Entries Tagged 'General' ↓

La politica di rapina del Governo si fa sentire su tutto: +TAV – TRENI

Chi paga la crisi:

3,5 miliardi

di euro

in meno

per il

trasporto

locale

Continue reading →

ELETTRODOTTO/ Luci spara cazzate

Messagero Veneto 11 giugno 2010

11giugno10_udine_10

 

VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010 Pagina 10 – Udine

Elettrodotto, l’allarme degli industriali

Il presidente di Confindustria Luci: «Acceleriamo i tempi. Il nostro impianto è datato»

AMBIENTEx

«L’attuale è a rischio collasso con la produzione a pieno ritmo. Danni anche alle famiglie Roma potrebbe nominare un commissario, ma sarebbe una sconfitta per il sistema locale»

di FEDERICA BARELLA

PAVIA DI UDINE. Un sistema datato che rischia di collassare se (o quando) le imprese maggiormente “energivore” ricominceranno a lavorare a pieno ritmo. Un sistema, quindi, quello produttivo che sulla questione elettrodotto lancia un vero e proprio grido d’allarme.
Il giorno dopo la notizia del “giudizio sospeso” da parte della Regione in materia di valutazione di impatto ambientale del progetto di Terna per la realizzazione del nuovo elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest (che andrà a sostituire il vecchio impianto), scende in campo anche la Confindustria. E lo fa attraverso il suo presidente Adriano Luci.  «Stiamo seguendo con attenzione questo progetto – ha precisato ieri Luci -. Purtroppo però questa non decisione della Giunta e l’intero svolgimento dell’iter dimostra quanto questo nostro Paese sia ingessato burocraticamente. Mentre, sul fronte opposto, imprese e cittadini hanno bisogno di decisioni immediate e urgenti».
E a questo proposito Adriano Luci cita i molti studi e le molte analisi elaborate da Confindustria. «Se le molte imprese “energivore” a sud di Udine non fossero costrette a un minor lavoro a causa della crisi – aggiunge Luci -, il nostro sistema elettrico, e non parlo solo di quello industriale ma di quello generale compreso quindi quello per l’uso domestico, sarebbe forse già andato in tilt. Per questo insistiamo sull’urgenza dell’opera».
Urgenza sì, senza però trascurare la qualità e la completezza. «Bisogna studiare certamente il progetto migliore, per questo non vogliamo neanche entrare dentro al dibattito relativo a “interrato sì o interrato no”. I tecnici e gli esperti su questo fronte si sono già espressi. E non è nostro compito riaprire la questione».
Se il sistema locale continuerà a ritardare le decisioni e i pareri consultivi richiesti, mette in guardia il presidente di Confindustria Luci, il risultato potrebbe essere l’arrivo del commissario. «Roma infatti potrebbe voler accelerare definitivamente la tempistica – spiega Luci – nominando un “commissario ad acta”. Un po’ come è successo per la terza corsia dell’autostrada. Ma in questo caso il sistema locale perderà per lo meno il potere di controllare e seguire da vicino l’evolversi del progetto».

 

VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010

Pagina 10 – Udine

Il Comitato per la Vita del Friuli rurale rilancia per un nuovo confronto

Il fronte del “no”

PAVIA DI UDINE. Nuovo incontro tra Regione, Confindustria, cittadini riuniti nel Comitato per la Vita del Friuli rurale e i rappresentanti della stessa società Terna. Il primo a lanciare questa ipotesi è stato proprio ieri il presidente della Confindustria udinese, Adriano Luci. Una possibilità accettata indirettamente anche dal referente del comitato di protesta Aldevis Tibaldi, che già nei giorni scorsi rivandicava l’esigenza di un nuovo confronto aperto. «Nel corso di un incontro sulla “green economy” – spiega Tibaldi – l’assessore regionale De Anna ci ha dimostrato la sua disponibilità per un incontro e noi abbiamo subito apprezzato questa nuova disponibilità della Regione». A giudizio del Comitato per la Vita del Friuli rurale la non decisione della giunta regionale in materia di valutazione di impatto ambientale è in realtà una vera e propria bocciatura. «Al di là dell’intuibile imbarazzo del presidente Tondo e di chi nell’esecutivo ha pensato di vendere la pelle dell’orso prima dell’ora, in realtà le cose si stanno mettendo in modo diverso. E l’invito dell’assessore De Anna a un incontro ne è la prova. L’assedio alla cittadella regionale – conclude Tibaldi – , fatta di assemblee pubbliche, informative e improvvisate in ogni possibile circostanza, di una comunicazione porta a porta sotto i vessilli della Patria del Friuli e di migliaia di volantini, ha cominciato dunque a dare i suoi frutti».

