezia manda a casa 120 lavoratrici, la Sidel abbandona Parma e va in Cina: 100 esuberi
In Sardegna va al fallimento la Plastwood, Scm sbaracca lo stabilimento di Pesaro e sposta tutto a Rimini

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TRIESTE: contestazione in comune contro i vigili armati

Da Il  piccolo del 20/04/10

 

Caos in Consiglio tra finti cow-boy e centri sociali

Maggioranza ”frastagliata” ma con i numeri per farcela. Manifestanti messi alla porta dalla Municipale

di MADDALENA REBECCA

 

 

Consiglieri entrati in aula con cappello da cow-boy e cinturone bene in vista. Ex assessori con il collo orgogliosamente fasciato da fazzoletti verde Padania. Capigruppo che, per zittire la protesta dei no-global partita in piazza Unità e terminata in aula, mimano con le mani il gesto delle manette e invitano uno dei manifestanti (il ricercatore Luca Tornatore) a “tornare in carcere in Danimarca”.

Ci si aspettava una discussione accesa ieri sera in Consiglio comunale. È andata in scena invece un’autentica bagarre. E non avrebbe potuto essere diversamente vista la delicatezza della posta in gioco: il disco verde (arrivato a notte inoltrata) all’armamento di 75 agenti della polizia municipale. Agenti che, stabilisce la delibera firmata dall’assessore alla Vigilanza Sbriglia e approvata con i voti del centrodestra, d’ora in poi gireranno con la pistola quando impegnati nei “servizi di vigilanza, protezione agli immobili di proprietà dell’ente locale e dell’armeria del Corpo, quelli notturni e di pronto intervento”.

Una necessità non più rinviabile per la maggioranza – Carroccio in testa -, secondo la quale l’arma offrirà garanzie tanto ai vigili chiamati ad affrontare sempre più di frequente situazioni a rischio, quanto i cittadini desiderosi di uscire la sera senza timori. Una “follia ideologica” invece a detta del centrosinistra che, senza andare troppo per il sottile, ha accusato lo schieramento opposto di fomentare l’insicurezza e di nascondere i dati reali che danno la criminalità a Trieste in costante calo.

Uno scambio di battute tutt’altro che tenero avvenuto sotto lo sguardo attento dei diretti interessati – il comandante della Municipale Abbate, componenti del Corpo e sindacati della polizia locale -, e di una ventina di agguerriti esponenti della galassia no-global. Gli stessi che, dopo aver applaudito irritualmente l’intervento in cui il Verde Racovelli definiva la questione armamento come un pegno pagato dal Pdl alla Lega Nord, hanno urlato tutto il loro dissenso. “Vergogna, le vostre pistole faranno solo aumentare il numero di incidenti – è stato l’attacco rivolto verso i banchi del centrodestra -. Ne riparleremo dopo il primo morto che cadrà sotto il fuoco aperto da un vigile”.

Un intervento rumoroso per nulla gradito da Pdl e Lega. “Fuori subito, fuori da quest’aula – ha tuonato Angela Brandi. “Tornatene in Danimarca – ha rincarato la dose Piero Camber rivolgendosi a Luca Tornatore (finito in carcere alcuni mesi fa dopo gli scontri seguiti ad un summit internazionale ndr), e incrociando verso di lui i polsi a mo’ di manette. Uno scontro verbale che avrebbe probabilmente assunto toni ancora più violenti se non fosse arrivato l’intervento di Municipale e Digos, pronti nel mettere alla porta i manifestanti, usciti al grido di “ci allontanate così? Se questa è la reazione senza armi, figuriamoci cosa succederà dopo”.

Ma la contestazione dei no-global non è stata l’unica mossa fuori programma andata in scena ieri sera. Ben prima del loro intervento, infatti, a suscitare critiche feroci era stato il look poco “consigliare” sfoggiato per l’occasione dall’esponente di Rifondazione Iztok Furlanic: cappellone da cow-boy e arma giocattolo inserita nel cinturone bene in vista attorno alla vita. Un modo per entrare nel clima “pistolero” della seduta di ieri che ha divertito alcuni, anche nel centrodestra, e irritato altri. Se infatti l’assessore Giorgio Rossi, trovando evidentemente simpatica la trovata, si è fatto addirittua scattare la foto ricordo con il “rifondarolo western”, Piero Camber l’ha pesantemente redarguito: “Cosa sono queste pagliacciate! Dov’è il rispetto dell’aula?”. Una lieve frattura ricomposta grazie all’intervento del capogruppo Ferrara. Ironia della sorte, infatti, il consigliere accusato ieri di essere il più “guerrafondaio” di tutti, ha finito per fare da paciere. Naturalmente con il fazzoletto verde Padania in bella vista attorno al collo.

SANATORIA-TRUFFA: scongiurata un’espulsione

Il Piccolo

 

MARTEDÌ, 20 APRILE 2010

HANNO RITARDATO L’ESPULSIONE

Storia di Bas, colf senegalese salvato dalle ceneri islandesi

Era finito al Cpt di Gradisca ma il suo datore di lavoro è riuscito a riportarlo a casa

Si chiama Bas, è nato in Senegal trent’anni fa. Si guadagnava da vivere come collaboratore domestico dello scrittore sloveno Sandi Volk. Fino a ieri pomeriggio era rinchiuso al Cpt di Gradisca: clandestino in attesa dell’espulsione. In prima battuta a salvarlo dal respingimento sono state le ceneri islandesi. Perchè il fermo di Bas è capitato nel bel mezzo del blocco degli aeroporti. In seconda battuta, dopo tre giorni di Cpt, a salvarlo ieri sera è stato il giudice di pace di Gradisca che ha disposto la sua liberazione grazie a un ricorso urgente dell’avvocato Debora Berton. Motivo: violazione del diritto di difesa.

Venerdì gli agenti dell’ufficio immigrazione lo avevano bloccato mentre stava andando a fare la spesa in piazza Ponterosso. Senza troppi complimenti lo avevano accompagnato in questura e poi a San Sabba. La colpa di Bas nasce dal fatto che qualche anno fa non aveva ottemperato a un ordine del questore di abbandonare il territorio nazionale. Poi per questa accusa era stato condannato e la sentenza nei mesi scorsi è diventata definitiva.

Ma il paradosso è che tutto questo è avvenuto parallelamente alla richiesta di sanatoria effettuata nello scorso mese di settembre da Sandi Volk che lo aveva assunto come collaboratore domestico proprio per farlo uscire dall’illegalità. Lo scorso 31 marzo era arrivato in questura il decreto di rigetto della regolarizzazione. E così, come era anche stato annunciato per una trentina di senegalesi nelle sue stesse condizioni, è scattato il rintraccio on the road ma forse non è esagerato definirla semplicemente caccia. Dati alla mano, le pattuglie sono andate in giro in città a cercare gli irregolari, quelli che, non avendo i documenti in regola, dovrebbero essere espulsi anche se hanno un lavoro e l’unico reato che hanno commesso è stato quello di non andarsene dall’Italia per non tornare nella miseria da dove erano arrivati. E Bas era uno di questi.

Dice Sandi Volk: «Quando l’altro giorno ho ricevuto la telefonata dalla polizia che lo avevano preso mi sono precipitato in questura per capire cosa stava accadendo. Ho fatto presente agli agenti dell’immigrazione che era in corso la regolarizzazione e che Bas è una brava persona e gode della mia fiducia, non è nè uno spacciatore, nè un assassino. Per fortuna che, grazie agli effetti della nube islandese che ha bloccato gli aeroporti, potrà rimanere in Italia e fare ricorso al Tar. Altrimenti, sono convinto, lo avrebbero già rimandato al suo Paese».

Ieri sera dopo la liberazione Sandi Volk è andato a Gradisca. Lo ha preso in macchina ed è tornato a casa. «Lo hanno liberato, tutto è finito», ha detto. (c.b.)

NOTIZIE FLASH/ Ferrovie: nuovo incidente

Ferrovie: il peggioramento continua

Roma-Viterbo, tamponamento tra due treni cinquanta contusi.  "Sfiorata la tragedia"

Roma-Viterbo, tamponamento tra due treni cinquanta contusi. “Sfiorata la tragedia”

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