ACQUA/ Il Tubone una lobby consociativa PD-PdL che fa quello che vuole

Il Piccolo VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010 Pagina 8 – Gorizia

IL COMITATO CONTESTA LE NOTIFICHE

Depurazione, via agli allacciamenti

CERVIGNANO Tubone, arrivano le notifiche di allacciamento. Ma per il Comitato di difesa ambientale manca l’ordinanza del Comune, o dell’Ato, che dovrebbe essere l’ente competente per l’incarico. E si alzano due appelli: per chiedere all’Ato e all’Autorità regionale di vigilanza se la procedura con cui sarebbe stato notificato l’obbligo degli allacciamenti è corretta. Il secondo si rivolge invece agli utenti che, secondo il Comitato, non sono obbligati a dotarsi della “vasca condensa grassi”, che rappresenta un significativo onere aggiuntivo nei lavori di allacciamento e che comporta, soprattutto, il costo dei futuri svuotamenti. Un ragionamento giustificato dalla presenza del canone di depurazione: in sostanza, il Comitato dice che, se un utente già paga il canone, non dovrebbe essere caricato di altri costi, come quello della vasca condensa grassi e dei successivi svuotamenti.
Continua la battaglia del Comitato difesa ambientale, guidata da Paolo De Toni, contro le procedure messe in campo dal Consorzio depurazione laguna, noto ai più come ”Tubone”. Il mese di maggio ha segnato un altro passo sull’aspra vicenda delle bollette, con gli utenti che per anni hanno pagato anche il canone per una depurazione che non sarebbe mai avvenuta. Ieri il Comitato ha fatto sapere che, a maggio, nei comuni di Cervignano, San Giorgio e Torviscosa «sono arrivate pseudo notifiche di allacciamento alla rete fognaria del Consorzio Depurazione Laguna, indirizzate al momento solo agli amministratori condominiali».
Comincia da qui la prima critica: «Già a prima vista si resta stupiti – recita la nota diffusa dal Comitato -, visto che, in un’unica raccomandata, si trova un pacco di avvisi riguardanti ognuno un condominio diverso, mentre è ovvio che ogni struttura condominiale dovrebbe avere una notifica con raccomandata a sé stante, anche se ha lo stesso amministratore». Poi si entra nel concreto: la notifica dell’obbligo degli allacciamenti proviene dal ”Tubone”. Il Comitato contesta che quest’ultimo, non essendo un’autorità amministrativa ma un semplice gestore, non avrebbe il potere di notificare l’obbligo di allacciamento. A maggior ragione perché, secondo alcune indagini effettuate dagli esponenti del Comitato, il ”Tubone” non avrebbe mai ricevuto questo preciso incarico da parte dell’Ato. «Solo la mancata osservanza di un’ordinanza comunale – chiosa De Toni – è soggetta a interventi coattivi e provvedimenti sanzionatori». (e.p.)

 

————————————————

 

Messaggero Veneto VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010 Pagina 13 – Udine

Bollette Tubone, prime notifiche agli amministratori condominiali

Il comitato avverte gli utenti: chi le riceve però può ignorarle perché ci vuole una specifica ordinanza del Comune

SAN GIORGIO. L’arrivo agli amministratori condominiali delle “pseudo notifiche” di allacciamento alla rete fognaria del Consorzio Depurazione Laguna spa, mette in allarme il Comitato di Difesa ambientale della Bassa Friulana, che attraverso il suo portavoce, Paolo De Toni, evidenzia tutte le motivazione perché tali notifiche non sono  valide. «Già a prima vista – affera De Toni-, si resta stupiti in quanto in un’unica busta inviata come raccomandata, si trova un pacco di avvisi riguardanti ognuno un condominio diverso, mentre è ovvio che ogni struttura condominiale, dovrebbe avere una notifica a se stante anche se ha lo stesso amministratore. Nella missiva, c’è un richiamo all’articolo 1131 del codice civile, nel quale si rileva che l’autorità amministrativa, può notificare gli atti, per questioni come il medesimo oggetto, all’amministratore, invece che al singolo utente. Bene, ma è evidente che l’enete gestore del servizio idrico integrato non è certamente un’autorità amministrativa, per cui non può notificare nulla all’amministratore ed eventualmente dovrebbe notificare l’atto all’utente oltrechè all’amministratore». «Poi – continua De Toni -, il gestore, ricorda che il compito della notifica è in capo all’Ente competente, ma da una breve ricerca sugli atti amministrativi dell’Ato, si scopre che il gestore non ha mai ricevuto dall’Ato il compito specifico della notifica dell’obbligo di allacciamento, ma solo quello della gestione dell’iter autorizzatorio (“Gestione regime autorizzatorio degli scarichi e degli allacciamenti della pubblica fognatura”) che necessariamente implica anche l’atto della notifica. Infatti, da una ricerca in internet, si trova che spesso sono i comuni ad emettere le ordinanze, indicando che l’utente deve fare la richiesta di allacciamento al gestore. Ed è in effetti nel regolamento di fognatura ora in vigore approvato dall’Ato il 2 ottobre 2009, questa contraddizione alla fin fine emerge in quanto si legge. In realtà il gestore non rilascia l’autorizzazione allo scarico, ma il nulla osta come si evince all’art. 22». De Toni ribadisce che tutto ciò fa capire che in realtà il gestore ha un compito puramente tecnico e che le raccomandate che sta inviando il Tubone «non sono quelle effettive notifiche dell’obbligo di allacciamento in quanto se anche l’interessato le ignora nulla può capitargli finchè il Comune non emette una sua specifica ordinanza. Chiediamo quindi all’Ato e all’Autority di vigilanza (Cinti) che si esprimano ufficialmente in merito che gli amministratori condominiali si pongano il problema se così configurata al questione degli allacciamenti abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore e lo si faccia presente all’assemblea dei condomini. Infine mettiamo in guardi all’obbligo di dotarsi di vasca consenta grassi che rappresenta un altro onere oltre allo svuotamento». (f.a.)

 

 

 

Il testo integrale del Comunicato

 

<!– /* Font Definitions */ @font-face {font-family:Arial; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;} @font-face {font-family:Cambria; panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:””; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:”Times New Roman”; mso-ascii-font-family:Cambria; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Cambria; mso-fareast-theme-font:minor-latin; mso-hansi-font-family:Cambria; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:”Times New Roman”; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-fareast-language:EN-US;} @page Section1 {size:595.0pt 842.0pt; margin:42.55pt 42.55pt 42.55pt 42.55pt; mso-header-margin:35.45pt; mso-footer-margin:35.45pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} –>

Questione degli allacciamenti

 

I soliti pasticci del tubone.

 

Nei comuni di San Giorgio, Torviscosa e Cervignano nel mese di maggio sono arrivate delle “pseudo notifiche” di allacciamento alla rete fognaria del Consorzio Depurazione Laguna, indirizzate per il momento solo agli amministratori condominiali. Già a prima vista si resta stupiti in quanto in una unica busta inviata come raccomandata, si trova un pacco di avvisi riguardanti ognuno un condominio diverso mentre è ovvio che ogni struttura condominiale dovrebbe avere un notifica con raccomandata a sé stante, anche se ha lo stesso amministratore. Nella missiva c’è un richiamo all’articolo 1131 del Codice Civile

Art.1131 – Rappresentanza – Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’articolo precedente o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi. 
Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto. 
Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore,
questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini. 
L’amministratore che non adempie quest’obbligo può essere revocato ed è tenuto al risarcimento dei danni.

nel quale si rileva che “l’autorità amministrativa” può notificare gli atti, per questioni con il medesimo oggetto, all’amministratore, invece che al singolo utente. Bene, ma è evidente che l’Ente Gestore del servizio idrico non è certamente un “autorità amministrativa” per cui non può notificare nulla all’amministratore ed eventualmente dovrebbe notificare l’atto all’utente oltrechè all’amministratore. Poi il Gestore ricorda che il compito della notifica è in capo alll’ “Ente competente”, ma da una breve ricerca sugli atti amministrativi dell’ATO si scopre che il Gestore non ha mai ricevuto dall’ATO il compito specifico della Notifica dell’obbligo di allacciamento ma solo quello della gestione dell’iter autorizzatorio (“Gestione regime autorizzatorio degli scarichi e degli allacciamenti alla pubblica fognatura” che non necessariamente implica anche l’atto della Notifica. Infatti da una ricerca in internet si trova che spesso sono i Comuni ad emettere le ordinanze indicando che l’utente deve fare la richiesta di allacciamento al Gestore. E in effetti nel regolamento di fognatura ora in vigore, approvato dall’ATO il 2 ottobre 2009, questa contraddizione alla fin fine emerge, in quanto si legge:

Art. 6 – Allacciamenti alla rete fognaria

In caso di inerzia o inadempienza degli interessati, o di non conformità delle opere di

allacciamento rispetto alle norme tecniche ed alle prescrizioni dell’autorizzazione, i relativi

obblighi possono essere fatti valere dal Comune con specifiche ordinanze, previa richiesta del

Gestore del servizio idrico integrato.

Art. 14 – Sanzioni regolamentari

La mancata osservanza dei termini e delle prescrizioni contenute nella ordinanza

comunale di obbligo di allacciamento alla rete fognaria comporta l’esecuzione d’ufficio delle opere

con recupero delle spese sostenute ai sensi del R.D. 14.04.1910 n. 639 nonché l’applicazione di

provvedimenti sanzionatori.

In realtà il Gestore non rilascia l’autorizzazione allo scarico, ma il “nulla osta” come si evince dall’articolo 22 del regolamento di fognatura che recita Art. 22 – Domanda di nulla osta all’allacciamento ed allo scarico

Tutto ciò fa capire che in realtà che il Gestore ha un compito puramente tecnico e che le raccomandate che sta inviando il tubone non sono delle effettive notifiche dell’obbligo di allacciamento in quanto se anche l’interessato le ignora non gli può capitare nulla fino a che il Comune non emette una sua specifica ordinanza ed infine solo la mancata osservanza di quella ordinanza comunale è soggetta ad interventi coattivi e provvedimenti sanzionatori.

Altri elementi fanno pensare che siamo di fronte ad un’azione improvvisata da parte del Tubone e ciò allo scopo di far vedere che sta facendo qualcosa sugli allacciamenti dopo 13 anni di inerzia quasi completa. A conferma di ciò se qualcuno, seguendo le istruzioni della pseudo-notifica, si reca nell’Ufficio Tecnico a San Giorgio di Nogaro, si sente rispondere che dovrà essere costituito un ufficio apposito per quelle pratiche, ma che tale ufficio non è ancora in funzione.

Quindi si richiede che l’ATO e l’Autorità Regionale di Vigilanza (Lucio Cinti) si esprimano ufficialmente su quale sia la procedura corretta e che gli Amministratori Condominiali si pongano il problema se così configurata la questione degli allacciamenti “abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore” e lo faccia presente all’assemblea dei condomini.

Infine quale che sia la scelta degli utenti e degli amministratori condominiali si vuole mettere in guardia che gli utenti non sono obbligati a dotarsi della “vasca condensa grassi” che rappresenta un significativo onere aggiuntivo nei lavori di allacciamento e soprattutto comporta l’onere futuro degli svuotamenti. Il fatto di pagare un canone di depurazione deve liberare l’utente da ogni altra spesa.

Comitato di Difesa Ambientale 10 giugno 2010

SANATORIA-TRUFFA: primo ricorso al TAR accolto!

Da Il Piccolo del 11/06/10

IL CASO
Il Tar blocca l’espulsione di un senegalese
Smentita la Questura che gli negò la regolarizzazione in base alla
Bossi-Fini
Contestato il reato di clandestinità

di CLAUDIO ERNÈ

Una secca smentita alla Questura e alla Prefettura di Trieste. Viene
dai
magistrati del Tribunale amministrativo regionale che hanno bloccato
l’espulsione di un giovane senegalese che aveva chiesto di
regolarizzare
la propria posizione di giardiniere ma che in base a una
interpretazione
minoritaria della legge Bossi-Fini aveva ricevuto dal questore un
decreto che gli imponeva di lasciare il territorio italiano.
Il Tar ha bloccato l’iniziativa del ministero degli Interni e ha
implicitamente concesso a Ibraima Faye di continuare a lavorare a
Trieste almeno fino al momento in cui il suo ricorso verrà discusso nel
merito.
La vittoria in questa causa-pilota, promossa da Daniela Schifani
Corfini, vedova del giornalista Marco Luchetta ucciso nel 1994 a
Sarajevo, consente ad almeno altri 70 senegalesi che vivono a Trieste
di
evitare l’immediata espulsione decretata dalla Questura. Tutti
avevano
aderito alla “sanatoria” prevista dalla legge Bossi- Fini, ma
l’interpretazione fornita allo stesso provvedimento dalle autorità
locali ha riservato loro e ai loro datori di lavori una amara sorpresa.
«Mi sono autodenunciata; ho pagato tra i 700 e gli 800 euro per la
sanatoria. Ho versato quanto dovuto all’Inps per i contributi
previdenziali. Il ministero degli Interni da Roma mi aveva assicurato
che nulla ostava all’applicazione della sanatoria nonostante la
condanna
subita per clandestinità» spiega Daniela Schifani Corfini. «Invece si
sono fatti beffa di quanto avevano affermato e a Trieste hanno respinto
la domanda, sostenendo che Ibraima aveva subito una condanna. Subito
dopo l’hanno espulso. Volevano metterlo sull’aereo a brevissima
scadenza. Per questo sono ricorsa al Tar. Poi ho protestato col
ministero ma mi hanno risposto sostenendo che quanto avevano detto in
precedenza valeva poco o nulla perché il parere mi era stato trasmesso
via Internet e non con un documento ufficiale. I soldi che in tanti
abbiamo pagato però se li sono tenuti ben stretti».
Il Tribunale amministrativo nei giorni scorsi ha fatto chiarezza su
questa situazione, bloccando l’espulsione perché la pena inflitta
al
giovane senegalese per il reato di clandestinità, è inferiore a quelle
che secondo la legge Bossi-Fini consentono di adottare un provvedimento
ultimativo. Va aggiunto che il Tar del Friuli Venezia Giulia si
affianca
con questa decisione a quelli del Veneto e della Toscana. Di parere
opposto il Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna che ha
confermato le espulsioni decise dai questori di quella regione
indipendentemente dall’entità della condanna subita.
«Non credo che la guerra per salvare questi ragazzi dal rimpatrio
forzato sia vinta. È solo una battaglia che si è conclusa
favorevolmente
e per questo in tanti oggi tiriamo un sospiro di sollievo. La vera
delinquenza sta in altre sedi, in altri palazzi» dice, tra il
soddisfatto e il polemico, Daniela Schifani Corfini.

GRADISCA/ Anche il CIE in mano alla cricca?

VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010

Pagina 7 – Gorizia

EFFETTO DELL’INCHIESTA ”GRANDI EVENTI” SUGLI APPALTI CON PROCEDURA D’URGENZA
Il Piccolo 11 giugno 2010

 

Bloccati i lavori al Cie di Gradisca

Fermi gli interventi da un milione di euro per ripristinare le misure anti-evasione

gorizia_19

di LUIGI MURCIANO

GRADISCA L’inchiesta sui “grandi eventi” blocca i lavori di ripristino della sicurezza al Cie. Vi sarebbero anche le indagini avviate su scala nazionale per i famigerati appalti assegnati con procedura d’urgenza fra le cause dell’ennesimo rinvio all’intervento chiamato a rendere il centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo una struttura finalmente a prova di fughe e rivolte interne. E riparare danni che dal 2006 a oggi ammontano a oltre 1 milione di euro. Un restyling, insomma, che dell’urgenza aveva tutte le caratteristiche: ma che all’ex Polonio è atteso ormai da un anno, ovvero da quando – a seguito di una sommossa particolarmente pesante – venne messo totalmente fuori uso il sistema antifuga ad infrarossi. Quello che, per intenderci, aiuta le forze dell’ordine ad intervenire in pochi secondi in caso di tentativi di evasione. Ma l’intervento di ripristino dei sistemi di sicurezza avrebbe previsto anche altre migliorìe al Cie: su tutte la ricollocazione dei cosiddetti offendicula, la sezione ricurva in ferro inizialmente posizionata in cima alle recinzioni e rimossa nel corso del 2007 sulla base delle indicazioni fornite dall’allora commissione ministeriale De Mistura, che ne chiese l’eliminazione per ragioni «umanitarie». Terzo e ultimo intervento previsto, il potenziamento del sistema di telecamere a circuito chiuso, essenziali per la sorveglianza. Ebbene, niente di tutto questo è ancora avvenuto.
E l’impressione è che i lavori, che sembravano imminenti – il loro avvio era addirittura stato annunciato per maggio – siano frenati da cause ben diverse che non la semplice mancanza di risorse o, peggio, di volontà di ripristinare la sicurezza. Stando a fondate indiscrezioni, infatti, l’indagine sugli appalti d’urgenza avviata dalle Procure di Perugia e Firenze avrebbe consigliato un «congelamento» delle operazioni. Nulla di torbido, per carità. Di fatto il Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale, l’ente che supervisiona il funzionamento dei centri immigrati italiani, ha recentemente vissuto un passaggio di consegne fra i prefetti Mario Morcone e Angela Pria e quest’ultima avrebbe prudentemente deciso di non dare il suo placet alla procedura d’urgenza prevista dal suo predecessore per evitare equivoci. Si procederà dunque con un bando europeo che potrebbe essere definito entro l’estate. Al termine del maquillage la capienza potrebbe anche essere riportata da 198 alla sua effettiva capacità di 240 posti. Va anche detto che in realtà qualche intervento al Cie in queste settimane c’è comunque stato. Per la prima volta è stato installato un dispositivo a raggi x per la scannerizzazione della posta che ogni giorno viene inviata al Cie. Ancora fresco è il ricordo dell’esplosione del 22 dicembre scorso, quando un pacco preso in consegna dal direttore del centro, Luigi Dal Ciello, deflagrò senza causare fortunatamente feriti. Altri lavori di semplice manutenzione stanno interessando le stanze dalle quali gli immigrati hanno tentato le fughe più recenti, forzandone le grate. A maggio erano state tre le evasioni in neanche dieci giorni per un totale di 33 clandestini datisi con successo alla macchia. Intanto al Cie l’atmosfera rimane sempre piuttosto tesa: secondo alcuni tam tam i clandestini avrebbero nuovamente protestato per il cibo minacciando un nuovo sciopero della fame. Un immigrato avrebbe anche tentato un’evasione solitaria, affidando al web le immagini di un presunto pestaggio. L’episodio è stato categoricamente smentito dalle forze dell’ordine, così come è stata smentita la notizia secondo cui gli immigrati sarebbero stati divisi fra coloro che parlano l’italiano e coloro che non lo parlano, in maniera da isolare i primi ed evitare pericolosi contatti con l’esterno: vedi l’elaborazione di piani di fuga e la sospetta introduzione di droga al Cie. L’ente gestore, il consorzio siciliano Conncecting People, sarebbe infine stato richiamato a non rinchiudere più immigrati del consentito in una sola stanza, come era avvenuto in occasione della più recente e clamorosa evasione di maggio.

ARIA/ Incredibile! Sotto l’ABS si respira aria pulita!

Cargnacco (Udine) ABS: dopo anni ed anni di testimonianze, disagi e malori, rilevati direttamente da parte della popolazione, ecco che l’ARPA, “non è stata in grado di provare l’inquinamento”

Continue reading →

ANTIFASCISMO/ Monitoraggio delle pagliacciate negazioniste

Udine.

Gravissime

affermazioni

negazioniste

sulla

Risiera

di San Sabba

Continue reading →

CIE DI GRADISCA: nuovo tentativo di fuga

dal piccolo del 17/03/2010

 

Sventata maxi-evasione dal Cie di Gradisca

di LUIGI MURCIANO GRADISCA Nuovo tentativo di evasione di massa dal Cie di Gradisca. Dopo alcuni mesi di relativa tranquillità, nel centro immigrati di via Udine la tensione è nuovamente al limite. Una trentina di clandestini, in massima parte di etnia maghrebina, ha tentato di eludere la sorveglianza per darsi alla macchia. Per tre di loro il tentativo di evasione stava peraltro andando a buon fine, salvo venire ripresi in un batter d’occhio dai militari e forze dell’ordine che presidiano la struttura. L’episodio si è verificato attorno alle 15.30, quando un gruppo di immigrati è riuscito a praticare dei tagli nelle reti di contenimento che delimitano il campetto da calcio del Cie. Apertisi quel varco, i fuggitivi sono riusciti a scavalcare sia la prima che la seconda inferriata finendo in una zona solitamente abbandonata e quindi poco presidiata che dà sulla regionale 305 (via Udine). Ad ogni modo l’allarme fra operatori e personale di sorveglianza è scattato immediatamente e solo per tre dei nordafricani l’illusione della libertà è durata appena qualche minuto in più. A quel poco che si è potuto apprendere, la maggioranza dei fuggitivi è ospitata nella cosiddetta «zona blu» del Cie, la più interna delle tre ali che compongono la struttura, e dove solitamente vengono sistemati gli arrivi più recenti o gli ospiti eventualmente ritenuti più a rischio. Nel centro attualmente sono ospitate 178 persone. La quasi totalità delle quali proviene ormai da carceri con alle spalle anche precedenti di una certa gravità. Di fatto il Cie gradiscano si sta specializzando nella detenzione amministrativa di questa tipologia di immigrati e ciò sta comportando un notevole incremento della tensione interna. Lo confermano anche molti operatori, che denunciano le durissime condizioni di lavoro. Minacce, insulti e sputi – e talvolta anche il lancio di oggetti contundenti – sono ormai una routine per i dipendenti della Connecting People, il consorzio siciliano che gestisce la struttura. Qualsiasi pretesto è buono per tenere in scacco gli operatori, dalla qualità del cibo, alle visite mediche richieste in continuazione per strappare un ricovero ospedaliero e tentare più facilmente la fuga, alla somministrazione di psicofarmaci. Provocazioni su provocazioni alle quali gli operatori rispondono con grande sangue freddo, scongiurando guai ben peggiori. Ma all’interno se non è anarchia poco ci manca. Non si contano poi gli atti di autolesionismo. Tanti gli ospiti tossicodipendenti. Ed è un grave problema che, più o meno sporadicamente, anche la droga riesca ad entrare al Cie. Lo stupefacente in qualche modo è arrivato a qualche ospite e si sta cercando di capire di chi siano le responsabilità.

NOTIZIE FLASH/ Il fiume verde di Greenpeace

Notizie flash/ Acqua

Buenos Aires:

le acque verdi

di Green Peace

Osoppo:

le acque nere

del Cifap

Continue reading →

ACQUA/ Le acque inquinate ad Osoppo

58

 

MERCOLEDÌ, 24 MARZO 2010

Pagina 15 – Udine

Acque inquinate nelle Risorgive Le analisi degli esperti diranno se è causa del depuratore Cipaf

L’INCHIESTA

Odori sgradevoli, schiume, sedimenti: ecco il percorso da Saletti al Tagliamento Per gli inquirenti l’attuale impianto non funziona, quello da 3,2 milioni è inutile

1167

di ANTONIO SIMEOLI

OSOPPO. Sarà nei prossimi mesi il gruppo di esperti indicato dalla Procura a stabilire se il canale di scarico del depuratore del Cipaf porta nelle Risorgive di Bars e poi nel Tagliamento sostanze inquinanti. Basta però percorrere il canale in pieno Sito di interesse comunitario e arrivare fino alla confluenza, poco a nord di Osoppo,con le Risorgive per vedere i segni dell’anomalo funzionamento dell’impianto finito nell’occhio del ciclone.
Ieri l’abbiamo percorso quel canale. Da Saletti, dove è ancora aperto il cantiere per la realizzazione del nuovo depuratore da 3,2 milioni (ritenuto dalla Procura di Tolmezzo inutile e non in grado di funzionare), abbiamo seguito il corso d’acqua, in un primo momento cementificato, fino alla confluenza con il piccolo depuratore di Rivoli e poi in pieno Sito di interesse comunitario fino all’immissione nelle Risorgive di Bars.
Tre, forse quattro tortuosi km in cui, specie nel tratto finale, quello del Sic, quello caratterizzato da un infinito prato sotto le montagne della pedemontana, luogo scelto per la sua bellezza da Salvatores per il film, “Come Dio Comanda”, le anomalie sono evidenti. A occhio nudo.
Non servono esperti, sonde o altro. L’acqua che fila verso le risorgive è piena di sedimenti che si depositano sul fondo e sui lati del canale e vengono trascinati dalla poca corrente. A tratti il cattivo odore che si sente fa il resto. Basta poi scendere e raccogliere dall’acqua un sasso per vedere come questo sia ricoperto di sostanze nerastre. Gli inquirenti dicono che se ci si accosta una calamita, questa sia in grado addirittura di attirarle quelle sostanze. Ferro? I carabinieri pensano si tratti di residui della lavorazione delle grandi industrie del Cipaf. Le analisi lo stabiliranno.
Ma la schiuma bianca che si riversa nell’acqua limpida delle risorgive di Bars preoccupa. E molto. Da una parte l’acqua pulita, dall’altra quella sporca. Così come sono un grande punto interrogativo i cumuli di materiale che, quando il canale esonda, finiscono in pratica nei campi coltivati. Vicino al Sic c’è una serie di campi coltivati e alla confluenza tra canale e risorgive c’è anche un allevamento di trote. Di più: dal canale emergono qua e là delle bolle, segno che la falda acquifera è lì. Per questo gli inquirenti vogliono vederci chiaro e, su indicazione del Gip, che li ha invitati ad approfondire l’inchiesta sul fronte ambientale, avvieranno indagini sullo stato di salute delle acque del canale di scarico, sui campi circostanti, sulla falda acquifera per escludere la presenza oltre i limiti di materiali come cromo esavalente e aldeide. Gli inquirenti partono da un dato certo: dal depuratore escono 500 metri cubi di acqua l’ora, che quasi raddoppiano in caso di piogge quando il depuratore va totalmente in tilt. Solo un quinto di quelle che arrivano è quella che andrebbe depurata, pioggia sporcatasi nei piazzali compresa; i restanti quattro quinti sono le acque di raffreddamento che però, per legge, nel depuratore non dovrebbero finirci. E così quel quinto di sostanze inquinate viene diluito dalle acque di raffreddamento, pulite e solo leggermente più calde, e passa i controlli dell’Arpa e delle altre agenzie preposte.
In piedi a questo proposito c’è un’inchiesta che vede coinvolte dodici persone: l’accusa è di aver fatto costruire un depuratore inutile da 3,2 milioni di euro solo per fare un favore alle grandi industrie, evitare loro di separare a monte le acque sporche dalle pulite e quindi tirare fuori il portafoglio. Ma alla gente adesso questo importa poco. Tra Osoppo e Buja si attendono le analisi sulle acque. Sarebbe troppo che un canale sputasse ogni minuto sostanze inquinanti nel gioiello delle Risorgive di Bars e nel Tagliamento. Addirittura in un Sito di interesse comunitario.

1149

 

1151

 

 

——————————————————————

MERCOLEDÌ, 24 MARZO 2010

Pagina 15 – Udine

Gestione dell’impianto: deciderà il Consiglio di Stato

Il ricorso

OSOPPO. Non c’è solo l’inchiesta sull’impianto di depurazione a minare il futuro prossimo della zona industriale Cipaf. Parallelamente avanza infatti anche il fronte relativo al servizio di gestione del depuratore consortile che ha spinto una delle ditte “concorrenti” a ricorrere al Tar contro l’aggiudicazione. Un iter giudiziario che ha portato fino al Consiglio di stato, dal quale ora si attende la sentenza. Se questa dovesse dar ragione ai ricorrenti – ci si chiede nei corridoi – cosa potrebbe succedere? La gara, con tutta probabilità, andrebbe rifatta, ma chi pagherebbe l’eventuale risarcimento danni subito dalla ditta non aggiudicataria? Interrogativi pesanti che per ora non possono avere risposta e che non l’avranno fino a quando non ci sarà l’attesa sentenza del Consiglio di Stato.
Ma ripercorriamo brevemente l’iter di questo appalto controverso. Il Cipaf indice una gara a procedura aperta per la gestione del depuratore nel febbraio 2008, cui segue l’aggiudicazione del servizio a Igp srl per un importo di 130 mila euro più Iva e oneri di sicurezza. É il 31 marzo 2008: 15 giorni dopo la Cid srl (altra ditta concorrente) contesta al consorzio l’aggiudicazione all’Igp rilevando un errore di calcolo dei punteggi. Non ottenendo dal Cipaf risposta positiva (in concreto la riaggiudicazione del servizio) Cid presenta ricorso al Tar chiedendo l’annullamento del verbale di aggiudicazione della commissione di gara e della delibera di affidamento del Cda. Il Tar gli dà sostanzialmente ragione, respingendo invece i ricorsi incidentali di Cipaf e Igp. Di qui l’appello della ditta vincitrice dell’appalto al Consiglio di Stato (marzo 2009), che come detto non ha ancora emesso la sentenza, lasciando così un’altra questione irrisolta in eredità al neo eletto Cda del consorzio, il quale, oltre a un’inchiesta in corso e alla maretta sui canoni di depurazione che divide grandi e medi industriali, dovrà fare i conti anche con l’ipotesi di un ribaltone nella futura gestione del servizio. (m.d.c.)